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giovedì 17 gennaio 2019

Io & Le Luci (ovvero: lettera a Vasco) (Brondi)

"C'è questo tipo, cantautore, di Ferrara... chitarra e voce... fa cose un po' disagiate, però forti. Dovresti sentirlo, secondo me ti piace. Vorrei intervistarlo al MEI."

Ottobre 2008, nella sede di
Radio Nebbia. Siamo in mezze maniche. Nella sede di Radio Nebbia siamo sempre in mezze maniche, c'è caldo tutto l'anno, il riscaldamento è centralizzato e i termo sono bollenti da ottobre ad aprile. Quando viene spento il riscaldamento centralizzato, ormai fuori ci sono già 25 gradi quindi sei in mezze maniche lo stesso


C'è Fede che mi parla di questo Le Luci della Centrale Elettrica, che in realtà è uno da solo. Io e Fede abbiamo dei gusti molto simili, quindi il giorno dopo in ufficio apro youtube e inizio ad ascoltare.
Ci sono questi pezzi belli, forti, diretti, al limite dell'essere violenti...

"Mentre parecchi facevano l'università, e alcuni si impiccavano in garage, lasciando come ultime volontà le poesie di Vian."
(Le Luci della Centrale Elettrica - Fare i camerieri)

A volte i testi sono semplicemente un elenco di immagini, di metafore, di elementi urbani accostati ad altri poetici... uno schema bene o male ripetuto per tutto il primo album autoprodotto omonimo, che poi ha aperto la strada al primo album ufficiale, "Canzoni da spiaggia deturpata".



Nemmeno due mesi dopo, sono al MEI di Faenza. Fede ti ha contattato e convinto, e tu arrivi da solo, con quella capigliatura fuori da ogni moda.
"Enrico, ciao"
"Vasco, piacere"
E questo rimarrà il nostro unico scambio.
(A parte una volta che ti ho taggato su una foto ad un tuo live e mi hai messo un like, e una volta che ho fatto una stories su due cartelli compro oro (uno a fianco all'altro) e hai messo una reaction alla mia Instagram story.)

"COMPRO ORO! COMPRO ORO!"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Destini Generali)

Il giorno dopo ti sentirò suonare dal vivo, qualche pezzo, al MEI 2008, in un silenzio quasi surreale, di centinaia di persone in un padiglione della Fiera di Faenza rapite dai tuoi pezzi. Dalle tue grida, stonate, dalla tua rabbia, dalle tue parole taglienti.

E niente... le tue "canzoni d'amore, di merda" come avevi definito parlandone con Giorgio Canali (o una cosa simile) mi hanno tenuto parecchia compagnia in un periodo difficile (cioè la vita. La vita è un periodo difficile che si colloca tra la nascita e la morte) e mi hanno ispirato parecchio. Già dal 2009 sul mio blog comparivano parecchie tue tracce. Tracce inteso come canzoni ma anche semplicemente come segni.

E' in questo momento in cui spero il che il tuo primo album, pluripremiato, non abbia un seguito. E' una fotografia, un fermo immagine di una generazione ("una generazione di due persone", dirai tu in parecchie interviste, perché i pezzi spesso parlano di te e della tua ragazza, che poi divenne ex).
Mi chiedo come tu potresti fare un altro album, senza che sia un album fotocopia.

Ricordo anche un live, "La Tempesta sotto le stelle", ovvero il tradizionale festival della tua etichetta Tempesta Dischi all'interno della rassegna ferrarese "Ferrara sotto le stelle".
E sentirti cantare a casa tua, le tue canzoni, nella tua piazza... quando hai fatto "La domenica delle salme" è quasi sembrato un tuo pezzo.

(no, non è quel live - ma la versione che avevi suonato è questa)

E un po', va detto: "Per ora noi la chiameremo felicità"esce del 2010 e un po' risente di questo. In alcuni brani c'è il tentativo di ripetere lo schema vincente senza riuscirci pienamente, o perlomeno senza lo stesso brillante risultato del primo lavoro.
Nonostante sia il lavoro meno riuscito dei 4 album da te pubblicati, è comunque un buon disco. C'è "Anidride Carbonica", che a me piace un sacco. C'è "Cara Catastrofe", che entra a pieno titolo nel tuo repertorio (da lì in poi la suonerai in tutti i tuoi live, o quasi) insieme a "Quando Tornerai dall'estero".
Quando esce questa, come singolo, io sono a Londra.
A Londra dove facevo il cameriere, dove non ci ero andato per dimagrire, ma dimagrivo lo stesso.
A Londra dove una collega del ristorante, ad uno staff meeting dove le era stato chiesto "presentati raccontando un tuo segreto" (che poi quanto è idiota chiedere di raccontare un segreto? che segreto è poi?) lei rispose "ogni tanto mi metto le cuffiette e vado a ballare da sola in strada".
La sera prima era uscito questo.

"nelle nostre camere separate, a inchiodare le stelle"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Cara Catastrofe)

Comunque a colpirmi di più, ovviamente, fu il secondo singolo Quando tornerai dall'estero. Perché siamo sempre l'estero di qualcun altro. E c'è sempre qualcuno più all'estero di noi.

"andremo ancora a letto vestiti"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Quando Tornerai Dall'Estero)

Tutto questo fu ovviamente in un qualche modo convogliato sul mio romanzo Anche se a Londra piove, dove sei uno degli artisti più citati. Una volta ero a Cagliari, e Carlo Birocchi, nel presentare il mio libro al Caffè Savoia, se ne uscì con "il protagonista ascolta un sacco di musica... gli Strokes, gli Oasis... Le Luci della Centrale... ma qui non è solo che gli piace: è proprio che lui con Vasco Brondi CI PARLA!"
Insomma, probabilmente la platea si fece l'idea che Giulio, il protagonista del mio romanzo, fosse una sorta di psicopatico complessato che parlava al suo iPod.
E per questo comprarono il mio libro.
Spero di aver confermato la loro idea.
Se così non fosse, sappiate che a distanza di anni l'autore del romanzo comunque sta davvero scrivendo un post parlando in maniera immaginaria a Vasco Brondi.
Una volta ti ho parlato del mio romanzo in messaggio privato su Facebook, ma non mi hai cagato.
Era a fin di bene, va detto: un euro per ogni copia veniva donato ad Emilia Livet, associazione che raccoglieva fondi per l'allestimento delle scuole emiliane, nel post terremoto.

Ricordo poi un EP, qualche pezzo, qualche live... ti ho visto allo Sherwood Festival 2013 a Padova, dopo il live di Maria Antonietta, mentre appoggiato al muro parlavi con la ragazza di qualcuno. Proprio come nella canzone de I Cani.


***


E poi all'improvviso nel 2014 esce "Costellazioni". Non ricordo bene nemmeno la prima traccia che uscì, ma Costellazioni fu proprio una cosa da "porca troia!".

Qui è venuto a darti una mano Fede Dragogna dei Ministri, e si sente. Si sente che è arrivato qualcuno ad elevarti, a tirarti fuori ancora di più e ancora meglio quello che hai dentro. Non suona come un disco dei Ministri: suona come un tuo disco. Anche se diverso dai precedenti, è proprio una cosa tua.

Uno di quei pezzi che mi fece davvero stupire, sulla sedia di camera mia, a casa di mio padre (che stavo per abbandonare) fu "I Sonic Youth", che merita un post per conto suo. Ma non è nemmeno la più bella. Però quando canti "c'è un campo di calcio, regolamentare" non posso far altro che applaudire con tanto di standing ovation. E' roba da analisi semiotica.

"c'è un campo di calcio, regolamentare"
(Le Luci della Centrale Elettrica - I Sonic Youth)

Queste canzoni le ascoltate decine e decine di volte (non dico centinaia, però l'ordine di grandezza è quello). "Costellazioni" ce l'ho ancora in macchina, per intenderci. E ho cambiato 3 auto da quando è uscito.
C'è "Questo scontro tranquillo" che a me sembra raccontare di come io Fabrizio Marciante facevamo fatica ad avere i soldi per fare la spesa a Londra, e poi ci siamo trovati a presentare i nostri libri a Milano.


"parlami di tutti i miei amici, dei nostri sogni assurdi che si sono avverati"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Questo Scontro Tranquillo)

E poi "Macbeth nella nebbia", ma tante altre canzoni... e frasi... e arrangiamenti... che disco. Costellazioni è un capolavoro. Potrei parlare ancora per righe e righe.
"Blues del delta del Po" sarebbe stata perfetta come colonna sonora per il mio Anche se a Londra piove, ad esempio.
Ho visto 2 o 3 date di questo tour. Una volta, sono arrivato mezzo ubriaco da un aperitivo che si era allungato oltre modo. Mi è sembrato magico.
Questo è stato il primo disco che ho fatto partire nella mia casa di Penzale (quartiere di Cento). Mi ero trasferito in agosto, non c'era caldo, quindi ho aperto tutte le finestre e ho messo su questo disco. Così da far capire fin da subito a tutto il quartiere con chi avevano a che fare.
E poi "nella calma che hanno a notte fonda i viali di Bologna" questo album mi ha accompagnato in tante serate infruttuose in giro per Bologna, mentre "me ne andavo in una città a 40 km".

E poi io facevo l'impiegato (anche se non era un ufficio pubblico, "ero sempre il sole che scende") e spendevo i miei weekend, quando potevo, in piccoli viaggi, e generare "frammenti di discorso che finiscono prendendo un aereo".
E sostenevo che dovessimo andare in Polonia, ad esempio a Cracovia, così avremmo visto "il monumento dei cuori strappati appena fuori Cracovia" di cui gli hipster parlavano benissimo, ma che doveva ancora essere scoperta dal grande pubblico.
E alla fine ci andammo, facendo nascere un gruppo di cavalli dell'est che in pochi anni hanno esplorato buona parte dell'est conosciuto.
Anche se in realtà davanti al monumento dei cuori strappati non ci andammo, perché quel pomeriggio era già freddo, buio, e non avevamo voglia di prendere un autobus... perché in effetti a piedi è troppo in là. E' a Cracovia, ma non in centro: è appena fuori.
Però quello che mi dico sempre è che se una città ti piace devi sempre tenerti buono un motivo per ritornarci, e allora, mi dico sempre che ci ritornerò per andare davanti al monumento dei cuori strappati.

"da una finestra arriva della musica elettronica dell'Est Europa"
(Le Luci della Centrale Elettrica - La Terra, l'Emilia, la Luna)


Poi, a un certo punto, è arrivata la Maja.
Ed è arrivato "Terra", che ho comprato in vinile. Terra mi ha donato, tra i tuoi brani e il tuo libretto di accompagnamento, quella ispirazione che ormai avevo perso. E' stato "il colpo di grazia" ad un romanzo sul quale ho lavorato quasi due anni e che poi ho accantonato. (Che magari prima o poi riprenderò in mano, ma ristrutturandolo fortemente.)
E che mi ha dato spunto per cominciare a scrivere altro. E, gradualmente, a sistemare alcune cose della mia vita.
Magari è solo stata una coincidenza temporale, chissà.
Nel 2016 sono stato in Bosnia, e "dove c’era un minareto o un campanile c’è un albero in fiore tra le rovine" e questo senso di pace "come in un dopoguerra" mi ha accompagnato anche in un viaggio in Polonia con la Maja, l'estate successiva. Perché nei disastri (come l'impianto GPL che non funziona, o il motorino di avviamento che si rompe) ..."il futuro era sempre lì a sorriderci" e in fondo "non c'è alternativa al futuro".

"hai scoperto che Toronto è una Varese più grande"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Coprifuoco)

E siamo arrivati ai giorni nostri.
E Terra è un altro disco bellissimo, anche qui c'è uno stupendo lavoro di arrangiamento e composizione insieme a Fede Dragogna dei Ministri. Si sente quell'aria quasi da "world music" nel senso di prendermi pezzi, strumenti, sonorità da tutto il mondo e portarle a casa.
A casa tua. Ferrara.
E sono venuto ad ascoltarti, spesso con la Maja, in diverse date del tuo tour. Anche in quest'ultimo tour. Volevo venire a dicembre, a Bologna o Ferrara, ma ero impegnato per lavoro. Sono venuto il 9 gennaio al Duse.
E mi hanno telefonato per lavoro mentre ero lì. Ma non ho risposto.
Ormai avevi finito, è stato giusto aspettare la fine. A teatro non si risponde al telefono, e non si scomodano quelli seduti per andare a rispondere.

***

E così siamo alla fine.
Ho lasciato fuori racconti paralleli di amici e amiche, che comunque sono esistiti e mi hanno accompagnato. Ho cercato di parlare di me e te, Vasco Brondi, come se tu fossi un personaggio lontano, e invece poi sei un ferrarese, E sei dell'84 pure tu.
Perdona aver scritto un po' in maniera confusionaria, con sicuramente un sacco di refusi, proprio come si scrive ad uno che si conosce bene di cui tanto te ne puoi fregare di errori e orrori.
Era un modo per salutarti e ringraziarti.

E in realtà sono contento che si chiuda questo "Le Luci della Centrale Elettrica", perché è e sarà una cosa bellissima. Ora sarai libero di fare tante altre cose stupende, sempre come pare a te, lasciando questi bellissimi anni raccolti nelle tue canzoni.

Grazie di tutto, e in bocca al lupo. Ci sentiamo presto.

lunedì 22 settembre 2014

Autointervista: il vero motivo per cui sono tornato da Londra (tutta la verità!)

Non sarò breve: e lo dico fin da subito. Perché dovete sapere che a volte le cose non si possono sempre semplificare, o sintetizzare, sennò si perdono le sfumature, i dettagli... e le cose assumono un senso diverso.
Volete la verità? Beh, non dico sia complicata, ma di certo è lunga.

Ah, quindi in questi anni ci hai mentito?

No, mai. Oppure, si, ma non mi ricordo che balla vi ho detto. Di sicuro vi ho detto una piccola parte della verità. Non vi ho mentito, ho semplicemente omesso alcuni dettagli. Fatemi cominciare.

Vai...
Riassunto delle puntata precedenti: ho vissuto a Londra dall'agosto 2010 a marzo 2011 (e in seconda battuta da marzo 2012 a luglio 2012, ma oggi non parlerò di questo).

Lo sapevamo già, vai al dunque.
No, non tutti, e comunque era importante ricordarvi questa cosa dei due periodi. Parlerò solo del primo. Fatemi andare avanti.
Ero a Londra, mi piaceva la città (e mi piace ancora... ma con il tempo, forse l'età, forse le naturali cose che cambiano della vita ora forse ho imparato a conoscere bene i suoi difetti. E il fatto di conoscerli bene, a volte vuol dire anche prevenirli, o sopportarli. Prima forse ero più... incosciente/passionale), iniziavo ad avere degli amici, a migliorare con l'inglese, e così via. Avrai potuto trovare un altro lavoro che mi piacesse di più che fare il cameriere, pagato meglio, meno stressante e faticoso, e con orari più "sociali"... e che mi permettesse qualche weekend l'anno per tornare a Cento. Avrei dovuto migliorare parecchio il mio inglese, e mettermi in cerca. Una cosa sicuramente a sua volta stressante e parecchio impegnativa (come si dice, cercare lavoro è un lavoro) soprattutto a Londra, ma fattibile.

Atti... taglia corto... abbiamo capito... volevi restare a Londra... perché sei tornato?
Ecco, ci sono: io volevo fare lo scrittore. E scrivo in italiano. Ho sempre scritto in italiano, in inglese ho scritto qualche breve pensiero, ma non possedevo (e non possiedo ancora) un livello tale di inglese da avere la stessa prosa che ho in italiano. E inevitabilmente (per quello che riguarda il mio stile) la lingua che usi influenza la tua prosa, e anche leggermente i tuoi contenuti.
E a me piace l'italiano. Gli italiani meno, ma l'italiano si. E io volevo scrivere in italiano. Anche per parlare agli italiani. A voi (miei lettori / follower), innanzitutto.

Ok, vabbè. Ma non potevi continuare a scrivere in italiano, e nel mentre vivere a Londra?
Si e no. Si, Anche se a Londra piove (e altri racconti, credo) sono stati scritti mentre ero a Londra. Quindi si, si può tranquillamente scrivere dall'estero (anzi per certe cose è sicuramente più di ispirazione, sarà la distanza).
Però... no, non è possibile farsi pubblicare dall'estero. A meno che tu non sia seguito (e soprattutto lanciato) da una grossa casa editrice.

Ma tu hai provato a farti pubblicare da una grossa casa editrice?
In realtà questa domanda non me la fate di solito. Ma vi rispondo lo stesso: no. Sono andato dritto su Tempo al Libro perché la conoscevo. Mi piaceva come lavoravano, mi piacevano le loro opere, e mi fidavo di loro. E sono contentissimo della mia scelta.
(In ogni modo, le grosse case editrici è molto difficile che anche solo leggano veramente il tuo romanzo... forse prima o poi proverò, comunque.)

Tempo al Libro... e quindi? Dicci, dovevi per forza tornare in Italia per farti pubblicare da Tempo al Libro?
No, non per forza. Ovviamente non me l'hanno chiesto loro. L'ho deciso io. Credo che, perché un buon "prodotto artistico" abbia successo, ci vogliano tre cose.
1) Qualità: al di là dei gusti, credo ci sia. D'altronde un minimo di presunzione ci vuole per fare gli scrittori, no?
2) Diffusione: intendo l'abilità di mettersi in mostra, attraverso tutti i canali possibili. Ritengo di averne le capacità e di avere fatto qualcosa di buono, ma ancora di non essermi giocato tutte le carte.
3) Culo: un po' di fortuna ci vuole sempre. Ne ho avuta forse un po', può essere... di sicuro, botte di culo epocali ancora no.

Si ma non hai ancora detto...
...che palle! Fammi arrivarci! Allora, tornando ai tre punti di prima... qualità e culo li puoi avere anche da Londra, ma per come funziona il mercato letterario/artistico, sapendo già di avere un buon bacino di lettori/fan a Cento e dintorni, per me era fondamentale tornare sul territorio. Se volevo fare lo scrittore, in italiano, facendomi pubblicare, e vendendo, io dove stare qui. A Cento/Bologna/Ferrara.
E così ho fatto.

Quindi sei tornato per fare lo scrittore. Ma ora fai altro...
Si e no. Si: è vero, la mia principale fonte di reddito è un altro lavoro, che se vogliamo può anche avere qualcosa in comune con lo scrivere, ma di certo non è nell'editoria o nel giornalismo. (Mi occupo di comunicazione e business process management... che non voglio fare il figo, ma in italiano è troppo lungo, e comunque non è il post e nemmeno il posto in cui parlarne).
Ma devo anche dire che in questo momento storico, fare lo scrittore in Italia spesso vuol dire questo: tenere la scrittura come hobby/secondo lavoro. Statistiche alla mano, ci sono una decina (10!) scrittori in Italia che vivono di soli romanzi (Baricco, Fabio Volo, ecc...) e altri 60-70 che vivono dei romanzi di attività correlate (giornalismo, sceneggiature, radio, autori per comici, ecc).
Io non rientro nemmeno in questi 60-70, ma faccio parte degli altri circa 30mila scrittori in Italia che vendono almeno 50 copie l'anno... e sono comunque nella parte alta della classifica: ci sono altri 30mila scrittori che sono pubblicati ma vendono meno di 50 copie l'anno.
Quindi... si, mi sento di dire che sono uno scrittore. E faccio lo scrittore, anche. Non solo quello.

E io che pensavo che fossi tornato perché ti mancava Cento... però, da quel che ho letto in Anche se a Londra piove, pensavo che Londra ti avesse un po' nauseato...
Per carità, di sicuro Londra mi ha anche nauseato, come ho sempre detto c'è una forte ispirazione autobiografica in quel romanzo. Ma al tempo stesso ho anche sempre detto che IO NON SONO GIULIO!

Sicuro? No, sono sicuro che una volta hai detto "Io sono Giulio"...
Si, Giulio è una sorta di alter-ego della mia personalità, se vogliamo. E abbiamo tanto in comune, così come la mia e la sua esperienza londinese possono definirsi davvero simili.
Simili, ma non uguali! Quello che pensa o fa Giulio non è esattamente quello che ho pensato o fatto io. Abbiamo due vite diverse e due età diverse (io a Londra ero 26enne, Giulio è 19enne).
Ad esempio, Giulio si ritrova spesso solo, nel romanzo (non svelo niente sul finale, no spoiler). Anche io ho passato molti momenti in solitudine, ma a differenza di Giulio ho conosciuto più amici e trovato più persone. Ero meno solo di lui, anche in questo caso l'alter-ego di Giulio mi è servito per estremizzare una situazione (che comunque a sprazzi e fasi alterne vivevo anche io) e renderla più romanzata.
Anche qui: nessuna bugia, la solitudine di Giulio è la stessa mia e di tanti altri (anche tra voi lettori, siete stati in molti a dirmi che vi siete riconosciuti), semplicemente è stata messa in una forma "da romanzo". E se Giulio pensa certe cose di Londra... non le penso esattamente tutte nello stesso modo. Più di così non posso dire sennò spoilero chi ancora deve leggere.

Si si, ho capito. Vabbè. Eh, allora sei tornato per scrivere e scrivi... beh cacchio, sarai contento, no?
Si, di sicuro lo scrivere è una delle cose più belle della mia vita e avere cominciato a 28 anni (di certo non presto, ma neanche tardi) mi fa molto contento. Oltretutto il fatto di avere la scrittura come hobby mi permette di non avere pressioni sui tempi e sui contenuti di quello che scrivo. Continuo a scrivere quello che mi pare, quando mi pare, e se verrà pubblicato, tanto meglio.
Poi, è un po' limitante sapere che molto probabilmente la scrittura non sarà mai il mio unico lavoro... ma vabbè... mai dire mai, no? Se capita... tanto meglio.

Però poi forse avresti delle pressioni sui tempi e sui contenuti...
Eh, infatti. E' ben per quello che a volte ci penso e preferisco avere questo tipo di "pressioni" nel mio lavoro principale come dipendente, piuttosto che nel mio hobby/secondo lavoro artistico.

Si, capisco. Senti ma... poi però ci sei tornato a Londra... perché? E poi perché sei ri-ritornato qui? Che poi in realtà il libro l'avevi pubblicato dopo la seconda volta......ma saranno anche un po' cazzi miei, o no? Comunque quello che ho scritto sopra è la verità. Se ci sono altri parti di cielo che non ho voluto illuminare, sarà che forse ci stanno solo delle nuvole, o che nascondono delle stelle che voglio tenere solo per me.

Eh tutta 'sta poesia così all'improvviso... ma forse vuoi dirci che...
No, era solo un preambolo romantico per dirvi che... ma no, non voglio essere volgare. Lo faccio dire ai The Pills. Non saprei dirlo meglio.




giovedì 6 marzo 2014

Femminile Singolare

Ok che questo blog vive di vita propria, o di non vita propria, dipende: però è anche vero che è giusto dirvi che a volte capita che le cose scritte in questo blog prendano vita propria ed escano da questo blog. #Escidaquestoblog, direbbe Renzi.

Ed è anche giusto dirvi che è la prima volta da quasi un anno e mezzo (da quando è uscito "Anche se a Londra piove") che faccio un qualcosa di nuovo a livello letterario.

Questo.

C'è anche il suo bello evento FB con tutte le altre info che vi servono. E' una cosa che sta cominciando a piacermi parecchio, ci saranno un paio di estratti da "Anche se a Londra piove", ci sarà anche "Il mio regalo" già pubblicato qui, e tutto il resto sarà nuovo ed inedito.
Oh, fate voi, se vi piace, sono li. E pagate solo quello che consumate.

domenica 23 dicembre 2012

Il mio regalo

Scusate l'assenza, ma nemmeno troppo, ma anche no. Ho anche avuto da fare. A tratti, parecchio.
Ci sarebbero tante cose da aggiungere e da dire (e lo farò, anche) ma per il momento vorrei comunicarvi che "Anche se a Londra piove" sta piacendo e sta anche vendendo qualcosina... e un po' per festeggiare, un po' perchè è Natale tra poco, vorrei premiare la vostra fiducia e la vostra perseveranza nel seguirmi anche se non scrivevo niente da oltre due mesi...
Ecco, quindi, il mio regalo: IL MIO REGALO. No, non è un rafforzativo, è che si chiama proprio così: è il mio racconto di Natale. Agratis, qui, per tutti voi e tutto internet.
Attenzione che Natale non è per forza baci baci amore amore felicità piccipiccipoccipocci. Io vi avviso...
Buona lettura, e Buon Natale.

P.S. nel caso non vi piacesse... che cacchio volete, è gratis! Tornate a leggervi fabio volo e le sfumature di grigio. Ah, una trentina di voi fedelissimi del "Blogorroico fan club" lo ricevettero anche nel 2009... ma è stato leggermente modificato nel mentre. E così mi piace di più.


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Enrico Atti

IL MIO REGALO


Un altro Natale di merda, e io non lo volevo nemmeno. Non lo volevo così, perlomeno. Non volevo un altro Natale così.
No, ma diciamola tutta: io il Natale non lo volevo proprio e basta. Solo che tra tutti i Natali che potevo avere, mi sono scelto uno dei peggiori.
C'è un freddo incredibile, e cerco di infilarmi il più possibile dentro la mia sciarpa. Ogni respiro è una fumana bianca davanti a me. Si, è vero, ho sentito freddi peggiori di questo, ma dopo che uno sta due ore fuori... mi sono completamente ghiacciato.
Anche se non credo abbia il diritto di lamentarmi del freddo: ho la fortuna di avere un tetto, potrei tornarmene a casa, ed andare anche a letto. Al caldo. Anche se ho la caldaia che si spegne di continuo, sicuramente c'è più caldo che qui.
Ma è la viglia di Natale: non posso certo stare chiuso in casa. Devo darti il mio regalo...
Le cuffiette dell'iPod iniziano a darmi fastidio alle orecchie. Sarà il freddo. Non è certo un buon motivo per tirare fuori le mani dalle tasche.
Non so perché, oggi avevo voglia dell'ultimo album degli Arctic Monkeys. Non tutto, solo qualche canzone. Un paio. Il resto dell'album fa cagare, ma quelle due li, suonano bene. Suonano esattamente come oggi.
Ho voglia di una paglia: e questo si, è un buon motivo per tirare fuori una mano da una tasca.  Anche se avevo detto che smettevo di fumare. Avevo anche detto che smettevo di farmi le seghe, di bere, di prendere il caffè, di arrivare in ritardo agli appuntamenti, di addormentarmi a scuola, di fare la pipì con la tavoletta abbassata.
Adoro l'odore che la nicotina lascia sulle mani, adoro l'odore che mi lascia nei vestiti. Dovrei smettere, lo so. Ma non ce la faccio. Anzi: se volessi ce la potrei fare, è proprio che non ne ho voglia. Non voglio. Voglio fumare. E lo faccio.
Mi sono seduto su un muretto, è parecchio scomodo, oltre che essere freddissimo è anche bagnato. Umidità.
Sono davanti a casa tua e tu non ci sei. Sarai a fare il cenone con la tua famiglia. O alla messa di mezzanotte.
Non so nemmeno perché sono qui davanti a casa tua, non tornerai sicuramente adesso. Non ho la minima idea di quando tu possa tornare. Ma non ti sto aspettando, in fondo, e lo so benissimo.
La verità è che neanche dovevo essere qui. Dovevo essere a Brighton. “Perché Brighton è la nuova Londra”. Pensa te, io credevo fosse Bristol.
C'era già un progetto, una casa discografica emergente, facciamo tutto con myspace itunes facebook e twitter, che figata, poi si va la sera a sbronzarsi nei pub e a scoparsi le fighette british. Wow, bellissimo, preparo le valigie.
Poi, i soldi sono finiti. Come l'album dei Ministri. I soldi sono finiti, si, ma nelle tasche di uno dei soci. Quando hai 300mila euro di debiti accumulati ovunque, può bastare rubarne qualche migliaio per pensare di scappare fuori dal mondo e rifarti una vita. Magari facendo davvero il musicista, invece che truffare gli altri. L'altro socio, quello truffato, ha tentato il suicidio, ora è in clinica. E io, sono qua. Disoccupato. Odio questa parola. Farò le vacanze di Natale come una normale persona in ferie, poi cercherò un altro lavoro. Qualcosa troverò. Se non altro per pagarmi le sigarette, i caffè, e le birre.
Beata te che almeno ce l'hai una famiglia, che hai qualcuno con cui passare il Natale. Che non ti ritrovi a un passo da mezzanotte, con i piedi freddi, ghiacciati e bagnati, in mezzo alle foglie secche. Bagnate. Foglie secche bagnate. Mi fa ridere pensare a questo realissimo ossimoro, è quasi paradossale. Ascoltando sempre gli Arctic Monkeys, ma stavolta le canzoni nuove brutte.
E potrebbe nevicare da un momento all'altro, ma sono convinto che non lo farà.
Perché sarebbe magico se iniziasse a nevicare, se tu arrivassi da sola, con la tua graziosa cuffia bianca, con il tuo giubbotto delle stesso colore, un paio di stivaletti ingenui quanto te, e mi corressi incontro abbracciandomi. E mi facessi gli auguri di Natale, sorridendomi.
Sarebbe bellissimo, davvero. Guarda, non chiedo neanche un bacio, neanche un bacio su una guancia, sarebbe troppo anche per me le mie fantasie. Un sorriso, almeno.
E invece no. Non nevicherà, e non arriverai in tempo.
In fondo è giusto così: sono venuto qui da solo e non me l'ha chiesto nessuno. Adoro guardare la finestra della tua camera, anche se so che ora è vuota.
Non volevo un altro Natale da solo, no. Però mi piace stare qui. Non ho una famiglia, però devo dire che mi sento a casa mia. Davanti alla tua.
L'ultimo tiro alla sigaretta, che getto in mezzo alla strada. Mi alzo in piedi, mi sistemo il cappotto figo, e tiro fuori il mio regalo.

Un colpo secco e sordo, e il mondo ha un'altra prospettiva. Un sapore caldo e metallico mi riempie  immediatamente la bocca. Tornerai a casa, e troverai i tuoi giocattoli che hai sempre sognato da bambina... l'ambulanza, la macchina della polizia, e il Mercedes nero. Con un bagagliaio grande. Molto grande.
Certo che la paglia potevo lanciarla più in la, a momenti ci sono caduto sopra con la faccia.
Buon Natale, amore mio.

sabato 20 ottobre 2012

Anche se a Londra piove

Ora posso dirvelo: il 10 novembre esce il mio primo libro, e si intitola "Anche se a Londra piove", edito da Tempo al Libro di Faenza.



Anche se a Londra piove

il primo romanzo di Enrico Atti

prima presentazione
sabato 10 novembre, ore 17
cinema teatro Don Zucchini
(via Guercino 19 - Cento FE)


Acquistando questo libro doni 1 euro ad Emilia LìveT per la ricostruzione delle scuole nei paesi terremotati