13 Aprile 2006
Immerso in una bellissima ed enorme vallata, ricoperte di nebbie, coscie e zanzare e locali a cui dai del tu,
c’era appunto un locale a cui qualcuno dava del tu. Giulio, tuttavia,
no. Eh ammisci… a Giulio quel posto non è che poi piacesse troppo. Sai,
era uno di quei pub in pò scazzati nel loro contesto, con la musica
alta.
Diomio quanto mi stanno sul cazzo i pub con la musica alta.
Porcatroia, se voglio ballare o ascoltare musica sto a casa mia con i
miei 16giga di mp3 e 400 CD, oppure mi metto un iPod nelle orecchie, o
vado in un discopub. In un pub vorrei poter parlare con quello che ho di
fianco senza parlare o perdere l’udito.
Va beh, Giulio la pensa uguale, ma quella sera è un po’ stanco (cambio di tempo verbale, passato dal passato prossimo al presente, questo serve per coinvolgere maggiormente il lettore.
no,
in realtà lo faccio perché mi va di usare il tempo verbale che mi tira
senza farci troppa attenzione, quindi c’è caso che ritorni al passato
anche.)Si, Giulio era proprio stanco. Era stata l’ennesima
lunga giornata bella ma pesante, difficile, nel quale ti svegli che le
cose sono in un certo modo, si modificano, cambiano completamente, e poi
quando vai a letto sono le stesse di prima. Con lo stomaco sottosopra.
Si, come l’album degli Straylight Run. Titolo? Straylight Run, è il primo, si chiama uguale.
E
Giulio è li, con dei suoi amici, che non sono però nè amici nè nemici.
Sono pochi: se fossero molti, sarebbe molti amici, molti nemici, e anche
Panino.
Ognuno ha il proprio personalissimo Panino, cioè l’amico
Jolly che non c’entra un cazzo da nessuna parte ma ci sta bene in tutte
le situazioni. Il mio personalissimo Panino è Bisaccia, ad esempio.
Anche il Panino di Giulio, è Bisaccia. (iniziamo ad avere troppe cose in comune io e sto Giulio.)Il Panino degli 87 è Ga. La Piadina di Orsi è cotto-fontina-cremadifunghi.
Ma
Panino manca, manca quindi Bisaccia, manca Ga, manca Orsi (Giulio poi
neanche li conosce Ga e Orsi). E ci sono sti qua, che parlano delle loro
cose, che ridono, mangiano e bevono, magari parlano anche del Bologna.
E’ "Palle Vaganti", praticamente. Con la musica che copre le parole,
però. Tra l’altro, musica del cazzo, un po’.
Ma Giulio non è come
loro, non è come l’oro, non come è l’argento, non è come la gente.
L’altra, gente. Lui sta un po’ li, beve e non beve, mangia e non mangia,
ride e non ride, parla e non parla. E del Bologna proprio gliene frega
poco. Tanto finisce che si parla sempre e solo di Bellucci. Anzi,
Belucci.
E allora manda messaggi con il cellulare. Ma non a caso, non
è che Giulio si sveglia la mattina e fa "oh! mando messaggi a caso con
il cellulare!". Giulio li manda perché li deve mandare. Uno di questi
viene inviato in un posto molto particolare…
Seguiamo il viaggio del messaggino, immaginandoti che
non passi per nessuna centrale: si alza, esce dal locale (mandando a
fanculo la musica alta, il Bologna e pure Belucci) e si libra in volo.
Che freddo, che nebbia. Dove cazzo devo andare? (qui la narrazione
entra in prima persona sempre per gli stessi motivi di prima:
ufficialmente per avvicinare il lettore… blablabla… in realtà perché mi
tira il culo).
Ah si, devo in nella magione. Nella magione. NELLA MAGIONE. :-O
LA MAGIONE
Allora sto messaggino vola vola, rischia
di spataccarsi contro due o tre piccioni, sfiora i cavi dell’alta
tensione tre-quattro volte (e 12mila volt) e finalmente, in un
territorio inarrivabile dall’uomo, eccola: la magione. LA MAGIONE.
Oddio!
Già per entrare nella magione, per chi non vola, c’è un viale alberato
lungo 4 km. Una volta hanno diviso la strada in due corsie, andata e
ritorno, e ci hanno fatto il cronoprologo del Tour. E credo abbia vinto
Paolo Savoldelli.
Però il messaggino vola e va oltre il viale…arriva
al cancello. Il cancello è tipo quelli della FAAC, ma al posto del leone
c’è un cerbero a tre teste, e il marone non è tanto che se ti prende e
ti da un morso te ne da tre, il marone grosso è che abbaia il triplo. E’
un triplorompicoglioni.
Poi, se dopo aver suonato al campanello,
quelle del centralino ti fanno entrare, esce fuori una nonna cinese di
147 anni che con un solo dito indica al cerbero di rientrare nella sua
gabbia. Si, il cerbero ha una gabbia, ogni tanto vengono quelli di MTV, o
quelli dell’isola dei famosi, e ci girano della roba… la struttura
dello show è sempre la stessa: buttano dentro un pirla che deve stare
attento a non farsi sbranare. Si narra che gli unici usciti vivi siano
stati Ciccio Graziani e l’Elena Rossi.
Ma va beh, se ti aprono il
cancello (e quindi la nonnina cinese t’aveva già mandato il cerbero in
gabbia) dopo puoi entrare. Se sei in macchina c’è pure il posteggiatore.
E’ un simpatico giovine. Però se vuoi puoi anche parcheggiarla da solo,
vedi te. Sulla destra c’è la corsia dei box, a volte c’è un po’ di
casino perché fanno delle prove private. Si, ovviamente se imbocchi la
corsia dei box dopo esci direttamente in pista ad Imola. Questo non vuol
dire che LA MAGIONE sia ad Imola. Vuol dire quello che ho detto: se
esci dalla corsia dei box ti ritrovi in pista nell’ "Enzo & Dino
Ferrari".
Va beh, comunque se poi metti giù la macchina o sei a piedi
puoi entrare. All’ingresso c’è la sentinella. E’ un soldato tedesco
ibernato nel ’45 durante la ritirata dei crucchi, che è stato scongelato
solo l’anno scorso. Devi dire la parola d’ordine. In realtà puoi dire
quello che ti pare che ti fanno entrare comunque. Diciamo che è stato
messo li solo per fare scena.
Appena entri, devi stare attento, non sai mai in cosa ti ritrovi. Una volta nel corridoio-ingresso-salone (si perché è uno spaziounico modificabile tipo la pandurera) avevano
organizzato i Mondiali di Spazzolone. C’erano tutte le tribune, gli
spogliatoi, la cabina di commento… si si era proprio una bella cosa.
Comunque
a volte capita che non c’è niente, e ti puoi avviare verso il luogo che
ti interessa. Se devi andare in salotto o in cucina, fai presto, ci
metti appena un minuto a piedi. Se devi andare alle scale… eh li te ne
vogliono almeno 10. Infatti ci sono sempre un paio di bici di servizio,
per fare prima, tutte belle nuove e tenute bene (ma con sempre le ruote
sgonfie).
Le scale poi sono maestose a dire poco. 8547 gradini ad
assetto variabile, senza rampa per disabili. Le vallette di Sanremo a
gennaio fanno sempre una settimana di ritiro li per allenarsi.
E poi dopo se sali c’è tutto il resto ma vabbé, LA MAGIONE è un posto segreto e non si può dire tutto.
Una cosa che si può dire è che LA MAGIONE è una delle sede distaccate della loggia massonica dei cinque tagli. /////
E infatti ci vive, abita e decide il mondo, un membro importante. Donna. :-O
Va
beh, non commentiamo, sappiamo tutti che le donne dovrebbero stare
sotto le scrivanie e non dietro, ma nella loggia massonica dei cinque
tagli il sesso ha poca importanza. Anche proprio nel senso di sesso
inteso come atto sessuale. Nella loggia massonica dei cinque tagli le
cose più importanti sono il controllo, il potere, e il denaro. Anche il
danaro. Coppe, bastoni e spade contano poco. Ma i DANARI di più.
Ecco,
il messaggino, dopo aver visto e pensato tutte queste cose, arriva sul
telefonino. Di una donna. E’ la membra della loggia massonica dei cinque
tagli? (che per comodità ora indicheremo semplicemente con il simbolo
/////).
No, è la figlia. Anni? Abbastanza per non essere arrestati
(maggiore o uguale 18, quindi). Com’è? Carina. Buona, anche dai. Però è
un tipo particolare. Se vuoi te la presento… no ma veramente, se era un
cesso ti dicevo simpatica. Si, è anche simpatica, ma è anche buona.
E’
al telefono di costei (ma esiste la parola costei?). Diego esce dal
mobiletto della cucina con in mano un dizionario e ci guarda. Diego vede
che esiste, se ne dispiace, e rientra un po’ amareggiato nel mobiletto
della cucina.
Dicevo, è al telefono di costei che arriva il messaggino spedito di Giulio. E che cosa ci sarà scritto?
I cazzi vostri mai?
Comunque,
non lo sappiamo cosa c’è scritto, perché la figlia non lo legge. Non se
ne accorge. E’ in cucina. Sta discutendo con la madre. Sta DISCUTENDO
con LA MADRE. :-O
NELLA MAGIONE.
Oddio.
Tuoni, lampi, fulmini,
tempesta, brivido, terrore, raccapriccio, annulla, riprova, tralascia. E
anche un po’ gulp, gasp, glosh. E brundle brundle! Si, seduto in
salotto c’è anche Martin Brundle che guarda la tv. Diego esce dal
mobiletto, cercando di non farsi notare. Inevitabilmente lo notano,
chiede scusa, e umilmente va sul divano con Martin Brundle a guardare la
tv. Con umiltà, senza rompere i coglioni a nessuno.
La madre guarda la figlia con occhi di fuoco. "Ti hanno cercato oggi, lo sai?"
La figlia lo sa. "Lo so."
La madre: "Cosa hai intenzione di fare?"
La figlia: "Non lo so… non lo so."
La madre: "Devi prendere una decisione."
La figlia: "Lo so."
La
madre (rivolta a un tizio con un taccuino in mano, che sta sulla porta
della cucina): "Scusi, lei ha intenzione di trascrivere tutto?"
Il
tizio con il taccuino: "Finché parlate come se foste dentro una fiction
di raiuno, si, così domani ho già pronto il copione da mandare alla
produzione."
La madre: "Se ne vada."
Il tizio: "Grazie, ottimo finale. Arrivederci!"
Ecco,
ora non abbiamo più nessuno che ci trascriva i dialoghi, ma sappiamo
cosa si sono dette. Qualcuno scoreggia. Questa la riconosco, non è di
Martin Brundle, è una scoreggia di Diego. E tu Martin Brundle smetti di
ridere.
La madre si incazza. Non con Diego e Martin Brundle, con la
figlia. Urla, tuona, impreca, piange, insomma ha più funzioni di
sbrodolina. La figlia reagisce. E fa le stesse cose. Si non è che
c’abbia avuto una gran fantasia, o una gran creatività.
Infatti la madre le fa "si ma queste cose le ho già fatte io prima, non vale copiare."
Allora
la figlia canta "Mahna Mahna". E’ una bella idea. Arrivano anche Diego e
Martin Brundle. Si tutti! Anche le donne del centralino, la cinese di
147 anni, il posteggiatore. Anche Felipe Massa e Luca Badoer che erano
ai box che collaudavano la nuova Ferrari. Il soldato no, sta li alla
porta. Da lui non esisteva ancora il manha manha.
Dura qualche minuto
poi tutti ai loro posti. C’è in atto uno scontro di culture, idee e
civilità, arti, immagine musica e spettacolo, immagine emozione. Sarebbe
contenta la prof. Rossetti. Infatti vorrebbe entrare Marc Augè ma viene
crivellato di colpi sull’uscio dal soldato. Che, in perfetto italiano
(e nessuno si spiega come lo sappia) gli sussurra nell’orecchio. "Oggi
hai viaggiato troppo, stronzo." E lo finisce a suon di usciate.
Ma
torniamo alla madre figlia: si gioca il destino del mondo. La madre è
una specie di Panino d’Italia. E in quanto membra della ///// è
coinvolta in tutti i segreti di stato degli ultimi 750 anni. Circa. E
non solo d’Italia.
Allora si va a parlare di Ustica, della strage del
2 agosto a Bologna, dell’11 settembre, del congresso di Vienna,
dell’omicidio di JFK. La figlia non demorde, (a demordere ci pensa il decerbero, che è nei sotterranei sperimentali di modifiche genetiche degeneri) e risponde con la legge di Ohm, la bizona di Canà, il teorema di Ruffini e Kant.
La madre va un po’ in crisi, a essere sinceri. Proprio Kant no. Zio kant! Non l’aveva proprio studiato Kant…
Sono
momenti di tensione. La madre si inalbera, urla, sbotta, piange,
discute, si agita, si muova che sembra Stan il venditore di navi di
Monkey Island. Paura. Terrore.
Dal televisore esce Lucarelli (e a dir
la verità Diego e Martin Brundle prendono un po’ paura perché non se
l’aspettavano) e inizia a raccontare di un omicidio a caso. Forse il
suo. Poi arriva Lucarelli e chiede "Scusate, ma avete bisogno di me o di
lui? No perché io sono Cristiano Lucarelli, quello del Livorno, lui è
Carlo, lo scrittore giallista…"
Silenzio.
"Avevate bisogno di lui vero? Non di me… ecco lo sapevo… solo Livorno mi vuole…" e sconsolato torna in TV.
Carlo
Lucarelli, intanto, viene accoltellato dalla madre. E’ stato quasi
premonitore. Si è autonarrato il proprio omicidio in diretta. Geniale.
Sarebbe da farci un video e metterlo su youtube.
La figlia comunque
non è certo sconfitta dalla madre, perché alla fine la madre si
inalbera, urla, sbotta, piange, discute, si agita, si muove ok, ma in
tutti questi verbi non ce n’è uno che implichi il fatto che la madre
abbia detto una parola una.
"Mamma, hai finito di fare casino? O dici
qualcosa di sensato o vado a letto, che sarei anche un po’ stanca. E
domani devo andare via."
"Di nuovo? Sei già stata via tutt’oggi… dove vai domani?"
"Eh ma è diverso… oggi ero via per gli affari miei, domani invece devo andare affanculo."
"Ah. Forse dovremmo parlare proprio di questo."
E
parlano anche di quello. Ma la cosa va avanti, e si fa più seria.
Allora arrivano specialisti, psicologi, scienziati, economi, ingengneri,
comunicatori, sociologi, insomma tutti. Tranne Marc Augè e Carlo
Lucarelli che sono appena stati uccisi. Ci sono pure le infermiere della
sale operatorie. Ovviamente sono li, girano intorno al tavolo, guardano
e non fanno un cazzo.
Passa così tutta notte. E alla fine, alle sei
di mattina, viene impostato un piano di risoluzione sociale. Madre e
figlia giungono all’accordo, si stringono la mano mentre fanno le foto
per i giornali. Gli specialisti vanno via, vanno a lavorare (e
smadonnano perché non hanno dormito quella notte li). Martin Brundle e
Diego vengono svegliati, erano ancora li che dormivano sul divano.
La madre e la figlia vanno a letto. La figlia va a letto senza leggere il messaggino.
Quella notte il mondo è cambiato. /////
Nel mentre, dall’altra parte del mondo, c’è un canguro.
E nella bellissima ed enorme vallata,
qualche ora prima, Giulio, era ancora li, ignaro di tutto. E’ dura la
vita se ti chiami Giulio.
Per fortuna che non sono nato Giulio.