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martedì 24 marzo 2015

Cosa penso di Bologna

Prendendo in prestito le parole di (this) e degli Uochi Toki cercherò di spiegarvi il mio rapporto conflittuale con Bologna: perché non la amo e non la odio e nemmeno la apprezzo, perché penso che sia bella ma in fondo non mi piace anche se vorrei farmela piacere, perché forse prima o poi ci andrò a vivere ma è lo stesso prima o poi con il quale mi dico che proverò a donare il sangue anche se ho la pressione molto bassa e probabilmente svenirò / sverrò (penso siano valide entrambe le forme) (invece sono già registrato come donatore di midollo osseo e di organi) (fatelo anche voi, dai).
Vado al dunque... cosa penso di Bologna?

Rispondo con la prima parte, tratta da un post pubblicato su blog dei bolognesi di (this):

"L’unico vero amore della mia vita l’ho conosciuto quando arrivai in questa città per studiare. Lei era bellissima e misteriosa. La conobbi sceso dal treno quasi per caso, mentre aspettava chissà chi ma giureri fosse lì per me. Ebbi una epifania pari solo a quella di un teenager degli anni ’90 che vede per la prima volta Natalie Imbruglia nel video di Torn. Mi scontrai con lei con la delicatezza di un goffo ciccione che si fa largo tra la folla per arrivare alle pizzette fredde di un aperitivo. Con una scusa la convinsi a farmi conoscere le strade della zona universitaria, a passare sotto i monumenti che fino a quel momento avevo visto solo in fotografia, a mangiare il cibo da strada locale, vero termometro della civiltà di una popolazione.
L’estate era in dirittura d’arrivo e solo la consapevolezza di aver aperto un nuovo capitolo della mia vita sopiva l’amarezza di un nuovo autunno alle porte. Città nuova, indipendenza garantita comunque da un assegno mensile dei genitori, convivenza con gente di tutto il mondo e finalmente materie da studiare che io e solo io avevo scelto con la consapevolezza e la maturità di un 19enne con le idee chiare e le palle del proprio futuro ben strette in pugno.
Le prime settimane ci siamo annusati a vicenda. Lei veniva da alcuni anni di relazioni turbolente con persone che non ne avevano gradito lo spirito libero e la voglia di mostrarsi. Io francamente ero bloccato da questo suo passato così burrascoso e per adeguarmi adottai atteggiamenti e abitudini che oggi ricordo con tenerezza. Abbigliamento sdrucito e una rigida dieta fatta di droghe scadenti e vino in offerta, ritmi di vita da barbagianni e igiene personale discutibile. Il tutto ovviamente condito da una inammissibile condotta universitaria e alcuni problemucci con lo Stato.
Con il tempo ho imparato a battere il mio sentiero personale e ad equilibrare le pulsioni autolesioniste con il mio amore incondizionato per lei. Insieme siamo cresciuti fino ad ottenere la maturità di relazione che solo chi sa perdonare può godersi. Intanto le ondate di studenti che ogni anno arrivavano per conoscere la città mi davano sempre più una sensazione di invasione del territorio, cominciai a ricordare con nostalgia i primi tempi in quel luogo che ormai non c’era più, ferito a morte dalle sferzate di un giovanilismo forzato che mal si accostava alla bonarietà borghese della città.
Mi accorsi con stupore che la nostra relazione mutava col mutarsi della città. Più le spinte dal basso proponevano uno svago deviato e irrazionale, più noi ci chiudevamo a riccio per preservare la nostra intimità e complicità. Ma non sempre ciò che più ami può fiorire al buio di una stanza, protetto dalle fredde correnti del cambiamento. Quanto si può andare avanti facendo finta di nulla? Cosa ci tiene ancora insieme, il ricordo o il futuro?
Chi si avvicina ai 30 anni vive ogni giorno come un conflitto. Accelerare o frenare. Guardarsi indietro o progettare. Procrastinare o procrastinare assai. La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza, sosteneva Blake evidentemente ancora strafatto di oppio e sconvolto dai primi sintomi dell’itterizia. Io a quel palazzo non ci arrivai mai. Mi fermai prima. Ma lei proseguì.
La vedo ancora oggi, mutata e mutante, che fa della propria bellezza l’unica carta giocabile per attirare le attenzioni su di sé. Non c’è gioia nei suoi occhi, non c’è memoria di quel che è stata. Vedo solo rassegnazione e consapevolezza che i ricorsi storici hanno cicli di vita ben più brevi di quelli che il Vico ci voleva rifilare.
Non l’ho potuta più guardare con gli stessi occhi.
La magia, come per incanto, era svanita.
Lei era di un altro.
Lei era di altri.
Lei era di tutti.
Come è sempre stato e sempre sarà, nonostante lo sguardo innamorato di un ragazzino che da questa città si era fatto rubare il cuore."

...e proseguo con la seconda parte, tratta da "Le città", canzone degli Uochi Toki:

"Bologna mi piace solo perché c’è un sacco di gente con cui litigare e tante costruzioni da osservare. Odio la multi-identità che questa città si porta dietro, odio la sua tradizione di libertà conservante, odio la gente non autoctona — cioè la maggior parte. Vedo flussi di gente come fiotti di sangue da ogni parte: risalgo la corrente per capire da dove parte questo flusso umano che mi coinvolge come un davanzale in marmo. Mi adatto nella misura in cui mi permetto di andare in giro e osservare come animali questi esemplari di umani, studentesse fuori sede ed universitari inconsciamente ipocriti in cerca di prede e di un passato da raccontare. E poi la ritualità di questo luogo influenza solo colui che ci crede, colui che non vede la data di scadenza sul ricambio generazionale, rischiando di trovarsi in una città, in un locale pieno di gente di passaggio, facendo finta di non stare invecchiando. Solo i veri duri possono abitare a Bologna, sfruttando la corrente del divertimento alternativo con il giusto peso negli occhi. Una città non può essere solo università, slogan, ebbrezza e ragazze. Guardate meglio!"


E mi sa che non ho altro da aggiungere. Per ora.



Fonti:
prima parte: "Scusa amore, si è fatta una certa" di Danji, pubblicato su (this) il 28/06/2013
https://thisnothat.wordpress.com/2013/06/28/scusa-amore-ma-si-e-fatta-una-certa/

seconda parte: "Le città" di Uochi Toki, pubblicato sull'album Laze Biose (2006) https://www.youtube.com/watch?v=ghkf84hMjTo

martedì 6 maggio 2014

Lo studente fuoricorso

(continua da qui)

[...] questo simil cambiare, o cambiare con una leva del cambio in similpelle, mentre più più probabilmente mi abbasso sempre di più come il muso di una F14-T e cerco di andare avanti fendendo l'aria senza strisciare, quando neanche la prospettiva di dissolvermi in volo come una stella cadente con la scia è realisticamente possibile, e quando anche del gettarmi via la sera per raccogliermi la mattina e riciclarmi il pomeriggio inizio ad esserne stanco.

Forse c'è un'altra alternativa, forse siamo all'inizio di una grande stagione, ma forse, con una seconda ipotesi tanto semplice quando destabilizzante, noi siamo diventati lo studente fuori corso.


C'è un giorno in cui hai ventanni o poco più e vai a lezione all'università. Ti metti a metà dell'aula che è mezza vuota. E scopri che in fondo c'è un tipo strano.

La barba un po' incolta, vestito un po' meglio di te, sembra quasi interessato alla lezione. Una borsa/zainetto semivuoto, un quaderno per gli appunti, una semplice bic in mano, gli occhiali indosso/gli occhiali da sole appena tolti.
La prof comincia la lezione e chiede "siete tutti del nuovo ordinamento"? E si alza una selva di mani, compresa la tua.
"C'è qualcuno che non è del nuovo ordinamento?"
E dal fondo si alza una mano. La sua.

"Io sono del vecchio ordinamento, curricula Pubblico e Sociale, dovrei dare l'esame da 6 crediti invece che cinque."
"Ah... ok. Si fermi qui dopo la lezione che parlo con lei del programma."

Poi passano gli anni, passano gli esami, ma non tutti, e non tutti al primo colpo, e a un certo punto vai a lezione con la barba un po' incolta, vestito un po' meglio degli altri, quasi interessato alla lezione, ti metti in fondo all'aula, tiri fuori la tua bic e il tuo quaderno dallo zainetto semivuoto e... cazzo, lo studente fuori corso sei diventato tu. Senza nemmeno accorgertene.

Capisci? Hai guardato per una vita questi trentenni scapoloni che ti facevano anche un po' tristezza, anche se rispettavi il loro apparente muoversi nel mondo guidati da un qualcosa di sicuro (il lavoro? la fede in Gesù Cristo? boh, una delle due, perché apparentemente non è che potessero credere così tanto nei Radiohead o nella Premier League), che avevano sempre una parola azzeccata per tutto e ora...

...e ora il trentenne triste sei tu.
Ma come.
Ma come cazzo è possibile.
Ma quando è successo.
Ma com'è che non mi ha avvisato nessuno.
Ma quando è successo? Cioè cosa stavo facendo? Perché non mi avete chiamato?
Ma cazzo.
Ma era ieri che correvamo dietro a un pallone e...
...e ora lo studente fuori corso sei tu, ora il trentenne triste sei tu.

Sicuramente da qualche parte hai sbagliato qualcosa - va anche detto che ci sono un sacco di cose sbagliate che non sono dipese da te.


E poi è vero, a trent'anni qualunque cosa fai finisci per essere patetico. Pensateci bene. A trentanni non puoi più
1) impiccarti (oltre che patetico poi saresti anche morto)
2) tingerti i capelli di colori del cazzo

3) andare palesemente a figa da delle 18enni
4) tagliare i capelli con dei tagli strani
5) fare l'erasmus
6) fare elenchi di merda che sembrano quelli dell'oltreuomo.

E una serie di altre cose che evito per non sconfinare troppo nel suddetto punto 6.

Poi un giorno vi faccio un post felice e positivista così siamo tutti più contenti e andiamo a fanculo con il sorriso. Perché l'importante è andare a fanculo, ma poter andarci sereni.




lunedì 17 marzo 2014

Perché sono tornato da Londra

1) In realtà è una domanda a cui rispondo molto spesso, a volte anche senza che me la facciano, anche se la verità non la dico quasi mai.
Non che sia complicata, non che ci sia qualcosa da nascondere, è che è un discorso molto lungo da affrontare e forse la maggior parte delle volte non interessa veramente a chi me lo sta chiedendo.

2) In realtà se facessi davvero la vita da scrittore, comunque dovrei scrivere articoli per siti e testate più o meno prestigiosi, e sarei sempre senza idee e stra-in ritardo... e mi ritroverei a scrivere queste cose la notte tardi, sbronzo, oppure oltre il termine, la mattina tardi. Ma te lo vedi Il Fatto Quotidiano a cagarmi la minchia sul cellulare perché non gli ho mandato un cazzo di articolo su Sanremo? Che poi neanche lo trovi su youtube Sanremo...

3) In realtà la vita da scrittore la faccio già ed è questa: sto scrivendo su un cazzo di blog che non si caga nessuno un post che non si caga nessuno, e domani alle 8.30 son già li a lavorare per un incontro urgente, che peraltro ho dovuto fissare io. Alla sera ho un programma radio che vedi sopra, poi si va di nuovo a letto stanchi e svogliati. E si riprende a lavorare. Se vuoi scrivere, togli altri 60 minuti al tuo sonno. Poi aggiungi una presentazione a cui non verrà nessuno, in cui venderai 3,4 copie (nel senso decimale del numero) dal quale si e no ti rimborserai la benzina (che poi a 30 anni arriverà il GPL nella tua vita, e se è davvero l'unica innovazione, allora chiudetemi nel bagagliaio al posto della ruota di scorta).

4) In realtà, poi tante altre varie ed eventuali. Dalle quali ricavare racconti. Che non si cagherà nessuno. Ecc ecc ecc bla bla bla.

5) In realtà è"questa bellissima provincia di merda" che sembra anche un verso di Vasco Brondi

6) In realtà sto usando "in realtà" dopo che mi sono accorto che ne stavo abusando spontaneamente, e solo dopo ho deciso di farne una regola.

7) Sono tanto vicino al camb... ah no.

8) In realtà, sono tanto vicino al cambiamento quanto alla stabilità. Di cosa, poi, non lo so. Era solo una sensazione.

9) Oh dai... In realtà, oh dai, tra poco facciamo dieci punti che LeDieci sarebbe contenta ma anche l'Oltreuomo si troverebbe a suo agio.

10) Mi pareva il momento (in realtà) di scrivere qualcosa di mio dopo che l'ultimo post alla fine era di due mesi fa: come se avessi avuto di mesi intensi di chissà cosa, e invece, semplicemente, non sono riuscito a radunare un cazzo in fila da dire, o da scriverlo correttamente, di questo simil cambiare, o cambiare in similpelle, mentre più più probabilmente mi abbasso sempre di più come il muso di una F14-T e cerco di andare avanti fendendo l'aria senza strisciare, quando neanche la prospettiva di dissolvermi in volo come una stella cadente con la scia è realisticamente possibile, e quando anche del gettarmi via la sera per raccogliermi la mattina e riciclarmi il pomeriggio inizio ad esserne stanco.
Forse c'è un'altra alternativa, forse siamo all'inizio di una grande stagione, ma forse, con una seconda ipotesi tanto semplice quando destabilizzante, noi siamo diventati lo studente fuori corso.

(...continua...)

domenica 26 febbraio 2012

quando apri lo scatolone dei ricordi

Succede, anche a non volerlo. Succede che cerchi un biglietto. Un vecchio biglietto. Ma il motivo è un altro discorso.
Però lo cerchi e sai che è li. Nello scatolone.

(Intendo, il biglietto di un concerto.) (Lo so che è strano cercare il biglietto usato di un concerto, ma davvero, questa è un'altra storia)

Non gli ho mai dato un nome. Lo scatolone. E' li da una vita. Una vita sono due anni e mezzo: da quanto ho cambiato stanza.
Lo scatolone è un cubo di 40cm di lato, una roba che neanche Easyjet imbarcherebbe come bagaglio a mano.
Dentro c'è il contenuto della mia scrivania, prima che la trasferissi nell'altra stanza. Esattamente, nemmeno io ricordo cosa ci sia all'interno, in tutti quei cm cubi di polvere. Non l'ho quasi mai aperto, negli ultimi due anni e mezzo.
Ma posso dire con certezza che non l'ho mai svuotato. Non so più, esattamente, cosa contenga.
Infatti, la mia scrivania (prima del trasloco) era un aggregato stratificato per data di fogli, oggetti, biglietti, scontrini, e quant'altro. A loro volta, raggruppati in cestini e cestelli.

Ma mi serve quel biglietto. E per quanto quello scatolone colorato (conteneva un mobilino portaoggetti in plastica) sia ormai diventato un vero e proprio mobiletto, che più di una volta ho utilizzato per appoggiare i miei vestiti, è ora che esca dalla mia stanza.

Di solito faccio queste cose con un bel cd vecchio, tipo gli Oasis, e sono quei momenti in cui fai un po' il bilancio della tua vita, o ti prepari a chiudere un periodo per riaprirne un altro, e mi faccio un sacco di pare e pensieri su me che cresco, che invecchio, e i ricordi, e il passato, ecc ecc blablabla...
Stavolta, un cazzo. Prima lo faccio in silenzio, poi metto su l'iTunes DJ e vado di Subsonica, John Mayer, Gorillaz, e tutto quel che capita. Nuova era? Chiudere col passato? Ricordi? Nostalgia?

Io e lo scatolone. Appena ribattezzato "lo scatolone dei ricordi". Uno di fronte all'altro.
Tre, due, uno. SVRAAAN. Aperto e svuotato sul tappeto.

La prima cosa è polvere, polvere, polvere, ma tanta di quella cazzo di polvere che per fortuna che devo ancora fare la doccia e ho già indosso dei vestiti sporchi.
Poi spuntano subito gli oggetti più grandi: una pistola (a pallini), un salvagente (ancora da gonfiare), un foglio di pluriboll, un cartoncino, e una cartina di Ferrara. O di Faenza? Ah no son due: una di Ferrara e una di Faenza.

Ho occupato un intero tappeto (140 cm x 130 cm) di polvere, e principalmente, fogli e foglietti. C'è di tutto, e quando dico di tutto, intendo... di tutto. Dal 2002 al 2009. Non è tanto un best of della mia vita, quanto una sorta di highlights.
L'elenco iscritti del campo parrocchiale superiori di Segonzano 2004.
Lo scontrino della prima volta che sono stato al bar Edda con Sorio, nel 2008.
Biglietti di treni: Trento, Cesenatico, Venezia... compreso quello per andare a La Spezia con Diago e quelli per tornare da Torre Pedrera (famosi per un episodio passato ai posteri come "La controllora").
Biglietti di concerti. Subsonica, Oasis, Ligabue, Coldplay, U2... ma anche Dave Matthews, Tre Allegri Ragazzi Morti, Ben Harper, Francesco Renga, Apres la Classe. E altro: Oblivion, Alessandro Bergonzoni, Bologna-Juventus.
Abbonamenti alla Benedetto, rigorosamente in Fossa (che si chiama "Parterre"). Tessere Akkademika e tessere ARCI.
La trascrizione originale della Scala Sessuale Sacchi in 13 punti, che gli fu dettata dal cielo sotto l'effetto alcolico della birra durante l'intervallo di Real Madrid-Juventus nell'aprile 2003.
La cartina di Lloret de Mar, di quando sempre nel 2003 mi persi sotto la pioggia (anche io sotto l'effetto di birre. e non solo.)
Biglietti di autobus, metro, aerei, di viaggi, da solo, con amici, con ex. La lettera di una ex. (che poi cosa ci faceva li? di solito sono tutti da un'altra parte)
Il mio finto compleanno alla GMG di Colonia nel 2005 con tutti gli auguri sotto un sottobicchiere. La lettera che fece piangere l'Ilaria Rondini al campo di Fontanelice 2004 (dopo di me ci riuscì solo Giovanni Paolo II, ma per farla piangere gli toccò morire. Sono l'unico vivente riuscito nell'impresa). La lettera di Suor Francesca dopo il campo di Fontanelice 2004.
Qualche foto.
Guide turistiche Etiopi. Una bottiglia d'acqua etiope. Vuota, ovviamente.
Documenti dell'assicurazione della macchina. E delle mie due banche. (quella vecchia, e quella nuova).
Fogli di giornali. Miei vecchi articoli. Playlist degli Alpha Alpha. Poesie. (POESIE? giusto un paio, ma ci sono anche quelle, oh yes.)
Santini. I messaggi dei miei ragazzi dei campi del 2009. Un paio di spille, compresa quella di Tempo al Libro e degli Ex-Otago.
Gli elastici usa e getta di un apparecchio. (quelli non usati e non gettati). Il mio preservativo portafortuna. (scaduto e ancora chiuso).
Un credito di 2,60 euro presso una cartolibreria di Cento. Un paio di biglietti dell'autobus non utilizzati ma ormai scaduti.
Gli abbonamenti dell'autobus dell'epoca universitaria. Il biglietto da visita del Bagno Marte 21.
Quattro buste paga del 2008 (che avevo date per disperse).

Una buona parte di questi oggetti sta venendo cestinata, direi circa un 50%... il resto lo sto archiviando, tra portadocumenti, scatole di ricordi, album di biglietti e foglietti. E poi comprerò un mobiletto più serio, forse. O forse no.

Nuova era? Chiudere col passato? Ricordi? Nostalgia?

Sinceramente niente di tutto questo. Non saprei spiegare questa sensazione, e visto che nessuno me l'ha chiesto, non vedo neanche perché dovrei spiegarla.

Abbiamo tutti 26-27 anni, internet, e i voli ryanair, e se davvero vuoi vedermi, chiedimi di uscire.

(ma che cazzo di finale è?)


P.S. poi mi fan notare che qualcuno me l'ha chiesto... ed è vero. beh, a chi me lo chiede però rispondo sempre. a domanda rispondo. chiedere è lecito, rispondere è cortesia, e non ci son più le mezze stagoni. :)

mercoledì 15 giugno 2011

mi hanno mentito

Se fosse davvero come mi avevano detto... avrei concluso con il massimo dei voti medie, superiori, e forse anche università.
Ah, certo, avrei fatto qualcosa tipo ingegneria. Triennale e specialistica. Forse anche un master. Avrei continuato a voler diventare un disegnatore. Nella formula1. Avrei voluto lavorare per la Ferrari.
Avrei gli occhiali, adesso. Così come dovrei averli anche ora, ma me li metto solo quando guido. Avrei i capelli pettinati tutti da una parte. Ascolterei Vasco, Ligabue, e qualcos'altro che mi passa il mainstream. E sarei contento così. Sarei sempre sbarbato. Vestito con delle belle camicine. Tutto preciso, ordinato, e puntuale.
Avrei avuto le mie piccole delusioni d'amore necessarie. Giusto un paio, in modo da fare un paragrafino nel sonetto. E poi avrei conosciuto te, studentessa di medicina. Carinissima studentessa. Di Bologna.
Con la quale avrei costruito una bellissima e solidissima relazione di anni. Con la quale, ora, starei pensando al matrimonio. Dopo la tua laurea. E dopo il mio contratto a tempo indeterminato.
Perché adesso, ovviamente, starei facendo un contratto di un anno alla Toro Rosso. A disperarmi di Buemi e Alguersuari, ma sarei soddisfatto degli sviluppi dei deflettori curvati sulle paratie anteriori, dei quali ho contribuito a progettare la curvatura. Wow. Che poi Buemi va a tamponare uno e distrugge tutto.
E sarei felice e contento. Sulla strada per una bella vita organizzata, programmata, il preludio alla case al mare, il cane, i bambini, la station wagon...

Vista con gli occhi che mi ritrovo ora mi pare uno scenario un po' patetico, banale, e anche triste, ma sono convinto che se l'avessi vissuto mi piacerebbe e ne sarei contento.
Sarei contento, almeno.
Perché avevano ragione: ad impegnarsi, le cose si mettono bene. Ad impegnarsi, tutto va nel verso giusto.
A studiare, passerai gli esami. Ad avere un voto alto, troverai lavoro. A fare il bravo ragazzo, troverai tua moglie. A dare il massimo come dipendente, avrai il rinnovo del contratto e un aumento di stipendio.

...non so chi me le ha insegnate, ma sono tutte cazzate.

Nella vita, come in Italia, non c'è la meritocrazia. O forse c'è, ma ha un funzionamento che mi è estraneo.
Perché un sacco di volte ho dato il massimo, il meglio, e non è bastato.
Sono stato bocciato ad esami, ho preso insufficienze a scuola, ho perso partite giocando a FIFA, ho fatto incidenti giocando a Colin McRae, ho sbagliato gol, passaggi e marcature giocando a calcio.
Ho sbagliato frasi, parole, momenti, gesti. Sono stato lasciato, tradito, illuso, preso in giro, da parecchie persone. E sono arrivato in ritardo un milione di volte.
E il tutto, senza volerlo. Il tutto, quando ce l'avevo messa tutta.

Senza poi parlare delle volte che il massimo, non l'ho dato. Ma questa è un altra parentesi enorme.
E' che, davvero... il massimo, spesso non è bastato.
Mi hanno mentito: mi avevano detto che bastava. Mi hanno preso in giro anche loro.

Ed è così che ho 27 anni, sono sporco e sudato davanti a un macbook, un po' di lavoro precario arretrato, un romanzo da finire senza sapere se sarà pubblicato, relazioni sentimentali inesistenti, titoli di laurea inutili, conti correnti senza entrate.

Sai che ti dico? Vaffanculo Toro Rosso, io preferivo la Minardi.

martedì 24 maggio 2011

10years

"10 anni fa era il 2001. 10 anni fa avevo 17 anni. Questo è tutto quello che mi è accaduto in questi 10 anni. Nel bene. E nel male." (tratto da Io sono qui - in onda su Radio 24)


In questi 10 anni, ho finito le superiori. 70 su 100.

Ho iniziato e finito l'università. 95 su 110.

Ho lavorato 3 anni in una società di registrazione marchi. E 3 mesi in un ristorante. E un'altra decina di esperienze più o meno pagate in giro per il triangolo FE-MO-BO. E nessuno di questi era il mio lavoro.

Ho preso la patente. E una macchina. Ed è ancora quella.

Ho corso qualche migliaio di chilometri a piedi, e qualche centinaio in bicicletta, e non conto tutti quelli fatti con calma, senza correre.

Ho perso due cani. E due nonni. E mi hanno rubato 3 biciclette.

Sono stato a un sacco di concerti, e ho visto un sacco di posti e città.

Sono stato ad Adwa, in Etiopia. E sono tornato.

Sono stato a Londra. E sono tornato anche da li.

Ho preso 30 volte l'aereo.

Ho avuto un tumore benigno, i capelli tinti di rosso, un piercing, un tatuaggio e diverse fratture sparse per il corpo.

Mi sono innamorato diverse volte, ho avuto qualche ragazza, e qualche volta ho anche amato davvero.

Ho fatto piangere diverse persone. E una volta ho pianto anche io.

Sono stato studente, universitario, catechista, educatore, animatore, presentatore, scrittore, attore, regista, cantante, rapper, produttore, speaker, DJ, comunicatore, operatore, operaio, contabile, assistente, addetto, impiegato, cameriere, politico, disoccupato, moroso, fidanzato, ex-fidanzato, single, figlio, fratello, nipote, cognato, zio. E sono stato anche me stesso.

Mi hanno detto comunista, fascista, maraglio, menefreghista, ritardatario, cazzone, incostante, debole, depresso, immaturo, scorretto, bugiardo, oppurtunista, egoista, stronzo. Ma mi hanno detto anche delle cose belle.

Ho avuto un sacco di prime volte. E almeno altrettante ultime volte.

Ho aperto un blog (questo).

Ho ascoltato la radio per migliaia di ore. E per una ventina di minuti ho ascoltato anche Matteo Caccia, su Radio24.

...e io sono qui.

(un ringraziamento a Sorio per avermelo segnalato)

giovedì 17 marzo 2011

Auguri all'Italia che muore (ma che ancora non è morta)

Potevo starmene zitto oggi? No, direi proprio di no. Anche oggi perderò un'altra occasione per stare zitto. Anche se uno dei miei antenati era uno dei Mille, non è buon motivo per aggiungermi al coro di voci del centocinquantenario.
E allora... tanti auguri all'Italia che compie 150 anni.
All'Italia di pizza spaghetti e mandolino. Che il mandolino in realtà non lo suona quasi nessuno, come dice Diago di Sandy The Clown.
All'Italia dei santi, poeti e navigatori. Che sono già tutti morti. (a parte i navigatori di internet, e quelli si chiamano naviganti)
All'Italia delle fughe dei cervelli, delle fughe di capitali, delle fughe di gas, delle (future?) fughe di materiale radioattivo, delle fughe di Ivan Basso e Riccardo Ricco' (prima sulle salite, poi dai giornalisti, poi di nuovo sulle salite, poi...).
All'Italia dei furbetti del quartierino, dei Ricucci, dei Luca Luciani, dei Matteo Cambi, dei Lapo Elkann, e di tutta questa bella classe dirigente qui.
All'Italia dove è sparito il concetto di gavetta e di saper fare, dove tutti vogliono subito andare in televisione a X-Factor, ad Amici, al Grande Fratello, anche senza saper fare nulla.
All'Italia dov puoi essere un bravissimo musicista-scrittore-cantante-pittore-poeta o artista generico, avere un sacco di fan che apprezzano (e pagano) per le tue opere, ma comunque non arrivare alla fine del mese. Ed essere costretto ad avere un primo lavoro (e tenere l'arte come secondo). E dire che questo è il paese dell'arte. Ma l'arte l'abbiamo imparata talemten tanto bene, che ora l'abbiamo messa da parte, come dice il proverbio.
All'Italia che muore, come dice Moltheni in "Per carità di Stato", un grandissimo artista che ha smesso di fare musica proprio perché schifato da tutta l'industria musicale che lo circondava.
All'Italia dove sparisce la cultura, nelle TV, nelle radio, nelle scuole... e dire che la base per una civiltà progredita, ovunque nel mondo, è la cultura. Nel terzo mondo, i progetti per lo sviluppo investono sulla cultura. Da noi, si fanno i tagli. Io a casa mia la chiamo involuzione.
All'Italia di Silvio Berlusconi (oh! ecco! l'ho scritto anche io. ora posso evitare di nominarlo per il resto del post.)
All'Italia dove ti sei laureato, lavori da tre anni in un ufficio facendo un lavoro che non è quello per cui hai studiato e che non ti piace, ti impegni un sacco, non hai alcuna prospettiva concreta di sviluppo per il futuro, e non guadagni abbastanza per poter vivere da solo (e quindi figurati pensare cose del tipo mettere su famiglia). Però, SEI FORTUNATO, perché almeno tu hai un lavoro. E se tutto questo è essere fortunati... mi dispiace ma il mio concetto di fortuna ha ben altri standard minimi.
All'Italia che guarda "Vieni via con me" e se ne compiace. E basta. Dimostrando di non aver capito proprio un cazzo di tutto il senso del programma.
All'Italia dei sinistroidi, che non se ne rendono conto ma aiutano la destra in ogni singolo istante della loro vita.
All'Italia di chi vota a destra, ma in realtà è di sinistra e ancora deve capirlo.
All'Italia di chi tornerà a parlare di sinistra o destra quando si tornerà ad essere in un paese realmente democratico, e nel mentre vota alla meno peggio "turandosi il naso".
All'Italia dei laureati che scappano all'estero e poi finiscono a fare i camerieri perché non sanno la lingua (e chiedendosi come mai nel resto d'Europa le sanno già, e solo da noi siamo ancora al livello di ESCHIUS MI).
All'Italia di chi ogni due anni canta l'inno (Europei e Mondiali, Prandelli permettendo) e si sente veramente unito nei 90 minuti delle partite e nelle 340 ore di commenti e moviole bar-televisive biscardiane.
All'Italia di chi si lamneta dell'Italia tutto l'anno senza fare nulla di concreto per cambiarla, ma continua a viverci perché gli fa comodo, e oggi pure improvvisamente è contento e si sente orgoglioso di essere italiano.
All'Italia di chi vuole la Padania.
All'Italia di chi "ma tanto cosa vuoi farci?", di "ma tanto se non voti lui chi vuoi votare?", di "che vergogna questi sprechi! ...amore, è pronta la pasta?"
Come avrete intuito, non c'è molto da festeggiare, almeno per come la vedo io. Di cosa c'è da essere contenti?
Forse, sarebbe meglio celebrare. Per ricordarsi. Per capire cosa è funzionato e cosa no, e cosa sta andando storto. Rileggere insieme questi 150 anni, e trovare il modo per farne altri 150.
Allora si...
Allora si che vale la pena di ricordarsi di Bartali e Coppi, di Roberto Saviano, di Falcone e Borsellino, della nazionale dell'82 e del 2006, ma anche di quella del '70, di Mameli e del suo inno, della Resistenza, degli Ex-Otago che si fanno produrre l'album dagli ascoltatori con l'azionarato popolare, di Pronti Al Peggio, e di una lista che è molto più lunga di quella che ho fatto sopra.
E anche di A.V., che è un comune operaio di quaranta e rotti anni, che è stato licenziato dalla sua ditta in fallimento, e si è riciclato in un altro lavoro, che lo obbliga a svegliarsi alle 4 e mezza tutte le mattine per mantenere una famiglia. Questo è il mio eroe, quello che si fa il mazzo tutti i giorni, e fa solamente "quello che dovrebbe fare", ma lo fa, in silenzio.
E di gente che per un attimo dicesse "VIVA L'ITALIA!", mandasse giù un bicchierino di prosecco (o una sana birra con gli amici, perché oggi è anche San Patrizio), e poi via, il giorno dopo, A LAVORARE. In Italia e per l'Italia. Facendo semplicemente il proprio piccolo lavoro di studenti o lavoratori, magari parlando nel mentre della riforma della giustizia e del nuclere. Perché l'Italia è ancora una repubblica fondata sul lavoro (e non sulla cassa integrazione).
Ed è di questi personaggi che vorrei fosse l'Italia dei prossimi 150 anni. Perché anche se sta morendo, può ancora guarire perfettamente e vivere almeno un altro secolo e mezzo.

Tanti auguri a tutti noi, allora perché l'Italia siamo noi, che anche se non ci sentiamo italiani, per fortuna o purtroppo lo siamo.

martedì 9 giugno 2009

Qual'è la tua sfiga di oggi?

Buonanotte - oppure - Buongiorno.
Hai un lavoro di merda, vero? O ti mancano forse 818 esami alla laurea e sei fuoricorso da quando Vieira giocava nel Milan (1996, quindi)? O sei disoccupato?
Ti ha lasciato il moroso? La morosa? Per un'altra? Un altro?
Il Milan ha venduto Kakà? O la Juve ha preso come allenatore Ferrara? Lippi ha convocato Santon? La Ferrari è lenta e Domenicali non sa perché? O ti chiedi cosa ci faccia Nakajima Jr. in Formula1? Il PDL ha vinto le europee? O il nuovo sindaco di Pieve non ti piace?
O viceversa?
Qual'è la tua sfiga di oggi?

"Sai, Atti, l'altro giorno mi han detto "dai esci che ti facciamo conoscere una single anche lei!". Io ho detto ok, ma mica per provarci, giusto per conoscere gente nuova. Davvero, Atti, una ragazza simpaticissima, in gambissima, molto carina. 24 anni. Pensa, doveva andare a convivere con il suo moroso, poi ha scoperto che lui le faceva le corna e l'ha lasciato. Doveva andare a vivere da sola, e quando è andata da lui per riprendersi delle cose l'ha beccato di nuovo a letto con sta qua. Pensa, oltre al danno anche la beffa.
Sai Atti cosa mi hanno detto, ieri? Le hanno trovato la leucemia. Ora sta facendo la chemio. Tra un mese vedono se migliora oppure no. Se non migliora ha bisogno del trapianto di midollo osseo."

Due cose, soltanto:
1) io sono già iscritto nelle banche dati dei donatori di midollo osseo. magari il mio midollo è incompatibile con il suo. magari il tuo, di te che stai leggendo, è compatibile. sei donatore di midollo osseo? no? www.admo.it
dacci almeno una letta.
2) qual'è la tua sfiga di oggi?

lunedì 20 aprile 2009

Everything means everything

Fiamm. Accendino. Cssshh (paglia che si accende). Fiuuuu. Sfiatata di fumo.
Ma BREERAA!! fanculo che non si rovina il microfff.
Cough cough. Raschiata di voce. Tum tum (dito sul microfono). Prova-Prova. Ok, ci siamo.

E così, Giulio è morto. RadioScoziaLibera, le 23esticazzi di una sera feriale, e nemmeno voi avete ancora capito perché nei giorni feriali si lavora, ma le ferie si fanno in casa. E i periodi feriali? Esistono? E si lavora e si sta in casa? Il dilemma non si pone, SE LAVORATE IN UNA AGENZIA DI VIAGGI! O IN UNA STRUTTURA AL-BER-GHIE-RA!
Scusate, non sono Napo dei Uochi Toki, sono solo Gritty, e mi hanno costretto a prendere su una Y. Pure la macchina. Maledetti.
E così, Giulio è morto. Chi l'ha ucciso?

Si è ucciso da solo, Giulio. Questo è quello che diranno. Quelli che guardano di traverso le droghe e chi lo usa. Già. Come se uno che è felice si svegliasse decidesse "oh oggi mi drogo". Certo. Certamente. Uno felice, uno che gli va tutto bene, si sveglia e si droga. Certamente.
Oh, voi direte, è uno che ha cercato la risposta sbagliata a un problema.
Ah. Quindi si, è stato lui.
Oppure, ve la farete con lo spacciatore. Si, quello che gli ha venduto il pastiglino. Perché, certamente, qualcuno gliel'avrà venduto quel pastiglino. Ed è colpa sua. Certo. Già, perché se l'è scelto lui di fare lo spacciatore. E' così? Se non lo faceva lui, l'avrebbe fatto qualcun altro. Venditore di morte, dite. Io dico, studente universitario disperato che non sa come pagarsi gli studi, per una laurea che è stato costretto a prendere, per fare un lavoro per cui non ce n'è bisogno, per leggi assurde votate da politici assurdi a loro volta votati da... VOI. Anni fa, quando lui, era un ragazzetto che giocava al pallone. E le siringhe... erano per bucare le vesciche dei piedi.
Oppure è stata una fatalità. Così non è colpa di nessuno. Succede, può succedere.
NO.
Siete voi. Giulio, l'avete ucciso voi.
Ccccshpop! (birra aperta).
Tu, che stai leggendo, hai commesso un omicidio. Tu, hai ucciso Giulio. Con la tua indifferenza, con il tuo voto sbagliato alle elezioni, con il tuo silenzio, con la tua omertà, con il tuo passivismo.
Noi quella sera non c'eravamo. Io e BREERAA!! quella sera stavamo lavorando. Avevamo capito che stava succedendo qualcosa. Abbiamo cercato di aiutarlo. Dio solo sa quanto ci siamo sentiti in colpa. Ne siamo usciti dicendo "beh, di più non avremmo potuto fare", e nossignore, non è tanto per lavarci le mani. E' più che altro per riuscire a guardarci allo specchio, e poter fare qualcosa ora.
Perché non ci sia più un altro Giulio.
Giulio era solo, tutto quello che abbiamo detto e fatto non serviva, forse, avremmo dovuto farlo tutti prima.
Cccsh (paglia spenta nel posacenere, vuoto).
Oh, ma noi siamo ancora qua, abbiamo passato un sacco di roba anni 70, tipo Jimi Hendrix, che è una figata per noi DJ, perché quando lanci Jimi Hendrix devi solo dire mettere su un suo pezzo a caso e dire "ah! il grande Jimi!" e basta. Neanche devi sapere chi è, fa tutto il marchio Jimi.
Che poi diciamocelo, Jimi Hendrix è una palla. Non lo ascolta nessuno. Nessuno chi sia veramente, o che faccia abbia, tanto che se la gente davvero vede com'è fatto ride. Dai... Jimi Hendrix è una favola post-moderna. Non è mai esistito. E' come le religioni, inventati per coprire il bisogno dell'uomo. Tipo: ho paura della morte. Soluzione: inventiamo un Dio della morte che mi salvi dalla morte e mi garantisca la vita eterna.
Tipo: devo andare a pisciare. Soluzione: inventiamo un mito, tipo Jimi Hendrix, che si possa annunciare in radio rapidamente, di cui si possa evocare il nome con un brano a caso per garantirsi 5 minuti di assenza giustificati.
Ah, Jimi! E la dedichiamo a Giulio... che magari sono nello stesso posto. Chissà se in cielo ci sta un posto per gli omosessuali, e se ci sta un posto per gli indie rocker.

RadioScoziaLibera plays
Phoenix - Everything Is Everything
(non lo so se in paradiso ci sta un posto per gli omosessuali, non conosco i locali della zona, ma di sicuro c'è un bel club. E fanculo Jimi Hendrix!)

mercoledì 11 marzo 2009

La luce della centrale giulieca - Del colore che vuoi tu

Queste notti, che viste qui, hanno già il profumo di Londra,
sanno di Bloc Party e primavere e gite e discoteche, eppure hanno il sapore di te,
che è lo stesso del succo al pompelmo, degli integratori, dei 4 salti in padella, del caffè, del cappucciok e del mokkakkcheck,
lo stesso del Martini e dello spritz...
Tutto quello che ha la piega delle camicie stirate nell'armadio, e la piega di tutto il resto della vita,
i voli Ryanair, i viaggi,
i giorni di ferie per stare chiusi in casa, e le vacanze passate al lavoro,
la crisi che non esiste, e tu che non hai i soldi per rispondermi ai messaggi.
Tu che ascolti gli Afterhours, chissà se conosci Vasco Brondi,
vorrei tu ascoltassi anche gli Useless Wooden Toys, e qualcosa degli Oasis e dei Ministri... io sarò pronto per ascoltare te e la musica che fai quando ridi...
Svegliarsi con l'imbianchino che ti spegne la sveglia, andare in bagno e salutare un uomo sopra al tuo davanzale,
tu che hai il sole dentro, vieni a dipingermi la vita, e vieni a dipingermi la camera, del colore che vuoi tu.
Questo giallo un po' più giallo meno giallo, il bandone un po' marrone meno marrone, il cane che non riconosce casa sua, tu che neanche hai mai saputo dove sto... chissà se vivrò qui anche domani... chissà se vivrò vicino a te...
E se sai chi è, salutami Giulio... che non saprà chi siamo noi...
I segreti del lavoro, e i segreti sul lavoro, quello che non si può dire perché di no e quello che non si può dire perché nessuno ci crederebbe, tu che neanche sai che lavoro faccio, e potrei essere un agente della CIA, o un agente e basta, e potrei essere quello che voglio, e potrei essere quello che non sono, e sono tutto tranne ciò che vorrei.
Questa crisi ci mangerà, questa crisi non finirà, questa crisi che è soltanto dentro di noi, andiamo via insieme dove la crisi non esiste.
Tu che hai il sole dentro, vieni ad accendere i pomeriggi tra le 18 e le 19.30. Tu che hai il sole dentro, vieni ad accendere i sabati e le domeniche, quando non dovrai studiare per le tue scuole e per le tue università.
Ti aspetterò, perché ne varrà la pena, ti aspetterò, perché non mi serve il tuo nome completo, ti aspetterò, mentre scrivo il romanzo, che parlerà di me, e parlerà di te...
Non mi vedi in giro per i social network, tu che neanche sei iscritta, e come faccio a dirti tutto questo, io che non ho il tuo msn, e tu che neanche mi rispondi ai messaggi...
Ho le gomme nuove apposta per i tuoi desideri, convertirò il mio conto in benzina, ti porterò dove tu vorrai, o dove vorranno i tuoi, tanto per noi sarà uguale... aspetterò per le mie responsabilità, ho già pagato le mie colpe.
Ma tu, tu che hai il sole dentro, vieni a dipingermi la vita, e vieni a dipingermi la camera, del colore che vuoi tu... del colore che vuoi tu... del colore che vuoi tu...
...pagherò con la mia vita.

martedì 10 marzo 2009

ultimamente non ho dei gran titoli. potrei dire NAFTALINA, tipo

Quella volta che eravamo in corriera a Budapest e prima di me e Cotolino dovevano scendere 70 persone. "Ci mancano solo Tiziano Ferro e il Papa poi sono scesi tutti."
Quella volta che "nuò! nùn lo prende!"
Quella volta che per un compleanno abbiamo regalato un tostapane.
Quella volta del punch al mandarino a temperatura ambiente nascosto tra le foglie.
Quella volta che TLOC!
Quella volta della patente.
Quella volta (quellE voltE) che i sorpassi tra il fosso e i camion ai 120 orari.
Quelle volte che DJ DangerMouse.
E che FIFA 2003 sul cellulare. E che la corriera per FE. E che le lezioni di spagnolo. E che il gruppo medie.

Ti giuro che potrei andare avanti per mesi a scrivere tutto. Questo è niente.

Però, però, nonostante tutto, anche quella volta che la birra il mac "kooks.odt" e la TV.
Quella volta che 8 giorni di alcol.
Quella volta che lui rimase stupito per le tue richieste.
Quella volta che ti resi conto che sarebbero stati gli ultimi tempi per certe cose e certe serate.
Quella volta che a fare il conto sei arrivato a un certo punto e poi probabilmente hai lasciato indietro qualcosa.
Quella volta che hai capito che il vuoto non si riempie con le cose ma si riempie con l'amore.
Quella volta che non avendo abbastanza amore, quel vuoto l'hai stipato di cose che neanche l'armadio di tuo fratello era mai arrivato a tanto (neanche includendo la candela della cresima, gli auguri della prima comunione del 1987, il biglietto con l'assassino di Kennedy e i preservativi a forma di pallone da calcio).
Quella volta che hai registrato un jingle (che poi è uno spot, detto tra noi) che alla fine è anche venuto bene.

Insomma. Non so se ci sarà mai un futuro, un bel futuro, o un futuro e basta. Di certo abbiamo un ottimo passato, e un discreto presente. Che ti piaccia o meno, si sta scrivendo la storia.
Leggere attentamente le avvertenze prima dell'uso.

domenica 15 febbraio 2009

Giulio "write it down"

dal diario di Giulio
Ciao, mi chiamo Giulio, lo sapevi già, ora ti ho detto che sono io.
Mi hanno detto: scrivi. They told me: write it down (suona meglio).
Di solito me le scrivono gli altri le cose, non so chi, forse il regista che scrive la mia vita. Chi? Dio? No, credo sia Ken Loach, ma non gliel'ho mai chiesto.
Scrivi. Cosicché la gente ne possa godere.
Cosicché la gente si possa svegliare, prendere il caffè, andare al lavoro, e aprire il Blogorroico. E dire "oh, vediamo se c'è qualcosa di nuovo".
Così. Una piacevole lettura di 5 minuti. Così. Magari fa riflettere. Magari fa pensare. Magari dite "oh ma come scrive bene". Poi chiudete la pagina, e aprite la Gazzetta. Il Corriere. L'Ansa. E poi iniziate a lavorare.
O aprite il libro di elettrotermica anatolica e studiate per il parziale da 7 crediti.
Vi bevete un bicchierino distillato del mio dolore. Ogni mattina. O pomeriggio. O sera. Correggete il vostro caffè con il mio dolore. Vi prendete una piccola dose del mio dolore, la assaporate, e ve la prendete pure gratis. Cazzo.
Beh certo, potrei mettervela a pagamento, e non escludo che qualcuno stia già pensando a un libro su di me (illusi), ma continuo a darvela gratis. Perché? Perché mi hanno detto: scrivi. Mi hanno detto: write it down.
Vomita sulla carta. Vomita sulla tua tastiera. Tanto sono Giulio, e ho un PC. Si ho un fottutissimo PI-CI portatile scassato. Da formattare. Ma chi ha tempo? Chi ha voglia?
Io no: non posso. Io devo scrivere. Al massimo, vomitare sulla tastiera. Parole.
E cosa devo scrivere? Di cosa devo scrivere? Voglio proprio vedere se tornerete a dirmelo, domani.
Mi chiamo Giulio e sono uno smidollato. Che parola di merda - smidollato - fa tanto cartone animato primi anni '90. Sono uno smidollato perché vedo tutta la vita e me la lascio scorrere addosso senza reagire per un cazzo. Mi faccio doccie di sofferenze e di acquaragie. E tutto mi scorre addosso come acqua. A volte magari brucia - l'acquaragia - ma non mi lamento. Sbuffo solo un po'. Sospiro solo un po'.
Sono una sorta di Henry Miller post-moderno, sono una sorta di Massimo Coppola infelice. Non vivo, vivacchio, galleggio, in tutta la vostra merda.
Oh perché sia chiaro, io sarò uno smidollato, ma voi siete delle merde. Non tutti, ma molti.
Tanto per offendervi a gratis tutti e indistamente. Sento che il vostro caffè inizia ad andarvi un po' di traverso. Meglio di traverso in gola che dritto in culo, diceva Ken Loach. Nel sonno. E' per questo che nessuno gliel'ha mai sentito dire. Ho dormito con Ken Loach? No, è Ken Loach che dorme nella mia testa, ha affittato un trilocale. Così fa meno strada alla mattina per venire a dirigermi.
Nessuno mi aveva mai fatto tutto questo. Nessuno aveva mai fatto tutto questo. Beh, semplicemente, forse altre persone avevano fatto altre cose, e semplicemente erano diverse ma forse erano altrettanto belle. O forse, migliori.
Ma niente era mai riuscito a spegnermi, signori... ma come, non eri già spento, direte voi?
Spento no, forse solamente in stand-by.
O forse non ero io. O forse non sono io, ora. Chi è Giulio?
Voglio dire - attenzione perché non mi capirete - l'unica paura che sento è veramente, è quella di non riuscire più a sentire niente. Jovanotti ha anche dei bei testi, a volte.
Ma fin qua, voi direte, e non avete torto, dove sta la novità Giulio? L'hai detto tu stesso che ti sei fatto passare addosso di tutto senza reagire mai...
...è che io, Giulio, ho pianto.
E non è tanto per due lacrime in croce, è perché chi piange soffre, e non è un soffrire in silenzio, è un soffrire che viene fuori. Un soffrire che si lamenta più di te. Insomma... una ribellione.
E allora - allora - allora non ci sto più. Certo, non so come fare, a riaccendermi, dopo tutto questo spegnermi.
Ve l'avevo detto, no, da qualche parte... ve l'avevano scritto, che Giulio soffre di depressione. Che Giulio aveva scelto di conviverci.
Sai, se può servire come speranza, forse ora questa è una partita che non si pareggia. Non vorrei giocarla, ma non voglio perderla. Posso solo vincerla.
Mi chiamo Giulio, il caffè di oggi è meno buono del solito, vero? Ma io devo scrivere, non è colpa mia.
Forse uscirò da tutte le dipendenze. O loro uccideranno me. Una delle due. A sto giro, è una sfida finale.
Mi chiamo Giulio, è questa è la più grossa di tutte.
Oggi il caffè faceva cagare, vero? Su, tornate a studiare, il prof di elettrotermica anatolica potrebbe chiedere la parte sulla compensazione tecnopilifera e voi potreste non saperla.

lunedì 4 agosto 2008

Quattro cose

1) Tra poco a Pechino inizieranno le Olimpiadi, e tra gli sport c'è il calcio. Ora, tra le Olimpiadi e il calcio c'è uno snobbarsi reciproco: alle Olimpiadi sono ammessi solo gli under23. Credo che sarebbe giusto che il calcio si attrezzasse per inserire le olimpiadi nei propri calendari, senza che si sovrapponga ai campionati nazionali, essendo in teoria il massimo traguardo conseguibile per un atleta di qualunque sport. E sarebbe anche ora che le Olimpiadi togliessero questo limite di età. Hanno fatto la stessa cosa per il ciclismo un po' di anni fa, e mi sembra che se ne abbia solo guadagnato.
Forse le Olimpiadi hanno paura di essere oscurate dal calcio? Beh, è così per tutti gli sport dove una nazione vince... in Italia caghiamo solo il fioretto, il nuoto e gli sport dove vinciamo... nei paesi in cui il calcio è solo uno sport, non cambierebbe molto. E non sono certo pochi.

Comunque, per attenuare questa regola degli under23, è possibile portare tre fuoriquota. Il Brasile porta Ronaldinho, per esempio.
Noi portiamo Rocchi.
...
Comunque, possiamo sempre vincere una medaglia nel ciclismo. O nel fioretto.

2) Il doping "è l'uso (o abuso) di sostanze o medicinali con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell'atleta." (tratto da Wikipedia.it)
Ovvero, se uno alla mattina fa pipì e gli trovano dei valori sballati, non è che è un dopato. Potrebbero essere naturali. Potrebbero avergli fatto assumere della roba a sua insaputa. Certo, se vogliamo anche dare una percentuale, il 95% di chi risulta positivo agli esami si è dopato, o si è fatto dopare in maniera consenziente.
Ma quante volte abbiamo studiato, e prendavamo 5 lo stesso? O quante volte abbiamo preso 7 senza studiare?
esame antidoping : doping = studio : voto scolastico
Ovvero, non sono due cose per forza correlate. Prima di dire che una persona è dopata, aspettiamo che lo dica lui. O che lo dicano delle indagini.
Da un esame, come da un compito in classe o da un esame universitario, non si tirano le somme.

3) E' uscita la compilation "Post-Remixes vol.1", a cura dei dischi della Valigietta.
Praticamente... prendete gli anni 90. Quelli della DDance. E prendete gli anni 2000. Quelli indie. Ora, prendete i tipi, ad esempio, una delle scene più attive d'Italia, e mettetela a risuonare i pezzi anni '90. E condite tutto con un racconto un po' fantascientifico, un po' '90's, ma anche un po' attuale.
Ecco. E viene fuori una compilation che piace a Diego, perché c'è il rifacimento di Too Much Of Heaven degli Eiffel 65 e di Around The World dei Daft Punk. Ma anche a Atti e Saccolo, perché ci sono i Perturbazione, i Tre Allegri Ragazzi Morti e gli Ex-Otago. Piace a chi aveva 16 anni nel 1994, e ballava la DDance. Ma anche a chi li ha nel 2008, e balla la roba indie-alternative, tipo gli Arctic Monkeys o gli Amari.
Questa è una bella recensione
http://www.rockit.it/pub/r.php?x=00008654
e si possono ascoltare anche alcuni estratti.
Ovviamente consiglio il singolo, che a suo modo è bello come l'originale, che è già il pezzo della mia estate: Ex-Otago - Rhythm Of The Night

4) ... (continua)

giovedì 31 luglio 2008

Amichevole pre interrail (ma tu lo sapevi che luglio ha 31 giorni?)

Non è la prima volta, non sarà l’ultima.
Sullo sfondo una festa universitaria… il 30 luglio? Mi sento come l’uomo sulla finestra di fronte. Sulla finestra? Ma sul davanzale, proprio?
La domanda è: sono io che sono troppo ambizioso, o sono gli altri che si accontentano di troppo poco? No perché, così a me non mi torna. Dico… ma come si fa?
Ho passato un piccolo pezzo di pomeriggio di fronte a 4-5 tubetti di gel diversi. A cercare di capire quale costasse di più o di meno, in quale ve ne fosse di più o di meno. Va detto che al bennet non sanno mettere i cartellini dei prezzi. Va detto che alla garnier, alla l’oreal, e alla taft, non sanno dare i nomi ai prodotti, e a fare dei packaging decenti che descrivano le caratteristiche.
E allora ci sono solo io, che mi metto a fare riflessioni sociologiche di marketing di fronte a uno scaffale.
Del tipo: probabilmente il comportamento della clientela di questi prodotti ricorda molto l’elettorato. Esiste quindi una fascia affezionata a un certo prodotto e a una certa marca. Si può solo far leva sugli indecisi, o lanciare un nuovo prodotto "rivoluzionario". Forse molte persone amano cambiare spesso il proprio gel e i propri capelli.
Io volevo solo del gel che tenesse, che non incollasse, e che avesse un buon rapporto-qualità prezzo. Forse chiedo troppo. Dovevo comprare la scatolina più bella, e basta. Si, allora è vero, ho troppe ambizioni.
Sono io che non sono capace, allora. Devo andare a fanculo, allora. Si. Sono io che sono uno sfigato. Si.
Perché non è possibile… che io non ci riesca. A circondarmi delle persone giuste. E in verità, in verità vi dico, è quello il segreto del successo. Non potrai mai seguire tutto di persona… dovrai sempre delegare qualcosa a qualcuno. E il segreto è scegliere le persone giuste.
E io non sono capace.
E allora niente…
C’è gente che si diverte qui ai piani alti, qui giù da basso un po’ meno, e abbiamo sempre paura di una paletta di troppo. Mannaggia.
Come fanno gli altri? Io non ci riesco.
Stavo pensando alla mia ragazza ideale… che non esiste. La mia ragazza ideale è quella che prende la mia ragazza ideale e la manda a fanculo senza aprire bocca, la mia ragazza è quella che mi mette a sedere come se fossi Gigi Buffon, senza che lei sia per forza Alena Seredova. Quella che riesce a intendersi con me, a essere sulla stessa lunghezza d’onda, che riesca a capirmi, che riesca a essere in sintonia, che riesca a guardare nella mia stessa direzione senza che stia guardando un culo e senza che lei sia Orsi (questa la capiamo solo io e Orsi, ma lui non è la mia ragazza ideale).
La mia ragazza è tutto questo e il contrario di questo.
La mia ragazza ideale ha i capelli lisci, perché di capelli del cazzo che non si pettinano ne ho già da basta dei miei.
La mia ragazza ideale ha almeno 18 anni, perché così vuole la legge, e ha le sue ragioni.
La mia ragazza ideale ha già la patente, perché ne ho già sentite da basta di persone che fanno le guide.
Stesso discorso vale per la maturità: la mia ragazza ideale ha finito le superiori.
La mia ragazza ideale ha la pelle bianca, ma mica perché sono razzista ("io? behn ma se stavo con una negra!") ma perché se me la devo immaginare me la immagino così.
Ma poi, alla fine, la mia ragazza ideale è quella che non è così.
…beh, si, e poi cosa vuoi, che ascolti pure i Bloc Party e gli Ok Go?
…no ti prego dimmi che non gli ascolta, ti prego dimmi di no, di prego di no, perché… perché è troppo, e basta…
Che poi, tornando a prima, potrebbero regalarmelo un cazzo di gel. Sorveglio tutti i cazzi di giorni 280 marchi diversi. Vuoi che non ce ne sia uno che faccia gel? No, c’è sicuro, so anche qual’è. Fa anche altri prodotti di bellezza che usate voi. E non me lo regalano?
No. Clienti spilorci? Anche… la verità è che i nostri clienti magari fanno dei regali, ma i regali si fermano nella sede del veneto… dove ci sono quelli che sanno fare i commerciali e trattare con i clienti… eh già… noi siamo solo degli impiegati di merda… e il gel ce lo dobbiamo comprare da soli.
Stessa cosa per il vino dei nostri clienti, per l’abbigliamento, e tante altre cose. Marx era un comunista di merda e aveva molti torti, ma certe cose le diceva giuste… non ha senso che uno lavori per qualcosa che poi non può neanche comprarsi. Vabbè, l’operaio della Lamborghini è un conto. Però, non ha nemmeno senso che io protegga un marchio, e poi me lo debba pure comprare. Senza neanche un cazzo di sconto.
E non mi piace lamentarmi del mio lavoro, nemmeno. Ho tanto lavoro impiegatizio da sbrigare, di quello brigoso e ripertitivo, di quei file da fare uno uguale all’altro… ma non mi piace lamentarmi, me lo sto scegliendo io. Posso licenziarmi quando voglio. Certo, non ho più un padre alle spalle che mi mantiene. Ma potrei trovarmi mille altri lavori. Se credo in me.
In che cosa credo? In poche cose, ormai, e ogni tanto anche in me.
Niente. Lo so. Quando ero ancora a meno otto esami dalla laurea, che sembra ieri, e sembra una vita fa, pensavo che l’interrail, il mio sogno post-laurea, dovesse passare anche da Stuart Mill. E dall’esame di Storia delle Istituzioni Politiche.
E piano piano è passato. Sembra passato in un attimo. E sai perché? Perché una volta che ti fai un anno e mezzo con la testa bassa sul maubrio, quando ti alzi e scopri che è finita dici "di già?". E lo sai perché? Perché ti sei dimenticato di tutto quello che hai sudato prima. Ma non è che non l’hai sudato, solo perché ora non lo ricordi più.
E ora il futuro passa da Valencia. Da Madrid. E da Cento. E da OpenOffice. Perché è da li che deve passare per forza. Perché è li che sto scrivendo. E da li uscirà il mio primo libro. Almeno, questa la volta, la tappa è molto più piacevole rispetto all’esame di Storia delle Istituzioni Politiche. Ma è da fare, e da vincere, e non è facile.
Perché… cos’ho da perdere? Cos’ho da perdere? Ho tutto, e niente, e quel tutto che ho non lo perderò certo per causa mia. Perchè chi mi ama mi segue. O al massimo mi aspetta. O forse, mi sta aspettando.
Classe 3°S, marzo 2001
Prof. Padovani: "… e allora, in quel momento, si sentirà il sentimento di una mancanza!"
Atti: "Prof, ma è il sentimento di una mancanza, o la mancanza di un sentimento?"
Prof. Padovani: "… allora… già mi giungono voci che io sia uguale a Marzullo… se poi mi fate queste domande…"
Però non avevo torto. Dopo 7 anni la domanda è la stessa. E’ il sentimento di una mancanza, o la mancanza di un sentimento?

lunedì 30 giugno 2008

Dovere

Devo ringraziare tutti quelli che erano alla mia festa di laurea, tutti quelli che hanno partecipato al mio regalo, tutti quelli che mi hanno fatto i complimenti per la mia laurea.
Eh lo so, siete talmente tanti, spero di arrivare a tutti…
Le feste come quella di sabato sera sono sempre troppo corte… finiscono che devo ancora parlare con un sacco di persone, salutarne un altro sacco, ballare un sacco di canzoni, bere un sacco di cocktail… e tutti sono già andati a casa. Feste così dovrebbero durare giorni… così potrei parlare davvero con tutti.
E allora grazie alla Cabina, per tutti gli ischerzi, grazie alla 5°S sempre presente, alla Compagnia delle Cene, ma anche a tutti i penzalini (con voi volevo parlare di più! è anche che non ci si sente…), i presenti di Radio Nebbia, gli ex colleghi del centro estivo di Galliera, e proprio tutti tutti… grazie davvero, almeno mi sono laureato per qualcosa…
ah si, mi sono poi laureato, davvero.
Ma poi quelli di Cento lo sanno già, hanno visto tutti i miei sonetti… tranne me. Oh, li devo ancora vedere… davvero…

martedì 24 giugno 2008

I confini della vita

A volte ti trovi in situazioni assurde, con persone assurde, in luoghi assurdi.
Capita a tutti… magari più spesso di quello che si pensa. Tipo l’ultima volta a me è capitato un mese fa… sono finito in una festa universitaria nell’appartamento di uno sconosciuto a Ferrara. Io, Sorio, Sacchi, e altre simpatiche guest star, in questo minuscolo appartamento di figli di papà, pieno di altri figli di papà e sfattoni, tutti a ballare "Susanna". E noi a farci mille domande. Una su tutte: ma Susanna è di Celentano? Un’altra su tutte: ma se uno tiene una Vespa in corridoio, dici che la usa come ciclomotore, o la tieni come oggetto d’arredamento? E se la usa come ciclomotore, ogni volta si fa una rampa di scale tirando su la Vespa a mano?

Ma ce ne sono tante altre. Ecco, credo che in quelle situazioni, e in quei posti, uno si trovi ai confini della vita. Della propria, vita. E magari dove finisce la tua vita, inizia quella degli altri. Come la libertà.
Oh, poi come tutti i confini si possono modificare, restringere e allargare.

Ma spesso sono cose divertenti. Perché uno poi torna a casa. Se ce l’ha, una casa.

Beh di che cosa pensavate che parlassi?

BLOGORROICO: facciamo un po’ come cazzo ci pare.

ah, dovevo fare il pagellone sull’Heineken…

giovedì 5 giugno 2008

Sens Azioni

Le sensazioni!!!
Non trascuratele, non assecondatele. E la ragione, perbacco! Non dimenticavene.

A volte agisco senza farmi domande. E mi rendo conto che dovrei farmi due o tre domande, ma non me le faccio. E sulle prime le cose vanno bene lo stesso. Poi a distanza di mesi, anche tanti mesi, le cose tornano indietro. Molto più grosse e più forti. Forti di mesi e mesi in cui sono cresciute lontane da me.
Tutte le volte che non mi preoccupo delle cose, queste dopo del tempo tornano indietro e causano problemi.
Sono mesi che trascuro un sacco di cose, come mai non avevo fatto prima d’ora.
Quando tutto tornerà indietro, sarà un marone tremendo.
Me ne rendo conto.
Ma non me ne preoccupo, appunto.
Mi ritroverò fallito a 25 anni, ma tanto lo so già. Lo so già da quando ne avevo 19. In fondo non arriverò a 25 anni esattamente come credevo, ma non ci sono andato lontano nel mio immaginario. Ho dato più da un lato e meno da un altro. Ma la coperta della vita è sempre quella, le ore sono sempre 24, e ho tempo fino al 15/04/2010 per fare fruttare quello che ho lasciato indietro. Tutto sommato, non va male.

E le sensazioni.
Dio mio! Quelle non sono proprio mai da trascurare. Bisogna prestare attenzione. Quella volta che ti hanno fatto quella domanda strana, dovevi capire subito. Quella, come tutte le altre.
Non sottodimensionare le tue sensazioni, i tuoi presentimenti… valgono più di quello che credi…

Ha smesso di piovere, ma le strade sono ancora bagnate. Sei rimasto da solo, o quasi. Sei davanti al gruppo. Il fuggitivo è quasi stato ripreso. Ormai lo vedete. E’ a tiro. E da qui in avanti è tutta pianura. Puoi anche rialzare la testa un attimo. Non tanto per rilassarti, ma per guardarti in giro e pensare "mmh". Per cercare di renderti conto della situazione. E’ solo una constatazione di realtà.

E poi ho un sacco di domande. Queste però me le faccio subito, non aspetto altri mesi. Forse erano da fare prima.
Ma dev’essere tutto così? Cioè, è normale che le cose vadano così? Succede così anche agli altri? Si? No? Chissà. Chissà se uno riesce ad abituarsi. Chissà se si può vivere così, e vivere bene. Chissà se si riesce ad abituarsi.
"Oh, sono già tanti anni, ma quando succede… niente, lascio perdere per un paio di giorni. Poi passa… ma non riesco ancora ad evitarlo."
Chissà, forse è impossibile evitarlo.

O forse non dev’essere così. Forse non è normale, così. Forse sono io che faccio si che sia anormale. E’ colpa mia. Perché forse sono io che dovrei cambiare. Dovrei fare delle scelte. Ma non mi passa neanche per la testa. Forse è colpa mia. Forse ho scelto troppo me stesso, per poter scegliere altro.
Ma non doveva essere un bene? E allora cosa non quadra? Perché i conti non tornano anche stavolta? Ma dove sarebbe poi la novità?
Allora dovrà andare cosi? Se uno sceglie se stesso e le proprie cose, non riuscirà a scegliere altro?

Ma allora non è vero niente? Tutta quella storia delle persone che si conoscono… che si intendono al volo… che si capiscono… allora è solo un’utopia? E’ destino che nessuno possa capire e condividere? Per scegliere altro da se, bisogna rinunciare al proprio io? Non esistono proprio quelle persone?

O forse è solo che a me non hanno insegnato. Forse il giorno che l’hanno spiegato ho fatto fuoco. Vedi, quando ti dicono di andare a scuola… vacci! Magari ti perdi il giorno in cui viene Massimo Coppola a spiegare il senso della vita. E siccome siete tutti dei coglioni, i pochi che prendono appunti non li capiranno, la maggioranza non ascolta, e quei pochi che ascoltano sono quelli che non ne avrebbero bisogno. E te che hai fatto fuoco chiederai gli appunti a quelli che non li hanno presi. E saputo che non ce li hanno, ti arrenderai… "tanto la prof ha detto che era solo un approfondimento, non lo chiede all’esame".
Ma nell’esame della vita, le cose sono diverse.

Già.

20 giorni 10 ore 59 minuti 34 secondi

mercoledì 22 novembre 2006

Orzo

Domani si laurea Orsi. Bene. Eh sono momenti di vita… cioè per me non cambierà niente, per lui cambierà tutto. Credo che per la mia laurea sarà diverso. Credo che la mia vità non cambierà di molto, perlomeno nell’immediato: e invece credo che sentirò la laurea più qualunque altro. Beh, perché in fondo il Dott. Atti E. (il Dott Atti A. esiste già) sarebbe un vero event sociale. Chi l’avrebbe mai detto? Io no.
E adesso vi regalo una perla che ho scritto e mi è piaciuta.
E’ un racconto? E’ un saggio? E’ verità? E’ finzione? Quando è stato scritto? In che periodo? A chi si riferisce? Di chi sta parlando? Verrà riciclato per altre cosine di Atti?
Domandare è lecito, rispondere è cortesia, siccome si dice che io sia stronzo sono scortese e non rispondo. Ognuno lo interpreterà come gli pare, e ci farà sopra i suoi viaggettini e le sue interpretazioni. Viaggiate gente viaggiate… tanto è gratis…
Ricordatevi solo di una cosa, e qui cito il grande A. Soriani: "L’unico che capisce al 100% il mio blog sono io."


ORZOdi Enrico Atti

“Cosa devi dirmi?”. E’ quello che le ho chiesto.In realtà sarei io che dovrei dire qualcosa. Il problema è, come sempre, cosa. Forse sono sempre e solo i soliti vecchi abbandoni. Che una volta li fai, e una volta li subisci.Sempre gli stessi incroci. Ok, strade diverse, ma gli incroci, sono sempre gli stessi, con gli stessi semafori.E gli stessi incidenti. Come quelli dei computer di scuola guida, dove in fantomatici incroci a sei strade, riuscivano a passare contemporaneamente trattori, tram, TIR, e autovetture di ogni tipo. E a imbussarsi, con dinamiche del tutto assurde. Mai nessuno che accennasse a frenare, nemmeno uno che togliesse anche solo il pedale dal gas. BUM!A volte c’è solo freddo, dentro e fuori. A volte non fa rilevanza. A volte non è quello. Penso che alla fine ci siano solo due cose: essere testa di cazzo e non essere testa di cazzo. Questo si che fa rilevanza.E penso di essere una testa di cazzo. Orgoglioso di esserlo.E alla fine sono solo io che non me ne sto rendendo conto. E se me lo dicesse qualcuno, non conterebbe. Ne sono sicuro.Lei cerca solo di dare un motivo alla pioggia. Dico, no dico, ma come si fa?Non come si fa a cercare di dare un motivo alla pioggia… Quello lo capisco. Piove, fottutamente, piove, e ti chiedi perché. Il motivo.Io mi chiedo come si fa a trovarlo. Come si fa? Semplice, non si fa. Non si trova. Non c’è un motivo per cui piove. Perché adesso piove? Perché adesso e non tra 5 minuti?Non c’è una risposta.Basta aspettare il sereno, ecco la risposta. Lei forse dovrebbe solo aspettare il sereno.Perché se uno dice “ci siamo lasciati” tutto pensano che tu sia stato mollato? Perché, se dopo aver detto “ci siamo lasciati” loro ti chiedono il motivo e tu rispondi “non lo so”, pensano che tu sia stato mollato?Perché? Non può esistere che uno molli una persona senza sapere perché?La verità è solo che io ero partito da casa con una idea ben precisa. Quale? Eh, conoscerla sarebbe un altro paio di maniche.C’è una figura poligonale di più lati, e una coperta troppo corta per coprirli tutti. Qualcosa rimane scoperto. E a volte temo di essere solo io, a prendermi tutto il freddo. E dire che sarebbe bastato solo un cappello. O un cappellano.Alcune persone a volte tengono sulle spalle fin troppo peso, e poi cedono, o sbagliano lentamente. E non è giusto. Non è che perché uno sia più saggio a volte non possa sbagliare.Non ho più voglia di fare tante cose. E sono stanco. Voglio essere libero a livello mentale.Lei non mi capisce. D’altronde nemmeno io mi capisco, fargliene una colpa mi pare quasi eccessivo. Eccessivo come la mia sicurezza, di poter trovare qualcosa di meglio al di fuori di lei.Devo solo capire se lei è un paio di stampelle di cui posso farne a meno o se lei è le mie gambe.Una volta tutti gli alberi del viale si sarebbero girati per applaudirmi. E me li sarei meritati tutti quegli applausi. Adesso chissà come stanno, magari anche loro si cagano in mano dal terrore di essere abbattuti come i loro vicini di via Ugo Bassi.Cosa vuol dire amare? Prendo il vocabolario e ci guardo. Sentire e dimostrare un profondo affetto per qualcuno. Mmh… sai che cadrebbe mezzo mondo?Qualcuno che ha trovato il senso di amare e che cazzia la metà di chi crede di amare? Perché nessuno legge i vocabolari?Sentire e dimostrare. L’ho trovato anche in un’altra delle cinque definizioni del verbo.Dimostrare. Io non sto dimostrando proprio un cazzo. Allora non amo?Bella domanda, che ho iniziato a pormi, e che mi pareva indubbia. Ma come si fa? Quando inizi ad accorgerti che ti contraddici ad ogni virgola, che la frase più frequente è “non lo so” e che infarcisci le frasi con “forse”, “magari”, “probabilmente”, allora dovresti chiedertelo. Forse.Dovresti chiederti “la amo?”.Che poi, non è un concetto binario. Perché sia chiaro, tra 1 e 0, ora come ora non mi sento di poter affermare con certezza nessuno dei due. Sto ancora in analogico.Io. Che ero impazzito per una analogic girl.La bellezza del single player. Peccato che termini con il game over. Ma, forse, adesso sono diverso e più forte. Forse. Dipende se mi sto togliendo le stampelle, o se mi sto togliendo le gambe. Perché, sia chiaro, io non sono Alex Zanardi. Non sono neanche un decimo. Io già faccio fatica con le gambe, figurati senza.Forse sono solo i due binari che si stanno incrociando, o che si stanno allontanando. Ma non ha importanza: basta non siano più paralleli, e il treno deraglia. Ed ecco la strage.E’ anche una questione di verità, di quello che la gente vuole sentirsi dire. Di quello a cui sono disposto ad arrivare come uomo, e dove i miei fottuti principi assurdi vanno a dire qualcosa.La verità è importante. Ma non so qual è.Cos’è cambiato? Io? Lei? Il mio punto di vista? Il suo comportamento? Forse tutte queste cose messe assieme. Ed ecco che nasce uno scenario nuovo.Ma non lo capisce che ho semplicemente bisogno di NON uscire con lei? Allo stesso modo in cui lei ha bisogno ogni tanto di uscire con me? Io ho bisogno di NON sentirla come lei ha bisogno di sentirmi?Non capisce che ho voglia di stare da solo, ma non perché non voglia stare con lei, ma perché voglio stare da solo?No. Forse dovrei solo spiegarglielo.Poi c’è che non mi capisce, e forse questo è un indice di molte cose, rilevanti o meno.Non posso e non voglio perdere tempo della mia vita a incazzarmi con una persona. Qualunque cosa è meglio di questo. Forse se mi incazzo è perché ci tengo veramente.Però non lo so, mi sembrava quasi cercassi il primo pretesto per metterla sul tragico. E finirla.Certo che è anche così, uno si trova in crisi psicologica, e invece che trovarti la tua morosa dolce e carina se la ritrovata mestruata e guasta. E allora non ti da certo una mano.Poi, dai, la sua immaturità (o maturità) relativa alla sua età viene fuori in maniera devastante. E questo, forse è l’unica cosa del quale sono quasi certo, non è colpa sua. Ma nemmeno mia, sia ben chiaro.Piove sempre sul bagnato. Oh, toglieremo le slick e metteremo le intermedie. O quelle da pioggia, dipende da quanta ne viene giù. Tanto sta corsa alla fine la dobbiamo vincere comunque, non ce ne frega un cazzo.Cosa è che spinge un uomo? Tira più un pelo di o un carro di buoi? Se non tira più nessuno dei due, la fuga finisce e si rientra nel gruppone? Di che cosa? E se il pelo di ricomincia a tirare, allora la fuga arriva al traguardo? E i buoi allora? Tirano? O invece della fuga, arriva la… (un rapido cambio vocale e ci siamo tutti).Vuol dire. Va là che alla fine un uomo è soddisfatto con il suo single player e il suo gt4.E’ questa la verità. Bastano poche cose a un uomo: la birra fredda, il suo videogioco, il calcio, e po’ di … (sempre lo stesso cambio vocale di prima).L’aria pura di un cielo pulito. Il poter girare a testa alta, senza motivo. Questo è quello che voglio. Io cerco questo. Voglio essere solo io.E riguardo questi giorni, ancora tanto ce ne sarebbe da dire, e da fare.Ci sarebbe da parlare di quando un mese fa nessuno avrebbe pensato questo. E di quando non pensavo di poter addirittura prevedere la mia imprevedibilità. Di quando l’ovvietà era alla portata di tutti tranne che alla tua, e di quando nessuno osò dirtela. Tanto non l’avresti capita.E ci sarebbe da discorrere sugli errori più grandi della tua vita, che in buonafede ti hanno portato a questo sogno. Che sta per finire? Forse nuovi errori ti stanno portando alla fine di un sogno, o all’inizio di un altro sogno? Ma sei in buonafede? Ci sarebbe da discorrere di uno scontro logico-filosofico.Ci sarebbe moltissimo da dire ancora. Sei mesi sono tanti. Ma due giorni sono anche più lunghi.Comunque, alla fine è tutto come l’orzo. Credi che si trovi solo nel caffelatte che bevevi quando eri bambino. Poi te lo ritrovi anche nella birra Moretti.Ci sono cose che le vivi da bambino, in maniera diversa, e pensi che non torneranno più. E poi quando cresci te le ritrovi, diversissime. Perché in effetti sono diversissime. Però, ti sembra abbiano lo stesso sapore.Chi sta amando chi? Lei ama il me che sono o il me che ero? E la amo per quello che è o per quello che era? O più semplicemente, la amo?Di una sola cosa sono sicuro: questa birra Moretti sa da orzo.


martedì 21 novembre 2006

Dai 16 in poi (e anche prima)


Ripensavo (il che implica il fatto di averci già pensato) al mio "passato" (e come dice Kama, artista semisconosciuto, bisogna innanzitutto capire se è davvero passato o se è ancora li).E riflettevo (come uno specchio) sul modo in cui ho speso il mio tempo.
Cioè, io sabato sera ero fuori con i miei amici e non a trombare, per dire. Ed ero contento, non me pentivo. Questo non vuol dire che preferisca in assoluto i miei amici al trombare, e non voglio dire nemmeno il contrario: sono due cose diverse, con tempi modalità e persone diverse, che dovrebbero convivere in maniera parallela nella vita di ognuno. Poi c’è chi le vuole far convivere e chi no. Ma cazzi altrui.E allora ho pensato anche alle scelte. Le scelte che si fanno. Cioè, ho passato buona parte della mia adolescenza e post-adolescenza prevalentemente da solo o con gli amici. Magari altri hanno passato lo stesso tempo a intortare ragazze.
Forse a suo tempo avrei preferito intortare ragazze, tuttavia se lo avessi fatto ora non avrei i fantastici amici che ho, e chissà quante cazzate di Sacchi mi sarei perso, quante lollate con Diego, quanti ragionamenti sulla vita con Sorio, quante minchiate con Orsi, quanti discorsi con Cotolino.
Ora ho tantissimi aneddoti su di loro, e sulle nostre serate, e magari un po’ con delle ragazzine. Sono scelte: non esiste "ho fatto bene" o "ho fatto male", alla fine le ho fatte e baste, e ora sono contento. E se avessi fatto scelte diverse, sarei contento in un modo diverso, perché sarei diverso.
O sarei scontento. Dipende dai momenti. Ma quello che voglio dire è che alla fine è tutto relativo.
Voglio dire: ora potrei essere tranquillamente completamente ubriaco a vomitare tequila in uno sporco cesso in un appartamento di Londra, dopo aver passato una notte a bere merda con i miei amici londinesi di cui uno pakistano, uno gay, e uno che tifa Manchester United. E potrei essere contentissimo anche così. Poi perché adesso è un lunedì sera, ma magari il sabato poi ero stato in una qualche disco alternative a sentire i Franz Ferdinand e poi a ballare break’n'beat e drum’n'base e Prodigy, Depeche Mode, e Chemical Brothers. E magari avevo anche rimediato una bumbata con una inglesina. O una inglesetta. O una inglesona. Oh si, magari dopo che ti sei bevuto chissà cosa non è che giri con un calibro in mano per misurare la vita (inteso come girovita) delle ragazze. Mica sono Orsi, il leader del partito del culo… io voto per la tetta! :asd:
Oppure potevo ritrovarmi in uno scenario simile, ma molto più terra terra, economico e sfattone, a girare tra l’Estragon e i portici di Bologna in compagnia di BS e Podda. Con tanto di felpa con cappuccio e birra da 66 in mano.
E ragazzi, a questo scenario c’ero vicino tanto così… 80° classificato a Scienze della Comunicazione su 1400 iscritti. Poi ho scelto Comunicazione Pubblica a Ferrara.
Ed eccomi qua.
E forse un giorno me ne andrò via davvero, andrò a vomitare a Londra, o a spillare birre a Edinburgo, o non lo so, chissà, forse, può essere, credo e spero di avere ancora tanta vita da vivere, "a modo mio", ovunque la vada a vivere, e tanta voglia di divertirmi, ma in senso "buono sano e pulito" (il che potrebbe cozzare con alcune descrizioni drogalcoliche fatte poche righe sopra, ma in realtà no, e prima o poi ne parlerò in un post).
Ma per ora no. But not today. Ora sto bene qua. Sono contento qua.


lunedì 30 ottobre 2006

Due giorni all'asilo e altri processi sinaptici

ATTENZIONE: questo è un post sconnesso nella sua forma. Se stessimo giocando a mafia, mi fosserei.

L'altro giorno, cioè poi ieri, ero a fare il babysitter. Pagato. Poco, ma pagato. Behn a un certo punto stavo dietro a un bimbo di un anno o poco più. Quella età che sta imparando a parlare, e vuole sapere il nome di tutte le cose.
Camminando camminando, arriva vicino a una Fiat Cinquecento. No Diago, Cinquecento, non 500. Quel brutto tentativo di revival.
E allora inizia ad indicare tutti le varie cose. Indica un fanale. "Fanale!" gli rispondo io. Indica il cofano. Primo dubbio: vuole che gli dica il colore della macchina o come si chiama il cofano? No perché spesso c'hanno anche la fobia dei colori... ma no, è ancora troppo piccolo per una distinzione cromatica. "Cofano!". Indica una freccia. Fira, come fai a dirgli che è una freccia? Non è a forma di freccia, è quadrata. "Luce!"
Ma si, stiamo sul generico, a lui andrà bene. Indica l'altro fanale. "Fanale! Dai, è uguale a quello di prima... si chiama uguale..."
Mi indica lo stemmino vecchio della Fiat, le quattro righe parallele. //// "FIAT!".
Poi mi indica la freccia di lato. Anche qua, come faccio a dirgli freccia? E' tonda... e dire "indicatore di direzione" a un bimbo di un anno è un po' come dire a me teorema di Ruffini. Mai imparato.
Poi mi indica la ruota... "Ruota..." ...speriamo non mi chieda anche la marca di pneumatici... poi un pezzo del telaio. Cosa gli dico? Telaio? Longherone? "Eh, adesso mi chiedi troppo bimbo, questo non lo so..."
E si mette a giocare con lo sportellino del serbatoio. Lo apre e lo chiude. Lo apre e lo chiude. Cazzo, è divertente. Lo apre e lo chiude. Lo apre e lo chiude! Figata! Orbo!
Per fortuna che da me non si apre da fuori... si apre da dentro, tramite una levetta che apre anche il bagagliaio. I cazzi vengono quando il cavo attaccato alla levetta si rompe. E quando nel mentre tuo fratello ha portato la sua macchina in assistenza. Domani qualcuno andrà a lavorare in vespa. A S.Agata Bolognese. Vespista inside.
Io invece me ne starò a letto... :asd:
Comunque, apri e chiudi, apri e chiudi... "Dai! Basta! E' una FIAT, si rompre tra un po'!"
Apri e chiudi, apri e chiudi... "Va la che quando la benzina inizierai a pagartela da solo ti passerà la voglia di aprire lo sportellino della benzina..."

Poi, il giorno dopo, mi si è addormentato un cinno in braccio. Se c'era qualcuno a farmi una foto sarebbe finita sul mio sonetto, credo. Spero che giordy si sia astenuto dal farlo. Lo scoprirò tra un anno o poco più.
Allora con sto cinno in braccio qua mi è venuto da pensare... cioè io ora ho in braccio sto putozzo dormiente e russante... che mi sta sbavacciando sulla felpa... magari tra ventina questo qua è un rampollo che gira in Cayenne (per dire) e sarà più realizzato di me che ne avrò quaranta... e io l'avrò fatto dormire sulla mia spalla... e l'ho fatto sbavacciare... che cazzo sbavi, fighetto di merda? vai a sbavare da fleming sul tuo cayenne del cazzo!

Per dire. Per dire che cmq questi bimbi che ti arrivano li di 3-4-5 anni che parlano pensano e ragionano, cioè sono nati che io ero già "io"... io 3-4-5 anni fa ero sicuramente più giovane e tutto quanto ma...insomma, potrebbero essere i miei figli! E per fortuna che non lo sono, si capisce.

Mentre avevo in braccio quello addormentato, l'altra ragazza che babysitterava con noi fa "guarda! l'uomo ideale! ha fatto addormentare un bimbo!"
COSA? No no... te non hai capito un cazzo...
"Se vuoi dei bambini non credo io sia l'uomo ideale..."
Behmo, mo neanche... certo che magari quando ne hai solo uno alla volta... però è un bel marone lo stesso, indubbiamente. Ma proprio non capisco tutte le donne che sbramano dalla voglia di andare a lavorare in un asilo. Ma sapete cosa vuol dire? E' l'inferno 8 ore al giorno. OH!!! Ragazze, ascoltatemi, sono tante 8 ore al giorno... TUTTI I GIORNI... anche quelli in cui avrete litigato con il vostro moroso e sarete acide perché non avrete trombato ma non volete ammettere a voi stesse che siete acide per quello, quindi sarete incazzate voi, il vostro moroso, e si guasteranno i bimbi, che a loro volta scateneranno nervosismo ai loro poveri genitori già stressati di loro. Sarete responsabili di una catena di acidità.
Tutti i giorni... anche quelli in cui avrete le vostre cose e sarete intrattabili... anche quelli in cui avrete malditesta... tutti i giorni... per 8 ore... sono davvero tante. Credo bisogni amare davvero tanto i bambini, ma anche avere una testa, della bella pazienza e un paio di palle non indifferenti. Mmh, si, dovrei provare a stare insieme a una maestra d'asilo.
Ragazze, a una maestra d'asilo, una che lo fa già e non è ancora morta di stress, non una che lo fa già e schizza appena a studiacchiare per un esamino del cazzo di logica. Vogliamo gestire decine di bimbi petulanti e ci facciamo mettere in crisi da marcello d'agostino?
Ragazze, io non voglio che voi cresciate mio figlio.

Arriva una bambina, una delle più grandi, 8 anni. Mi da un fogliettino. "E' per te."
...
Ahhhh, ahhhhh, ahhhhh...... ahhhhhh, ahhhhhh, ahhhhh..... turuturuturuturu! Knights of Pedophylia!
Guardo il bigliettino... è pieno di scritte... in corsivo... fotocopiate... un bigliettino d'amore? Ah no, che culo, è il lato di un foglio di recupero. Probabilmente erano vecchi appunti fotocopiati di scienze infermieristiche, che facevano le altre due ragazzi. Lo volto dall'altro lato.
Un cuoricino.
Imbarazzo totale.
Nella mia breve e infelice carriera mi erano già capitati episodi similari, ma si era sempre trattato di ragazze più grandine delle medie, che vivevano questa cosa con tanta timidezza e riservatezza.
Ma vedermi consegnato un foglio con così tanto candore e innocenza... insomma non sapevo cosa dire...
"Ah... grazie... eh bello... eh lo tengo e dopo lo mettiamo insieme agli altri disegni...."
Che risposta del cazzo. Deve essersela presa. Dopo non mi ha più cagato. Anzi, ha iniziato a stracciare il cazzo. Tanto che al pomeriggio è scappata urlando e piangendo.
Al che ho provato di recuperarla.
"Dai, perché piangi? Cos'è successo?"
"Niente."
Mo zio can. Già alla tua età iniziate? Iniziate già a 8 anni a dire che "non è successo niente"? Il cazzo non è successo niente! Se non fosse successo niente non piangeresti... ora piangi... perché?
Bah, sta di fatto che è scappata via di nuovo, infilandosi in camera sua e chiudendosi dentro. Non sapendo l'esatto numero di camera sua, e avendo intuito l'inutilità del bussare a tutte le porte e chiamarla (tanto lei sarebbe rimasta chiusa dentro e zitta in modalità ninja) sono tornato giù nella nostra "nursery room" e ho detto alle altre due "ragazze, la Lucia è scappata su piangendo, non so perché, gliel'ho chiesto e non me l'ha detto, e si è chiusa dentro camera sua, solo che non sono riuscito a capire qual'era. io, con il mio tatto maschile, non riesco a farla venire fuori, se ci riuscite voi con il vostro intuito femminile, bene, sennò..."
Per la cronaca ce l'ha riportata giù il padre mezz'ora dopo.

"Sai qui ci sono delle coppie che vengono dalla comunità di Maranathà... quando me l'hanno detto ci sono rimasto troppo male... a me viene in mente la canzoncina manamanà, tuttù...tururu!"
Giordy è sempre il migliore. E' partita la moda dei muppets!!!

E' iniziata una nuova era. Da oggi pranzerò tutti i giorni da solo. Non che sia una novità, già prima ogni tanto mi capitava di farlo, e anzi in certe settimana mi capitava anche 2 o 3 volte... ma da oggi diventa la regola. E' un piccolo event.