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mercoledì 18 novembre 2015

Mi scrive Klara


MI SCRIVE KLARA


Hi, I love a lot of things.. I just cannot list all of them here! But most of all.. I love being a woman, beautiful, sexy and sometimes 
wink emoticon
! I do believe that I would meet a reliable, loving and caring man with whom I share all the moments in my life!
Is said that I am a tender, intelligent, humorous and honest lady. I am modest, balanced and loving [link spammone che non ho aperto]. I respect everybody and try first to understand one but not to judge.
I'd like to have a nice family of full value, but unfortunately I can't find a partner among people around me.
Bye, Klara.

Cara Klara,
innanzitutto, scusami per il gioco di parole. La vita è un periodo difficile che si frappone fra la nascita e la morte, e scopo della nostra esistenza è far sì che tutto questo possa essere sopportato nella migliore maniera possibile.
E' logico quindi pensare che in due si possa affrontare meglio: tu vai a fare la spesa mentre io piego le lenzuola, tu stiri le camicie mentre io svuoto il bidone del vetro, tu lavi il bagno mentre io scrivo post inutili su facebook, eccetera eccetera.
Ma cosa succede se intorno a noi non troviamo un partner? Che poi, vabbè scritto in inglese, ma che parola di merda è "partner"? Mi fa tanto TV anni '90. Non che "compagno" sia meglio: più che al comunismo, penso a trentenni con relazioni iperdurature che rifiutano l'idea di matrimonio per partito preso, che intraprendono semi-convivenze (hai la residenza dai tuoi, ma vieni a dormire x-factor sul divano da me) a culo parato.
Lo vedi, Klara? Qui neanche riusciamo a dargli un nome. Che poi, vedi? Dargli un nome è tutto. Quando dai un nome alle cose ti ci affezioni. Ieri ho scoperto che la mia caldaia si chiama Lamby è ho preso a insultarla in maniera amichevole. Mentre le dicevo "puttana" in realtà non lo pensavo veramente. Lei però si è offesa, le è scesa la pressione, e non mi ha più fatto la pompa.
Le ho chiesto scusa, ma non è servito. Mi sono sentito in colpa. Che insulto sessista, poi. Dicendole così ho insultato tutte le donne. Ma soprattutto, tutte le caldaie.
E insomma, alla fine ho chiamato l'idraulico. Se la vedrà con l'idraulico, senza di me, come nei migliori video di XNXX.
Capisci perché è difficile, Klara?
Ecco, adesso mi è scesa la tristezza. Colpa tua, Klara.
Se facevo un pippone su Beirut mi sentivo meglio.


giovedì 20 novembre 2014

DIVANO (già Jocelyn Pulsar)

PREMESSA: come sapete questo è il mio blog più o meno personale con deliri più o meno pseudonarrativi. La caratteristica fondamentale, è sempre stata quella di essere "a scazzo": ovvero scrivere più o meno quando volevo, più o meno di quello che volevo.
E' così che ho rinunciato a notorietà e fama come un Francesco Sole qualunque, ma anche alla saggezza e al successo di bancarella come Alessandro D'Avenia, e sono uno sfigato qualunque proprio come Enrico Atti.
Ma ai miei 35 lettori di media sta bene lo stesso.


Quindi, oggi parlo di DIVANO. E non del noto protagonista del salotto per cui ho una predilezione (ben prima delle scopate sul divano di Radio Nebbia... è nato tutto da Massimo Coppola e Brand:New), bensì la nuova band di Francesco Pizzinelli, precedentemente noto come Jocelyn Pulsar.

Chiusa ad inizio 2014 l'esperienza con il precedente progetto* (non senza sassolini delle scarpe), arriva ora il nuovo singolo "Il pezzo è bello se lo canta mia nonna". La band che accompagna Pizzinelli è sempre la stessa (Davide Zozzi alla batteria, Mario Ingrassia al piano e chitarre, Davide Ponti al basso) ma pare che diverse cose siano cambiate.
Il brano, fortemente carico di ironia sin dal titolo, è una sorta di manifesto canzonatorio del panorama indie italiano, del quale lo stesso Pizzinelli ha fatto parte (anche se parecchio ignorato dal resto della scena), e che dal quale ora prende le distanze. Una sorta di "io non ci sto", o perlomeno, non ci sto più: se l'indie è diventato mainstream, DIVANO non ne vuole più far parte.
Il pezzo è un reggae leggero ed orecchiabile, volutamente privo della malinconia che ha caratterizzato il precedente Jocelyn Pulsar, che continuare a ricordare alcune produzioni della Garrincha Dischi (ex etichetta di Jocelyn Pulsar).

Quello che forse più caratterizza la nuova strada intrapresa è il video, realizzato pressoché a costo zero, nel quale Pizzinelli mostra una serie di cartelli, ringraziando addirittura uno ad uno i suoi fan che hanno prestato la propria voce registrando la parola "giovane", creando un coro duepuntozero (ormai tutto quello che si fa con internet viene definito 2.0 anche dove il 2.0 non c'entra nulla, ho scritto duepuntozero solo per aver l'occasione di fare questa critica, ndr).
Se con Jocelyn Pulsar c'era una continua ricerca di un equilibrio vincente tra i delicatissimi e malinconici brani e le "dinamiche del mercato indipendente", qui DIVANO prende completamente le distanze, puntando sul "noi facciamo come ci pare, e chi ci ama ci seguirà".
Funzionerà? Ai posteri l'ardua sentenza... comunque per ora Pizzinelli sembra soddisfatto e per nulla pentito.

L'album uscirà a gennaio 2015, e Pizzinelli anticipa che rispetto allo stile acustico-cantautorale di Jocelyn Pulsar avrà una maggiore importanza la sezione ritmica, ed è l'ennesima dimostrazione che non si tratta solo di un cambio di moniker (anche qui, ho scritto moniker solo per potervi dire che odio la parola moniker e mi sembra ridicolo trovarla scritta negli articoli in italiano, ndr) ma proprio di una nuova fase per Pizzinelli e "i suoi ragazzi", che ci tengono a definire DIVANO un gruppo a tutti gli effetti: il "progetto" Jocelyn Pulsar è definitivamente chiuso.


* avevo postato qui "Arkanoid", ultima traccia di "Frutta fresca nel backstage", ultimo EP di Jocelyn Pulsar, in anteprima assoluta per Blogorroico. Ovviamente in gentile concessione gratuita da parte di Jocelyn Pulsar.
Questo articoletto è una mia spontanea iniziativa, da lui non prendo un euro, spero solo di dargli la visibilità (la nuova moneta degli anni '10, presto pagheremo tutto con la visibilità, altro che i bitcoin) che penso si meriti. Poi se vi piace, se volete ascoltarlo, o comprarlo, quello lo decidete voi. Io vi ho detto che esiste e che penso meriti almeno un ascolto (già che ci siete, ascoltatevi anche qualche pezzo vecchio come Jocelyn Pulsar!)

giovedì 5 gennaio 2012

Una volta e cento volte ancora

...ma non è bellissimo, tutto questo?
La vita, la vita, (e ancora), la vita.

Che bel paese che è l'Italia.
Dev'essere stato fighissimo avere una ventina d'anni nel 2002, andare in giro a parlare di internet seriamente (mica come noi che ci limitavamo a fare i nerdacchioli con WinMX e le ricerche su Altervista) e ascoltare roba figa tipo i Royksopp.
E magari vivere a Milano e incontrare Massimo Coppola agli aperitivi.

Ma anche stare a Roma nel 2007, andare ai concerti dei Micecars e ascoltare per primi "Dividing Opinions" dei Giardini di Mirò, e capire che sarebbe stato un gran cazzo di disco.
Pensa che a me su Dividing Opinions mi ci hanno spaccato il naso.

Pensa in che paese di merda viviamo adesso: viene davvero voglia di comprarsi una roulotte e vivere del proprio orto. No aspetta: se hai una roulotte non hai l'orto. Eh no, nemmeno se hai un camper.
Si, McCandless aveva un autobus però aveva tutta l'Alaska. Vattela a prendere l'Alaska. C'hanno dei carceri che in confronto "Le ali della libertà" è la reggia di Vienna. Esiste una reggia a Vienna? Mi pare di si. O una villona che ci assomiglia.

E comunque era una scuolabus. Però provaci tu, a fare il contadino tutto il giorno. Dopo diventa davvero un vivere per mangiare.

A parte che mi sento già in carcere. E' come se già avessi le ore d'aria, autoimposte. Ed è come se i miei profili nei siti per la ricerca del lavoro (o simili) fossero già una sorta di schedatura. C'è la mia faccia, frontale, come se fossi in camicia di forza. Manca solo la mia impronta digitale.
Ed ho già una condanna. Fine pena mai.
Ma devo ancora capire il mio reato. Avrò sicuramente fatto qualcosa di molto brutto per tutto questo, eppure non me lo ricordo.
Credevo di aver già pagato abbastanza per tutti i miei errori, ed invece no - evidentemente no.

L'INDIE E' MORTO. E' finito il 31 dicembre 2009, o giù di li, e qualcosa si è trascinato fino al 2010. Ma è rimasto negli anni zero, con Vasco Brondi e tutto il resto.
E ora? Forse sono gli anni della dubstep. Forse sono i miei anni. Mah.

Volevamo riprendere Berlino (volevamo riprendere Berlino?) non volevamo riprendere Berlino. Perché poi non NAPOLI.
Non diventa certo il momento di ascoltare i Notwist o i Travis solamente per questo: piuttosto Daniele Silvestri.

Dicono che le droghe e l'alcol non servono a risolvere a problemi, e nemmeno ad allontanarli. Peccato. Se fosse davvero così, sarei già drogato ed alcolizzato. Ma è vero: non servono. Sono solo spese. Voci all'interno di un bilancio che chiude sempre negativo.

Oggi mi è tornato in mente quella volta che sono andato in bagno all'Hamilton Hall e quando sono uscito tu eri già seduto ad un tavolo con due tipe e mi hai fatto una faccia del tipo "non è colpa mia: mi hanno rimorchiato loro". E io non ci credevo neanche per un cazzo... anche se era vero, per una volta.
E ovviamente mi sono dovuto sedere li anche io. Come se mi desse fastidio.
E alla fine ci hanno lasciato li come ci avevano trovato. Perché era troppo bello per essere vero. Ma era ovvio, erano solo le 7 di sera o giù di li, e lo sappiamo che le fughe che partono troppo presto non arrivano mai al traguardo.
Però ci siamo divertiti, quando abbiamo fatto credere al loro amico finocchissimo che in Italia sulla carta d'identità una volta scrivevano se eri gay oppure no. "Ma adesso non lo fanno più, ora siamo un paese civile".
Eh già. Che civiltà.

Certo che finchè i gay in italia sono Alfonso Signorini e l'altro busone di Real Time, certo resteremo un paese omofobo. Almeno la hanno Kele, Brian Molko e Morrissey. E sti cazzi.

Anche te, non te, ma te, lo so che mi leggi per sapere come sto. Come sto? Non sto male, seduto su una bella sedia e bevendo un buon nocino fatto in casa nel 2010. Non in casa mia. Ma una casa di cui mi fido. Si, magari sto male, ma mai troppo, e... fidati: sto meglio di te. Davvero. Ma verrà il momento in cui lo capirai... e sarà, come sempre, tardi. Ma ormai non me ne frega più un cazzo, talmente tanto che se ne dovessi fare una classifica delle 10 cose che sono gli ultimi dei miei problemi nemmeno ci entrerebbe.
...
alla numero 10) comprare le olive per fare le bruschette alla prossima cena della compagnia
9) il momento in cui capirai che non me ne frega più un cazzo (oh, è entrato in classifica... new entry)
8) la politica dei centesi (ndr, diverso da "la politica centese")
7) Willwoosh
6) il bollino blu
5) cosa fare per martedì grasso
4) dove andare in vacanza quest'estate
3) i video di WE TUBE di TIM
2) Indezent
1) i contributi INPS


Pensa quando una volta ci mettevo le mie ex, in queste classifiche. Che bello quando c'erano persone da inserire. Ma sono migliorato, no? E' un sacco che non litigo con la mia ragazza.
- ma è un sacco che non hai la ragazza! -
E' colpa mia? Io intanto non ci litigo... voi italiani, sempre dietro a far polemica.


"I don't understand why you don't have a girlfriend"
Nemmeno io, mia cara, poi in realtà ci penso bene e capisco che è una scelta mia e di altre persone, ed è comunque spesso condivisa.
"Ma com'è possibile che uno come te non trovi un lavoro, li?"
Anche questo non la capisco, ma poi è la stessa questione di prima, se ci penso bene.
"Ma tu cosa ci fai qui? Perché sei tornato da Londra? Perché non torni a Londra?"
E questa è una lunga storia, ma mi sa che siamo vicini ad una soluzione.


Una volta ho anche sorriso sotto la pioggia, e ti giuro che non stavo piangendo.



venerdì 31 dicembre 2010

DiaroDelloScrittore: #1 destorisofà

Inizio questa sorta di diario perché magari, mentre scrivo un libro, e ne penso un secondo, e ne ho in sospeso almeno altri 3, e ho pronti soggetti per almeno altri 10, si sa mai che ne possa produrre un sedicesimo, su tutti questi pensieri.

In realtà, questa sorta di diario parte già incompleta, perché non è che ho cominciato a scrivere oggi, ma 12 anni fa, nel 1998.
E ciò a cui sto lavorando ora, è partito nel 2006. E per dirla tutta, in realtà avevo in mente il soggetto da almeno un paio d'anni prima...

Ma diamo un nome alle cose, cacchio, perché le cose van chiamate con il loro nome.

Stiamo parlando del progetto Kooks, e già questo non è il vero titolo del romanzo, ma un nome di lavorazione... quindi già chiamiamo le cose con un nome che non è il loro.

C'è qualche attinenza tra il nome Kooks e la band The Kooks?
Beh, direi di si.

Quale?
Sono gli stessi.

E quale attinenza c'è nel romanzo?
C'entra con la canzone Naive.

Ah... cosa, in particolare?
Il sound, credo.

Quindi non c'è un legame con il testo?
Ma cos'è un diario o un'autointervista?

Entrambe? Comunque te la stai scrivendo da solo...
Si, in effetti hai ragione. Ho ragione. Abbiamo ragione. Tra l'altro erano domande pessime.

Veniamo alla situazione attuale: Kooks era pronto al 70%, ma è stato vittima di una restauro sostanziale, quasi una ricostruzione, e ora è pronto al 30%. Un 30% che a sua volta è vittima di continue correzioni e revisioni, quindi si tratta un po' del solito progetto all'italiana, modello ospedale di Cona: investimenti enormi, risultati tangibili zero.

Prime impressioni positive: nonostante l'impegno poco profuso di questi giorni, direi che agli stimoli di scrittura c'è una buona risposta.
A volte forse sarebbe necessario disattivare l'Airport, ma è anche vero che per le condizioni di vita attuali mi è necessario un contatto tramite Facebook, MSN, Skype, e quant'altro... certo in alcuni momenti l'isolamento forzato sarebbe utile, ma come fai a discernere i momenti in cui sarebbe utile e quelli in cui sarebbe utile avere la connessione internet?

Prime impressioni negative: LA PERDITA DEL CINISMO.
Va spiegata un po' la situazione: abbiamo un protagonista, che chiameremo JJ, già in passato protagonista di racconti. L'intera opera Kooks costituisce una sorta di enorme prequel a questi racconti... che va collocato circa 2-3 anni prima dei racconti stessi.

Per quanto sicuramente JJ debba risultare quindi per forza diverso da questi racconti, rimane poi la stessa persona.

E in questo momento, mi è difficile scrivere nel modo in cui questa persona sarebbe.
Cos'è successo? Dove ho perso queste caratteristiche? Quelle che tra il 2006 e il 2008 mi hanno permesso di scrivere questi racconti?

Non lo so, e in fondo non è che a sapere dove le ho perse le ritroverò, è un po' come quando perdi il portafoglio per strada. Forse a fare la strada a ritroso lo ritrovo subito, ma se passi dopo due anni, col cazzo che è ancora li ad aspettarti.

La situazione è, in qualche modo, ricrearlo in maniera artificiosa.

1) il ricordo. Ah, questa grande cosa che tentiamo di annullare attraverso l'alcol, ma che resta perpetua nelle nostre sinapsi neurali... per fortuna.

2) Uochi Toki. BUM! Con Napo si va sempre sul sicuro.

3) Così come Napo, possiamo aggiungere Amari, Massimo Coppola, Vasco Brondi, e tanti altri profeti del nostro tempo, un po' maestri di vita di JJ (e anche miei, tra le altre cose).

4) i precedenti racconti di JJ. Dove andare a pescare se non proprio dove il cinismo regnava sovrano?

E poi direi che basta così, per ora.

Ma sai che a nessuno gliene frega niente di queste cose?
Eh beh perché, le vostre serate del cazzo in discoteca, sono forse più utili alla comunità?

Siamo tutti inutili. La specie non progredisce. Ed è colpa anche mia.

martedì 20 aprile 2010

Ho 26 anni

Ho 26 anni, e volevo sbronzarmi, ma dopo la prima birra avevo già acidità di stomaco.

Ho 26 anni, son più vicino ai 30 che ai 20, e in realtà lo era già dai 25, solo che non se ne accorgeva nessuno.

Ho 26 anni, ma a me poi cosa cazzo me ne frega dei marchi. E di Wanna Marchi.

Ho 26 anni, cosa faccio per dare un senso alla mia vita?

Ho 26 anni, uè, non sono mica vecchio!

Ho 26 anni e Massimo Coppola no.

Ho 26 anni e dovrei essere una persona seria, anzi forse lo sono già, solo che non ho voglia di pensarci troppo.

Ho 26 anni e dimmi che non finirà in un mattino di nuvole.

I'm 26 years old e vaffanculo che poi in inglese mica è la stessa cosa.

Ho 26 anni e sono vittima di questa società.

Ho 26 anni e sono uno sfigato come tutti gli altri (ma in una maniera che mi rende unico) (unico come tutti gli altri).

Ho 26 anni e zlastavap ll'ndinian ddeys.

Ho 26 anni e devo cambiare la lampada dell'anabbagliante sinistro.

Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre alla mia età.

Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre quando si è sposato. Alla mia età.

Ho 26 anni, e qualcuno nemmeno ci è mai arrivato.

Ho 26 anni, il sole è grande e i fiori sono gialli. E la penna è sul tavolo.

Ho 26 anni e Amsterdam dei Coldplay.

Ho 26 anni e non sono mai stato ad Amsterdam.

Ho 26 anni e "quelli che quando trovano una macchina lenta urlano DAI CAZZO! come il padre di Gianluca ne I soliti idioti".

Ho 26 anni e DAI CAZZO!

Ho 26 anni e se voglio mi comporto come se ne avessi 14 perchè di si.

Ho 26 anni e constato con dispiacere che a volte non è per nulla una questione di età.

Ho 26 anni e vorrei averne meno.

Ho 26 anni già da qualche giorno.

Ho 26 anni e ancora me ne dimentico.

Ho 26 anni, e nonostante tutto credo ancora al CCNL del Commercio.

Ho 26 anni e ho perso fiducia nel futuro, nella politica, nel sesso opposto, nello stesso sesso, nel sesso, nei sentimenti, nell'Italia, negli italiani, negli USA, nella famiglia, nel lavoro, negli Arctic Monkeys, negli Editors, nei Bloc Party, e nel CCNL del Commercio.

Ho 24 ore e negli ultimi 26 anni... no aspetta.

Ho 26 anni e nelle ultime 24 ore non ho mangiato frutta. E un bel chi se ne frega, no?

Ho 26 anni, e voi potreste tutti donare gli organi, il sangue, e il midollo osseo, invece che perdere tempo con le cose che scrivo.

Ho 26 anni, e devo migliorare ancora un bel po', e credo di poter iniziare chiudendo questo post, andando a letto, e preparandomi per un'altra giornata. Come farebbe, semplicemente, ogni persona di 26 anni.

Anche di 27.

domenica 15 febbraio 2009

Giulio "write it down"

dal diario di Giulio
Ciao, mi chiamo Giulio, lo sapevi già, ora ti ho detto che sono io.
Mi hanno detto: scrivi. They told me: write it down (suona meglio).
Di solito me le scrivono gli altri le cose, non so chi, forse il regista che scrive la mia vita. Chi? Dio? No, credo sia Ken Loach, ma non gliel'ho mai chiesto.
Scrivi. Cosicché la gente ne possa godere.
Cosicché la gente si possa svegliare, prendere il caffè, andare al lavoro, e aprire il Blogorroico. E dire "oh, vediamo se c'è qualcosa di nuovo".
Così. Una piacevole lettura di 5 minuti. Così. Magari fa riflettere. Magari fa pensare. Magari dite "oh ma come scrive bene". Poi chiudete la pagina, e aprite la Gazzetta. Il Corriere. L'Ansa. E poi iniziate a lavorare.
O aprite il libro di elettrotermica anatolica e studiate per il parziale da 7 crediti.
Vi bevete un bicchierino distillato del mio dolore. Ogni mattina. O pomeriggio. O sera. Correggete il vostro caffè con il mio dolore. Vi prendete una piccola dose del mio dolore, la assaporate, e ve la prendete pure gratis. Cazzo.
Beh certo, potrei mettervela a pagamento, e non escludo che qualcuno stia già pensando a un libro su di me (illusi), ma continuo a darvela gratis. Perché? Perché mi hanno detto: scrivi. Mi hanno detto: write it down.
Vomita sulla carta. Vomita sulla tua tastiera. Tanto sono Giulio, e ho un PC. Si ho un fottutissimo PI-CI portatile scassato. Da formattare. Ma chi ha tempo? Chi ha voglia?
Io no: non posso. Io devo scrivere. Al massimo, vomitare sulla tastiera. Parole.
E cosa devo scrivere? Di cosa devo scrivere? Voglio proprio vedere se tornerete a dirmelo, domani.
Mi chiamo Giulio e sono uno smidollato. Che parola di merda - smidollato - fa tanto cartone animato primi anni '90. Sono uno smidollato perché vedo tutta la vita e me la lascio scorrere addosso senza reagire per un cazzo. Mi faccio doccie di sofferenze e di acquaragie. E tutto mi scorre addosso come acqua. A volte magari brucia - l'acquaragia - ma non mi lamento. Sbuffo solo un po'. Sospiro solo un po'.
Sono una sorta di Henry Miller post-moderno, sono una sorta di Massimo Coppola infelice. Non vivo, vivacchio, galleggio, in tutta la vostra merda.
Oh perché sia chiaro, io sarò uno smidollato, ma voi siete delle merde. Non tutti, ma molti.
Tanto per offendervi a gratis tutti e indistamente. Sento che il vostro caffè inizia ad andarvi un po' di traverso. Meglio di traverso in gola che dritto in culo, diceva Ken Loach. Nel sonno. E' per questo che nessuno gliel'ha mai sentito dire. Ho dormito con Ken Loach? No, è Ken Loach che dorme nella mia testa, ha affittato un trilocale. Così fa meno strada alla mattina per venire a dirigermi.
Nessuno mi aveva mai fatto tutto questo. Nessuno aveva mai fatto tutto questo. Beh, semplicemente, forse altre persone avevano fatto altre cose, e semplicemente erano diverse ma forse erano altrettanto belle. O forse, migliori.
Ma niente era mai riuscito a spegnermi, signori... ma come, non eri già spento, direte voi?
Spento no, forse solamente in stand-by.
O forse non ero io. O forse non sono io, ora. Chi è Giulio?
Voglio dire - attenzione perché non mi capirete - l'unica paura che sento è veramente, è quella di non riuscire più a sentire niente. Jovanotti ha anche dei bei testi, a volte.
Ma fin qua, voi direte, e non avete torto, dove sta la novità Giulio? L'hai detto tu stesso che ti sei fatto passare addosso di tutto senza reagire mai...
...è che io, Giulio, ho pianto.
E non è tanto per due lacrime in croce, è perché chi piange soffre, e non è un soffrire in silenzio, è un soffrire che viene fuori. Un soffrire che si lamenta più di te. Insomma... una ribellione.
E allora - allora - allora non ci sto più. Certo, non so come fare, a riaccendermi, dopo tutto questo spegnermi.
Ve l'avevo detto, no, da qualche parte... ve l'avevano scritto, che Giulio soffre di depressione. Che Giulio aveva scelto di conviverci.
Sai, se può servire come speranza, forse ora questa è una partita che non si pareggia. Non vorrei giocarla, ma non voglio perderla. Posso solo vincerla.
Mi chiamo Giulio, il caffè di oggi è meno buono del solito, vero? Ma io devo scrivere, non è colpa mia.
Forse uscirò da tutte le dipendenze. O loro uccideranno me. Una delle due. A sto giro, è una sfida finale.
Mi chiamo Giulio, è questa è la più grossa di tutte.
Oggi il caffè faceva cagare, vero? Su, tornate a studiare, il prof di elettrotermica anatolica potrebbe chiedere la parte sulla compensazione tecnopilifera e voi potreste non saperla.

venerdì 19 settembre 2008

La posta del cuore #1

Oggi, nel mondo, sono successe tante cose.
La più eclatante credo sia questa: un uomo, inteso come essere umano, ma credo anche proprio di sesso maschile, ha cercato su google

LA MIA COLLEGA DELLA CROCE ROSSA VUOLE TROMBARMI

si si. Proprio in maiuscolo. Ora, le domande che mi pongo sono più d'una:
1) perché è finito sul mio blog?
2) che cosa stava cercando su google? consigli? aiuti?
3) ... consigli su come trombarla? su come respingerla?
4) ... aiuti per trombarla?

Ma, al di la di queste domande che rimarranno eternamente senza risposta, ho anche da fare una considerazione. Ora che ho fatto questo post, credo di essere salito al primo posto per i risultati di questa ricerca. Quindi, in pure stile Massimo Coppola, risponderò.


Caro amico, cara amica (si sa mai che lei sia lesbica, e tu non ne voglia)
non vedo dove sia il problema.
Se tu sei d'accordo, anfrattati in un lettino dell'ambulanza ricavata dal Fiat Ducato, in un ambulatorio vuoto del pronto soccorso, nello sgabuzzino delle lenzuola, e credo tu sappia meglio di me cosa fare. Magari chiamala a un aperitivo, e chiavala a casa tua. (Attenzione a non fare il contrario: se la chiami a casa tua, poi non chiavarla a un aperitivo, ultimamente la Carfagna ci sta attenta a queste cose).
Se non sei d'accordo con le sue fantasie che ha su di te, respingila. Suvvia, che tu sia uomo o donna, hai sentito migliaia di scuse diverse nella tua breve esistenza.
Un mal di testa, che so. Un impegno. Una morosa. Un credo sia meglio che rimaniamo colleghi. Una disfunzione erettile/vaginale. Un momento in cui vuoi stare solo/sola. Un sono gay (se uomo) / sono eterosessuale (se femmina). O vai di fantasia, suvvia.
Insomma, per concludere, non credo sia un grosso problema, nè tantomeno sia una questione che richieda una ricerca in google.

Però, poi, facci sapere com'è andata.

Un cordiale saluto.

Atti

P.S. ma al Sant'Agostino Soccorso, come stanno messi? facci sapere anche quello, va...

sabato 23 dicembre 2006

Pagellone dal XII Morelli

Pagellone dalla megafesta di laurea di Diago, Orsi e ValeBrilli – 22dic06@XIImorelli

Voto 10 a Atti Senior. Cacchio sembrava la mia festa di laurea! C’era tutta la famiglia… scopre il giocattolo della macchina digitale e inizia a fare foto a tutti e per tutti. A gratis. Un fotografo sociale! Quando poi scatta le foto "Eugenia-ElisaGilli-Sacchi" (sottotitolata passato presente futuro)… ma i suoi li raggiunge senza macchina! Si mette a parlare con Bagnani di quando io gli darò dei nipotini (EHN? …"mica vorrai rimanere incinta di Atti!" …mavv… va… asd) e ci prova con la Marga! Orgoglioso di questa famiglia, orgoglioso di questo capofamiglia! Immenso.
Voto 9 a AA. Il Babbo Natale AA si prodiga tra alcolici, distribuisce merde a tutti, spaccia rum & merda analcolica a caso per rum & fruit alla pera, mischia gin e sambuca in cocktail imbevibili, e diventa grande protagonista. Dalla Fondazione Zanandrea per Natale in Decibel, con il vin brulè, alla festa evento di fine 2006 a XII Morelli. Babbo AA Tour. Lo vorrei così anche alla mia festa di laurea. Spettacolare.
Voto 8 a Orsi. Dispensa frasi che sembrano canzoni di Elisa e Ligabue, sbocca tipo 7 volte, ti guarda che sembra Paperino, e perla delle perle, "Grazie a tutti, vi voglio bene e amo la mia donna!". Impagabile.
Voto 7 a Diago. Rispetta la parola data, si imbariaga, sbocca, tutto con onestà e giustezza. Il tutto con un sorrisone stampato in faccia… alla fine pulisce anche… "butta via tutto… butta via tutto… e domani mattina… domani mattina viene qua Orsi, zio can!" E siamo 6-6… o 7-7… non ricordo… comunque, pareggio. Una garanzia. Affidabile.
Voto 6 alla ValeBrilli. Beh ci vuole anche lei no… era anche la sua festa! Magari vagamente in secondo piano, ma tiene testa ad altri mostri sacri. Insostituibile in fase di appoggio organizzativo finale e soprattutto nella fase pulizia-sbaracco. Importante.
Voto 5 a Saccolo. Inizia bene con una perla alla Massimo Coppola, poi si spegne un po’ tirando carne ai spistolatori musicali… si risolleva con la battuta finale "Oh… c’è Trisby che ci prova con una negra… quindi… Atti sei come Trisby!" ma non basta per la sufficienza. Sottotono.
Voto 4 alla "stronzetta". Beh… bene! Ho anche scoperto da chi si fa bumbare… e sono contento. Bene, buona… Controllata.
Voto 3 a Silvestri. Solo per come ci ha accolto in casa sua: maglietta bianca, pantaloni grigi e basetta lunga. Sembrava Johnny Cash… per fortuna che poi si è cambiato… Storico.
Voto 2 al rum des Antilles. Il rum delle Antille è sempre una garanzia… di merda. Provo di fare un coca rum per podda e per me, io rinuncio al primo sorso. Lui invece cerca di correggerlo: si, con altro rum. Contento lui… Imbevibile.
Voto 1 a chi non c’era. Eh amici, chi ieri sera non c’era s’è perso una signora festa. Certo, se non siete stati invitati non ve ne si può certo fare una colpa… ma se eravate invitati… ah! Ignoranti.
Voto 0 a tutti gli spistolatori musicali. Toccano iTunes e il mixer senza sapere cosa siano, e stoppano bellissime canzoni come quelle degli Arctic Monkeys. Ma come vi permettete! C’è gente che si è fatta un mazzo tanto per fare la playlist… e poi ci stava tutta. No no, alla mia festa ci sarà un DJ, e voi non avrete ne poteri ne diritti. Indegni.

E un ringraziamento a tutti quelli che hanno contribuito a donarci una bella serata di socialità!


sabato 18 novembre 2006

Em-TV? Empty-TV…


MTV Italia trasmette tanti bei video e tanti bei programmi.
E’ chiaro che sono ironico: i video belli non sono molti, e i programmi belli sono pochissimi… ma ne vogliamo parlare di tutti i programmetti falsissimi che si vedono?


Se ne salvano davvero pochi: il Wade Robson Project (di cui acquistato il format è stato italianizzato e non ricordo il titolo… lo presentavano Valeria e il Nongio) e Pimp my Ride.
E già su Pimp my ride se ne potrebbero dire… innanzitutto c’è da stare attenti, eh! No perché quando X-zibit (o suo cugino Lil Jon nella versione euro) ti suona il campanello e ti fa delle domande… attento a come rispondi! "Cos’hai fatto ieri sera?"
-"Mah, sono stato a giocare a bowling…" Oppalà! Pista da bowling nel bagagliaio!
-"Sono stato al cinema…" Voilà! Home theather nei sedili posteriori…
-"Sono stato in casa a fare il babysitter alla mia nipotina…" Nursery nel bagagliaio!
-"Sono stato a correre…" Tapiroulant!
-"Sono stato a bumbare con la mia morosa in un campo di grano…" telecamere miniDV con Mac per il montaggio video e schermo al plamsa da 20” per rivedere subito la prestazione!
E poi… ve lo immaginate italianizzato? "Truzzami la macchina". Con J.Ax, Fabri Fibra e Mondomarcio che ti suonano il campanello e ti vengono prendere la tua punto smarmittata… e poi siamo in Italia, quindi ti montano delle cagate incredibili… cellulari ovunque… la parabola per vedere le partite… la cucina per la fare la pasta e la pizza…
Si perché "pimp my wheels" con i gemelli diversi era una gran cagata e basta.
Certo che anche gli altri programmi italianizzati… tipo "Meet my mum", dove il tipo deve scegliere la tipa conoscendo sua madre, in italiano sarebbe "Incontra la suocera". E conoscendo le madri che ci sono in giro, difficilmente il povero malcapitato sceglierebbe anche una ragazza sola… minchia proprio al contrario… cioè conoscere la suocera prima della ragazza? Mo no-mo no-mo no…
E poi anche gli altri programmi, da Next, a quello dove ci si scambia la vita per un giorno, a Wannabe, a tanti altri, sono veramente pietosi. Si salva qualche gag di "Room Raiders", tipo quando i tre ceffi si trovano sul furgone e guardano la tipa… e i commenti che fanno. Grezzezza pura americana, tipo le battute che faccio con Orsi per autoperdere la sua stima. :asd:
Ecco, e poi ci sono i programmi inutili sulle star e sulle celebrità, quegli speciali buttati li di mattina da mezzogiorno all’1 o dalle 6 alle 7 (o 7-8) insomma orari in cui la gente mangia o sta entrando nell’idea di farlo, e non presta molta attenzione alla TV. Quelli dove ti analizzano tutte le varie star e fanno le classifiche… e la cosa più vomitevole sono le interviste ai critici o ai comici che parlano delle varie star. Semplicemente vomitevoli.


Se poi vogliamo metterci a guardare bene, scopriamo che Paola Maugeri viene considerata Dio in terra (anzi Deus… e qua solo sacchi capirà), che Alex Infascelli solo perché fa il finto alternativo viene considerato eguale a Massimo Coppola (bestemmia!), che Avere Ventanni sono già partite le repliche… che poi c’è troppa pubblicità, e troppa di suonerie e servizi per cellulari… e pochi video belli al momento…

Ridateci THE BOX!!! Music television YOU CONTROL!


venerdì 13 ottobre 2006

Le morose degli artisti


2 dicembre 2006, Bologna (per la precisione Casalecchio di Reno, al palaMalaguti), concerto dei Muse.
Oggi stavo un po' girando su internet a cercare quelle cose che a me-soli-saccolo piacciono tanto, cioè i meanings (significati) delle canzoni. Mah si, quelle cose a cui a noi piace discutere in stati semi-alcolici con tanto di lacrime agli occhi per le risate, e con tanto di sfondi di persone incazzate/con la bocca aperta perché non hanno un cazzo di pensiero in testa/che limonano tra loro/che ascoltano semi-interessate(o che fanno finta di farlo).
Eh beh, e allora mi sono soffermato sulla figura di Matthew Bellamy. Il cantante dei Muse.


Minchia, se su Adam Duritz (il cantante dei CC) si potrebbe scrivere un libro, direi che su Matt si potrebbe fare almeno un libercolo. Libercolo, bella questa parola, era almeno un anno che non sentivo dire la parola "libercolo".
Indubbiamente, uno schizzoide. Uno scoppiato. Un visionario. Uno che legge dei libri di matematica senza capirci un cazzo e trova il titolo per un album: Origin of Symmetry, origini della simmetria. Un tipo che è ossessionato dal rapporto tra l'uomo e la tecnologia, dal sentirsi posseduto e osservato. Uno che fa un album (Absolution) con una playlist, che tradotta in italiano, suona pressapoco così:
1. Intro
2. Apocalisse, perfavore
3. Il tempo sta finendo
4. Canta per l'assoluzione
5. Sindrome di Stoccolma (per chi non lo sapesse è la sindrome secondo la quale la vittima si affeziona al proprio carnefice, ndr)
6. Cadrò insieme a te
7. Isteria
8. Interludio
9. Blackout
10. Farfalle e Uragani
11. La piccola stampa
12. Per sempre
13. Pensieri di un ateo morente
14. Coperto da segretezza


Terrorizzante. Ansiogeno all'ennesima potenza. Angosciante. Della serie che Adam Duritz, il re del pessimismo, si tocca i maroni. Non c'è bisogno che faccia ulteriori commenti: un tipo del genere ha dei problemi. E un tipo del genere, con chi poteva stare? Un tipo del genere ha conosciuto una ragazza milanese che faceva l'erasmus a Londra. Che facoltà? Psicologia, ovvio. Poi l'erasmus è finito. Lei è tornata in Italia. E lui? Ovvio, anche lui in Italia... sul lago di Como. E stanno insieme da 5 anni.
Cioè, l'ho premesso: io adoro i Muse, adoro la sua musica, e di conseguenza adoro anche un po' lui. Ma lui ha dei problemi. Anche chi ascolta i Muse ha dei problemi. E quindi si, anche io ho dei problemi. Vabbè ma bastava leggere un attimo questo blog per capirlo, non dovevo certo dirlo io.
E quindi mi immagino Matt che c'ha le sue visioni, i suoi terrori, le sue angoscie, che nella notte, va in trip, va in sonnambola, piglia la sua chitarra elettrica distorta all'inverosimile, e inizia a urlare in falsetto, e a fare degli sleghi paurosissimi e distortissimi e angosciosissimi.
Cazzo, nel cuore nella notte, e i vicini? I vicini non esistono, lui è pieno di soldi, c'ha la villa sul lago di Como e i vicini non esistono.
E allora la sua ragazza, che adesso lavora in un ospedale a Milano, si sveglia, magari anche un po' incazzata perché tra qualche ora si deve svegliare per fare il turno della mattina, e va li. "Matt, cosa c'è?" Proprio in italiano glielo dice, perché lui lo sa anche un po' l'italiano. Non è mica come Schumacher, a cui l'Italia ha dato milioni di euro e lui ha imparato due parole in croce (e tra l'altro male, come dimostra la sua battuta finale in Cars).
Matt è riconoscente: la sua morosa gliela da, e lui per riconoscenza sta imparando l'italiano. Visionario, fanatico, malato, tutto quel che vuoi: però è riconoscente. E' un buon ragazzo, in fondo. Non è colpa sua se ha dei problemi.
Dicevo, la sua morosa scoglionata si sveglia e gli chiede cosa c'è. Lui, in pigiama, tutto sudato, esce dalla sua sonnambula, e corre al primo foglio di carta e trascrive subito tutto quello che si ricorda. Ne salta fuori un foglietto scritto male, con il testo e in mezzo gli accordi. Tipo i fogli che girano a Penzale delle canzoni da chiesa.
Poi finito di scrivere, torna in sè. Si caccia sulla sua ragazza, e si mette a piangere. E lei, in un incrocio tra morosa accondiscendente e psicologa no-profit, sempre in bilico tra la professionalità e la deformazione professionale, lo ascolta, gli fa le carezze, e gli ripete in continuazione "Su Matt, è tutto finito."
"Ma c'erano gli alieni... e ho visto Dio che... ci stanno spiando... ci sarà un futuro in cui... questa società moderna..."
"Dai Matt, è tutto finito, adesso torniamo a letto e non ci pensiamo più..."
"Ma ti dico che ci stiamo dirigendo verso...il futuro..."
"Su, è tutto finito, ok?"
Deve avere una bella pazienza la morosa di Matthew Bellamy. Questo si che è amore.


Certo che un po' tutte le fidanzate degli artisti... pensiamo al mio guru Adam Duritz. Vai con lui e sai già che non durerà, che come minimo ti ritroverai sul prossimo album dei Counting Crows. E poi sai che lui si farà delle pare... perché se va bene andrà troppo bene per andare davvero bene, e prima o poi dovrà finire... e se va male va male... oppure magari va a letto con te ma pensa ancora a Elisabeth (cazzo ancora? beh ma sono ormai 10 anni... dai Elisabeth è sposata e ha già due bambini mi sa...) oppure finito di bumbare con te va a telefonare ad Anna. Cioè, insomma, ok, è solo una vecchia amica, la loro storia è stata quasi 20 anni fa, però sapere che c'ha fatto una settimana di sesso sfrenato in Grecia non è che ti piace subito subito. Va beh non essere gelose, però dai... un minimo...
Poi è chiaro: alla fine è Adam Duritz, ti fa innamorare con due parole. Però è il suo bel marone, non c'è dubbio.
E perché, stare con Massimo Coppola dove lo vogliamo mettere?
Lui è senza dubbio il peggiore... dev'essere un pignolo scassapalle che si lamenta per qualunque cosa, con la fissa del calcio, maschilista a manetta... è quella che va all'Ikea con te e non gli va bene niente di quello che compri, è quello che vai a mangiare fuori e hai scazzato serata, ristorante e menù... quello che vai al cinema e hai scazzato cinema e film... insomma non gli va bene niente. Ti critica in continuazione. Obiettivamente dev'essere insopportabile.
Poi è chiaro: tu sei donna, quindi alla fine, a prescindere, Massimo Coppola non ha tutti i torti. Avrà sempre un po' di ragione a tirarti della carne, non c'è dubbio. Tu sei donna, hai un minimo di torto insito in te. Pensaci bene: qualunque cosa tu faccia è difficile che tu abbia completamente ragione. Ciò non toglie che alla fine Massimo Coppola non lo si regge. (da morosa, dico... da suo fan lo reggo benissimo tutte le sere dal lunedì al giovedì alle 23.30 su MTV!!!)


Insomma, gli artisti sono persone particolari e le loro morose devono avere una gran pazienza. Lo diceva anche Ligabue: "abbiam donne pazienti, rassegnate ai nostri guai..." poi alla fine lui si è separato, quindi la sua donna mi sa che la pazienza deve averla finita. O deve averla finita lui.

domenica 27 agosto 2006

Non ho nulla da aggiungere

Salve, volevo disturbarti per porti un quesito personale, ti uso un po' come uno psicanalista generazionale... Ho un ragazzo (che adoro) che ha delle forti somiglianze con quella che sembra essere la tua personalità. Mi vuole lasciare, lo fa una volta ogni due mesi circa, volevo sapere... tu come lasceresti la tua ragazza? Tieni conto che sono due anni che "stiamo insieme", lui è di Roma e io sono di Empoli, ci vediamo poco e male. Scusa lo sfogo.
Gianna

Cara Gianna, la questione non si pone. Ti spiego perché. La categoria dello spirito riguardante la cessazione di rapporti amorosi si divide in due ulteriori sottocategorie. Lasciare ed essere lasciati. E questo non è sorprendente. Ciò che è sorprendente è notare come per una volta la natura sia stata generosa in quanto a simmetria. Infatti a ognuna delle due categorie corrisponde un genere: chi lascia è la donna, chi viene lasciato è l'uomo. E perché tutto questo? Forse per la sua innata pigrizia, vuoi per una certa qual debolezza, sicuramente per la difficoltà con la quale vive la solitudine, il maschio tende a perpetuare lo status quo. Pronto a perdonare, sopportare, immolarsi al potere femminile pur di non perdere la sicurezza di una carezza, di un consolante amplesso, della tirannia soggiogante cui docile si sottopone, unica guida nella navigazione incerta della sua difficile esistenza. Dunque cara Gianna, tranquilla. Lui non ti lascerà. E per favore non lasciarlo neanche tu. Quanto a me non so come lascierei la mia ragazza. Non l'ho mai fatto. Ecco perché se proprio dovessi farlo... vediamo... potrei dire... Il fatto è che ogni volta che ho provato a lasciare una donna, il senso di colpa mi ha preceduto... volevo dirle: non sopporto più i tuoi oli essenziali per la casa, le ho detto: che splendido tramonto... volevo dirle: basta weekend pallosi e le ho detto: perché non andiamo via io e te per un paio di giorni? Volevo dirle: stasera mi ubriaco al bar e poi vado a ballare la techno con i miei amici ultras e le ho detto: sei bellissima. Insomma non ce la si può fare. L'uomo, e specialmente l'uomo di sinistra, non ha abbastanza pelo sullo stomaco per il faccia a faccia. E allora inghiotte amaramente. Oppure, al limite, va a comprare le sigarette. Light.

tratto da Brand:new di Massimo Coppola

Non ho nulla da aggiungere.

sabato 26 agosto 2006

La teoria del ritardo

Ieri alla fine mi sono dimenticato di dire che, se la cassiera del negozio di libri è molto carina, beh allora comprare libri è tutta un'altra cosa. A me la cultura non m'interessa, la figa si.
Ma non c'entra niente con il mio pensiero di oggi. No, non è l'unico pensiero che ho fatto oggi. Ne faccio più di quanti si creda. Anche più di quanti mi possa ricordare. A volte sarebbe bello avere un registratore neuronale. Ma dove lo trovo poi il tempo per riascoltarmi tutte le cazzate che penso? Alla fine si fa prima ad ascoltarsi gli Afterhours. Che poi a me nemmeno piacciono tanto, a Ferrara sono andato a vederli perché erano gratis.
Dicevo, anzi pensavo, e ora scrivevo, o per meglio dire scrivo, che è tutto una questione di punti di vista.

E così sto dicendo tutto e niente, mi spiego meglio. No, non sto dicendo nulla di nuovo, sono un po' come i Counting Crows, non hanno inventato niente, ma lo fanno meglio di altri che c'erano prima. Io non so cosa stia facendo meglio di quelli che c'erano prima. Chi c'era prima? Su questa seggiola, mio padre, ma non se io pensi meglio di lui. Non credo.
Quindi che cazzo di paragoni faccio? Che poi mi perdo nel discorso.
E' una questione di punti di vista... la stessa cosa può apparire vista da un modo bella, come suicidante. Esiste la parola suicidante? No? Zanichelli prendi nota, da stasera un vocabolo in più.
Dicesi suicidante ciò che è talmente deprimente da portare al suicidio.
Ha ragione Sacchi, non è la prima volta, e ultimamente avviene sempre più spesso. Nulla di preoccupante, è la natura che fa il suo corso. Potrei parlarne ora ma poi mi divago troppo e mi perdo di nuovo.
Di cosa stavo parlando? Ah, dei punti di vista... beh Sacchi ha ragione perché dice che il mondo visto da un innamorato ricambiato, da un innamorato non ricambiato, e da uno che non è innamorato, sono tre realtà diverse.
Dice che quella più vera è quella di uno che non è innamorato. Boh... bruttino il mondo allora, eh?
Che poi qualcuno viene a dirmi che sembra che mi faccia schifo la vita da come scrivo sul blog... ma no, è semplicemente che ci sono cose belle e cose brutte, e magari ora il mio punto di vista va sulle brutte che a lamentarsi delle belle siamo sempre in tempo.
Che poi io sia smaronato-depresso-logorroico-sinestesico-diastolico-invasato e altre parole a caso (le può mettere il mio paroliere Mogol-Diego) è un altro discorso.
Sacchi è uno della grande teoria del ritardo. Lo dovevo mettere in un altro post ma mi è venuto da scriverlo ora.
E qui fanculizzo (ma con amor di simpatia) chi ora mentalmente mi fanculizza dicendo "chi arriva in ritardo è solo un gran sfigato, perché fa perdere tempo agli altri, non rispetta gli altri, e bla bla bla..."
Premesso che la parola rispetto è una di quelle parole che al giorno d'oggi si usano senza sapere cosa vogliano dire, perché io provo rispetto per la parola rispetto, adesso spiego di cosa sto parlando.
Credo di avere già aperto 28 discorsi diversi senza chiuderne nemmeno uno.
La teoria del ritardo va ben oltre l'arrivare in ritardo una singola volta... chi mi fanculizza non ha proprio capito una nerchia di cosa sto parlando. Quando il saggio indica la luna, lo stolto vede solo il dito. E soprattutto, l'essenziale è invisibile agli occhi (Piccolo Principe rulez! W Renon 2005 e i partecipanti al campo estivo delle medie).
E spesso è così... quando cerco il costume per andare al mare non lo trovo mai. L'essenziale è invisibile agli occhi. Lo cerco a occhi chiusi ma non lo trovo lo stesso. L'essenziale è invisibile anche al tatto. Gusto, olfatto e udito sono pressochè nulli in questa ricerca. L'essenziale è invisibile a tutti i 5 sensi.
Poi scopri che il tuo costume l'ha messo da lavare la Karima. L'essenziale è a lavare dalla Karima. In compenso il superfluo lo puoi vedere, toccare, annusare, ascoltare e leccare.
E allora non stiamo parlando di arrivare in ritardo una sera, e vaffanculo, stiamo parlando di una metafora ben più ampia... di quelli che arrivano "dopo". Nella vita. A cui spuntano i primi denti "dopo" gli altri, che dicono la prima parola "dopo" gli altri, che crescono in altezza e peso "dopo" gli altri, che iniziano a uscire "dopo" gli altri... che hanno la prima ragazza "dopo" gli altri... eccetera.
Ecco, io, come credo Sacchi e non sia il solo, mi sento facente parte di questo grande gruppo. E ritengo che sia un bene, per tanti motivi. Perché chi arriva in ritardo, molto spesso fa le cose di fretta, e non gli vengono benissimo. Però, arriva dopo, ed è più fresco. Quando arriviamo noi, gli altri sono già stanchi... hanno già preso il vento, la pioggia, sono li da mezz'ora...
E Sacchi è uno che sta arrivando adesso, come tanti altri... e si deve ancora fermare, sia chiaro. Onore e stima a Saccolo.
E la teoria dei punti di vista? Beh, secondo me in giro c'è un po' di merda (si anche cose belline, tipo l'asfalto di piazzale Maresca che ti scirlano le ruote sull'asciutto e sul bagnato razzi, ma non ne voglio parlare stasera delle cose belle. nè tantomeno dell'asfalto di piazzale Maresca che poi quel nome gliel'abbiamo dato noi chissà come cazzo lo hanno chiamato all'anagrafe perché poi il nome delle vie deve darlo l'anagrafe ma lo da veramente l'anagrafe che mettere un punto o una virgola o un qualunque segno di punteggiatura dite che è un'idea? Si, era da fare, direi.)
E queste merde che sono in giro, se viste da un punto di vista diverso, non sono niente male.
La questione è trovare la soluzione, il centro di gravità permanente, che possa permettere di avere un'idea fissa reale e precisa su tutto. Ma trovala, la soluzione.

E per finire, come se di cazzate non ne avessi messo già da basta io, il monologo tratto da Brand:new.

Avevo litigato con la mia ragazza. Ero in casa. Ero solo. Guardavo una televendita di pentole sul satellite. A un certo punto squillo il telefono. Non era lei. Però era una donna.
"Buonasera", mi dice.
"Buonasera", dico io.
"Sono Miranda Rossi della F&T Marketing. Sto cercando una donna tra i 18 e i 35 anni per farle alcune domande".
"Ma va? Che combinazione, anch'io".
"Ah,anche lei fa ricerche di mercato?"
"No, no è un'altra storia. Buonanotte".

tratto da Brand:new di Massimo Coppola

venerdì 25 agosto 2006

Brand:new and everything after

A me la cultura non m'interessa, però scrivo libri e ogni tanto ne leggo pure. Da piccolo leggevo sempre, una volta a 10 anni ho aperto un libro di Asimov (qualcosa tipo "Fondazione"), mio fratello o mia madre me l'hanno tirato via dicendo "sei troppo piccolo per questo libro". In effetti allora ero un bimbo troppo secchione, avessi letto anche quello ora sarei a discorrere di fantascienza invece che dei Coldplay. Cosa che, ogni tanto, faccio lo stesso.
[a proposito, ieri, auguri a Francesco, non è mio cugino cugiatti Borghi, ma è Cotolino, che è anche lui mio cugino, ma di terzo grado. circa]
Comunque, dicevo, oggi sono andato in libreria a comprare Brand:new, di Massimo Coppola e altri due ceffi, che erano gli autori dell'omonimo programma che andava in onda su MTV fino a qualche anno fa. Va in onda ancora, ma il programma è completamente diverso, di uguale c'è solo il nome.
Il format era semplice (una caratteristica che stanno perdendo le cose al giorno d'oggi) ed essenziale: 60 minuti di video, da mezzanotte a l'una, inframezzati oltre che dalla obbligatoria pubblicità, da sketch ambientati in uno studio verde acceso (lo stesso che si usa come sfondo), con protagonisti una poltrona rossa, e Massimo Coppola.
I suoi monologhi sono indescrivibili, credo che appena ho voglia ne posterò uno.
Questo programma è andato avanti così dal 2000 fino al 2003, quando hanno sostituito Massimo Coppola con Enrico Silvestrin e hanno completamente cambiato la struttura del programma. Ora lo conduce Paola Magueri, e Brand New è diventata una nerdata (ma potremmo dire anche direttamente merdata) musicale estrema su gruppi super alternative che spesso sono anche alternativi al buon gusto della buona musica. Dove lei intervista gruppi su questo divano sporco pieno di firme (e potrei scommettere che il divano è quello che aveva in casa mio cugino fino a 10 anni fa... stavolta mio cugino cugiatti Francesco Borghi, non Cotolino) e in cui si parla di arrangiamenti astrusi, citazioni impossibili, sovrastrutture di contenuti musicali.
Cioè uno come Chris Martin (voce dei Coldplay) non ti andrà mai li a dire delle cazzate... lui è uno che voleva bumbarsi Gwineth Paltrow e le ha scritto Fix You. Fine. Cioè io se fossi donna e un uomo mi scrivesse Fix You io a quell'uomo gli darei il buco del culo.
Forse non so se mi avesse scritto Goodnight Elisabeth, se gli sarei tornata insieme. Certo è che mi sarei sentita in colpa. E perlomeno avrei chiesto scusa. SCUSA. Altre 5 lettere che al giorno d'oggi sono un po' fuori moda.
Se fossi stata Betsy (l'originale) almeno non sarei andata a dire quelle cazzate... "everything is gonna be alright". Stronza.
Se fossi stata Betsy (la copia) almeno non sarei andata a dire quelle cazzate... "tutto si sistemerà". Stronza.
E comunque nemmeno Adam Duritz (la voce dei Counting Crows) andrebbe a farsi intervistare su delle cazzate da Paola Maugeri. Paola Maugeri? Stronza anche lei.
Ma torniamo a Coppola, uno dei miei idoli. Lui non è stronzo, anzi, stronzi voi se date dello stronzo a lui. Stronzi.
Ecco, questo libro che ho comprato è bello perché raccoglie i migliori monologhi della stagione 2001-2002... e fa troppo scannare. Ma non fa solo ridere, fa pensare, fa ragionare... è un Jack Folla dei poveri... anche Jack Folla non è stronzo.
Jack Folla (alias Diego Cugia, se volete saperne di più usate Google) era più filosofico, più internazionale, di parlava dei poveri, della guerra, dell'america, dell'Italia degli ultimi 20 anni, del profondo di noi... era più psicologico quasi...
Invece Massimo Coppola analizza più in superfice le nostre abitudini, i nostri comportamenti, e da quelli trova lo specchio per vedere come siamo fatti...e alla fine è molto più comico, ti scappa da ridere... e poi Jack Folla dava sempre il suo giudizio, abbastanza esplicito. Massimo Coppola non da giudizi, ma te li fa capire tutti. Jack Folla si poneva un po' come un osservatore esterno, d'altronde lui non era come te, prima era un condannato a morte, poi un uomo in fuga... Massimo Coppola è un po' uno che non prende la tazza di Orzobimbo solo perché preferisce il caffè. E' uno che ama l'Ikea, ma che la odia anche, che magari ci ha comprato qualcosa, e forse un po' se ne vergogna. Magari ci va spesso e non compra niente. Ma alla fine se trova un bel mobile che compra poco lo prende e fanculo i boicottaggi. D'altronde ha il suo stipendio anche lui. E poi quelle giacche che si deve mettere in continuazione per fare l'alternativo intellettuale devono anche avere il loro costo.
Per concludere... questi monologhi di Massimo Coppola erano quelli che mi ascoltavo d'estate (o il sabato sera, perché durante il resto dell'anno a mezzanotte dormivo già) quando tornavo a casa dopo essere uscito. E sono un po' cresciuto anche con le sue perle.
Grazie Massimo Coppola. E ora, come qualche anno fa, vado a letto. A leggermi Brand:new, prima di dormire.

PS: ah, dimenticavo, anche Gwineth Paltrow è una stronza.

martedì 15 agosto 2006

16-17

Notte di ferragosto, o quella prima, che poi non ho mai capito quale sia la notte di ferragosto, se quella tra 14 e 15 o quella tra 15 e 16. Presumo quella tra 14 e 15, cioè questa. Con i suoi falò del cazzo per le spiagge (mi stanno un po' sulle palle queste cose, sarà perché non le ho mai fatte).
Notte di prime volte, per le spiaggie, e in zone ombrose, notte di sfigati, notte di persone al telefono, notte di persone che si scassano le palle in modi diversi ma sempre nella stessa intensità.
Non è più come quando avevamo 16-17 anni. Ci si divertiva veramente con poco, bastava girare per Cento in bici sparando cazzate. E alla sera si tornava a casa e c'era la Coca-Cola, i film su rete 4 di Lino Banfi e Edwige Fenech, e Massimo Coppola su Brand:New. E si andava a letto contenti, in fondo.
Si stava meglio a 16-17 anni. Un saluto particolare a Ronco e Zandi, coprotagonisti delle mie estati di un tempo.

E "Transamerica" è un film drammatico. Non è una commedia. Non fa ridere. Un transessuale non può fare ridere. NON C'E' NIENTE DA RIDERE IN UN TRANSESSUALE!!!