Caro Babbo Natale,
saranno giusto quella ventina d'anni che non ti scrivo. Come stai?
Che domanda paraculo: ti ho sempre scritto per ottenere qualcosa, e anche oggi è così.
Lontani i tempi in cui mi domandavo come tu facessi a entrare in casa mia, da me che non c'era il camino, e mio fratello A.A. mi rispondeva che tu eri abilissimo a smontare la finestra, entrare, e rimontare il tutto alla perfezione.
Un topo d'appartamento specializzato, insomma, ma in versione Robin Hood.
Che dire... non ho quasi mai ottenuto quello che ti chiedevo, a parte forse una eccezione, e sono stato contento lo stesso. Credo di averne fatto tesoro, se non altro a livello di esperienza: nella vita non ho quasi mai ottenuto quello che volevo, ma sono stato contento lo stesso.
Quindi, cosa ti chiederò quest'anno, consapevole che non lo riceverò?
Ti scrivo con 30 giorni di anticipo, un anticipo un po' inusuale soprattutto per me che amo sempre più le cose improvvisate e fatte a scazzo, ma che allo stesso tempo cerco di pianificare con sempre più anticipo tutto ciò che mi potrebbe causare disagio.
Ne deduco che tu faccia parte delle cose che mi potrebbero causare disagio.
E perché poi, in fondo sei solo un simpatico panzone, praticamente un Adam Duritz un po' più giovane e un po' più allegro.
Però sai cosa ho realizzato? Che arrivare in orario per far finta di essere una persona puntuale, è una bella forma di disonestà intellettuale. Che infatti non riservo ai miei amici più cari.
E tu dirai: a me che cazzo me ne frega? Niente. Ma tranquillo, adesso ti dico cosa davvero vorrei per Natale.
Mi piacerebbe un bel Natale: che è anche un regalo parecchio consumistico, dato che si esaurisce in poche settimane.
Ma sia, per una volta: un Natale fatto di luci, neve, the caldi, atmosfere, divani, Lucy Rose, Ben Howard, Bon Iver. Tranquillità e plaid (in realtà non ho un panarino nella mia nuova casa, regalami anche un plaid già che ci sei, magari di quelli Ikea, sempre che esistano).
Di coccole. E biscotti. E magari anche qualche film in divx.
Ma non i classiconi di natale eh, basta, che palle. Neanche robe alla Gondry che poi uno sta male. Ecco, forse l'Arte del Sogno. Che ha un bel finale. (non sto facendo uno spoiler, non sto dicendo che finisca bene o che finisca male, dico che ha un finale BELLO, e le cose belle a me piacciono e mi mettono di umore migliore, a prescindere che siano bene male o non sa non dice).
Un Natale non giorni di ferie che si riescano a combinare. Senza gente che rompa i maroni, o ansie da regalo, o cose da fare che uno non voglia fare.
Non mi va -> non lo faccio.
So che suona come un pesante scarico di tutte le mie responsabilità, ma cazzo, ti sto chiedendo che sia così per due settimane, anzi, togliendo qualche giorno di lavoro che comunque farò, saranno si e no 10 gg di calendario. In un anno, mi pare potresti concedermeli.
Giorni fatti di pensieri e parole, qualche opera, e perché no qualche omissione.
Che tanto tutto torna buono prima o poi, per un altro giorno, o un altro romanzo.
Non l'ho neanche scritto che ci starebbe bene una ragazza in tutto questo, anzi, che ci vorrebbe.
Posso chiedere anche questo?
Non capisco perché all'interno di questo desiderio il plaid dell'Ikea si e la ragazza no. Cos'è, ha forse meno ragione di esistere del film in divx, la mia ragazza.
Tanto anche lei non c'è, e andare a Natale, non ci sarà.
Come il plaid dell'Ikea. Come le atmosfere. Forse ci sarà un po' di neve, a cazzo. Forse Lucy Rose. Forse Ben Howard. Bon Iver no, non è ancora ora di rispolverarlo.
Ecco, Babbo Natale, ti ho chiesto il mio regalo.
Mi arriverà altro. Lo so. Va bene. E' sempre andato bene. Andrà bene anche quest'anno.
Non devo neanche dirti quando sono stato bravo e quando no. Penso tu sappia già tutto.
Bene, ti ringrazio come sempre per l'attenzione. Mi ricordo che a volte mettevo un regalo di riserva. Se proprio non riesci a farmi questo regalo, allora puoi regalarmi una Volkswagen Golf ultima serie (a benzina+metano, cerchi in lega, condizionatore, fendinebbia, autoradio USB, almeno un centinaio di CV, grigio metalizzato) o un tremila euro a scazzo. Saprò apprezzare.
Buon Natale.
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mercoledì 26 novembre 2014
domenica 23 dicembre 2012
Il mio regalo
Scusate l'assenza, ma nemmeno troppo, ma anche no. Ho anche avuto da fare. A tratti, parecchio.
Ci sarebbero tante cose da aggiungere e da dire (e lo farò, anche) ma per il momento vorrei comunicarvi che "Anche se a Londra piove" sta piacendo e sta anche vendendo qualcosina... e un po' per festeggiare, un po' perchè è Natale tra poco, vorrei premiare la vostra fiducia e la vostra perseveranza nel seguirmi anche se non scrivevo niente da oltre due mesi...
Ecco, quindi, il mio regalo: IL MIO REGALO. No, non è un rafforzativo, è che si chiama proprio così: è il mio racconto di Natale. Agratis, qui, per tutti voi e tutto internet.
Attenzione che Natale non è per forza baci baci amore amore felicità piccipiccipoccipocci. Io vi avviso...
Buona lettura, e Buon Natale.
P.S. nel caso non vi piacesse... che cacchio volete, è gratis! Tornate a leggervi fabio volo e le sfumature di grigio. Ah, una trentina di voi fedelissimi del "Blogorroico fan club" lo ricevettero anche nel 2009... ma è stato leggermente modificato nel mentre. E così mi piace di più.
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Ci sarebbero tante cose da aggiungere e da dire (e lo farò, anche) ma per il momento vorrei comunicarvi che "Anche se a Londra piove" sta piacendo e sta anche vendendo qualcosina... e un po' per festeggiare, un po' perchè è Natale tra poco, vorrei premiare la vostra fiducia e la vostra perseveranza nel seguirmi anche se non scrivevo niente da oltre due mesi...
Ecco, quindi, il mio regalo: IL MIO REGALO. No, non è un rafforzativo, è che si chiama proprio così: è il mio racconto di Natale. Agratis, qui, per tutti voi e tutto internet.
Attenzione che Natale non è per forza baci baci amore amore felicità piccipiccipoccipocci. Io vi avviso...
Buona lettura, e Buon Natale.
P.S. nel caso non vi piacesse... che cacchio volete, è gratis! Tornate a leggervi fabio volo e le sfumature di grigio. Ah, una trentina di voi fedelissimi del "Blogorroico fan club" lo ricevettero anche nel 2009... ma è stato leggermente modificato nel mentre. E così mi piace di più.
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Enrico Atti
IL MIO REGALO
Un altro Natale di
merda, e io non lo volevo nemmeno. Non lo volevo così, perlomeno. Non volevo un
altro Natale così.
No, ma diciamola
tutta: io il Natale non lo volevo proprio e basta. Solo che tra tutti i Natali
che potevo avere, mi sono scelto uno dei peggiori.
C'è un freddo
incredibile, e cerco di infilarmi il più possibile dentro la mia sciarpa. Ogni
respiro è una fumana bianca davanti a me. Si, è vero, ho sentito freddi
peggiori di questo, ma dopo che uno sta due ore fuori... mi sono completamente
ghiacciato.
Anche se non credo
abbia il diritto di lamentarmi del freddo: ho la fortuna di avere un tetto,
potrei tornarmene a casa, ed andare anche a letto. Al caldo. Anche se ho la
caldaia che si spegne di continuo, sicuramente c'è più caldo che qui.
Ma è la viglia di
Natale: non posso certo stare chiuso in casa. Devo darti il mio regalo...
Le cuffiette
dell'iPod iniziano a darmi fastidio alle orecchie. Sarà il freddo. Non è certo
un buon motivo per tirare fuori le mani dalle tasche.
Non so perché, oggi
avevo voglia dell'ultimo album degli Arctic Monkeys. Non tutto, solo qualche
canzone. Un paio. Il resto dell'album fa cagare, ma quelle due li, suonano
bene. Suonano esattamente come oggi.
Ho voglia di una
paglia: e questo si, è un buon motivo per tirare fuori una mano da una
tasca. Anche se avevo detto che
smettevo di fumare. Avevo anche detto che smettevo di farmi le seghe, di bere,
di prendere il caffè, di arrivare in ritardo agli appuntamenti, di
addormentarmi a scuola, di fare la pipì con la tavoletta abbassata.
Adoro l'odore che la
nicotina lascia sulle mani, adoro l'odore che mi lascia nei vestiti. Dovrei
smettere, lo so. Ma non ce la faccio. Anzi: se volessi ce la potrei fare, è
proprio che non ne ho voglia. Non voglio. Voglio fumare. E lo faccio.
Mi sono seduto su un
muretto, è parecchio scomodo, oltre che essere freddissimo è anche bagnato.
Umidità.
Sono davanti a casa
tua e tu non ci sei. Sarai a fare il cenone con la tua famiglia. O alla messa
di mezzanotte.
Non so nemmeno perché
sono qui davanti a casa tua, non tornerai sicuramente adesso. Non ho la minima
idea di quando tu possa tornare. Ma non ti sto aspettando, in fondo, e lo so
benissimo.
La verità è che
neanche dovevo essere qui. Dovevo essere a Brighton. “Perché Brighton è la nuova Londra”. Pensa te, io credevo fosse
Bristol.
C'era già un
progetto, una casa discografica emergente, facciamo tutto con myspace itunes facebook
e twitter, che figata, poi si va la sera a sbronzarsi nei pub e a scoparsi le
fighette british. Wow, bellissimo, preparo le valigie.
Poi, i soldi sono
finiti. Come l'album dei Ministri. I soldi sono finiti, si, ma nelle tasche di
uno dei soci. Quando hai 300mila euro di debiti accumulati ovunque, può bastare
rubarne qualche migliaio per pensare di scappare fuori dal mondo e rifarti una
vita. Magari facendo davvero il musicista, invece che truffare gli altri.
L'altro socio, quello truffato, ha tentato il suicidio, ora è in clinica. E io,
sono qua. Disoccupato. Odio questa parola. Farò le vacanze di Natale come una
normale persona in ferie, poi cercherò un altro lavoro. Qualcosa troverò. Se
non altro per pagarmi le sigarette, i caffè, e le birre.
Beata te che almeno
ce l'hai una famiglia, che hai qualcuno con cui passare il Natale. Che non ti
ritrovi a un passo da mezzanotte, con i piedi freddi, ghiacciati e bagnati, in
mezzo alle foglie secche. Bagnate. Foglie secche bagnate. Mi fa ridere pensare
a questo realissimo ossimoro, è quasi paradossale. Ascoltando sempre gli Arctic
Monkeys, ma stavolta le canzoni nuove brutte.
E potrebbe nevicare
da un momento all'altro, ma sono convinto che non lo farà.
Perché sarebbe magico
se iniziasse a nevicare, se tu arrivassi da sola, con la tua graziosa cuffia
bianca, con il tuo giubbotto delle stesso colore, un paio di stivaletti ingenui
quanto te, e mi corressi incontro abbracciandomi. E mi facessi gli auguri di
Natale, sorridendomi.
Sarebbe bellissimo,
davvero. Guarda, non chiedo neanche un bacio, neanche un bacio su una guancia,
sarebbe troppo anche per me le mie fantasie. Un sorriso, almeno.
E invece no. Non
nevicherà, e non arriverai in tempo.
In fondo è giusto
così: sono venuto qui da solo e non me l'ha chiesto nessuno. Adoro guardare la
finestra della tua camera, anche se so che ora è vuota.
Non volevo un altro
Natale da solo, no. Però mi piace stare qui. Non ho una famiglia, però devo
dire che mi sento a casa mia. Davanti alla tua.
L'ultimo tiro alla
sigaretta, che getto in mezzo alla strada. Mi alzo in piedi, mi sistemo il
cappotto figo, e tiro fuori il mio regalo.
Un colpo secco e
sordo, e il mondo ha un'altra prospettiva. Un sapore caldo e metallico mi
riempie immediatamente la bocca.
Tornerai a casa, e troverai i tuoi giocattoli che hai sempre sognato da
bambina... l'ambulanza, la macchina della polizia, e il Mercedes nero. Con un
bagagliaio grande. Molto grande.
Certo che la paglia
potevo lanciarla più in la, a momenti ci sono caduto sopra con la faccia.
Buon Natale, amore mio.
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giovedì 15 dicembre 2011
O.D.I.O. (Odio Dover Iniziare Odiando)
Odio l'inverno, odio l'inverno qui, odio il Natale, odio Masini e le sue ansie, odio Eros Ramazzotti, odio Micheal Bublè, odio il cielo grigio, odio star con me un altro inverno a Pordenone, odio il maldigola, odio il sistema, odio i miei jeans, odio questo post, odio il sistema dei social network, odio me stesso, odio la gente, odio i concerti che non ho potuto vedere, odio i baci che non ho potuto dare, odio tutte le cose che mi sono perso, odio tutte le volte che mi sono perso, odio il fatto di non saper suonare la chitarra, odio tutte le volte che posso cambiare qualcosa e non lo faccio, odio la mia incapacità di reazione, odio me stesso, odio quando mi ripeto, odio i brani dei Crystal Castles che non si ascoltano, odio dover aspettare senza poter far nulla, odio dover cercare una giustificazione da dare a me stesso, odio dover cambiare le lenzuola, odio la mia pancetta, odio non piangere, odio il cane che mi sporca i jeans, odio il freddo, odio tante persone, odio Cento, odio Londra, odio Milano e Bologna, odio la mia macchina, odio il mio conto corrente, odio la disoccupazione degli altri, odio il mondo del lavoro italiano, odio la distanza, odio la ryanair, odio gli autobus, odio i treni, odio i traghetti, odio i taxi, odio l'irish english, odio le scarpe che costano troppo, odio tutti i sogni che non riesco a raggiungere.
E odio tutto il mio odiare.
E odio tutto il mio odiare.
sabato 26 dicembre 2009
Una passeggiata surreale
Inizio tutto come la scenale finale di ritorno al futuro. Una cosa tipo "dai, cazzo, parti". Il motorino d'avviamento gira a vuoto un po', e poi si ferma. Il secondo tentativo, spegne definitivamente il display del tachimetro.
Un pugno sul volante (è il minimo) e la macchina non si accende lo stesso.
Per una volta che sono in orario, dovrò arrivare in ritardo lo stesso.
Esco dal cancello a piedi, mentre sento risate in lontananza. Temo ridano di me. Ridete pure. Non c'è niente da ridere. Fa ridere, eh, vero?
Si, farebbe ridere anche a me.
Farebbe. Ed è un condizionale che fa differenza.
Esco dal cancello, la strada è tutta neve e ghiaccio, con le mie adidas consunte devo stare attento a non scivolare. Certo, avessi saputo di dover fare questa camminata, mi sarei messo delle scarpe diverse.
Comunque, neve o neve, ghiaccio o non ghiaccio, batteria o non batteria, niente e nessuno mi fermerà. Per fortuna posso fare tutto a piedi.
Poi viene anche il ritorno a casa, ed è la parte migliore. La mia via è surreale, sembra venire da un futuro postatomico, completamente deserta, priva di macchine e piena di neve, così come via giovannina. Tutto è pieno solo del silenzio, intervallato dalle frasi.
Sembra un film - quelli in cui le frasi riempiono le pellicole - ecco sembra uno di quei film dove la gente parla a voce alta senza svegliare nessuno, come se fossero tutte case vuote, le altre.
Sono solo scarpe inadeguate su un ghiaccio luminoso, cappucci, e intanto pioviggina. E tutto questa pioggia domani sarà ghiaccio.
Poi c'è un altro ritorno a casa (e non so se sia un ritorno - perché dov'è la mia casa? - che sia una partenza?).
Vorrei arrivare a casa presto, vorrei andare a letto, vorrei scrivere e stare sveglio fino a domani mattina, vorrei dormire e non andare al lavoro, vorrei fare la cacca, vorrei un nuovo album degli Strokes*, vorrei la macchina con la batteria carica, vorrei tante altre cose.
Dovevo già essere a Londra da qualche giorno, sarebbero stati i primi giorni nella casa nuova, vissuti tutti tra il freddo gelido dei sobborghi e il caldo spocchioso della tube, alla ricerca convinta ma non ancora disperata di un'occupazione, fosse anche solo vestirti da Babbo Natale dicendo "Oh oh oh! Merry Christmas!" non capendo un cazzo di quello che dicono i bambini, giustificandosi con "Sorry, but I'm from North Pole, I don't speak english very well".
E poi un sacco di pinte nei pubs e di jack daniel's in casa.
Ma questa strada surreale, con tutta questa neve, questo silenzio, e queste passeggiate surreali, scritte solo nelle sceneggiature di quei film tipo Love Actually (che devo ancora vedere, tra l'altro), tutto questo me lo sarei perso.
E allora... Londra 4 - Cento 1. Londra 5 - Cento 1.
Tutto quello che vuoi, ma almeno un cazzo di gol, Cento, gliel'ha segnato. E palla al centro.
E poi domani saranno i soliti cazzi e mazzi del lavoro, la batteria scarica, i regali ancora da finire, mille cose da fare in pochi giorni prima del 25, ma questa sera rimarrà per sempre.
Se c'è un Dio, e sono sicuro che c'è, non scarica le batterie delle macchine a caso. E un giorno, quando lo incontrerò, gli chiederò per quale cazzo di motivo tutte le congiunzioni astrali del mio destino debbano passare per i 12 volt della mia batteria.
E per i 90 euro del mio elettrauto.
Un pugno sul volante (è il minimo) e la macchina non si accende lo stesso.
Per una volta che sono in orario, dovrò arrivare in ritardo lo stesso.
Esco dal cancello a piedi, mentre sento risate in lontananza. Temo ridano di me. Ridete pure. Non c'è niente da ridere. Fa ridere, eh, vero?
Si, farebbe ridere anche a me.
Farebbe. Ed è un condizionale che fa differenza.
Esco dal cancello, la strada è tutta neve e ghiaccio, con le mie adidas consunte devo stare attento a non scivolare. Certo, avessi saputo di dover fare questa camminata, mi sarei messo delle scarpe diverse.
Comunque, neve o neve, ghiaccio o non ghiaccio, batteria o non batteria, niente e nessuno mi fermerà. Per fortuna posso fare tutto a piedi.
Poi viene anche il ritorno a casa, ed è la parte migliore. La mia via è surreale, sembra venire da un futuro postatomico, completamente deserta, priva di macchine e piena di neve, così come via giovannina. Tutto è pieno solo del silenzio, intervallato dalle frasi.
Sembra un film - quelli in cui le frasi riempiono le pellicole - ecco sembra uno di quei film dove la gente parla a voce alta senza svegliare nessuno, come se fossero tutte case vuote, le altre.
Sono solo scarpe inadeguate su un ghiaccio luminoso, cappucci, e intanto pioviggina. E tutto questa pioggia domani sarà ghiaccio.
Poi c'è un altro ritorno a casa (e non so se sia un ritorno - perché dov'è la mia casa? - che sia una partenza?).
Vorrei arrivare a casa presto, vorrei andare a letto, vorrei scrivere e stare sveglio fino a domani mattina, vorrei dormire e non andare al lavoro, vorrei fare la cacca, vorrei un nuovo album degli Strokes*, vorrei la macchina con la batteria carica, vorrei tante altre cose.
Dovevo già essere a Londra da qualche giorno, sarebbero stati i primi giorni nella casa nuova, vissuti tutti tra il freddo gelido dei sobborghi e il caldo spocchioso della tube, alla ricerca convinta ma non ancora disperata di un'occupazione, fosse anche solo vestirti da Babbo Natale dicendo "Oh oh oh! Merry Christmas!" non capendo un cazzo di quello che dicono i bambini, giustificandosi con "Sorry, but I'm from North Pole, I don't speak english very well".
E poi un sacco di pinte nei pubs e di jack daniel's in casa.
Ma questa strada surreale, con tutta questa neve, questo silenzio, e queste passeggiate surreali, scritte solo nelle sceneggiature di quei film tipo Love Actually (che devo ancora vedere, tra l'altro), tutto questo me lo sarei perso.
E allora... Londra 4 - Cento 1. Londra 5 - Cento 1.
Tutto quello che vuoi, ma almeno un cazzo di gol, Cento, gliel'ha segnato. E palla al centro.
E poi domani saranno i soliti cazzi e mazzi del lavoro, la batteria scarica, i regali ancora da finire, mille cose da fare in pochi giorni prima del 25, ma questa sera rimarrà per sempre.
Se c'è un Dio, e sono sicuro che c'è, non scarica le batterie delle macchine a caso. E un giorno, quando lo incontrerò, gli chiederò per quale cazzo di motivo tutte le congiunzioni astrali del mio destino debbano passare per i 12 volt della mia batteria.
E per i 90 euro del mio elettrauto.
giovedì 24 dicembre 2009
Il racconto di Natale? Si, solo per i membri del fan club!
Lo sai che i membri del Blogorroico fan club hanno ricevuto, in esclusiva, un racconto di Natale? Se lo impari adesso, o devi ancora guardare la casella di posta di facebook, o devi ancora entrare nel fan club ufficiale di Blogorroico!
Iscriviti nel gruppo su facebook "I love Blogorroico,il blog di Atti", e avrai in cambio anteprime esclusive, omaggi, sconti e regali... per chi lo fa entro il 31 dicembre gli mando il racconto di Natale lo stesso. Tiè. A Natale siamo tutti più buoni... anche Blogorroico.
EDIT 26/09/2011: Facebook ha deciso di cancellare i vecchi gruppi... così ho creato la nuova pagina fan:
http://www.facebook.com/blogorroico
Iscriviti nel gruppo su facebook "I love Blogorroico,il blog di Atti", e avrai in cambio anteprime esclusive, omaggi, sconti e regali... per chi lo fa entro il 31 dicembre gli mando il racconto di Natale lo stesso. Tiè. A Natale siamo tutti più buoni... anche Blogorroico.
EDIT 26/09/2011: Facebook ha deciso di cancellare i vecchi gruppi... così ho creato la nuova pagina fan:
http://www.facebook.com/blogorroico
martedì 29 settembre 2009
...e se facevamo digiuno e bevevamo solo il tinto de verano?
Mi sono accorto, improvvisamente, di non avere più voglia. Sia chiaro: non è la prima volta che non ho voglia di qualcosa e non sarà nemmeno l'ultima, è proprio un discorso esteso.
Non ho più voglia del Natale, di Pasqua, di Ferragosto, di Capodanno e di Halloween. Non ho più voglia di farmi la barba, di tagliarmi i capelli da solo, di mettermi la crema solare. Non ho più voglia di lavare i piatti e di lavare la macchina. Non ho addirittura più voglia di fare la valigia. Di viaggiare, quello ancora si. Ma la valigia no.
Ora: è chiaro che a 25 anni uno ha fatto queste cose già tantissime volte. 25 natali e capodanni etc, centinaia di barbe, decine e decine di tagli di capelli con la macchinetta, decine e decine di spalmamenti di creme, così come di lavaggi di piatti. E decine e decine di lavaggi macchina, e valigie.
Ma si presuppone, per una vita in fondo normale come la mia, che la voglia di fare queste cose "normali" sparisca verso i 60-70-80 anni, cioè quando più o meno si presuppone che tu inizi ad essere in odore di morte.
A 25, questa dovrebbe essere ancora lontana. Tuttavia, la domanda che mi sorge diventa questa: se io non ho più voglia di fare queste cose normali della vita... ho ancora voglia di vivere?
E intendiamoci, una domanda del genere, posta in maniera pressoché lucida e obiettiva (per quanto possa essere io stesso nel mentre analizzo la mia vita e contemporaneamente la vivo anche), non si riferisce certo a manie suicide: e proprio per questo è più preoccupante di qualunque depressione suicida.
Ho ancora voglia di vivere?
C'è, ovviamente, un altro grande pezzo da considerare. Tutto quello che fino ad ora è stato citato ovviamente non è tutta la vita, ed esistono un sacco di altre cose per il quale provo ancora piacere.
Sportitalia, Sportitalia24, viaggiare, dormire, correre, e ho anche riscoperto il piacere di addominali e flessioni. Questa primavera non li avevo mai ripresi del tutto. Forse non li riprenderò del tutto nemmeno ora. Ma intanto ci provo.
E poi tante altre cose, mi piacciono, sembra che sia uno sportivo sennò. Il nuovo album dei Muse, la luce della finestra della mia camera nuova, la mia camera nuova, le mie scarpe vecchie, ogni tanto anche i miei capelli, e le cose che dice Saccolo. Pure le sue gif animate.
Mi piace anche scrivere, ancora.
Però tipo non ho più voglia di taggarvi tutti.
Come ci insegna Pinmennone, grande filosofo greco, che se cercherete su Wikipedia non troverete poiché l'ho inventato io ora (alcuni di voi ci stavano per cascare lo so) "il suicida non è colui che odia la vita, ma colui che la ama tanto quanto gli altri, anzi forse pure di più, e proprio per questo si uccide. il suicida odia la propria vita, ma non la vita in se e per sè".
Si credo dicesse circa così, il nostro amico Pinmennone.
Non sono suicida - sennò non sarei qua a scrivere, non ho intenzione di esserlo - sennò non verrei a scriverlo - i suicidi sono quelli inannunciati, però volevo instaurare questo paragone del "odiare la propria vita" o perlomeno di non farsela piacere.
So che non sto usando bene l'italiano stasera, ma come sempre me ne frega pressoché nulla.
Probabilmente, non sono io che non ho più voglia di vivere: è che non ho più voglia di vivere in questo modo. Probabilmente, sto lavorando da parecchi mesi per cambiare le cose.
Ci sono persone che sono passate nella mia vita in un attimo, e hanno dato molto più di altre che sono rimaste anni.
Tidusfinal, per esempio. Uno sconosciuto conosciuto una sera in chat - credo fosse il settembre 2001, mese tristemente noto per l'incidente di Zanardi - che con poche ma ragionate perle di saggezza, nemmeno poi tanto perle e nemmeno poi tanto saggie, mi ha illuminato. Grazie Tidusfinal ovunque e comunque tu sia.
Oppure i due scacchisti inglesi ubriachi di Granada. Sono stati loro a illuminarmi. A farmi capire che io non DOVEVO fare niente, ma POTEVO fare tutto.
Semplicemente continuando a dirsi a vicenda "i take the black..so you take the white...no i'm the white...so you take the black..." oppure nemmeno questo, semplicemente mi sono immaginato questo dialogo, ma dopo due ore avevano seccato un'altra birra da 66 a testa (o era sempre la stessa?) e sembravano essere allo stesso punto di prima, accasciati su quella panchina, mentre io dovevo fare la cacca, e Sacchi e Orsi compravano il pane. Per cenare con dei panini.
Per cenare con dei panini. Cioè è successo tutto questo perché abbiamo deciso di cenare con dei panini. Ma pensa te la vita. Cioè, se avessimo deciso "stasera tonno", magari avrei conosciuto la donna della mia vita in un supermercato e ora vivrei a Granada. Oppure, avremmo potuto mangiare la paella, e la mia vita sarebbe perfettamente identica a un anno fa. Pensa cosa poteva succedere con della pizza, sennò.
Ma è geniale tutto questo, oddio, potrei perderci una giornata intera a immaginarmi mondi possibili.
E se facevamo digiuno e bevevamo solo il tinto de verano? Oddio, che figata, credo di non voler più smettere.
Vi taggherò qualcuno a cazzo, qua e la.
Ah, non c'entra un cazzo, però a 25 anni viene fuori anche un po' l'esperienza. E ho capito che quando uno si sente in mezzo al buio, e non vede bene l'uscita, e si sente un po' perso nella (radio)nebbia, quello è il momento in cui sbuca una luce nuova.
E io quella luce nuova non la vedo ancora, ma so che arriverà presto, proprio perché ora non sa da dove possa arrivare. E il bello è potersi immaginare come sarà. E' ancora tutto così in potenza.
Credo di aver di nuovo voglia.
PS. perdonatemi, mi era tornata voglia di taggarvi tutti miei fansss, però facebook fa le bizze come da settimane a questa parte, quindi alcuni mi da errori... magari metto a posto domani...
Non ho più voglia del Natale, di Pasqua, di Ferragosto, di Capodanno e di Halloween. Non ho più voglia di farmi la barba, di tagliarmi i capelli da solo, di mettermi la crema solare. Non ho più voglia di lavare i piatti e di lavare la macchina. Non ho addirittura più voglia di fare la valigia. Di viaggiare, quello ancora si. Ma la valigia no.
Ora: è chiaro che a 25 anni uno ha fatto queste cose già tantissime volte. 25 natali e capodanni etc, centinaia di barbe, decine e decine di tagli di capelli con la macchinetta, decine e decine di spalmamenti di creme, così come di lavaggi di piatti. E decine e decine di lavaggi macchina, e valigie.
Ma si presuppone, per una vita in fondo normale come la mia, che la voglia di fare queste cose "normali" sparisca verso i 60-70-80 anni, cioè quando più o meno si presuppone che tu inizi ad essere in odore di morte.
A 25, questa dovrebbe essere ancora lontana. Tuttavia, la domanda che mi sorge diventa questa: se io non ho più voglia di fare queste cose normali della vita... ho ancora voglia di vivere?
E intendiamoci, una domanda del genere, posta in maniera pressoché lucida e obiettiva (per quanto possa essere io stesso nel mentre analizzo la mia vita e contemporaneamente la vivo anche), non si riferisce certo a manie suicide: e proprio per questo è più preoccupante di qualunque depressione suicida.
Ho ancora voglia di vivere?
C'è, ovviamente, un altro grande pezzo da considerare. Tutto quello che fino ad ora è stato citato ovviamente non è tutta la vita, ed esistono un sacco di altre cose per il quale provo ancora piacere.
Sportitalia, Sportitalia24, viaggiare, dormire, correre, e ho anche riscoperto il piacere di addominali e flessioni. Questa primavera non li avevo mai ripresi del tutto. Forse non li riprenderò del tutto nemmeno ora. Ma intanto ci provo.
E poi tante altre cose, mi piacciono, sembra che sia uno sportivo sennò. Il nuovo album dei Muse, la luce della finestra della mia camera nuova, la mia camera nuova, le mie scarpe vecchie, ogni tanto anche i miei capelli, e le cose che dice Saccolo. Pure le sue gif animate.
Mi piace anche scrivere, ancora.
Però tipo non ho più voglia di taggarvi tutti.
Come ci insegna Pinmennone, grande filosofo greco, che se cercherete su Wikipedia non troverete poiché l'ho inventato io ora (alcuni di voi ci stavano per cascare lo so) "il suicida non è colui che odia la vita, ma colui che la ama tanto quanto gli altri, anzi forse pure di più, e proprio per questo si uccide. il suicida odia la propria vita, ma non la vita in se e per sè".
Si credo dicesse circa così, il nostro amico Pinmennone.
Non sono suicida - sennò non sarei qua a scrivere, non ho intenzione di esserlo - sennò non verrei a scriverlo - i suicidi sono quelli inannunciati, però volevo instaurare questo paragone del "odiare la propria vita" o perlomeno di non farsela piacere.
So che non sto usando bene l'italiano stasera, ma come sempre me ne frega pressoché nulla.
Probabilmente, non sono io che non ho più voglia di vivere: è che non ho più voglia di vivere in questo modo. Probabilmente, sto lavorando da parecchi mesi per cambiare le cose.
Ci sono persone che sono passate nella mia vita in un attimo, e hanno dato molto più di altre che sono rimaste anni.
Tidusfinal, per esempio. Uno sconosciuto conosciuto una sera in chat - credo fosse il settembre 2001, mese tristemente noto per l'incidente di Zanardi - che con poche ma ragionate perle di saggezza, nemmeno poi tanto perle e nemmeno poi tanto saggie, mi ha illuminato. Grazie Tidusfinal ovunque e comunque tu sia.
Oppure i due scacchisti inglesi ubriachi di Granada. Sono stati loro a illuminarmi. A farmi capire che io non DOVEVO fare niente, ma POTEVO fare tutto.
Semplicemente continuando a dirsi a vicenda "i take the black..so you take the white...no i'm the white...so you take the black..." oppure nemmeno questo, semplicemente mi sono immaginato questo dialogo, ma dopo due ore avevano seccato un'altra birra da 66 a testa (o era sempre la stessa?) e sembravano essere allo stesso punto di prima, accasciati su quella panchina, mentre io dovevo fare la cacca, e Sacchi e Orsi compravano il pane. Per cenare con dei panini.
Per cenare con dei panini. Cioè è successo tutto questo perché abbiamo deciso di cenare con dei panini. Ma pensa te la vita. Cioè, se avessimo deciso "stasera tonno", magari avrei conosciuto la donna della mia vita in un supermercato e ora vivrei a Granada. Oppure, avremmo potuto mangiare la paella, e la mia vita sarebbe perfettamente identica a un anno fa. Pensa cosa poteva succedere con della pizza, sennò.
Ma è geniale tutto questo, oddio, potrei perderci una giornata intera a immaginarmi mondi possibili.
E se facevamo digiuno e bevevamo solo il tinto de verano? Oddio, che figata, credo di non voler più smettere.
Vi taggherò qualcuno a cazzo, qua e la.
Ah, non c'entra un cazzo, però a 25 anni viene fuori anche un po' l'esperienza. E ho capito che quando uno si sente in mezzo al buio, e non vede bene l'uscita, e si sente un po' perso nella (radio)nebbia, quello è il momento in cui sbuca una luce nuova.
E io quella luce nuova non la vedo ancora, ma so che arriverà presto, proprio perché ora non sa da dove possa arrivare. E il bello è potersi immaginare come sarà. E' ancora tutto così in potenza.
Credo di aver di nuovo voglia.
PS. perdonatemi, mi era tornata voglia di taggarvi tutti miei fansss, però facebook fa le bizze come da settimane a questa parte, quindi alcuni mi da errori... magari metto a posto domani...
martedì 6 gennaio 2009
Il capodanno di Giulio
Queste sono le frequenze digitali di RadioScoziaLibera.
Mi scuso per gli auguri di natale fatti dal nostro affittuario, come ben sapete non condividiamo assolutamente. Qui per noi il natale è soltanto panettone, limoncello, grappe, sigari, cibo da asporto, e tanto sporco da pulire, dentro e fuori i water.
Ma ci siamo divertiti, un po'. C'è sempre qualcosa che manca, chissà se riusciremo a riempirlo con un po' di buona musica e una bella storia del cazzo. Perché da questa bettola, da queste sede fetida, non possiamo far altro che ridere amaramente, e dire che quest'anno Gesù Bambino è un po' ritardo. Si si, è proprio in ritardo. Vogliamo fargli un cesareo a questa povera ragazza?
Beh, la storia che sto per raccontarvi è del nostro amico Giulio. Dove l'avevamo lasciato? Non lo so, però questo è il suo capodanno.
31/12/2008
Giulio si veste come si deve. Per uscire con la Valentina Pozzato.
Ora: Giulio sa benissimo che la Valentina Pozzato avrebbe dovuto cancellarla dalla sua vita. Ma un conto è la Valentina Pozzato, un conto è la Valentina Pozzato travestita da donna della sua vita. Voglio dire: capiamolo, sto povero Giulio.
Capiamolo si, ma giustifichiamolo no.
Mangiano cibo da asporto anche loro, quella sera, e Giulio inizia la serata in piedi, sotto la pioggia ghiacciata, con in mano una sporta di birre semifredde e cibo semicaldo. La sta aspettando, lei gli ha detto esci fuori che sono già qui, e ovviamente ancora deve partire.
Ma Giulio sopporta. A lavorare per così tanto in un posto così brutto ha sviluppato un livello di sopravvivenza che è tutto ancora da scoprire, signori.
Insomma, poi lei arriva, cenano, e sembra che tutto vada bene, poi lei si cambia, e sembra quasi che magari anche gliela dia, ma "no no dopo".
Dopo cosa? A lui lei non gliel'ha mai data, e mai la darà. Dopo cosa? Dopo che Giulio avrà segnato 4 gol al Bernabeu con la maglia del Barcellona? No perché basta dirlo, Giulio sarebbe in grado di farlo.
Insomma, alla fine si parte sulla Punto smarmittata di Giulio per un cazzo di spettacolo pirotecnico, un qualche cosa da prendere freddo, stipati tra ombrelli e petardi, nell'attesa di sentire il fatidico "andiamo a casa tua?".
Solo che piove troppo, e piove questa cazzo di acqua ghiacciata, perché maledetto, fuori c'è 1 grado, e non zero. E allora, niente neve, niente spettacolo, si resta in macchina, a guardare qualche fuoco, sparato da qualche contadino, in mezzo alla campagna, senza neanche il countdown, giusto così, guardando l'orologio della Punto smarmittata che resta sempre indietro e non segna nemmeno neanche i secondi. Insomma, sarebbe un perfetto capodanno indie rock, se lei potesse capirlo. E invece no. Lei è fredda, distaccata come sempre, assente, e stavolta anche di più, e Giulio non capisce che cazzo deve aver visto di tanto speciale in quei 60 chili scarsi di materiale organico, perlopiù acqua.
E allora parte una litigata, un po' una di quelle solite, di quelle in cui Giulio sbotta fuori il suo disappunto, e lei sensibile come un lunotto posteriore, risponde si / no o poc'altro.
E allora si va a casa veramente, solo che si va a casa di lei.
E finisce tutto di nuovo. Com'era giusto che fosse no? Come Giulio voleva, no?
Sembra una canzone di Vasco Brondi. Questi scenari agricoli post industriali, questa merda di vita, questo faticare ad arrivare alla fine del mese, questa società consumistica di merda. Solo che lui, cazzo, ha l'amore. E allora cosa gliene frega a Vasco Brondi, se pesta una merda, se respira i fumi della montedison, se gli si scarica la batteria della macchina, se lo mettono in cassa integrazione, se suo fratello si droga. Lui ha l'amore. Soffre, ma ha l'amore.
Giulio, no. Ed è una fottutissima differenza che fa serata.
Il cielo continua a ostinarsi su questa pioggia ghiacciata, che è persino odiosa per chi deve guidare. Lei scende senza neanche dire un ciao. Ed entra in casa.
Giulio sgomma via, incazzato, deluso, rabbioso, quasi con le lacrime, ma non abbastanza da non accorgersi che nel retrovisore spunto il profilo di una macchina che va in direzione opposta. Una Y a fari spenti. Anche Giulio spegne i suoi.
Ora: a fari spenti guidavano Battisti e Nuvolari, e sono morti entrambi giovani.
Probabilmente la Valentina Pozzato deve aver pensato questa stessa cosa perché li accende e prosegue per il vialone della magione di casa sua. Giulio li tiene spenti, e fa inversione.
Ma fanculo, va. Portami a casa... portami a casa il cazzo. Ora te ne esci e dove vai? Tanto Giulio ti segue.
Ti segue fino a che la Punto ce la fa, perché alla fine del vialone si spegne.
E qui Giulio bestemmia. Si può essere d'accordo o meno, ma è meglio lasciare che Dio e Giulio e se la vedano e si chiariscano tra di loro.
Dopo un minuto la Punto riparte, ma ciao ciao pedinamento.
Allora Giulio si ricorda di Gritty e BREERAA!! che sono due che nel momento del bisogno ci sono sempre.
E infatti ci sono. E allora riesce un po' a passare un finale di serata decente, un inizio di anno accettabile, nella speranza che qualcosa cambi. E' pieno di bambini e bimbe, quel posto, di sfigati e gente assurda, e poi c'è pure un buttafuori che ti fa delle storie per un cazzo di birra che era rimasta dalla cena. Neanche una cazzo di birra! Che poi a Giulio neanche gliene fregava un cazzo di guardarsi quei fuochi. L'incendio del mausoleo, li. Ma che si dessero fuoco tutti quello che ci vivono lo sotto.
E a un certo punto passano "Big Mouth Strikes Again" degli Smiths, e vuol proprio dire che è l'ora di andare a casa a piangere. Infatti la pista si svuota. Anche Gritty e BREERAA!! capiscono che si è già fatta serata.
E nel mentre Dio ha deciso che era il momento di far partire la neve.
Giulio si ritrova così a fare testacoda in giro per i parcheggi. Fino a che la Punto si spegne di nuovo.
Giulio. La punto. La neve. Il sapore dell'alcol in bocca. Le lacrime lungo la faccia. I fari accesi. Le razzate per terra. Il freddo. Gli Smiths. Il sonno. Buon anno, Giulio.
Beh a me tutto sto racconto non fa ridere per un cazzo. Se c'è una regia in tutto questo, boh, vorrei parlargli e dirgliene 4. Perché tutto questo dare e togliere, a noi di RadioScoziaLibera, non ci piace di certo. Non ne capiamo il senso.
A noi questa storia di Giulio non ci piace.
BREERAA!! metti su una merda migliore di questa.
Bloc Party - Like Eating Glass
e andiamo avanti fino a piangere con tutta la discografia.
Mi scuso per gli auguri di natale fatti dal nostro affittuario, come ben sapete non condividiamo assolutamente. Qui per noi il natale è soltanto panettone, limoncello, grappe, sigari, cibo da asporto, e tanto sporco da pulire, dentro e fuori i water.
Ma ci siamo divertiti, un po'. C'è sempre qualcosa che manca, chissà se riusciremo a riempirlo con un po' di buona musica e una bella storia del cazzo. Perché da questa bettola, da queste sede fetida, non possiamo far altro che ridere amaramente, e dire che quest'anno Gesù Bambino è un po' ritardo. Si si, è proprio in ritardo. Vogliamo fargli un cesareo a questa povera ragazza?
Beh, la storia che sto per raccontarvi è del nostro amico Giulio. Dove l'avevamo lasciato? Non lo so, però questo è il suo capodanno.
31/12/2008
Giulio si veste come si deve. Per uscire con la Valentina Pozzato.
Ora: Giulio sa benissimo che la Valentina Pozzato avrebbe dovuto cancellarla dalla sua vita. Ma un conto è la Valentina Pozzato, un conto è la Valentina Pozzato travestita da donna della sua vita. Voglio dire: capiamolo, sto povero Giulio.
Capiamolo si, ma giustifichiamolo no.
Mangiano cibo da asporto anche loro, quella sera, e Giulio inizia la serata in piedi, sotto la pioggia ghiacciata, con in mano una sporta di birre semifredde e cibo semicaldo. La sta aspettando, lei gli ha detto esci fuori che sono già qui, e ovviamente ancora deve partire.
Ma Giulio sopporta. A lavorare per così tanto in un posto così brutto ha sviluppato un livello di sopravvivenza che è tutto ancora da scoprire, signori.
Insomma, poi lei arriva, cenano, e sembra che tutto vada bene, poi lei si cambia, e sembra quasi che magari anche gliela dia, ma "no no dopo".
Dopo cosa? A lui lei non gliel'ha mai data, e mai la darà. Dopo cosa? Dopo che Giulio avrà segnato 4 gol al Bernabeu con la maglia del Barcellona? No perché basta dirlo, Giulio sarebbe in grado di farlo.
Insomma, alla fine si parte sulla Punto smarmittata di Giulio per un cazzo di spettacolo pirotecnico, un qualche cosa da prendere freddo, stipati tra ombrelli e petardi, nell'attesa di sentire il fatidico "andiamo a casa tua?".
Solo che piove troppo, e piove questa cazzo di acqua ghiacciata, perché maledetto, fuori c'è 1 grado, e non zero. E allora, niente neve, niente spettacolo, si resta in macchina, a guardare qualche fuoco, sparato da qualche contadino, in mezzo alla campagna, senza neanche il countdown, giusto così, guardando l'orologio della Punto smarmittata che resta sempre indietro e non segna nemmeno neanche i secondi. Insomma, sarebbe un perfetto capodanno indie rock, se lei potesse capirlo. E invece no. Lei è fredda, distaccata come sempre, assente, e stavolta anche di più, e Giulio non capisce che cazzo deve aver visto di tanto speciale in quei 60 chili scarsi di materiale organico, perlopiù acqua.
E allora parte una litigata, un po' una di quelle solite, di quelle in cui Giulio sbotta fuori il suo disappunto, e lei sensibile come un lunotto posteriore, risponde si / no o poc'altro.
E allora si va a casa veramente, solo che si va a casa di lei.
E finisce tutto di nuovo. Com'era giusto che fosse no? Come Giulio voleva, no?
Sembra una canzone di Vasco Brondi. Questi scenari agricoli post industriali, questa merda di vita, questo faticare ad arrivare alla fine del mese, questa società consumistica di merda. Solo che lui, cazzo, ha l'amore. E allora cosa gliene frega a Vasco Brondi, se pesta una merda, se respira i fumi della montedison, se gli si scarica la batteria della macchina, se lo mettono in cassa integrazione, se suo fratello si droga. Lui ha l'amore. Soffre, ma ha l'amore.
Giulio, no. Ed è una fottutissima differenza che fa serata.
Il cielo continua a ostinarsi su questa pioggia ghiacciata, che è persino odiosa per chi deve guidare. Lei scende senza neanche dire un ciao. Ed entra in casa.
Giulio sgomma via, incazzato, deluso, rabbioso, quasi con le lacrime, ma non abbastanza da non accorgersi che nel retrovisore spunto il profilo di una macchina che va in direzione opposta. Una Y a fari spenti. Anche Giulio spegne i suoi.
Ora: a fari spenti guidavano Battisti e Nuvolari, e sono morti entrambi giovani.
Probabilmente la Valentina Pozzato deve aver pensato questa stessa cosa perché li accende e prosegue per il vialone della magione di casa sua. Giulio li tiene spenti, e fa inversione.
Ma fanculo, va. Portami a casa... portami a casa il cazzo. Ora te ne esci e dove vai? Tanto Giulio ti segue.
Ti segue fino a che la Punto ce la fa, perché alla fine del vialone si spegne.
E qui Giulio bestemmia. Si può essere d'accordo o meno, ma è meglio lasciare che Dio e Giulio e se la vedano e si chiariscano tra di loro.
Dopo un minuto la Punto riparte, ma ciao ciao pedinamento.
Allora Giulio si ricorda di Gritty e BREERAA!! che sono due che nel momento del bisogno ci sono sempre.
E infatti ci sono. E allora riesce un po' a passare un finale di serata decente, un inizio di anno accettabile, nella speranza che qualcosa cambi. E' pieno di bambini e bimbe, quel posto, di sfigati e gente assurda, e poi c'è pure un buttafuori che ti fa delle storie per un cazzo di birra che era rimasta dalla cena. Neanche una cazzo di birra! Che poi a Giulio neanche gliene fregava un cazzo di guardarsi quei fuochi. L'incendio del mausoleo, li. Ma che si dessero fuoco tutti quello che ci vivono lo sotto.
E a un certo punto passano "Big Mouth Strikes Again" degli Smiths, e vuol proprio dire che è l'ora di andare a casa a piangere. Infatti la pista si svuota. Anche Gritty e BREERAA!! capiscono che si è già fatta serata.
E nel mentre Dio ha deciso che era il momento di far partire la neve.
Giulio si ritrova così a fare testacoda in giro per i parcheggi. Fino a che la Punto si spegne di nuovo.
Giulio. La punto. La neve. Il sapore dell'alcol in bocca. Le lacrime lungo la faccia. I fari accesi. Le razzate per terra. Il freddo. Gli Smiths. Il sonno. Buon anno, Giulio.
Beh a me tutto sto racconto non fa ridere per un cazzo. Se c'è una regia in tutto questo, boh, vorrei parlargli e dirgliene 4. Perché tutto questo dare e togliere, a noi di RadioScoziaLibera, non ci piace di certo. Non ne capiamo il senso.
A noi questa storia di Giulio non ci piace.
BREERAA!! metti su una merda migliore di questa.
Bloc Party - Like Eating Glass
e andiamo avanti fino a piangere con tutta la discografia.
mercoledì 24 dicembre 2008
Auguri di Buon Natale
Anche se come sempre il Natale non è molto sentito nè questo blog prima, nè su RadioScoziaLibera poi, un augurio di Buon Natale a tutti i pochi ma imperterriti lettori...
venerdì 22 dicembre 2006
All I want 4 Xmas…
Boh… mica voglio sminuire chi ci crede, o dargli
contro. Per una volta non do contro nessuno… e dico solo mia. Per una
volta con umiltà.
Eh niente, è che a me il Natale…
Cioè per carità, non voglio fare il solito post moralista che il vero del Natale è Gesù che nasce e bla bla bla bla bla… insomma, stamattina la Karima mi fa "vuoi che venga Lunedì? perché ho visto su calendario festa… io niente festa… per me no festa…"
Si insomma, lei è musulmana, è in nero, per lei cambia poco… poi c’ho pensato, a parte che mi dispiaceva per lei, perché insomma magari i figli occidentalizzandi sono a casa da scuola, suo marito che è in regola pure, dai le ho detto di non venire… dai magari si farà un giro per cento, con tutte le luci… il natale è bello anche da musulmani dai… che poi alla fine è un favore fino a un certo punto, perché appunto se lei sta a casa, essendo in nero, non lavora e non guadagna.
Che poi ho pensato pure a mio padre… insomma è Natale, lui sta in casa, e metti che arrivano i parenti (anche senza metti… arrivano sicuro…) e allora non era bello che mentre arriva sta gente incartolata con i regali sta qua ti sbatte l’aspirapolvere sulle scarpe eleganti nuove spianate giusto la sera prima della vigilia…
Perché sia chiaro: io il pomeriggio di Natale sono in fuga perenne da casa mia da almeno 5 anni, un po’ come i colombiani al giro d’Italia, che alla prima salita vanno in fuga. E vengono ripresi subito. E infatti io alla sera poi torno a casa per cena.
I colombiani vincono la maglia verde degli scalatori, io vinco un pomeriggio senza parenti. E non è poco.
Ma torniamo al punto. A me il Natale non piace. Da piccolo si mi piaceva… dai, fino a qualche anno fa. Poi ho smesso di fare il presepe e l’albero… cioè, l’albero c’è, lo fa mio fratello. A parte il 2001, anno in cui per un motivo o l’altro si è saltato anche l’albero.
Ma non mi piace più tutta questa atmosfera pseudopatetica… tutti a correre dietro per i regali… tutti a correre dietro per il cenone con i parenti… e le luci… e le canzoncine di natale…Si si, che poi l’albero, il cenone, la veglia, il cristianesimo, e poi alla prima stronzata che… ma lasciamo perdere.
Torno a me: no, tutto questo non mi piace più. Ho proprio voglia di partire di casa il 23 dicembre e tornare il 7 gennaio. Niente regali, niente cene, niente parenti.
Cioè poi sono cristiano cattolico praticante, non dico un buon cristiano perché quello non credo di esserlo, però insomma cerco di fare del mio meglio, con volontà e impegno variabile, come in tutte le mie cose. E quindi so che in realtà dovrei pensare a Gesù bambino che si fa uomo e bla bla bla…Ma sinceramente non mi viene da pensarci proprio. Io credo che anche Giulio sarebbe d’accordo con me…
Caro Babbo Natale, ormai quest’anno è andato… ma per il Natale 2007, facciamo così: non facciamolo. Dai, non muore nessuno, al massimo per un anno "non nasce" Gesù. Al massimo ne faremo nascere due l’anno dopo, dai. Magari Dan Brown ci fa pure un bel libro.
Dai, anche nel 2001 hanno saltato l’MTV day. (forse per quello poi ho saltato l’albero… vedi le influenze dell’11 settembre? forse era troppo alto e avevo paura ci sbattesse contro un aereo…)Eh? Ti ho convinto? Dai dai dai… magari facciamo vacanza lo stesso, il 25, e anche il 26, così per dare un po’ di relax. E poi capodanno si festeggia lo stesso… dai, possiamo festeggiare pure la befana, ti concedo anche quella.
Ma dai per un anno basta con il Natale… magari mi torna la voglia. Chissà.
Eh niente, è che a me il Natale…
Cioè per carità, non voglio fare il solito post moralista che il vero del Natale è Gesù che nasce e bla bla bla bla bla… insomma, stamattina la Karima mi fa "vuoi che venga Lunedì? perché ho visto su calendario festa… io niente festa… per me no festa…"
Si insomma, lei è musulmana, è in nero, per lei cambia poco… poi c’ho pensato, a parte che mi dispiaceva per lei, perché insomma magari i figli occidentalizzandi sono a casa da scuola, suo marito che è in regola pure, dai le ho detto di non venire… dai magari si farà un giro per cento, con tutte le luci… il natale è bello anche da musulmani dai… che poi alla fine è un favore fino a un certo punto, perché appunto se lei sta a casa, essendo in nero, non lavora e non guadagna.
Che poi ho pensato pure a mio padre… insomma è Natale, lui sta in casa, e metti che arrivano i parenti (anche senza metti… arrivano sicuro…) e allora non era bello che mentre arriva sta gente incartolata con i regali sta qua ti sbatte l’aspirapolvere sulle scarpe eleganti nuove spianate giusto la sera prima della vigilia…
Perché sia chiaro: io il pomeriggio di Natale sono in fuga perenne da casa mia da almeno 5 anni, un po’ come i colombiani al giro d’Italia, che alla prima salita vanno in fuga. E vengono ripresi subito. E infatti io alla sera poi torno a casa per cena.
I colombiani vincono la maglia verde degli scalatori, io vinco un pomeriggio senza parenti. E non è poco.
Ma torniamo al punto. A me il Natale non piace. Da piccolo si mi piaceva… dai, fino a qualche anno fa. Poi ho smesso di fare il presepe e l’albero… cioè, l’albero c’è, lo fa mio fratello. A parte il 2001, anno in cui per un motivo o l’altro si è saltato anche l’albero.
Ma non mi piace più tutta questa atmosfera pseudopatetica… tutti a correre dietro per i regali… tutti a correre dietro per il cenone con i parenti… e le luci… e le canzoncine di natale…Si si, che poi l’albero, il cenone, la veglia, il cristianesimo, e poi alla prima stronzata che… ma lasciamo perdere.
Torno a me: no, tutto questo non mi piace più. Ho proprio voglia di partire di casa il 23 dicembre e tornare il 7 gennaio. Niente regali, niente cene, niente parenti.
Cioè poi sono cristiano cattolico praticante, non dico un buon cristiano perché quello non credo di esserlo, però insomma cerco di fare del mio meglio, con volontà e impegno variabile, come in tutte le mie cose. E quindi so che in realtà dovrei pensare a Gesù bambino che si fa uomo e bla bla bla…Ma sinceramente non mi viene da pensarci proprio. Io credo che anche Giulio sarebbe d’accordo con me…
Caro Babbo Natale, ormai quest’anno è andato… ma per il Natale 2007, facciamo così: non facciamolo. Dai, non muore nessuno, al massimo per un anno "non nasce" Gesù. Al massimo ne faremo nascere due l’anno dopo, dai. Magari Dan Brown ci fa pure un bel libro.
Dai, anche nel 2001 hanno saltato l’MTV day. (forse per quello poi ho saltato l’albero… vedi le influenze dell’11 settembre? forse era troppo alto e avevo paura ci sbattesse contro un aereo…)Eh? Ti ho convinto? Dai dai dai… magari facciamo vacanza lo stesso, il 25, e anche il 26, così per dare un po’ di relax. E poi capodanno si festeggia lo stesso… dai, possiamo festeggiare pure la befana, ti concedo anche quella.
Ma dai per un anno basta con il Natale… magari mi torna la voglia. Chissà.
martedì 5 dicembre 2006
La messa di mezzanotte a Natale & varie altre disfunzioni
…venere non ritorna. MAI. quindi è inutile anche solo farsi venire certi pensieri.
che tanto non tornerebbe indietro nessuno. che tanto qui corrono tutti: se ti senti inseguito dai fantasmi del passato, sei solo tu che stai correndo troppo piano.
e poi io non credo ai fantasmi.
Credo nelle rovesciate di Ganz, e nei riff di Matthew Bellamy…
Credo che prima di mettere la testa a posto, forse bisogna metterla storta. Ma forse è anche vero che mettere la testa storta, se sai già che è una cosa sbagliata, forse non ti porta da nessuna parte.
Certo è che anche il mio letto non mi porta da nessuna parte: però ci salgo sopra ogni sera.
Che paragoni del cazzo. Però mi piaceva, lo lascio.
Sto alternando maiuscole e minuscole, sto proprio utilizzando una licenza poetica che non ho e non potrei/non vorrei/non dovrei usare, ma ci sta bene e lo faccio.
poi dicono che dovrei farci un libro, lo so e lo farò, ma il bello del blog è questa editorialità fai da te e "easy publishing". cioè scrivo una stronzata, e oppalà già la leggono tutti.
un po’ come quando esci con una, neanche il tempo di tornare a casa e già "ci sei insieme". eh ma è il 21° secolo, va tutto così veloce…
…eppure ci sono cose che non passano mai, tipo la messa di mezzanotte a Natale. diomio che calvario. poi sei li, accaldato perché la chiesa è stipata di cristiani da minimo sindacale (quelli di natale&pasqua per tradizione), hai mangiato come un maiale, hai anche bevuto, ci sono tutte queste luci e queste candele, ci sono questi cori… è quasi un trip di sofferenza. però che palle la corale di penzale. bravi eh, ma diomio… dai andate a cantare da un’altra parte. perfavore. io volevo solo andare a messa.
ecco.
ma cosa c’entra tutto questo?
sai che non lo so?
mi stavo chiedendo: riuscirò a imparare dai miei errori? o ciclicamente compio gli stessi percorsi? riuscirò a imparare a non cadere nelle stesse cose? o vado sempre a ricercarmi le stesse situazioni?
sto davvero crescendo oppure no? mi merito un posto sicuro in cui vivere o "non ne sono degno", nel senso che non sono "la brava persona" che sembra che io sia (o che io faccia finta di essere)?
quanto sono border-line da 1 a 10?
dove devo stare?
quanto devo condividere con le persone con cui vivo (in senso lato e in senso alato e in senso a lato)?
riuscirò a darmi un ritmo/uno stile necessario per una certa vita? sarò mai in grado di vivere quello che devo vivere?
qual’è la mia vita?
ecco. eccomi in un "momento soriani". una volta (una settimana fa) avrei detto "eh ma è novembre". ora novembre non è più… sarà sto tempo di merda che lentamente mi uccide dentro. sarà.
certo che a londra è anche peggio. ma almeno è una città più viva di questa. che anche questa poi è una città viva, se la si sa vivere. non è che perché ci sei nato il tuo posto è una merda. diciamolo. smettiamo di dover credere che andarsene dalla propria città natale è per forza figo. può essere necessario, può essere bello, però smontiamo anche questo luogo comune del cazzo.
cento è una bella città, tiè. e smettiamo di dire che i centesi sono stronzi fighetti con la puzza sotto il naso. i centesi sono come tutti gli altri, alla fine, ci sono gli stronzi, i fighetti, quelli con la puzza sotto il naso, ok, forse sono anche la maggioranza della popolazione, può essere. ma non sono tutti così.
certo è che a cento c’è una mentalità ancora paesana,ma collocata in una piccola città. ovvero: non siamo il piccolo paese dove te ne devi andare per forza, perché qui, alla faccia di chi va di continuo a bologna, c’è già tutto (o quasi, a parte il rivenditore ticketone, il centro fastweb, il centro telecom, e altre cosine similari).
però c’è la mentalità paesana dove ovunque ti giri hai incollato sulla schiena il tuo userID con tanto di genitori, storia, rendimento scolastico, exragazze, compagnie con cui sei uscito, ecc. ecc.
e quello non te lo scrolli: allora o te lo costruisci bene, o cerchi di correggerlo. ma sono cose lunghe e impegnative… chi non ci riesce/chi non ha voglia di impegnarsi in questo allora fuga via verso altri lidi, senza maiscuola.
certo, a volte per ti vengono attaccate addosso delle etichette pesanti o false, e allora è normale "arrendersi". bisogna valutare caso per caso.
mi mancano alcune persone, lo so, è normale. ma venere non ritorna. MAI.
"I miss you, I guess that I should… 3500 miles away, but what would you change if you could?"
Niente. Non cambierei proprio niente di tutto quello che ho fatto.
poi a volte le cose non si mettono come vorresti, perché non si vive a compartimenti stagni, e non riesci a vivere di pippoinzaghismo. perché il pippoinzaghismo richiede una forma costante, che a volte non hai. e il pippoinzaghismo stesso contempla il fallimento. perché può succedere.
poi è vero che l’uomo non deve ricercare la perfezione: nel senso che la deve cercare si, ma non deve aspettarsi di trovarla. è un tendere alla perfezione. e qui ringrazio Giovanni Padovani, mitico e storico prof di Filosofia, che prima di tutto mi ha insegnato a pensare un po’ di più e un po’ meglio di quanto non avessi fatto nei miei 16 anni precedenti.
ringrazio anche Orsi per avermi fatto pensare a questa cosa che era nata dal mio post precedente.
che ci fosse Giulio direbbe: "va beh, ma nel pratico della bumbata della prima volta, la perfezione non puoi averla, quindi tendici pure, anzi, è un bene che tu ci tenda alla perfezione… ma se devi stare ad aspettare di trovarla non bumbi più!"
a volte Giulio è anche una persona seria, nel suo essere Giulio.
e io invece che non sono Giulio, potrei dire citando i Bluvertigo: "la perfezione è un’utopia: ed è per questo che va ricercata".
va ricercata, ma non aspettarti di trovarla su questa terra.
una volta, eravamo ubriachi e minorenni in gita a Salisburgo, e nacque un altergo abbastanza serio sulla differenza tra i termini "cercare" e "trovare". qualcuno sosteneva che fossero sinonimi, io invece ero convinto (e lo sono tutt’ora) che mentre "cercare" indichi un’azione con esito incerto, ancora sconosciuto, "trovare" indica un’azione già con esito che tende al positivo. poi è vero che possono essere usati anche come sinonimi, ma vabè, l’italiano è piuttosto versatile.
sto ascoltando in sottofondo "august and everything after". un album del genere in sottofondo è come usare la birra Du Demon per cuocerci i wurstel. ciao la Du Demon! saranno anni che non ne bevo. sarà da quando ero minorenne, forse.
bei tempi quelli… c’erano meno pensieri: oppure, ce n’erano lo stesso tanto e a loro modo altrettanto seri, eppure c’erano meno problemi. ecco, è questa la differenza: ci sembrava avessimo tanti problemi e in realtà ne avevamo un tot meno di quelli che adesso. ogni cosa che guadagni è una cosa da gestire.
certo, tutto questo se vuoi vivere davvero. perché se ti accontenti di vivere con l’autofreno e il cambio automatico, e magari anche le righine tratteggiate per terra, come in GP-GP2-GP3-GP4, allora forse non cambia molto. ma allora te non stai vivendo, bell’uomo.
boh e poi ci sarebbe tanto altro da dire, a questo punto sacchi non starà più leggendo, e si lamenterà dei miei post sproloqui troppo lunghi. ma se sta leggendo fino a qua si meriterebbe un premio: tipo che io andassi con lui a Milano per gli incubus… si ma fino a Milano… e poi 30 euro… dai, che si accontenti dei verdena all’estragon. E poi sto già ascoltando "il suicidio del samurai".
inevitabilmente BLOGORROIC: un modo inutile per passarsi il tempo invece che studiare.
che tanto non tornerebbe indietro nessuno. che tanto qui corrono tutti: se ti senti inseguito dai fantasmi del passato, sei solo tu che stai correndo troppo piano.
e poi io non credo ai fantasmi.
Credo nelle rovesciate di Ganz, e nei riff di Matthew Bellamy…
Credo che prima di mettere la testa a posto, forse bisogna metterla storta. Ma forse è anche vero che mettere la testa storta, se sai già che è una cosa sbagliata, forse non ti porta da nessuna parte.
Certo è che anche il mio letto non mi porta da nessuna parte: però ci salgo sopra ogni sera.
Che paragoni del cazzo. Però mi piaceva, lo lascio.
Sto alternando maiuscole e minuscole, sto proprio utilizzando una licenza poetica che non ho e non potrei/non vorrei/non dovrei usare, ma ci sta bene e lo faccio.
poi dicono che dovrei farci un libro, lo so e lo farò, ma il bello del blog è questa editorialità fai da te e "easy publishing". cioè scrivo una stronzata, e oppalà già la leggono tutti.
un po’ come quando esci con una, neanche il tempo di tornare a casa e già "ci sei insieme". eh ma è il 21° secolo, va tutto così veloce…
…eppure ci sono cose che non passano mai, tipo la messa di mezzanotte a Natale. diomio che calvario. poi sei li, accaldato perché la chiesa è stipata di cristiani da minimo sindacale (quelli di natale&pasqua per tradizione), hai mangiato come un maiale, hai anche bevuto, ci sono tutte queste luci e queste candele, ci sono questi cori… è quasi un trip di sofferenza. però che palle la corale di penzale. bravi eh, ma diomio… dai andate a cantare da un’altra parte. perfavore. io volevo solo andare a messa.
ecco.
ma cosa c’entra tutto questo?
sai che non lo so?
mi stavo chiedendo: riuscirò a imparare dai miei errori? o ciclicamente compio gli stessi percorsi? riuscirò a imparare a non cadere nelle stesse cose? o vado sempre a ricercarmi le stesse situazioni?
sto davvero crescendo oppure no? mi merito un posto sicuro in cui vivere o "non ne sono degno", nel senso che non sono "la brava persona" che sembra che io sia (o che io faccia finta di essere)?
quanto sono border-line da 1 a 10?
dove devo stare?
quanto devo condividere con le persone con cui vivo (in senso lato e in senso alato e in senso a lato)?
riuscirò a darmi un ritmo/uno stile necessario per una certa vita? sarò mai in grado di vivere quello che devo vivere?
qual’è la mia vita?
ecco. eccomi in un "momento soriani". una volta (una settimana fa) avrei detto "eh ma è novembre". ora novembre non è più… sarà sto tempo di merda che lentamente mi uccide dentro. sarà.
certo che a londra è anche peggio. ma almeno è una città più viva di questa. che anche questa poi è una città viva, se la si sa vivere. non è che perché ci sei nato il tuo posto è una merda. diciamolo. smettiamo di dover credere che andarsene dalla propria città natale è per forza figo. può essere necessario, può essere bello, però smontiamo anche questo luogo comune del cazzo.
cento è una bella città, tiè. e smettiamo di dire che i centesi sono stronzi fighetti con la puzza sotto il naso. i centesi sono come tutti gli altri, alla fine, ci sono gli stronzi, i fighetti, quelli con la puzza sotto il naso, ok, forse sono anche la maggioranza della popolazione, può essere. ma non sono tutti così.
certo è che a cento c’è una mentalità ancora paesana,ma collocata in una piccola città. ovvero: non siamo il piccolo paese dove te ne devi andare per forza, perché qui, alla faccia di chi va di continuo a bologna, c’è già tutto (o quasi, a parte il rivenditore ticketone, il centro fastweb, il centro telecom, e altre cosine similari).
però c’è la mentalità paesana dove ovunque ti giri hai incollato sulla schiena il tuo userID con tanto di genitori, storia, rendimento scolastico, exragazze, compagnie con cui sei uscito, ecc. ecc.
e quello non te lo scrolli: allora o te lo costruisci bene, o cerchi di correggerlo. ma sono cose lunghe e impegnative… chi non ci riesce/chi non ha voglia di impegnarsi in questo allora fuga via verso altri lidi, senza maiscuola.
certo, a volte per ti vengono attaccate addosso delle etichette pesanti o false, e allora è normale "arrendersi". bisogna valutare caso per caso.
mi mancano alcune persone, lo so, è normale. ma venere non ritorna. MAI.
"I miss you, I guess that I should… 3500 miles away, but what would you change if you could?"
Niente. Non cambierei proprio niente di tutto quello che ho fatto.
poi a volte le cose non si mettono come vorresti, perché non si vive a compartimenti stagni, e non riesci a vivere di pippoinzaghismo. perché il pippoinzaghismo richiede una forma costante, che a volte non hai. e il pippoinzaghismo stesso contempla il fallimento. perché può succedere.
poi è vero che l’uomo non deve ricercare la perfezione: nel senso che la deve cercare si, ma non deve aspettarsi di trovarla. è un tendere alla perfezione. e qui ringrazio Giovanni Padovani, mitico e storico prof di Filosofia, che prima di tutto mi ha insegnato a pensare un po’ di più e un po’ meglio di quanto non avessi fatto nei miei 16 anni precedenti.
ringrazio anche Orsi per avermi fatto pensare a questa cosa che era nata dal mio post precedente.
che ci fosse Giulio direbbe: "va beh, ma nel pratico della bumbata della prima volta, la perfezione non puoi averla, quindi tendici pure, anzi, è un bene che tu ci tenda alla perfezione… ma se devi stare ad aspettare di trovarla non bumbi più!"
a volte Giulio è anche una persona seria, nel suo essere Giulio.
e io invece che non sono Giulio, potrei dire citando i Bluvertigo: "la perfezione è un’utopia: ed è per questo che va ricercata".
va ricercata, ma non aspettarti di trovarla su questa terra.
una volta, eravamo ubriachi e minorenni in gita a Salisburgo, e nacque un altergo abbastanza serio sulla differenza tra i termini "cercare" e "trovare". qualcuno sosteneva che fossero sinonimi, io invece ero convinto (e lo sono tutt’ora) che mentre "cercare" indichi un’azione con esito incerto, ancora sconosciuto, "trovare" indica un’azione già con esito che tende al positivo. poi è vero che possono essere usati anche come sinonimi, ma vabè, l’italiano è piuttosto versatile.
sto ascoltando in sottofondo "august and everything after". un album del genere in sottofondo è come usare la birra Du Demon per cuocerci i wurstel. ciao la Du Demon! saranno anni che non ne bevo. sarà da quando ero minorenne, forse.
bei tempi quelli… c’erano meno pensieri: oppure, ce n’erano lo stesso tanto e a loro modo altrettanto seri, eppure c’erano meno problemi. ecco, è questa la differenza: ci sembrava avessimo tanti problemi e in realtà ne avevamo un tot meno di quelli che adesso. ogni cosa che guadagni è una cosa da gestire.
certo, tutto questo se vuoi vivere davvero. perché se ti accontenti di vivere con l’autofreno e il cambio automatico, e magari anche le righine tratteggiate per terra, come in GP-GP2-GP3-GP4, allora forse non cambia molto. ma allora te non stai vivendo, bell’uomo.
boh e poi ci sarebbe tanto altro da dire, a questo punto sacchi non starà più leggendo, e si lamenterà dei miei post sproloqui troppo lunghi. ma se sta leggendo fino a qua si meriterebbe un premio: tipo che io andassi con lui a Milano per gli incubus… si ma fino a Milano… e poi 30 euro… dai, che si accontenti dei verdena all’estragon. E poi sto già ascoltando "il suicidio del samurai".
inevitabilmente BLOGORROIC: un modo inutile per passarsi il tempo invece che studiare.
lunedì 20 novembre 2006
Pagellone dal doppio weekend!
Pagellone dal doppio weekend! (questo e l’altro)
Voto 10 agli Apres La Classe! Bravi, divertenti, poco sfattoncomunisti, insomma quello che fa bene a tutti e ti fa divertire anche se non conosci i loro pezzi. E per una volta il 10 non se lo prende la gnocchettina di turno.
Voto 9 agli M.Colletti. Tra il buonumore e il bloom, nel giro di 50 metri e 8 giorni ci riservano buona musica e gag degne di nota. Oggi poi Mattia era in forma spagnola esilarante. Un uomo che ammiro. Quella simpatia umile che si fa sempre ascoltare con piacere. Da grande voglio diventare come Mattia Colletti. Ooops, ma sono già grande. Vabbè, prossima vita.
Voto 8 all’Estragon! Davvero un bel posto. Con tanto di ampio parcheggio.
Voto 7 a Jobba e BennyD… il primo perché dopo il busso di venerdì scorso, scende, saluta Diego, e si accende una paglia come se nulla fosse. E la sorella perché sarà la mia assistente per Natale in Decibel! E poi devo farle recuperare il 5 della pagella scorsa…
Voto 6 a Sacchi navigatore. Dai, alla fine arriviamo sempre dove vogliamo. Niente birra e camogli all’autogrill, tiè!
Voto 5 ai video musicali contro Bush. Basta, ci hanno stancato. Se ce l’avete con Bush usate altre forme artistiche, su, ma basta video musicali contro Bush. Avete reso.
Voto 4 a Riccardo Ravaglia, informatore contaballe di Fastweb (che tuttavia risulta migliore delle inconcepibili verità di Telecom…)
Voto 3 al mio rendimento al fantacalcio: probabile terza sconfitta consecutiva. E ultimo posto.
Voto 2 al mal di gola che impersevera nella mia trachea o giù di li. Brutto, lungo e fastidioso.
Voto 1 agli ubriachi (presunti gay) che continuano a impezzarci ogni volta che andiamo al 500. BASTA! Se volete tacare della pezza andate dalle nostre amiche, almeno!
Voto 0 come i soldi che il Comune di Cento concederà per lo spettacolo "Natale in Decibel". Lo chiamano "Patrocinio non oneroso". Io lo chiamo "pacca sulla spalla". Al quale rispondo con "dito medio da infilarsi nel culo, voi e il vostro patrocinio. non oneroso, ovvio."
Voto 10 agli Apres La Classe! Bravi, divertenti, poco sfattoncomunisti, insomma quello che fa bene a tutti e ti fa divertire anche se non conosci i loro pezzi. E per una volta il 10 non se lo prende la gnocchettina di turno.
Voto 9 agli M.Colletti. Tra il buonumore e il bloom, nel giro di 50 metri e 8 giorni ci riservano buona musica e gag degne di nota. Oggi poi Mattia era in forma spagnola esilarante. Un uomo che ammiro. Quella simpatia umile che si fa sempre ascoltare con piacere. Da grande voglio diventare come Mattia Colletti. Ooops, ma sono già grande. Vabbè, prossima vita.
Voto 8 all’Estragon! Davvero un bel posto. Con tanto di ampio parcheggio.
Voto 7 a Jobba e BennyD… il primo perché dopo il busso di venerdì scorso, scende, saluta Diego, e si accende una paglia come se nulla fosse. E la sorella perché sarà la mia assistente per Natale in Decibel! E poi devo farle recuperare il 5 della pagella scorsa…
Voto 6 a Sacchi navigatore. Dai, alla fine arriviamo sempre dove vogliamo. Niente birra e camogli all’autogrill, tiè!
Voto 5 ai video musicali contro Bush. Basta, ci hanno stancato. Se ce l’avete con Bush usate altre forme artistiche, su, ma basta video musicali contro Bush. Avete reso.
Voto 4 a Riccardo Ravaglia, informatore contaballe di Fastweb (che tuttavia risulta migliore delle inconcepibili verità di Telecom…)
Voto 3 al mio rendimento al fantacalcio: probabile terza sconfitta consecutiva. E ultimo posto.
Voto 2 al mal di gola che impersevera nella mia trachea o giù di li. Brutto, lungo e fastidioso.
Voto 1 agli ubriachi (presunti gay) che continuano a impezzarci ogni volta che andiamo al 500. BASTA! Se volete tacare della pezza andate dalle nostre amiche, almeno!
Voto 0 come i soldi che il Comune di Cento concederà per lo spettacolo "Natale in Decibel". Lo chiamano "Patrocinio non oneroso". Io lo chiamo "pacca sulla spalla". Al quale rispondo con "dito medio da infilarsi nel culo, voi e il vostro patrocinio. non oneroso, ovvio."
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