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martedì 8 maggio 2018

Gilles, la bottiglia non si tiene così

Sono nato nel 1984, Gilles Villeneuve è morto nel 1982: va da sé che il mito di Gilles per me è arrivato dopo, dai servizi Rai, dai racconti di Andrea De Adamich, da quello che mi diceva mio padre... che "era un mezzo matto, ma andava molto veloce".

E questo post potrebbe chiudersi qui, non ho molto altro da raccontare che non sia già stato detto su Gilles... da chi l'ha conosciuto veramente, o da chi semplicemente l'ha vissuto davvero, accompagnato dalle telecronache flemmatiche di Mario Poltronieri.

Ma siccome ho visto che i morti tirano un sacco nel mio blog... no vabbè, non è questo il motivo. Cioè intendiamoci: parlare di morti tira sempre (sarà perché siamo sempre un po' incuriositi da quello che non possiamo comprendere, cioè la non-vita), ma Gilles è morto da un bel po', quindi, soprattutto nel giorno del 36° anniversario della sua scomparsa, in cui l'argomento è trito e ritrito.... perché?

Qualche settimana stato sono stato a visitare il Museo Enzo Ferrari di Modena e il Museo Ferrari di Maranello, e mi ha colpito questa foto.



E' una foto famosissima, e l'avevo già vista centinaia di volte... ma per la prima volta l'ho osservata bene.
C'è Enzo Ferrari, con la sua indiscutibile "eleganza da umarell"... braga a vita alta, cravatta che toccia sui maroni, occhiale da sole per non dare confidenza... che poi in realtà cosa non volevi, dargli confidenza? A Enzo Ferrari, Gilles, piaceva davvero un sacco.

Perché era uno di quelli che nascono ogni cinquant'anni o giù di lì, un matto vero, uno a cui piaceva vincere... al costo di perdere.
Per Gilles, era meglio finire a muro lottando per la vittoria, che accettare un secondo posto.

In Formula 1, oggi come allora, ogni piazzamento alla fine significa soldi... e anche alla Ferrari, dove magari i soldi contano fino a un certo punto, un secondo posto è un tassello importante per arrivare a vincere il titolo, piloti o costruttori che sia.
Enzo Ferrari questo lo sa bene, tuttavia... non riesce a negare il debole per uno che incarna lo spirito della corsa... alla fine cos'è un titolo mondiale, se non un mero calcolo matematico? Le corse, i Gran Premi, sono le gare vere, di piloti e di macchine... sono quelle che si vincono o si perdono.

E allora di uno così, sportivamente parlando, ti innamori. Se sei Enzo Ferrari, se sei ferrarista, o se semplicemente segui la Formula 1. Lo odi perché ti disfa le macchine, ti sputtana il mondiale... ma lo ami perché ti emoziona.

E gli perdoni anche il fatto che no, cazzo, no, la bottiglia non si tiene in mano così, che sennò si scalda. Ma cosa vuoi che ne capisca di vino, è un canadese.
Può capirne di motoslitte. O al limite, di corse.

Arnoux vs. Gilles, commentato da Poltronieri. "Un coraggio leonino."

domenica 31 gennaio 2016

Sliding Doors (la sedia, il piede, il gas)

1. 11th

Ho realizzato solo recentemente di quanto quella stanza fosse vicina a dove hanno sparato. Uno dei posti sono andati a sparare.
Quattrocento metri in linea d'aria. Il suono viaggia a 360 metri al secondo, che io ricordi, senza dover cercare su wikipedia.
Li avrei sentiti - li avremmo sentiti, tutti.
Li hanno sentiti tutti, in fondo.

Non ha molto ragionare sul "potevo esserci io - potevamo esserci noi". Forse io non sarei mai andato in posti del genere. Ma potevo semplicemente esserci portato da qualcun altro. O passeggiarci davanti.
In fondo potevamo esserci davvero tutti, li. Perché un weekend via in una metà turistica può capitare a tutti, e per fortuna che è così.

Ma pensare che potesse essere davvero così vicino a quel luogo mi ha fatto pensare. Il letto, la scrivania, la sedia. Per me quello è sempre stato un luogo di amore. Al limite, toh, mi era caduto uno specchio di 2 metri in testa, ma cosa vuoi, cose che capitano.
Ma non pensavo che si potesse sparare. Cioè giù vedevo facce losche, ma vabbè, è lato scuro e oscuro del meltin pot.
Ma gli spari. No. Gli spari no, dai. Non li. Non da me - non da noi.


2. Sliding Doors

Ho realizzato recentemente di come diverse coincidenze mi abbiano portato dove sono. Serate, biglietti, eventi, si/no. E uno non ci pensa mai abbastanza. Per un sacco di volte uscire non uscire di casa non ha cambiato un cazzo. E poi pensa a chi magari voleva stare a casa dal concerto degli Eagles of Death Metal. E invece è uscito. E non è più tornato.
E invece è così, fai scelte di continuo, alcune influenzano la tua vita più di altre. Senza che tu lo possa sapere. Nè prima - nè dopo.


3. Flat Out

Alex Zanardi ha vinto 2 titoli Cart (la F1 americana) e 2 medaglie d'oro alle Paraolimpiadi. Giusto per citare alcune tra le cose importanti che ha fatto nella vita. Mica cazzi, per intenderci. Alex Zanardi nella sua autobiografia (parziale, perché sarebbe da aggiornare ogni 12 mesi) scrive che negli Usa dicono "if in doubt, flat out". Terra terra, significa "nel dubbio, dai gas".
E intendiamoci: Zanardi questa cosa l'ha scritta dopo aver perso due gambe. E le ha perse perché quello che è arrivato dietro di lui, nel dubbio, ha dato gas.
E nonostante questo, Zanardi, l'ha scritto. L'ha messo nella sua autobiografia.
E attenzione: Zanardi non è scemo. Se ha scritto questa cosa, se ha perso "solo" le gambe e non anche l'osso del collo, se ha vinto titoli e medaglie in diversi sport, è anche perché il piede ha saputo alzarlo.
Nel dubbio, dai gas. Nel dubbio. Ma un bravo pilota ha pochi dubbi. Un bravo pilota quasi non ne ha. E un bravo pilota sa quando il gas va tolto. Quando il piede va alzato. Sulle monoposto come sulle hand-bike. Come nella vita.

Ecco io credo che a malincuore il piede vada staccato in certi momenti, con la consapevolezza poi di dover rimangiare decimi e decimi pestando giro dopo giro. Ma è l'unico modo per arrivare alla fine. E vincere. Senza perdere l'osso del collo.


martedì 6 maggio 2014

Lo studente fuoricorso

(continua da qui)

[...] questo simil cambiare, o cambiare con una leva del cambio in similpelle, mentre più più probabilmente mi abbasso sempre di più come il muso di una F14-T e cerco di andare avanti fendendo l'aria senza strisciare, quando neanche la prospettiva di dissolvermi in volo come una stella cadente con la scia è realisticamente possibile, e quando anche del gettarmi via la sera per raccogliermi la mattina e riciclarmi il pomeriggio inizio ad esserne stanco.

Forse c'è un'altra alternativa, forse siamo all'inizio di una grande stagione, ma forse, con una seconda ipotesi tanto semplice quando destabilizzante, noi siamo diventati lo studente fuori corso.


C'è un giorno in cui hai ventanni o poco più e vai a lezione all'università. Ti metti a metà dell'aula che è mezza vuota. E scopri che in fondo c'è un tipo strano.

La barba un po' incolta, vestito un po' meglio di te, sembra quasi interessato alla lezione. Una borsa/zainetto semivuoto, un quaderno per gli appunti, una semplice bic in mano, gli occhiali indosso/gli occhiali da sole appena tolti.
La prof comincia la lezione e chiede "siete tutti del nuovo ordinamento"? E si alza una selva di mani, compresa la tua.
"C'è qualcuno che non è del nuovo ordinamento?"
E dal fondo si alza una mano. La sua.

"Io sono del vecchio ordinamento, curricula Pubblico e Sociale, dovrei dare l'esame da 6 crediti invece che cinque."
"Ah... ok. Si fermi qui dopo la lezione che parlo con lei del programma."

Poi passano gli anni, passano gli esami, ma non tutti, e non tutti al primo colpo, e a un certo punto vai a lezione con la barba un po' incolta, vestito un po' meglio degli altri, quasi interessato alla lezione, ti metti in fondo all'aula, tiri fuori la tua bic e il tuo quaderno dallo zainetto semivuoto e... cazzo, lo studente fuori corso sei diventato tu. Senza nemmeno accorgertene.

Capisci? Hai guardato per una vita questi trentenni scapoloni che ti facevano anche un po' tristezza, anche se rispettavi il loro apparente muoversi nel mondo guidati da un qualcosa di sicuro (il lavoro? la fede in Gesù Cristo? boh, una delle due, perché apparentemente non è che potessero credere così tanto nei Radiohead o nella Premier League), che avevano sempre una parola azzeccata per tutto e ora...

...e ora il trentenne triste sei tu.
Ma come.
Ma come cazzo è possibile.
Ma quando è successo.
Ma com'è che non mi ha avvisato nessuno.
Ma quando è successo? Cioè cosa stavo facendo? Perché non mi avete chiamato?
Ma cazzo.
Ma era ieri che correvamo dietro a un pallone e...
...e ora lo studente fuori corso sei tu, ora il trentenne triste sei tu.

Sicuramente da qualche parte hai sbagliato qualcosa - va anche detto che ci sono un sacco di cose sbagliate che non sono dipese da te.


E poi è vero, a trent'anni qualunque cosa fai finisci per essere patetico. Pensateci bene. A trentanni non puoi più
1) impiccarti (oltre che patetico poi saresti anche morto)
2) tingerti i capelli di colori del cazzo

3) andare palesemente a figa da delle 18enni
4) tagliare i capelli con dei tagli strani
5) fare l'erasmus
6) fare elenchi di merda che sembrano quelli dell'oltreuomo.

E una serie di altre cose che evito per non sconfinare troppo nel suddetto punto 6.

Poi un giorno vi faccio un post felice e positivista così siamo tutti più contenti e andiamo a fanculo con il sorriso. Perché l'importante è andare a fanculo, ma poter andarci sereni.




mercoledì 12 settembre 2012

L'importanza dei "no"

Ho cominciato a lavorare come "media social strategist" per Tempo al Libro.
In realtà nessuno mi ha detto "ehi ciao da oggi sei un media social strategist"... ma ho scoperto che quello che faccio, in inglese, si chiama così. In italiano non c'è un nome. In realtà mi occuperò anche di altre cose, ma devo dire che principalmente la mia attività sarà questa. Non mi sfamerà, intendiamoci.
Anzi, tecnicamente non verrò nemmeno pagato... o perlomeno, non in euro. Ma questa è un'altra storia. E anche un altro lavoro. E ve ne parlerò a tempo debito.

E insomma, la conoscevo già, ma sono ricapitato su questa pagina. L'importanza dei "si" e dei "no".
Che un "si" sia importante, quando proponiamo un inedito, lo capiamo facilmente tutti. Che un "no" sia altrettanto importante, forse è difficile da capire.
Ma vi assicuro, che anche nella mia piccola esperienza, è stato importante.

E mi è tornato alla mente un discorso sempre attuale. Quello su tutti i no che ci hanno formato. Ne parlavo con Waco Guzman, mio amico londinese che in realtà ha un altro nome... ne parlavo pochi mesi fa, ma in realtà ricordo ne parlammo anche anni prima.
Parlavamo di quando questa ragazza dal nome petrarchiano del quale lui si era perdutamente invaghito si rifiutava di rifiutarlo.
Il gioco di parole può deviare dalla questione, ma la questione stessa è davvero chiara, in sè.
Se una non ci sta, deve dirtelo.

Stavo anche scrivendo troppo aulico per i miei standard, nemmeno un cazzo o un vaffanculo. Ma non voglio disperdermi.
Se una non ci sta, deve dirtelo. Una ragazza deve prendersi la responsabilità di rifiutarti, di sbatterti un NO in faccia, di farti male. Una ragazza deve prendere in mano quel coltello e piantartelo nel cuore. E deve farlo. Ti ucciderà, ma poi ti farà bene. E servirà anche a lei: si sentirà in colpa a morte, ma poi ci si abituerà (a volte anche troppo).
Bisogna sapersi prendere le responsabilità delle proprie azioni. Bisogna saper fare le cose che bisogna fare, anche quando questo vuol dire ferire a morte.
Le ragazze, e anche i ragazzi.

E poi va beh, all'epoca Waco aveva 18 anni o giù di li, era poco più che cazzetto.
Ma il discorso resta valido.
Ho 28 anni... dagli ultimi esami paio sano come un pesce. A parte un leggero accenno di stempiatura camuffato benissimo, e qualche capello bianco camuffato altrettanto bene, sono perfettamente in saluto e ho tutti i miei capelli ovunque e del colore giusto. L'erezione c'è ancora tutta con tutto quello che ne consegue, la pancetta è solamente dovuta a troppa birra e riesco a farla sparire rapidamente dopo ogni viaggio londinese, e le mie prestazioni di corsa e bicicletta rimangono inalterate. Se mi ci applicassi come all'epoca potrei persino migliorarle ampiamente.
Non ho VENTANNI, ma sono nei "ventanni".
Nonostante tutto sono andato venuto e tornato più volte (?) (va beh il doppiosenso non troppo voluto è a uso e consumo dell'immaginazione e serve a riproiettarci nel passato, come una banconota da 10 dollari finita nei jeans di Martin McFly dentro la lavatrice e risvegliatasi nel 1955) e riesco a percepire un certo distacco dalla mia epoca dei no.
Perché i SI, all'epoca, erano davvero pochi. E anche guardandomi a ritroso, nonostante non mi lamenti certo, non posso che notare una "carriera" basata più sulla quantità, inteso come "long relationships" e "big illusions".
Dove tutto è ricordato e narrato a dovere per ricostruire una sorta di percorso continuato... quando invece so che i momenti di nulla furono parecchi.
E fondamentali.

Ebbene si, a distanza di anni posso dirlo, ma potevo già dirlo anche 5-6 anni fa... credo che una volta si passi la boa dei 20, che per me resti la campanella dell'ultimo giro della ragione (l'ultimo momento per arrivare nella Q2 della vita, come in formula1, o restare nella mediocrità della Q3 in compagnia di D'Ambrosio, Grosjean, Takumoto, Kovalainen, Karthikeyan... e mettiamoci anche Liuzzi dai) alla fine si capisca rapidamente cosa ci ha formato.
Uno che ho conosciuto diceva "a ventanni devi soltanto sdraiarne il più possibile". E per "sdraiare" intende non solo l'atto di stenderle, ma anche quello di copularci.
Si, forse è un po' così.
Però come sostenevo anche in un'altro post (che appena trovo linko) quelle serate da single post-adolescente sfigato, insieme agli amici, mi hanno formato, e non vorrei scambiarle per niente al mondo.
...beh oddio forse una o due le baratterei...
Ma la sostanza resta quella.
(e poi dai, magari ti becchi anche quella con cui va bene... poi comincia a cagarti il cazzo... quante sere ti saresti perso per lei? se sono quello che sono è anche per aver rifiutato o respinto ragazze rompicoglioni che pretendevano di estraniarmi di fatto dai miei amici... senza peraltro volerlo ammettere)
L'importanza dei NO.
Quante volte? No meglio non cerchi di rispondere perché son stati davvero tanti. Anche recentemente.
"Certo, io stasera ho preso la mia merda" mi confidò Waco, dopo una serata in discoteca "ma tu ne hai presa veramente un sacco".
Probabilmente presi più NO in quella sera che qualcun altro che conosco in tutta una vita.
Ma questi sono NO recenti... vorrei tornare ai no del passato, quelli che forse non c'era l'euro.
Era ancora il tempo in cui ero in grado di fare pazzie in bicicletta, anche ero ancora minorenne, e vivevo in un limbo gestionale in cui mio padre mi lasciava fare quello che mi pareva come se ne avessi 27.
Quindi era normale prendersi su a mezzanotte (all'epoca era tardissimo!) e andarsene fino a Pieve di Cento.
Ad esempio, ci fu Mariangela*... si palesò nella mia vita senza un motivo ben preciso. Non che mi piacesse particolarmente, ma pareva che ci stesse. Mi ricordo comprammo insieme un regalo per un qualcuno. Quando ancora c'erano quelle pizzate nelle pizzerie per festeggiare i compleanni... lei sul momento non mi diede i soldi. Io contavo mi desse la lingua, in compenso.
In realtà scoprii che andava dietro ad un altro. E che probabilmente avrebbe dato la lingua a lui.
Ormai c'avevo dato a mucchio sia con lei sia con le settemilalire che mi doveva... se non che me la ritrovai a carnevale con tutti i soldi in una mano.
In moneta, però. Tutte monete da 1000 e 500 lire. "E io che cazzo ci faccio con tutte ste monete in tasca per tutto il carnevale? Son già ubriaco" dissi a Diego.
Erano solo le 14.30, tra l'altro.

Cosa imparai da quel no?
1.  non darti troppo da fare se una non ti piace tanto, soprattutto se è cessa
2. non mettere mai fuori dei soldi per una figa. oppure, se li devi mettere fuori, valutalo come investimento in funzione del risultato.
(7milalire all'epoca potevo permettermele, comunque) 
3. non farti mai ridare qualcosa durante il carnevale (tranquilli, le mie 7milalire in monete non le persi in giro per il porfido di Cento)

Adesso l'ho rivista su facebook, è un po' diventata una puttanazza, ed è inoltre stupida come una campana. Come allora. Però è proprio che ha lo stesso cervello di quando era minorenne, ecco.
Oppure Emmanuela*. Non ricordo molto di lei, se non che ogni tanto la vedevo, e un mio amico si mise insieme alla sua amica. Io le "uscite a 4" le ho sempre toppate. Quelle che avrei voluto non son mai riuscito a farle. Quelle che ho fatto son state sempre tristissime.
Anche quella fu un fallimento: semplicemente lei non ne voleva. Lo fece sapere attraverso la sua amica. Continuammo a salutarci. Poi smisi di vederla in giro. La rividi qualche anno dopo quando discuteva con il suo moroso riguardo un televisore 32 pollici, in un negozio di hi-fi.
"Ma ti dico che non ci sta!" - "Oh, ci sta, vuoi scommettere?" - "Ah, voglio proprio vedere quando lo porti a casa!" - "Bene, arriviamo a casa poi vedrai che ci sta!"
Mi ha messo una tristezza incredibile questa scena.
Lei avrà avuto si e no venti anni in numero, a me questa scena di convivenza mi ha messo tristezza. Mi sembrava che questa si fosse infilata direttamente nella casa di questo tizio qui senza neanche passare dal via. Dai SI e dai NO. E anche se non conviveva, forse era ancora più triste pensare che a soli ventanni avesse acquisito il diritto di cagarti il cazzo su un televisore che dovevi mettere a casa tua.
Con che diritto? E con quali conoscenza tecnologiche? E con quali misure del mobile? Comunque non la rividi più da allora. La rivedessi ora forse non la riconoscerei. (l'ho vista cercata ora su facebook, si è un po' imbruttita, anche se forse è leggermente dimagrita. peccato aveva delle belle tette.)

Cosa imparai?
1. le ragazze che non si prendono la briga di dirti le cose in faccia non sono da considerare tali... anche se fino ai 18 anni puoi fare una deroga
2. il tuo televisore sceglitelo sempre da solo
3. non far entrare mai una donna nelle decisioni importanti che riguardano casa tua... e se convivete, fai credere a lei di aver scelto la decisione che in realtà hai compiuto tu

E poi ci fu anche Gessica*. Giusto per citarne tre. Anche con lei non parlai mai direttamente. Ma andai avanti a salutarla per anni. Ora abbiamo smesso ma in giro ci vediamo ancora.
(è stranissima quella cosa dello smettere di salutarti. a volte non ti ricordi mai chi è che comincia per primo. molto spesso non c'è nemmeno un motivo. sai solo che ad un certo punto è passato troppo tempo per salutare l'altro... e in realtà ti dispiace pure. e sai che anche l'altro pensa la stessa cosa. vi guardate, da lontano, non incrociate apposta lo sguardo, e non vi salutate, ma è come vi steste salutando. le convenzioni sociali son parecchio strane a volte...)
Anche qui fu la sua amica a dirmi di no. Mi disse "sai, tu non sei al suo livello"... al che, come era mio solito fare (e forse per certe cose non son cambiato troppo) risposi solo con un "ah, ok".
In realtà mi sfogai alcuni giorni dopo con frasi tipo "io non sono al tuo livello perché ti sto cento metri sopra" seguito da "quella che tu vedi è soltanto la mia ombra!".
Mi sa che avevamo guardato troppo Matrix.
Comunque anche queste cose le riferii solo ai miei amici, lei non venne mai a sapere nulla, anche perchè dubito che altrimenti mi avrebbe salutato successivamente.

Cosa imparai?
1. forse è il caso di cancellare la deroga di prima per le minorenni, e davvero il caso di farmi dare il numero di cellulare delle ragazze invece di mandare avanti l'amica (ho smesso con le minorenni, il fatto in questione si riferito a quando ero minorenne anche io, si sa mai che la polizia postale si imbatta in tutto ciò)
2. le frasi da figo sono da figo solo le dici a chi devi dirle, sennò sono solo seghe mentali da nerd

3. le cose bisogna dirle in faccia

Poi ci furono tanti altri no e furono belli importanti, alcuni fondamentali dai quali imparai davvero un sacco. Alcuni erano giustificati, alcuni con motivazioni valide, altre con motivazioni del cazzo, altre volte proprio potevano essere dei si e forse anche per colpa mia son diventati no.
Ma chissenefrega, ho già scritto troppo, volevo fare un post di un tipo, e ne ho fatto un altro, molto simile, comunque.
Ma poi vi siete fatti i cazzi miei e mi siete divertiti lo stesso, mi sa.

* nomi di fantasia che non corrispondono alla realtà. cosa credevate? :)

venerdì 20 gennaio 2012

la tragedia della capitaneria di porto del giglio

Non sta cominciando niente: volevo che tu lo sapessi. Oddio, con sta storia di questo "tu" generico ed immaginario sto diventando un po' patetico come Vasco Brondi. E anche citare Vasco Brondi è un po' patetico. Nemmeno lui lo farebbe.

Non sta cominciando niente: ma è già cominciato, se vuoi saperlo. No, non lo volevi sapere, ma va beh, te lo dico lo stesso. Poi neanche esisti, di cosa ti lamenti? Chi non esiste non ha diritti. Oddio, sembra lo slogan di un comitato per la tutela degli embrioni.

La verità è che non ne posso più di tutte le cose brutte e che non mi piacciono di questo mondo. E con questo mondo intendo il territorio nazionale nel quale vivo e risiedo attualmente.
Non che al di fuori sia un mondo migliore: è che al di fuori è anche un mondo migliore. Non ovunque, certo. Non in tutte le cose, certo.
Ripeto: il rumore dei maccheroni nel piatto non è lo stesso da nessun'altra parte (eh beh, il chilo di pasta Sainsbury's a 89p ha una densità differente) e poter uscire di casa in bicicletta senza mani e fermarti a parlare con 3-4 persone... beh quello non esiste da nessun'altra parte nel mondo se non qui.
Mmh, forse c'è una qualche isola croata che ha qualcosa di simile. Ma le mani, a meno che non te le abbia amputate un qualche turco stereotipato dipinto da un italiano ignorante, è meglio portartele dietro. Magari, in tasca.

Allora parlerò di cose belle. Delle cose belle. E ce ne sono, sapete? Non tante, magari. Ma ce ne sono.

...ma devo cominciare proprio oggi?

Continuo ancora a pensare che le cose migliori che scrivo siano necessariamente triste, o depresse, o malinconiche. Perché se fossi allegro e felice...
...ma andrei a correre nei prati, o me starei a contemplare il mondo fuori dalla finestra, ma ti pare che mi metterei a scrivere se fossi felice?

Verrà il giorno in cui qualcuno mi intervisterà...
"Perché ha cominciato a scrivere?"
"...perché non avevo da scopare! Ma ti pare che se avessi avuto da scopare mi sarei messo a scrivere?"

Che poi lo sai che non è la verità, però fa ridere, un po' tipo #daicazzo e #vadaabordocazzo e siamo tutti contenti.

Contenti, ma non felici. Verrà il giorno che scriverò anche con felicità di cose felici? Se si, cosa salterà fuori? Una Mocciata? O una roba più sul genere indie romantico? Ma esiste poi? O una roba più alla Baricco?
Non riesco a immaginarmi a scrivere cose felici: e forse non riesco ancora ad immaginarmi felice.
D'altronde non riesco nemmeno ad immaginarmi... che ne so, il 1 agosto 2012, eppure sono convinto che arriverà lo stesso. Così come l'album degli Afterhours. Che arriverà il 17 aprile.
Salvo guerre nucleari, arriverà tutto questo.
Magari arriverà anche la mia felicità. Salvo guerre nucleari.
Ovviamente è implicito che nel mentre io debba fare tutto il possibile per raggiungerla. Salvo guerre nucleari.

Oh ma non è poi che nel mentre stia poi così male eh... c'è un po' sta cosa che se uno non è felice, è per forza depresso. Si può anche stare relativamente bene senza per forza doversi dire felici...

C'è anche un po' sta cosa dello scrittore. Cioè, LO SCRITTORE.
La gente pensa che LO SCRITTORE sia questa figura un po' strana, intellettuale, un po' vintage e un po' retrò. Uno che si ascolta De Andrè e Tchaikovsky (si ho aperto Google per scriverlo giusto).
Uno che guarda i film di Pasolini. Uno che ama la bellezza. Uno che odia internet, le tecnologie e la mondanità. Uno che gira su una BMW serie 5 del 1989, quando non usa la bicicletta. Uno che si mette delle gran sciarpone, delle giacche, degli occhiali. Uno che ama la poesia. Una persona un po' disordinata, sognante e sognatrice. Uno che ama il vino e i liquori. Uno che fuma, un po'.
Che se vai nella sua stanza è piena di quadri, libri e di appunti, e dalla finestra vedi un panorama bellissimo. Uno un po' squattrinato che però si tratta bene. Un galantuomo che sa come amare le donne. Un uomo con il cuore perennemente spezzato. Un uomo dalla bella voce, lo sguardo intrigante, anche se però obiettivamente è un po' bruttino.

Sembra quasi l'identikit del mio amico Waco Guzman, che guardacaso è pure lui scrittore anche se non lo vuole dire. Ma non è proprio così: questo identikit è stereotipato. Oltre che, chiaramente, falso.
Per quanto esistano personaggi così (ad esempio Waco Guzman vi assomiglia parecchio, ma la differenza - basilare - è che Waco è un uomo vero, mentre molti altri esistono ma sono falsi) io, nel mio non essere scrittore, scrivo.
Che differenza c'è? Non lo so.
Io, si, sono un po' strano, questo si sa e si capisce, ma il mio essere intellettuale si riduce ad una cultura sopra la media: e questo perché è la media ad essere bassa. Il gusto per il vintage ed il retrò si limita alle magliettine indie e ad pochi altri elementi (forse la mia Micra del 1999, che ormai è già vintage).
Riguardo alla musica ascolto di tutto o quasi: De Andrè e "Ceicoschi" li stimo ma no, non li ascolto. Stimo anche Pasolini, ma preferisco di gran lunga Quentin Tarantino, Guy Ritchie, Michel Gondry e Wes Anderson. Uso la bicicletta, la sciarpa la uso solo 3 mesi d'inverno quando stiamo intorno agli zero gradi, e gli occhiali quando guido la notte fuori città. Non mi piace molto la poesia, tendo al disordine come tutto l'universo ma amo l'ordine ed è una battaglia che combatto con discreta costanza e che spesso vinco. Sono sognante e sognatore, ma ho sempre bene gli occhi aperti e so essere organizzatissimo nel mondo reale. Ho una memoria da nerd preoccupante, a volte. Mi piace il vino e i liquori, ma sono cresciuto a bere i peggiori superalcolici che anche nei peggior bar di Caracas avrebbero svuotato nel cesso: e non ho perso quest'abitudine. In camera mia in questo momento c'è anche un po' di casino, ci sono le impegnative per degli esami in ospedale, dei curriculum, fogli della banca, cavi, penne USB, tutta roba che uno scrittore non dovrebbe cagarsi nemmeno. Generalmente non fumo, e non amo nè le poesie nè i quadri. Non sono un galantuomo, non ho un gran successo con le donne, e anche se ho il cuore spezzato tendenzialmente restano cazzi miei. Non ho nemmeno una bella voce, nessuno sguardo intrigante, ho un naso che sembra un musetto della McLaren danneggiato da Hamilton in un tamponamento ai danni di Felipe Massa, e si, sono anche un po' bruttino, magari. Magari ho un fascino mio, ma non è certo quello DELLO SCRITTORE.
E per campare, vivo dei miei risparmi, non certo di un magnate che mi finanzia, di introiti di precedenti opere (e nemmeno successive, mi sa), o di una famiglia facoltosa che mi sostiene. Dei miei risparmi.
Però una BMW del 1989 mi piacerebbe. Solo che consuma un casino di benzina... magari la mettiamo a GPL.

Ah, dimenticavo... comandante Schettino. Adesso l'ho scritto.

venerdì 23 dicembre 2011

rumori SW (rumori familiari)

Il rumore dei maccheroni crudi dentro al piatto vuoto.
Il rumore di una Fiat Punto prima serie un po' smarmittata.
Italia Uno alle 8 di sera.
Il rumore di una Formula1 alla TV o su youtube.
Il rumore di una macchina rally WRC (vera o finta che sia).

E poi c'è un'isola, un posto distante dal mondo ad appena pochi minuti dal mondo stesso. E ci sono i pescatori, ci sono i moli e i porticcioli, c'è la gente che passeggia annoiata (ma d'estate è pieno di figa, dicono) e ci sono tante luci la sera. C'è la genuinità, c'è l'odore del mare, che la gente che migra da un caffè all'altro come nei paesi di montagna (solo che li d'estate è pieno di figa, dicono). Ci sono le famiglie, con le nonne che sembrano le tue, e parlano come le tue. C'è una ragazza che è alta come te, forse più di te, con quel viso carino e una voce da transessuale (che comunque poi se ti stufi... esatto, li d'estate è pieno di figa. dicono.) Ci sono le macchine vecchie, guidate come si deve. Ci sono le case basse, i tramonti bassi, la terra bassa, e anche tu sei basso, e tutto il resto è alto ma chi cazzo se ne frega. Poi ci sono i mezzi pubblici e il metano, c'è una vita da prendere e spendere sopra, c'è tutto un qualcosa di bello e genuino, e c'è anche un sacco di figa (d'estate) (dicono).

Ma tutto questo con me non c'entra niente, so solo che le mie valigie non sono mai impolverate.

lunedì 17 ottobre 2011

Suzuka

Suzuka è stata per anni l'ultima tappa del Mondiale di Formula 1. O la penultima. La Formula 1 dei 16 gran premi, se non meno. La Formula 1 del punteggio con gli scarti. Per intenderci... Prost, Senna, Piquet, Mansell... ma anche Hill, Schumacher, Villeneuve, Hakkinen, Irvine...
Insomma: molto spesso, si arrivava con il titolo ancora in ballo. Tra due piloti. Al massimo tre.
E per tutti gli altri... era l'ultimo giorno di scuola. Promossi, bocciati, e rimandati. Chi si ritirava, chi cambiava scuderia, chi era confermato, chi abbandonava... tante situazioni diverse, in un clima bene o male festoso. O al limite, quel clima tipo "ma si ormai che cazzo ce ne frega".

Grandi abbracci, grandi amicizie, ma per te vince Senna o Prost? ma che cazzo me ne frega, tanto noi abbiamo perso, "beh però è stato bello"  "bello sti due maroni, a me perdere non piace"  "eh ma dai fattela una cazzo di risata"  "eh si dai che tanto abbiamo finito"  "e te cosa vuoi?"
ma abbiamo finito cosa? abbiamo finito di perdere? per me non abbiamo iniziato mai a vincere. la gente lascia da perdere la mia macchina, tanto domani la smontano, la mettono all'asta, ormai i pezzi usati si buttano tutti, anno nuovo macchina nuova, ma si lanciatela pure giù da una finestra sta cazzo di ferraglia azzurra color frocio.
Vieni qui, bevi un bicchiere di spumante, tanto l'antidoping non c'è, non hai mica vinto, ma cosa cazzo devo bere? Uno fa l'idota con un cappello da jolly, un tifoso ha in testa una macchina di polistirolo di schumacher, gente giapponese con disegni tatuaggi e colorazioni allucinanti, e soprattutto cosa cazzo ci fanno in corsia box.
Ti slacci la tuta, te la annodi in vita, come un eroe anni 90, e d'altronde sei negli anni 90. Poi qualcuno arriva a sciancarti i maroni di nuovo, dai vieni che festeggiamo con il presidente, e che palle, e chi cazzo è, non si è mai visto, anche quegli altri li, ma possibile che quando c'è da bere gratis arrivi gente da ogni parte?
Dov'era tutta sta cazzo di gente quando ci si spegnevano le macchine in Canada?
Io non ho voglia di stare qui, ma mi sembra di stare in un flipper, ogni volta che cerco di allontanarmi mi colpiscono e mi rimandano alla base...
Cosa volete, bata, è finita, smontate la vostra roba, impacchettate tutto, torniamo a casa, poi ci rivedremo a una cena prima o poi, o forse mai, che veniamo tutti da tutto il mondo, e figurati. Qualcuno si rivede in giro, oggi ci diciamo addio dicendoci arrivederci. Che a me sta roba fa un po' di tristezza anno dopo anno.
Uno vorrebbe stare da solo... guardare Senna e Prost. Loro si che arrivano a giocarsela fino alla fine. Loro si che arrivano a giocarsela a Suzuka. Che bello sarebbe poter essere come loro, anche solo una volta. Noi arriviamo che abbiamo sempre perso. Che ci diamo le pacche sulle spalle dicendoci "eh, ma almeno ci abbiamo provato"... e poi a che cosa è servito?
Ci ricorderà forse qualcuno? Abbiamo forse guadagnato dei soldi? Abbiamo dato qualcosa a qualcuno? Che spettacolo abbiamo dato?
Siamo solo degli umili operai nella vigna del signore. Del signore Bernie Ecclestone.
Non ho più voglia di correre. Anche se poi magari tra sei mesi sono di nuovo in griglia, quando si comincia in Australia. Ma ora, non ne ho più voglia.
Mi da tutto così il voltastomaco...

...però, poi, nessuno si sveglierà per vedere Vettel. E questo, anche se non è una soddisfazione, almeno mi dona un sorriso.

mercoledì 15 giugno 2011

mi hanno mentito

Se fosse davvero come mi avevano detto... avrei concluso con il massimo dei voti medie, superiori, e forse anche università.
Ah, certo, avrei fatto qualcosa tipo ingegneria. Triennale e specialistica. Forse anche un master. Avrei continuato a voler diventare un disegnatore. Nella formula1. Avrei voluto lavorare per la Ferrari.
Avrei gli occhiali, adesso. Così come dovrei averli anche ora, ma me li metto solo quando guido. Avrei i capelli pettinati tutti da una parte. Ascolterei Vasco, Ligabue, e qualcos'altro che mi passa il mainstream. E sarei contento così. Sarei sempre sbarbato. Vestito con delle belle camicine. Tutto preciso, ordinato, e puntuale.
Avrei avuto le mie piccole delusioni d'amore necessarie. Giusto un paio, in modo da fare un paragrafino nel sonetto. E poi avrei conosciuto te, studentessa di medicina. Carinissima studentessa. Di Bologna.
Con la quale avrei costruito una bellissima e solidissima relazione di anni. Con la quale, ora, starei pensando al matrimonio. Dopo la tua laurea. E dopo il mio contratto a tempo indeterminato.
Perché adesso, ovviamente, starei facendo un contratto di un anno alla Toro Rosso. A disperarmi di Buemi e Alguersuari, ma sarei soddisfatto degli sviluppi dei deflettori curvati sulle paratie anteriori, dei quali ho contribuito a progettare la curvatura. Wow. Che poi Buemi va a tamponare uno e distrugge tutto.
E sarei felice e contento. Sulla strada per una bella vita organizzata, programmata, il preludio alla case al mare, il cane, i bambini, la station wagon...

Vista con gli occhi che mi ritrovo ora mi pare uno scenario un po' patetico, banale, e anche triste, ma sono convinto che se l'avessi vissuto mi piacerebbe e ne sarei contento.
Sarei contento, almeno.
Perché avevano ragione: ad impegnarsi, le cose si mettono bene. Ad impegnarsi, tutto va nel verso giusto.
A studiare, passerai gli esami. Ad avere un voto alto, troverai lavoro. A fare il bravo ragazzo, troverai tua moglie. A dare il massimo come dipendente, avrai il rinnovo del contratto e un aumento di stipendio.

...non so chi me le ha insegnate, ma sono tutte cazzate.

Nella vita, come in Italia, non c'è la meritocrazia. O forse c'è, ma ha un funzionamento che mi è estraneo.
Perché un sacco di volte ho dato il massimo, il meglio, e non è bastato.
Sono stato bocciato ad esami, ho preso insufficienze a scuola, ho perso partite giocando a FIFA, ho fatto incidenti giocando a Colin McRae, ho sbagliato gol, passaggi e marcature giocando a calcio.
Ho sbagliato frasi, parole, momenti, gesti. Sono stato lasciato, tradito, illuso, preso in giro, da parecchie persone. E sono arrivato in ritardo un milione di volte.
E il tutto, senza volerlo. Il tutto, quando ce l'avevo messa tutta.

Senza poi parlare delle volte che il massimo, non l'ho dato. Ma questa è un altra parentesi enorme.
E' che, davvero... il massimo, spesso non è bastato.
Mi hanno mentito: mi avevano detto che bastava. Mi hanno preso in giro anche loro.

Ed è così che ho 27 anni, sono sporco e sudato davanti a un macbook, un po' di lavoro precario arretrato, un romanzo da finire senza sapere se sarà pubblicato, relazioni sentimentali inesistenti, titoli di laurea inutili, conti correnti senza entrate.

Sai che ti dico? Vaffanculo Toro Rosso, io preferivo la Minardi.

sabato 14 maggio 2011

E' una vita che mi aspetto.

Poi però sono arrivato.

Non credo ci sia paragone migliore: il gioco delle sedie. Sai quando rimani al centro, da solo? Senza sedia? Però anche quando forse non hai voglia di correre per prenderne una... perché forse ti sembra che il cerchio non sia il tuo.

Ecco, è solo la sensazione di un momento. Una cosa di pochi attimi, o secondi, e sembra che tutto vada così, o che tutto debba andare così, e che tu debba restare li da solo, in piedi come un pirla. Con quella faccia da "eh, è andata così e non ho potuto farci niente".
E un po' è anche vero, cazzo.

Ma mettetevi nei panni di Andrea Montermini, e pensate cosa potevate fare con tutti i catorci che vi hanno dato in mano. Più che portarli al traguardo...

Certo che poi - OH! non sei a Londra - e lo sai benissimo - però che cosa vuoi lottare cosa?
E' vero che se sei ancora li a respirare è perché nessuno t'ha ucciso prima - ed è anche vero che ce sono ancora di cose di.
Gli Amari. Le serate un po' così. La bicicletta. Le piccole cose che.

In realtà io è un pezzo che non ho mai niente da dire.

No no stronzi. Io vado avanti. In un paese di merda di gente di merda.
L'amore ai tempi dell'etilometro. I silenzi elettorali e letti rari. Le caviglie doloranti. Mettere una croce su una persona o sopra una persona. Adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere. Quella volta che nemmeno sapevo il tuo nome. Mi sembra passata una vita intera e invece era solo novembre, eri a 50 centimetri dalla mia bocca e a 4 mm dal mio cuore, e Vasco Brondi era perfettamente dentro ai miei timpani.

Ma non la basta la passione, il buon senso e l'onesta per fare un sindaco. Non basta l'amore per fare una storia decente. Non basta la buona volontà per fare una persona che ha qualcosa da dire. Non basta, non basta - cosa vuoi da mangiare? - non pasta.

Non voglio più essere un pupazzo inutile. (ma quando mai sono stato un pupazzo utile?)

Farò rifare l'asfalto per quando ritornerà. E anche tutta la segnaletica orizzontale.

A me Vasco Brondi mi fa ancora ridacchiare - anche con lui ho quel rapporto di amore-odio. Tutta la tua vita è vissuta su un autobus? Lene Marlin è una sorta di profeta? Tu non c'eri in quei giorni.
Se i servizi dei posti in cui ho vissuto fossero stati dati in precedenza ai nativi locali, sarei gà morto dissanguato.

E' una vita che mi aspetto e mi aspetterò ancora per sempre. Fino a quando.

domenica 14 novembre 2010

DOMENICA(li) (stefa)NO


La cosa più sconvolgente forse è soltanto il fatto di guardarti un gran premio in streaming. Senza commento tecnico. Solo il rumore dei motori. E i collegamenti radio.
In cui distingui subito la voce di quel... di quell'incapace, con il suo inglese da prima media. Lo stesso che quella volta disse a Massa "ALONSO-IS-FASTER-ZEN-IU. Did iu risivd ze messag?".
Gli unici che nel fare gioco di squadra si fanno sgamare da milioni di telespettatori in tutto il mondo.
Oggi solo motori... in un silenzioso giorno, in una silenziosa casa. Un cielo grigio in una grigia giornata. Di una desolazione immensa.
Mi viene in mente Angelo Pintus, quando in "Sfighe" a Colorado Caffè imitava Cesarone Maldini. "Nella vita si vince o si perde... ma perdere così è proprio da coglioni."
Molto meglio spegnere il motore in griglia (Schumacher, Suzuka '98). O ritirarsi, per paura della pioggia (Lauda, Fuji '76). O sbagliare completamente la partenza e il primo giro (Hamilton, Interlagos 2007). E poi si può sempre finire sconfitti dopo una collisione con il rivale (Hill, Adelaide '94) (oppure ancora Schumacher, Jerez '97) (per non citare tutti i vari Senna-Prost...)
Insomma di modi per perdere ce ne sono tanti. E tanti davvero meritano stima e rispetto.
Ma questo... Un madornale errore strategico (purtroppo non il primo) che consegna la vittoria a chi forse se l'è meritata leggermente di più degli altri, in fondo. Ma proprio di quel poco.
In una stagione in cui tutti (piloti e scuderie) han fatto troppi errori.
Stefano Domenicali è il direttore della gestione sportiva della Ferrari dal 2008, quando ha preso il posto di Jean Todt.
Nel primo anno della sua gestione è riuscito a perdere il Mondiale piloti, consegnandolo ad Hamilton a due curve dalla fine. In compenso, la Ferrari è riuscita a conquistare il titolo Costruttori... ma per questo bisogna ringraziare più che altro il buon Kovalainen, che con la McLaren girava dai 5 ai 9 decimi più lento di Hamilton. (Insomma, un po' la figura che sta facendo Massa quest'anno).
Nel 2009, invece, la Ferrari è riuscita a sbagliare completamente:
- la macchina (a inizio anno solo la Toro Rosso era più lenta della F60)
- 4 piloti su 5 (a parte Massa che andava bene fino all'incidente dell'Hungaroring... Raikkonen ha dormito 3/4 di stagione, Schumacher è stata un'idea sbagliata, Badoer altrettanto sbagliata, così come Fisichella... non so, forse a questo punto il quarto collaudatore Genè sarebbe stato peggio?)
- strategie (anche qui, gli errori sono stati diversi, ma poco influenti in una stagione già persa dopo poche gare)

In compenso, la Ferrari interruppe lo sviluppo della F60 per pensare alla macchina 2010. Che avrebbe dovuto essere una bomba. E invece, è stata spesso più lenta delle RedBull e delle McLaren. Almeno, è stata affidabile, quello si.
Ma se si continuano a sbagliare le strategie... e diciamolo: Alonso ha fatto qualche errore di troppo ma anche tanti miracoli... ma Massa è stato il fantasma di sè stesso. Ha fatto la figura del Kovalainen alla McLaren. Anzi, del JJ Lehto alla Benetton.
Senza contare il peso che la Ferrari ricopre in federazione ora, e le decisioni ridicole che continua a subire.
Insomma i 3 anni di Domenicali sono stati abbastanza deludenti. La Ferrari non deve essere competitiva: la Ferrari deve vincere. E' quello che chiedono i tifosi, è quello che è intrinseco nel marchio Ferrari. La Ferrari non corre per fare del suo meglio, la Ferrari corre per vincere. Sempre.
Per carità: Domenicali è stato un uomo Ferrari nel periodo Schumacher, merito delle tante vittorie è anche suo. Forse, semplicemente, il direttore della gestione sportiva non è il ruolo in cui rende al meglio.
Che fosse meglio Nigel Stepney? Colui che per vendetta passò le informazioni alla McLaren, dopo aver imparato che l'erede di Todt non sarebbe stato lui, ma proprio Domenicali.
Ma non si può perdere così. Infilati dietro la Renault di Petrov. Neanche Kubica, che è un gran pilota (sicuramente non ha niente da inviare a Vettel, e forse gli è pure superiore), ma Petrov.
E Alonso che ce l'ha messa tutta per oltre un'ora, a respirargli gli scarichi. Mentre Webber, dietro, si gustava tutta la scena. Webber ha già avuto tanto nella vita, molto più di quello che sperava e che si sarebbe augurato lui stesso... si è regalato anche questo felice siparietto.
Alonso. Che doveva vincere il Mondiale. Bloccato dietro alla Renault. Di Petrov. Ridicolo. Imbarazzante. Desolante. O come ha titolato la Gazzetta, "atroce".
Due anni fa era stato Timo Glock a farsi passare da Hamilton. Ma li Massa non poteva farci niente... ora è stato Petrov direttamente a non far passare la Ferrari.
E ok, Alonso ha fatto i suoi errori, ha le sue colpe, ma ripeto di miracoli ne ha fatti fin troppi. E anche se oggi la partenza è stata scarsa, e non è riuscito a passare Petrov, ci ha provato per un'ora.
Ho trovato una foto della Ferrari di Alonso sul "London Evening Standard", il giornale gratuito che danno all'entrata della tube, e l'ho attaccata in camera mia. Perchè in fondo se lo merita. Perchè è un esempio di come andare avanti a provarci sempre. Un esempio di come anche se ce la metti tutta a volte le cose non vanno lo stesso, e non è colpa tua. Di come ritrovarti in una situazione in cui vorresti solo nasconderti, e invece restare a testa alta.
Sarà per l'anno prossimo... forza, Fernando.

domenica 17 ottobre 2010

Ritorno a casa

C'è una canzone degli Afterhours che non ho mai capito. Si chiama "Ritorno a casa". Praticamente è un pezzo strumentale dove uno racconta/narra/legge/una sorta di racconto.

Non ho mai capito chi sia la voce.
Non ho mai capito di chi sia la storia.
Non ho mai capito se siano la stessa persona.
Non ho mai capito se la storia sia un racconto a sè o se venga da un libro o altro.

Però mi ha sempre affascinato. Se non altro per tutte le cose che non ho mai capito.

Sono quasi due mesi che non scrivevo - e nessuno ne ha sentito la mancanza, a partire da me stesso.
O forse si, qualcuno ne ha sentito la mancanza, ma nessuno me l'ha detto. A partire da me stesso. Probabilmente mi mancava scrivere ma non avevo il coraggio di dirmelo.

D'altronde avere il coraggio di dirsi le cose vuol poi dire parlarsi da solo - e l'unico risultato di parlarsi da soli di solito è farsi prendere il culo da chi ascolta - quindi ora posso farmi prendere in culo da 600 persone o giù di li.
Anche se, che leggeranno, saranno 22 persone, che cliccheranno "mi piace" 6, e che commenteranno, 4.
(e scrivendolo, ho già contaminato la vostra reazione, quindi il risultato non sarà attendibile).

Erano quasi due mesi che ero via.
Quasi due mesi che vivevo fuori da Cento.
Quasi due mesi che vivevo fuori dall'Italia.
Quasi due mesi che vivevo fuori da casa mia.
E quasi due mesi che non guidavo, che non andavo in bici, che non vedevo amici e familiari, il mio cane, e via così, per un sacco di altre cose.
E un po' a sorpresa, devo dire che mi mancavano davvero.

Ma la sorpresa più grande è stato tornare a casa. E sentire l'odore di casa mia.
Tutte le case hanno un loro odore. Tutte. TUTTE. Tutte. Anche casa tua.
Ma quando ci passi 26 anni della tua vita, non lo riconosci più. Forse bastano davvero appena 50 giorni per poter sentire un odore nuovo, intonso, mai sentito prima. Un odore che annusavi da 26 anni, senza mai accorgertene. Mai. L'odore di casa tua.

Poi va beh. Trovi il tuo cane che all'inizio non ti riconosce, perchè ormai è mezzo cieco e mezzo sordo. Ma che poi ti riconosce.
Scopri che sono morte due persone della tua via. E un altro della via di fianco. E un altro che non conoscevi, o forse si ma solo di vista, che abitava sempre li intorno.
Poi che hanno messo su uno spazio pubblicitario nuovo in via Giovannina.
E poco altro... d'altronde, sono solo passati 50 giorni.

Forse è strano sapere di essere a casa, in vacanza. A casa si sta a casa. In vacanza si sta in vacanza. Inizio a chiedermi quale sia veramente la mia casa. E' non è solo una domada di un qualunque ente/ufficio/persona/istituzione londinese, con il quale rispondi con la solita cantilena (appena modificata) "flat 31..." ma è proprio una domanda che ha un che di futurista/esistenziale.

Qualunque cosa succeda, ora, this is london, e io mi sento londinese.
Centese, italiano, e londinese. Perlomeno, fino a quando vivo, lavoro, faccio la spesa e pago le tasse li.
Ma inglese no. E allora, simpaticamente, "andiamo a fargli il culo a questi inglesi".
Qualcuno, che c'è chi definisce eroe e chi no, una volta disse "ora vi faccio vedere come muore un italiano" (era Quattrocchi, su Wikipedia più informazioni, ndr).
Io mi accontento di molto meno. A me basta fare vedere come vive un italiano. E non un italiano a caso. Io.

C'è ancora così tanta bellezza da contemplare... talmente tanta, che prima o poi andrà condivisa. Oh... yeah. Really.

...e poi alla fine il tipo nella canzone degli Afterhours torna nella sua camera e ritrova tutti i soldatini esattamente come quando era bambino.

Io nella mia ci ho trovato la McLaren MP4/6 di Senna ancora li, esattamente dove l'avevo lasciata 50 giorni prima. E non lo so, ma sono belle soddisfazioni.


domenica 25 ottobre 2009

Some Might Say (in mezzo alla sabbia e alla polvere)

...e se venisse un momento in cui non io potessi più scrivere? o in cui io non possa più scrivere?
...ma vi siete accorti che non conosco la differenza tra un avverbio, o un congiuntivo o un condizionale? e però state leggendo lo stesso?
Oh, vabbè, nessuno di voi sa come funziona esattamente un ascensore, però li usate tutti lo stesso.
Voi. Tutti. Usate gli ascensori. Io no. Faccio le scale. Non so scrivere e faccio le scale.

Steve Miller Band - Serenade from the stars

Uno sguardo. Un'altro sguardo. BAM! E poi un suono netto e distinto, come uno scoppio di una gomma. Uno scoppio di una gomma, più precisamente la posteriore destra, tipo. Ed è inutile che ora te ne vai e fai finta di niente. L'hai portata tu li, sei stato tu a farla scoppiare li. In mezzo alla sabbia e alla polvere. E ora avrai da fare un altro giro intero, e vorrò vederti in più di una curva in quelle condizioni.

Tutti i nodi verranno al pettine? Tutti i maccheroni verranno al pettine? Alcune situazioni sono state un'illusione o hanno veramente generato un qualcosa in grado non solo di crearsi, ma di svilupparsi e di automantenersi?

Oh ma non si preoccupino nessuno: NON E' SUCCESSO NIENTE, possiamo stare tutti tranquilli. Ora è solo ordinaria amministrazione, ognuno ha i suoi 5 minuti di gloria su youtube, credo già di aver avuto i miei.

Lily Allen - 22

Oggi il mondo si è fermato per due secondi, solo che nessuno se n'è accorto. Di chi è colpa?
C'è una colpa, forse?

Subsonica - Piombo

E se un sogno raggiunge il mattino? Se qualcosa sopravvive? Se una brace resta accesa?
Hanno suonato "Some might say" all'improvviso. Non che dovessero preannunciarla - voglio dire, mica stavano lanciandosi in una cover di Hotel California, per dire - però sono partiti senza che uno lo sapesse. (no beh ok a dir la verità avevano fatto una intro dicendo "qualcuno potrebbe dire" e in realtà si era capito, per chi conosce i GallagherBoys, che quella era Some Might Say)
Però all'improvviso è salito il dubbio di essersi venduti. Per due lire. Per chi? Per se stessi? Per i cazzo di figli che non avremo? Per la cazzo di moglie da cui divorzieremo? Per un cazzo di mutuo con cui ci schiavizzeremo?
Niente avrà mai il sapore di Some Might Say suonata in un pub.
Erano tutti li ma nessuno sembrava capire cosa stava succedendo.
Ed è salita la voglia di piangere. Ha preso l'ascensore, la stronza.

Al che, a quel punto, ho capito.

Si, sarà ancora durissima. Ed ho paura che continui a valerne la pena. Ve l'avevo detto, oggi non è successo niente.

Athelete - Wires

Looking at you now, you would never know.

Kovalainen a Barcellona nel 2008. sotto alle protezione, c'è lui e la sua gomma scoppiata.

lunedì 3 agosto 2009

Sono sicuro che tu, ovunque e comunque tu sia, verrai a leggere, prima o poi

Avevo solo voglia di una passeggiata. Niente di romantico - perlomeno, nulla che a me potesse sembrare essere tale. Non so perché lo sto dicendo - come se dovessi giustificarmi - ah, ma se continuo a scrivere così potrei anche mettermi a fare brizzismi, e non smettere più. O perlomeno, nello stile di.

Comunque, avevo solo voglia di una passeggiata. Mi dispiace, ma ho un cane che è nato quando in televisione duellavamo Hill e Villeneuve, e al limite Schumacher. E se quest'ultimo si appresta a tornare, dubito che lo facciano i primi due, così come dubito che il mio cane possa farsi allegramente 6-7 km a piedi. Anzi, a zampe.

Non è che può andare bene chiunque per un passeggiata - no di certo - altrimenti avrei chiesto a chiunque.
Posso anche farmela da solo, poi, sta cazzo di passeggiata, senza menare le palle a tutto facebook.

Il cielo nuvoloso, finalmente fa un po' di fresco, possiamo parlare delle nostre prossime vacanze, a cento non c'è mai un cazzo ma è sempre bello lo stesso farci una passeggiata, almeno questa città è un po' più tua, guarda che è sempre tutto chiuso se ci fosse io in comune, pieve è meglio, cento non ci piace andiamocene via, dobbiamo cambiare questi cazzi di lavori di merda, a noi della crisi non ce ne frega, tu non mi credi se ti dico che posso diventare scrittore, tu mi credi sempre troppo poco e hai sempre troppa paura, anche io muoio di paura ma mi faccio coraggio, in fondo io ci credo alle cose che si possono fare insieme, però ti prego proviamoci, almeno... non è bella questa serata? ti va un gelato, o una granatina, così ti viene freddo? hai caldo? sei stanca, hai male ai piedi? hai meno resistenza del mio cane, anche se tieni la lingua meno di fuori, in genere... e poi i cani che abbaiano e quelli che stanno zitti, le famigliole che potevo essere io a dieci anni, io adesso, o io tra dieci anni, che potremmo essere noi, che potremmo andare a bologna o ferrara la prossima volta, sai c'è un video su youtube di Pingu che gioca a bocce ridoppiato in dialetto modenese, ah già a te non piace modena, ma nemmeno a me, poi sono anche 40 chilometri, metti anche che uno trova lavoro la... mi piacerebbe lavoare a K-Rock, quella è pure a reggio emilia, anche a scandiano, però un giorno alla settimana lo farei, oppure si potrebbe andare a Londra, tanto tu potresti avere il trasferimento, e lo sai che non sto correndo troppo, sono pieno di dubbi e di paure, non so se posso fidarmi di te, non so riuscirò a fidarmi, se riuscirò a stare tranquillo come ho sempre amato stare, e non so capirai quando è ora di capirmi, e non so tante altre cose, e anche io ho paura, ho paura di non capire quando è ora di smettere, o quando è ora di dare tutto, e ho paura che quello che mi chiedi non basti, e ho chiesto di perdere gli occhi perché non c'era più niente da vedere, e ho chiesto di perdere il cuore perché non avevo più niente da amare, e ho chiesto di perdere il pene perché non avevo più niente con cui potesse servire a qualcosa, e ho chiesto di perdere il cervello perché non avevo più niente a cui pensare, e ho chiesto di perdere la vita perché non avevo più niente da vivere, ma ora vorrei tutto indietro, per amare ancora una volta. per sempre. forse. beh, per sempre, che parole grosse, ma perché no, chissà, uno ci penserà quando sarà il momento, quando uno capisce che è la fuga giusta, che è il momento giusto, come Ballan, ti ricordi? si, il ciclista... ma tu cosa vorresti fare? nella vita?
Guarda che bella casa, che bella casa di merda, a te piace, a me fa cagare con tutti quegli archi li, ma sta a vedere se uno deve buttare quei soldi in quel modo, e poi dipingerla di rosa, ma che cazzo, è verde, verde dove? è rosa!, no dico il semaforo è verde, scema, vai a cagare, attraversiamo, chissà se mi capisci, credo di no, credo che andrò a letto di nuovo stanchissimo con un grande vuoto dentro e a fianco, perché i letti grandi e comodi rischiano sempre di restare troppo vuoti, per fortuna tira un po' d'aria, e si sta bene, e davvero è l'unica cosa che ci accomuna a quelle vecchiette e che hanno una vita dietro, mentre noi ce l'abbiamo davanti... lo so che volevi ci fosse anche il cane ma inizia ad essere come le vecchiette, il tempo passa per tutti e per lui passa più velocemente, ma hai visto Felipe? a me ha fatto impressione, penso solo ai ciocchi che fanno i sassi sul casco quando vado sul kart, pensa a una molla a quella velocità... va beh non te ne frega niente lo so. ormai siamo qui da casa tua...

- le parole sussurrate nelle orecchie fanno sempre venire i brividi, e mi chiedo sempre se sia per i contenuti espressi o per il modo in cui escono fuori dal cuore passando per la bocca entrando per le orecchie ed arrivando di nuovo al cuore -

E poi ancora una volta, fuori, di nuovo a in pochi secondi un flash di dieci minuti che mi riporta dritto qui. Sudato. Di fronte al mac. Su questa scrivania. Da solo.

Sono mai uscito di casa? Ho mai fatto questa passeggiata?

Non è che può andare bene chiunque per un passeggiata - no di certo - è che volevo farla con te.

Non sono sicuro tu legga subito - no - ma sono sicuro che tu, ovunque e comunque tu sia, verrai a leggere, prima o poi.

martedì 9 giugno 2009

Qual'è la tua sfiga di oggi?

Buonanotte - oppure - Buongiorno.
Hai un lavoro di merda, vero? O ti mancano forse 818 esami alla laurea e sei fuoricorso da quando Vieira giocava nel Milan (1996, quindi)? O sei disoccupato?
Ti ha lasciato il moroso? La morosa? Per un'altra? Un altro?
Il Milan ha venduto Kakà? O la Juve ha preso come allenatore Ferrara? Lippi ha convocato Santon? La Ferrari è lenta e Domenicali non sa perché? O ti chiedi cosa ci faccia Nakajima Jr. in Formula1? Il PDL ha vinto le europee? O il nuovo sindaco di Pieve non ti piace?
O viceversa?
Qual'è la tua sfiga di oggi?

"Sai, Atti, l'altro giorno mi han detto "dai esci che ti facciamo conoscere una single anche lei!". Io ho detto ok, ma mica per provarci, giusto per conoscere gente nuova. Davvero, Atti, una ragazza simpaticissima, in gambissima, molto carina. 24 anni. Pensa, doveva andare a convivere con il suo moroso, poi ha scoperto che lui le faceva le corna e l'ha lasciato. Doveva andare a vivere da sola, e quando è andata da lui per riprendersi delle cose l'ha beccato di nuovo a letto con sta qua. Pensa, oltre al danno anche la beffa.
Sai Atti cosa mi hanno detto, ieri? Le hanno trovato la leucemia. Ora sta facendo la chemio. Tra un mese vedono se migliora oppure no. Se non migliora ha bisogno del trapianto di midollo osseo."

Due cose, soltanto:
1) io sono già iscritto nelle banche dati dei donatori di midollo osseo. magari il mio midollo è incompatibile con il suo. magari il tuo, di te che stai leggendo, è compatibile. sei donatore di midollo osseo? no? www.admo.it
dacci almeno una letta.
2) qual'è la tua sfiga di oggi?

lunedì 25 maggio 2009

Blogorroico 3

Un nuovo intervento condiviso tra il blog del windows live spaces, Facebook, e magari prima o poi ci infilo anche il myspace.

Vi piace il mio blog? Si? Diventate membri del relativo gruppo su Facebook, quando un giorno farò uscire il mio libro avrete uno sconto... il link è questo http://www.facebook.com/group.php?gid=64514916744&ref=ts .
(EDIT: il gruppo non esiste più, in compenso c'è la pagina facebook https://www.facebook.com/blogorroico )


Oggi 25 maggio non è solo il compleanno della Masina, che a sto giro ne fa 18 e diventa maggiorenne con tutto quello che ne consegue, ma anche del Blogorroico che ne fa 3.
Non lo sapevate? Si, se state leggendo da Facebook, ho un blog, in cui scrivo queste cazzate qua. Se vi interessa il link è li sopra, e nella mia pagina di Facebook.

Ci tenevo a dire una cosa: questo blog è il quarto risultato nella pagina di Google, per la ricerca "Blogorroico". Se consideriamo un risultato è un doppione, e gli altri due non sono aggiornati da parecchi mesi... Blogorroico è il numero uno in Italia! E dire che non ero l'unico ad essermi inventato questa parola.
Il merito di questo risultato va a colui (o colei) che da mesi tutti i giorni va su Google e scrive "Blogorroico Atti". Ciao, non so chi tu sia, ma questo mio primato lo dedico a te.

Leggo su Facebook ragazzine minorenni che credono di essere incinte, persone che non si conoscono che litigano e si insultano, gente che ci prova con altra gente davanti agli occhi di tutto facebook, e gente che mette su tutti i cazzi propri, e tante altre cose. Mi fa riflettere, io che studio i social network. Studio anche YouPorn. Ah, voi ci ridete, ma c'è un sacco da imparare dal porno e dalle sua community.
Si si, continuate a ridere pensando che sia una scusa per segarmi. Si si. Intanto, avrei già potuto farci su dei soldi, sulle mie intuizioni. E non ce li ho fatti. Coglione io? Bah, in fondo ho preso un'altra strada, non mi dispiace troppo.
...cioè nel senso che... ma no è una storia lunga, vi annoierei. E oggi non voglio annoiarvi, quindi niente cose del passato, o perlomeno non troppe.
In sede a RadioNebbia abbiamo degli XL e dei Rolling Stone, giornalacci figosi, in cui uno può dire "non sei veramente rock se non sai cos'è Mazara del Vallo" e vederselo scrivere a tutta pagina. Mavvaffanculo va, coglione! (come direbbe Pino Scotto). Io potrei dirti che non sai cos'è il disagio se non sei stato a Little Venezia. E sarebbe un'altra grande cazzata, intendiamoci.
Beh, su questo Rolling Stone ad un certo punto mi trovo quest'intervista a Chris Cornell. Che ha fatto un album con Timbaland.
Ora, intendiamoci, io non ho passato l'adolescenza con Chris Cornell, con la cumpa dei Soundgarden o degli Audioslave. Diciamo che per me Chris è stato un amico, di quelli con cui ti interfacci verso i 19 anni, in quel momento in cui nei dintorni della maturità conosci un sacco di gente nuova e per un po' fa parte della tua vita.
Ti ricordi, Chris? La gita a Barcellona, la Fiat Punto, io che stavo male per la tipa, anzi no, l'avevo già dimenticata, però Like a Stone, le feste dalla Bea, i pomodori di Ravarino, i 120, i camion, il caldo, la maturità. Eh, beh ci siamo divertiti. Un po' mi manchi, ti dirò.
Beh, e leggo di te che hai fatto un album con Timbaland. Mi è pianto il cuore. Mi dispiace un sacco che tu sia finito così. Avrei voluto darti una mano, se solo avessi saputo. Lo so, è facile dirlo ora che l'album è già fuori in tutti i negozi. Ma davvero... mi dispiace, se ripenso a quanto rock incazzato c'era in quella punto. E ora sapere che potrei incontrarti in un qualunque discopub, tutto fighetto. Chris... I'm so sorry.
Ooops ho già parlato del passato, e pure troppo, ma che cacchio, uno potrà pur ricordarsi di un amico no?

Non c'è molto altro da dire. Il problema non è che fa caldo, è che queste serate sono già quelle estive in cui non si esce e senti la depressione per dover stare in casa al caldo. E se iniziano ora, veramente, partono troppo presto. E le fughe che partono troppo presto non arrivano quasi mai.
Se va avanti così ci saremo già rotti il cazzo a inizio agosto. E non andrà per nulla bene.
...ma ci adegueremo, perché cosa vuoi farci poi nella vita? Se mi dovessi svegliare con le gambe paralizzate, credo andrei a lavorare in carrozzina.
Alla fine, ci si abitua a quasi tutto.

Sabato sono sceso per guardare le prove di formula1, e dopo la seconda sessione, in cui ho piacevolmente constatato che Hamilton non c'era, mi apprestavo alla terza. Non ce l'ho fatta, sono crollato.
Mi sono svegliato con "BUTTON! BUTTON!" e fanculo, che cazzo mi svegli, grazie al cazzo, lo so anch'io che Button Button, è primo in classifica, è più forte, corre su una macchina di un'altro livello, pure Barrichello invece che pensionarsi riesce a stare davanti a tutti...
Si mi dispiace di essere diventato così volgare, però essere svegliato per Button Button... almeno Hamilton, quell'85 del cazzo, è rimasto indietro. Lui, Rosberg, e Cristiano Ronaldo... non sopporto proprio questi 85. Paraculati, arroganti, fighetti, presuntuosi... vorrei vederli con una legnata su un ginocchio.

Certo che c'è stato un giorno in cui Domenicali, il DT (è il DT?) della Ferrari, ha capito nettamente che avevano una macchina di merda. Ed è stato verso gennaio, credo. Però è stato zitto. In fondo, perché fasciarsi la testa prima di sbatterla?
Però, l'ha capito. Prima.

Bisogna capire se, e quando, e come, è il momento di rilanciare la fuga. Auguri, Masina.

martedì 19 maggio 2009

3 fingers and 1 keyboard

Una volta ci bastavano 3 dita. 3 dita e 1 tastiera. E 1 videogioco, quasi a caso, di corse. Rally, Formula1, GranTurismo, o quel che passava il convento. Macchine, quelle che c'erano. Piloti, pure. Piste, anche.
Un'accozzaglia incredibile di Montoya, Giappone, Colin McRae, Mitsubishi, fango, pitstop, Nos, freno a mano, sesta marcia.
E le tue 3 dita.
Ti bastavano per sfogare tutto. La tipa che ti aveva detto di no, il 3 in matematica nascosto a tuo padre, la serata con gli amici pacco, la partita di calcetto persa.
3 dita e i tuoi 17 anni. E serate, e notti, passate con quel rombo in sottofondo. Che a volte toglievi, e sostituitivi con "l'album del momento". Che potevano essere i Linkin Park, i Coldplay, ma anche il primo di Craig David.

E poi si sognava la patente, e il sogno era "dai Diego che poi quando abbiamo la patente trombiamo in macchina uno di fianco all'altro." Cioè, non nella stessa, ma nelle due Punto ELX 75 parcheggiate uno di fianco all'altra. Che uno abbassava il finestrino "COME VA?" e l'altro rispondeva "TUTTO BENE! E TU?" e l'altro "BENISSIMO!".
Ovviamente non l'abbiamo mai fatto.

Ora sono passati 8 anni o giù di li, e non è per fare il solito palloso amarcord di "ah siamo vecchi", però le Punto le abbiamo entrambi cedute a sfasciacarrozze che le avranno rimesse in circolo a Napoli (la mia si, quella di Diego non si sa) e a quei giochi non giochiamo più.
Oh si certo, potrei reinstallarli ora, davvero, ma credo non sarebbe la stessa cosa. Non avrei la stessa voglia. Ho già vinto quasi tutto su quelle piste...

Ora puoi al massimo sfogarti clandestinamente su qualche tracciato segreto privo di autovelox, stando attento al tuo livello alcolemico. Ma comunque hai sempre il piede sul freno, non siamo in pista. E ora lo sai bene.
Oppure spendere caterve di euri su go-kart dalle gomme lise. Ma non è la stessa cosa, no. Non puoi attaccarti quando vuoi. Per sfogarti.

Anno 2006, tre anni fa, sembra ieri, e sembra una vita fa. Il tempo è relativo, lo sappiamo tutti.
Coto, Selly, Saccolo, Atti, a un tavolo del Fuego, prima che diventasse succursale del Bloom. Qualcuno dice "io mi ci vedrei sposato tra 5 anni".
Sono tutti e tre d'accordo. Io a momento sputo la birra fuori. "CINQUE ANNI??? MA TI RENDI CONTO??? E' NIENTE! E' domani, praticamente..."
Ne sono passati tre. Capisco che è niente davvero, che avevo davvero ragione, che forse quando mi immaginavo stempiato al mio matrimonio con i miei 35 anni portati benissimo non avevo tutti i torti.

Ma questo post in realtà era dedicato a Diego Balboni. Lui sa perché. Non tanto perché dovevamo trombare insieme. Ma perché sentire una persona vicina, non vuol dire avercela veramente: vuol dire sentire una persona vicina.

E ora andiamo con le mie cazzate random.
- Ogni tanto mi dico "cazzo ma non è possibile che uno debba fare queste scelte a 24 anni" poi mi dico "cazzo ma ne ho già 25" e poi concludo "cazzo ma non è possibile lo stesso".
- E' inutile fingere a tutto facebook e windows live spaces che tu sia felice, che tutto vada bene con il tuo nuovo moroso, che tu non cerchi e non continui a tornare, e ad andare di continuo, con il tuo ex. Perché il tuo castello di falsità prima o poi crollerà. Ti crollerà addosso. E ti accorgerai, allora veramente, di quello che stai perdendo... questa è dedicata ad una cara amica di Giulio, una persona che si merita tanto, che credo sia all'ascolto.
- Giulio ha ancora tanti segreti, e anche i suoi verranno fuori uno ad uno.
- Non importa come entri nei casini, conta solo come ne esci. E vedo che il mio cane scende le scale in retromarcia, ma la scende, e beh, imparerò da lui ancora una volta.
- Se non ti saluto non è perché ti odio, è perché ci vedo poco e devo comprare i nuovi occhiali, e forse non ti riconosco.
- Poi c'erano un altro paio di cose di Londra, credo.
- Se fossi un blog "commerciale" avrei chiuso prima quest'intervento, ora è già troppo lungo, ho già cambiato argomento, e stanca... allora chiudo con un aneddoto, sempre sui 17 anni.

Una volta Gotti, verso i 17 anni, doveva uscire con una "figa di ragio". Si erano messi d'accordo per uscire, e all'ultimo lei gli mollò il pacco. E va beh. Si misero d'accordo di nuovo, e di nuovo lei gli mollò il pacco. Allora Gotti si incazzò. "Adesso mi sono rotto i maroni! Ora aspetto che me lo chieda lei, e poi gli mollo il pacco io!"
Tipa: "Ciao ti va uscire oggi?"
Gotti: "Si, ok"
Mezz'ora prima...
Gotti: "Oh scusami ma non riesco proprio, c'ho il cagone..."

Questo era un uomo, e lo è ancora.
Anche Diego Balboni.

lunedì 6 aprile 2009

A cosa stai pensando?

Sto pensando che ho il letto pieno di vestiti, come se dovessi fare una valigia di roba sporca, per andare non so su quale treno.
Sto pensando che mi piacciono i treni, forse perché da piccolo non li prendevo mai, forse perché li lego all'idea di viaggio, forse perché li lego e li ho sempre legati all'idea di libertà e di fuga, forse perché non mi è mai toccato prenderli tutte le cazzo di mattine.
Sto pensando che è la prima nota-blog che scrivo su facebook, e forse pure l'ultima, però mi sembrava giusto scriverla su facebook perché "a costa sto pensando" me l'ha chiesto facebook e non il windows live spaces.
Sto pensando che ho ancora i pantaloni slacciati da dopo che sono stato in bagno, ma non ho alcuna voglia di allacciarmeli. Tanto tra un po' me li cavo per andare a letto.
Sto pensando che sarebbe ora che iniziassi a fare le cose per bene, o che iniziassi proprio a farle male, o una delle due, bene o male.
Sto pensando che è una figata avere 16 anni mentali e le responsabilità di quando ne avevi 24. Anche se forse sarebbe più comodo averne 24 mentali e le responsabilità di quando ne avevi 16.
Sto pensando che ne ho davvero 24, ancora per poco, che il 16, ne farò 25, e sarà importante.
Sto pensando che l'aria che c'è fuori è già diversa, ed è buona, ed è ora di respirarla davvero.
Sto pensando che è scomparsa tutta la magia che c'era una volta, e se c'è ancora, non so dove sia finita, dato che sembra sia stata catalogata e racchiusa in tutti i vostri gruppi "quelli che amano baciarsi sotto la pioggia" (sottotitolo: quelli che pagano un bacio con un mese di tosse polmonitica), "quelli che si sente ancora il suo profumo" (sottotitolo: verrà il momento in cui ti farai una fottutissima doccia per levartelo di dosso insieme al senso di colpa, inutilmente), "quelli che almeno una volta hanno aspettato un sms con ansia" (sottotitolo: quelli che poi l'sms è arrivato, ma dalla persona sbagliata) e così via.
Sto pensando che devo chiedere scusa a mio figlio.
Sto pensando che vorrei che mia figlia si emozionasse per le canzoni di Niccolò Fabi.
Sto pensando che domani mattina dovrei andare a lavorare.
Sto pensando che ci andrò.
Sto pensando che stamattina mi sono fatto un graffio sul naso per mettermi la felpa per vestirmi per guardare un gran premio per vedere qualche idiota che ha mandato fuori Raikkonen con le gomme da bagnato estremo mentre gli altri giravano sull'asciutto. Oh, l'avrebbe capito anche il mio gommista che era una cagata.
Sto pensando che ho taggato un po' di persone a cui magari fa piacere leggere questo, ma non si offendano gli altri lettori non taggati. Anzi se me lo dicono la prossima volta taggo anche loro.
Sto pensando che come al solito ho già scritto troppo.
Sto pensando che le cose cambiano e succedono, e che ora, è ora.

martedì 31 marzo 2009

QUESTO DOMANI

RadioScoziaLibera plays Subsonica - Questo domani


L'acqua. L'acqua calda sulla faccia. Quasi a lavare via, quasi a bollire, ogni singola impurità, non tanto del viso di Giulio, ma proprio di Giulio stesso.
E poi asciugarsi, di fronte allo specchio tutto appannato. Guardarsi negli occhi.
Stasera o si vince o si muore. Gli occhi sono iniettati di voglia. Voglia di vivere, voglia di sfogare la rabbia, voglia di sfogare il rancore, voglia di sfogare la rabbia. Voglia.
Esce dal bagno con l'accappatoio, e si veste. Camicia bianca. Camicia bianca d'ordinanza.
Sua madre lo guarda, urla, e piange.
E' un pezzo che ha perso il controllo delle cose, ormai è tardi. Giulio esce: dove va, non si sa. Quando torna: non si sa.
Giulio sale in macchina, non è la sua, ma non è nemmeno quella di Gritty, Cisco, o BREERAA!!, e attenzione che non è un dettaglio poco trascurabile questo.
Intorno a loro, una città immersa nel freddo aspetta pazientemente l'alba: ma è ancora lunga la notte che porterà al domani. Oh, cazzo, si.

Intanto tu sei fuori. Sei fuori con lui. Eh, lui sembra carino, sembra gentile, sembra simpatico, sembra davvero un bravo ragazzo, invece Giulio era così strano. Era così particolare. Così stronzo anche. Così... così che era solo un amico. Che gli volevi tanto bene. Ma qualcosa di più... eh no. Invece lui sembra così... oh...

Via! Sulla Grande Punto del nuovo amico di Giulio (un incensurato del quale non possiamo rivelare il nome) è stata prevista una bottiglia di vodka, a cui attinge quasi esclusivamente solo Giulio. Eh perché l'Incensurato guida, e chi guida non beve. Luci, tachimetro che sale, campagne che scorrono di fianco a bar e aziende meccaniche della provincia. Praticamente come ascoltare un album de Le Luci della Centrale Elettrica a velocità doppia. E a stomaco vuoto.
Che forse con Vasco Brondi c'entra poco, oh, ma con la vodka, si lega parecchio bene.

E la tua serata sembra andare benissimo. Oh si, davvero... poi ti offre anche da bere... certo che c'è freschino fuori... si, vai a fare un giro con lui. Ti porta in un bel posto, dice. Come sembra carino... così scherzoso... allegro... solare... sembra anche dolce... che bel posto dove ti porta... sembra così sperduto... però è bellissimo... soli voi due...

La madre di Giulio, piange, sul divano, tra Ballando sotto le stelle, e altri canali a caso, che mentre un comico faceva ridere, la sentono che piangeva, come dice Jovanotti, ma Giulio non tornerà per lei. E tanto, già lo sapeva.

E bum! Esplodono le luci e i bassi della sala, Giulio è lanciatissimo, come uno uscito dai box ai 180 con poca benzina e le gomme nuove, e si lancia in mezzo a ballare attaccato a non ha capito neanche cosa siano, se siano ragazze o altro... la bottiglia di vodka? Giulio l'hai già finita in macchina.
E l'Incensurato, segue a ruota, lui senza alcol, non ne ha bisogno, lui sa fare, lui segue Giulio, lo usa come cavallo di troia, anzi, di cavallo di troie, segue a ruota e fa l'amico figo di quello jolly ubriaco. E vai! Un pezzo dopo l'altro, senza ricordarne il nome, uno dopo l'altro, e quella che sembra starci, come si chiama? Chi è? Non ha importanza, è gnocca anche l'amica. Giulio se le confonde.

E nel mentre tutte le colonne di tutte i palazzi sono ferme immobili, mentre le mura di tutta la città ascoltano in silenzio, mentre in una qualche parrocchia si prova un balletto hip-hop, mentre le lancette dell'orologio restano ferme immobili, mentre gli alberi già spogli vegliano sopra cumuli di foglie secche.
E la musica continua, la musica della discoteca, la musica hip-hop, la musica della finale di X Factor in prima serata, la musica dell'autoradio di lui.

E Giulio mentre balla ha un flash, un attimo di lucidità in una vita che passa, e si ricorda di te, e non sa dove sei, e non sa cosa fai, e non gliene frega un cazzo, ma ti pensa.
E tu sei in quella macchina, e ora il tuo lui si ferma in un parcheggio, ma è strano, ora ha un sorriso che sembra strano, e non sembra più quello di prima. Sembra che... ma no, non può essere.
L'Incensurato ha già beccato una. L'ha già marcata ad uomo. Lingua in bocca. Palpate. Si, insomma, è solo questione di tempo, poi se la porterà a letto.
E Giulio poi di te se ne frega, balla, balla, balla, si, proprio una gran balla, perchè sta dicendo una balla a sè stesso, perché sta ballando, e perché ha preso la balla, oltre che altri due coca rum. Che facevano schifo ed erano annacquati, ma con l'effetto mescola, via andare! Le tipe, forse schivano Giulio, forse ci stanno, forse no, non ha importanza, è tutto una figata, un piacevole flusso, che Giulio vorrebbe non finissse mai, vorrebbe non finisse mai quella serata.

C'è troppo buio nella dancehall. Giulio va in bagno. Tira fuori da una tasca. Venti euro. Prezzo di favore. Si mette in bocca la pastiglina. E torna fuori. Come una formula 1. Con una sosta di troppo.
Mentre tu, piccola, inizi a capire. In quella macchina. Che forse... qualcosa sembrava una cosa... e invece... era un'altra. E... è tardi... oops.
L'Incensurato se n'è già uscito dalla discoteca, accompagnato dalla tipa. Andranno diretti in macchina pure loro.

Giulio torna in bagno. Come una formula 1 che torna ai box. Qualcosa non va.

Giulio si schianta sulla tazza del cesso, di faccia, mentre il cellulare gli vola. E cade.
Tu, piccola, cerchi di scappare dallo sportello, ma lui ti raggiunge. Ti afferra. E cadi.
L'Incensurato scivola su una bottiglia di vodka vuota. E cade. Lei ride.
Piccole ballerine tornano a casa dal balletto di hip-hop parrocchiale. E qualcuno inciampa. E cade.
La madre di Giulio, ha uno spasmo nel sonno. E vola giù dal divano. E cade.

La bocca è piena di vomito, che si mescola al sangue, e Giulio è un uomo in preda alle convulsioni e ad un attacco epilettico, che non può far altro che ingoiare il proprio vomito, senza nemmeno urlare.
Lui ti ha già afferrato e ti sta minacciando, ha un coltellino, tu piccola puoi soltanto stare zitta, e pregare che arrivi Giulio. Giulio. Proprio Giulio. Sembrava carino. Sembrava una bella serata. Sembravano tante cose. Ora tutto si rivela per quello che è. E fa male. Fa male. Fa molto male.
L'Incensurato sta concludendo in bellezza, testando gli ammortizzatori della Grande Punto, appannando tutta la macchina. Ora si riveste e la accompagna a casa.

La città assiste allo spettacolo, zitta immobile e impotente, senza muovere nemmeno una foglia, senza far passare nemmeno un rintocco. Il freddo gelido la avvolge, chietando ogni giudizio, ogni parola, lasciando tutto nella più completa apatia.

Tu sei, a terra, coperta dalle tue stesse lacrime, con i vestiti lacerati. E sono lacrime amarissime. Ora vorresti solamente morire. Ancora di più della morte che porti dentro.
L'Incensurato dorme già a casa sua. Ma prima di dormire, ha come un flash. Si è dimenticato qualcosa?
La madre di Giulio si sveglia. E' agitata. Telefona a Giulio. Il telefono è spento.
Un'ambulanza corre veloce. Al volante un volontario della Croce Rossa, ha appena 20 anni, è la sua prima emergenza, e non è colpa sua.

Silenzio. Il medico resta in silenzio. Non c'è più niente da fare. La sentenza, discutibile, è comunque chiara.

Alle 3.57 del 16 marzo 2009 Giulio è morto.

giovedì 11 dicembre 2008

C'è crisi

Benvenuti! Siete nella più grossa crisi dal 1929 ad oggi... bello eh? State facendo la storia, siete come i vostri nonni che hanno fatto il '45 o i vostri genitori che hanno fatto il '68.
E ci siete dentro tutti... la grande crisi non risparmia nessuno, se non sei te è la tua morosa, tuo padre, tua madre, tuo fratello, i tuoi figli... i prezzi si alzeranno... le aziende chiuderanno... e beh, ci sarà molta gente fuori dalle finestre.
Tenete le vostre migliori giacche pulite, non inzaccheratele agli aperitivi... risparmiate quegli 8 euro di broda da consumare in piedi, vestitevi più sobri, e tenete le giacche belle per i funerali.
Tenetevi stretti i vostri lavori, che in giro non se ne trovano di altri.
Chiude la Honda F1, tutte le aziende mandano in cassa integrazione dipendenti su dipendenti, tagli ovunque e ovunque. Anche Wikipedia è in crisi. Servono donazioni. E la gente è in bolletta. E non dona.
E' il nuovo 29, e la gente non arriva al 21, non pensa più a fare 13, al massimo pensa alla 13esima. Però sogna il 6 al superenalotto.

Ma prima di tutti e di tutto, amici, c'era già arrivato Bugo.



BUGO - C'è crisi

C'è crisi!
Dappertutto si dice così
E lo leggo sui visi
Non è colpa solo del lunedì
Sono nutellate di deliri
E code e colpi di tosse
E tu non piangi e non ridi
Vivi come se niente fosse

C'è crisi dappertutto
Dappertutto c'è crisi

Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Fa niente.

Niente più come prima
E menomale e menomale…
E' una nuova strategia
Urlate, cazzo, urlate!
Con i beni separati
Econ i mali in comunione
Siamo tutti in fila indiana
E che simpatica carovana!

C'è crisi dappertutto
C'è crisi dappertutto
Io lo leggo sui visi
Dappertutto c'è crisi

Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Fa niente.

C'è crisi dappertutto
C'è crisi dappertutto
Io lo leggo sui visi
Dappertutto c'è crisi

Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Oppure semplicemente
Fa niente…fa niente!

martedì 5 dicembre 2006

La messa di mezzanotte a Natale & varie altre disfunzioni

…venere non ritorna. MAI. quindi è inutile anche solo farsi venire certi pensieri.
che tanto non tornerebbe indietro nessuno. che tanto qui corrono tutti: se ti senti inseguito dai fantasmi del passato, sei solo tu che stai correndo troppo piano.
e poi io non credo ai fantasmi.
Credo nelle rovesciate di Ganz, e nei riff di Matthew Bellamy…
Credo che prima di mettere la testa a posto, forse bisogna metterla storta. Ma forse è anche vero che mettere la testa storta, se sai già che è una cosa sbagliata, forse non ti porta da nessuna parte.
Certo è che anche il mio letto non mi porta da nessuna parte: però ci salgo sopra ogni sera.
Che paragoni del cazzo. Però mi piaceva, lo lascio.
Sto alternando maiuscole e minuscole, sto proprio utilizzando una licenza poetica che non ho e non potrei/non vorrei/non dovrei usare, ma ci sta bene e lo faccio.
poi dicono che dovrei farci un libro, lo so e lo farò, ma il bello del blog è questa editorialità fai da te e "easy publishing". cioè scrivo una stronzata, e oppalà già la leggono tutti.
un po’ come quando esci con una, neanche il tempo di tornare a casa e già "ci sei insieme". eh ma è il 21° secolo, va tutto così veloce…
…eppure ci sono cose che non passano mai, tipo la messa di mezzanotte a Natale. diomio che calvario. poi sei li, accaldato perché la chiesa è stipata di cristiani da minimo sindacale (quelli di natale&pasqua per tradizione), hai mangiato come un maiale, hai anche bevuto, ci sono tutte queste luci e queste candele, ci sono questi cori… è quasi un trip di sofferenza. però che palle la corale di penzale. bravi eh, ma diomio… dai andate a cantare da un’altra parte. perfavore. io volevo solo andare a messa.
ecco.
ma cosa c’entra tutto questo?
sai che non lo so?
mi stavo chiedendo: riuscirò a imparare dai miei errori? o ciclicamente compio gli stessi percorsi? riuscirò a imparare a non cadere nelle stesse cose? o vado sempre a ricercarmi le stesse situazioni?
sto davvero crescendo oppure no? mi merito un posto sicuro in cui vivere o "non ne sono degno", nel senso che non sono "la brava persona" che sembra che io sia (o che io faccia finta di essere)?
quanto sono border-line da 1 a 10?
dove devo stare?
quanto devo condividere con le persone con cui vivo (in senso lato e in senso alato e in senso a lato)?
riuscirò a darmi un ritmo/uno stile necessario per una certa vita? sarò mai in grado di vivere quello che devo vivere?
qual’è la mia vita?
ecco. eccomi in un "momento soriani". una volta (una settimana fa) avrei detto "eh ma è novembre". ora novembre non è più… sarà sto tempo di merda che lentamente mi uccide dentro. sarà.
certo che a londra è anche peggio. ma almeno è una città più viva di questa. che anche questa poi è una città viva, se la si sa vivere. non è che perché ci sei nato il tuo posto è una merda. diciamolo. smettiamo di dover credere che andarsene dalla propria città natale è per forza figo. può essere necessario, può essere bello, però smontiamo anche questo luogo comune del cazzo.
cento è una bella città, tiè. e smettiamo di dire che i centesi sono stronzi fighetti con la puzza sotto il naso. i centesi sono come tutti gli altri, alla fine, ci sono gli stronzi, i fighetti, quelli con la puzza sotto il naso, ok, forse sono anche la maggioranza della popolazione, può essere. ma non sono tutti così.
certo è che a cento c’è una mentalità ancora paesana,ma collocata in una piccola città. ovvero: non siamo il piccolo paese dove te ne devi andare per forza, perché qui, alla faccia di chi va di continuo a bologna, c’è già tutto (o quasi, a parte il rivenditore ticketone, il centro fastweb, il centro telecom, e altre cosine similari).
però c’è la mentalità paesana dove ovunque ti giri hai incollato sulla schiena il tuo userID con tanto di genitori, storia, rendimento scolastico, exragazze, compagnie con cui sei uscito, ecc. ecc.
e quello non te lo scrolli: allora o te lo costruisci bene, o cerchi di correggerlo. ma sono cose lunghe e impegnative… chi non ci riesce/chi non ha voglia di impegnarsi in questo allora fuga via verso altri lidi, senza maiscuola.
certo, a volte per ti vengono attaccate addosso delle etichette pesanti o false, e allora è normale "arrendersi". bisogna valutare caso per caso.

mi mancano alcune persone, lo so, è normale. ma venere non ritorna. MAI.
"I miss you, I guess that I should… 3500 miles away, but what would you change if you could?"
Niente. Non cambierei proprio niente di tutto quello che ho fatto.

poi a volte le cose non si mettono come vorresti, perché non si vive a compartimenti stagni, e non riesci a vivere di pippoinzaghismo. perché il pippoinzaghismo richiede una forma costante, che a volte non hai. e il pippoinzaghismo stesso contempla il fallimento. perché può succedere.
poi è vero che l’uomo non deve ricercare la perfezione: nel senso che la deve cercare si, ma non deve aspettarsi di trovarla. è un tendere alla perfezione. e qui ringrazio Giovanni Padovani, mitico e storico prof di Filosofia, che prima di tutto mi ha insegnato a pensare un po’ di più e un po’ meglio di quanto non avessi fatto nei miei 16 anni precedenti.
ringrazio anche Orsi per avermi fatto pensare a questa cosa che era nata dal mio post precedente.
che ci fosse Giulio direbbe: "va beh, ma nel pratico della bumbata della prima volta, la perfezione non puoi averla, quindi tendici pure, anzi, è un bene che tu ci tenda alla perfezione… ma se devi stare ad aspettare di trovarla non bumbi più!"
a volte Giulio è anche una persona seria, nel suo essere Giulio.
e io invece che non sono Giulio, potrei dire citando i Bluvertigo: "la perfezione è un’utopia: ed è per questo che va ricercata".
va ricercata, ma non aspettarti di trovarla su questa terra.

una volta, eravamo ubriachi e minorenni in gita a Salisburgo, e nacque un altergo abbastanza serio sulla differenza tra i termini "cercare" e "trovare". qualcuno sosteneva che fossero sinonimi, io invece ero convinto (e lo sono tutt’ora) che mentre "cercare" indichi un’azione con esito incerto, ancora sconosciuto, "trovare" indica un’azione già con esito che tende al positivo. poi è vero che possono essere usati anche come sinonimi, ma vabè, l’italiano è piuttosto versatile.
sto ascoltando in sottofondo "august and everything after". un album del genere in sottofondo è come usare la birra Du Demon per cuocerci i wurstel. ciao la Du Demon! saranno anni che non ne bevo. sarà da quando ero minorenne, forse.
bei tempi quelli… c’erano meno pensieri: oppure, ce n’erano lo stesso tanto e a loro modo altrettanto seri, eppure c’erano meno problemi. ecco, è questa la differenza: ci sembrava avessimo tanti problemi e in realtà ne avevamo un tot meno di quelli che adesso. ogni cosa che guadagni è una cosa da gestire.
certo, tutto questo se vuoi vivere davvero. perché se ti accontenti di vivere con l’autofreno e il cambio automatico, e magari anche le righine tratteggiate per terra, come in GP-GP2-GP3-GP4, allora forse non cambia molto. ma allora te non stai vivendo, bell’uomo.

boh e poi ci sarebbe tanto altro da dire, a questo punto sacchi non starà più leggendo, e si lamenterà dei miei post sproloqui troppo lunghi. ma se sta leggendo fino a qua si meriterebbe un premio: tipo che io andassi con lui a Milano per gli incubus… si ma fino a Milano… e poi 30 euro… dai, che si accontenti dei verdena all’estragon. E poi sto già ascoltando "il suicidio del samurai".
inevitabilmente BLOGORROIC: un modo inutile per passarsi il tempo invece che studiare.