Freddo, prevalentemente e principalmente freddo, nelle luci di chi non ha problemi con i limiti dei 30 km/h delle metropoli.
Mura e palazzi orfani delle parole di Vasco Brondi, in una provincia che cambia e non cambia, sempre pronta al lento ma progressivo ricambio generazionale dei bar.
Un passo alla volta, sui marciapiedi sconnessi, laddove i pedoni sono sempre l'ultimo pensiero di ogni cantiere e lavori in corso.
Una leggera ebrezza, quel senso di equilibrio di chi continua gioca a fare il Pippo Inzaghi con l'etilometro, perennemente sul filo del fuorigioco della patente.
Alla fine sei passato al Campari, giusto perché l'Aperol ti ha rotto il cazzo: c'è voluta una vita, ma ce l'hai fatta.
E un'altra Ford che passa, senza nessuna storia, senza nessuna possibilità di entrare mai nel registro delle auto storiche, col suo carico di seggiolini a norma.
Vorresti sbloccare il risultato - ora - ma sarebbe troppo presto. Le partite durano 90 minuti, e a volte anche 180, ma questo è un campionato difficile.
Non segneresti, non segnerai.
Alla fine, avevi ragione, alla fine non è nemmeno un brutto posto in cui vivere. C'è voluta una vita, ma l'hai capito: ce l'hai fatta.
E intanto i bar aprono e chiudono, le macchine passano, le lampadine si fulminano, i marciapiedi si sgretolano, davanti agli assessori comunali e alle tessere elettorali che si riempiono di timbri.
Anche Wilshere ha smesso di giocare, sembra siate rimasti solo tu, Fernando Alonso e Carlos Sainz (senior) a non volersi rassegnare al tempo che passa. Eppure non sei loro, né tantomeno il Kazu Miura, il tempo passa comunque e anche su di te lascia i suoi segni. Inesorabili.
Quanto - è lontana - la pace?
Quanta guerra - ancora - per chi non l'hai mai vissuta - davvero?
16 maggio 2015, 41° giornata del campionato di Serie B. Allo stadio Matusa di Frosinone sono le ore 16:47 e l'arbitro Maresca da Napoli fischia tre volte: il Frosinone sconfigge il Crotone 3 a 1 con il gol di Ciofani e la doppietta di Dionisi, ed è matematicamente promosso in Serie A, per la prima volta nella sua storia centenaria.
Può esserci un momento più bello di questo? Quando tutto è in potenza, quando tutto è in divenire? Il Frosinone è in serie A, ed è ancora imbattuto, intonso, non ancora macchiato da nessuna (prevedibile) goleada.
90 chilometri più in là, a Latina (sarebbe meno in linea d'aria, ma con tutte quelle curve...) Calcutta, al secolo Edoardo D'Erme, comincia a fare aperitivo. Ha appena compiuto 26 anni, e dopo un primo album uscito nel 2012 per la Geograph Records ("Forse...", che all'epoca si riesce ad ascoltare solo dal sito di Rockit), godendo di un buon riscontro da parte della critica di nicchia, sta scrivendo i pezzi per un nuovo album.
Ci sono già parecchie idee, ci sono già alcuni pezzi, ma manca ancora qualcosa. Cosa? Una bionda media, grazie. Anzi, due. Tre? Facciamo tre.
Insomma, una birra tira l'altra, figurati gli amari, alla fine si finisce a sbafarsi una pizza in casa, da soli, bevendo un bicchiere per pensare meglio. E capita tra le mani un giornale: c'è Papa Francesco, Dj Francesco, e il Frosinone in Serie A.
Qui comincia la storia parallela di Calcutta e del Frosinone. I tifosi gialloazzurri si svegliano in hangover ma galvanizzati per un traguardo storico: Edoardo si sveglia in hangover e basta. Eppure, nell'anticamera del suo cervello, risuona quel motivetto di pianoforte... quella pizza divorata... quel bicchiere di vino che non ci stava per un cazzo... quel film guardato sul divano, con la televisione ancora accesa su Rai Movie... Edo mette insieme i pezzi e nasce "Frosinone".
Il Frosinone Calcio, invece, deve affrontare il calciomercato: è necessario rinforzare la squadra senza snaturarla, perché se da un lato c'è da fare subito la serie A, bisogna tenersi pronti anche alla possibilità di rifare la serie B in appena 12 mesi. Le società serie lo sanno: e il Frosinone è serio.
Confermati molti dei giocatori della stagione precedente, arrivano Samuele Longo in prestito dall'Inter, Tonev dall'Aston Villa, Leali dalla Juve, Gomis dal Torino, Diakité in uscita dal Cagliari, e... no, onestamente nessun nome che possa valere la pena di appuntarsi per l'asta del Fantacalcio. A meno che non lo paghiate 1.
Edoardo, invece, ripresosi dai fasti, contatta Niccolò Contessa, alias I Cani, uno dei progetti più interessanti del panorama italiano, che dopo aver consolidato il proprio successo con l'ultimo album Glamour, è anch'egli in cerca di ispirazione per un nuovo lavoro.
E così, visto che da Latina a Roma ci sta appena un'oretta, per un mesetto tutti i giorni Edo e Niccolò si vedono, si fanno qualche birretta, magari qualche cannetta, e lavorano sugli arrangiamenti. Edo vuole passare dal suono scarno del primo lavoro a un suono più contemporaneo, in un certo senso più radiofonico, ma sì diciamolo: più MAINSTREAM.
E Niccolò è la persona giusta per il giusto equilibrio, per quel right balance che possa portarti alle orecchie del più vasto pubblico possibile, preservando però le tue peculiarità artistiche.
E' un'estate molto calda, tra Latina e Frosinone.
Estate molto calda a Latina con Calcutta
23 agosto 2015: al 7' minuto di Frosinone-Torino, Daniele Soddimo segna il primo gol in Serie A per i gialloazzurri. Tutto il Matusa è in festa, ma la gioia dura poco: il Torino rimonterà e vincerà per 2 reti a 1.
Questo resterà l'unico gol del Frosinone nella massima serie per un mese esatto: dopo 3 sconfitte maturate contro Atalanta, Roma e Bologna, il Frosinone arriva a Torino, allo Juventus Stadium (non ancora Allianz Stadium).
Nonostante la Juventus stia attraversando una crisi nera, con una media punti da retrocessione, pare comunque impensabile che il Frosinone possa uscirne indenne.
E invece.
E invece al 92' Leonardo Blanchard, che a discapito del cognome è italianissimo, trafigge Norberto Neto (Buffon è in panchina) e regala al Frosinone il primo punto in Serie A, ottenuto nella tana dei campioni d'Italia.
Intanto, a Latina, è tutto pronto per il nuovo singolo di Calcutta: "Cosa mi manchi a fare" esce il 27 settembre, per Bomba Dischi. Nel video, sotto la regia di Francesco Lettieri, un bambino bangla si aggira per Torpignattara, quartiere un po' ingiustamente screditato di Roma.
Da subito il brano non convince i fan storici di Calcutta... che poi non è che siano chissà quanti, al momento dell'uscita del brano, Calcutta pagina di (il simpatico nome della pagina facebook di Edo) conta appena 2mila like, per intenderci.
Ma Edo se ne frega, giustamente: prosegue nel suo intento... l'album viene reso acquistabile in pre-order con tanto di sciarpa rossoblù da stadio in regalo, con sopra scritto MAINSTREAM: che è appunto il titolo dell'album.
Nel mentre, il singolo entra in rotazione su Radio Deejay.
Il Frosinone ottiene subito una vittoria sull'Empoli e poco dopo un altro insperato 2-0 casalingo sulla Sampdoria, uscendo dalla zona retrocessione. Siamo al 18 ottobre, e tutto è ancora possibile. Dionisi si è sbloccato, e promette grandi cose anche nella massima serie.
Su youtube escono 3 video, versioni piano e voce di "Cosa mi manchi a fare" e degli inediti "Gaetano" e "Del verde". Al piano si narra che ci sia proprio Niccolò Contessa, ma verosimilmente è impegnato nell'ultimazione del suo "Aurora".
Il singolo ha raggiunto qualcosa come 30mila views in pochissimo tempo, e in un'epoca in cui l'indie è ancora di nicchia, sono cifre veramente importanti. (Sembra di parlare di una vita fa, e lo é, in un certo senso.)
Il sorpasso, il momento in cui Calcutta inizia a stare meglio del Frosinone Calcio, avviene a fine novembre: il 29 il Frosinone vince 3-2 sul Verona, e per l'ultima volta uscirà dalla zona retrocessione.
Il 30, finalmente esce Mainstream.
Da qui in poi, comincia la parabola ascendente di Calcutta si inerpica verso l'alto: e allo stesso tempo, comincia quella discendente per gli uomini di mister Stellone.
La promozione di Mainstream è a dir poco geniale: Calcutta annuncia alcuni in-store nelle principali città d'Italia, comunicando gli indirizzi dei luoghi su internet. Peccato che a quegli indirizzi corrispondano altrettanti "bangla", ignari di tutti, davanti ai quali mini market Edo suonerà chitarra e voce tutti i pezzi dell'album (di soli 27 minuti).
Nel mentre, esce anche il video di Frosinone, in cui probabilmente si fa il verso a Grande Raccordo Anulare di Venditti-Guzzanti. E anche qui, condivisioni a go-go.
Con l'anno nuovo, Roberto Stellone resta saldo sulla panchina del Frosinone, anche se fino ad una vittoria sul Bologna, il Frosinone otterà solamente 1 vittoria e 2 pareggi in 9 giornate... la salvezza è sempre più difficile, servirebbe un mercato invernale rivoluzionario... che non arriverà. Il Frosinone si prepara alla Serie B, anche se in campo non si arrende, assolutamente.
Calcutta comincia un tour con parecchi sold out in piccoli club, ormai è esploso a tutti gli effetti, e il problema è diventato come rimpolpare un live che più che suonare tutto il suonabile tra primo e secondo album, non sa più cosa inventarsi. Edo a volte sale sul palco ubriaco, a volte lucido, a volte modifica i testi, a volte scende ad abbracciare il pubblico: è un vero e proprio fenomeno VIRALE, qualunque cosa voglia dire.
A un certo punto regala ai suoi fan l'inedito "Fari", inviandolo in formato MP3 via Whatsapp a chiunque gliene faccia richiesta.
Il Frosinone racimola qualche altra vittoria, con Udinese, e di nuovo con Empoli e Verona... l'ultimo modo d'orgoglio arriva il 1 maggio, con un 3-3 ottenuto a San Siro, contro il Milan di Brocchi (e di brocchi, potete anche togliere la maiuscola) dopo essere stati addirittura in vantaggio per 3 a 1. Purtroppo non basta, perché l'1 a 0 subito contro il Sassuolo appena 7 giorni dopo condanna i gialloazzurri alla Serie B.
Il Frosinone non è più in Serie A: ma Calcutta continuerà a cantare il suo pezzo.
Nota di merito: mister Stellone è sempre rimasto al suo posto, nessun esonero, a dimostrare la serietà della società che crede nei suoi uomini e nel progetto (il Frosinone sfiorerà la Serie A nel 2017, e al momento in cui scrivo è 2°, in piena lotta promozione).
Calcutta, invece, è in rampa di lancio: dal cassetto degli inediti dimenticati esce fuori Oroscopo, un brano già suonato dal vivo qualche anno prima... per l'occasione, ci mettono le mani Takagi & Ketra, duo di produttori che negli ultimi anni hanno azzeccato parecchi singoli con diversi frontman: il brano esce il 12 maggio 2016.
Ed è qui che Calcutta si distacca definitivamente dal mondo dell'indie: mentre il Frosinone abbandona la Serie A due giorni dopo, con appena 31 punti (troppo pochi per aver seriamente mai messo in dubbio la retrocessione), Calcutta abbandona l'indie... anzi: comincia la trasformazione dell'indie in mainstream, lasciando a Tommaso Paradiso e i suoi Thegiornalisti il compito di completare l'operazione, in appena 12 mesi.
Gli stessi 12 mesi in cui è durato questo sogno, da maggio 2015 a maggio 2016, e in cui per un attimo due piccole realtà di provincia sono andato a braccetto, nei televisori e negli smartphone di tutta Italia, prima che una delle due prendesse il sopravvento... forse questo Frosinone è invecchiato al posto di Calcutta, come una sorta di ritratto di Dorian Grey calcistico: forse no, ed è stato tutto un mio viaggio un pochino romanzato, pur usando come basi interviste e informazioni acquisite in rete.
Sta di fatto che un po' mi manca il Calcutta di una volta, e un po' se vogliamo anche il Frosinone, perché il Benevento, nonostante il gol di Brignoli, non è mica la stessa cosa.
Perdo la memoria. E/o coscienza. E/o non ricordo. Ho dei blackout totali. Ho dei momenti di dislessia in cui mi mangio le parole. O le confondo. O le combino tra loro. Sembro sempre ubriaco anche quando non lo sono. Sono spesso ubriaco anche quando non lo sembro.
Bevo. Bevo spesso e bevo tanto. Tutto. In particolare tè, tisane, camomille.
Ascolto musica discutibile. Dance, house, apprezzo il pop. Ho ripreso ad ascoltare anche del rap.
Mi interesso a cose ridicole e pacchiane come la Formula E. Leggo gli articoli più disparati e disperati su internet sugli argomenti più assurdi.
Cerco di fare sport il più possibile. Ma ne faccio sempre poco. E non basta mai.
Mi perdo nelle mie commissioni e nelle mie mansioni, anche le più banali, e anche se mi sembra di dare il massimo, c'è sempre qualcosa che resta indietro. Sempre. Sempre.
Lascio sempre in disordine tutti i miei vestiti. Che sono sempre di più. Anche se metto sempre gli stessi.
Non so dire quanti mesi sono che non riesco a fare una cosa bene, dall'inizio alla fine. C'è sempre qualcosa che non va. E le cose non riesco mai a finirle senza che in mezzo ci si mettano mille intoppi.
La mia vita lavorativa non esiste. C'è, ma è come se non esistesse. La mia vita privata forse non esiste per davvero (qual è la mia vita privata? è privata nel senso che ne sono privato?). La mia vita pubblica non so in cosa consista (è quella di quando faccio apparizioni in pubblico? cioè tipo andare nell'unico locale e nell'unica tribuna dell'unica squadra? ah, ok, allora si svolge tra il sabato e la domenica e si esaurisce in 24 ore, e consiste nella mia solita faccia con i capelli che gradualmente si allungano e i 4 maglioncini che indosso a rotazione).
E la mia vita da scrittore è questa, cioè il mix caotico e poco amalgamato di queste tre precedenti. David Foster Wallace si sarebbe sparato prima. Bukowski sarebbe morto prima. Baricco sarebbe dallo psicanalista. Fabio Volo tornerebbe a fare il fornaio. Moccia farebbe "i ragazzi della terza C - 20 anni dopo".
Solo io riesco a resistere - ma ad ognuno la propria vita.
Senza che io riesca nemmeno ad aprire word. La verità è che non scrivo da qualche settimana. Non ce la faccio.
Dovrei scrivere dopo mezzanotte. Ma ho paura di perdere il posto di lavoro, alla lunga, e andrebbe troppo a influire sulle altre tre vite precedenti.
Poi arriva il venerdì. Poi sabato. Domenica. E lunedì.
I weekend sono pochi, arrivano, e passano, e lasciano solchi invisibili. E indelebili.
E ti ritrovi a piangere ascoltando Cesare Cremonini, che mi sembra il finale di 1984. Ma tu chi, non lo so, io no, tu si.
"Un commento su questa serata?"
"Non sento niente."
"Direi che va bene così."
"Ho i tappi nelle orecchie. Hai detto qualcosa?" "No, niente" "Ah."
Ho quasi trent'anni anzi no, che non si inizia un post così sennò sai che due coglioni che neanche mi viene da leggerlo figurati a scriverlo.
C'ho trentanni da quando ne avevo 17 quindi si può che quest'anno i miei trentanni compiano 13 anni: auguri e se fate i bravi l'anno prossimo motorino. C'ho una scrivania in disordine che c'ha un disagio a scazzo come una puntata di The Pills: c'ho una testa in disordine come una puntata di The Pills, c'ho un letto in disordine come il mio. Che i letti nei film e nelle web series sono sempre in ordine che la gente quando ci si butta sopra non c'è mai altra roba. Ma da dove cazzo vengono tutti questi vestiti? Ah, me li metto io? E quando? Ma tutti in una volta? Non mi ricordo che giorno è, non mi ricordo che lavoro faccio, anzi no, me lo ricordo. Ho il giramento di stomaco, ho mal di gola, ho la gola gonfia, sono stanco, forse mi sto ammalando, forse sono stanco e basta. Torno sulla cosa del disordine che avevo scritto una stronzata ieri l'altro:
Non so se c'è più casino nella mia testa o sul mio letto. In realtà in testa non ho del casino. Nemmeno
sul mio letto a dire la verità. Ci sono un sacco di vestiti puliti o
sporchi appoggiati in ordine più o meno temporale. E allora non è
casino, sono solo vestiti fuori posto. Come nella mia testa. Pensieri fuori posto.
In realtà 'sta storia dei pensieri e del letto dev'essere un problema serio se ogni volta ci torno sopra. Poi ultimamente il problema vero è che apro Blogorroico per scrivere e lo richiudo senza scrivere un cazzo, solo che blogspot mi salva la bozza vuota lo stesso, e tutte ste bozze vuote sembrano un cestino con i fazzoletti pieni di seghe. Un'altra cosa che c'è in camera mia? Si, può essere.
Quanta ipocrisia dovrei avere a riguardo? Ma no, stare pure a scandalizzarvi, e non vi accorgete neanche che è un tutto in funzione del poter dire "pieni di seghe". Qui si usano stupende figure retoriche e voi vi state a soffermare per un cazzo di cestino dell'immondizia. Allora, chi è che si fa le seghe: io o voi?
Non pensate di incularmi senza che io me ne accorga senza che io me ne accorga. Non so cosa ho detto ma suona bene.
C'ho stanchezza, c'ho disagio, c'ho sta vita a scazzo piena di roba da fare e roba che sembra figa solo se penso a raccontarla come se fosse figo essere sfigati. E lo è: è solo che va messa su youtube, se la metti su un blog a cazzo ci salta fuori poco. La tazza di camomilla usata, le ricevute della mutua da far scaricare nella dichiarazione dei redditi, la penna del barbiere, un polsino sporco che prima o poi pulirò, la bolla di 3 libri consegnati a Cagliari. A Cagliari.
Anche Cagliari fa situazione a riguardo, ci manca giusto sushi bar, maternità, il capo, l'affitto, il coinquilino, mia madre, domani piove, e praticamente è Milano.
Cagliari è a Milano, non so se mi sono spiegato.
Sono un po' scazzato, tutto qua, sarà la stagione. La prima o la seconda. Sarà proprio sto senso di stanchezza e di lento soffocamento. Forse sono davvero i vestiti sul letto. M'hanno rotto il cazzo.
Non che la boccettina di Stravecchio mezza bevuta migliori il panorama, però.
Credo nelle rovesciate di Gattuso, e nei riff di Beppe Maniglia.
Credo nello sbrinamento del freezer, anche se effettuato da me stesso con la collaborazione inesistente di tre donne.
Credo che i soldi spesi si possano a tornare a guadagnare, mentre il tempo speso male non torna più indietro.
Credo nell'SMS del padrone di casa, che ogni due settimane mi ricorda di pagargli l'affitto.
Credo che si possa trovare lavoro. Sempre e comunque.
Credo che le capacità di una persona prima o poi da qualche parte devono venire fuori.
E credo che se questo alla fine non debba succedere, non abbia nemmeno più di tanto senso vivere.
NON E' UN PAESE NORMALE - 6 giugno
E' come se mi avessero tolto qualcosa.
Non so "chi" e "cosa"...
potrebbe essere comodo uscirsene con un "loro mi hanno tolto il
sorriso" ma poi bisognerebbe specificare chi sono "loro" e quand'è che
effettivamente mi hanno tolto questo presunto "sorriso".
Certo, non è stato il terremoto.
Certo,
non può essere colpa di un terremoto, che per quanto abbia segnato un
territorio, ha colpito solo parzialmente la mia città, distruggendo
veramente poco.
Certo, ci sono un sacco di danni.
Molti dei quali riparabili.
In un paese normale.
E sta qui il problema: non c'è più un paese normale. Non lo è più l'Italia, non lo è più Cento, se mai lo è stato. E se mai c'è Stato.
ANIDRIDE CARBONICA - 16 giugno
"Messi è il più grande giocatore di sempre, ha il calcio nella testa."
Mavvaffanculo.
Non so cos'è peggio, se la la rappresentativa del Portogallo che ho nei dintorni.. o me stesso.
L'ubriaco attacca bottone, la tipa da corda, l'altra tipa risponde, il tipo viene svegliato per confermare un'improbabile verità su qualcosa di vagamente calcistico. L'altra tipa dorme, e si sveglia per telefonare ad un'amico fintogay a cui raccontare la serata.
Io sono già sveglio e ascolto Le Luci della Centrale Elettrica.
E si schianteranno in volo ancora su di noi le freccie tricolori come quella sera, anche se tu tipa numero uno ti volti e l'aumento di volume ti impaurisce delle mie cuffiette ti impaurisce, quasi.
E' stato quasi come avere ventanni ancora, ma invecchiamo sempre di più, se c'era una campanella è già suonata, e questi sono solo tempi supplementari insperati...
HOT TEA - 20 giugno
Il giorno che riuscirai a trasformare insuccessi e fallimenti in successi e realizzazioni, otterrai successo e realizzazione... o forse no.
(Una volta queste frasi le pensavo alla sesta birra, adesso mi basta un the caldo. Sto invecchiando...)
Ho appena realizzato un collage di interventi: non c'è qualcosa che voglio dire di specifico, è che mi da fastidio buttare via tutta questa roba, un po' come mi da fastidio buttare via la roba dal frigo... sono come un maiale, non butto via niente.
Voi direte "ma no il detto è: del maiale non si butta via niente" e vi dico "ma perché avete mai visto un maiale buttare via qualcosa? ah si? e che cosa? e ditemi, fa anche la differenziata? e paga la TARSU anche?"
Che poi già questo fa parte del collage di vecchi interventi ma è nuovo. Quindi... dove voglio arrivare?
Non ci avevo mai pensato, ma Leo Messi all'Emirates Stadium sarebbe bello da vedere.
Non sta cominciando niente: volevo che tu lo sapessi. Oddio, con sta storia di questo "tu" generico ed immaginario sto diventando un po' patetico come Vasco Brondi. E anche citare Vasco Brondi è un po' patetico. Nemmeno lui lo farebbe.
Non sta cominciando niente: ma è già cominciato, se vuoi saperlo. No, non lo volevi sapere, ma va beh, te lo dico lo stesso. Poi neanche esisti, di cosa ti lamenti? Chi non esiste non ha diritti. Oddio, sembra lo slogan di un comitato per la tutela degli embrioni.
La verità è che non ne posso più di tutte le cose brutte e che non mi piacciono di questo mondo. E con questo mondo intendo il territorio nazionale nel quale vivo e risiedo attualmente.
Non che al di fuori sia un mondo migliore: è che al di fuori è anche un mondo migliore. Non ovunque, certo. Non in tutte le cose, certo.
Ripeto: il rumore dei maccheroni nel piatto non è lo stesso da nessun'altra parte (eh beh, il chilo di pasta Sainsbury's a 89p ha una densità differente) e poter uscire di casa in bicicletta senza mani e fermarti a parlare con 3-4 persone... beh quello non esiste da nessun'altra parte nel mondo se non qui.
Mmh, forse c'è una qualche isola croata che ha qualcosa di simile. Ma le mani, a meno che non te le abbia amputate un qualche turco stereotipato dipinto da un italiano ignorante, è meglio portartele dietro. Magari, in tasca.
Allora parlerò di cose belle. Delle cose belle. E ce ne sono, sapete? Non tante, magari. Ma ce ne sono.
...ma devo cominciare proprio oggi?
Continuo ancora a pensare che le cose migliori che scrivo siano necessariamente triste, o depresse, o malinconiche. Perché se fossi allegro e felice...
...ma andrei a correre nei prati, o me starei a contemplare il mondo fuori dalla finestra, ma ti pare che mi metterei a scrivere se fossi felice?
Verrà il giorno in cui qualcuno mi intervisterà...
"Perché ha cominciato a scrivere?"
"...perché non avevo da scopare! Ma ti pare che se avessi avuto da scopare mi sarei messo a scrivere?"
Che poi lo sai che non è la verità, però fa ridere, un po' tipo #daicazzo e #vadaabordocazzo e siamo tutti contenti.
Contenti, ma non felici. Verrà il giorno che scriverò anche con felicità di cose felici? Se si, cosa salterà fuori? Una Mocciata? O una roba più sul genere indie romantico? Ma esiste poi? O una roba più alla Baricco?
Non riesco a immaginarmi a scrivere cose felici: e forse non riesco ancora ad immaginarmi felice.
D'altronde non riesco nemmeno ad immaginarmi... che ne so, il 1 agosto 2012, eppure sono convinto che arriverà lo stesso. Così come l'album degli Afterhours. Che arriverà il 17 aprile.
Salvo guerre nucleari, arriverà tutto questo.
Magari arriverà anche la mia felicità. Salvo guerre nucleari.
Ovviamente è implicito che nel mentre io debba fare tutto il possibile per raggiungerla. Salvo guerre nucleari.
Oh ma non è poi che nel mentre stia poi così male eh... c'è un po' sta cosa che se uno non è felice, è per forza depresso. Si può anche stare relativamente bene senza per forza doversi dire felici...
C'è anche un po' sta cosa dello scrittore. Cioè, LO SCRITTORE.
La gente pensa che LO SCRITTORE sia questa figura un po' strana, intellettuale, un po' vintage e un po' retrò. Uno che si ascolta De Andrè e Tchaikovsky (si ho aperto Google per scriverlo giusto).
Uno che guarda i film di Pasolini. Uno che ama la bellezza. Uno che odia internet, le tecnologie e la mondanità. Uno che gira su una BMW serie 5 del 1989, quando non usa la bicicletta. Uno che si mette delle gran sciarpone, delle giacche, degli occhiali. Uno che ama la poesia. Una persona un po' disordinata, sognante e sognatrice. Uno che ama il vino e i liquori. Uno che fuma, un po'.
Che se vai nella sua stanza è piena di quadri, libri e di appunti, e dalla finestra vedi un panorama bellissimo. Uno un po' squattrinato che però si tratta bene. Un galantuomo che sa come amare le donne. Un uomo con il cuore perennemente spezzato. Un uomo dalla bella voce, lo sguardo intrigante, anche se però obiettivamente è un po' bruttino.
Sembra quasi l'identikit del mio amico Waco Guzman, che guardacaso è pure lui scrittore anche se non lo vuole dire. Ma non è proprio così: questo identikit è stereotipato. Oltre che, chiaramente, falso.
Per quanto esistano personaggi così (ad esempio Waco Guzman vi assomiglia parecchio, ma la differenza - basilare - è che Waco è un uomo vero, mentre molti altri esistono ma sono falsi) io, nel mio non essere scrittore, scrivo.
Che differenza c'è? Non lo so.
Io, si, sono un po' strano, questo si sa e si capisce, ma il mio essere intellettuale si riduce ad una cultura sopra la media: e questo perché è la media ad essere bassa. Il gusto per il vintage ed il retrò si limita alle magliettine indie e ad pochi altri elementi (forse la mia Micra del 1999, che ormai è già vintage).
Riguardo alla musica ascolto di tutto o quasi: De Andrè e "Ceicoschi" li stimo ma no, non li ascolto. Stimo anche Pasolini, ma preferisco di gran lunga Quentin Tarantino, Guy Ritchie, Michel Gondry e Wes Anderson. Uso la bicicletta, la sciarpa la uso solo 3 mesi d'inverno quando stiamo intorno agli zero gradi, e gli occhiali quando guido la notte fuori città. Non mi piace molto la poesia, tendo al disordine come tutto l'universo ma amo l'ordine ed è una battaglia che combatto con discreta costanza e che spesso vinco. Sono sognante e sognatore, ma ho sempre bene gli occhi aperti e so essere organizzatissimo nel mondo reale. Ho una memoria da nerd preoccupante, a volte. Mi piace il vino e i liquori, ma sono cresciuto a bere i peggiori superalcolici che anche nei peggior bar di Caracas avrebbero svuotato nel cesso: e non ho perso quest'abitudine. In camera mia in questo momento c'è anche un po' di casino, ci sono le impegnative per degli esami in ospedale, dei curriculum, fogli della banca, cavi, penne USB, tutta roba che uno scrittore non dovrebbe cagarsi nemmeno. Generalmente non fumo, e non amo nè le poesie nè i quadri. Non sono un galantuomo, non ho un gran successo con le donne, e anche se ho il cuore spezzato tendenzialmente restano cazzi miei. Non ho nemmeno una bella voce, nessuno sguardo intrigante, ho un naso che sembra un musetto della McLaren danneggiato da Hamilton in un tamponamento ai danni di Felipe Massa, e si, sono anche un po' bruttino, magari. Magari ho un fascino mio, ma non è certo quello DELLO SCRITTORE.
E per campare, vivo dei miei risparmi, non certo di un magnate che mi finanzia, di introiti di precedenti opere (e nemmeno successive, mi sa), o di una famiglia facoltosa che mi sostiene. Dei miei risparmi.
Però una BMW del 1989 mi piacerebbe. Solo che consuma un casino di benzina... magari la mettiamo a GPL.
Abbiamo lauree inutilizzate o mal utilizzate. Siamo disoccupati, o sottoccupati.
Ci fidanziamo eternamente perché abbiamo paura di sposarci. Decidiamo di sposarci, e ci lasciamo prima del matrimonio. E se ci sposiamo, ci lasciamo nel viaggio di nozze. O dopo due anni. O dopo che ci siamo fatti le corna.
Oppure non troviamo nemmeno da fidanzarci, tristi e scoraggiati dall'altro sesso, e dopo aver miseramente e mestamente analizzato la situazione, finiamo per preferire la masturbazione solitaria alla prostituzione intellettuale.
Viviamo per pagare l'affitto, le rate della macchina, le rate del mutuo. I nostri nonni erano proletari, perché avevano solamente la prole a carico. Che dopo una dozzina d'anni però comincia a rendere, lavorando nei campi.
Noi siamo solamente dei mutuari, abbiamo solamente un mutuo a carico. Che grazie, agli interessi, cresce esattamente come i figli. E ti va pure a zappare. Direttamente sui tuoi piedi.
La mia generazione sta perdendo perché è infelice. La mia generazione vive su facebook. Comincia la settimana postando "Lunedi" di Vasco.
Prosegue il martedì scrivendo "che caldo! rivoglio l'inverno!" Poi il mercoledì "proprio oggi doveva piovere? fanculo!" (le donne aggiungono "per fortuna che ho fatto shopping, comprato il vestito per andare a ballare venerdì!")
Giovedì "dai che domani comincia il weekend"
Venerdì si posta "Friday I'm in love" dei Cure
Sabato si postano le 200 foto tutte uguali e sorridendo con i drink in mano della serata precedente.
Domenica pomeriggio si scrive "mi son svegliato adesso!" weekend devasto!" E domenica sera non si scrive un cazzo, si piange e basta, da soli, nella propria stanzetta.
Ebbene si: la mia generazione quando chiude facebook comincia a piangere.
La mia generazione si droga. Alcol, cocaina, cannabis, caffeina, taurina, nicotina, sesso, videopoker, gratta e vinci. Ma la mia generazione si droga.
Noi ci lamentiamo del prezzo della benzina ma continuano a preferire il pieno pagato 60 euro piuttosto che mettere su l'impianto a metano.
La mia generazione ha paura. E' incapace di rischiare. Si rifugia in rapporti sentimentali che garantiscono un dose minima di bumbate mensili, una dose minima di conforto psicologico, una compagnia per matrimoni, film, pizze e cene. Il tutto alla modica cifra di qualche litigata e qualche centinaio di euro. E un sacco di tempo libero e di lacrime.
La mia generazione è provinciale a manetta. Ma talmente tanto che non capirà mai di esserlo. Un pesce rosso nella boccia di vetro è meno provinciale della mia generazione.
Ci lamentiamo di tutto e di tutti. Ma non cambieremo mai nulla. Appena qualcosa è migliore, o peggiore, o semplicemente diverso da noi, lo etichettiamo e lo invidiamo, o dispregiamo, o semplicemente allontaniamo.
Tutto ciò che è diverso ci fa paura perché potrebbe essere come noi: e in realtà, il nostro noi, non lo vogliamo modificare.
Il nostro noi non ci piace per un cazzo, ci fa cagare, ci fa piangere, ma abbiamo una fottuta paura che cambiare questo voglia dire passare per qualcosa di peggio. E non lo potremmo affrontare. Perché siamo deboli come Julian Ross durante un attacco di cuore.
La mia generazione si veste figa, prende degli aperitivi fighi, e va in giro a fare la figa, e se ci pensiamo bene, è esattamente come se fossimo a carnevale. In quei bei carnevali veneziani, dove davvero tutto è concesso, solo che li erano più coscienziosi e lo tenevano solo per un giorno all'anno. Noi invece lo teniamo tutti gli altri 364, e va a finire che quando sei vestito da pirla a carnevale alle grotte è l'unico momento in cui ti mostri per quel che sei veramente, senza più status symbol, classi sociali o clichè.
La mia generazione sta perdendo. E dentro la mia generazione c'è anche chi non sa quale sia la sua generazione, o che si sente di farne parte solamente in maniera marginale, quasi un prodotto di scarto, un'anomalia sistemica, che sputasentenze dall'alto di un blog e della sua cameretta al secondo piano, non prima di essere uscita fuori e aver visto ed analizzato una percentuale considerevole di stronzi della sua generazione.
RadioScoziaLibera playsTre Allegri Ragazzi Morti - La Tempesta
RRRadioScoziaLibera, gente. Gli spettri del passato si siedono qui di fianco e gli offriamo pure un tiro di sigaretta.
Che ore sono? Non è mai troppo tardi, ricordatevelo. Non è mai troppo tardi per iniziare a parlare ed elencare le verità... tutte le verità, una ad una! Ma non è stasera, quindi sedetevi pure sulla vostra cazzo di sedia, il vostro domani resterà uguale al vostro oggi. Si si, state pure tranquilli: il giorno non è domani. Il giorno della tempesta. Il giorno della tempesta che c'è già stata e voi non ve ne siete accorti. E sarà troppo tardi quando lo capirete. Ma tornate a sedervi, teste di minchia, quando lo capirete sarete già morti, e quindi potete vivere tranquilli fino ad allora. Dai, cosa volete? Un buon Ligabue? Un Vasco d'annata? Un buon bicchiere di rosso? Ma tanto non capite un cazzo sia di musica che di vino, quindi a voi si può solo sparare del Vape in camera sperando che vi anestetizzi. Questa è la solita condanna a morte, in provincia di Bologna. Provincia di Bologna Morale. Tipo Milano Marittima, Bologna Morale sta da un'altra parte: è ovunque ed altrove. E voi siete li. Sempre. Che palle. Siete di una pochezza spaventosa. Siete di una nullità sovrastante. Siete la noia fatta persona.
E sapete una cosa? No, non la sapete. E col cazzo che ve la dico. Dai, prenditi una sigaretta, Casper. BREERAA!!, fai sentire cosa passano i mortali.
RadioScoziaLibera playsMinistri - Il sole (è importante che non ci sia)
Mortali d'Italia. No, adesso ve lo dico, cari Mortali d'Italia. Il giorno della tempesta è arrivato piano piano, una goccia alla volta. E io che me ne sono accorto, e sono sempre Gritty, visto che ho l'abitudine di non presentarmi se non serve, quel giorno ho visto tanta acqua. E ora è tutto diverso. Ma per voi non lo so, evidentemente gira ancora tutto come prima. Per ora. Fino anche voi non ve ne accorgerete. Della tempesta. Oh, yes.
Ma a volte scatta qualche cosa che ti fa cambiare La convinzione di un idea che è quella di partire ...Lontano da quel che vorresti amare... ...Lacrime per la voglia di restare...
Ma cosa credete, voi, di avere l'esclusiva? RadioScoziaLibera, le zerouno e un cazzo di una notte di maggio, siamo già pronti per la vostra estate di merda. Ma stavolta fate attenzione che gli anni noi non li facciamo passare per caso. A costo di accorciarli.
Sarebbe bello tornare nel passato. Ma volenti o nolenti andremo dritti nel futuro anche quando questo non esiste. A costo di morire.
Eh, che paroloni, BREERAA!! non ha nemmeno cenato, cosa vuoi che gliene freghi della morte. Certe cose si pensano a stomaco pieno.
Il CD dei CrazyTown? Mamma mia è ora di fare ordine in questa sede, ci manca di trovare la salma di Mike Bongiorno e abbiamo completato l'inventario. Se entrano quelli di CSI girano una serie intera.
...n0 ma questo è davvero un perizoma. BREERAA!! è tuo. No non è mio. No io i perizomi non li porto. No non mi scopo quelle con i perizoma. No BREERAA!! io me lo ricordo se me le scopo. No le mie non portano mai il perizoma. E' per la legge di Murphy. MA QUESTA COCA COLA E' DELL'82! No vabbè, ma davvero. C'è l'adesivo degli Europei 2008. Ma che schifo. Ma neanche la vuoto nel lavandino, mi esplodono le tubazioni.
...si BREERAA!! l'ho buttata giù dalla finestra. Tranquillo tu l'hai parcheggiata dall'altra parte.
...tranquillo, comunque era solo plastica.
RadioScoziaLibera playsKlimt 1918 - Ghost of a tape listener
Sono sempre il vostro Gritty, vostro e mio soltanto. E' bello avere 16 anni no? No. Ma non è nemmeno bello averne 26. Chissà poi 36. E fermiamoci qua... sempre le nostre frequenze digitali.
BREERAA!! mi fai un mojito? Come non abbiamo gli ingredienti? Che palle, metti su il prossimo pezzo poi esci alla Coop. Ma come io? Eh vabbè. Ma son conciato come un indiealternative. Ma neanche Giulio usciva così per entrare la macchina.
RadioScoziaLibera playsOasis - Keep the dream alive
Va beh ma gli Oasis li avevamo già passati ieri... IN DIRETTA su RadioScoziaLibera, il vostro Gritty ha pure fatto la spesa... ma fuori c'è un caldo allucinante! Neanche la coop era aperta, un giro di pakistani mi è toccato fare che... ma è arrivato del rum! Mojito! Questa comunque BREERAA!! mi dice che è dedicata da E. a V., solo che lei non è all'ascolto. E che cazzo gliela dedichi allora?
A noi non ci ascolta mai nessuno. In ogni modo tra poco arriva la prossima bomba... sapete che iniziate a piacermi? Giusto due o tre, non di più, come le sigarette che fumo a serata... poi si diventa dipendenti...
Preparate le scarpe nuove... se non le avete comprate. C'è in ballo la più grande sfida dell'anno. E poi dura anche poco... per Natale già parleremo d'altro.
Adesso c'è questa... c'è da prepararsi per un inverno tra Pordenone e Corporeno.
Ma dove cazzo sta Corporeno?
La seconda letterina per Giulio era di M. E' tutto un melodramma pieno di consigli e di frasi ad effetto. Oh ma non è Elisa di Rivombrosa qui. Se vuoi il tuo Giulio vattelo a prendere, non cagarci il cazzo, noi ci occupiamo di rock e di rochenrol. Tipo questa.
RadioScoziaLibera playsTre Allegri Ragazzi Morti - Prova a star con me un altro inverno a Pordenone
marzo 2009. coppa aziendale di ciclismo. è un po' tipo la coppa Cobram di Fantozzi. un'intera azienda del terziario, con tutte le sue filiali sparse per l'italia, messa sopra ad una sella e spedita a pedalare. perché "non sei obbligato a farlo, però son cose che fai brutta figura se non ci vai, e poi l'amministratore delegato ci guarda a queste cose".
E' la fiera del ciclismo della domenica, e il tripudio del ciclista amatore.
Dopo appena 15 km c'è già stato un considerevole numero di ritiri, un considerevole numero di fughe, e sintetizzando, il gruppo è spezzato in 3: quelli che tirano ad arrivare alla fine del loro passo (i ciclisti della domenica, in fondo), quelli che puntano alla vittoria (i cicloamatori, tutti davanti a darsi battaglia) e quelli che vanno e basta. A metà. Tra cui Giulio e il suo giovane collega. (insomma, è marzo 2009, è prima che Giulio morisse)
Giulio: "Non parte mai la fuga giusta" Collega: "Certo che se noi nemmeno ci proviamo..." "Lascia perdere, è presto." "Si ma intanto vanno avanti..." "Lascia perdere, li riprendiamo..." "Con quella faccia li non sei molto credibile..." "Sarai messo bene te." "Io non sono disfatto e strafatto come te" "Hai scopato ieri sera?" "Cosa c'entra?" "Rispondimi: hai scopato?" "...si. Ma cosa c'entra?" "Quante volte?" "Cosa c'entra?" "Rispondimi: quante?" "Tre." "Tre?" "...quattro." "Vedi?" "Ma cosa c'entra?" "Ma che cazzo di gambe credi di avere? Quando è stata l'ultima?" "Ma è stata... saranno... prima di venire qua. Ma saranno già passate 6 ore!" "Ah, perché hai recuperato molto." "Ma vuoi mettere come sei messo te?" "Io non ho scopato." "Ma hai bevuto." "Si. Il giusto." "Il giusto per sbronzarti. E poi ti sei fatto." "Ma non di droghe." "Non di droghe illegali..." "Droga è quando legge punisce." "Non fare il Boskov, dai. Ti sei fatto di droghe legali... sempre droghe sono." "Cosa vuol dire droghe? Tu sei dipendente dal bumbare con la tua morosa. E' una droga?" "Smettila. Sei strafatto di alcol e medicine, ci fosse un antidoping ti fermerebbero. E poi sei ancora in prognosi. Hai un ferita da arma da taglio. E avrai dormito 2 ore." "Non ho alcuna prognosi. Questo finché non lo accerta un medico è solo una tua opinione, così come tutte le altre accuse che mi hai mosso." "Sarà. Ma la mia opinione è anche che non arriviamo al traguardo." "Zitto e pedala." "Hai cominciato tu. E tanto è tutto piano..." "Appunto. Appena la strada sale facciamo vedere che abbiamo ventanni." "Si ma li hanno anche alcuni del CED. E sono la davanti." "Sono dei nerd del cazzo, appena la pendenza sale sopra al 10% scoppiano." "E quand'è che sale?" "Che cazzo ne so io di pendenze, io pedalo e basta." "Guarda che sta partendo in fuga uno del commerciale." "Lascia che parta. Non è la fuga giusta. Non è mai la fuga giusta...
Domanda numero 1: perchè per scrivere apro le note di facebook? Sono come Baricco, quando scrivo so già che sarò pubblicato. La differenza sostanziale è che io lo faccio gratis.
Sono arrivato a un punto in cui si può ufficialmente parlare di sfiga, si, perchè va bene uno e due e tre, ma da un certo punto in poi questa è obiettivamente sfiga, ed è proprio riconoscibile come sfiga. Cioè, se ci fosse un comitato, proprio, credo sarebbero concordi nell'affermarlo... non dico unanimi, qualche dissidente ci sarebbe, ma si troverebbero d'accordo.
Non fumo, ed è un peccato, o forse no: quanti soldi avrei buttato in fumo? Quanti soldi butto in caffè? Sono sempre dipendenze. Certo che una bella paglia ci starebbe bene. Se fumassi.
Andiamo tutti via, abbiamo tutti voglia di andare via, e nemmeno i vulcani islandesi possono fermarci: è un dato di fatto, è meglio prenderne atto prima che sia troppo tardi. Qui ci sono solo ingranaggi che girano a vuoto, qui c'è qualcosa che grippa, qui il rumore è malsano e non lascia presagire nulla che non sia un guasto. Io, sono guasto.
A maggio si inizia già a pensare all'estate: il fatto che i gradi fuori rasentino i 10, non è un buon motivo per non pensarci come tutti gli altri anni. Arriva l'estate e io sono sempre indietro, e inizio a pensare di non volere LA VOSTRA estate. Che poi non è nemmeno la vostra, è LA LORO, ma voi credete sia vostra. Con le loro canzoni di merda, che diventano vostre. Cheppalleeee!!! direbbe il bimbo di "mamma esco".
E può capitare di avere paura, o di essere scoraggiati, ma sempre con tanta dignità, e tanto rispetto. Il cammino della vita è pieno di difficoltà e irto di insidie, e l'ultimo volta che ho detto irto in realtà forse volevo dire mirto. E in realtà era davvero buono.
Ma non voglio essere polemico, la vita è piena di belle cose, tipo il mirto, basta saperle coglierle. E se si tratta del mirto, è proprio meglio non farlo nemmeno cadere.
E' sbagliato il posto? O la compagnia? O entrambe? O io? O cosa? Che cose riempie i vuoti? Una persona? Le serate? Il lavoro? Il resto? In cosa vedi il tuo futuro?
Mi sto un po' iniziando a rompere il cazzo (ah non si può dire cazzo, dovevo dire minchia) di quella storia che "quando brancoli nel buio senza via d'uscita, è il momento buono in cui vedi la luce". Perchè non c'è buio. E nemmeno luce. E' una di quelle mattine del cazzo di novembre, dove tutto è grigio, e a un certo punto sbuca anche un po' di vaga luce.
Ma che pessimismo, direte voi. Ma no, dirò io. Non credo sia pessimismo, certo riconosco che è una visione alquanto negativa, però mi pare abbastanza realistica de "le cose come stanno". Non nego di avere le mie colpe, anzi, sicuramente tra le cose che non vanno ci sono anche io, a prescindere. E ripeto: ci sono un sacco di cose belle. Insomma, non son qui a lamentarmi e basta per dei cacchiacci miei, volevo esprimere una sorta di disagio generazionale condiviso, condiviso da una sorta di generazione/classe sociale alternativa/alternative.
Oh, non so, forse a 30 è anche più difficile, ma già a 26, questa è una salita del cazzo. Vorrei parlare con chi ha disegnato questa tappa. Ma si può?
Chiudo con un dialogo immaginario, ma avvenuto realmente (?) (è possibile?) (evidentemente si) (oppure no) (ma soprattutto chisseneincula) ... anzi no. Oh, mica son Baricco, io faccio un po' come cazzo mi pare, tanto nessuno mi paga per questo.
Però, prima di lasciarvi, ci tenevo a dirvi una cosa: non ho la minima idea di come andrà a finire tra un mese, tra due, tra tre, tra quattro, ma poi forse non ve ne frega molto, avete poi voi anche la vostra vita da portare avanti, e non è che i miei cazzi siano migliori dei vostri.
Ho 26 anni, e volevo sbronzarmi, ma dopo la prima birra avevo già acidità di stomaco.
Ho 26 anni, son più vicino ai 30 che ai 20, e in realtà lo era già dai 25, solo che non se ne accorgeva nessuno.
Ho 26 anni, ma a me poi cosa cazzo me ne frega dei marchi. E di Wanna Marchi.
Ho 26 anni, cosa faccio per dare un senso alla mia vita?
Ho 26 anni, uè, non sono mica vecchio!
Ho 26 anni e Massimo Coppola no.
Ho 26 anni e dovrei essere una persona seria, anzi forse lo sono già, solo che non ho voglia di pensarci troppo.
Ho 26 anni e dimmi che non finirà in un mattino di nuvole.
I'm 26 years old e vaffanculo che poi in inglese mica è la stessa cosa.
Ho 26 anni e sono vittima di questa società.
Ho 26 anni e sono uno sfigato come tutti gli altri (ma in una maniera che mi rende unico) (unico come tutti gli altri).
Ho 26 anni e zlastavap ll'ndinian ddeys.
Ho 26 anni e devo cambiare la lampada dell'anabbagliante sinistro.
Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre alla mia età.
Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre quando si è sposato. Alla mia età.
Ho 26 anni, e qualcuno nemmeno ci è mai arrivato.
Ho 26 anni, il sole è grande e i fiori sono gialli. E la penna è sul tavolo.
Ho 26 anni e Amsterdam dei Coldplay.
Ho 26 anni e non sono mai stato ad Amsterdam.
Ho 26 anni e "quelli che quando trovano una macchina lenta urlano DAI CAZZO! come il padre di Gianluca ne I soliti idioti".
Ho 26 anni e DAI CAZZO!
Ho 26 anni e se voglio mi comporto come se ne avessi 14 perchè di si.
Ho 26 anni e constato con dispiacere che a volte non è per nulla una questione di età.
Ho 26 anni e vorrei averne meno.
Ho 26 anni già da qualche giorno.
Ho 26 anni e ancora me ne dimentico.
Ho 26 anni, e nonostante tutto credo ancora al CCNL del Commercio.
Ho 26 anni e ho perso fiducia nel futuro, nella politica, nel sesso opposto, nello stesso sesso, nel sesso, nei sentimenti, nell'Italia, negli italiani, negli USA, nella famiglia, nel lavoro, negli Arctic Monkeys, negli Editors, nei Bloc Party, e nel CCNL del Commercio.
Ho 24 ore e negli ultimi 26 anni... no aspetta.
Ho 26 anni e nelle ultime 24 ore non ho mangiato frutta. E un bel chi se ne frega, no?
Ho 26 anni, e voi potreste tutti donare gli organi, il sangue, e il midollo osseo, invece che perdere tempo con le cose che scrivo.
Ho 26 anni, e devo migliorare ancora un bel po', e credo di poter iniziare chiudendo questo post, andando a letto, e preparandomi per un'altra giornata. Come farebbe, semplicemente, ogni persona di 26 anni.
Cento (o Lido di Spina?), 15 agosto 2009 (o 22 agosto?)
Caro Baricco, ho visto il mare. Il mare, il mare, il mare. Il mare mio e il mare tuo, il mare di cinquemila cose e persone diverse, ma in questo momento, soprattutto, il mare tuo. Il mare di Baricco.
No a dire la verità, in questo momento, alle ore 04:00, con le scarpe pienissime di sabbia, la maglia sporca di alcolici sconosciuti, probabilmente anche sporco e sudato, ma nel pieno delle mie facoltà psichiche, il mare è soprattutto il mio. Penso a quando quasi un anno prima ero poche centinaia di metri più in la, altrettanto disfatto, con quasi le stesse persone, sdraiato su un lettino, quasi addormentandomi, ascoltando a occhi chiusi gli altri che cercavano di fotografare quel riflesso biancastro che solo la luna sa fare sul mare. Nemmeno Orsi ci riuscì, forse era solo una questione di otturatori ISO flash e altre robe che solo sapendo usare una reflex si riescono a mettere a posto, mentre con le normali compatte dovevi accontentarti di foto o troppo scure o troppo flashate. Come se una macchinetta non potesse racchiudere tutto il mare. Si si, questo sarebbe proprio baricchianesimo. Tu e il tuo mare. Tu, così pieno di te e delle tue parole, e così pieno del tuo mare, che tutto può, perché il mare è così grande e immenso da assorbire tutto e tutti, da minacciarti e tranquillizzarti, da inghiottirti e sputarti, e così via. Io sto seduto davanti nel pieno del disagio e più che a te e al tuo cazzo di mare, a "quella merda che chiami mare-cesena cesena vaffanculo", penso più a me che pedalo su una bici e mi rialzo per l'ennesima volta sui pedali. E penso al fatto che sono un po' stanco di rilanciare continuamente la fuga, o andare a prendere qualcuno, per non vincere mai niente. Vincere cosa poi? Vincere dove? Un po' ti odio caro Baricco, e so anche che pure tu prima o poi verrai a leggere queste parole, perché se Facebook è limitato agli amici, il Windows Live Spaces no. Ti odio perché sei così pieno di te, e perché parli così tanto di sto mare, che a me poi il mare in se e per se non mi piace nemmeno troppo, visto che so nuotare ma non so galleggiare (lo so non sono uno normale) e non mi piace fare il bagno perché di solito ho freddo a stare in acqua. E poi ai lidi abbiamo una bella merda, diciamocelo. Un po' ti odio caro Baricco, ma se non altro ti temo, e se temo che tu possa influenzare il tuo modo di scrivere, vuol che se non altro un po' mi attrae. Un po' potrei anche dire che mi piace. Non vorrei finire a menarla a tutti con ste storie del mare e così via, intendiamoci, forse è per questo che guardo con ostilità due tuoi libri sul comodino. Dovrò anche restituirli entrambi, prima o poi.
E allora odio te Baricco, e questo cazzo di mare, e tutti gli altri intorno, e anche quell'impasticcato che balla da solo davanti alla spiaggia, perché per andare a levarmi su per i cacchi miei mi tocca di fare 10 metri in più, barcollando per la sabbia, e per chiedermi e rispondermi che dovrò ancora rialzarmi sui pedali, per adagiarmi su un letto, e che sarà durissima prima di potermi godere una decina di meritate di ore di sonno. Ancora una decina di giorni. Ancora migliaia di chilometri. Ah, certo, non so se reggerò, anzi lo so: a costo di reggere mi disferò ancor di più, ma tanto ho 25 anni e se non sono in grado di farlo ora, se non sono in grado di disfarmi ora, non sarò in grado più di farlo, e non mi disferò più.
Caro Baricco, vienimi a cercare. Su quella spiaggia. Credo potremmo avere molte cose da dirci.
Dave Matthews Band - Grace Is Gone (testo tradotto tratto da www.davematthewsband.it)
I neon brillano attraverso gli occhi annebbiati stanotte Sono le 2, Ho bevuto ancora, è dura nella mia mente Io non posso amare ancora così tanto come ho amato te Dove tu finisci io comincio è come un fiume che attraversa Prendi i miei occhi, prendi il mio cuore, non mi servono più se non si poseranno mai più su colei che adoro così tanto Scusa, per favore, un altro drink Puoi farlo forte, perché ho bisogno di non pensare Lei mi ha spezzato il cuore, la mia Grace se ne è andata Un altro drink e mi alzerò Un drink per ricordare, poi un altro per dimenticare Come posso ancora sognare di trovare un amore dolce come te Un drink per ricordare e un altro per dimenticare Scusa, per favore, un altro drink Puoi farlo forte, perché ho bisogno di non pensare Lei mi ha spezzato il cuore, la mia Grace se ne è andata Un altro drink e mi alzerò Un altro drink e me ne andrò Tu pensi che sia una cosa impossibile che il sole si rifiuti di splendere Ho camminato con te dietro di me, le tue fredde mani nelle mie Scusa, per favore, un altro drink Puoi farlo forte, perché ho bisogno di non pensare Lei mi ha spezzato il cuore, la mia grazia se ne è andata Un altro drink e andrò Scusa, per favore, un altro drink Puoi farlo forte, perché ho bisogno di non pensare Lei mi ha spezzato il cuore, la mia Grace se ne è andata Un altro drink e mi alzerò Un altro drink e me ne andrò Un altro drink, la mia Grace se ne è andata.
testo originale Neon shines through smoky eyes tonight It’s 2 am - I’m drunk again it’s heavy on my mind
I could never love again so much as I love you Where you end where I begin is like a river going through Take my heart, my eyes cuz I need them no more If never again they fall upon the one I so adore
Excuse me please one more drink Could you make it strong cause I don’t need to think She broke my heart my Grace is gone One more drink and I’ll move on
One drink to remember, then another to forget How could I ever dream to find sweet love like you again One drink to remember, and another to forget
Excuse me please one more drink Could you make it strong cause I don’t need to think She broke my heart my Grace is gone One more drink and I’ll move on One more drink and I’ll be gone
You think of things impossible then the sun refused to shine I woke with you beside me your cold hand lay in mine
Excuse me please one more drink Could you make it strong cause I don’t need to think She broke my heart my Grace is gone One more drink and I’ll go
Excuse me please one more drink Could you make it strong cause I don’t need to think She broke my heart my Grace is gone One more drink and I’ll be gone One more drink my Grace is gone One more drink my Grace is gone
L'acqua. L'acqua calda sulla faccia. Quasi a lavare via, quasi a bollire, ogni singola impurità, non tanto del viso di Giulio, ma proprio di Giulio stesso.
E poi asciugarsi, di fronte allo specchio tutto appannato. Guardarsi negli occhi.
Stasera o si vince o si muore. Gli occhi sono iniettati di voglia. Voglia di vivere, voglia di sfogare la rabbia, voglia di sfogare il rancore, voglia di sfogare la rabbia. Voglia.
Esce dal bagno con l'accappatoio, e si veste. Camicia bianca. Camicia bianca d'ordinanza.
Sua madre lo guarda, urla, e piange.
E' un pezzo che ha perso il controllo delle cose, ormai è tardi. Giulio esce: dove va, non si sa. Quando torna: non si sa.
Giulio sale in macchina, non è la sua, ma non è nemmeno quella di Gritty, Cisco, o BREERAA!!, e attenzione che non è un dettaglio poco trascurabile questo.
Intorno a loro, una città immersa nel freddo aspetta pazientemente l'alba: ma è ancora lunga la notte che porterà al domani. Oh, cazzo, si.
Intanto tu sei fuori. Sei fuori con lui. Eh, lui sembra carino, sembra gentile, sembra simpatico, sembra davvero un bravo ragazzo, invece Giulio era così strano. Era così particolare. Così stronzo anche. Così... così che era solo un amico. Che gli volevi tanto bene. Ma qualcosa di più... eh no. Invece lui sembra così... oh...
Via! Sulla Grande Punto del nuovo amico di Giulio (un incensurato del quale non possiamo rivelare il nome) è stata prevista una bottiglia di vodka, a cui attinge quasi esclusivamente solo Giulio. Eh perché l'Incensurato guida, e chi guida non beve. Luci, tachimetro che sale, campagne che scorrono di fianco a bar e aziende meccaniche della provincia. Praticamente come ascoltare un album de Le Luci della Centrale Elettrica a velocità doppia. E a stomaco vuoto.
Che forse con Vasco Brondi c'entra poco, oh, ma con la vodka, si lega parecchio bene.
E la tua serata sembra andare benissimo. Oh si, davvero... poi ti offre anche da bere... certo che c'è freschino fuori... si, vai a fare un giro con lui. Ti porta in un bel posto, dice. Come sembra carino... così scherzoso... allegro... solare... sembra anche dolce... che bel posto dove ti porta... sembra così sperduto... però è bellissimo... soli voi due...
La madre di Giulio, piange, sul divano, tra Ballando sotto le stelle, e altri canali a caso, che mentre un comico faceva ridere, la sentono che piangeva, come dice Jovanotti, ma Giulio non tornerà per lei. E tanto, già lo sapeva.
E bum! Esplodono le luci e i bassi della sala, Giulio è lanciatissimo, come uno uscito dai box ai 180 con poca benzina e le gomme nuove, e si lancia in mezzo a ballare attaccato a non ha capito neanche cosa siano, se siano ragazze o altro... la bottiglia di vodka? Giulio l'hai già finita in macchina.
E l'Incensurato, segue a ruota, lui senza alcol, non ne ha bisogno, lui sa fare, lui segue Giulio, lo usa come cavallo di troia, anzi, di cavallo di troie, segue a ruota e fa l'amico figo di quello jolly ubriaco. E vai! Un pezzo dopo l'altro, senza ricordarne il nome, uno dopo l'altro, e quella che sembra starci, come si chiama? Chi è? Non ha importanza, è gnocca anche l'amica. Giulio se le confonde.
E nel mentre tutte le colonne di tutte i palazzi sono ferme immobili, mentre le mura di tutta la città ascoltano in silenzio, mentre in una qualche parrocchia si prova un balletto hip-hop, mentre le lancette dell'orologio restano ferme immobili, mentre gli alberi già spogli vegliano sopra cumuli di foglie secche.
E la musica continua, la musica della discoteca, la musica hip-hop, la musica della finale di X Factor in prima serata, la musica dell'autoradio di lui.
E Giulio mentre balla ha un flash, un attimo di lucidità in una vita che passa, e si ricorda di te, e non sa dove sei, e non sa cosa fai, e non gliene frega un cazzo, ma ti pensa.
E tu sei in quella macchina, e ora il tuo lui si ferma in un parcheggio, ma è strano, ora ha un sorriso che sembra strano, e non sembra più quello di prima. Sembra che... ma no, non può essere.
L'Incensurato ha già beccato una. L'ha già marcata ad uomo. Lingua in bocca. Palpate. Si, insomma, è solo questione di tempo, poi se la porterà a letto.
E Giulio poi di te se ne frega, balla, balla, balla, si, proprio una gran balla, perchè sta dicendo una balla a sè stesso, perché sta ballando, e perché ha preso la balla, oltre che altri due coca rum. Che facevano schifo ed erano annacquati, ma con l'effetto mescola, via andare! Le tipe, forse schivano Giulio, forse ci stanno, forse no, non ha importanza, è tutto una figata, un piacevole flusso, che Giulio vorrebbe non finissse mai, vorrebbe non finisse mai quella serata.
C'è troppo buio nella dancehall. Giulio va in bagno. Tira fuori da una tasca. Venti euro. Prezzo di favore. Si mette in bocca la pastiglina. E torna fuori. Come una formula 1. Con una sosta di troppo.
Mentre tu, piccola, inizi a capire. In quella macchina. Che forse... qualcosa sembrava una cosa... e invece... era un'altra. E... è tardi... oops.
L'Incensurato se n'è già uscito dalla discoteca, accompagnato dalla tipa. Andranno diretti in macchina pure loro.
Giulio torna in bagno. Come una formula 1 che torna ai box. Qualcosa non va.
Giulio si schianta sulla tazza del cesso, di faccia, mentre il cellulare gli vola. E cade.
Tu, piccola, cerchi di scappare dallo sportello, ma lui ti raggiunge. Ti afferra. E cadi.
L'Incensurato scivola su una bottiglia di vodka vuota. E cade. Lei ride.
Piccole ballerine tornano a casa dal balletto di hip-hop parrocchiale. E qualcuno inciampa. E cade.
La madre di Giulio, ha uno spasmo nel sonno. E vola giù dal divano. E cade.
La bocca è piena di vomito, che si mescola al sangue, e Giulio è un uomo in preda alle convulsioni e ad un attacco epilettico, che non può far altro che ingoiare il proprio vomito, senza nemmeno urlare.
Lui ti ha già afferrato e ti sta minacciando, ha un coltellino, tu piccola puoi soltanto stare zitta, e pregare che arrivi Giulio. Giulio. Proprio Giulio. Sembrava carino. Sembrava una bella serata. Sembravano tante cose. Ora tutto si rivela per quello che è. E fa male. Fa male. Fa molto male.
L'Incensurato sta concludendo in bellezza, testando gli ammortizzatori della Grande Punto, appannando tutta la macchina. Ora si riveste e la accompagna a casa.
La città assiste allo spettacolo, zitta immobile e impotente, senza muovere nemmeno una foglia, senza far passare nemmeno un rintocco. Il freddo gelido la avvolge, chietando ogni giudizio, ogni parola, lasciando tutto nella più completa apatia.
Tu sei, a terra, coperta dalle tue stesse lacrime, con i vestiti lacerati. E sono lacrime amarissime. Ora vorresti solamente morire. Ancora di più della morte che porti dentro.
L'Incensurato dorme già a casa sua. Ma prima di dormire, ha come un flash. Si è dimenticato qualcosa?
La madre di Giulio si sveglia. E' agitata. Telefona a Giulio. Il telefono è spento.
Un'ambulanza corre veloce. Al volante un volontario della Croce Rossa, ha appena 20 anni, è la sua prima emergenza, e non è colpa sua.
Silenzio. Il medico resta in silenzio. Non c'è più niente da fare. La sentenza, discutibile, è comunque chiara.
Quella volta che eravamo in corriera a Budapest e prima di me e Cotolino dovevano scendere 70 persone. "Ci mancano solo Tiziano Ferro e il Papa poi sono scesi tutti." Quella volta che "nuò! nùn lo prende!" Quella volta che per un compleanno abbiamo regalato un tostapane. Quella volta del punch al mandarino a temperatura ambiente nascosto tra le foglie. Quella volta che TLOC! Quella volta della patente. Quella volta (quellE voltE) che i sorpassi tra il fosso e i camion ai 120 orari. Quelle volte che DJ DangerMouse. E che FIFA 2003 sul cellulare. E che la corriera per FE. E che le lezioni di spagnolo. E che il gruppo medie.
Ti giuro che potrei andare avanti per mesi a scrivere tutto. Questo è niente.
Però, però, nonostante tutto, anche quella volta che la birra il mac "kooks.odt" e la TV. Quella volta che 8 giorni di alcol. Quella volta che lui rimase stupito per le tue richieste. Quella volta che ti resi conto che sarebbero stati gli ultimi tempi per certe cose e certe serate. Quella volta che a fare il conto sei arrivato a un certo punto e poi probabilmente hai lasciato indietro qualcosa. Quella volta che hai capito che il vuoto non si riempie con le cose ma si riempie con l'amore. Quella volta che non avendo abbastanza amore, quel vuoto l'hai stipato di cose che neanche l'armadio di tuo fratello era mai arrivato a tanto (neanche includendo la candela della cresima, gli auguri della prima comunione del 1987, il biglietto con l'assassino di Kennedy e i preservativi a forma di pallone da calcio). Quella volta che hai registrato un jingle (che poi è uno spot, detto tra noi) che alla fine è anche venuto bene.
Insomma. Non so se ci sarà mai un futuro, un bel futuro, o un futuro e basta. Di certo abbiamo un ottimo passato, e un discreto presente. Che ti piaccia o meno, si sta scrivendo la storia. Leggere attentamente le avvertenze prima dell'uso.
Il sole, le giornate che si allungano, la misura delle gomme, la piccola chimica, l'Etiopia lontana, i caffè e i the, gli aperitivi, le email, l'insonnia, le medicine, le serate, gli amici, Round Here, la capitale, 15 kg, il 20, aprile, i bloc party, il sorrisino indie, e tutto questo è solo una piccola e incomprensibile parte di ciò che noi da RadioScoziaLibera osserviamo. Ora inizio il nostro silenzio stampa: offesi, indignati e delusi, ci stringiamo intorno al nostro amico Giulio, e gli facciamo tanto coraggio. Che anche lui ce ne ha da basta per i cazzi suoi, di paura, e di tutto il resto. Vi potremmo passare un altro bel pezzo odioso e fastidioso come "Eppure mi hai cambiato la vita" di Fabrizio Moro, ma no, noi, stasera, vi mettiamo su questa... e sono solo cazzi vostri.
LIGABUE - La porta dei sogni E mi attacco alle stelle che altrimenti si cade e poi alzo il volume di questo silenzio che fa stare bene e mi sa che sei quella che fa luce pian piano chissà come ci vedi e chissà come ridi di quello che siamo e mi attacco alla buccia di questa notte e salto, salto ma rimango giù... la porta dei sogni, la porta dei sogni, la porta dei sogni chiudila tu. E mi attacco alle stelle tiro un po' a indovinare mi predico un presente in cui non c' niente se non respirare e se proprio sei quella fatti almeno guardare non sai quanto ci manchi non tornano i conti a doverti trovare e mi attacco alla luce di questa notte e salto, salto ma rimango giù la porta dei sogni, la porta dei sogni, la porta dei sogni chiudila tu.
RadioScoziaLibera: oh, si... abbiamo il microfono dalla parte giusta.E per un po', ci limiteremo a sorriderci davanti. Il nostro miglior sorrisino indie rock.
Questa mattina ci siamo svegliati strani. C'era una grande festa al contrario. La gente è arrivata qui a partire dalla notte, dormendo su divani. Qualcuno ha vomitato già alla mattina. Ci siamo svegliati tutti stanchi e disfatti. E BREERAA!! ha messo "La Glaciazione" dei Subsonica. E saltavamo tutti. E c'eravamo tutti. Chi faceva colazione, chi stava male, chi dormiva ancora, chi si appartava già. Tutti con due occhiaie enormi. Era prestissimo, avremo iniziato alle 9, non so, forse le 10. E tutti qui, a saltare su questo pezzo. Le lancette dell'orologio facevano un altro giro. E tutti ancora qui, in questa grande festa, ad aspettare non si sa bene cosa.
Questa è carina, ve la passiamo solo perché la festa ci è piaciuta. C'eravate tutti. Per le altre 300 canzoni di merda avremo tempo, oggi vi graziamo.
KT Tunstall - Other side of the world Over the sea and far away She's waiting like an iceberg Waiting to change But she's cold inside She wants to be like the water
All the muscles tighten in her face Buries her soul in one embrace They're one and the same Just like water
The fire fades away Most of everyday Is full of tired excuses But it's to hard to say I wish it were simple But we give up easily You're close enough to see that You're the other side of the world to me
On comes the panic light Holding on with fingers and feelings alike But the time has come To move along
The fire fades away
Can you help me Can you let me go And can you still love me When you can't see me anymore
The fire fades away
E questa la può capire solamente chi, come sempre, non ascolterà mai RadioScoziaLibera. Sono Gritty, e ancora non ho capito perché la festa dovesse iniziare di mattina.
Bah. Benvenuti, anzi bentornati, questa è RadioScoziaLibera network, e io sono il vostro DJ preferito Gritty! Anche perché sono l'ultimo. Si, lo so, una volta non avevo la y nel nome, ma è una storia lunga, e non credo la racconteremo qui oggi. Come sempre trasmettiamo dalla sede più sporca della East coast. Il pavimento è pieno di cicche, fango e cocacola... in compenso i posaceneri sono pulitissimi. I cestini traboccano di alcolici e medicinali, e qui credo la sia responsabilità sia fortemente di BREERAA!! in regia, che oggi però non c'è neanche, credo esca dal coma verso sera. Per iniziare nel migliore dei modi, oltre a toglierci il pastone dalla bocca con una birra, e poi mi preparo una camomilla tipo, perché ho un'emicrania favolosa, ma vabeh, dicevo, per iniziare nel migliore dei modi, ecco... aspetta cosa dovevo mettere... gli Oasis? ma non era da mettere prima che... ah no allora... aspetta cosa c'era? ah le Diva Scarlet? si ma quando c'è bisogno di BREERAA!! non c'è mai e devo fare tutto da solo... ah no i Perturbazione!!!
Perturbazione - Chiedo alla polvere Mettere in ordine pieni di polvere battitappeto in un giorno di pioggia che non vuol saperne di andare
chiusi in un vortice pieno di nodi lunghi capelli perduti in un attimo sopra a un tappeto di chiodi
grumo di polvere tra le mie dita tengo la vita di chi mi ha sfiorato sputato e anche amato davvero
ma è solo un attimo e niente più non è possibile ma continuo a chiedermi dove vanno a finire i miei giorni? come aspirazioni finite in un angolo dove vanno a finire dove vanno a finire dove vanno a finire i miei giorni?
giro le spazzole piene di cenere steso al tappeto in un giorno d’inverno tra vecchi ricordi e un cestino nelle tue lettere c’era un destino ma quante domande ti fai? ma quante domande ti fai?
ma è solo un brivido e niente più non è possibile ma continuo a chiedermi dove vanno a finire i miei giorni? come aspirazioni finite in un angolo dove vanno a finire i ricordi? Persi in un mucchio di polvere
dove vanno a finire dove vanno a finire dove vanno a finire i miei giorni?
Beh, puoi anche dirlo. Se è perché non gli va di mettersi le scarpe eleganti, e preferisce i pantaloni corti e le magliettine. Se è perché ha amato rotolarsi su un modulo sporco. Forse voleva solo uno che pensasse al futuro in maniera diversa, ma non è mica questione di quando uno è nato. Siamo nati tutti negli anni '80, amore. Forse chi volevi era con lui. E allora non è mica questione di chi sei, di cosa fai, di come ti vesti... è proprio questione di cosa pensi. Chissà come fai ad averlo capito. Chissà, è che proprio non l'hai capito. Non te lo sei neanche chiesto. Sei andata a caso. Perché certe cose si vedono dalla camicia e le scarpe, giusto. A parte che poi in inverno se pigli i giorni giusti ce le ha pure lui, quelle scarpe li. Vabbè, ma tanto non sarebbe andata oltre. ...oltre i soliti due anni. Ma cos'è, certe cose hanno la scadenza?
"Ma allora vi siete lasciati definitivamente o temporaneamente?" "Ma che cazzo di domanda è?" "Nel senso: è una cosa definitiva o temporenea?" "Ma che cazzo ne so! Ci siamo lasciati e basta. Mica è un contratto, porcaputtana. Mica mi ha mandato in prestito al Bolton FC. Mica l'ho ceduta a titolo definitivo al Palermo. Ci siamo lasciati, fine. E' così difficile da capire?"
Gritti si allontana a mani vuote dal parcheggio. Però ha le chiavi in tasca. C'è un leggero senso di desolazione in tutto questo. Come se fosse tutto troppo piccolo, per contenere una realtà così grande.
La vita è esattamente come un film, e quello di Gritti dev'essere girato dallo stesso regista del film di Giulio, perché hanno entrambi lo stesso sapore di birra che hanno quelli di Ken Loach. A questo punto, forse il regista è proprio Ken Loach. Di certo c'è che il finale non è quelli che uno vorrebbe, a volte. A volte i film più belli sono quelli degli altri. Gritti è solo come uno che va a lavorare da solo. Ed è bello, se il lavoro ti piace. Ma se è il giorno sbagliato, c'è poco da fare. Tutte le mattine sono buone per rimanere a letto, ma alcune più delle altre. Tipo quelle in cui hai dormito meno di 5 ore, ed è già pomeriggio, per precisione le 14, di un giorno nuvoloso. Quelli in cui hai caldo, sudi, hai un cerchio alla testa, vorresti un caffè, anche se poi è peggio. Il malditesta. La caffeina. Il bagno. La faccia che sfiora le sigarette e lo sporco del tavolo del mixer. La luce che filtra nel buio. La puzza di sigarette e di casa chiusa.
Non è un bel giorno, non c'è niente di figosamente indie-rock-alternative in tutto questo. Non è sempre così figo stare male. C'è un CD con sopra i MOP, ma chi sono?, poi c'è quello dei Blur, e lo metto da parte a portata di mano, poi il singolo dei Maccabees, oh, e poi i Perturbazione: Perturbazione - Nel Mio Scrigno si certe canzoni si passano due volte.