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lunedì 22 settembre 2014

Autointervista: il vero motivo per cui sono tornato da Londra (tutta la verità!)

Non sarò breve: e lo dico fin da subito. Perché dovete sapere che a volte le cose non si possono sempre semplificare, o sintetizzare, sennò si perdono le sfumature, i dettagli... e le cose assumono un senso diverso.
Volete la verità? Beh, non dico sia complicata, ma di certo è lunga.

Ah, quindi in questi anni ci hai mentito?

No, mai. Oppure, si, ma non mi ricordo che balla vi ho detto. Di sicuro vi ho detto una piccola parte della verità. Non vi ho mentito, ho semplicemente omesso alcuni dettagli. Fatemi cominciare.

Vai...
Riassunto delle puntata precedenti: ho vissuto a Londra dall'agosto 2010 a marzo 2011 (e in seconda battuta da marzo 2012 a luglio 2012, ma oggi non parlerò di questo).

Lo sapevamo già, vai al dunque.
No, non tutti, e comunque era importante ricordarvi questa cosa dei due periodi. Parlerò solo del primo. Fatemi andare avanti.
Ero a Londra, mi piaceva la città (e mi piace ancora... ma con il tempo, forse l'età, forse le naturali cose che cambiano della vita ora forse ho imparato a conoscere bene i suoi difetti. E il fatto di conoscerli bene, a volte vuol dire anche prevenirli, o sopportarli. Prima forse ero più... incosciente/passionale), iniziavo ad avere degli amici, a migliorare con l'inglese, e così via. Avrai potuto trovare un altro lavoro che mi piacesse di più che fare il cameriere, pagato meglio, meno stressante e faticoso, e con orari più "sociali"... e che mi permettesse qualche weekend l'anno per tornare a Cento. Avrei dovuto migliorare parecchio il mio inglese, e mettermi in cerca. Una cosa sicuramente a sua volta stressante e parecchio impegnativa (come si dice, cercare lavoro è un lavoro) soprattutto a Londra, ma fattibile.

Atti... taglia corto... abbiamo capito... volevi restare a Londra... perché sei tornato?
Ecco, ci sono: io volevo fare lo scrittore. E scrivo in italiano. Ho sempre scritto in italiano, in inglese ho scritto qualche breve pensiero, ma non possedevo (e non possiedo ancora) un livello tale di inglese da avere la stessa prosa che ho in italiano. E inevitabilmente (per quello che riguarda il mio stile) la lingua che usi influenza la tua prosa, e anche leggermente i tuoi contenuti.
E a me piace l'italiano. Gli italiani meno, ma l'italiano si. E io volevo scrivere in italiano. Anche per parlare agli italiani. A voi (miei lettori / follower), innanzitutto.

Ok, vabbè. Ma non potevi continuare a scrivere in italiano, e nel mentre vivere a Londra?
Si e no. Si, Anche se a Londra piove (e altri racconti, credo) sono stati scritti mentre ero a Londra. Quindi si, si può tranquillamente scrivere dall'estero (anzi per certe cose è sicuramente più di ispirazione, sarà la distanza).
Però... no, non è possibile farsi pubblicare dall'estero. A meno che tu non sia seguito (e soprattutto lanciato) da una grossa casa editrice.

Ma tu hai provato a farti pubblicare da una grossa casa editrice?
In realtà questa domanda non me la fate di solito. Ma vi rispondo lo stesso: no. Sono andato dritto su Tempo al Libro perché la conoscevo. Mi piaceva come lavoravano, mi piacevano le loro opere, e mi fidavo di loro. E sono contentissimo della mia scelta.
(In ogni modo, le grosse case editrici è molto difficile che anche solo leggano veramente il tuo romanzo... forse prima o poi proverò, comunque.)

Tempo al Libro... e quindi? Dicci, dovevi per forza tornare in Italia per farti pubblicare da Tempo al Libro?
No, non per forza. Ovviamente non me l'hanno chiesto loro. L'ho deciso io. Credo che, perché un buon "prodotto artistico" abbia successo, ci vogliano tre cose.
1) Qualità: al di là dei gusti, credo ci sia. D'altronde un minimo di presunzione ci vuole per fare gli scrittori, no?
2) Diffusione: intendo l'abilità di mettersi in mostra, attraverso tutti i canali possibili. Ritengo di averne le capacità e di avere fatto qualcosa di buono, ma ancora di non essermi giocato tutte le carte.
3) Culo: un po' di fortuna ci vuole sempre. Ne ho avuta forse un po', può essere... di sicuro, botte di culo epocali ancora no.

Si ma non hai ancora detto...
...che palle! Fammi arrivarci! Allora, tornando ai tre punti di prima... qualità e culo li puoi avere anche da Londra, ma per come funziona il mercato letterario/artistico, sapendo già di avere un buon bacino di lettori/fan a Cento e dintorni, per me era fondamentale tornare sul territorio. Se volevo fare lo scrittore, in italiano, facendomi pubblicare, e vendendo, io dove stare qui. A Cento/Bologna/Ferrara.
E così ho fatto.

Quindi sei tornato per fare lo scrittore. Ma ora fai altro...
Si e no. Si: è vero, la mia principale fonte di reddito è un altro lavoro, che se vogliamo può anche avere qualcosa in comune con lo scrivere, ma di certo non è nell'editoria o nel giornalismo. (Mi occupo di comunicazione e business process management... che non voglio fare il figo, ma in italiano è troppo lungo, e comunque non è il post e nemmeno il posto in cui parlarne).
Ma devo anche dire che in questo momento storico, fare lo scrittore in Italia spesso vuol dire questo: tenere la scrittura come hobby/secondo lavoro. Statistiche alla mano, ci sono una decina (10!) scrittori in Italia che vivono di soli romanzi (Baricco, Fabio Volo, ecc...) e altri 60-70 che vivono dei romanzi di attività correlate (giornalismo, sceneggiature, radio, autori per comici, ecc).
Io non rientro nemmeno in questi 60-70, ma faccio parte degli altri circa 30mila scrittori in Italia che vendono almeno 50 copie l'anno... e sono comunque nella parte alta della classifica: ci sono altri 30mila scrittori che sono pubblicati ma vendono meno di 50 copie l'anno.
Quindi... si, mi sento di dire che sono uno scrittore. E faccio lo scrittore, anche. Non solo quello.

E io che pensavo che fossi tornato perché ti mancava Cento... però, da quel che ho letto in Anche se a Londra piove, pensavo che Londra ti avesse un po' nauseato...
Per carità, di sicuro Londra mi ha anche nauseato, come ho sempre detto c'è una forte ispirazione autobiografica in quel romanzo. Ma al tempo stesso ho anche sempre detto che IO NON SONO GIULIO!

Sicuro? No, sono sicuro che una volta hai detto "Io sono Giulio"...
Si, Giulio è una sorta di alter-ego della mia personalità, se vogliamo. E abbiamo tanto in comune, così come la mia e la sua esperienza londinese possono definirsi davvero simili.
Simili, ma non uguali! Quello che pensa o fa Giulio non è esattamente quello che ho pensato o fatto io. Abbiamo due vite diverse e due età diverse (io a Londra ero 26enne, Giulio è 19enne).
Ad esempio, Giulio si ritrova spesso solo, nel romanzo (non svelo niente sul finale, no spoiler). Anche io ho passato molti momenti in solitudine, ma a differenza di Giulio ho conosciuto più amici e trovato più persone. Ero meno solo di lui, anche in questo caso l'alter-ego di Giulio mi è servito per estremizzare una situazione (che comunque a sprazzi e fasi alterne vivevo anche io) e renderla più romanzata.
Anche qui: nessuna bugia, la solitudine di Giulio è la stessa mia e di tanti altri (anche tra voi lettori, siete stati in molti a dirmi che vi siete riconosciuti), semplicemente è stata messa in una forma "da romanzo". E se Giulio pensa certe cose di Londra... non le penso esattamente tutte nello stesso modo. Più di così non posso dire sennò spoilero chi ancora deve leggere.

Si si, ho capito. Vabbè. Eh, allora sei tornato per scrivere e scrivi... beh cacchio, sarai contento, no?
Si, di sicuro lo scrivere è una delle cose più belle della mia vita e avere cominciato a 28 anni (di certo non presto, ma neanche tardi) mi fa molto contento. Oltretutto il fatto di avere la scrittura come hobby mi permette di non avere pressioni sui tempi e sui contenuti di quello che scrivo. Continuo a scrivere quello che mi pare, quando mi pare, e se verrà pubblicato, tanto meglio.
Poi, è un po' limitante sapere che molto probabilmente la scrittura non sarà mai il mio unico lavoro... ma vabbè... mai dire mai, no? Se capita... tanto meglio.

Però poi forse avresti delle pressioni sui tempi e sui contenuti...
Eh, infatti. E' ben per quello che a volte ci penso e preferisco avere questo tipo di "pressioni" nel mio lavoro principale come dipendente, piuttosto che nel mio hobby/secondo lavoro artistico.

Si, capisco. Senti ma... poi però ci sei tornato a Londra... perché? E poi perché sei ri-ritornato qui? Che poi in realtà il libro l'avevi pubblicato dopo la seconda volta......ma saranno anche un po' cazzi miei, o no? Comunque quello che ho scritto sopra è la verità. Se ci sono altri parti di cielo che non ho voluto illuminare, sarà che forse ci stanno solo delle nuvole, o che nascondono delle stelle che voglio tenere solo per me.

Eh tutta 'sta poesia così all'improvviso... ma forse vuoi dirci che...
No, era solo un preambolo romantico per dirvi che... ma no, non voglio essere volgare. Lo faccio dire ai The Pills. Non saprei dirlo meglio.




sabato 29 settembre 2012

La Grande Scossa

dal diario di Giulio

Mi sveglio scosso.
Non capisco bene cosa è successo. E che ore siano.
Ah, è pomeriggio. Tra poco dovrò cenare. Il mio letto sta scossando. Il legno della stanza mi ricorda che si, probabilmente questa è davvero un'altra scossa di assestamento. La testata del letto continua a muoversi. Anche se è tutto tranquillo. Mi alzo infreddolito. E' davvero tutto tranquillo. Controllo facebook. Altre due notifiche, sono stato invitato a due live. Uno è quello di Gritty e BREERAA!! ma lo sapevo già.
Vado a pisciare. Mia madre dovrebbe già sapere che non cenerò a casa. Scendo a dirglielo.
Torno al computer. Controllo i tweet di INGV ma la scossa che ho sentito deve ancora apparire. Forse me la sogno sognata anche stavolta. E' davvero ora di fare la doccia e uscire. Fuori il cielo si prepara al tramonto. E' pieno di nuvole e di una luce strana che neanche in Donnie Darko ce l'avevano una fotografia così.
Mentre faccio la doccia non penso a niente. Esco fuori che è già buio.
Mi vesto - e lo faccio come se fosse figo vestirmi, o il modo in cui mi vesto - perchè mi resta solo quello.
La Punto è sempre nella stessa posizione davanti casa - e non volevo soffermarmi su questo - la prendo e ingrano prepotentemente. Le transenne, il semaforo giallo lampeggiante, le macerie della chiesa di Santo Stefano di Stopasso sono ancora li.
Qui non verrà mai il terremoto - vedrai che se ti impegni alla fine lo trovi il lavoro che vuoi - qui alla fine una casa, una ragazza da sposare, una bella famiglia, li trovano tutti.
Già.
La Punto romba rumorosa sotto il mio culo, e anche se il motore è davanti a me, percepisco la sua malsana natura. Forse la Punto ha fatto i suoi anni ma non posso cambiarla ora.
Il buio inghiotte la strada e i miei pensieri sul fatto che ci sia sempre da fare tutta sta cazzo di strada e non ce ne ho voglia.
Son già scomparso per anni... inhiottito dal buio di Ferrara se sono qui, forse la soluzione è un'altra.

Il buio di Bologna.

Potevo anche finirla così, ma magari il buio è Modena. Mooooodna.
No, è Ferrara un'altra volta il buio che affronterò, sennò l'avrei presa più positiva. Non pensi. Oh ma io dovevo restare in un'angolo di mondo ormai dimenticato, invece mi tocca andare alla presentazione del mio libro.
Ma se ne parlassi ora non si capirebbe.
E poi è presto.

Anche se sono già in ritardo.
I terremoti non sono mai in ritardo. Hanno quella prepotenza che li fa sempre puntuali. E che si inculino tutti i pipponi moralistici sugli orologi del wu ming, non conta mica quali siano i tempi del terremoto della nostra società consumistica dell'iPhone e delle macchine a rate.
Quando viene il terremoto l'iPhone ce lo mettiamo in tasca e la macchina la lasciamo i prendersi i sassi addosso.
E ai Wu Ming non ci pensa nessuno.
Il terremoto è sempre in orario.
Anche se qui sono cent'anni che aspettiamo il Big One, la Grande Scossa. I vecchi si ricordano ancora quella del 1908, anche se di viva c'era solo la nonna Lina che è morta il mese scorso e quindi neanche lei se la può ricordare. Pace all'anima sua. E a tutte le nostre che aspettano sta cazzo di scossa.
Che nemmeno sarà oggi, chiedo a BREERAA!! di controllare sul suo iPhone i tweet di INGV e la scossa non c'è stata, me la sono sognata di nuovo, come sempre, sembra che in testa abbia un cazzo di Inception dove imperano la protezione civile, i campi accoglienza, i certificati di inagibilità e i servizi di TGCom.
Non so chi sia l'architetto di sto scempio ma un'idea ce l'ho.

Di tutte le cose che mi hanno sempre raccontato, quella che mai avrei creduto possibile era questa: e mi hanno mentito, un sacco di volte, mi han mentito su tutta la linea.
Ma non me ne frega poi molto. E' solo il constatare di quanto sia fragile tutta questa roba, dentro e fuori di me, nella testa e nei muri, e di quanto in fondo io sia sempre sospeso tra più sogni. A più livelli. Non saprei nemmeno dire se davvero sto sognando, e in quale sogno mi trovo. Non so se sia un gran bel sogno, a essere sincero.
Spengo una sigaretta con il piede - così son sicuro di non sposarmi - o di morire prima - o non mi ricordo. Potrebbe essere il mio totem, se non fosse che non capisco cosa dovrebbe succedere. Dovrebbe rimanere accesa la sigaretta? Quale cazzo di sigaretta non si spegnerebbe? E in quale cazzo di architettura avverrebbe?
BREERAA!! mi guarda. Siamo pronti. E non lo siamo mai.
L'aria è ferma, non tira un filo d'aria, e gli uccellini stanno tutti volando via. Un paio di cani nel cortile della casa di fianco puntano il naso e le orecchie verso lontano. Poi si voltano. Verso di me.
Siamo in un parcheggio. BREERAA!! tace e mi guarda ancora. Gritty deve ancora arrivare.
E io ho capito.
(non so cosa posso ferirmi e cosa possa ripararmi - ma è la perfetta sintesi di tutti i miei 2X anni di vita)
La Grande Scossa è qui e arriva ora.

sabato 18 agosto 2012

nelle puntate precedenti - nella prossima puntata

Utilizzo anche questo blog in maniera personale... d'altronde questo non si tratta di un servizio pubblico.

Nelle puntate precedenti...
Mi ero trasferito a Londra.
Lì avevo trovato lavoro in un ostello.
Ho ricevuto una proposta lavorativa interessante e al tempo stesso un po' avventurosa di cui parlerò prima o poi. In Italia.
Ho lasciato l'ostello. Ho lasciato Londra.
Sono tornato in Italia. A Cento.

Ed entro la fine dell'anno pubblicherò il mio primo romanzo, con Tempo al Libro (che già mi aveva pubblicato un racconto nella Giovane Antologia Faentina).
Se vi interessa... seguitemi da qualche parte (tipo qui), vi saprò aggiornare.

Ecco, poi ci sarebbero tante tante altre cose da raccontare, o narrare, di questo agosto. Che mi ha strappato da una triste scrivania per portarmi su un'altra scrivania (ma molto meno triste).
Un agosto che finalmente, in un qualche modo, sa di estate, anche senza Olimpiadi, che anche se è cominciata in ritardo, ha già il suo perché. O forse è cominciata quando doveva cominciare anche se ho fatto fatica ad accorgermene.

Il sole tramonta tutti i giorni, e tutti i giorni rinasce (a parte quando c'è molto nuvoloso e molta nebbia, e so che tornerà a succedere).
L'estate mi sorride furbescamente, anche se so che arriverà l'autunno e non sarà così cordiale.
E per una volta gli aerei e i treni non sono qui a mettere distanze, ma solamente a scandirmi le settimane.

Nella prossima puntata:
- che lavoro andrò a fare?
- resterò a Cento?
- quando uscirà il libro?
- come si chiamerà?
- di cosa parlerà? (parlerà di Giulio, ndr)
- e poi?

...ma forse non proprio proprio nella prossima. ma tanto cosa avete da fare di meglio?

mercoledì 8 febbraio 2012

Non si può morire a Ferrara

16 marzo 2009, Ferrara

Non è un bel posto l'obitorio. Già il nome fa un po' cagare. Obitorio.
La madre di Giulio percorreva il corridoio con quella disperazione che solo una madre può avere in quel climax di tensione che precede il formale riconoscimento del cadavere. Ma c'è poco da riconoscere quando il defunto è morto con la carta d'identità in tasca.
"Salve signora. Perfavore, mi segua"
La stanza è molto più brutta di tutte quelle viste su Canale 5. C'è molto più giallo di quello che si possa pensare. Pare già un'impresa di pompe funebri. Anche se quella generalmente arriva dopo, poco dopo.
Uno scatto secco e dalla cella frigorifera esce il cassettone. Con dentro tuo figlio.
Glom.
Silenzio.
"Ommioddio..."
"Mi dispiace, signora... abbiamo fatto tutto il possibile per suo figlio ma era già in coma... e arrivati all'ospedale..."
"Questo non può essere mio figlio... non è così..."
"Lo so, il collasso a volte rende irriconoscibile il corpo..."
"No no, lei non sta capendo: questo non è mio figlio. Perfavore, vi siete sbagliati, fatemi vedere mio figlio."
"Signora... mi piacerebbe dirle che si tratta di un errore... ma questo è suo figlio, non abbiamo confuso il corpo."
"Senta, le dico che questo non è mio figlio."
"Signora... l'abbiamo trovato con i suoi documenti indosso... se non è suo figlio, chi è?"
"Non lo so! E con tutto il rispetto... non m'interessa! Piuttosto, voi mi dovete dire: dov'è mio figlio?"

Suo figlio, che si chiama Giulio, non è certo il gatto di Schrodinger: va da sè, che se non è morto, è vivo.
Giulio è vivo.

"Nella vita si può anche morire, e va beh, mi stava anche bene, ma cazzo, morire a Ferrara... neanche Vasco Brondi ci morirebbe a Ferrara." (Giulio, 16 marzo 2009)

martedì 13 dicembre 2011

Oggi non è mai domani

"Stanco di ste raschiate di barile" pensava lui.

Le luci basse, e i bassi, erano già diffusi nella sala. E andava avanti a muoversi come se fosse niente, come se fosse il solito, il solito drink o la solita birra.
E la solita storia.
Lui, tu, lei, chiunque, non fa importanza, o non fa differenza.
E' un lavoro di monotonia e piedi bassi.

Mentre si avvicina, avvolgendosi, passando sotto e attraverso i tuoi mille coltelli senza mai tagliarsi, senza prendere il veleno, andando avanti nel suo farsi male.

Voleva cambiare qualcosa e invece no: voleva risolvere il mondo, o perlomeno il proprio e invece no. Andrà sempre avanti così.

Prima o poi le cose cambieranno, e se c'è un giorno in cui cambieranno davvero quello è domani, sempre domani, il giorno in cui cambiano le cose è sempre domani e domani non arriva mai. Oggi non è mai domani.

E' un gioco di luci e di silenzi, di poche fonti luminose, di fango e controsterzo... il respiro conta più di ogni altra cosa e fumare o non fumare fa davvero la differenza.

Sempre più fatica per arrivare a casa, per arrivare sul proprio materasso sani e salvi.
Per sopravvivere ai danni della comunità europee e delle monete uniche, dei passaporti e delle dogane, dei linguaggi universali e dell'acidità di stomaco, dei vini sottocosto e delle bottiglie convenienza.

E' quasi un'attesa ebraica, o forse semplicemente cattolica, o forse la religione non c'entra davvero nulla con tutto questo. Con questo vuoto che terribilmente avanza senza alcuna pietà verso niente e nessuno... il mondo va avanti e tu hai svoltato alla prima laterale, ormai sei da un'altra parte senza che gli altri se ne siano veramente accorti.

Restano solamente i suoi occhi fissi. Come due fari accesi con le luci di posizione. E il silenzio che entra da tutte le parti, capace di riempire anche i vuoti dei bassi della dubstep.

Ci saranno ancora da prendere un sacco di aerei e di autobus, e ho già il mal di testa solo a pensarci.

La fine è vicina. E suona dubstep.

Radioscozialibera plays Massive Attack - Paradise Circus (Zeds Dead Remix) 

domenica 4 settembre 2011

la fuga giusta (parte seconda)

...segue da la fuga giusta

"marzo 2009. coppa aziendale di ciclismo. è un po' tipo la coppa Cobram di Fantozzi.
un'intera azienda del terziario, con tutte le sue filiali sparse per l'italia, messa sopra ad una sella e spedita a pedalare. perché "non sei obbligato a farlo, però son cose che fai brutta figura se non ci vai, e poi l'amministratore delegato ci guarda a queste cose".

E' la fiera del ciclismo della domenica, e il tripudio del ciclista amatore.
"
Giulio e il suo giovane collega si sono riportati sul gruppetto dei primi inseguitori, i "cicloamatori", ma nel mentre ci sono stati diversi scatti. Tra cui uno del commerciale e "quei nerd del cazzo del CED".


Collega: "E noi quando partiamo?"
Giulio: "E' ancora troppo presto. Non c'è la fuga giusta."
"Ma che palle Giulio. Quanti cacchio di chilometri sono che dici così?"
"Ma cosa vuol dire? Se non c'è la fuga giusta non c'è, non è una questione di chilometri"
"Si ma intanto gli altri sono la davanti."
"Li raggiungeremo sulla prima salita quando saranno stremati."
"Ma quand'è la prima salita? Quand'è che li raggiungeremo?"
"Quando li raggiungeremo. Quando sarà il momento giusto."
"Ma quando cazzo sarà questo momento giusto? Io mi sto rompendo."
"Se hai fretta... se non vuoi aspettare... fa pure come loro... loro sono scattati così..."
"Si ma loro sono scattati, almeno. Avranno sbagliato, si ritireranno, o arriveranno a venti minuti, ma ci stanno provando, cazzo. E magari che ne sai tu? Magari gli va bene e vincono. Giulio lo sai che devi ancora fare una mezza pedalata che impensierisca qualcuno?"
"Io non ho ancora visto la fuga giusta. E non mi sono mai sbagliato."
"E se invece tu ti sbagliassi? E se invece tu ti fossi sempre sbagliato? Giulio, io ho voglia di provarci, anche se forse non è il momento giusto, ma il momento giusto forse non c'è mai, e forse il momento giusto è questo."
"Se vuoi andare vai..."
"Era se adesso te ne vai..."
"Mavvaffanculo, va, Massimo Di Cataldo"
"Grazie Giulio"
"..."
"Dai, hai capito. Tu non ci hai mai provato veramente. Tu non ci provi mai veramente. Lo so che forse non è il momento giusto. Ma io credo tu abbia paura di provarci e basta. E adesso dimmi pure quel che vuoi, ma io ci provo. E dovresti provarci anche tu, lo sai."

Detto questo il giovane collega scattò, dall'alto del sellino sagomato della sua colnago lucidatissima, con tanto di maglietta gialla e pantaloncini coordinati. Nonostante le pochissime ore di sonno (inferiori alle ore di sesso che aveva nelle gambe) si lasciò dietro il gruppetto senza troppi problemi e andò all'inseguimento di quello del commerciale e di quelli del CED. O perlomeno così credeva lui: in realtà si agganciarono alla sua ruota due del commerciale che non aspettavano altro, e uno della contabilità.

Giulio, da dietro osservava tutto, fermo nella sua pedalata, un po' intorpidito nella sua maglia verde un po' usata, senza dire una parola. O senza aver replicato più di tanto. Quello che il collega non poteva sapere, era che Giulio ci aveva già provato. Aveva già provato di prendere la fuga giusta, e aveva già fallito. Non era la prima coppa aziendale di ciclismo che disputava. E ora, forse, tutta la sua esperienza si stava tramutando più in un peso che altro.
Un po' come l'acidità post-alcolica che si ritrovava nello stomaco... e tutto il resto che gli bruciava dentro.
Più un peso, che altro.

venerdì 3 giugno 2011

vogliamo ricordarlo così

Vogliamo ricordarcelo così... la penultima volta che lo abbiamo visto. Giulio.
L'ultima era ad una cazzo di festa, due palle, poi neanche gli abbiamo parlato tanto. E' arrivato da solo, e se n'è andato da solo, com'era suo solito fare quando le cose non giravano bene. E non gli giravano bene da un pezzo.

Sono Gritty, su RadioScoziaLibera.
E quella sera Giulio era con noi. La Lancia Delta Integrale di BREERAA!! che avrebbe poi rivenduto poco dopo. (Perché poi? Era così una bella macchina. Altro che quella Golf da maraglio).
Eravamo su in montagna, credo fosse Trentino. Tornante dopo tornante. Giulio stava nel sedile posteriore, tentando di dormire, e stringendo i denti per quella cosa che si era procurato sotto la maglia.
Gli dava parecchio dolore quel taglio, e anche tutto il resto. Non stava molto bene, da un pezzo, ma stringeva i denti, mentre BREERAA!! curva dopo curva guadagnava parecchi secondi su Loeb. O perlomeno la sensazione era quella, pareva fosse una prova speciale.
Giulio sbuffava un po' per i dolori, Cisco (c'era anche lui! maledetto) sparava un sacco di cazzate, io burivo a BREERAA!! che doveva razzare ad ogni curva, con quel rombo sordo in sottofondo, e i nostri culi che si spostavano sui sedili a seconda dei gradi di virata.
E questo è tutto.

Poi a un qualche orario siamo anche arrivati su un qualche monte, e poi abbiamo dormito in un qualche ostello/albergo. E poi qualche giorno dopo è morto.
Non so perché vi racconto questa storia... mi accusate di parlare di lui come se non me ne fregasse un cazzo. Ma io c'ho una vita da portare avanti, non è che a piangerci sopra lo riporto sul sedile posteriore della Lancia Delta.
Siamo mica qui a far rinsavire i morti con la cedrata Tassoni...

Bah, è 'na serataccia, c'ho pure l'acidità di stomaco. Video.

RadioScoziaLibera plays
Gary Jules - Mad World (alternate version)


Ah no è 'na radio. Poi neanche ce l'ha il video sto pezzo. Niente, va, ve la ascoltate e basta.

sabato 28 maggio 2011

a volte qualchedunaltro se ne va di nuovo - a volte no

RadioScoziaLibera plays Apres La Classe - Terra
 


Ma a volte scatta qualche cosa che ti fa cambiare
La convinzione di un idea che è quella di partire
...Lontano da quel che vorresti amare...
...Lacrime per la voglia di restare...


Ma cosa credete, voi, di avere l'esclusiva? RadioScoziaLibera, le zerouno e un cazzo di una notte di maggio, siamo già pronti per la vostra estate di merda. Ma stavolta fate attenzione che gli anni noi non li facciamo passare per caso. A costo di accorciarli.

Sarebbe bello tornare nel passato. Ma volenti o nolenti andremo dritti nel futuro anche quando questo non esiste. A costo di morire.
Eh, che paroloni, BREERAA!! non ha nemmeno cenato, cosa vuoi che gliene freghi della morte. Certe cose si pensano a stomaco pieno.
Il CD dei CrazyTown? Mamma mia è ora di fare ordine in questa sede, ci manca di trovare la salma di Mike Bongiorno e abbiamo completato l'inventario. Se entrano quelli di CSI girano una serie intera.
...n0 ma questo è davvero un perizoma. BREERAA!! è tuo. No non è mio. No io i perizomi non li porto. No non mi scopo quelle con i perizoma. No BREERAA!! io me lo ricordo se me le scopo. No le mie non portano mai il perizoma. E' per la legge di Murphy. MA QUESTA COCA COLA E' DELL'82! No vabbè, ma davvero. C'è l'adesivo degli Europei 2008. Ma che schifo. Ma neanche la vuoto nel lavandino, mi esplodono le tubazioni.
...si BREERAA!! l'ho buttata giù dalla finestra. Tranquillo tu l'hai parcheggiata dall'altra parte.
...tranquillo, comunque era solo plastica.

RadioScoziaLibera plays Klimt 1918 - Ghost of a tape listener


Sono sempre il vostro Gritty, vostro e mio soltanto. E' bello avere 16 anni no? No. Ma non è nemmeno bello averne 26. Chissà poi 36. E fermiamoci qua... sempre le nostre frequenze digitali.
BREERAA!! mi fai un mojito? Come non abbiamo gli ingredienti? Che palle, metti su il prossimo pezzo poi esci alla Coop. Ma come io? Eh vabbè. Ma son conciato come un indiealternative. Ma neanche Giulio usciva così per entrare la macchina.

RadioScoziaLibera plays Oasis - Keep the dream alive



Va beh ma gli Oasis li avevamo già passati ieri... IN DIRETTA su RadioScoziaLibera, il vostro Gritty ha pure fatto la spesa... ma fuori c'è un caldo allucinante! Neanche la coop era aperta, un giro di pakistani mi è toccato fare che... ma è arrivato del rum! Mojito! Questa comunque BREERAA!! mi dice che è dedicata da E. a V., solo che lei non è all'ascolto. E che cazzo gliela dedichi allora?
A noi non ci ascolta mai nessuno. In ogni modo tra poco arriva la prossima bomba... sapete che iniziate a piacermi? Giusto due o tre, non di più, come le sigarette che fumo a serata... poi si diventa dipendenti...
Preparate le scarpe nuove... se non le avete comprate. C'è in ballo la più grande sfida dell'anno. E poi dura anche poco... per Natale già parleremo d'altro.
Adesso c'è questa... c'è da prepararsi per un inverno tra Pordenone e Corporeno.
Ma dove cazzo sta Corporeno?
La seconda letterina per Giulio era di M. E' tutto un melodramma pieno di consigli e di frasi ad effetto. Oh ma non è Elisa di Rivombrosa qui. Se vuoi il tuo Giulio vattelo a prendere, non cagarci il cazzo, noi ci occupiamo di rock e di rochenrol. Tipo questa.

RadioScoziaLibera plays Tre Allegri Ragazzi Morti - Prova a star con me un altro inverno a Pordenone

venerdì 27 maggio 2011

e RadioScoziaLibera?

RadioScoziaLibera plays Oasis - Wonderwall


Ce n'eravamo andati in silenzio. Senza dire niente. E con Paolo Nutini.
Ma ora torniamo. E lo diciamo per bene. Con gli Oasis.

Sono Gritty, questa è RadioScoziaLibera, e se non sapete cos'è andate a fare in ...ciclopedia. Due anni, son passati due anni da quando abbiamo staccato le prese e abbiamo preso su armi, bagagli e ritagli e ce ne siamo andati sul Golf del BREERAA!!.
Poi abbiamo fatto cose, visto gente, spaccato nasi, bevuto robe, preso pastiglie, cambiato le pastiglie, messo olio, cambiato olio, e così via. Tagliandi. Bolli. Ruotini. Routine. Le solite cose.
Serate in giro nei locali a guardare un paese che muore (la vostra Italia di m***a).
Fare Soldi con i Fare Soldi, bere Amari con gli Amari, beccare una Perturbazione con i Perturbazione, guardare Le Luci della Centrale Elettrica con Le Luci della Centrale Elettrica. E cose così.
E ora siamo tornati.
'Na puzza di chiuso che non si respira, polvere e ragnatele, e gli spinotti che si sono un po' ossidati. Ma questa è roba da BREERAA!!, che fa il tecnico.
Io sono Gritty. Io sono lo speaker.

Nella buchetta della posta ci sono ancora un paio di letterine per Giulio.
Che cosa cazzo poi ce le mandate qui, mica sta qui lui. Va ancora quel cazzo di accendino, BREERAA!!? Passamelo, che mi accendo una sigaretta, almeno.
Il vostro Paese fa schifo perché chi deve parlare sta zitto. Perché chi deve cambiare le cose passa il tempo a lamentarsi e criticare. Ma nessuno fa mai un cazzo. E allora tocca a quelli come noi.
Ma noi non siamo più italiani come voi.
Ormai BREERAA!! ha la cittadinanza onoraria di Bristol, per esempio.

Ci hanno stancato... ci avete stancato... basta. Ci chiedete perché siamo tornati... è in linea I., una nostra cara ascoltatrice. Non lo so, passavamo di qui, abbiamo progetti più ampi.
Leggiamo una delle due letterine per Giulio... è di A., scrive da uno dei vostri paesi di merda, chiede se abbiamo da regalare una maglietta. Macché, ce n'era una, era una XXL, la stiamo usando come straccio.
Poi scrive anche F. e chiede che fine ha fatto Giulio.
Ma noi, cara F., non lo sappiamo. L'abbiamo perso di vista al suo funerale. Che poi neanche sappiamo se era davvero il suo. Ma l'abbiamo lasciato li. Con Paolo Nutini...

Paolo Nutini è un po' l'Andreas Johnson dei tempi moderni. Solo che Andreas Johnson aveva sbagliato lingua, paese, momento storico, genere, e tanto altro. Ma i capelli... ah!
Ma cosa vogliamo parlare di capelli qui... siamo anche vestiti bene. Adesso vediamo se riusciamo ad attaccare al mixer il computer e poi vi spariamo un bel pezzone con le palle. Quelle che non avete voi.
Ma siete ridicoli... ma dove credete di vivere? Ma svegliatevi. Pezzenti provinciali dalla mente ridotta.
Paghereste anche 30 euro a biglietto per sentirici, se solo vi dicessero che dovete sentirci. Pensate vi dicessero che dovete andare a sentire Andreas Johnson... e che palle, smettetela di chiedere che fine ha fatto. E' ormai peggio della storia dei Jalisse. In realtà c'è gente che lavora e fa album senza rompere il cazzo a nessuno.
Mica come voi.

Avete rotto, davvero. Non vi basta aver ucciso Giulio? Chi volete uccidere, ancora? Non pensate di eliminare noi due, siamo dell'altra carreggiata. Neanche ci vedete. Direzioni diverse tra noi. Direzione diversa per noi. Ma cosa volete capire?
Non valete un cazzo. C'è un sms di C. al nostro numero verde. Dice un sacco di cazzate. Siete tutti così voi... è una sorta di par condicio di cervelli. C'è lo stesso spazio per tutti, per dire e fare tutti le stesse stronzate. Ma quando mai potrete far vedere un qualcosa di intelligente venire dal vostro zucchetto?
E non ho neanche più voglia di parlarne.

Mi avete stancato il c***o.

RadioScoziaLibera plays Andreas Johnson - The Games We Play


e bum! vedete di ascoltarvela tutta.

giovedì 14 aprile 2011

la fuga giusta


marzo 2009. coppa aziendale di ciclismo. è un po' tipo la coppa Cobram di Fantozzi.
un'intera azienda del terziario, con tutte le sue filiali sparse per l'italia, messa sopra ad una sella e spedita a pedalare. perché "non sei obbligato a farlo, però son cose che fai brutta figura se non ci vai, e poi l'amministratore delegato ci guarda a queste cose".

E' la fiera del ciclismo della domenica, e il tripudio del ciclista amatore.

Dopo appena 15 km c'è già stato un considerevole numero di ritiri, un considerevole numero di fughe, e sintetizzando, il gruppo è spezzato in 3: quelli che tirano ad arrivare alla fine del loro passo (i ciclisti della domenica, in fondo), quelli che puntano alla vittoria (i cicloamatori, tutti davanti a darsi battaglia) e quelli che vanno e basta. A metà. Tra cui Giulio e il suo giovane collega.
(insomma, è marzo 2009, è prima che Giulio morisse)

Giulio: "Non parte mai la fuga giusta"
Collega: "Certo che se noi nemmeno ci proviamo..."
"Lascia perdere, è presto."
"Si ma intanto vanno avanti..."
"Lascia perdere, li riprendiamo..."
"Con quella faccia li non sei molto credibile..."
"Sarai messo bene te."
"Io non sono disfatto e strafatto come te"
"Hai scopato ieri sera?"
"Cosa c'entra?"
"Rispondimi: hai scopato?"
"...si. Ma cosa c'entra?"
"Quante volte?"
"Cosa c'entra?"
"Rispondimi: quante?"
"Tre."
"Tre?"
"...quattro."
"Vedi?"
"Ma cosa c'entra?"
"Ma che cazzo di gambe credi di avere? Quando è stata l'ultima?"
"Ma è stata... saranno... prima di venire qua. Ma saranno già passate 6 ore!"
"Ah, perché hai recuperato molto."
"Ma vuoi mettere come sei messo te?"
"Io non ho scopato."
"Ma hai bevuto."
"Si. Il giusto."
"Il giusto per sbronzarti. E poi ti sei fatto."
"Ma non di droghe."
"Non di droghe illegali..."
"Droga è quando legge punisce."
"Non fare il Boskov, dai. Ti sei fatto di droghe legali... sempre droghe sono."
"Cosa vuol dire droghe? Tu sei dipendente dal bumbare con la tua morosa. E' una droga?"
"Smettila. Sei strafatto di alcol e medicine, ci fosse un antidoping ti fermerebbero. E poi sei ancora in prognosi. Hai un ferita da arma da taglio. E avrai dormito 2 ore."
"Non ho alcuna prognosi. Questo finché non lo accerta un medico è solo una tua opinione, così come tutte le altre accuse che mi hai mosso."
"Sarà. Ma la mia opinione è anche che non arriviamo al traguardo."
"Zitto e pedala."
"Hai cominciato tu. E tanto è tutto piano..."
"Appunto. Appena la strada sale facciamo vedere che abbiamo ventanni."
"Si ma li hanno anche alcuni del CED. E sono la davanti."
"Sono dei nerd del cazzo, appena la pendenza sale sopra al 10% scoppiano."
"E quand'è che sale?"
"Che cazzo ne so io di pendenze, io pedalo e basta."
"Guarda che sta partendo in fuga uno del commerciale."
"Lascia che parta. Non è la fuga giusta. Non è mai la fuga giusta...

domenica 3 aprile 2011

pupum

Giulio calciava il pallone contro un muretto. E lo riprendeva, sempre con il destro, per poi, ricalciarlo. Sempre contro lo stesso muretto. Magari due o tre palleggi, poi di nuovo contro il muretto. E pum. E pum. Pu-pum. E pum.
"E' tornato" diceva sua nonna guardandolo dalla finestra. (Ma sua nonna non era morta?)
"Già" commentava sua madre.
"Non sta molto bene." aggiungeva. Chi? Sua madre o sua nonna? Ma non era morta?
...ma soprattutto, non era morto, Giulio?

Era una scena tristissima, uno che scalciava un pallone, di quelli duri che rimangono stragonfi a prescindere, neanche per passarsi veramente il tempo... ma solamente per manifestare un proprio disagio. E per sfogare due o tre pensieri.

Che cosa altro c'era da fare?

Pum. Pum. Pu-pum, pum.

"E ora cosa pensa di fare?"
"Non lo so."
"Gliel'hai chiesto?"
"Non me la sento."
"Non sta bene, lo sai, vero?"
"Lo so."

Pum. Pum. Pu-pum. Pum. Pu.
PUM! - crash.

Anche Giulio rompe un vetro ogni tanto.
...ma non era morto? Forse si.

mercoledì 23 febbraio 2011

A me quella storia dei cucchiaini di zucchero di Kate Nash mi è piaciuta un sacco, davvero

I'd like to get up late and see your text of 3 hrs before.
I'd like to have a date with you and arrive 20 minutes late telling a lie about the DLR.
I'd like to eat with you a normal pasta, that you'll enjoy 'cause you are not italian and I'm enjoy just 'cause I'm hungry. (and maybe inside of you, you are thinking that it's not so special, and I would agree, but you won't tell me just 'cause I made it).
I'd like to walk with you in all the parks of London, even the more awful and sad in a unknown zone just 'cause we saw it on gmaps.
I'd like to stay with you till the moment we won't have anything to say, and we'll not feel embarassed for this... or till the moment we really feel awkward, who knows.
I'd like you could take enough coffee and tea with me till the moment you know when I say 2 spoon of sugar I mean 3, like Kate Nash's song.
I'd like you could walk with me on the Millennium Bridge.
And on the top of Primrose Hill, just to say "Nothing special at all".
I'd like you'll be the first I call when I'll be in the hospital with a broken nose.
I'd like you could see how good am I driving my car. Getting scared everytime I try to be a pilot.
I'd like to listen to your music, understanding just a few words.
I'd like to learn "la tua lingua" (nothing naughty) and that you could learn "el mi idioma".
I'd like to hear from you just a few words, nothing special, but just the ones that could turn me to you saying "Really?" with a 32 teeth and 64 GB smile.
I'd like to let you know about my family, my dog, my house, my city (my town?), and most of all, me and everything that made me. (even the smell of fried fish that my father usually do on sunday that I keep in my jacket till monday evening).
I'd like to be able to write in a better english, you see.
But I'd like to see your smile.
And I'd like to see you, now, in a year, in three, or just when could happen.

And see what we could be. In the real life...

- Giulio -

...ma non era
morto?

venerdì 31 dicembre 2010

DiaroDelloScrittore: #1 destorisofà

Inizio questa sorta di diario perché magari, mentre scrivo un libro, e ne penso un secondo, e ne ho in sospeso almeno altri 3, e ho pronti soggetti per almeno altri 10, si sa mai che ne possa produrre un sedicesimo, su tutti questi pensieri.

In realtà, questa sorta di diario parte già incompleta, perché non è che ho cominciato a scrivere oggi, ma 12 anni fa, nel 1998.
E ciò a cui sto lavorando ora, è partito nel 2006. E per dirla tutta, in realtà avevo in mente il soggetto da almeno un paio d'anni prima...

Ma diamo un nome alle cose, cacchio, perché le cose van chiamate con il loro nome.

Stiamo parlando del progetto Kooks, e già questo non è il vero titolo del romanzo, ma un nome di lavorazione... quindi già chiamiamo le cose con un nome che non è il loro.

C'è qualche attinenza tra il nome Kooks e la band The Kooks?
Beh, direi di si.

Quale?
Sono gli stessi.

E quale attinenza c'è nel romanzo?
C'entra con la canzone Naive.

Ah... cosa, in particolare?
Il sound, credo.

Quindi non c'è un legame con il testo?
Ma cos'è un diario o un'autointervista?

Entrambe? Comunque te la stai scrivendo da solo...
Si, in effetti hai ragione. Ho ragione. Abbiamo ragione. Tra l'altro erano domande pessime.

Veniamo alla situazione attuale: Kooks era pronto al 70%, ma è stato vittima di una restauro sostanziale, quasi una ricostruzione, e ora è pronto al 30%. Un 30% che a sua volta è vittima di continue correzioni e revisioni, quindi si tratta un po' del solito progetto all'italiana, modello ospedale di Cona: investimenti enormi, risultati tangibili zero.

Prime impressioni positive: nonostante l'impegno poco profuso di questi giorni, direi che agli stimoli di scrittura c'è una buona risposta.
A volte forse sarebbe necessario disattivare l'Airport, ma è anche vero che per le condizioni di vita attuali mi è necessario un contatto tramite Facebook, MSN, Skype, e quant'altro... certo in alcuni momenti l'isolamento forzato sarebbe utile, ma come fai a discernere i momenti in cui sarebbe utile e quelli in cui sarebbe utile avere la connessione internet?

Prime impressioni negative: LA PERDITA DEL CINISMO.
Va spiegata un po' la situazione: abbiamo un protagonista, che chiameremo JJ, già in passato protagonista di racconti. L'intera opera Kooks costituisce una sorta di enorme prequel a questi racconti... che va collocato circa 2-3 anni prima dei racconti stessi.

Per quanto sicuramente JJ debba risultare quindi per forza diverso da questi racconti, rimane poi la stessa persona.

E in questo momento, mi è difficile scrivere nel modo in cui questa persona sarebbe.
Cos'è successo? Dove ho perso queste caratteristiche? Quelle che tra il 2006 e il 2008 mi hanno permesso di scrivere questi racconti?

Non lo so, e in fondo non è che a sapere dove le ho perse le ritroverò, è un po' come quando perdi il portafoglio per strada. Forse a fare la strada a ritroso lo ritrovo subito, ma se passi dopo due anni, col cazzo che è ancora li ad aspettarti.

La situazione è, in qualche modo, ricrearlo in maniera artificiosa.

1) il ricordo. Ah, questa grande cosa che tentiamo di annullare attraverso l'alcol, ma che resta perpetua nelle nostre sinapsi neurali... per fortuna.

2) Uochi Toki. BUM! Con Napo si va sempre sul sicuro.

3) Così come Napo, possiamo aggiungere Amari, Massimo Coppola, Vasco Brondi, e tanti altri profeti del nostro tempo, un po' maestri di vita di JJ (e anche miei, tra le altre cose).

4) i precedenti racconti di JJ. Dove andare a pescare se non proprio dove il cinismo regnava sovrano?

E poi direi che basta così, per ora.

Ma sai che a nessuno gliene frega niente di queste cose?
Eh beh perché, le vostre serate del cazzo in discoteca, sono forse più utili alla comunità?

Siamo tutti inutili. La specie non progredisce. Ed è colpa anche mia.

giovedì 21 gennaio 2010

Giulio e il grande disagio

Era febbraio, era freddo, e ogni tanto c'era il sole.
Giulio fa la cosa più difficile della sua vita: si sveglia. Manca esattamente un mese alla sua morte, lui questo ancora non lo sa, ma si alza lo stesso.
Sapesse di dover morire a breve, voglio dire, se ne starebbe a letto.
Chissà cosa farebbe una persona normale se sapesse di dover morire. Figuriamoci Giulio.
Si tira in piedi, ha dormito una manciata d'ore, è sporco, sudato, malato, anche leggermente ferito. Avrebbe bisogno di ripigliarsi un po', soprattutto di una doccia, ma non farà niente di tutto questo. Passa davanti a un lavandino, giusto per darsi un tono, senza però variare la sua barba lunga e capelli ancor più lunghi e scompigliati... una sorta di Baudelaire dei giorni nostri. Che poi non si sa se Baudelaire fosse conciato così male, forse era solo gay.
Prende il completo e la camicia del giorno prima, sono sporchi, ci sono chiazzettine di fango e di vomito sul fondo dei pantaloni, e la camicia ha diverse aloni da birra e di sporco. Che se uno ci guarda bene si vedono, al lavoro se ne accorgeranno.

E' stato il lavoro, a cercare Giulio. Se lo sono ripresi, letteralmente. Solo la scrivania è diversa, tutto il resto è uguale. Anzi no, lo stipendio è leggermente aumentato.
Dolore, fastidio allo stomaco, terribile mal di testa, senso di vomito, acqua colazione caffè, il tutto sopra la scrivania, con il mouse nella mano destra e il resto con la sinistra.
Dopo una mezz'oretta, è quasi accettabile.

- Il collega giovane di fronte lo guarda con attenta attenzione, e non è che si ridondanza, è proprio che l'attenzione è doppia: capire perchè uno può ridursi così, e capire che anche lui può potrà ridursi così a breve -

Poi, poi, finito il lavoro, è tempo per un'altra corsa contro il tempo: un'altra lotta contro ogni tipo di mezzo di trasporto e di orologio, per trovarsi di fronte a casa sua. Oddio, casa sua, ancora... casa sua di lei.
E ora a Giulio resta solo una canzone. E' "Liar" di De Niro.
Voglio dire, poteva andare peggio, poteva restarti solo "Parachutes" dei Coldplay che sono appean 46 secondi, ma se gli capitava "Two Step - live from The Gorge" della DMB, sarebbero stati 20 minuti belli pieni.
In 20 minuti ti svegli, fai la doccia, colazione, ti vesti. E magari hai anche il tempo per sbarbarti.

Ma tutto questo tempo Giulio non ce l'ha, non ha nemmeno bisogno di bere, ruberà qualche altra ora al sonno, prima di tornare nel suo letto sfinito. Senza aver fatto la doccia, ancora. Figuriamoci darsi il disinfettante.
Che poi deve morire tra un mese, cosa sta a curarsi a fare.

martedì 7 luglio 2009

Cokers outside the hospital doors

31/08/201X
Sai? E' quel senso di impotenza, a rendermi, per la prima volta, nervoso. Agitato. Proprio l'unica volta che non devo e non posso fare nulla.
E' tutto così strano. E' il momento più importante della mia vita, o perlomeno, la sensazione è questa.
Proprio mio figlio, poteva esserci solo di mezzo mio figlio, perché succedesse questo.
Io (Giulio?) che me ne sono sempre fregato di tutto e di tutti, che me ne sono sbattuto passivamente di tutta la mia vita, ora sono qui, a snervarmi. Per qualcosa in cui non posso fare nulla.
Volevo essere con te in sala parto, a stringerti la mano forte. E magari a prenderti per culo... "amore, è il momento più bello della tua vita..."
"Giulio... VAI A CAGARE!"
Però volevo essere li.
No, non si può, in sala parto qui non fanno più entrare. Pazienza.
Forse, tra il caldo, la bassa pressione, la tensione, e il sangue, sarei anche svenuto. Non ti sarei stato certo di aiuto, allora.
Forse è meglio così.
Non volevi partorire in agosto. Nemmeno in settembre. Figuriamoci il 31 agosto, che è pure a metà. Volevi partore in aprile. In primavera... eh ma si sa come vanno queste cose. Mica si può programmare tutto. C'abbiamo provato, no? Ma il colpo buono è venuto solo in inverno... e aggiungi 9 mesi...
Ed eccoci qua.
C'è umido, c'è caldo, non si respira, eppure sono solo le 9 di mattina. Sarebbe un buon momento per una paglia, se fumassi. O per una birra. Nonostante il caffè, e la colazione, e il fatto che sia sveglio dalle 4.30.
Ma ti farei schifo se entrassi in sala parto con l'alito che sa di birra. Poi me lo ricorderesti per tutta la vita. "Mentre io ero li che facevo nascere nostro figlio lui era a bere... AH!" e allora niente birra. Poi alle 9 di mattina. Che figura.
Allora Coca-Cola. Con la caffeina. Per stare un po' più sveglio. Fuori dall'ospedale. A scrutare questo cielo che non promette nulla di buono.
Cokers outside the hospital doors.
Yes.
Mi viene su un ruttino. Spero di non farlo in sala parto. Quando mi faranno entrare. Per vedere mio figlio. E la sua splendida mamma.
L'umido, il caldo, il malditesta, l'ansia, il sudore, l'agitazione, la polo che mi si attacca alla pelle, il sole che picchia sulla fronte. E la mia famiglia che nasce.
Non credevo che la Coca-Cola potesse avere un sapore così buono. Non credevo che potessi essere ancora qui con te dopo tanti anni. Non credevo a tutto questo.
Ho messo la macchina dove non dovevo - mi faranno una multa.
Ora devo rientrare, mi sa che sono padre.
Grazie.

dedicato a te

lunedì 27 aprile 2009

Why can't we just rewind?

Il vento, calmo e placido, le passa attraverso i capelli. E anche, con una precisione chirurgica (ma di un chirurgo bravo, eh) tra i Rayban e gli occhi. E bruciarle gli occhi.
Eh si, sarà sicuramente colpa del vento, se ora sta piangendo.
Gli occhi, lacrimanti, sono fissi su quella cazzo di croce, con attaccato un santino, e una targhetta da coppa dell'amicizia. Foto e nome non lasceranno spazio a ulteriori dubbi, sotto quella croce bolletta, da crisi della quarta settimana, si celerà Giulio. Ancora non è lui, questo qua è un altro, Giulio devono ancora seppellirlo.
Certo, in realtà la lapide arriverà tra un anno circa, la gente non sa che prima la terra si deve sedimentare. Giulio ha avuto tanto di quel turbinio dentro che probabilmente i neuroni prima che gli stabilizzano, pure da morto, ci vorranno anni e anni. Si farebbe prima e decontaminare l'uranio, forse.
Hanno detto che Giulio non tornerà, perché é morto. Già, non è che abbiano poi detto qualcosa di così soncertante.
Ma lei, mentre piange, non vuole credere. Perché lei può credere di aver capito.
E allora, può credere. E se lei può credere a tutto questo, e se può credere a Giulio, allora può succedere.
Giulio vive, lo sanno tutti, è ovvio scontato e banale, in tutti quelli che si ricordano di lui. E' ovvio, è una banalità, una cosa scontata da dire nella predica del funerale.
Meno ovvio, è voler credere al fatto che Giulio non sia morto veramente. Un po' come Elvis. O come Hitler.
Se Giulio è Giulio, tornerà. Così lei vuole credere.
Sempre che lei sia pronta ad accettarlo.

Non si sa se sia così, in ogni modo, quel che è certo, è che qui a RadioScoziaLibera ce l'avete chiesto più di una volta se Giulio è morto veramente. Sentite, si, la risposta è si, va bene? Se poi non vi fidate, o non ci volete credere, beh non siamo nè medici legali, nè becchini, nè funzionari dell'anagrafe, nè medium, insomma noi con la morte tecnica non ci abbiamo proprio a che fare.
Ci occupiamo solo della morte dell'anima, e Paolo Nutini, sinceramente, ne è un discreto esempio. Sono Gritty, amici, e stasera BREERAA!! controvoglia si occuperà di questa canzone. Sembra di tornare da una bella gita. A un paese di merda.

Paolo Nutini - Rewind



Picking up the pieces
Of the wreck you went and left
And I'm dealing with dilemmas
In my now so stressful life
And I'm drinking stronger spirits
I made my home here on the floor
And I'm losing all ambition and goals

I'm going all out
I'm thinking you're just as bad

No sleeping at night
But I'm going from bar to bar
Why can't we just rewind
Why can't we just rewind
Why can't we just rewind

Oh remember at 16
Oh the crazy drunken night we had
When i kissed you in the hallway
Then i took you straight to bed

Two years on
And I'm still that same boy i was

No sleeping at night
But I'm going from bar to bar
Why can't we just rewind
Why can't we just rewind
Why can't we just rewind oh

You might blame it on me
But you insisted that we fall
Wiped your hands of me
And said you needed more, more, more

I'm not sleeping at night
But I'm going from bar to bar
Why can't we just rewind
Why can't we just rewind
Why can't we just rewind oh

lunedì 20 aprile 2009

Everything means everything

Fiamm. Accendino. Cssshh (paglia che si accende). Fiuuuu. Sfiatata di fumo.
Ma BREERAA!! fanculo che non si rovina il microfff.
Cough cough. Raschiata di voce. Tum tum (dito sul microfono). Prova-Prova. Ok, ci siamo.

E così, Giulio è morto. RadioScoziaLibera, le 23esticazzi di una sera feriale, e nemmeno voi avete ancora capito perché nei giorni feriali si lavora, ma le ferie si fanno in casa. E i periodi feriali? Esistono? E si lavora e si sta in casa? Il dilemma non si pone, SE LAVORATE IN UNA AGENZIA DI VIAGGI! O IN UNA STRUTTURA AL-BER-GHIE-RA!
Scusate, non sono Napo dei Uochi Toki, sono solo Gritty, e mi hanno costretto a prendere su una Y. Pure la macchina. Maledetti.
E così, Giulio è morto. Chi l'ha ucciso?

Si è ucciso da solo, Giulio. Questo è quello che diranno. Quelli che guardano di traverso le droghe e chi lo usa. Già. Come se uno che è felice si svegliasse decidesse "oh oggi mi drogo". Certo. Certamente. Uno felice, uno che gli va tutto bene, si sveglia e si droga. Certamente.
Oh, voi direte, è uno che ha cercato la risposta sbagliata a un problema.
Ah. Quindi si, è stato lui.
Oppure, ve la farete con lo spacciatore. Si, quello che gli ha venduto il pastiglino. Perché, certamente, qualcuno gliel'avrà venduto quel pastiglino. Ed è colpa sua. Certo. Già, perché se l'è scelto lui di fare lo spacciatore. E' così? Se non lo faceva lui, l'avrebbe fatto qualcun altro. Venditore di morte, dite. Io dico, studente universitario disperato che non sa come pagarsi gli studi, per una laurea che è stato costretto a prendere, per fare un lavoro per cui non ce n'è bisogno, per leggi assurde votate da politici assurdi a loro volta votati da... VOI. Anni fa, quando lui, era un ragazzetto che giocava al pallone. E le siringhe... erano per bucare le vesciche dei piedi.
Oppure è stata una fatalità. Così non è colpa di nessuno. Succede, può succedere.
NO.
Siete voi. Giulio, l'avete ucciso voi.
Ccccshpop! (birra aperta).
Tu, che stai leggendo, hai commesso un omicidio. Tu, hai ucciso Giulio. Con la tua indifferenza, con il tuo voto sbagliato alle elezioni, con il tuo silenzio, con la tua omertà, con il tuo passivismo.
Noi quella sera non c'eravamo. Io e BREERAA!! quella sera stavamo lavorando. Avevamo capito che stava succedendo qualcosa. Abbiamo cercato di aiutarlo. Dio solo sa quanto ci siamo sentiti in colpa. Ne siamo usciti dicendo "beh, di più non avremmo potuto fare", e nossignore, non è tanto per lavarci le mani. E' più che altro per riuscire a guardarci allo specchio, e poter fare qualcosa ora.
Perché non ci sia più un altro Giulio.
Giulio era solo, tutto quello che abbiamo detto e fatto non serviva, forse, avremmo dovuto farlo tutti prima.
Cccsh (paglia spenta nel posacenere, vuoto).
Oh, ma noi siamo ancora qua, abbiamo passato un sacco di roba anni 70, tipo Jimi Hendrix, che è una figata per noi DJ, perché quando lanci Jimi Hendrix devi solo dire mettere su un suo pezzo a caso e dire "ah! il grande Jimi!" e basta. Neanche devi sapere chi è, fa tutto il marchio Jimi.
Che poi diciamocelo, Jimi Hendrix è una palla. Non lo ascolta nessuno. Nessuno chi sia veramente, o che faccia abbia, tanto che se la gente davvero vede com'è fatto ride. Dai... Jimi Hendrix è una favola post-moderna. Non è mai esistito. E' come le religioni, inventati per coprire il bisogno dell'uomo. Tipo: ho paura della morte. Soluzione: inventiamo un Dio della morte che mi salvi dalla morte e mi garantisca la vita eterna.
Tipo: devo andare a pisciare. Soluzione: inventiamo un mito, tipo Jimi Hendrix, che si possa annunciare in radio rapidamente, di cui si possa evocare il nome con un brano a caso per garantirsi 5 minuti di assenza giustificati.
Ah, Jimi! E la dedichiamo a Giulio... che magari sono nello stesso posto. Chissà se in cielo ci sta un posto per gli omosessuali, e se ci sta un posto per gli indie rocker.

RadioScoziaLibera plays
Phoenix - Everything Is Everything
(non lo so se in paradiso ci sta un posto per gli omosessuali, non conosco i locali della zona, ma di sicuro c'è un bel club. E fanculo Jimi Hendrix!)

venerdì 10 aprile 2009

Col senno di poi

E' il 15 marzo 2009, e ascoltate bene la data.
Siamo in una piccola casa persa nella fetta. Qui, alla faccia della piccola casa, di soldi ne girano. E' l'ennesima festa dove Giulio è li per caso, o per errore, o non sa nemmeno per quale esatto motivo.
Schiere di 30-35 enni che ne dimostrano 19-20 sia fisicamente che mentalmente giocano a fare i grandi, come se i titoli di studio acquisiti fossero rimasti una cosa seria. Ragazzine vestite da modelle, direbbe Max Pezzali. Forse, vestite da modelle, ma in quanto a bellezza... no, eh? Beh nemmeno i manzi poi sono tutti sti george clooney, sti david beckham, sti raul bova. Forse, george harrison, david di michele, e raul cremona.
Come sempre, che Giulio queste feste le potrebbe inquadrare alla perfezione, c'è un casino da mangiare, e un cazzo da bere. Poco male, Giulio ha il fegato che brucia ancora, si è svegliato alle 5, di pomeriggio ovvio, dopo essere andato a letto alle... non se lo ricorda. Forse all'ora di pranzo. Non si ricorda cos'ha fatto la mattina. Ne tantomeno la notte e la sera precedenti.
Il fegato gli brucia come se avesse preso una coltellata.
Ah, già, ha preso una coltellata. Di striscio. Solo un piccolo taglio, niente di grave, nessun punto al pronto soccorso... anche perché non c'è andato. Ha solo un vago ricordo di questa rissa e quest'idiota che...
Va beh, lasciamo perdere, figurati anche solo accennare a queste cose qui, nel tempio dell'immagine e dell'apparenza.
No, stasera neanche ce la fa a bere, davvero. Si lascia andare sulla prima sedia trovata libera, dopo una ricerca di 20 minuti.
Gritty e BREERAA!! sono in piedi che hanno trovato da bere, mangiano come maiali, e stanno piacevolmente conversando sul sito web dei White Lies.
Che belli che sono. Loro sono felici. Loro bumbano o non bumbano, hanno la morosa o non hanno la morosa, lavorano e non lavorano, ma riescono a mettersi a loro agio parlando del sito web dei White Lies. Tra l'altro, Gritty ne capisce poco, e BREERAA!! proprio per un cazzo, ma guarda come si parlano e come si ascoltano. Sono due persone felici.
Cisco non c'è. Sarà a 900 metri in linea d'aria infilato in un canale. In un canale vaginale. In quello della sua solita morosa, poi, sempre lo stesso ormai da secoli. Si sono già stancati tutti di lei tranne lui. Sarà amore? Sarà idiozia? Sottile è il confine che separa le due cose, sottile come un preservativo, sottile come l'apostrofo tra la T e AMO. Oh, e qui Giulio sor-ride, come l'apostrofo tra la L e HO ROTTO.
Magari seguito anche da un CAZZO.
Ah ah sarebbe bello. A loro piacerebbe sicuro. Anche a Giulio. A loro vuole bene, due ghigne se le farebbe. Anzi, a lui vuole bene, e a lei no. Lei, il suo amico Cisco gliel'ha rovinato. Dio ridagli il suo Cisco.
Ahhh che male... Dio dagli anche un Aulin. Un disinfettante. Forse un punto di sutura. Forse un paio di bicchieri di qualcosa.
Comunque li Giulio si è già rotto le palle. Li e non altrove. Basta. Con tutte ste feste di perbenismo. Come se uno dovesse mettersi una camicia d'ordinanza.
Basta. Da domani, si cambia. Giulio saluta. Giulio saluta anche lei, la Valentina Pozzato.

Dio. Come passa il tempo. Come cambiano le persone. Ora ha messo da parte tutto l'odio. E lei... gli fa pena. Sembra di salutare una persona al funerale di un suo parente. Imbarazzo totale. Non saper che parole dire nel timore di toccare un argomento scomodo. E guardarla mentre lei sorride con quel sorriso anestetizzato di chi si è dimenticato cosa fosse vivere. Vivere anche al costo di piangere. Sembra un personaggio del video di "Black Hole Sun" dei Soundgarden, o di "La Glaciazione" dei Subsonica, o di "Lately" degli Skunk Anansie, insomma un pupazzo falso con un sorrisone finto.
Che pena che mi fai, per tutte le volte che eri il mio amore.
Per tutte le cazzo di volte che con me non ci sei stata, stronza, ora neanche ti odio, ti vorrei solo sana.
E invece li. Lessa. Rincoglionita da tutto e tutti.
Giulio da un bacio sulla guancia, fa una smorfia di dolore, ciao ciao, ed esce... da domani le cose saranno diverse, sissignore. Basta.

Giulio entra in casa, è disfatto, ha un timer di 5'00" prima che si accasci sfinito al suolo... riesce a trovarsi nel suo letto in pigiama con 10" di anticipo sulla deadline.
10 secondi per pensare.
"Dove sei tu?"

martedì 31 marzo 2009

QUESTO DOMANI

RadioScoziaLibera plays Subsonica - Questo domani


L'acqua. L'acqua calda sulla faccia. Quasi a lavare via, quasi a bollire, ogni singola impurità, non tanto del viso di Giulio, ma proprio di Giulio stesso.
E poi asciugarsi, di fronte allo specchio tutto appannato. Guardarsi negli occhi.
Stasera o si vince o si muore. Gli occhi sono iniettati di voglia. Voglia di vivere, voglia di sfogare la rabbia, voglia di sfogare il rancore, voglia di sfogare la rabbia. Voglia.
Esce dal bagno con l'accappatoio, e si veste. Camicia bianca. Camicia bianca d'ordinanza.
Sua madre lo guarda, urla, e piange.
E' un pezzo che ha perso il controllo delle cose, ormai è tardi. Giulio esce: dove va, non si sa. Quando torna: non si sa.
Giulio sale in macchina, non è la sua, ma non è nemmeno quella di Gritty, Cisco, o BREERAA!!, e attenzione che non è un dettaglio poco trascurabile questo.
Intorno a loro, una città immersa nel freddo aspetta pazientemente l'alba: ma è ancora lunga la notte che porterà al domani. Oh, cazzo, si.

Intanto tu sei fuori. Sei fuori con lui. Eh, lui sembra carino, sembra gentile, sembra simpatico, sembra davvero un bravo ragazzo, invece Giulio era così strano. Era così particolare. Così stronzo anche. Così... così che era solo un amico. Che gli volevi tanto bene. Ma qualcosa di più... eh no. Invece lui sembra così... oh...

Via! Sulla Grande Punto del nuovo amico di Giulio (un incensurato del quale non possiamo rivelare il nome) è stata prevista una bottiglia di vodka, a cui attinge quasi esclusivamente solo Giulio. Eh perché l'Incensurato guida, e chi guida non beve. Luci, tachimetro che sale, campagne che scorrono di fianco a bar e aziende meccaniche della provincia. Praticamente come ascoltare un album de Le Luci della Centrale Elettrica a velocità doppia. E a stomaco vuoto.
Che forse con Vasco Brondi c'entra poco, oh, ma con la vodka, si lega parecchio bene.

E la tua serata sembra andare benissimo. Oh si, davvero... poi ti offre anche da bere... certo che c'è freschino fuori... si, vai a fare un giro con lui. Ti porta in un bel posto, dice. Come sembra carino... così scherzoso... allegro... solare... sembra anche dolce... che bel posto dove ti porta... sembra così sperduto... però è bellissimo... soli voi due...

La madre di Giulio, piange, sul divano, tra Ballando sotto le stelle, e altri canali a caso, che mentre un comico faceva ridere, la sentono che piangeva, come dice Jovanotti, ma Giulio non tornerà per lei. E tanto, già lo sapeva.

E bum! Esplodono le luci e i bassi della sala, Giulio è lanciatissimo, come uno uscito dai box ai 180 con poca benzina e le gomme nuove, e si lancia in mezzo a ballare attaccato a non ha capito neanche cosa siano, se siano ragazze o altro... la bottiglia di vodka? Giulio l'hai già finita in macchina.
E l'Incensurato, segue a ruota, lui senza alcol, non ne ha bisogno, lui sa fare, lui segue Giulio, lo usa come cavallo di troia, anzi, di cavallo di troie, segue a ruota e fa l'amico figo di quello jolly ubriaco. E vai! Un pezzo dopo l'altro, senza ricordarne il nome, uno dopo l'altro, e quella che sembra starci, come si chiama? Chi è? Non ha importanza, è gnocca anche l'amica. Giulio se le confonde.

E nel mentre tutte le colonne di tutte i palazzi sono ferme immobili, mentre le mura di tutta la città ascoltano in silenzio, mentre in una qualche parrocchia si prova un balletto hip-hop, mentre le lancette dell'orologio restano ferme immobili, mentre gli alberi già spogli vegliano sopra cumuli di foglie secche.
E la musica continua, la musica della discoteca, la musica hip-hop, la musica della finale di X Factor in prima serata, la musica dell'autoradio di lui.

E Giulio mentre balla ha un flash, un attimo di lucidità in una vita che passa, e si ricorda di te, e non sa dove sei, e non sa cosa fai, e non gliene frega un cazzo, ma ti pensa.
E tu sei in quella macchina, e ora il tuo lui si ferma in un parcheggio, ma è strano, ora ha un sorriso che sembra strano, e non sembra più quello di prima. Sembra che... ma no, non può essere.
L'Incensurato ha già beccato una. L'ha già marcata ad uomo. Lingua in bocca. Palpate. Si, insomma, è solo questione di tempo, poi se la porterà a letto.
E Giulio poi di te se ne frega, balla, balla, balla, si, proprio una gran balla, perchè sta dicendo una balla a sè stesso, perché sta ballando, e perché ha preso la balla, oltre che altri due coca rum. Che facevano schifo ed erano annacquati, ma con l'effetto mescola, via andare! Le tipe, forse schivano Giulio, forse ci stanno, forse no, non ha importanza, è tutto una figata, un piacevole flusso, che Giulio vorrebbe non finissse mai, vorrebbe non finisse mai quella serata.

C'è troppo buio nella dancehall. Giulio va in bagno. Tira fuori da una tasca. Venti euro. Prezzo di favore. Si mette in bocca la pastiglina. E torna fuori. Come una formula 1. Con una sosta di troppo.
Mentre tu, piccola, inizi a capire. In quella macchina. Che forse... qualcosa sembrava una cosa... e invece... era un'altra. E... è tardi... oops.
L'Incensurato se n'è già uscito dalla discoteca, accompagnato dalla tipa. Andranno diretti in macchina pure loro.

Giulio torna in bagno. Come una formula 1 che torna ai box. Qualcosa non va.

Giulio si schianta sulla tazza del cesso, di faccia, mentre il cellulare gli vola. E cade.
Tu, piccola, cerchi di scappare dallo sportello, ma lui ti raggiunge. Ti afferra. E cadi.
L'Incensurato scivola su una bottiglia di vodka vuota. E cade. Lei ride.
Piccole ballerine tornano a casa dal balletto di hip-hop parrocchiale. E qualcuno inciampa. E cade.
La madre di Giulio, ha uno spasmo nel sonno. E vola giù dal divano. E cade.

La bocca è piena di vomito, che si mescola al sangue, e Giulio è un uomo in preda alle convulsioni e ad un attacco epilettico, che non può far altro che ingoiare il proprio vomito, senza nemmeno urlare.
Lui ti ha già afferrato e ti sta minacciando, ha un coltellino, tu piccola puoi soltanto stare zitta, e pregare che arrivi Giulio. Giulio. Proprio Giulio. Sembrava carino. Sembrava una bella serata. Sembravano tante cose. Ora tutto si rivela per quello che è. E fa male. Fa male. Fa molto male.
L'Incensurato sta concludendo in bellezza, testando gli ammortizzatori della Grande Punto, appannando tutta la macchina. Ora si riveste e la accompagna a casa.

La città assiste allo spettacolo, zitta immobile e impotente, senza muovere nemmeno una foglia, senza far passare nemmeno un rintocco. Il freddo gelido la avvolge, chietando ogni giudizio, ogni parola, lasciando tutto nella più completa apatia.

Tu sei, a terra, coperta dalle tue stesse lacrime, con i vestiti lacerati. E sono lacrime amarissime. Ora vorresti solamente morire. Ancora di più della morte che porti dentro.
L'Incensurato dorme già a casa sua. Ma prima di dormire, ha come un flash. Si è dimenticato qualcosa?
La madre di Giulio si sveglia. E' agitata. Telefona a Giulio. Il telefono è spento.
Un'ambulanza corre veloce. Al volante un volontario della Croce Rossa, ha appena 20 anni, è la sua prima emergenza, e non è colpa sua.

Silenzio. Il medico resta in silenzio. Non c'è più niente da fare. La sentenza, discutibile, è comunque chiara.

Alle 3.57 del 16 marzo 2009 Giulio è morto.

giovedì 26 marzo 2009

P-P

Vento. Solamente un gran vento di quello fastidioso, di quello che butta la polvere negli occhi.
E poi stanchezza, sudore, puzza, sonno, freddo, pipì, fame, piedi dolenti, vestiti sporchi. Sangue raffermo sulla faccia, a testimonianza di - non ha importanza ora, è davvero l'ultimo dei problemi.
Ci sarebbe da raccontare tutto quello che - da rimettere a posto - da completare ogni cosa che - ma non c'è tempo.
Ci penseremo domani, poi - domani.
Adesso è solo un respiro contro un altro, la sua parola contro la tua, il suo respiro contro il tuo. Ma tu sei a favore di vento, e il suo respiro neanche lo senti.
Vedi solo quegli occhi che lacrimano - ti giuro, è la polvere, ti giuro, per una volta è solo la polvere.
Non mi fare muovere che mi fa male la spalla - si non starmi a chiedere perché, davvero.
Giulio, si è Giulio, si è ancora Giulio - che fine ha fatto? cos'è successo? - è di fronte a tutto. Come se fosse di fronte a uno specchio alla mattina: uguale. Conciato in maniera diametricalmente opposta, ma conciato altrettanto male.
Ma ecco, eccolo. Lo accenna. Il sorrisino indie rock. La supermossa di Giulio.
Tu sei di fronte a lui, e capisci, forse, appena, o forse completamente.
Guarda che Giulio non ha davvero più niente da dire, è che ora tocca a te. Si si - tocca proprio a te, davvero.

Le parole che stai per dire segneranno il resto della tua vita. Bella responsabilità, eh? Per fortuna non te ne rendi conto. Forse.

"Is it just a dream? Or is it true?"


Il vento, il sole, il freddo, la pipì, RadioScoziaLibera che passa le solite belle canzoni, il giro dell'orologio, i giorni che passano, e tutto questo è ancora in gioco, e questa è la fottuta storia più bella di tutte, perché a nessuno di voi piacerebbe per un cazzo.
Ma a Giulio, in fin dei conti, si. Se non altro... è la sua.

RadioScoziaLibera plays The Cure - A Forest

BLOGORROICO: do you have a life? or are you just living?