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lunedì 1 gennaio 2018

Il primo dell'anno

L'iPhone non centra nulla, ma mi sembra comunque una immagine rappresentativa del Primo Gennaio
L'iPhone non centra nulla, ma mi sembra comunque una immagine rappresentativa del Primo Gennaio.

Oggi comincia il nuovo corso di questo blog. Cosa cambia? Quasi nulla. Continueranno ad esserci pochi post, a cadenza irregolare, e continueranno a esserci i miei deliri semi-narrativi, le mie riflessioni, i miei ricordi. Ma ci sarà sempre della musica. Tanta musica. Perché c'è sempre della musica. Parlerò anche proprio di musica, penso. Recensioni, interviste. Ma non fatevi troppe illusioni che sono molto incostante nei miei intenti. Comunque, qualche post a riguardo c'era già stato, ce ne saranno di più.
Oggi è il 01/01/2018, e il primo dell'anno, faccio il primo post del nuovo corso.
Parlando del primo gennaio, cioè di TUTTI i miei "1 gennaio". Coraggio, sono soltanto 33: togliendo quelli che non ricordo, sono 27... visto che non li racconterò singolarmente, sarà una rapida carrellata.
Riuscirò a essere prolisso lo stesso, lo so. D'altronde... siete su Blogorroico.

THE 90's aka QUANDO C'ERA LA LIRA
La mattina del primo gennaio dei miei anni novanta è sempre stata anticipata da una festa con i miei genitori, i loro amici, e i loro figli. Una cosa casalinga, molto tranquilla. Nonostante questo, alla mattina non ero mai molto contento della sveglia: nonostante fossi già andato alla messa prefestiva del giorno prima, dovevo comunque svegliarmi presto per ANDARE A DARE IL BUON ANNO ai parenti. Quella tradizione tutta nostrana che tocca al sesso maschile, perché "le donne portano sfiga".
Così mio padre mi caricava in macchina e mi portava in giro, insieme a mio zio, mentre mia madre a sua volta restava a casa per ricevere le visite degli altri parenti.
Le case degli altri si assomigliavano tutti (e forse si assomigliano ancora): l'albero di Natale acceso, un piattone di caramelle e cioccolatini, e la TV era accesa "sul primo", dove trasmettevano la replica del concerto di capodanno.
Questa cosa degli auguri non mi è mai piaciuta molto, d'altronde come tutti i bambini a me piaceva giocare, o al limite dormire... anche se in cambio degli auguri ricevevo sempre tra le 10mila e le 50mila lire. Una cosa che crescendo ho apprezzato sempre più... alla fine, sossoldi, con cui andare a rimpinguare la mia misera paghetta di bimbo/adolescente e con cui comprarmi qualche piccolo sfizio.

2000-2001-2002 aka THE HANGOVER DAYS
I primissimi anni del nuovo millennio non variano molto dagli anni novanta, anzi, sono sostanzialmente identici, se non per un piccolo particolare: invece della festa tranquilla con genitori e figli, cominciavo a frequentare feste di amici in cui la componente alcolica svolgeva un ruolo importante.
Risultato: alla mattina del primo gennaio mi ritrovavo caricato in macchina, pallido come la neve bianca che nei campi si scioglieva, mentre cercavo di non vomitare, nelle statali della provincia ferrarese.
Furono pochi anni, brevi intensi, che terminarono nel momento in cui i parenti si resero conto che avevo 18 anni e quindi ero già grande per ricevere soldi... ne conseguì che decisi di essere già grande per restare a letto.

dal 2003 in poi... 
Dal 2003 in poi, cioè dai miei 18 anni, i miei primo gennaio si possono sostanzialmente raccontare dividendoli in due categorie:

A) VACANZE DI NATALE '83 (ovvero il capodanno in vacanza)
Tuttavia, mi è capitato di fare la festa di capodanno fuori, in vacanza (a memoria conto almeno 6-7 occasioni)... qui il programma della giornata del primo gennaio è molto variabile, e ovviamente ogni giornata meriterebbe un racconto a sé. Ho fatto capodanni a Valle di Cadore (BL), Monaco di Baviera, Londra, Roma, Lubliana, Sofia... ognuno con le sue peculiarità, i suoi personaggi e i suoi aneddoti. Come un film dei Vanzina. E qui, come sempre, il 31 dicembre è stato più interessante del 1 gennaio.

B) WEEKEND degli 883 (ovvero il capodanno a casa)
La seconda, invece, purtroppo più frequente, è quella che segue una festa nei dintorni.
Sveglia a mezzogiorno, corsa al lavandino, riutilizzo dei vestiti della sera precedente (quando possibile) e corsa in macchina per arrivare da mia nonna puntuale. Tentativo che fallisce puntualmente (i miei ritardi sono l'unica cosa che ho di puntuale).
Mia nonna mi sgrida, e poi dà il via alla sequenza di lasagne-tortellini-polpettone-funghi-purè-coniglio-spiedini-braciole-frutta-torta1-torta2-caffè. Sequenza che più o meno è invariata da quando sono nato, e che più o meno si ripete anche per Pasqua e compleanni.
Il resto della giornata è un vegetare tra letto, divano, e se avanzano voglia ed energie, alla sera magari mi faccio anche una doccia ed esco fuori a vedere di nuovo quelli della sera prima, in casa di qualcuno perché fuori è tutto chiuso, e magari si torna a casa presto perché il giorno dopo si deve già tornare a lavorare. Il tutto condito da un mal di testa regolare tipico del day after. Si, proprio come "Weekend" degli 883, avete capito tutto.


E questo primo gennaio 2018? E' domenica, il 2 si lavora già, quindi stasera immagino un finale molto alla "Weekend"... nonostante questo voglio ricordarmi dei tempi andati, della mia gioventù, e di quelle mattine noiose. Senza mal di testa. Senza nostalgia. Ma con Radetzky. 


mercoledì 31 dicembre 2014

I dischi nel 2014 (però, i miei)

Come vi ho già detto ho cominciato a postare anche cose leggermente meno psicotico e più a livello di "articoli", o perlomeno di "post tematici".
Un po' come facevo un tempo, un po' come non ho mai fatto.

E' tradizione di fine anno stilare classifiche in cui elencare GLI ALBUM DELL'ANNO, classifiche che servono principalmente a tirarsela, mostrando la propria cultura musicale, l'essere alternativi e indipendenti nel cassare o rivalutare album e artisti famosissimi o sconosciuti.

Non voglio sfociare in tutto questo, io non sono un esperto di musica, ma dico subito che di album veramente validi ne sento sempre meno... ma va anche bene così. Probabilmente l' "epoca d'oro" della musica c'è già stata, e quindi non serve che ogni anno escano centinaia di capolavori, ne bastano appena un paio, che tanto abbiamo già a disposizione centinaia di GB di bella musica.
Ed è per questo che non farò una "top ten", ma mi limiterò ad un podio. Prendendo in considerazioni solo l'Italia.

3) medaglia di bronzo per Ghemon - ORCHidee
Dopo anni di rap "old school" di alta qualità, Ghemon prosegue il suo percorso e svolta completamente (e forse anche definitivamente?) su sonorità pop e soul, con ritornelli spesso cantati dove sfoggiare le sue indubbie qualità vocali. Una band alle spalle (con tanto di coriste) e un approccio creativo diverso, con brani suonati, ma al tempo stesso le metriche vecchio stampo.
Orchidee è un album orecchiabile, con testi maturi, confezionato in maniera "pop soul" e quindi fruibile al grande pubblico: c'è da augurarsi che ora si accorgano di lui (e pare che finalmente inizi ad essere così), perché davvero non ci sarebbero più scuse.
In Italia sono davvero pochi quelli che compiono un percorso di questo tipo e riescono a produrre musica così interessante.
Difficile dire che questo sia il miglior lavoro di Ghemon, data la diversità con i precedenti: di certo lo preferisco ora, ma come si dice... degustibus.

2) medaglia d'argento per Brace - Puledri nello stomaco
Arriva 8 anni dopo il precedente lavoro dei Mr. Brace. In questi 8 anni Brace ha cambiato città più volte, nazione, mestiere, e ha messo da parte una dozzina di brani, in cui Matteo "Costa" Romagnoli (uno dei più interessanti produttori italiani nella scena cosiddetta "indie", al servizio della sua Garrincha Dischi, a sua volta una delle etichette più interessanti in Italia oggi).
Il risultato è notevole: la voce di Brace si muove bene, a volte in derapata e sui cordoli, in brani che spaziano dal pop al grunge passando per risvolti quasi "alla Beirut", dove le chitarre acustiche si fanno supportare da quelle elettriche, dove i pezzi energici si amalgano alle ballate.
Un po' un disco per adulti che hanno saputo conservare un qualcosa di bambino, dove la semplicità non diventa mai banale, e anzi, lascia spazio ad alcuni testi veramente arguti e pungenti.
Se un Ghemon (vedi sopra) ha dovuto aspettare l'album giusto... questo è già l'album giusto. Brace è già pronto per quello che sta succedendo ora ai Perturbazione... c'è da augurarsi che per avere ciò che si merita non debbano passare 10 anni e passare sotto la produzione di Max Casacci. Perché, davvero, quella di Matteo Romagnoli basta e avanza.

1) medaglia d'oro per Le Luci della Centrale Elettrica - Costellazioni
Il rischio era che Vasco Brondi (colui che si cela dietro il nome Le Luci della Centrale Elettrica, per i pochi lettori di questo blog che non lo sapessero ancora) finisse a fare dei dischi fotocopia, magari con qualche piccola perla, ma sempre più parodia di sé stesso.
E' arrivato Federico Dragogna, chitarra dei I Ministri, e ha rimescolato parecchio le carte in tavola. Il risultato è eccezionale, sia in studio che dal vivo, e ci regala un Vasco Brondi inedito, in una sorta di versione 2.0 (nel senso software del termine), dove la forma chitarra e voce accoglie nuovi strumenti e arrangiamenti.
Ma la novità principali è nei toni, probabilmente: il pessimismo cosmico brondiano scema, e lascia spazio a ottimismo, speranza, e addirittura gioia. Se il primo LP "Canzoni da spiaggia deturpata" resta una perfetta fotografia di uno scenario sul finire "degli anni zero", quest'album, a mio giudizio il suo migliore, rimescola le carte e da il via ad un Vasco Brondi pronto a rinnovarsi senza perdere la sua essenza.
Ero un po' curioso ma al tempo stesso scettico su questo album, soprattutto dopo il singolo "Destini Generali" (forse il brano che rende meno l'idea, molto più legati ai primi due lavori), ma poi non ho avuto alcun dubbio.
E andatelo a vedere dal vivo appena ve ne capita l'occasione. Anche se è un ferrarese. :)



Non salgono sul podio, ma voglio comunque menzionare:
Fabi Silvestri Gazzè - Il padrone della festa
A Toys Orchestra - Butterfly Effect
Riccardo Sinigallia - Per tutti
che sono comunque davvero belli, e meritano un ascolto.

Degli stranieri, forse c'è qualcosa di interessante, magari ne parlo in un altro post... ma onestamente non trovo molte cose che mi abbiano colpito particolarmente. Alla prossima... l'anno prossimo.


sabato 31 dicembre 2011

semplicemente, quello che vi meritate

21 ore o giù di li e anche questo circo finirà, consegnato agli annali.
Un anno di...

...non mi ero fermato certo a pensarci, ma sto anche conoscendo qualche persona interessante. E qualcuna di queste mi ha spinto alla riflessione "dell'anno peggiore".
Che è un po' una riflessione del cazzo, a pensarci bene. Ma non è vero: a pensarci molto bene... non è mica così scontato.
E ho scoperto che il 2011 è l'anno peggiore della mia breve vita. E ti giuro che a mente fredda non l'avrei mica detto.
E nonostante tutto... non è stato mica un anno perso, o un anno brutto! Allora vuol dire che fino ad ora, nonostante tutto, ho avuto una bella vita.
E' solo che questo è l'anno peggiore. Forse perché avevo grandi aspettative? Si, avevo grandi aspettative. Che non si sono avverate.

E' veramente molto deludente e amaro scoprire che hai davvero provato a dare il massimo, e sei davvero riuscito a dare il massimo, e non è bastato.

Sognavo più mare, e più The Drums. Sognavo più ragazze e più sole. Sognavo più città e più risate. Praticamente sognavo un video di Jason DeRulo.
Ma la mia verità è più tipo un video dei Perturbazione.

Cosa butto del 2011?
Un sacco di persone, e forse anche una città intera.

Cosa tengo del 2011?
Me. E poche altre persone. E una città. Non intera.

Buoni propositi per l'anno nuovo?
Andare avanti così.

Progetti?
Uno, che poi è già partito nel 2011, quindi forse non va contato. Sarebbe pubblicare il mio romanzo... forse tra qualche mese ne sentirete (ri)parlare.

Progetti nuovi?
Ricominciare a vivere forse è troppo ampio, generico e patetico. Diciamo "scopare", che fa contenti tutti. Compreso me. Anche se non è la risposta corretta, facciamo che vi andrà bene.

L'album dell'anno (2011)?
Boh? mi viene in mente solo quello di Noel Gallagher. Che è un bell'album, ma niente di straordinario, per carità. Ma rispetto al livello generale... Per il resto un sacco di merda, indiemmerda e indiemmorto.

L'uomo dell'anno (2011)?
Trucebaldazzi, a simboleggiare tutte le 5 minutes star di youtube.

Cosa ti aspetti dall'anno nuovo.
Di scopare. Ah, e di essere felice. Ma no, non ci credo nemmeno io. Poi sarebbe troppo generico e patetico. Restiamo sempre sul scopare, facciamocelo andare bene.

Come ti immagini tra un anno?
Con qualche capello bianco in più e leggerissimamente più stempiato, senza che però si accorga nessuno di entrambe. Con un po' meno pazienza. Con un sorriso un po' più ampio. Con un inglese migliorato. Con un lavoro.

Dove ti immagini tra un anno?
A letto. Non è che si può fare le 3 tutta la vita, dai.

L'artista del 2012?
Maria Antonietta.



Io a voi non auguro mica un bell'anno. Vi auguro, semplicemente, quello che vi meritate. E se vi fate un bell'esame di coscienza, lo sapete da soli se vi meritate un bell'anno o un annaccio di merda.

martedì 29 settembre 2009

...e se facevamo digiuno e bevevamo solo il tinto de verano?

Mi sono accorto, improvvisamente, di non avere più voglia. Sia chiaro: non è la prima volta che non ho voglia di qualcosa e non sarà nemmeno l'ultima, è proprio un discorso esteso.
Non ho più voglia del Natale, di Pasqua, di Ferragosto, di Capodanno e di Halloween. Non ho più voglia di farmi la barba, di tagliarmi i capelli da solo, di mettermi la crema solare. Non ho più voglia di lavare i piatti e di lavare la macchina. Non ho addirittura più voglia di fare la valigia. Di viaggiare, quello ancora si. Ma la valigia no.

Ora: è chiaro che a 25 anni uno ha fatto queste cose già tantissime volte. 25 natali e capodanni etc, centinaia di barbe, decine e decine di tagli di capelli con la macchinetta, decine e decine di spalmamenti di creme, così come di lavaggi di piatti. E decine e decine di lavaggi macchina, e valigie.
Ma si presuppone, per una vita in fondo normale come la mia, che la voglia di fare queste cose "normali" sparisca verso i 60-70-80 anni, cioè quando più o meno si presuppone che tu inizi ad essere in odore di morte.
A 25, questa dovrebbe essere ancora lontana. Tuttavia, la domanda che mi sorge diventa questa: se io non ho più voglia di fare queste cose normali della vita... ho ancora voglia di vivere?
E intendiamoci, una domanda del genere, posta in maniera pressoché lucida e obiettiva (per quanto possa essere io stesso nel mentre analizzo la mia vita e contemporaneamente la vivo anche), non si riferisce certo a manie suicide: e proprio per questo è più preoccupante di qualunque depressione suicida.
Ho ancora voglia di vivere?
C'è, ovviamente, un altro grande pezzo da considerare. Tutto quello che fino ad ora è stato citato ovviamente non è tutta la vita, ed esistono un sacco di altre cose per il quale provo ancora piacere.
Sportitalia, Sportitalia24, viaggiare, dormire, correre, e ho anche riscoperto il piacere di addominali e flessioni. Questa primavera non li avevo mai ripresi del tutto. Forse non li riprenderò del tutto nemmeno ora. Ma intanto ci provo.
E poi tante altre cose, mi piacciono, sembra che sia uno sportivo sennò. Il nuovo album dei Muse, la luce della finestra della mia camera nuova, la mia camera nuova, le mie scarpe vecchie, ogni tanto anche i miei capelli, e le cose che dice Saccolo. Pure le sue gif animate.
Mi piace anche scrivere, ancora.
Però tipo non ho più voglia di taggarvi tutti.

Come ci insegna Pinmennone, grande filosofo greco, che se cercherete su Wikipedia non troverete poiché l'ho inventato io ora (alcuni di voi ci stavano per cascare lo so) "il suicida non è colui che odia la vita, ma colui che la ama tanto quanto gli altri, anzi forse pure di più, e proprio per questo si uccide. il suicida odia la propria vita, ma non la vita in se e per sè".
Si credo dicesse circa così, il nostro amico Pinmennone.
Non sono suicida - sennò non sarei qua a scrivere, non ho intenzione di esserlo - sennò non verrei a scriverlo - i suicidi sono quelli inannunciati, però volevo instaurare questo paragone del "odiare la propria vita" o perlomeno di non farsela piacere.
So che non sto usando bene l'italiano stasera, ma come sempre me ne frega pressoché nulla.

Probabilmente, non sono io che non ho più voglia di vivere: è che non ho più voglia di vivere in questo modo. Probabilmente, sto lavorando da parecchi mesi per cambiare le cose.

Ci sono persone che sono passate nella mia vita in un attimo, e hanno dato molto più di altre che sono rimaste anni.
Tidusfinal, per esempio. Uno sconosciuto conosciuto una sera in chat - credo fosse il settembre 2001, mese tristemente noto per l'incidente di Zanardi - che con poche ma ragionate perle di saggezza, nemmeno poi tanto perle e nemmeno poi tanto saggie, mi ha illuminato. Grazie Tidusfinal ovunque e comunque tu sia.

Oppure i due scacchisti inglesi ubriachi di Granada. Sono stati loro a illuminarmi. A farmi capire che io non DOVEVO fare niente, ma POTEVO fare tutto.
Semplicemente continuando a dirsi a vicenda "i take the black..so you take the white...no i'm the white...so you take the black..." oppure nemmeno questo, semplicemente mi sono immaginato questo dialogo, ma dopo due ore avevano seccato un'altra birra da 66 a testa (o era sempre la stessa?) e sembravano essere allo stesso punto di prima, accasciati su quella panchina, mentre io dovevo fare la cacca, e Sacchi e Orsi compravano il pane. Per cenare con dei panini.

Per cenare con dei panini. Cioè è successo tutto questo perché abbiamo deciso di cenare con dei panini. Ma pensa te la vita. Cioè, se avessimo deciso "stasera tonno", magari avrei conosciuto la donna della mia vita in un supermercato e ora vivrei a Granada. Oppure, avremmo potuto mangiare la paella, e la mia vita sarebbe perfettamente identica a un anno fa. Pensa cosa poteva succedere con della pizza, sennò.
Ma è geniale tutto questo, oddio, potrei perderci una giornata intera a immaginarmi mondi possibili.
E se facevamo digiuno e bevevamo solo il tinto de verano? Oddio, che figata, credo di non voler più smettere.

Vi taggherò qualcuno a cazzo, qua e la.

Ah, non c'entra un cazzo, però a 25 anni viene fuori anche un po' l'esperienza. E ho capito che quando uno si sente in mezzo al buio, e non vede bene l'uscita, e si sente un po' perso nella (radio)nebbia, quello è il momento in cui sbuca una luce nuova.
E io quella luce nuova non la vedo ancora, ma so che arriverà presto, proprio perché ora non sa da dove possa arrivare. E il bello è potersi immaginare come sarà. E' ancora tutto così in potenza.
Credo di aver di nuovo voglia.

PS. perdonatemi, mi era tornata voglia di taggarvi tutti miei fansss, però facebook fa le bizze come da settimane a questa parte, quindi alcuni mi da errori... magari metto a posto domani...

GRAcias - de NADA

martedì 6 gennaio 2009

Il capodanno di Giulio

Queste sono le frequenze digitali di RadioScoziaLibera.
Mi scuso per gli auguri di natale fatti dal nostro affittuario, come ben sapete non condividiamo assolutamente. Qui per noi il natale è soltanto panettone, limoncello, grappe, sigari, cibo da asporto, e tanto sporco da pulire, dentro e fuori i water.
Ma ci siamo divertiti, un po'. C'è sempre qualcosa che manca, chissà se riusciremo a riempirlo con un po' di buona musica e una bella storia del cazzo. Perché da questa bettola, da queste sede fetida, non possiamo far altro che ridere amaramente, e dire che quest'anno Gesù Bambino è un po' ritardo. Si si, è proprio in ritardo. Vogliamo fargli un cesareo a questa povera ragazza?
Beh, la storia che sto per raccontarvi è del nostro amico Giulio. Dove l'avevamo lasciato? Non lo so, però questo è il suo capodanno.


31/12/2008
Giulio si veste come si deve. Per uscire con la Valentina Pozzato.
Ora: Giulio sa benissimo che la Valentina Pozzato avrebbe dovuto cancellarla dalla sua vita. Ma un conto è la Valentina Pozzato, un conto è la Valentina Pozzato travestita da donna della sua vita. Voglio dire: capiamolo, sto povero Giulio.
Capiamolo si, ma giustifichiamolo no.
Mangiano cibo da asporto anche loro, quella sera, e Giulio inizia la serata in piedi, sotto la pioggia ghiacciata, con in mano una sporta di birre semifredde e cibo semicaldo. La sta aspettando, lei gli ha detto esci fuori che sono già qui, e ovviamente ancora deve partire.
Ma Giulio sopporta. A lavorare per così tanto in un posto così brutto ha sviluppato un livello di sopravvivenza che è tutto ancora da scoprire, signori.
Insomma, poi lei arriva, cenano, e sembra che tutto vada bene, poi lei si cambia, e sembra quasi che magari anche gliela dia, ma "no no dopo".
Dopo cosa? A lui lei non gliel'ha mai data, e mai la darà. Dopo cosa? Dopo che Giulio avrà segnato 4 gol al Bernabeu con la maglia del Barcellona? No perché basta dirlo, Giulio sarebbe in grado di farlo.
Insomma, alla fine si parte sulla Punto smarmittata di Giulio per un cazzo di spettacolo pirotecnico, un qualche cosa da prendere freddo, stipati tra ombrelli e petardi, nell'attesa di sentire il fatidico "andiamo a casa tua?".
Solo che piove troppo, e piove questa cazzo di acqua ghiacciata, perché maledetto, fuori c'è 1 grado, e non zero. E allora, niente neve, niente spettacolo, si resta in macchina, a guardare qualche fuoco, sparato da qualche contadino, in mezzo alla campagna, senza neanche il countdown, giusto così, guardando l'orologio della Punto smarmittata che resta sempre indietro e non segna nemmeno neanche i secondi. Insomma, sarebbe un perfetto capodanno indie rock, se lei potesse capirlo. E invece no. Lei è fredda, distaccata come sempre, assente, e stavolta anche di più, e Giulio non capisce che cazzo deve aver visto di tanto speciale in quei 60 chili scarsi di materiale organico, perlopiù acqua.
E allora parte una litigata, un po' una di quelle solite, di quelle in cui Giulio sbotta fuori il suo disappunto, e lei sensibile come un lunotto posteriore, risponde si / no o poc'altro.
E allora si va a casa veramente, solo che si va a casa di lei.
E finisce tutto di nuovo. Com'era giusto che fosse no? Come Giulio voleva, no?
Sembra una canzone di Vasco Brondi. Questi scenari agricoli post industriali, questa merda di vita, questo faticare ad arrivare alla fine del mese, questa società consumistica di merda. Solo che lui, cazzo, ha l'amore. E allora cosa gliene frega a Vasco Brondi, se pesta una merda, se respira i fumi della montedison, se gli si scarica la batteria della macchina, se lo mettono in cassa integrazione, se suo fratello si droga. Lui ha l'amore. Soffre, ma ha l'amore.
Giulio, no. Ed è una fottutissima differenza che fa serata.
Il cielo continua a ostinarsi su questa pioggia ghiacciata, che è persino odiosa per chi deve guidare. Lei scende senza neanche dire un ciao. Ed entra in casa.
Giulio sgomma via, incazzato, deluso, rabbioso, quasi con le lacrime, ma non abbastanza da non accorgersi che nel retrovisore spunto il profilo di una macchina che va in direzione opposta. Una Y a fari spenti. Anche Giulio spegne i suoi.
Ora: a fari spenti guidavano Battisti e Nuvolari, e sono morti entrambi giovani.
Probabilmente la Valentina Pozzato deve aver pensato questa stessa cosa perché li accende e prosegue per il vialone della magione di casa sua. Giulio li tiene spenti, e fa inversione.
Ma fanculo, va. Portami a casa... portami a casa il cazzo. Ora te ne esci e dove vai? Tanto Giulio ti segue.
Ti segue fino a che la Punto ce la fa, perché alla fine del vialone si spegne.
E qui Giulio bestemmia. Si può essere d'accordo o meno, ma è meglio lasciare che Dio e Giulio e se la vedano e si chiariscano tra di loro.
Dopo un minuto la Punto riparte, ma ciao ciao pedinamento.
Allora Giulio si ricorda di Gritty e BREERAA!! che sono due che nel momento del bisogno ci sono sempre.
E infatti ci sono. E allora riesce un po' a passare un finale di serata decente, un inizio di anno accettabile, nella speranza che qualcosa cambi. E' pieno di bambini e bimbe, quel posto, di sfigati e gente assurda, e poi c'è pure un buttafuori che ti fa delle storie per un cazzo di birra che era rimasta dalla cena. Neanche una cazzo di birra! Che poi a Giulio neanche gliene fregava un cazzo di guardarsi quei fuochi. L'incendio del mausoleo, li. Ma che si dessero fuoco tutti quello che ci vivono lo sotto.
E a un certo punto passano "Big Mouth Strikes Again" degli Smiths, e vuol proprio dire che è l'ora di andare a casa a piangere. Infatti la pista si svuota. Anche Gritty e BREERAA!! capiscono che si è già fatta serata.
E nel mentre Dio ha deciso che era il momento di far partire la neve.
Giulio si ritrova così a fare testacoda in giro per i parcheggi. Fino a che la Punto si spegne di nuovo.
Giulio. La punto. La neve. Il sapore dell'alcol in bocca. Le lacrime lungo la faccia. I fari accesi. Le razzate per terra. Il freddo. Gli Smiths. Il sonno. Buon anno, Giulio.


Beh a me tutto sto racconto non fa ridere per un cazzo. Se c'è una regia in tutto questo, boh, vorrei parlargli e dirgliene 4. Perché tutto questo dare e togliere, a noi di RadioScoziaLibera, non ci piace di certo. Non ne capiamo il senso.
A noi questa storia di Giulio non ci piace.
BREERAA!! metti su una merda migliore di questa.


Bloc Party - Like Eating Glass

e andiamo avanti fino a piangere con tutta la discografia.

giovedì 6 novembre 2008

Viva la figa (or fuck with all her friends)

Beh, era un pezzo che volevo fare un post con questo titolo, prima che i Coldplay se ne escano con un altro album...
- Magari Giulio ieri sera si è sbagliato a dire il nome della sua ragazza - ma perché ha una ragazza? - sssht zitta e ascolta - ma che fine ha fatto Giulio? -
Comunque è vero, le scelte sono due.

...e a volte uno ha talmente tante cose da dire, che sta zitto, veramente.


Meglio.

Ma comunque, che non si dice, ma vabbè, non è un blog triste questo. Non è un blog depresso. La depressione viene a chi legge, se c'è già in chi legge. Se è insita nella vita di chi sta leggendo.

Leggi di Giulio e pensi alla tua vita. Scrivo di Giulio e penso alla vostra vita.

Io non sono felice.
...e vabbè, però non sono neanche triste. Io non sono triste.
Dovrei godermi meglio questi ultimi mesi.

La lista delle cose da fare qui a sinistra si accorcia sempre di più, e prima o poi finirà, spero. Pensa, allora forse avrò una moglie e uno o più figli, o forse semplicemente non finirà mai, o finirà il giorno in cui malato in un letto d'ospizio o d'ospedale, mi renderò conto che bene o male è ora, che bene o male sono pronto, e che bene o male li, davvero, sono

FELICE
di tutto quello che ho fatto prima, senza più rimorsi o rimpianti.

Magari.

Perché si può ancora morire prima, e di certo non voglio, e di certo ho paura.

Ma sia chiaro
che la mia morte ora è proprio l'ultimo dei miei pensieri, anzi non c'è proprio nella lista, come altre domande tipo "cosa farai l'estate prossima" o "cosa farai per capodanno" o "cosa farai sabato sera?".
Invece dovrei preoccuparmi un po' di più, se non altro del fatto che il tempo passa, e le cose vanno avanti da sole e...
beh se fai una scelta non aspettarti prima o poi di non pagarne le conseguenze.

Ogni errore si paga. Tutto ha un costo, a suo modo, nella sua valuta. Che siano euro, minuti, lacrime, tutto si paga.
...E tutto si guadagna. Si guadagnano sorrisi, risate, euro, e altro...
E l'Italia.
Se ogni errore si paga, quello che sbagli ora potresti doverlo pagare a rate per i prossimi mesi. Non è facile sanare tutti i debiti.


...alla fine non volevo dire niente.

C'è una canzone, si chiama "L'Ego" ed è di Io, Carlo. Ok, potremmo tutti dire qualcosa su uno che sceglie come norme da artista Io, come se ci fosse solo lui, però bisogna rendergli atto che subito dopo si autospecifica. Carlo.
Beh, devo ringraziare Michele degli M.Colletti musica d'autore, che me ne ha ricordato il titolo, e Chiara F., che l'ha suonata alla chitarra insieme a lui. Vorrei essere come Michele&Chiara, ogni tanto.
Ringrazio anche come Marco C., che l'ha cantata a "Un Penzalino per Voi" edizione 2008 a Penzale. Vorrei essere anche come lui.
Grazie anche a Chiara D. che l'ha cantata pure lei.
Vorrei essere come lei? Non lo so, non ci ho mai pensato. Forse si, forse no, forse è un'altra domanda che va a fare compagnia a "cosa fai sabato sera?" e "cosa fai per capodanno?".

Video.