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giovedì 17 gennaio 2019

Io & Le Luci (ovvero: lettera a Vasco) (Brondi)

"C'è questo tipo, cantautore, di Ferrara... chitarra e voce... fa cose un po' disagiate, però forti. Dovresti sentirlo, secondo me ti piace. Vorrei intervistarlo al MEI."

Ottobre 2008, nella sede di
Radio Nebbia. Siamo in mezze maniche. Nella sede di Radio Nebbia siamo sempre in mezze maniche, c'è caldo tutto l'anno, il riscaldamento è centralizzato e i termo sono bollenti da ottobre ad aprile. Quando viene spento il riscaldamento centralizzato, ormai fuori ci sono già 25 gradi quindi sei in mezze maniche lo stesso


C'è Fede che mi parla di questo Le Luci della Centrale Elettrica, che in realtà è uno da solo. Io e Fede abbiamo dei gusti molto simili, quindi il giorno dopo in ufficio apro youtube e inizio ad ascoltare.
Ci sono questi pezzi belli, forti, diretti, al limite dell'essere violenti...

"Mentre parecchi facevano l'università, e alcuni si impiccavano in garage, lasciando come ultime volontà le poesie di Vian."
(Le Luci della Centrale Elettrica - Fare i camerieri)

A volte i testi sono semplicemente un elenco di immagini, di metafore, di elementi urbani accostati ad altri poetici... uno schema bene o male ripetuto per tutto il primo album autoprodotto omonimo, che poi ha aperto la strada al primo album ufficiale, "Canzoni da spiaggia deturpata".



Nemmeno due mesi dopo, sono al MEI di Faenza. Fede ti ha contattato e convinto, e tu arrivi da solo, con quella capigliatura fuori da ogni moda.
"Enrico, ciao"
"Vasco, piacere"
E questo rimarrà il nostro unico scambio.
(A parte una volta che ti ho taggato su una foto ad un tuo live e mi hai messo un like, e una volta che ho fatto una stories su due cartelli compro oro (uno a fianco all'altro) e hai messo una reaction alla mia Instagram story.)

"COMPRO ORO! COMPRO ORO!"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Destini Generali)

Il giorno dopo ti sentirò suonare dal vivo, qualche pezzo, al MEI 2008, in un silenzio quasi surreale, di centinaia di persone in un padiglione della Fiera di Faenza rapite dai tuoi pezzi. Dalle tue grida, stonate, dalla tua rabbia, dalle tue parole taglienti.

E niente... le tue "canzoni d'amore, di merda" come avevi definito parlandone con Giorgio Canali (o una cosa simile) mi hanno tenuto parecchia compagnia in un periodo difficile (cioè la vita. La vita è un periodo difficile che si colloca tra la nascita e la morte) e mi hanno ispirato parecchio. Già dal 2009 sul mio blog comparivano parecchie tue tracce. Tracce inteso come canzoni ma anche semplicemente come segni.

E' in questo momento in cui spero il che il tuo primo album, pluripremiato, non abbia un seguito. E' una fotografia, un fermo immagine di una generazione ("una generazione di due persone", dirai tu in parecchie interviste, perché i pezzi spesso parlano di te e della tua ragazza, che poi divenne ex).
Mi chiedo come tu potresti fare un altro album, senza che sia un album fotocopia.

Ricordo anche un live, "La Tempesta sotto le stelle", ovvero il tradizionale festival della tua etichetta Tempesta Dischi all'interno della rassegna ferrarese "Ferrara sotto le stelle".
E sentirti cantare a casa tua, le tue canzoni, nella tua piazza... quando hai fatto "La domenica delle salme" è quasi sembrato un tuo pezzo.

(no, non è quel live - ma la versione che avevi suonato è questa)

E un po', va detto: "Per ora noi la chiameremo felicità"esce del 2010 e un po' risente di questo. In alcuni brani c'è il tentativo di ripetere lo schema vincente senza riuscirci pienamente, o perlomeno senza lo stesso brillante risultato del primo lavoro.
Nonostante sia il lavoro meno riuscito dei 4 album da te pubblicati, è comunque un buon disco. C'è "Anidride Carbonica", che a me piace un sacco. C'è "Cara Catastrofe", che entra a pieno titolo nel tuo repertorio (da lì in poi la suonerai in tutti i tuoi live, o quasi) insieme a "Quando Tornerai dall'estero".
Quando esce questa, come singolo, io sono a Londra.
A Londra dove facevo il cameriere, dove non ci ero andato per dimagrire, ma dimagrivo lo stesso.
A Londra dove una collega del ristorante, ad uno staff meeting dove le era stato chiesto "presentati raccontando un tuo segreto" (che poi quanto è idiota chiedere di raccontare un segreto? che segreto è poi?) lei rispose "ogni tanto mi metto le cuffiette e vado a ballare da sola in strada".
La sera prima era uscito questo.

"nelle nostre camere separate, a inchiodare le stelle"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Cara Catastrofe)

Comunque a colpirmi di più, ovviamente, fu il secondo singolo Quando tornerai dall'estero. Perché siamo sempre l'estero di qualcun altro. E c'è sempre qualcuno più all'estero di noi.

"andremo ancora a letto vestiti"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Quando Tornerai Dall'Estero)

Tutto questo fu ovviamente in un qualche modo convogliato sul mio romanzo Anche se a Londra piove, dove sei uno degli artisti più citati. Una volta ero a Cagliari, e Carlo Birocchi, nel presentare il mio libro al Caffè Savoia, se ne uscì con "il protagonista ascolta un sacco di musica... gli Strokes, gli Oasis... Le Luci della Centrale... ma qui non è solo che gli piace: è proprio che lui con Vasco Brondi CI PARLA!"
Insomma, probabilmente la platea si fece l'idea che Giulio, il protagonista del mio romanzo, fosse una sorta di psicopatico complessato che parlava al suo iPod.
E per questo comprarono il mio libro.
Spero di aver confermato la loro idea.
Se così non fosse, sappiate che a distanza di anni l'autore del romanzo comunque sta davvero scrivendo un post parlando in maniera immaginaria a Vasco Brondi.
Una volta ti ho parlato del mio romanzo in messaggio privato su Facebook, ma non mi hai cagato.
Era a fin di bene, va detto: un euro per ogni copia veniva donato ad Emilia Livet, associazione che raccoglieva fondi per l'allestimento delle scuole emiliane, nel post terremoto.

Ricordo poi un EP, qualche pezzo, qualche live... ti ho visto allo Sherwood Festival 2013 a Padova, dopo il live di Maria Antonietta, mentre appoggiato al muro parlavi con la ragazza di qualcuno. Proprio come nella canzone de I Cani.


***


E poi all'improvviso nel 2014 esce "Costellazioni". Non ricordo bene nemmeno la prima traccia che uscì, ma Costellazioni fu proprio una cosa da "porca troia!".

Qui è venuto a darti una mano Fede Dragogna dei Ministri, e si sente. Si sente che è arrivato qualcuno ad elevarti, a tirarti fuori ancora di più e ancora meglio quello che hai dentro. Non suona come un disco dei Ministri: suona come un tuo disco. Anche se diverso dai precedenti, è proprio una cosa tua.

Uno di quei pezzi che mi fece davvero stupire, sulla sedia di camera mia, a casa di mio padre (che stavo per abbandonare) fu "I Sonic Youth", che merita un post per conto suo. Ma non è nemmeno la più bella. Però quando canti "c'è un campo di calcio, regolamentare" non posso far altro che applaudire con tanto di standing ovation. E' roba da analisi semiotica.

"c'è un campo di calcio, regolamentare"
(Le Luci della Centrale Elettrica - I Sonic Youth)

Queste canzoni le ascoltate decine e decine di volte (non dico centinaia, però l'ordine di grandezza è quello). "Costellazioni" ce l'ho ancora in macchina, per intenderci. E ho cambiato 3 auto da quando è uscito.
C'è "Questo scontro tranquillo" che a me sembra raccontare di come io Fabrizio Marciante facevamo fatica ad avere i soldi per fare la spesa a Londra, e poi ci siamo trovati a presentare i nostri libri a Milano.


"parlami di tutti i miei amici, dei nostri sogni assurdi che si sono avverati"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Questo Scontro Tranquillo)

E poi "Macbeth nella nebbia", ma tante altre canzoni... e frasi... e arrangiamenti... che disco. Costellazioni è un capolavoro. Potrei parlare ancora per righe e righe.
"Blues del delta del Po" sarebbe stata perfetta come colonna sonora per il mio Anche se a Londra piove, ad esempio.
Ho visto 2 o 3 date di questo tour. Una volta, sono arrivato mezzo ubriaco da un aperitivo che si era allungato oltre modo. Mi è sembrato magico.
Questo è stato il primo disco che ho fatto partire nella mia casa di Penzale (quartiere di Cento). Mi ero trasferito in agosto, non c'era caldo, quindi ho aperto tutte le finestre e ho messo su questo disco. Così da far capire fin da subito a tutto il quartiere con chi avevano a che fare.
E poi "nella calma che hanno a notte fonda i viali di Bologna" questo album mi ha accompagnato in tante serate infruttuose in giro per Bologna, mentre "me ne andavo in una città a 40 km".

E poi io facevo l'impiegato (anche se non era un ufficio pubblico, "ero sempre il sole che scende") e spendevo i miei weekend, quando potevo, in piccoli viaggi, e generare "frammenti di discorso che finiscono prendendo un aereo".
E sostenevo che dovessimo andare in Polonia, ad esempio a Cracovia, così avremmo visto "il monumento dei cuori strappati appena fuori Cracovia" di cui gli hipster parlavano benissimo, ma che doveva ancora essere scoperta dal grande pubblico.
E alla fine ci andammo, facendo nascere un gruppo di cavalli dell'est che in pochi anni hanno esplorato buona parte dell'est conosciuto.
Anche se in realtà davanti al monumento dei cuori strappati non ci andammo, perché quel pomeriggio era già freddo, buio, e non avevamo voglia di prendere un autobus... perché in effetti a piedi è troppo in là. E' a Cracovia, ma non in centro: è appena fuori.
Però quello che mi dico sempre è che se una città ti piace devi sempre tenerti buono un motivo per ritornarci, e allora, mi dico sempre che ci ritornerò per andare davanti al monumento dei cuori strappati.

"da una finestra arriva della musica elettronica dell'Est Europa"
(Le Luci della Centrale Elettrica - La Terra, l'Emilia, la Luna)


Poi, a un certo punto, è arrivata la Maja.
Ed è arrivato "Terra", che ho comprato in vinile. Terra mi ha donato, tra i tuoi brani e il tuo libretto di accompagnamento, quella ispirazione che ormai avevo perso. E' stato "il colpo di grazia" ad un romanzo sul quale ho lavorato quasi due anni e che poi ho accantonato. (Che magari prima o poi riprenderò in mano, ma ristrutturandolo fortemente.)
E che mi ha dato spunto per cominciare a scrivere altro. E, gradualmente, a sistemare alcune cose della mia vita.
Magari è solo stata una coincidenza temporale, chissà.
Nel 2016 sono stato in Bosnia, e "dove c’era un minareto o un campanile c’è un albero in fiore tra le rovine" e questo senso di pace "come in un dopoguerra" mi ha accompagnato anche in un viaggio in Polonia con la Maja, l'estate successiva. Perché nei disastri (come l'impianto GPL che non funziona, o il motorino di avviamento che si rompe) ..."il futuro era sempre lì a sorriderci" e in fondo "non c'è alternativa al futuro".

"hai scoperto che Toronto è una Varese più grande"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Coprifuoco)

E siamo arrivati ai giorni nostri.
E Terra è un altro disco bellissimo, anche qui c'è uno stupendo lavoro di arrangiamento e composizione insieme a Fede Dragogna dei Ministri. Si sente quell'aria quasi da "world music" nel senso di prendermi pezzi, strumenti, sonorità da tutto il mondo e portarle a casa.
A casa tua. Ferrara.
E sono venuto ad ascoltarti, spesso con la Maja, in diverse date del tuo tour. Anche in quest'ultimo tour. Volevo venire a dicembre, a Bologna o Ferrara, ma ero impegnato per lavoro. Sono venuto il 9 gennaio al Duse.
E mi hanno telefonato per lavoro mentre ero lì. Ma non ho risposto.
Ormai avevi finito, è stato giusto aspettare la fine. A teatro non si risponde al telefono, e non si scomodano quelli seduti per andare a rispondere.

***

E così siamo alla fine.
Ho lasciato fuori racconti paralleli di amici e amiche, che comunque sono esistiti e mi hanno accompagnato. Ho cercato di parlare di me e te, Vasco Brondi, come se tu fossi un personaggio lontano, e invece poi sei un ferrarese, E sei dell'84 pure tu.
Perdona aver scritto un po' in maniera confusionaria, con sicuramente un sacco di refusi, proprio come si scrive ad uno che si conosce bene di cui tanto te ne puoi fregare di errori e orrori.
Era un modo per salutarti e ringraziarti.

E in realtà sono contento che si chiuda questo "Le Luci della Centrale Elettrica", perché è e sarà una cosa bellissima. Ora sarai libero di fare tante altre cose stupende, sempre come pare a te, lasciando questi bellissimi anni raccolti nelle tue canzoni.

Grazie di tutto, e in bocca al lupo. Ci sentiamo presto.

lunedì 8 gennaio 2018

I miei dischi del 2017

Mi è sempre piaciuto fare classifiche e pagelle. E' una cosa che, ciclicamente, torna anche di moda. Ovviamente la cosa ha spesso riguardato anche la musica. Ed è così che, dopo non averlo fatto per un po' di anni, tiro fuori "i miei dischi dell'anno".
Che significa: i miei dischi preferiti tra quelli che sono usciti nel 2017. Perché se estendessi, dovrei dirvi che quest'anno ho ascoltato anche un sacco anche il primo album dei The XX, ma è del 2009, per dire.
E un po' per tempo, un po' per voglia, non ho di certo ascoltato tutte le maggiori uscite di quest'anno. Potrei aver lasciato fuori album che magari vado a riscoprire tra qualche anno.
Altra premessa: come sapete, non sono un esperto di musica né un musicista, sono solo un appassionato che ne ha ascoltata molta, ne ascolta ancora tanta, e ha un iTunes con 93 giga di mp3.
Ultima premessa: la sensazione generale è che il livello medio, da una decina d'anni a questa parte, si sia un po' abbassato (anche se stiamo parlando di un macro universo), mentre in controtendenza, la situazione italiana mi pare in miglioramento. 
Bando alle ciance: cominciamo.


*** ALBUM STRANIERO ***
Hater - "You tried"


Negli ultimi anni le nuove uscite che ascolto sono prevalentemente italiane, quindi c'è solo un album straniero.
Gli Hater sono quattro ragazzi svedesi di Malmö, e suonano un pop finto disimpegnato e molto low-fi. Un po' per le tematiche, un po' per il suono, a me sembra che abbiano pescato tantissimo dai The Smiths, con una voce femminile.
Questo disco l'ho scoperto tramite Polaroid, autore di una bellissima recensione a riguardo. A me ha subito ricordato gli anni di Londra, dello "scazzo pomeridiano", quando la luce del sole filtrava nella stanza passando attraverso un vetro sporco, in una stanza che puzzava sempre di fumo, dove su un divano impolverato, davanti a un tappeto sporco, bevevo birre in lattina e vini scarsi, ascoltando vecchi vinili segnati e guardando video nostalgici su youtube, insieme al mio amico scrittore. Momenti in cui pensavamo a tutto e in mano non avevamo niente, in cui tutto il mondo era contro di noi (forse non tutto, ma di certo ci sembravano avversi sia l'Italia che il Regno Unito) e sognavamo donne lontane o vicine, o forse donne e basta (si è sempre pescato pochissimo) e speravamo di fare i soldi... almeno ammucchiare quelli che bastassero per arrivare pagare l'affitto e arrivare a fine mese.
"You tried" non parla di niente di tutto questo, ma è impregnato di quella "malinconia splendente" (Polaroid cit.), tipica di una certa fase della giovinezza, del poter avere tutto ma non avere niente, se non pochi rimpianti e rimorsi... che sono pochissimi, ma già sembrano eterni ed enormi.
Probabilmente, ho passato questo, e poterlo rivivere per un attimo, in questi disco di soli 26 minuti, è come farsi un grappino: un bel distillato di tutto quello che fu.


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*** EP STRANIERO ***
The Steady Letters - "The Steady Letters EP"


Non vorrei essere ripetitivo, ma devo dirlo: anche loro vengono da Londra... e portano un rock a metà tra l'indie dei primissimi Arctic Monkeys e un garage rock secco ed efficace. L'EP, ad essere sincero, suona un po' troppo "pulito": i brani sono molto efficaci, ma pagano un po' lo scotto di un arrangiamento in studio che non rende piena giustizia. Tuttavia, se li ho messi in questo resoconto è perché sono convinto del fatto che abbiano un grandissimo potenziale (e dal vivo lo dimostrano già ampiamente). Se passate dalle parti di Londra date un'occhiata alla loro pagina facebook, si sa mai che facciano un live proprio il weekend in cui siete lì voi.


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*** EP ITALIANO ***
Spartiti (Max Collini + Jukka Reverberi) - "Servizio d'ordine EP"


Veniamo alle cose di casa nostra... se per gli Steady Letters era quasi un premio per il debutto, più che per l'EP in sé, anche qui in realtà il premio è più "alla carriera", se non addirittura alle carriere, quelle di Collini e Reverberi, negli Offlaga Disco Pax e nei Giardini di Mirò. Su queste non si discute: da sole potrebbero farmi scrivere post e post (e non è detto che non lo faccia, prima o poi).
Il progetto "Spartiti", nato come spettacolo di reading musicale e alla lunga divenuta una "band" a tutti gli effetti, merita un riconoscimento per il lavoro svolto. Quattro anni di tour, 1 EP live, 1 album in studio e ora questo "Servizio d'ordine EP" che va a chiudere il percorso (non definitivamente, spero) mettendo Spartiti di fatto in pausa e chiudendo di fatto una prima era del gruppo (lo ripeto: vi prego, andate avanti).
Lo "spoken word" in Italia non ha mai preso piede più di tanto, così come i reading e le letture accompagnate da un sottofondo musicale, che sono ancora viste come uno svago da noiosi cinquatenni snob radical chic o giovani hipster... ma ahimé, siamo in Italia. E forse è proprio per questo che è una bella notizia sapere che pur navigando controcorrente, gli OfflagaDiscoPax sono riusciti a ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto nella scena indie dell'epoca, ed inizia ad essere così anche per Spartiti. Ne meriterebbero molto di più, ma cominciamo ad apprezzare quella che c'è... in questo Paese, in questo momento, tutto questo è fonte di speranza.
E' ora che parli anche dell'EP, è vero... anche in questo lavoro, come nei precedenti i testi interpretati (a volte suoi, a volte presi in prestito) da Max si sposano alla perfezione con le basi preparate da Jukka, senza che mai una delle due sovrasti l'altra. Il suono arricchisce la parola, e la parola riempie il suono... perdonatemi se scomodo frasi fatte, ma ad ascoltare il duo reggiano quasi non si percepisce il grossissimo lavoro che c'è alle spalle di tutto questo: è molto difficile partire da brani di altri o racconti già scritti e arrivare a raggiungere una tale alchimia musicale. Eppure, ce l'hanno fatta.
Questo EP di cinque tracce aggiunge al repertorio del duo chicche come "Elena e i Nirvana" e "Ida e Augusta" che da sole valgono il disco.
Ok, forse non siete abituati all'idea del "concerto con le sedie", ma appena tornano dalle vostre parti, andateli a sentire. Nel mentre, c'è Spotify/Youtube/iTunes.


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*** TERZO POSTO ***
Dutch Nazari - "Amore Povero"


Alla fine ho deciso di fare anche una top 3: e al terzo posto c'è Dutch Nazari, che avrebbe quasi potuto vincere anche il "miglior debutto" non fosse che nel 2016 era già uscito un EP, "Diecimila lire". Nel suo primo long playling il buon Duccio (nome di battesimo) tiene altissima la bandiera del cosiddetto "cantautorap", quelli dei giocolieri di parole (per intenderci, tipo Dargen D'Amico e Willie Peyote, due con cui tra l'altro ha collaborato in diversi brani).
E' un tipo di rap che adoro: la ricerca continua del gioco di parole, ma non fine a sé stessa, bensì al servizio del contenuto e del messaggio, con la metrica che a volte quasi sembra sconfinare nel parlato, pur restando indiscutibilmente rap.
I brani sono racconti di vita, di vita "normale" (se il normale esiste), ma Dutch Nazari potrebbe essere un amico di tutti, quello un po' depresso, quello a cui capita di sbronzarsi, quello che fa fatica a trovare da lavorare, quello un po' cinico e disilluso, che ogni tanto trova anche da far bene, ma sempre pronto a cercare un sorriso, anche finto, ma pur sempre un sorriso per fare buon viso al cattivo gioco, che è un po' la società in cui ci ritroviamo.
L'ho visto recentemente al Locomotiv Club (apriva il concerto di Frah Quintale) e mi è piaciuto molto, anche se un po' penalizzato dal trovarsi in un contesto euforico con un album che di euforia ne ha ben poca.
Bravo Dutch, avanti così.


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*** SECONDO POSTO ***
Amari - "Polverone"


Lo ammetto senza troppi problemi: sono di parte e questo secondo posto potete tranquillamente considerarlo un furto, o un favoritismo, o un regalo. Intendiamoci: non ho mai avuto regali dagli amari, a parte un paio di ingressi gratuiti ai tempi degli amari street member e una magliettina che ora mi sta anche stretta. Di certo non mi hanno mai pagato come promoter: sono un semplice fan, e come tale, non posso essere obiettivo, per quanto mi sforzi.
Comunque cerco di esserlo: e penso che obiettivamente questo sia un bel disco. Non tutti i brani forse sono ciambelle uscite con il buco, come si suol dire, ma la ricerca continua di questi simpatici friulani ha dato i suoi frutti, e sono da apprezzare.
C'è chi resta volontariamente fuori dalle dinamiche di mercato e delle scene, e comunque ne viene rispettato (vedi OfflagaDiscoPax e Spartiti, per dirne due sopra) e chi invece viene un po' ingiustamente messo in disparte. Perché? Boh, non lo so. So che gli Amari sono spesso considerati molto meno di quello che meritano.
In questo disco si percepisce benissimo come gli Amari siano sulla scena da vent'anni, hanno suonato tantissimo ma ancora di più hanno ascoltato un botto di dischi di ogni genere, continuano a farlo, e sono in grado di affittare con calma un casolare in Umbria e provare a suonare, a campionare, a comporre, a scrivere. Con molta esperienza, e tanto coraggio. Perché per fare certe cose in Italia e in italiano, ci vuole coraggio. In questo disco torna il rap (lasciato un po' in disparte negli ultimi album), si sentono tante influenze oltreoceano di moltissimi generi diversi, mentre i testi mescolano riflessioni, ironia ed autoironia, con una versatilità che è veramente da pochi (in Italia forse solo Daniele Silvestri e Max Gazzè, ovviamente in maniera diversa e in altri generi).
In questo l'album ho la sensazione del tempo che passa, del vivere il presente con la difficoltà del barcamenarsi facendo musica in tanti modi diversi (Dariella è autore di jingle pubblicitari e colonne sonore, il Pasta gira i club con i Fare Soldi) senza però avere la promozione e i passaggi radiofonici di Ligabue, ma la volontà di cantare l'amore vero senza strumentalizzazioni. Ci sono i traslochi, i viaggi, gli amici che vanno e vengono, ma sempre tornano alla provincia, anche solo per una birra, o per ricordare i tempi universitari in cui si era "punkabbestia", c'è spazio per ricordare Ken il Guerriero citandolo... ho un po' la sensazione che quest'album sia quasi una "prova di forza": sì, si può invecchiare senza diventare vecchi. Si può restare fermi a fare sì che la polvere che si depositi lentamente, a patto che poi al momento ci giusto si sappia come fare per alzarsi di scatto e fare un gran polverone.
Tre brani tre: Punkabbestia, L'amore si prova e Dinosauro (ma in rete i fan degli Amari hanno apprezzato parecchio anche "Tu Tramonto")
Anche gli skit in questo album sono chicche gustose: in "Italian Smemorato" c'è un audio tormentone di Whatsapp campionato ad hoc, in "Telefonata con mia mamma"... una telefonata con la mamma di Dariella, che arriva a cantare Endrigo con l'autotune.
Se tutte le volte che vi alzate di scatto fate uscire un polverone così, allora lasciatevi cadere addosso pure tutta la polvere che volete.


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*** MENZIONI SPECIALI ***

Ok, prima di arrivare al vincitore del mio "miglior disco 2017", vorrei lasciare un po' di premi minori.  Tipo quando al Carnevale di Cento si assegna il premio per il miglior costume o il miglior gettito.
L'ho ascoltato poco, ma mi è sembrato validissimo il debutto di Giorgio Poi ("Fa niente"), dove c'è molto Battisti ma sotto forma di synth pop.
Molto validi anche i Coma_Cose, usciti con un EP e qualche traccia sparsa, anche qui a metà tra Battisti e la trap... attendo con curiosità un album.
Molto bello "Nebbia" dei Gazebo Penguins, un lavoro maturo, quasi un concept album sulla presenza/assenza, per una "indie alternative rock band" (come li definisci, i Pinguini?) che matura senza invecchiare (anche loro, sì).
Ho ascoltato molto anche Coez... beh, ormai ha virato decisamente sul pop, ma mi è piaciuto. E' un bel disco. E mi piace come ancora mantenga una vena rap, nemmeno troppo nascosta. Insomma, per me "Faccio un casino" è promosso, senza dubbio. Si può fare anche un buon disco pop senza che debba essere un capolavoro del cantautorato italico. Oh, accendete una qualunque radio generalista e ditemi qual'è il livello medio, dai...
Ah, un'altra cosa: voglio ascoltare i dischi con calma e con tutto il tempo che meritano e di cui necessitano: quindi mi riservo il diritto di ascoltare più avanti il nuovo dei The XX (di cui ho sentito solo i singoli, molto bene) o St. Vincent (che conosco poco, ma ha fatto uscire dei bei singoli).
Non è assolutamente il loro miglior lavoro, ma "Ti Amo" dei francesissimi Phoenix mi ha rasserenato dopo il mezzo passo falso di "Bankrupt!".
Bene, ora tocca al vincitore...

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*** PRIMO POSTO ***
Le Luci della Centrale Elettrica - "Terra"


No, stavolta non sono di parte: pur essendo un fan di Vasco Brondi (per ancora chi non lo sapesse, è colui che sta dietro al one-man-project Le Luci della Centrale Elettrica), non ho con lui un rapporto di cui posso dirmi musicalmente succube. Non avrei problemi a stroncarlo con ferocia, se inciampasse in un mezzo passo falso, a maggior ragione dopo aver sfornato una serie di album a mio avviso eccezionali, tra cui appunto quest'ultimo "Terra".
Vasco è un tipo strano. Meglio così. Non so dire se il successo gli abbia dato alla testa... non penso, a dire la verità. Certo che il successo cambia: se non altro, solo per la tranquillità di poter arrivare serenamente a fine mese, e poter viaggiare, e poter guardare ed ascoltare il mondo. Soprattutto ascoltare, perché in questo lavoro ci sono davvero tanti suoni, da tutti i continenti... c'è l'Africa, l'Asia, il Messico, i Balcani... il tutto accompagnato da un diario di lavorazione, in cui aneddoti di vita si mescolano con il diario di lavorazione del disco, con la produzione di Fede Dragogna dei Ministri.
Questo disco è una miscela incredibile, ci sono film, libri, canzoni, citazioni di filosofi, suoni ascoltati in giro per il mondo, strumenti comprati in mercatini dispersi... ma se pensate se sia un disco "esterofilo" o una sorta di Lonely Planet in musica, siete fuori strada. Il disco è l'amplificazione della periferia di Milano, del Veneto, di quella società multietnica che faticosamente sta venendo fuori, che lo si voglia o meno. Tutto il casino di questa Terra, è lo stesso che c'è già qui, fuori dalla nostra finestra. E' un disco di speranza, in un certo senso, anche nell'affrontare dinamiche come quelle di migranti e scafisti... c'è sempre un alone di positivismo, in un certo senso, alla faccia della nomea depressa che si era costruito Brondi con i primi lavori.
Mi sembra che voglia dire: tutti insieme, ce la possiamo fare. Io, te, io e te, noi, loro... sembra quasi di essere in una guerra in cui Vasco ci sta spoilerando che c'è un lieto fine, dobbiamo solo essere forti e decisi a terminare questo binge watching a cui siamo forzatamente costretti quotidianamente.
O forse no: ma ce la possiamo fare. E ti prego Vasco, capisco la multietnicità, ma tagliati la barba che stai malissimo.

domenica 17 settembre 2017

Settembre [DET#9]



Riassunto delle puntate precedenti: stavo scrivendo un romanzo. Da circa due anni e mezzo.
Poi, ho avuto un po' di crisi. Un po' di incertezze. E mi sono fermato. Cosa ho fatto negli ultimi tempi? Sto seguendo un "executive master" in Digital Marketing & Social Media Marketing, giusto perché la scrittura non paga le bollette, e sarebbe bello poter pagare le bollette in una maniera dignitosa e conforme all'Articolo 4 della Costituzione Italiana.

(Anche pagare l'affitto, eh.)


E poi, ho abbandonato temporaneamente il progetto DET, che per chi non l'avesse ancora capito (ma forse, l'ho mai detto?) era il nome di lavorazione del mio romanzo. Perché?

Niente, non mi convinceva più. Un po' come certe storie con le tipe. A un certo punto non ti senti più convinto e non ha senso insistere.
La cosa bella di un romanzo è che nel mentre non va a farsi scopare da altri, ma resta lì, nel tuo cassetto, quindi sai sempre che prima o poi puoi tornare a tirarlo fuori. Il romanzo.


Comunque, nonostante il tempo sia poco, a causa del suddetto corso, mi sono messo anche a scrivere qualcosa di nuovo.
Penso tutto sia nato da un commento che ho ricevuto ad una foto che ho pubblicato su Instagram. Una tipa italiana mi commentò con "Inspiring!" e mi parve strano, perché io sono chiaramente italiano, e avevo pubblicato una descrizione in italiano. Capii subito che aveva utilizzato una qualche app di quelle che ti piazzano commenti in automatico in giro per Instagram, nella speranza di beccare nuovi like e follower.
Ma questa cosa dell'inspiring mi rimase, un po'. E' da sempre uno dei problemi della mia terra, il centopievese questo centro del triangolo Bologna-Modena-Ferrara... le cose stimolanti, le cose che mi donano ispirazione, sono ahimè poche. Ed è per questo che è indispensabile cercare un equilibrio dove possano trovare spazio anche persone, cose, luoghi che mi portino ispirazione e stimoli, all'interno della quotidianità.
Perché, ovviamente, ci sono tantissime cose importanti nella vita che non donano ispirazione e stimoli, ma sono importanti lo stesso. Ed è importante averne cura ed apprezzarle. E' questa la sfida quotidiana: mantenere il giusto equilibrio tra tutte le cose.



Comunque, in questa serie di cose "ispiranti", comparve in quei giorni Terra, l'ultimo album de Le Luci della Centrale Elettrica, progetto cantautorale di Vasco Brondi. Nelle versioni "fisiche" del disco (CD e vinile) è allegato una sorta di libro di lavorazione, qualcosa di simile a quello che volevo fare durante il progetto DET, mettendo aggiornamenti sul mio sito internet, ma Vasco l'ha strutturato più come "diario di viaggio".

E credo che la partenza della cosa che sto scrivendo, venga fuori da qui. Da Terra, dal suo diario di lavorazione, (di nuovo) da Le Luci della Centrale Elettrica, insomma.
Non credo vi dirò altro. Non credo stavolta ci saranno altri diari di lavoro, da parte mia. Ci sarà qualche aggiornamento sparso. Ci vorrà molto tempo.
Ma arriverà.
Continuate a seguirmi su facebook e social vari, e continuate a leggere questo blog.
Ogni tanto, continuerò a scrivere anche altre cose sparse, qui sopra.

Settembre è il mio mese preferito, in fondo.

mercoledì 31 dicembre 2014

I dischi nel 2014 (però, i miei)

Come vi ho già detto ho cominciato a postare anche cose leggermente meno psicotico e più a livello di "articoli", o perlomeno di "post tematici".
Un po' come facevo un tempo, un po' come non ho mai fatto.

E' tradizione di fine anno stilare classifiche in cui elencare GLI ALBUM DELL'ANNO, classifiche che servono principalmente a tirarsela, mostrando la propria cultura musicale, l'essere alternativi e indipendenti nel cassare o rivalutare album e artisti famosissimi o sconosciuti.

Non voglio sfociare in tutto questo, io non sono un esperto di musica, ma dico subito che di album veramente validi ne sento sempre meno... ma va anche bene così. Probabilmente l' "epoca d'oro" della musica c'è già stata, e quindi non serve che ogni anno escano centinaia di capolavori, ne bastano appena un paio, che tanto abbiamo già a disposizione centinaia di GB di bella musica.
Ed è per questo che non farò una "top ten", ma mi limiterò ad un podio. Prendendo in considerazioni solo l'Italia.

3) medaglia di bronzo per Ghemon - ORCHidee
Dopo anni di rap "old school" di alta qualità, Ghemon prosegue il suo percorso e svolta completamente (e forse anche definitivamente?) su sonorità pop e soul, con ritornelli spesso cantati dove sfoggiare le sue indubbie qualità vocali. Una band alle spalle (con tanto di coriste) e un approccio creativo diverso, con brani suonati, ma al tempo stesso le metriche vecchio stampo.
Orchidee è un album orecchiabile, con testi maturi, confezionato in maniera "pop soul" e quindi fruibile al grande pubblico: c'è da augurarsi che ora si accorgano di lui (e pare che finalmente inizi ad essere così), perché davvero non ci sarebbero più scuse.
In Italia sono davvero pochi quelli che compiono un percorso di questo tipo e riescono a produrre musica così interessante.
Difficile dire che questo sia il miglior lavoro di Ghemon, data la diversità con i precedenti: di certo lo preferisco ora, ma come si dice... degustibus.

2) medaglia d'argento per Brace - Puledri nello stomaco
Arriva 8 anni dopo il precedente lavoro dei Mr. Brace. In questi 8 anni Brace ha cambiato città più volte, nazione, mestiere, e ha messo da parte una dozzina di brani, in cui Matteo "Costa" Romagnoli (uno dei più interessanti produttori italiani nella scena cosiddetta "indie", al servizio della sua Garrincha Dischi, a sua volta una delle etichette più interessanti in Italia oggi).
Il risultato è notevole: la voce di Brace si muove bene, a volte in derapata e sui cordoli, in brani che spaziano dal pop al grunge passando per risvolti quasi "alla Beirut", dove le chitarre acustiche si fanno supportare da quelle elettriche, dove i pezzi energici si amalgano alle ballate.
Un po' un disco per adulti che hanno saputo conservare un qualcosa di bambino, dove la semplicità non diventa mai banale, e anzi, lascia spazio ad alcuni testi veramente arguti e pungenti.
Se un Ghemon (vedi sopra) ha dovuto aspettare l'album giusto... questo è già l'album giusto. Brace è già pronto per quello che sta succedendo ora ai Perturbazione... c'è da augurarsi che per avere ciò che si merita non debbano passare 10 anni e passare sotto la produzione di Max Casacci. Perché, davvero, quella di Matteo Romagnoli basta e avanza.

1) medaglia d'oro per Le Luci della Centrale Elettrica - Costellazioni
Il rischio era che Vasco Brondi (colui che si cela dietro il nome Le Luci della Centrale Elettrica, per i pochi lettori di questo blog che non lo sapessero ancora) finisse a fare dei dischi fotocopia, magari con qualche piccola perla, ma sempre più parodia di sé stesso.
E' arrivato Federico Dragogna, chitarra dei I Ministri, e ha rimescolato parecchio le carte in tavola. Il risultato è eccezionale, sia in studio che dal vivo, e ci regala un Vasco Brondi inedito, in una sorta di versione 2.0 (nel senso software del termine), dove la forma chitarra e voce accoglie nuovi strumenti e arrangiamenti.
Ma la novità principali è nei toni, probabilmente: il pessimismo cosmico brondiano scema, e lascia spazio a ottimismo, speranza, e addirittura gioia. Se il primo LP "Canzoni da spiaggia deturpata" resta una perfetta fotografia di uno scenario sul finire "degli anni zero", quest'album, a mio giudizio il suo migliore, rimescola le carte e da il via ad un Vasco Brondi pronto a rinnovarsi senza perdere la sua essenza.
Ero un po' curioso ma al tempo stesso scettico su questo album, soprattutto dopo il singolo "Destini Generali" (forse il brano che rende meno l'idea, molto più legati ai primi due lavori), ma poi non ho avuto alcun dubbio.
E andatelo a vedere dal vivo appena ve ne capita l'occasione. Anche se è un ferrarese. :)



Non salgono sul podio, ma voglio comunque menzionare:
Fabi Silvestri Gazzè - Il padrone della festa
A Toys Orchestra - Butterfly Effect
Riccardo Sinigallia - Per tutti
che sono comunque davvero belli, e meritano un ascolto.

Degli stranieri, forse c'è qualcosa di interessante, magari ne parlo in un altro post... ma onestamente non trovo molte cose che mi abbiano colpito particolarmente. Alla prossima... l'anno prossimo.


mercoledì 1 ottobre 2014

I gatti che amano la vita

E poi dove vivo, una città dormitorio dalla quale scrivo
in un paese di ciechi e di sordi - che speri
si rivelino
più cechi e più Sordi quello che credi,
o di quello che vedi
in città dormitorio dove nemmeno trovi da parcheggiare
eppure ci vivi - ci credi?
in quelle tre vie triangolari dove ogni sonno si sembra fermare.
Saranno i gatti che voglion morire
- ma no -
ma la tua vita si svolge su strade molto più lontane,
da dire, da fare
come neanche potessi sentire
il rumore del mare, o una farfalla volare
o semplicemente un treno merci partire.
Che esempi di merda, poi, mica viviamo nelle città Lego
eppure qui l'ego
che nemmeno lego
ci porterà altrove, su ali fatate, o semplicemente datate
a rincorrere eterne chimere
qui, 40 km dalla ciminiere
che luci della centrale elettrica non sono
e non saranno mai
ognuno a rincorrere i suoi guai,
oppure non ci incontreremo mai, ma saremo comunque pronti
anche a non essere amici di Vasco, né Rossi, né Brondi.

Ma le strade davvero qui vanno lontano,
molto oltre questa mano
in un sogno che passa per ogni distributore
nel giorno, nella notte, nell'amore
di chi, di cosa, di che, oh
è passato un cartello, guarda te
come si cambia in fretta provincia, regione, credo e religione
pur di trovare una sola ragione.
Che si vive per raccontare tutto a 40, 30, 20 persone
o anche forse solo una
che i momenti per cui vale la pena vivere non sono quelli in cui respiri
ma quelli che il fiato te lo tolgono
però devi respirare subito dopo, e te lo devi ricordare
sennò è un momento indimenticabile - si ma perché è un infarto
e allora su certe cose non ci dobbiamo scherzare.
Non si scherza sui morti, sui santi, sui fanti,
sugli alfieri e sui re, guai a chiedere perché, su questa scacchiera
e intanto si fa sera
sulle nostre case in affitto, sui sogni emiliani pagati con rate di mutui
e con cartellini quotidiani.
La mia sera giunge al termine, ma non
mai e poi mai
la mia voglia di credere che possiamo
e dobbiamo
arrivare a qualcosa di diverso
perché in fondo lo possiamo avere, un finale migliore
se non altro per trovare un cazzo di parcheggio più vicino a casa.


lunedì 17 marzo 2014

Perché sono tornato da Londra

1) In realtà è una domanda a cui rispondo molto spesso, a volte anche senza che me la facciano, anche se la verità non la dico quasi mai.
Non che sia complicata, non che ci sia qualcosa da nascondere, è che è un discorso molto lungo da affrontare e forse la maggior parte delle volte non interessa veramente a chi me lo sta chiedendo.

2) In realtà se facessi davvero la vita da scrittore, comunque dovrei scrivere articoli per siti e testate più o meno prestigiosi, e sarei sempre senza idee e stra-in ritardo... e mi ritroverei a scrivere queste cose la notte tardi, sbronzo, oppure oltre il termine, la mattina tardi. Ma te lo vedi Il Fatto Quotidiano a cagarmi la minchia sul cellulare perché non gli ho mandato un cazzo di articolo su Sanremo? Che poi neanche lo trovi su youtube Sanremo...

3) In realtà la vita da scrittore la faccio già ed è questa: sto scrivendo su un cazzo di blog che non si caga nessuno un post che non si caga nessuno, e domani alle 8.30 son già li a lavorare per un incontro urgente, che peraltro ho dovuto fissare io. Alla sera ho un programma radio che vedi sopra, poi si va di nuovo a letto stanchi e svogliati. E si riprende a lavorare. Se vuoi scrivere, togli altri 60 minuti al tuo sonno. Poi aggiungi una presentazione a cui non verrà nessuno, in cui venderai 3,4 copie (nel senso decimale del numero) dal quale si e no ti rimborserai la benzina (che poi a 30 anni arriverà il GPL nella tua vita, e se è davvero l'unica innovazione, allora chiudetemi nel bagagliaio al posto della ruota di scorta).

4) In realtà, poi tante altre varie ed eventuali. Dalle quali ricavare racconti. Che non si cagherà nessuno. Ecc ecc ecc bla bla bla.

5) In realtà è"questa bellissima provincia di merda" che sembra anche un verso di Vasco Brondi

6) In realtà sto usando "in realtà" dopo che mi sono accorto che ne stavo abusando spontaneamente, e solo dopo ho deciso di farne una regola.

7) Sono tanto vicino al camb... ah no.

8) In realtà, sono tanto vicino al cambiamento quanto alla stabilità. Di cosa, poi, non lo so. Era solo una sensazione.

9) Oh dai... In realtà, oh dai, tra poco facciamo dieci punti che LeDieci sarebbe contenta ma anche l'Oltreuomo si troverebbe a suo agio.

10) Mi pareva il momento (in realtà) di scrivere qualcosa di mio dopo che l'ultimo post alla fine era di due mesi fa: come se avessi avuto di mesi intensi di chissà cosa, e invece, semplicemente, non sono riuscito a radunare un cazzo in fila da dire, o da scriverlo correttamente, di questo simil cambiare, o cambiare in similpelle, mentre più più probabilmente mi abbasso sempre di più come il muso di una F14-T e cerco di andare avanti fendendo l'aria senza strisciare, quando neanche la prospettiva di dissolvermi in volo come una stella cadente con la scia è realisticamente possibile, e quando anche del gettarmi via la sera per raccogliermi la mattina e riciclarmi il pomeriggio inizio ad esserne stanco.
Forse c'è un'altra alternativa, forse siamo all'inizio di una grande stagione, ma forse, con una seconda ipotesi tanto semplice quando destabilizzante, noi siamo diventati lo studente fuori corso.

(...continua...)

mercoledì 20 giugno 2012

Sarebbe bello

IO CRED(ev)O - 17 maggio
Credo nelle rovesciate di Gattuso, e nei riff di Beppe Maniglia.
Credo nello sbrinamento del freezer, anche se effettuato da me stesso con la collaborazione inesistente di tre donne.
Credo che i soldi spesi si possano a tornare a guadagnare, mentre il tempo speso male non torna più indietro.
Credo nell'SMS del padrone di casa, che ogni due settimane mi ricorda di pagargli l'affitto.
Credo che si possa trovare lavoro. Sempre e comunque.
Credo che le capacità di una persona prima o poi da qualche parte devono venire fuori.
E credo che se questo alla fine non debba succedere, non abbia nemmeno più di tanto senso vivere.


NON E' UN PAESE NORMALE - 6 giugno
E' come se mi avessero tolto qualcosa.
Non so "chi" e "cosa"... potrebbe essere comodo uscirsene con un "loro mi hanno tolto il sorriso" ma poi bisognerebbe specificare chi sono "loro" e quand'è che effettivamente mi hanno tolto questo presunto "sorriso".

Certo, non è stato il terremoto.

Certo, non può essere colpa di un terremoto, che per quanto abbia segnato un territorio, ha colpito solo parzialmente la mia città, distruggendo veramente poco.
Certo, ci sono un sacco di danni.
Molti dei quali riparabili.

In un paese normale.

E sta qui il problema: non c'è più un paese normale. Non lo è più l'Italia, non lo è più Cento, se mai lo è stato. E se mai c'è Stato.


ANIDRIDE CARBONICA - 16 giugno
"Messi è il più grande giocatore di sempre, ha il calcio nella testa."
Mavvaffanculo.
Non so cos'è peggio, se la la rappresentativa del Portogallo che ho nei dintorni.. o me stesso.

L'ubriaco attacca bottone, la tipa da corda, l'altra tipa risponde, il tipo viene svegliato per confermare un'improbabile verità su qualcosa di vagamente calcistico. L'altra tipa dorme, e si sveglia per telefonare ad un'amico fintogay a cui raccontare la serata.
Io sono già sveglio e ascolto Le Luci della Centrale Elettrica.

E si schianteranno in volo ancora su di noi le freccie tricolori come quella sera, anche se tu tipa numero uno ti volti e l'aumento di volume ti impaurisce delle mie cuffiette ti impaurisce, quasi.

E' stato quasi come avere ventanni ancora, ma invecchiamo sempre di più, se c'era una campanella è già suonata, e questi sono solo tempi supplementari insperati...


HOT TEA - 20 giugno
Il giorno che riuscirai a trasformare insuccessi e fallimenti in successi e realizzazioni, otterrai successo e realizzazione... o forse no.

(Una volta queste frasi le pensavo alla sesta birra, adesso mi basta un the caldo. Sto invecchiando...)

Ho appena realizzato un collage di interventi: non c'è qualcosa che voglio dire di specifico, è che mi da fastidio buttare via tutta questa roba, un po' come mi da fastidio buttare via la roba dal frigo... sono come un maiale, non butto via niente. 
Voi direte "ma no il detto è: del maiale non si butta via niente" e vi dico "ma perché avete mai visto un maiale buttare via qualcosa? ah si? e che cosa? e ditemi, fa anche la differenziata? e paga la TARSU anche?"

Che poi già questo fa parte del collage di vecchi interventi ma è nuovo. Quindi... dove voglio arrivare?


Non ci avevo mai pensato, ma Leo Messi all'Emirates Stadium sarebbe bello da vedere.


mercoledì 8 febbraio 2012

Non si può morire a Ferrara

16 marzo 2009, Ferrara

Non è un bel posto l'obitorio. Già il nome fa un po' cagare. Obitorio.
La madre di Giulio percorreva il corridoio con quella disperazione che solo una madre può avere in quel climax di tensione che precede il formale riconoscimento del cadavere. Ma c'è poco da riconoscere quando il defunto è morto con la carta d'identità in tasca.
"Salve signora. Perfavore, mi segua"
La stanza è molto più brutta di tutte quelle viste su Canale 5. C'è molto più giallo di quello che si possa pensare. Pare già un'impresa di pompe funebri. Anche se quella generalmente arriva dopo, poco dopo.
Uno scatto secco e dalla cella frigorifera esce il cassettone. Con dentro tuo figlio.
Glom.
Silenzio.
"Ommioddio..."
"Mi dispiace, signora... abbiamo fatto tutto il possibile per suo figlio ma era già in coma... e arrivati all'ospedale..."
"Questo non può essere mio figlio... non è così..."
"Lo so, il collasso a volte rende irriconoscibile il corpo..."
"No no, lei non sta capendo: questo non è mio figlio. Perfavore, vi siete sbagliati, fatemi vedere mio figlio."
"Signora... mi piacerebbe dirle che si tratta di un errore... ma questo è suo figlio, non abbiamo confuso il corpo."
"Senta, le dico che questo non è mio figlio."
"Signora... l'abbiamo trovato con i suoi documenti indosso... se non è suo figlio, chi è?"
"Non lo so! E con tutto il rispetto... non m'interessa! Piuttosto, voi mi dovete dire: dov'è mio figlio?"

Suo figlio, che si chiama Giulio, non è certo il gatto di Schrodinger: va da sè, che se non è morto, è vivo.
Giulio è vivo.

"Nella vita si può anche morire, e va beh, mi stava anche bene, ma cazzo, morire a Ferrara... neanche Vasco Brondi ci morirebbe a Ferrara." (Giulio, 16 marzo 2009)

domenica 29 gennaio 2012

Annulla - Riprova - Ignora - Tralascia - Perdi - Lascia - Ritrova

Non si pianifica un viaggio se non si è abbastanza sani per farlo.

Non si cerca lavoro se non si è abbastanza sani per farlo. Non si fa un cazzo se non si è abbastanza sani per farlo, se è per questo, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare, finché non c'è qualcun altro a pensarci. E finché va così, non ci sarà mai un altro a pensarci. Mai.

Kate Nash. La polvere sulle cuffie che non funzionano più bene, e forse anche 5 anni fa non funzionavano più di tanto bene ma non ci facevo caso perché le attaccavo allo stereo invece che direttamente al macbook. E poco altro.

Discorsi di italiani che più che altro mi annoiano, persone in un supermercato che mi rendono comunista ancor prima di arrivare alla cassa. Incontri spiacevoli e/o sconvenienti in pochissimi scaffali. Non sono più fatto per tante cose, e il fatto di essere in un posto non implica più il fatto che tu l'abbia scelto.

Magari l'hai scelto prima, ma non ora.

Ma chi è causa del suo mal pianga sè stesso. E chi non è causa del suo male pianga e basta. Al limite, si ascolti Kate Nash.

Era ora che raccontassi qualcosa di più divertente... si, sarebbe ora che lo facessi. Davvero, però.



16 novembre 2010 - Prima di scrivere

"Quello che lasci, perdi." (I Serpenti - Se lascio perdo)

Il Millennium Bridge l'hanno inaugurato in ritardo rispetto al 1 gennaio 2000, ma nonostante questo resta una splendida passerella tra il TATE Modern e la cattedrale di St. Paul. O giù di li. 

A sinistra mezza Londra, e a destra l'altra mezza, con lo skyline della city. Sotto di te il Tamigi. Sopra di te un cielo già buio alle 5 di pomeriggio, ma stranamente roseo. Rosa. Chissà che cazzo avrà da stare rosa. 
Le luci, sono sempre le luci, le luci, quelle che prendono e rapiscono. Che comunque le Luci della Centrale Elettrica una canzone sui camerieri l'aveva già fatta... si chiamava "Fare i camerieri". Parlava di fare i camerieri in giro per il mondo, si, ma non a Londra.

Ma non è che sia diverso.

I turisti a Londra sono una razza strana. Di giorno attaccano senza pietà ogni forma di elemento turistico. E alla sera sono stanchi. Si rinchiudono nei loro alberghi. Cenano, si lavano, e poi scopano. Poi forse si lavano di nuovo. 

Se sono giovani, invece, si rifugiano negli ostelli. A volte cenano, a volte si lavano, a volte vanno fuori a ballare, e a volte scopano. E se non trombi tu, scopa quello sopra di te nel letto a castello. In ogni modo, che sia tu a scopare o meno, non dormi tanto bene. 
Ma in ogni modo, gli elementi turistici di massa alla sera non se li caga nessuno. Specialmente se è freddo. Il Big Ben, e tutti i suoi parenti, restano li. Chiusi. Soli. Solitari, anche. 
Come se fossero un qualunque campanile di Renazzo, una qualunque chiesa di Penzale, o un qualunque Palazzo del Governatore di Cento, o statua del Guercino. Certo, passata la notte torneranno ad avere la loro gloria quotidiana. 
Ma li - in quel momento notturno - chi se li caga? 
Sono inerti ed inermi, come ognuno di noi nel sonno, come anche il premier Silvio Berlusconi, che quando dorme, è solamente uno che dorme. 
Dormirà quelle 3-4 ore per notte, no? Ecco. Il quelle 3-4 ore è un vecchio che dorme. Che se la russa. Che se La Russa fosse li, forse in fondo sarebbe concorde con me. 
Magari fa anche dei sogni, dei sogni banali, e infantili, perchè sono sogni, e quelli non li puoi controllare.

Qui sembra che Londra faccia cagare a tutti. Qui non c'è nessuno di normale. 

"Perchè sei nuovo" mi dicono "vedrai che cambi idea. Adesso ti piace perché è nuova." 
...se devo iniziare a cambiare idea, mi chiedo quando inizierò a cambiarla. Son qui da quasi tre mesi è da quasi tre mesi che me lo dicono. Ed è quasi tre mesi che non cambio idea. 
Certo non nego il fatto che io stesso condivida buona parte dei motivi per cui non dovrebbe piacermi ma... mi piace. L'amore è irrazionale, forse. Boh. Non è certo un problema da aggiungere alla lista di cose da risolvere che già ho.

Più vado avanti più le cose si complicano. E più vado avanti, meno ho idea di come andranno avanti le cose a breve termine. Facciamo progressi, eh? Alla faccia dell'età, la maturità, il futuro. 

La verità è anche che più vado avanti più faccio fatica a spiegare le cose. Alla fine credo e spero saranno talmente evidenti e ovvie che non dovrò più spiegare niente a nessuno.

E spero anche che le persone che rimarranno sapranno capire senza bisogno di chiedere. Riceveranno e basta.

Ripasso davanti a tutti questi posti - già visti in momenti diversi tra il 2000, il 2001 e il 2009 - e mi soffermo su quando li vidi l'anno scorso. Quasi 18 mesi fa. Un anno e mezzo. 

Ho ripensato intensamente a questi 18 mesi e mi sono reso conto che se potessi prendere la De Lorean, e dispondendo di plutonio potessi raggiungere le 88 miglia orari e tornare indietro nel tempo e raccontarmeli tutti, sarei davvero sorpreso.

Ma mi verrebbe una gran voglia di viverli tutti.

Quindi, per estrapolazione, mi aspetto lo stesso dai prossimi 18 mesi. Per non parlare dei prossimi 36... nei prossimi 3 anni non ho la minima idea di cosa possa accadermi. 

Ma non che di fatto abbia molte certezze in più anche solo nei prossimi 3 mesi. This is London. This is me. Cosa vuoi farci, mi dovrò adeguare. 
Più viene freddo, più viene buio, più viene il cielo grigio, più la pioggia, più la nebbia e più l'umidità, più tutto questo mi piace. Non so perché, ma per fortuna è meglio così.

Ci sono giusto due o tre cose da sistemare. E in fondo non sono poche.

Si questo è uno di quegli interventi un po' banalotti e in fondo provincialissimi (nonostante sia scritto in una metropoli, ma forse il fatto è che sono provinciale io) che dice "oh quant'è figo stare a londra" il cui sottotitolo sottinteso è "si si ci rivediamo alla cassa del bennet tra qualche anno".

Ed è proprio così amici. Ci rivedremo alla cassa del Bennet.

Ma ancora non sapete come. (Nemmeno io ok, però un'idea, o se non altro una speranza, da qualche parte la conservo. Anche se non mi ricordo dove).

 

In fondo, non c'è nulla di nuovo. E' come se avessi già previsto tutto. Tutta la prima metà. Aspettiamo la seconda.



venerdì 20 gennaio 2012

la tragedia della capitaneria di porto del giglio

Non sta cominciando niente: volevo che tu lo sapessi. Oddio, con sta storia di questo "tu" generico ed immaginario sto diventando un po' patetico come Vasco Brondi. E anche citare Vasco Brondi è un po' patetico. Nemmeno lui lo farebbe.

Non sta cominciando niente: ma è già cominciato, se vuoi saperlo. No, non lo volevi sapere, ma va beh, te lo dico lo stesso. Poi neanche esisti, di cosa ti lamenti? Chi non esiste non ha diritti. Oddio, sembra lo slogan di un comitato per la tutela degli embrioni.

La verità è che non ne posso più di tutte le cose brutte e che non mi piacciono di questo mondo. E con questo mondo intendo il territorio nazionale nel quale vivo e risiedo attualmente.
Non che al di fuori sia un mondo migliore: è che al di fuori è anche un mondo migliore. Non ovunque, certo. Non in tutte le cose, certo.
Ripeto: il rumore dei maccheroni nel piatto non è lo stesso da nessun'altra parte (eh beh, il chilo di pasta Sainsbury's a 89p ha una densità differente) e poter uscire di casa in bicicletta senza mani e fermarti a parlare con 3-4 persone... beh quello non esiste da nessun'altra parte nel mondo se non qui.
Mmh, forse c'è una qualche isola croata che ha qualcosa di simile. Ma le mani, a meno che non te le abbia amputate un qualche turco stereotipato dipinto da un italiano ignorante, è meglio portartele dietro. Magari, in tasca.

Allora parlerò di cose belle. Delle cose belle. E ce ne sono, sapete? Non tante, magari. Ma ce ne sono.

...ma devo cominciare proprio oggi?

Continuo ancora a pensare che le cose migliori che scrivo siano necessariamente triste, o depresse, o malinconiche. Perché se fossi allegro e felice...
...ma andrei a correre nei prati, o me starei a contemplare il mondo fuori dalla finestra, ma ti pare che mi metterei a scrivere se fossi felice?

Verrà il giorno in cui qualcuno mi intervisterà...
"Perché ha cominciato a scrivere?"
"...perché non avevo da scopare! Ma ti pare che se avessi avuto da scopare mi sarei messo a scrivere?"

Che poi lo sai che non è la verità, però fa ridere, un po' tipo #daicazzo e #vadaabordocazzo e siamo tutti contenti.

Contenti, ma non felici. Verrà il giorno che scriverò anche con felicità di cose felici? Se si, cosa salterà fuori? Una Mocciata? O una roba più sul genere indie romantico? Ma esiste poi? O una roba più alla Baricco?
Non riesco a immaginarmi a scrivere cose felici: e forse non riesco ancora ad immaginarmi felice.
D'altronde non riesco nemmeno ad immaginarmi... che ne so, il 1 agosto 2012, eppure sono convinto che arriverà lo stesso. Così come l'album degli Afterhours. Che arriverà il 17 aprile.
Salvo guerre nucleari, arriverà tutto questo.
Magari arriverà anche la mia felicità. Salvo guerre nucleari.
Ovviamente è implicito che nel mentre io debba fare tutto il possibile per raggiungerla. Salvo guerre nucleari.

Oh ma non è poi che nel mentre stia poi così male eh... c'è un po' sta cosa che se uno non è felice, è per forza depresso. Si può anche stare relativamente bene senza per forza doversi dire felici...

C'è anche un po' sta cosa dello scrittore. Cioè, LO SCRITTORE.
La gente pensa che LO SCRITTORE sia questa figura un po' strana, intellettuale, un po' vintage e un po' retrò. Uno che si ascolta De Andrè e Tchaikovsky (si ho aperto Google per scriverlo giusto).
Uno che guarda i film di Pasolini. Uno che ama la bellezza. Uno che odia internet, le tecnologie e la mondanità. Uno che gira su una BMW serie 5 del 1989, quando non usa la bicicletta. Uno che si mette delle gran sciarpone, delle giacche, degli occhiali. Uno che ama la poesia. Una persona un po' disordinata, sognante e sognatrice. Uno che ama il vino e i liquori. Uno che fuma, un po'.
Che se vai nella sua stanza è piena di quadri, libri e di appunti, e dalla finestra vedi un panorama bellissimo. Uno un po' squattrinato che però si tratta bene. Un galantuomo che sa come amare le donne. Un uomo con il cuore perennemente spezzato. Un uomo dalla bella voce, lo sguardo intrigante, anche se però obiettivamente è un po' bruttino.

Sembra quasi l'identikit del mio amico Waco Guzman, che guardacaso è pure lui scrittore anche se non lo vuole dire. Ma non è proprio così: questo identikit è stereotipato. Oltre che, chiaramente, falso.
Per quanto esistano personaggi così (ad esempio Waco Guzman vi assomiglia parecchio, ma la differenza - basilare - è che Waco è un uomo vero, mentre molti altri esistono ma sono falsi) io, nel mio non essere scrittore, scrivo.
Che differenza c'è? Non lo so.
Io, si, sono un po' strano, questo si sa e si capisce, ma il mio essere intellettuale si riduce ad una cultura sopra la media: e questo perché è la media ad essere bassa. Il gusto per il vintage ed il retrò si limita alle magliettine indie e ad pochi altri elementi (forse la mia Micra del 1999, che ormai è già vintage).
Riguardo alla musica ascolto di tutto o quasi: De Andrè e "Ceicoschi" li stimo ma no, non li ascolto. Stimo anche Pasolini, ma preferisco di gran lunga Quentin Tarantino, Guy Ritchie, Michel Gondry e Wes Anderson. Uso la bicicletta, la sciarpa la uso solo 3 mesi d'inverno quando stiamo intorno agli zero gradi, e gli occhiali quando guido la notte fuori città. Non mi piace molto la poesia, tendo al disordine come tutto l'universo ma amo l'ordine ed è una battaglia che combatto con discreta costanza e che spesso vinco. Sono sognante e sognatore, ma ho sempre bene gli occhi aperti e so essere organizzatissimo nel mondo reale. Ho una memoria da nerd preoccupante, a volte. Mi piace il vino e i liquori, ma sono cresciuto a bere i peggiori superalcolici che anche nei peggior bar di Caracas avrebbero svuotato nel cesso: e non ho perso quest'abitudine. In camera mia in questo momento c'è anche un po' di casino, ci sono le impegnative per degli esami in ospedale, dei curriculum, fogli della banca, cavi, penne USB, tutta roba che uno scrittore non dovrebbe cagarsi nemmeno. Generalmente non fumo, e non amo nè le poesie nè i quadri. Non sono un galantuomo, non ho un gran successo con le donne, e anche se ho il cuore spezzato tendenzialmente restano cazzi miei. Non ho nemmeno una bella voce, nessuno sguardo intrigante, ho un naso che sembra un musetto della McLaren danneggiato da Hamilton in un tamponamento ai danni di Felipe Massa, e si, sono anche un po' bruttino, magari. Magari ho un fascino mio, ma non è certo quello DELLO SCRITTORE.
E per campare, vivo dei miei risparmi, non certo di un magnate che mi finanzia, di introiti di precedenti opere (e nemmeno successive, mi sa), o di una famiglia facoltosa che mi sostiene. Dei miei risparmi.
Però una BMW del 1989 mi piacerebbe. Solo che consuma un casino di benzina... magari la mettiamo a GPL.

Ah, dimenticavo... comandante Schettino. Adesso l'ho scritto.