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venerdì 21 luglio 2017

C'è uno che sta male (fuori e dentro lo stereo)



In principio fu Crawling, nel giugno 2001, su MTV. Era l'epoca dell'internet cosiddetto "1.0", dove le informazioni viaggiavano ancora molto lente, e televisioni, giornali e radio avevano ancora la leadership nel ruolo "gatekeeper" musicali, ovvero erano ancora loro a decidere cosa avresti dovuto ascoltare e quali gruppi farti conoscere.
(E' ancora un po' così anche oggi, ma ai media tradizionali si sono affiancati miriadi di blog, pagine facebook, influencer, ecc ecc... quindi i media tradizionali non hanno più la prerogativa, ecco).

Io, da bravo teenager smanettone, la tirai giù abbastanza velocemente da Napster (poco prima del suo blocco), se non ricordo addirittura in una versione "lusso" da 192kbps.
Abbastanza velocemente, si fa per dire: con il modem 56k ci voleva comunque almeno mezz'ora per scaricare un mp3.
Era il periodo di esplosione del nu-metal/crossover, giravano i Korn, i Limp Bizkit, i Papa Roach, ed un sacco di altri gruppi fotocopia, quasi tutti basati sullo schema "rock peso + rapper", che citando il mio amico Saccolo "sono durati tanto quanto il Treviso in Serie A".
E tra questi si inserirono brillantemente i Linkin Park. Hybrid Theory (primo album, che prendeva il titolo dal loro precedente nome) uscì nel 2000, ma a casa mia arrivò masterizzato nel settembre 2001.
11 settembre, Torri Gemelle, Zanardi in coma, e tanti altri piccoli casini di adolescente che a ripensarci ora fanno sorridere, ma all'epoca ovviamente no.
Vi dico solo che gli Alpha Alpha furono vicinissimi allo scioglimento, per intenderci.

E quale colonna sonora, se non quell'album? 37 carichissimi minuti, manifesto del crossover dell'epoca. Stavano esattamente sul lato di una cassettina da 74 minuti.
Si, scaricavo già gli mp3, ma non avevo un lettore CD portatile o lettore MP3, e quindi mi facevo ancora le cassettine, ogni tanto. (Fu una delle ultime che mi feci).
Ascoltavo Hybrid Theory nello stereo di casa e mio fratello, quando passava di lì, mi diceva "oh, c'è uno che sta male dentro allo stereo".
Perché gli urli di Chester Bennington, il cantante, parevano proprio quello: uno che stava male. Quei grattoni bitonali, in tutta la loro rabbia ed esplosività, erano la colonna sonora di dolore, rabbia, disagio, voglia di rivalsa. Non avrei mai pensato che lui stesse male davvero, in qualche modo.
Erano gli anni 2000, con Kurt Cobain era finita l'epoca dei rocker ribelli, e quindi tutti gli artisti dovevano apparire sani, positivi e puliti. Quindi sì, potevano ancora drogarsi e avere la depressione, purché non si sapesse in giro.
Ma poi, che ne sappiamo veramente di cosa aveva? Di quello che lo ha portato a quel gesto? Nulla, ed è troppo tardi per farcelo dire da lui, quindi non parlerò di questo.
Poi arrivò il secondo album, Meteora. Mike Shinoda, il rapper (una sorta di Damon Albarn, con le dovute proporzioni, o di Niccolò Contessa antelitteram, se vogliamo) iniziò a variare il sound della band, virando anche sul pop, o comunque su sonorità più commerciale.
Meteora me lo ricordo da neo patentato, in MP3 masterizzati su CD, nella mia Punto 75 ELX GA (dove il GA l'avevo aggiunto io e stava per Gianni, visto che battezzai la mia prima auto proprio come Gianni Agnelli. Esattamente come la Ferrari F1 dello stesso anno che vinse poi il Mondiale).
Recuperammo il primissimo EP, ancora a nome Hybrid Theory, qualche live inedito, qualche bootleg... e poi uscì Reanimation, album di remix, il "Live in Texas", ci fu Collision Course (il disco mash-up con Jay-Z). I Linkin Park stavano resistendo al tempo (a differenza delle altre band fotocopia) e si stavano creando una loro identità, che tuttavia per forza di cose doveva affrontare un processo di cambiamento.
Change is the challenge: a volte si cresce e basta, a volta si cambia anche un po' e se ne esce un po' diversi. E i Linkin Park erano diventati un po' diversi.
Quando nel 2007 uscì Minutes To Midnight, praticamente, ci salutammo. Mi piacque molto e lo ascoltai un sacco nella mia Micra SE (dove SE era il nome dell'allestimento ma io decisi di ricondurlo a mio nonno Serse dal quale avevo ereditato l'auto) e sul Macbook che acquistai pochi mesi dopo.
I miei gusti stavano comunque cambiando, e il livello qualitativo dei precedenti album si era comunque abbassato.
In un qualche modo Minutes To Midnight fu una specie di "leaving party" per un amico che parte per andare a studiare all'estero... ancora non lo sai, si fa una bellissima festa, e pensi che prima o poi tornerà e se ne faranno altre... ma quell'amico non tornerà più.
Si certo, tornerà ogni tanto a salutarti, ma progressivamente tornerà sempre meno, vi sentirete sempre più distanti, e a un certo punto smetterete di sentirvi. Succede anche questo, a volte, quando si cresce.
Ed è successo così.
Sono andato anche con Diego al famigerato Heineken Jammin Festival a Mestre, dove dovevano suonare i Linkin Park, ma arrivò una tromba d'aria e annullarono tutto. Sfiga? Destino? L'ho raccontato qui, nel "vecchio Blogorroico".
Concessi pochi ascolti al successivo A Thousand Suns, e ignorai quasi completamente i successivi. Ebbi modo di far cassare a Giulio, protagonista del mio romanzo Anche se a Londra Piove, uno di questi album... nemmeno ricordo quale.
Poi, all'improvviso, l'evento: i Linkin Park insieme ai Blink 182, i Sum41 e tanti altri, a Monza... evento revival incredibile. Cosa facciamo, ci andiamo? Prendo i biglietti? Ho un po' tergiversato, poi ho avuto altri impegni, ed ero in Polonia, quel giorno.
Ho perso l'ultima occasione per vedere Chester. Sfiga? Destino? Boh.
Domenica ho riascoltato Hybrid Theory in macchina, mentre tornavo da un viaggio, e con un amico abbiamo parlato dei Linkin Park, del live a Monza (lui c'è andato), e della voce di Chester.
E poi ieri, la notizia.

Che dire, Chester? Sei stato uno dei miei cantanti preferiti, avevo comprato gli occhiali da vista come i tuoi, e mi ero fatto i capelli rossi un po' anche perché li avevi tu (anche se per quelli il merito lo do prevalentemente a Matthew Bellamy dei Muse) e ho fatto cucire a mia nonna la toppa dei Linkin Park sul mio zaino Invicta.
Hybrid Theory è stato per tanto tempo il mio album preferito (l'ho anche comprato in CD originale, usato ma tenuto bene, qualche tempo fa), soppiantato poi al termine del periodo teenager da August and Everything After dei Counting Crows.
A volte si cresce e basta, a volta si cambia anche un po' e se ne esce un po' diversi.
Forse ora sono un po' diverso anche io.
Non ti ho mai conosciuto di persona, sei "solo" una voce che ha cantato in canzoni che mi sono piaciute tanto, eppure ora sono dispiaciuto e da un punto di vista logico non mi spiego perché.
Non so il perché tu abbia deciso di farla finita, rispetto la tua decisione (e non spetta a me condividerla o meno, è tua e riguarda te vita e basta), ma posso garantirti che sei riuscito a lasciare qualcosa a qualcuno, e che in un modo o nell'altro, la tua vita ha sicuramente avuto senso.
Ciao Chester, ora vai a fare un altro live orbo con Chris Cornell.


venerdì 20 gennaio 2012

la tragedia della capitaneria di porto del giglio

Non sta cominciando niente: volevo che tu lo sapessi. Oddio, con sta storia di questo "tu" generico ed immaginario sto diventando un po' patetico come Vasco Brondi. E anche citare Vasco Brondi è un po' patetico. Nemmeno lui lo farebbe.

Non sta cominciando niente: ma è già cominciato, se vuoi saperlo. No, non lo volevi sapere, ma va beh, te lo dico lo stesso. Poi neanche esisti, di cosa ti lamenti? Chi non esiste non ha diritti. Oddio, sembra lo slogan di un comitato per la tutela degli embrioni.

La verità è che non ne posso più di tutte le cose brutte e che non mi piacciono di questo mondo. E con questo mondo intendo il territorio nazionale nel quale vivo e risiedo attualmente.
Non che al di fuori sia un mondo migliore: è che al di fuori è anche un mondo migliore. Non ovunque, certo. Non in tutte le cose, certo.
Ripeto: il rumore dei maccheroni nel piatto non è lo stesso da nessun'altra parte (eh beh, il chilo di pasta Sainsbury's a 89p ha una densità differente) e poter uscire di casa in bicicletta senza mani e fermarti a parlare con 3-4 persone... beh quello non esiste da nessun'altra parte nel mondo se non qui.
Mmh, forse c'è una qualche isola croata che ha qualcosa di simile. Ma le mani, a meno che non te le abbia amputate un qualche turco stereotipato dipinto da un italiano ignorante, è meglio portartele dietro. Magari, in tasca.

Allora parlerò di cose belle. Delle cose belle. E ce ne sono, sapete? Non tante, magari. Ma ce ne sono.

...ma devo cominciare proprio oggi?

Continuo ancora a pensare che le cose migliori che scrivo siano necessariamente triste, o depresse, o malinconiche. Perché se fossi allegro e felice...
...ma andrei a correre nei prati, o me starei a contemplare il mondo fuori dalla finestra, ma ti pare che mi metterei a scrivere se fossi felice?

Verrà il giorno in cui qualcuno mi intervisterà...
"Perché ha cominciato a scrivere?"
"...perché non avevo da scopare! Ma ti pare che se avessi avuto da scopare mi sarei messo a scrivere?"

Che poi lo sai che non è la verità, però fa ridere, un po' tipo #daicazzo e #vadaabordocazzo e siamo tutti contenti.

Contenti, ma non felici. Verrà il giorno che scriverò anche con felicità di cose felici? Se si, cosa salterà fuori? Una Mocciata? O una roba più sul genere indie romantico? Ma esiste poi? O una roba più alla Baricco?
Non riesco a immaginarmi a scrivere cose felici: e forse non riesco ancora ad immaginarmi felice.
D'altronde non riesco nemmeno ad immaginarmi... che ne so, il 1 agosto 2012, eppure sono convinto che arriverà lo stesso. Così come l'album degli Afterhours. Che arriverà il 17 aprile.
Salvo guerre nucleari, arriverà tutto questo.
Magari arriverà anche la mia felicità. Salvo guerre nucleari.
Ovviamente è implicito che nel mentre io debba fare tutto il possibile per raggiungerla. Salvo guerre nucleari.

Oh ma non è poi che nel mentre stia poi così male eh... c'è un po' sta cosa che se uno non è felice, è per forza depresso. Si può anche stare relativamente bene senza per forza doversi dire felici...

C'è anche un po' sta cosa dello scrittore. Cioè, LO SCRITTORE.
La gente pensa che LO SCRITTORE sia questa figura un po' strana, intellettuale, un po' vintage e un po' retrò. Uno che si ascolta De Andrè e Tchaikovsky (si ho aperto Google per scriverlo giusto).
Uno che guarda i film di Pasolini. Uno che ama la bellezza. Uno che odia internet, le tecnologie e la mondanità. Uno che gira su una BMW serie 5 del 1989, quando non usa la bicicletta. Uno che si mette delle gran sciarpone, delle giacche, degli occhiali. Uno che ama la poesia. Una persona un po' disordinata, sognante e sognatrice. Uno che ama il vino e i liquori. Uno che fuma, un po'.
Che se vai nella sua stanza è piena di quadri, libri e di appunti, e dalla finestra vedi un panorama bellissimo. Uno un po' squattrinato che però si tratta bene. Un galantuomo che sa come amare le donne. Un uomo con il cuore perennemente spezzato. Un uomo dalla bella voce, lo sguardo intrigante, anche se però obiettivamente è un po' bruttino.

Sembra quasi l'identikit del mio amico Waco Guzman, che guardacaso è pure lui scrittore anche se non lo vuole dire. Ma non è proprio così: questo identikit è stereotipato. Oltre che, chiaramente, falso.
Per quanto esistano personaggi così (ad esempio Waco Guzman vi assomiglia parecchio, ma la differenza - basilare - è che Waco è un uomo vero, mentre molti altri esistono ma sono falsi) io, nel mio non essere scrittore, scrivo.
Che differenza c'è? Non lo so.
Io, si, sono un po' strano, questo si sa e si capisce, ma il mio essere intellettuale si riduce ad una cultura sopra la media: e questo perché è la media ad essere bassa. Il gusto per il vintage ed il retrò si limita alle magliettine indie e ad pochi altri elementi (forse la mia Micra del 1999, che ormai è già vintage).
Riguardo alla musica ascolto di tutto o quasi: De Andrè e "Ceicoschi" li stimo ma no, non li ascolto. Stimo anche Pasolini, ma preferisco di gran lunga Quentin Tarantino, Guy Ritchie, Michel Gondry e Wes Anderson. Uso la bicicletta, la sciarpa la uso solo 3 mesi d'inverno quando stiamo intorno agli zero gradi, e gli occhiali quando guido la notte fuori città. Non mi piace molto la poesia, tendo al disordine come tutto l'universo ma amo l'ordine ed è una battaglia che combatto con discreta costanza e che spesso vinco. Sono sognante e sognatore, ma ho sempre bene gli occhi aperti e so essere organizzatissimo nel mondo reale. Ho una memoria da nerd preoccupante, a volte. Mi piace il vino e i liquori, ma sono cresciuto a bere i peggiori superalcolici che anche nei peggior bar di Caracas avrebbero svuotato nel cesso: e non ho perso quest'abitudine. In camera mia in questo momento c'è anche un po' di casino, ci sono le impegnative per degli esami in ospedale, dei curriculum, fogli della banca, cavi, penne USB, tutta roba che uno scrittore non dovrebbe cagarsi nemmeno. Generalmente non fumo, e non amo nè le poesie nè i quadri. Non sono un galantuomo, non ho un gran successo con le donne, e anche se ho il cuore spezzato tendenzialmente restano cazzi miei. Non ho nemmeno una bella voce, nessuno sguardo intrigante, ho un naso che sembra un musetto della McLaren danneggiato da Hamilton in un tamponamento ai danni di Felipe Massa, e si, sono anche un po' bruttino, magari. Magari ho un fascino mio, ma non è certo quello DELLO SCRITTORE.
E per campare, vivo dei miei risparmi, non certo di un magnate che mi finanzia, di introiti di precedenti opere (e nemmeno successive, mi sa), o di una famiglia facoltosa che mi sostiene. Dei miei risparmi.
Però una BMW del 1989 mi piacerebbe. Solo che consuma un casino di benzina... magari la mettiamo a GPL.

Ah, dimenticavo... comandante Schettino. Adesso l'ho scritto.

giovedì 15 dicembre 2011

O.D.I.O. (Odio Dover Iniziare Odiando)

Odio l'inverno, odio l'inverno qui, odio il Natale, odio Masini e le sue ansie, odio Eros Ramazzotti, odio Micheal Bublè, odio il cielo grigio, odio star con me un altro inverno a Pordenone, odio il maldigola, odio il sistema, odio i miei jeans, odio questo post, odio il sistema dei social network, odio me stesso, odio la gente, odio i concerti che non ho potuto vedere, odio i baci che non ho potuto dare, odio tutte le cose che mi sono perso, odio tutte le volte che mi sono perso, odio il fatto di non saper suonare la chitarra, odio tutte le volte che posso cambiare qualcosa e non lo faccio, odio la mia incapacità di reazione, odio me stesso, odio quando mi ripeto, odio i brani dei Crystal Castles che non si ascoltano, odio dover aspettare senza poter far nulla, odio dover cercare una giustificazione da dare a me stesso, odio dover cambiare le lenzuola, odio la mia pancetta, odio non piangere, odio il cane che mi sporca i jeans, odio il freddo, odio tante persone, odio Cento, odio Londra, odio Milano e Bologna, odio la mia macchina, odio il mio conto corrente, odio la disoccupazione degli altri, odio il mondo del lavoro italiano, odio la distanza, odio la ryanair, odio gli autobus, odio i treni, odio i traghetti, odio i taxi, odio l'irish english, odio le scarpe che costano troppo, odio tutti i sogni che non riesco a raggiungere.

E odio tutto il mio odiare.

giovedì 25 agosto 2011

Fahrenheit 420s

Mi lavo i denti. Ed è un gesto che forse, più che realmente a pulire i miei denti, serve per tornare a sentirmi a casa. Mi lavo i denti a secco, così, poi mi sciacquo con una bottiglietta semiaperta, mentre qualcuno mi chiama, qualcuno ride, qualcuno dice che sono l'eroe, e qualcuno no.
Qualcuno no, sempre.

Mi gira già un sacco la testa, gira così da qualche giorno, è un mix tra la stanchezza, il sole, e tutto quanto, probabilmente ho la pressione bassa. Mi inserisco nella distesa di cadaveri colorati e cerate blu, scavalcando tutti i pellegrini uno per uno, studiando percorsi di guerra neanche fossi in un campo minato. Arrivo alla transenna e la scavalco, e mi rendo conto di essere uno dei più fighi di tutto il D1 in quel momento.

Ma perché gli altri dormono, poi, mica per altro.
Affronto la folla, avrei voglia di spintonare via tutti ma non mi interesso di loro. Vado avanti. A un certo punto spunti. Proprio dove dovresti essere.
Non credo ci potesse essere un'immagine migliore di quella. E nella vita, ti giuro, già so che ne avrò poche altre.
E' come se da un inferno, da uno scenario post nucleare, o se da un sisma qualunque emergessero da tutte le macerie soltanto le cose che restano amore, al di la di tutto.
Un amore e due birre. Anche un pochino calde.

Oh ma noi non ci facciamo mica storie, noi che sanguinavamo per Brick Lane, noi che abbiamo visto gli occhi dei bambini di Addis Abeba, noi che abbiamo scaricato la batteria della macchina in via Donizetti.
Ed eccoci qui. Io, te, il mondo, quattro venti (ottanta in francese) e due birre. E un giramento di testa.
Mi siedo un attimo per terra, ci sediamo un attimo per terra. Gente, camion, sacchi a pelo, blablabla di babele, e due birre che finiscono.

E ci sono domande completamente fuoriluogo, ma se le appoggi con tutta la serenità e sincerità del mondo, sarai sempre sicuro di essere il primo e l'unico a farle lì. Lì e così. E non c'è bisogno di rispondere, ho già capito e lo sapevo già. Era solo importante che te lo chiedessi.

- Mi chiedo se io sia solamente ubriaco o se proprio abbia dell'altro nella testa, perché è una roba talmente assurda che se me la raccontassi non ci crederei. -

Ci sono chiese e croci, c'è un Dio che è sempre quello anche se spesso pare sempre diverso, e poi c'è un attimo - è un attimo solo ma ti giuro che è stato lungo una vita - in cui ci siamo guardati. E con tutta la naturalezza, in mezzo al mondo, è successo qualcosa di molto naturale.

Una lentissima pace. Lenta, silenziosa, morbida, dolce, fresca, rincuorante, avvolgente.

Avvenire non ce l'ha fatta la foto, eh? Lo sapevo, si perdono sempre i momenti più veri. C'è più Dio in un istante non fotografato che in un articoletto coccodrillato.

Poi c'è tempo per tutto il resto. Per agosto, e tutto il resto. Per le stelle, e per l'alba. Per il vento, e per il freddo. Per i piccoli gesti, e le piccole cose che riempiono le oscurità. Per un qualcosa che si ferma nel tempo. In mezzo al mondo, e al disagio.

Come se tutto questo avesse potuto emergere. Ancora. Ancora. Come una storia senza fine.
Senza lieto fine, purtroppo.
Ma senza fine, per fortuna.


...e mi fa ancora ridere quando quello ci è passato vicinissimo, hai aperto gli occhi nel dormiveglia, hai controllato il tuo marsupio, e gli hai fulminato le Nike.
A parte che russi. :)

domenica 24 luglio 2011

tutto questo non esiste

...e sono uscito fuori un po' sporco, un po' sudato, e un po' spettinato, e ascoltando il primo album degli Stone Roses.
Faceva molto figo ascoltare il primo album degli Stone Roses, poi ho pensato che il primo album è dell'89, e che io "mi sono scopato ragazze che nell'89 dovevano ancora nascere".
Anche pensare questo fa molto figo, ma subito dopo averlo pensato ho svoltato a destra, e mi sono reso conto che in realtà sono un grandissimo coglione.
Non solo perché dovevo svoltare a sinistra, e quindi ho dovuto fare inversione in un parcheggio, ma proprio perché in realtà sono un grandissimo coglione e basta, anche quando prendo la strada giusta.
Una sera mi sono ascoltato anche Beatles e U2, con album del 67 e dell'81, roba che è pure più vecchia di me.
Ma era molto più di un anno fa, non che non facesse testo, ma era quasi un periodo diverso. Anche senza quasi.

Voglio dire: in fondo non c'entra.
Ma in fondo faceva figo, per quei 21 km che forse non sono 21 poteva bastarmi, il sole, gli Stone Roses, quel pensiero che poi in fondo gli Oasis non ci somigliano poi molto, una curva a destra, e un'altra a sinistra, come se fossi in macchina con Kimi Raikkonen e Ken Block.

E poi, niente.

Sarebbe il preludio di un'incidente stradale, ma l'ho già evitato. Di un ottimo racconto, ma quello l'ho già scritto. Anche se poi non era ottimo forse, ma l'ho già scritto comunque.
Il preludio di una vita cambiata, ma l'ho già cambiata. Il preludio di... che cazzo ne so, il preludio di qualcosa, e invece è il preludio di niente, di solo un'altra curva a destra, e un'altra a sinistra, e chi cazzo l'ha disegnata sta strada, poteva almeno buttarci li un paio di cordoli, avrei guadagnato una ventina di secondi e all'intertempo sarei davanti a Sebastian Loeb. E tu Ken non ridere, che a parte sgomazzare in giro non sei capace di fare un cazzo.
E alza un po' sti Stone Roses, che non si sente niente.

Niente. Non si sente niente, il preludio di niente, un cordolo di niente, un che palle di palle di niente. Sinistra. Destra. Traccia numero 5.

No no, ma non aspettatevi che cambi qualcosa in questa storiella. Questa storiella del cazzo. Sennò non perderei tempo a raccontarla. Arriverei al sodo. E' che di sodo non c'è niente. Forse il mio culo sul sedile. Ma per star su un sedile, neanche ce n'è bisogno.
Finiscono le curve. La strada continua. E non succede niente.

Visto che non c'era nulla di figo in tutto quello che pensavo? Forse era meglio se non pensavo a niente, davvero a niente, che in fondo non è successo niente, e non succede (appunto) niente.

martedì 24 maggio 2011

10years

"10 anni fa era il 2001. 10 anni fa avevo 17 anni. Questo è tutto quello che mi è accaduto in questi 10 anni. Nel bene. E nel male." (tratto da Io sono qui - in onda su Radio 24)


In questi 10 anni, ho finito le superiori. 70 su 100.

Ho iniziato e finito l'università. 95 su 110.

Ho lavorato 3 anni in una società di registrazione marchi. E 3 mesi in un ristorante. E un'altra decina di esperienze più o meno pagate in giro per il triangolo FE-MO-BO. E nessuno di questi era il mio lavoro.

Ho preso la patente. E una macchina. Ed è ancora quella.

Ho corso qualche migliaio di chilometri a piedi, e qualche centinaio in bicicletta, e non conto tutti quelli fatti con calma, senza correre.

Ho perso due cani. E due nonni. E mi hanno rubato 3 biciclette.

Sono stato a un sacco di concerti, e ho visto un sacco di posti e città.

Sono stato ad Adwa, in Etiopia. E sono tornato.

Sono stato a Londra. E sono tornato anche da li.

Ho preso 30 volte l'aereo.

Ho avuto un tumore benigno, i capelli tinti di rosso, un piercing, un tatuaggio e diverse fratture sparse per il corpo.

Mi sono innamorato diverse volte, ho avuto qualche ragazza, e qualche volta ho anche amato davvero.

Ho fatto piangere diverse persone. E una volta ho pianto anche io.

Sono stato studente, universitario, catechista, educatore, animatore, presentatore, scrittore, attore, regista, cantante, rapper, produttore, speaker, DJ, comunicatore, operatore, operaio, contabile, assistente, addetto, impiegato, cameriere, politico, disoccupato, moroso, fidanzato, ex-fidanzato, single, figlio, fratello, nipote, cognato, zio. E sono stato anche me stesso.

Mi hanno detto comunista, fascista, maraglio, menefreghista, ritardatario, cazzone, incostante, debole, depresso, immaturo, scorretto, bugiardo, oppurtunista, egoista, stronzo. Ma mi hanno detto anche delle cose belle.

Ho avuto un sacco di prime volte. E almeno altrettante ultime volte.

Ho aperto un blog (questo).

Ho ascoltato la radio per migliaia di ore. E per una ventina di minuti ho ascoltato anche Matteo Caccia, su Radio24.

...e io sono qui.

(un ringraziamento a Sorio per avermelo segnalato)

venerdì 1 aprile 2011

Why I met your mother

E ora sei tornato, piccolo anglo.
Ti aspettava la tua stanza, spolverata costantemente. (quasi come il feticismo di quei genitori che tengono la camera del figlio scomparso esattamente com'era).
Ti aspettavano un po' di amici e parenti.
Ti aspettava la Micra SErse (non proprio, era dal carrozziere, però poi è tornata lucidata e senza graffi. che non ce n'era bisogno, ma butta via).
Ti aspettavano le minestre surgelate nel freezer.
Ti aspettava Buck, il tuo cane. Prima, però. Sei arrivato troppo tardi. Però non è morto da solo, come i cani in Donnie Darko, ma è morto mentre cercava di raggiungere tuo padre, come McCandless in Into the wild... merita stima e rispetto.
Ti aspettava Cento, anche.

Con tutto il suo provincialismo, la sua pochezza e la sua banalità. I suoi bagni di folla, anche. I suoi problemi che non esistono. Il suo essere chiusa in sè stessa, come se non esistessero altre realtà al di fuori di questa. Di gente che sta bene con le sue 4 cose.

Ma tu, piccolo anglo, sei uno che stava male. E che forse sta male ancora.

Non ci sono più le camminate senza meta per le strade senza nome. Non ci sono più le diete dissociate (nel senso che si dissociavano da qualunque cosa fosse civile) e le birre a prescindere. Non c'è più il succo di frutta freddo, il frigo semivuoto, e la pastasciutta vita natural durante.

Ora c'è la gente che prima ti ignorava e che ora ti caga "perché è stato a Londra" anche se non te lo verrà mai a dire così, e quelli che pensano che sei cambiato, ti sei montato la testa e te la tiri "perché è stato a Londra". Ma nemmeno loro te lo diranno in faccia.
Chi ti attaccherà. E chi non ti capirà.
Chi non capisce perché sei stato via, cosa hai fatto, e perché, e perché sei tornato. Forse nemmeno tu lo spieghi davvero, ma è proprio che hai l'impressione di parlare con mondi diversi dal tuo.

E chi è colei che ti chiama piccolo ora? Chi è colei che ti sta dietro? Chi è ora che riceve il mio amore?
Mo chi vut ca seppa? Incion. Nessuno. As usual.
Nemmeno "solo con un cane". Solo SENZA un cane.

E le tue scelte, che hai fatto stai facendo e farai, da portare avanti, caro il mio piccolo anglo. Che ti portano anche a soffrire. Anche se in fondo poi non è colpa tua, è semplicemente andata così.
E' brutto pensare di dover aspettare, quando saresti già pronto.

Ma non è stato bellissimo, in fondo?
Prima, e dopo? Non è stato bellissimo, in fondo?

E poi come sarà? Piccolo anglo, cercavi solo qualcuno che ti dicesse che andava tutto bene.

E finora è una bella storia da raccontare a tuo figlio. Anche se farebbe fatica a crederci, senza la conferma di sua madre.

mercoledì 23 febbraio 2011

A me quella storia dei cucchiaini di zucchero di Kate Nash mi è piaciuta un sacco, davvero

I'd like to get up late and see your text of 3 hrs before.
I'd like to have a date with you and arrive 20 minutes late telling a lie about the DLR.
I'd like to eat with you a normal pasta, that you'll enjoy 'cause you are not italian and I'm enjoy just 'cause I'm hungry. (and maybe inside of you, you are thinking that it's not so special, and I would agree, but you won't tell me just 'cause I made it).
I'd like to walk with you in all the parks of London, even the more awful and sad in a unknown zone just 'cause we saw it on gmaps.
I'd like to stay with you till the moment we won't have anything to say, and we'll not feel embarassed for this... or till the moment we really feel awkward, who knows.
I'd like you could take enough coffee and tea with me till the moment you know when I say 2 spoon of sugar I mean 3, like Kate Nash's song.
I'd like you could walk with me on the Millennium Bridge.
And on the top of Primrose Hill, just to say "Nothing special at all".
I'd like you'll be the first I call when I'll be in the hospital with a broken nose.
I'd like you could see how good am I driving my car. Getting scared everytime I try to be a pilot.
I'd like to listen to your music, understanding just a few words.
I'd like to learn "la tua lingua" (nothing naughty) and that you could learn "el mi idioma".
I'd like to hear from you just a few words, nothing special, but just the ones that could turn me to you saying "Really?" with a 32 teeth and 64 GB smile.
I'd like to let you know about my family, my dog, my house, my city (my town?), and most of all, me and everything that made me. (even the smell of fried fish that my father usually do on sunday that I keep in my jacket till monday evening).
I'd like to be able to write in a better english, you see.
But I'd like to see your smile.
And I'd like to see you, now, in a year, in three, or just when could happen.

And see what we could be. In the real life...

- Giulio -

...ma non era
morto?

martedì 20 aprile 2010

Ho 26 anni

Ho 26 anni, e volevo sbronzarmi, ma dopo la prima birra avevo già acidità di stomaco.

Ho 26 anni, son più vicino ai 30 che ai 20, e in realtà lo era già dai 25, solo che non se ne accorgeva nessuno.

Ho 26 anni, ma a me poi cosa cazzo me ne frega dei marchi. E di Wanna Marchi.

Ho 26 anni, cosa faccio per dare un senso alla mia vita?

Ho 26 anni, uè, non sono mica vecchio!

Ho 26 anni e Massimo Coppola no.

Ho 26 anni e dovrei essere una persona seria, anzi forse lo sono già, solo che non ho voglia di pensarci troppo.

Ho 26 anni e dimmi che non finirà in un mattino di nuvole.

I'm 26 years old e vaffanculo che poi in inglese mica è la stessa cosa.

Ho 26 anni e sono vittima di questa società.

Ho 26 anni e sono uno sfigato come tutti gli altri (ma in una maniera che mi rende unico) (unico come tutti gli altri).

Ho 26 anni e zlastavap ll'ndinian ddeys.

Ho 26 anni e devo cambiare la lampada dell'anabbagliante sinistro.

Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre alla mia età.

Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre quando si è sposato. Alla mia età.

Ho 26 anni, e qualcuno nemmeno ci è mai arrivato.

Ho 26 anni, il sole è grande e i fiori sono gialli. E la penna è sul tavolo.

Ho 26 anni e Amsterdam dei Coldplay.

Ho 26 anni e non sono mai stato ad Amsterdam.

Ho 26 anni e "quelli che quando trovano una macchina lenta urlano DAI CAZZO! come il padre di Gianluca ne I soliti idioti".

Ho 26 anni e DAI CAZZO!

Ho 26 anni e se voglio mi comporto come se ne avessi 14 perchè di si.

Ho 26 anni e constato con dispiacere che a volte non è per nulla una questione di età.

Ho 26 anni e vorrei averne meno.

Ho 26 anni già da qualche giorno.

Ho 26 anni e ancora me ne dimentico.

Ho 26 anni, e nonostante tutto credo ancora al CCNL del Commercio.

Ho 26 anni e ho perso fiducia nel futuro, nella politica, nel sesso opposto, nello stesso sesso, nel sesso, nei sentimenti, nell'Italia, negli italiani, negli USA, nella famiglia, nel lavoro, negli Arctic Monkeys, negli Editors, nei Bloc Party, e nel CCNL del Commercio.

Ho 24 ore e negli ultimi 26 anni... no aspetta.

Ho 26 anni e nelle ultime 24 ore non ho mangiato frutta. E un bel chi se ne frega, no?

Ho 26 anni, e voi potreste tutti donare gli organi, il sangue, e il midollo osseo, invece che perdere tempo con le cose che scrivo.

Ho 26 anni, e devo migliorare ancora un bel po', e credo di poter iniziare chiudendo questo post, andando a letto, e preparandomi per un'altra giornata. Come farebbe, semplicemente, ogni persona di 26 anni.

Anche di 27.

sabato 26 dicembre 2009

Una passeggiata surreale

Inizio tutto come la scenale finale di ritorno al futuro. Una cosa tipo "dai, cazzo, parti". Il motorino d'avviamento gira a vuoto un po', e poi si ferma. Il secondo tentativo, spegne definitivamente il display del tachimetro.
Un pugno sul volante (è il minimo) e la macchina non si accende lo stesso.
Per una volta che sono in orario, dovrò arrivare in ritardo lo stesso.
Esco dal cancello a piedi, mentre sento risate in lontananza. Temo ridano di me. Ridete pure. Non c'è niente da ridere. Fa ridere, eh, vero?
Si, farebbe ridere anche a me.
Farebbe. Ed è un condizionale che fa differenza.
Esco dal cancello, la strada è tutta neve e ghiaccio, con le mie adidas consunte devo stare attento a non scivolare. Certo, avessi saputo di dover fare questa camminata, mi sarei messo delle scarpe diverse.
Comunque, neve o neve, ghiaccio o non ghiaccio, batteria o non batteria, niente e nessuno mi fermerà. Per fortuna posso fare tutto a piedi.

Poi viene anche il ritorno a casa, ed è la parte migliore. La mia via è surreale, sembra venire da un futuro postatomico, completamente deserta, priva di macchine e piena di neve, così come via giovannina. Tutto è pieno solo del silenzio, intervallato dalle frasi.
Sembra un film - quelli in cui le frasi riempiono le pellicole - ecco sembra uno di quei film dove la gente parla a voce alta senza svegliare nessuno, come se fossero tutte case vuote, le altre.
Sono solo scarpe inadeguate su un ghiaccio luminoso, cappucci, e intanto pioviggina. E tutto questa pioggia domani sarà ghiaccio.

Poi c'è un altro ritorno a casa (e non so se sia un ritorno - perché dov'è la mia casa? - che sia una partenza?).
Vorrei arrivare a casa presto, vorrei andare a letto, vorrei scrivere e stare sveglio fino a domani mattina, vorrei dormire e non andare al lavoro, vorrei fare la cacca, vorrei un nuovo album degli Strokes*, vorrei la macchina con la batteria carica, vorrei tante altre cose.

Dovevo già essere a Londra da qualche giorno, sarebbero stati i primi giorni nella casa nuova, vissuti tutti tra il freddo gelido dei sobborghi e il caldo spocchioso della tube, alla ricerca convinta ma non ancora disperata di un'occupazione, fosse anche solo vestirti da Babbo Natale dicendo "Oh oh oh! Merry Christmas!" non capendo un cazzo di quello che dicono i bambini, giustificandosi con "Sorry, but I'm from North Pole, I don't speak english very well".
E poi un sacco di pinte nei pubs e di jack daniel's in casa.

Ma questa strada surreale, con tutta questa neve, questo silenzio, e queste passeggiate surreali, scritte solo nelle sceneggiature di quei film tipo Love Actually (che devo ancora vedere, tra l'altro), tutto questo me lo sarei perso.
E allora... Londra 4 - Cento 1. Londra 5 - Cento 1.
Tutto quello che vuoi, ma almeno un cazzo di gol, Cento, gliel'ha segnato. E palla al centro.

E poi domani saranno i soliti cazzi e mazzi del lavoro, la batteria scarica, i regali ancora da finire, mille cose da fare in pochi giorni prima del 25, ma questa sera rimarrà per sempre.

Se c'è un Dio, e sono sicuro che c'è, non scarica le batterie delle macchine a caso. E un giorno, quando lo incontrerò, gli chiederò per quale cazzo di motivo tutte le congiunzioni astrali del mio destino debbano passare per i 12 volt della mia batteria.
E per i 90 euro del mio elettrauto.

lunedì 2 marzo 2009

perché il titolo è obbligatorio?

...è solo un flash, solo un momento, un attimo di lucidità in una vita che passa.
Oppure l'esatto opposto.
Forse, semplicemente, è che sono nato. Dopo una gestazione di 24 anni. Cazzo lunga eh? Potevano fare un cesareo, senza dubbio. Ma forse sarei nato prematuro.
...come se ora non lo fossi.
E forse è proprio così, sai. Che... ti ritrovi un attimo disorientato. Certo, alla fine non si stava mica male li dentro. Certo, gli spazi iniziavano a farsi stretti, ma mai e poi mai avresti pensato di dover uscire fuori da li dentro.
...e quando esci... un casino di gente, rumore, pianti, gente tutta vestita colorata, gente che è felice e ride (e che cos'avete voi da brillare tanto?), e poi... l'aria, l'aria nuova, respirare, e non sai come si fa, e sei tutto coperto di sangue e altri strani liquidi, e c'è freddo, e c'è tutta questa luce, e ti tengono per aria, e sto bigolo che mi penzola dall'ombelico...
...dai diciamocelo, un bambino quando nasce fa proprio schifo. Ti piace perché è il tuo, come ti piacciono le tue scorreggie. Sono fine come Henry Miller. Ma un bambino... piccolo, brutto, spettinato, sporco di sangue e altri liquidi non ben identificabili, con sto cordone ombelicale e penzoloni, che piange e strilla...
Beh sicuramente ti trovi disorientato, era più facile stare li dentro a galleggiare e ad assimilare lentamente il cibo. Fuori deve respirare. Devi bere il latte. E tante tante altre cose che piano piano imparerai.
E certo, all'inizio sei un po' disorientato. E' un qualcosa inconcepibile, nascere, la vita, vivere, ed è un qualcosa più grande di te. Quanti anni ti ci vorranno per elaborarla e capirla? Forse non basterà una vita intera. Forse è stato soltanto questo.
Certo che la sensazione è anche quella un po' di un grande orologio, e che le lancette abbiano fatto un altro giro, con il tuo stomaco legato li. Come se fosse il primo album degli Straylight Run.
Sai cos'è? Che come se fosse elastico, alla fine tira una sfioppettata, e perde tutti i suoi avvitamenti... e lascia pure che l'orologio giri.
Alla fine, bene o male, vai avanti. Strisciando, magari. Rotolando. Ma vai avanti.
Oh, forse c'è stato un momento in cui non avevo più voglia di vivere. Ma allo stesso tempo, non avevo voglia di morire. Ora, la logica suggerisce che una delle due devi farla per forza. Ma penso di essere riuscito a non fare nessuna delle due, per un po'.
Poi alla fine vai avanti... e basta. Come quando certi giorni non hai alcuna voglia di svegliarti e alzarti, oh e sono tanti quei giorni, ma lo fai lo stesso. E poi rinizi, ricominci. Bene o male. Ma lo fai. Perché è giusto così. Perché va bene così. Perché è giusto che quelle sensazioni tornino di nuovo.
Perchè, si cazzo, non tornerà la Y10 di Saccolo, non torneranno i pomeriggi al viale, non torneranno le domeniche di carnevale, non torneranno i compleanni al green park, non torneranno le serate alle ore 9 alla cabina.
No.
Ma potrebbe arrivare sempre una nissan micra, a sgommare per il maresca, sparando "carenza di basso".
Al maresca si è sciolta la neve, le giornate sono più lunghe, le camicie stanno stirate nel mio armadio, ascolto nuovi dischi, ho serate libere da occupare, tanto serbatoio da riempire, un libro da scrivere, e tanta testa e tanto cuore da usare. Aspetto una telefonata, una lettera, un sms, o tutti e tre, e sempre qualcuno, e qualcosa.
Ma ci sono. E sto andando incontro a tutto questo, ovunque sia.
Avrei voglia di svegliarmi il 16 aprile, presto, tipo per le 6, con un bel sorriso in faccia e leggere il libro di questi due mesi. E poi andare dove saprò.

"Pronto?"
Eh, che domanda. Verrebbe da riattaccare la cornetta. No, probabilmente non sono pronto, ma rispondo lo stesso. E ricomincio.

Tiromancino - Muovo le ali di nuovo

martedì 11 novembre 2008

Mi emoziono ancora ogni tanto

Ore 14.19. Potrei mettermi la giacca e uscire per andare al lavoro, ma decido di dedicare 5 minuti alla TV. TV che non guardo quasi mai, TV che dovrei guardare più spesso, perché in teoria sarei un comunicatore, perché in teoria prima o poi vorrei fare il comunicatore, e non l'impiegato. In teoria. Prima o poi. Il comunicatore.
Rapida carrellata: TG1 Economia (no grazie non ci capisco niente nemmeno se ci provo), L'Italia sul due con Caterina Balivo (seee!!!) e Marco Ferradini (nooo!!!), il TGR Veneto con un servizio sui disagi causati sullo sciopero dei trasporti (non mi frega dei disagi bolognesi figurati di quelli veneti), Rete4 con una telepromozione dell'immortale Mike Bongiorno (cazzo è proprio vero che in pensione non ci mandano più nessuno), Canale 5 con una soap opera (...), Italia1 con DragonBall (già viste tutte le puntate almeno 4 volte ognuna), La7 con un film anni 60 (bello... bello... magari un'altra volta), MTV con un programma di merda (non bastava TRL?), All Music con un servizio su un concerto a impatto ecologico zero.
Sembra interessante. C'è anche Piero Pelù al telefono. E' bello sensibilizzare la gente a questi temi con concerti gratuiti.
Certo che però, andarsi a focalizzare sui poveri cristi che vanno ai concerti in macchina perché il primo treno di trenitalia è alle 6 di mattina, e magari la gente la mattina dopo dovrebbe lavorare, proprio no. Per i 60mila che vanno a vedere gli U2 a San Siro, c'è almeno una industria che in un anno inquina altrettanto. E i nostri governi, a cosa pensano? Quando si decidono a far rispettare le leggi e i protocolli? E prima, c'è da pensare alla scuola, alla salute pubblica, alla sicurezza... insomma, prima di venirmi a rompere i coglioni a me e alla mia Micra, ragazzi, ne passa.
Sto per cambiare e tornare alla Balivo su Raidue (la donna della mia vita nel programma sbagliato), quando decido di fare zapping a ritroso, e tornare su MTV.
C'è un programma di merda. Si chiama MTV Confidential, in poche parole ognuno può confidare qualcosa ai propri compagni di scuola. E poi gli può far fare esperienze, del tipo lezioni di skate, lezioni di skate (oh due puntate a caso e tutte e due le volte), lezioni di respirazione con il personal trainer, lezioni di break-dance. Insomma, cose fiche così, per i giovani d'oggi yo-yo tutti tokio hotel e fabri fibra (quelli che MTV adora).
Il programma, come la maggior parte di quelli odierni di oggi, è diseducativo, ed è una merda. E potrei fare un post intero, di questo programma come di tanti altri di MTV e altre reti, ma non voglio parlare di questo.
Oggi c'era una ragazza che voleva scoprire un ragazzo, perché perché era così chiuso, e capire i suoi sentimenti. C'è da dire che i programmi di MTV america sono recitatissimi. E recitati malissimo.
Noi in italia non sappiamo recitare così bene, e quindi sono sicuramente più spontanei, per quanto pilotati.
Comunque, alla fine del programma questa ragazza parlava con il ragazzo. Sono arrivato che il discorso era già iniziato, ma praticamente lei ne voleva da lui, e lui in passato ne aveva voluto un po', e ora voleva capire se si era convinto.
Tutti e due timidissimi, lei un po' meno, perché bene o male se hai le palle per chiamare MTV e mettere i cazzi tuoi di fronte a mezza italia, a un certo punto ti dici "ho fatto 30, faccio 31" e vai avanti. Lui un po' impacciato, d'altronde se c'è la telecamera.
"Ma allora mi dai la tua disponibilità?"
"Si, da parte mia c'è."
"Allora ci mettiamo insieme..."
"Si."
E lei si avvicina. D'altronde, fatto 31 deve poi fare anche 32.
Un bacino sulla guancia. Un bacino sull'altra. E poi cazzo, stiamo già insieme, cosa facciamo, ci salutiamo come due amici?
Poi ci si ferma un attimo. Un bacino sulla bocca. Imbarazzato, inaspettato, cercato, non voluto.
Poi un altro. E poi lingua. Quasi mordicchiata. Con passione, e quasi ferocia, e quasi avidità.
Ma lingua di chi l'ha cercata, di chi era li a sperare ben prima che arrivasse MTV e la sua telecamera. Di chi ha aspettato quel momento per mesi, e chissenefrega se ora c'è la telecamera. Io non aspetto. Perché questo momento è tutto. Perché è pulito. Perché c'è il sentimento di una purezza, o la purezza di un sentimento, o entrambi.
E qui non si sta recitando... o se stanno recitando, voglio un oscar perché non ho mai visto recitare così bene.
Perché non importa se tra due settimane mi fai le corna, o mi lasci, o entrambe, o se lo faccio io tra due mesi. Ora c'è questo. E vale per questo.
Tra due anni, o tre, o dieci, sarà solo un ricordo, un ricordo da vivere con un sorriso, a cui pensare sorridendo sempre, con purezza, perché sono le cose a cui pensavi "when you were young", come dicono i The Killers, e quelle non te le toccherà mai nessuno. E rimarranno sempre nella tua giovinezza, come Lego incastrati nel robottone del passato inserito nella bacheca del tempo.
E poi spengo la TV. Un po' perché non sembra ma ho un pudore, e vedere due che limonano mi imbarazza (due che trombano su youporn no, ma due che limonano si... e poi dicono che non sono romantico... hanno ragione.)
E poi guardo l'orologio, e sono quasi in ritardo. Esco di casa e vado al lavoro.
Però mi sono un po' emozionato.
(no no niente lacrime, solo emozionato dentro)

BLOGORROICO: oh, d'altronde con la merda ci concimano i fiori

sabato 23 agosto 2008

Il club di chi ammira il cielo

E ora effettivamente inizio a essere un po' stanco. Dopo essermi stancato poco di tante cose, ma anche solo appena un po', ora sento una stanchezza. Giusta, normale, condivisa, sacrosanta, serena, rilassata, e a suo modo, felice.
So che c'è un futuro, dietro un calendario vuoto che si riempie in fretta. So che c'è un futuro, in un conto corrente che vedrà tante uscite. So che c'è un futuro, nelle camere di casa mia.
Non mi è mai piaciuto il detto "si viaggia sempre per tornare a casa", e non mi piace nemmeno ora. Inizia però a trovarmi concorde il detto "si viaggia per andare a casa". Perché tornare, presuppone di essere partiti da casa. Non è detto che tu sia partito da casa.
Casa dolce casa. Casa mia, per piccina che tu sia, resti sempre casa mia. Con la mia macchina con la batteria scarica, il mio mac con la batteria carica, il mio cane. E tutto il resto.
Probabilmente nella vita cambierò macchina, mac e cane. E forse cambierò anche morosa, lavoro, città, chi sa. Di certo non cambierò mai. Cambierò per rimanere me stesso, e rimarrò me stesso per cambiare sempre. Change is the challenge, the show must go on, fasten your seat belt, please do not open the door until the train stopped.
Non è finito niente, e non è nemmeno iniziato qualcosa. Perlomeno, non ora. E' finito un interrail poche ore fa, ho avuto il tempo per lavarmi bene nella mia doccia e mettermi dei vestiti puliti (di lavatrice, non di lavaggio a mano in lavandino) e stirati (con il ferro, non lasciati asciugare appesi a un filo) che vengono da un cassetto (e non da uno zaino fetido).
E mi sono pure fatto due pizze dalla piastra.
Ma sento che qualcosa, in un qualche modo e in una sua piccola forma, è inevitabilmente cambiato. Sarebbe bello, e forse pure meglio, che tutto fosse uguale a prima: ma non è così.
Oggi, il club di chi ammira il cielo, ha un nuovo socio.

giovedì 10 agosto 2006

Nico Rosberg guida una Williams e io no

Volevo postare un'altra cosa ma la metterò più avanti. Volevo parlare di questo. E' una cosa che mi ha sempre dato molto fastidio.
Il fatto che Nico Rosberg abbia a malapena 21 anni e già guidi una Williams in F1. E io no. Che di anni ne ho 22.
Si, sono invidioso. Cioè c'ha sta Williams sotto il culo, quando gli si accende la spia della riserva va ai box e in 8 secondi, senza staccar culo da sedile, gli cambiano gomme, fanno benzina, puliscono le prese d'aria.
Quando io vado dal benzinaio se non esco dalla macchia non succede, e se non tiro fuori 50 euro col cazzo che ci salta fuori un pieno. Le gomme si cambiano ogni 10mila e rotti chilometri, non ogni 30 minuti. E le prese d'aria sono sempre piene di foglie secche. Che nessuno pulisce mai.
Per non parlare di bolli, bollini e assicurazioni. Nico Rosberg neanche sa cosa sono, gli danno la macchina già pronta. Io devo pagare tutto e girare come un pirla. Nonostante questo, due anni che sto con Serse (la mia Micra 1.3 SE) e neanche un graffio. Nico, 5 mesi di F1, quante volte l'ha già attaccata al muro la sua Williams FW28? Ma nessun problema: tempo una settimana e già gliene danno una nuova.

E' molto ingiusto tutto questo. Soprattutto se pensi che lui ha la faccia da bellone da metà anni 90, capello lungo biondo, nazionalità tedesca, residenza monegasca, lingua italiana, scuderia inglese, padre finlandese. Chi cazzo rappresenta?
Ma forse ho capito perché non ci sono io al suo posto. Perché i miei forse non avevano abbastanza soldi per avviarmi ai kart? Si, forse anche per questo... ma non me la cavavo male sulla mia macchina a pedali bianca... quella con l'adesivo Marlboro di Nigel Mansell sul cofano. E nemmeno con il triciclo. Potevo avere un futuro, davvero.

La verità è un'altra: è che non avrei mai sopportato un guasto. Un cedimento meccanico. Un problema con l'elettronica. Non avrei mai tollerato di sentirmi mancare il gas sotto al pedale, di veder accendersi una spia dal nulla, di essere costretto a fermarmi.
Ma come, non ho sbagliato niente. Non ho sbagliato nessuna curva, nessun sorpasso. Non ho fatto nessun errore. Ero primo, giravo veloce, era tutto perfetto. Perché? Perché? Qual'è il motivo per tutto questo? Non è giusto.

La verità è che sento una gran puzza di bruciato, e se mi guardo dietro vedo solo fumo e fiamme. Sono già sceso dalla macchina, qualcuno ci sta ancora smanettando con un'estintore, forse inutilmente. La delusione e l'amarezza sono ancora molto forti, ora si tratta di risalire di nuovo in macchina, di trovare un nuovo volante. Perché ho bisogno di guidare, perché ho voglia di vincere.
Ma non è così semplice, tanti sedili sono già occupati, qualche macchina non da garanzie da affidabilità, e a qualche team non le dai tu come pilota. Da qualche parte bisogna portare dei soldi, e tu non ne hai, e da qualche altra ti offrono solo un posto da collaudatore. Stai pensando di andare alla Super Aguri, è questa la verità, giusto per correre. Se si può chiamare correre. E per adesso stai già facendo così, almeno per chiudere la stagione.

Certo che non si può perdere così, per un motore in fiamme. Non si può perdere quando si è in testa per colpa di un motore che salta. Non si può perdere così. Perdere si, ok, capita, a volte anche meritatamente. Ma non così, perfavore, non così.