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martedì 24 marzo 2015

Cosa penso di Bologna

Prendendo in prestito le parole di (this) e degli Uochi Toki cercherò di spiegarvi il mio rapporto conflittuale con Bologna: perché non la amo e non la odio e nemmeno la apprezzo, perché penso che sia bella ma in fondo non mi piace anche se vorrei farmela piacere, perché forse prima o poi ci andrò a vivere ma è lo stesso prima o poi con il quale mi dico che proverò a donare il sangue anche se ho la pressione molto bassa e probabilmente svenirò / sverrò (penso siano valide entrambe le forme) (invece sono già registrato come donatore di midollo osseo e di organi) (fatelo anche voi, dai).
Vado al dunque... cosa penso di Bologna?

Rispondo con la prima parte, tratta da un post pubblicato su blog dei bolognesi di (this):

"L’unico vero amore della mia vita l’ho conosciuto quando arrivai in questa città per studiare. Lei era bellissima e misteriosa. La conobbi sceso dal treno quasi per caso, mentre aspettava chissà chi ma giureri fosse lì per me. Ebbi una epifania pari solo a quella di un teenager degli anni ’90 che vede per la prima volta Natalie Imbruglia nel video di Torn. Mi scontrai con lei con la delicatezza di un goffo ciccione che si fa largo tra la folla per arrivare alle pizzette fredde di un aperitivo. Con una scusa la convinsi a farmi conoscere le strade della zona universitaria, a passare sotto i monumenti che fino a quel momento avevo visto solo in fotografia, a mangiare il cibo da strada locale, vero termometro della civiltà di una popolazione.
L’estate era in dirittura d’arrivo e solo la consapevolezza di aver aperto un nuovo capitolo della mia vita sopiva l’amarezza di un nuovo autunno alle porte. Città nuova, indipendenza garantita comunque da un assegno mensile dei genitori, convivenza con gente di tutto il mondo e finalmente materie da studiare che io e solo io avevo scelto con la consapevolezza e la maturità di un 19enne con le idee chiare e le palle del proprio futuro ben strette in pugno.
Le prime settimane ci siamo annusati a vicenda. Lei veniva da alcuni anni di relazioni turbolente con persone che non ne avevano gradito lo spirito libero e la voglia di mostrarsi. Io francamente ero bloccato da questo suo passato così burrascoso e per adeguarmi adottai atteggiamenti e abitudini che oggi ricordo con tenerezza. Abbigliamento sdrucito e una rigida dieta fatta di droghe scadenti e vino in offerta, ritmi di vita da barbagianni e igiene personale discutibile. Il tutto ovviamente condito da una inammissibile condotta universitaria e alcuni problemucci con lo Stato.
Con il tempo ho imparato a battere il mio sentiero personale e ad equilibrare le pulsioni autolesioniste con il mio amore incondizionato per lei. Insieme siamo cresciuti fino ad ottenere la maturità di relazione che solo chi sa perdonare può godersi. Intanto le ondate di studenti che ogni anno arrivavano per conoscere la città mi davano sempre più una sensazione di invasione del territorio, cominciai a ricordare con nostalgia i primi tempi in quel luogo che ormai non c’era più, ferito a morte dalle sferzate di un giovanilismo forzato che mal si accostava alla bonarietà borghese della città.
Mi accorsi con stupore che la nostra relazione mutava col mutarsi della città. Più le spinte dal basso proponevano uno svago deviato e irrazionale, più noi ci chiudevamo a riccio per preservare la nostra intimità e complicità. Ma non sempre ciò che più ami può fiorire al buio di una stanza, protetto dalle fredde correnti del cambiamento. Quanto si può andare avanti facendo finta di nulla? Cosa ci tiene ancora insieme, il ricordo o il futuro?
Chi si avvicina ai 30 anni vive ogni giorno come un conflitto. Accelerare o frenare. Guardarsi indietro o progettare. Procrastinare o procrastinare assai. La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza, sosteneva Blake evidentemente ancora strafatto di oppio e sconvolto dai primi sintomi dell’itterizia. Io a quel palazzo non ci arrivai mai. Mi fermai prima. Ma lei proseguì.
La vedo ancora oggi, mutata e mutante, che fa della propria bellezza l’unica carta giocabile per attirare le attenzioni su di sé. Non c’è gioia nei suoi occhi, non c’è memoria di quel che è stata. Vedo solo rassegnazione e consapevolezza che i ricorsi storici hanno cicli di vita ben più brevi di quelli che il Vico ci voleva rifilare.
Non l’ho potuta più guardare con gli stessi occhi.
La magia, come per incanto, era svanita.
Lei era di un altro.
Lei era di altri.
Lei era di tutti.
Come è sempre stato e sempre sarà, nonostante lo sguardo innamorato di un ragazzino che da questa città si era fatto rubare il cuore."

...e proseguo con la seconda parte, tratta da "Le città", canzone degli Uochi Toki:

"Bologna mi piace solo perché c’è un sacco di gente con cui litigare e tante costruzioni da osservare. Odio la multi-identità che questa città si porta dietro, odio la sua tradizione di libertà conservante, odio la gente non autoctona — cioè la maggior parte. Vedo flussi di gente come fiotti di sangue da ogni parte: risalgo la corrente per capire da dove parte questo flusso umano che mi coinvolge come un davanzale in marmo. Mi adatto nella misura in cui mi permetto di andare in giro e osservare come animali questi esemplari di umani, studentesse fuori sede ed universitari inconsciamente ipocriti in cerca di prede e di un passato da raccontare. E poi la ritualità di questo luogo influenza solo colui che ci crede, colui che non vede la data di scadenza sul ricambio generazionale, rischiando di trovarsi in una città, in un locale pieno di gente di passaggio, facendo finta di non stare invecchiando. Solo i veri duri possono abitare a Bologna, sfruttando la corrente del divertimento alternativo con il giusto peso negli occhi. Una città non può essere solo università, slogan, ebbrezza e ragazze. Guardate meglio!"


E mi sa che non ho altro da aggiungere. Per ora.



Fonti:
prima parte: "Scusa amore, si è fatta una certa" di Danji, pubblicato su (this) il 28/06/2013
https://thisnothat.wordpress.com/2013/06/28/scusa-amore-ma-si-e-fatta-una-certa/

seconda parte: "Le città" di Uochi Toki, pubblicato sull'album Laze Biose (2006) https://www.youtube.com/watch?v=ghkf84hMjTo

venerdì 31 dicembre 2010

DiaroDelloScrittore: #1 destorisofà

Inizio questa sorta di diario perché magari, mentre scrivo un libro, e ne penso un secondo, e ne ho in sospeso almeno altri 3, e ho pronti soggetti per almeno altri 10, si sa mai che ne possa produrre un sedicesimo, su tutti questi pensieri.

In realtà, questa sorta di diario parte già incompleta, perché non è che ho cominciato a scrivere oggi, ma 12 anni fa, nel 1998.
E ciò a cui sto lavorando ora, è partito nel 2006. E per dirla tutta, in realtà avevo in mente il soggetto da almeno un paio d'anni prima...

Ma diamo un nome alle cose, cacchio, perché le cose van chiamate con il loro nome.

Stiamo parlando del progetto Kooks, e già questo non è il vero titolo del romanzo, ma un nome di lavorazione... quindi già chiamiamo le cose con un nome che non è il loro.

C'è qualche attinenza tra il nome Kooks e la band The Kooks?
Beh, direi di si.

Quale?
Sono gli stessi.

E quale attinenza c'è nel romanzo?
C'entra con la canzone Naive.

Ah... cosa, in particolare?
Il sound, credo.

Quindi non c'è un legame con il testo?
Ma cos'è un diario o un'autointervista?

Entrambe? Comunque te la stai scrivendo da solo...
Si, in effetti hai ragione. Ho ragione. Abbiamo ragione. Tra l'altro erano domande pessime.

Veniamo alla situazione attuale: Kooks era pronto al 70%, ma è stato vittima di una restauro sostanziale, quasi una ricostruzione, e ora è pronto al 30%. Un 30% che a sua volta è vittima di continue correzioni e revisioni, quindi si tratta un po' del solito progetto all'italiana, modello ospedale di Cona: investimenti enormi, risultati tangibili zero.

Prime impressioni positive: nonostante l'impegno poco profuso di questi giorni, direi che agli stimoli di scrittura c'è una buona risposta.
A volte forse sarebbe necessario disattivare l'Airport, ma è anche vero che per le condizioni di vita attuali mi è necessario un contatto tramite Facebook, MSN, Skype, e quant'altro... certo in alcuni momenti l'isolamento forzato sarebbe utile, ma come fai a discernere i momenti in cui sarebbe utile e quelli in cui sarebbe utile avere la connessione internet?

Prime impressioni negative: LA PERDITA DEL CINISMO.
Va spiegata un po' la situazione: abbiamo un protagonista, che chiameremo JJ, già in passato protagonista di racconti. L'intera opera Kooks costituisce una sorta di enorme prequel a questi racconti... che va collocato circa 2-3 anni prima dei racconti stessi.

Per quanto sicuramente JJ debba risultare quindi per forza diverso da questi racconti, rimane poi la stessa persona.

E in questo momento, mi è difficile scrivere nel modo in cui questa persona sarebbe.
Cos'è successo? Dove ho perso queste caratteristiche? Quelle che tra il 2006 e il 2008 mi hanno permesso di scrivere questi racconti?

Non lo so, e in fondo non è che a sapere dove le ho perse le ritroverò, è un po' come quando perdi il portafoglio per strada. Forse a fare la strada a ritroso lo ritrovo subito, ma se passi dopo due anni, col cazzo che è ancora li ad aspettarti.

La situazione è, in qualche modo, ricrearlo in maniera artificiosa.

1) il ricordo. Ah, questa grande cosa che tentiamo di annullare attraverso l'alcol, ma che resta perpetua nelle nostre sinapsi neurali... per fortuna.

2) Uochi Toki. BUM! Con Napo si va sempre sul sicuro.

3) Così come Napo, possiamo aggiungere Amari, Massimo Coppola, Vasco Brondi, e tanti altri profeti del nostro tempo, un po' maestri di vita di JJ (e anche miei, tra le altre cose).

4) i precedenti racconti di JJ. Dove andare a pescare se non proprio dove il cinismo regnava sovrano?

E poi direi che basta così, per ora.

Ma sai che a nessuno gliene frega niente di queste cose?
Eh beh perché, le vostre serate del cazzo in discoteca, sono forse più utili alla comunità?

Siamo tutti inutili. La specie non progredisce. Ed è colpa anche mia.

lunedì 20 luglio 2009

Un popolo di pensatori perverso, spietato e cinico (certe notti il cane va lasciato dormire fuori)

Mi sveglio, in un bagno di sudore. A fianco a me il solito muro bianco, sporcato da uccisioni di zanzare e altri insetti, e macchiato da lenzuola acquistate al supermercato. La luce del giorno entrà già con decisione, perché se la tua giornata lavorativa comincia in trenta minuti, la giornata del sole è partita almeno un paio d'ore fa, ed è già bella carica.

Tutto comincia appena qualche ora prima, non sai nemmeno dire quante, forse solo 8, più realisticamente 6, magari 48, o forse molto di più e si parla di giorni.
Stavolta non c'è una ragazza (ma come, c'è sempre una ragazza!) o qualcun altro. Eravate solo tu e il tuo cane.
Se giri di notte lo sai. C'è sempre qualcuno che gira con il suo cane. Decine, centinaia, migliaia di persone con problemi. Insonnia, alcolismo, depressione, reumatismi, obesità, artististimo, malattie sconosciute, o semplici perversioni, o fughe dalla frustrazione della vita quotidiana. Persone che condividono questa loro "passione" (in senso Gesucristico) con il proprio animale, che si vede costretto a seguire il padrone. Fuori. Dove? Non si sa. Non è importante. Fuori a passeggiare.
Quelli che di notte girano con il cane... non è solo un gruppo su facebook. E' un popolo pericolosissimo.
E' un popolo di pensatori perverso, spietato, cinico, che analizza in maniera socioantropologica paesi, città, persone, abitazioni, strade, automobili, locali, usi e costumi. E li cataloga nel proprio cervello. E poi lascia che il cane caghi liberamente sul tuo marciapiede. Cosicché tu la possa pestare, ancora bella morbida, appena qualche ora dopo.
Ok, più che un gruppo di Facebook inizia a sembrare una canzone di Napo dei Uochi Toki.
Comunque... cari amici... saltuariamente faccio parte del club anche io. Avevate forse dei dubbi a riguardo?
Cento è diversa a una certa ora di notte. Finestre aperte, e silenzi, e infermiere che cominciano il turno in ospedale, e donne delle pulizie. Ed operai che cominciano il primo turno in fabbrica.
Cento è una bella città poco dopo l'alba, si.
Quando ancora è vuota, vuota dai suoi abitanti di merda, quando i suoi governanti di merda ancora dormono. E allora puoi sognare, stanco morto, a occhi aperti.
Sei il padrone di una città deserta.
Puoi sognare un posto felice, dove convivere con la tua moglie inglese e i tuoi 3 figli bilingui (hanno già detto tutti e 3 però che vogliono giocare nella nazionale inglese, cacchio, però non ti dispiace nemmeno troppo). Tutti caricati sulla Vauxhall Meriva. Che però hai venduto. Per una Opel Meriva. Cosa cambia? Nulla, solo la guida. Che è a sinistra, finalmente.
Poi è possibile lavorare felicemente a Ferrara, Bologna, o a cavallo di questi posti, magari girando anche un po' con la tua macchina. Con una moglie traduttrice. E felice.
E tre bambini, che invece che sognare Beckham sognano Rooney, Gerrard e Owen (eh va beh d'altronde qualcuno avrà preso dal padre). E comunque tifano Chelsea.
E poi si ascolta "A Weekend In The City" dei Bloc Party mentre si fanno le gite fuori porta. E toh, mah si, viva l'Italia, qualcosa di Battisti, magari o gli 883. Di una volta.

Poi ti svegli tutto sudato, e nel tuo letto vuoto, nessuna moglie bionda e pallida, nessun bambino con una cresta bionda e una maglia bianca. Solo, nessuno al tuo fianco. Un muro bianco sporco segnato dalle morti accidentali di zanzare. Il sole che è già sorto da un pezzo. La tua giornata lavorativa che sta per cominciare. Giusto un po' di sangue al naso che fa tanto indie rock a variare la tua monotonia.
Forse la questione è semplicemente un'altra, per fortuna che l'ho capito in tempo.
Gli alcolici non vanno bene con i medicinali, nossignore.

E soprattutto, certe notti il cane va lasciato dormire fuori.

venerdì 26 giugno 2009

E se ci incontrassimo tutti all'improvviso?

Immaginiamo, solamente immaginiamo, che una persona possa dividersi in quattro, e incontrarsi nelle medesime 4 coordinate spaziotemporali.

Cento, 25 giugno 2009, l'unica baracchina per i giovani(ssimi).

Atti45
Che due maroni. Sarei andato volentieri a letto, che domani mattina devo anche svegliarsi alle 6 per andare a Milano a presentare al CDA i nuovi progetti per il 2010. "No dai ma sei così stanco? Dai vacci te che io volevo rimanere a guardare la TV che c'è l'ultima puntata della finale dello spettacolo di checazzoneso io di che cosa c'era, quando si è giovani si fanno un sacco di cazzate, compreso comprare anelli da soquanticazzi di euri e dire frasi tipo "mi vuoi sposare?"
Se non che l'errore più grande non è tanto quello, c'è sempre il divorzio, è mettere in piedi dei figli, che per un motivo o per l'altro non vogliono neanche il motorino. "Meglio così, sarei sempre in pensiero, ma hai sentito del figlio della xjdghxgf che ha fatto un incidente e ora è paralizzato?"
Si, ho sentito, ma tu hai sentito anche dei figli di tutte le altre famiglie che escono di casa in motorino e ci tornano da soli? Sani e salvi? Sai, quelli, non hanno bisogno di essere recuperati fino a Cento. "Cento... città di merda... di questa merda.. noi siamo... gli ultrà!"
Ah, quand'ero giovane io... innanzitutto non ero sempre così stanco morto. Avevo tempi di recupero molto più rapidi. Avevo ventanni... a letto a l'una, alle due... sempre fuori con gente diversa... con una diversa... si non si trombava per un cazzo, ma va beh, mi sono poi divertito lo stesso... e quando ero più giovane ero molto più indipendente. Sempre in bici... mica rompevo i maroni ai miei genitori... ed ero senza cellulare.
Ora gli faccio lo squillo. Dov'è? C'è uno qua... no sto qua avrà trentanni... no dai venti... uff devo andare a fare la visita dall'oculista e cambiare gli occhiali, ci vedo sempre meno... sto qua è troppo losco. Sembra me quando avevo ventanni. Ah che tempi... dai, accosto la Meriva, e spengo i Cure.

Atti16
A volte mi sento proprio ai confini del mondo... sono con la Sara e la Laura e loro vogliono andare alla baracchina. Cioè solo la Laura, la Sara no.
"Dai vado solo la e lo saluto poi torno..."
"Ma cosa vai la a fare? Dai lascia perdere... torniamo indietro..."
"Ma dai? A me piace..."
"Ma smetti... non ti fai nessuno stasera!"
Alla Laura piace un tipo di quinta superiore, uno del '90, ma credo che con lei non ci stia. Anche se è molto carina. Io ci starei con la Laura ma non mi sogno neanche di provarci, lei quelli come me non li caga neanche. E' solo un'amica. Anche con la Sara sono solo amico. Lei non piace a me, io non piaccio a lei, però siamo buoni amici. E' forse la mia migliore amica.
Stasera le accompagno, mi piace fare queste uscite diverse dal solito, dai soliti giri in bici o a piedi con gli altri della compagnia, finiamo sempre negli stessi posti a dire le stesse cazzate, e mi piace un casino, però alla lunga non si conosce mai nessuna. Stasera in realtà a me faceva piacere andare li in baracchina, c'è sempre un casino di gnocca, magari conoscevo qualcuna.
Poi va sempre a finire che non conosco mai nessuna, però almeno avere una speranza, per poter andare a letto sognando qualcosa, a me basterebbe. Torniamo indietro, io sono un po' sconsolato, anche le altre due, in fondo inizia ad essere tardi... magari ci fermiamo a parlare un po', la Laura mi darà i suoi consigli del cazzo per mettermi con la Federica che è quella con cui ci stavo provando ora, ma tanto è inutile non ci sta, non le piaccio, potrei anche essere il più romantico del mondo che tanto non conta. Sono troppo magro e brutto, dovrei mettere su dei muscoli ed essere più figo, ma non dipende da me, io faccio ginnastica tutti i giorni con i pesi in casa mia, ma non conta niente. Mi sa che è ora che smetta di provarci.
Magari domani sera al compleanno della Nicoletta però conosco qualcuna nuova.

Atti14
Wow che serata!Dopo la pizzata siamo andati in baracchina... addirittura qualcuno ha ordinato due volte da bere ed è già ubriaco... io ho preso solo una birra e mi gira già la testa, speriamo mio padre non se ne accorga che ho bevuto. Comunque ci siamo scannati, davvero, poi sdfsdgdfhdh è anche andato con treytyrtuytru dietro i cespugli e hanno limonato. Lui stava con la rytyrtyrtuyt e quindi gli ha fatto le corna, dicono anche che l'avevano già fatto ma non ci crede nessuno.
Poi ho conosciuto un'amica di dgdfhdghfghfg che si chiama Nicoletta è molto carina mi piace un casino però lei va dietro ad un altro... non ho avuto il coraggio di chiederle il numero però ora che so il suo nome la cerco tra le amiche della dfgdgfdgfdgdfgdf e la aggiungo su Facebook poi inizio a scriverle.
Nooo mi è già arrivato lo squillo di mio padre? Ma che due palle non poteva stare in casa un altro po' a guardarsi le moviole di Brasile-Sudafrica e ad ascoltarsi i suoi noiosissimi dischi rock da vecchio?
Faccio una corsa e gli dico di aspettare un attimo che saluto tutti.

Atti45 (bis)
"Papà aspetta un attimo che saluto tutti gli altri poi arrivo"
"Hai bevuto?"
"Solo un sorso di birra da Luca... arrivo"
Bah. Che poi lo so che tempo due anni mi vomiterà in casa. E farà le feste. E spaccherà il portaombrelli in ceramica. MEGLIO! Mi sta sul cazzo quel portaombrelli regalato da sua madre... non dalla madre di lui, cioè mia moglie... ma dalla madre di mia moglie, cioè la suocera!
Mi dispiace solo che inizi a bere così, fuori, senza controllo, senza moderazione... quando ho iniziato io ero in casa di qualcuno, si iniziava un po' alla volta, si faceva tutto con moderazione... poi le nostre sboccate e le nostre "cazzate" le abbiamo fatte pure noi, ma nessuno si è mai fatto male o ha mai fatto male ad altri... ah questa gioventù... dove finiremo... chissà cosa finirà a fare mio figlio...
Ecco, risale in macchina. Non gli piacciono molto i Cure, anzi potrei dire per nulla, ma un giorno la rivaluterà questa roba. Come io ho rivalutato Elvis che mi faceva ascoltare suo nonno...

Atti25
Solo, immerso nelle mie claustrofobiche geometre dark mentali, osservo questa pianura con tutte le sue strane storie, e moralizzo su tutto e tutti neanche fossi Napo dei Uochi Toki. Sono stanco morto, aspetto sempre qualcuno e qualcosa nella vita come ora, e inizio a pensare che se non sono energico ora da fare queste settimane tirate senza mai riposarmi, chissà come arriverò a 45 anni. Come quello che sta accostando con quella Opel. Grande, ascolta "Close to me". Fermo in mezzo alla strada. Pover'uomo, magari era tranquillo in casa per i cazzi suoi, ed è dovuto uscire per riportare a casa suo figlio. Avrà due maroni pieni, però un po' lo invidio. Se non altro è riuscito a mettere su una famiglia e a crescere un figlio. Qualcosa, bene o male, l'ha fatto.
Io sto facendo 5mila cose, qualcosa mi è riuscito e mi sta riuscendo, ma... ?
Vedo ragazzini che potevano essere me, timidi sfigati ed impacciati allo stesso modo mio... non avrei mai creduto di diventare quello che sono ora. E chissà come sarò tra dieci anni. O tra venti.
Avrei voluto essere qualcosa di diverso da questo, credo, ma ora quello che avrei voluto essere non mi piace più... avrei voluto essere un perfetto bravo ragazzo, credo, poi le cose sono andate diverse, e ora sono contento di essere così, contento di essere così scontento. "happy being sad".
Fanali, luci, rumori, pioggia, sonno, racconti, storie... tutto nell'ennesimo turbinio.
E c'è un attimo in cui, non so bene perché ci guardiamo tutti. Io, quel padre in macchina, quello che presumo sia suo figlio, e quell'altro sfigato che se ne sta andando a piedi con due amichette, che ora si volta.

E' come se ci conoscessimo da sempre.

lunedì 20 aprile 2009

Everything means everything

Fiamm. Accendino. Cssshh (paglia che si accende). Fiuuuu. Sfiatata di fumo.
Ma BREERAA!! fanculo che non si rovina il microfff.
Cough cough. Raschiata di voce. Tum tum (dito sul microfono). Prova-Prova. Ok, ci siamo.

E così, Giulio è morto. RadioScoziaLibera, le 23esticazzi di una sera feriale, e nemmeno voi avete ancora capito perché nei giorni feriali si lavora, ma le ferie si fanno in casa. E i periodi feriali? Esistono? E si lavora e si sta in casa? Il dilemma non si pone, SE LAVORATE IN UNA AGENZIA DI VIAGGI! O IN UNA STRUTTURA AL-BER-GHIE-RA!
Scusate, non sono Napo dei Uochi Toki, sono solo Gritty, e mi hanno costretto a prendere su una Y. Pure la macchina. Maledetti.
E così, Giulio è morto. Chi l'ha ucciso?

Si è ucciso da solo, Giulio. Questo è quello che diranno. Quelli che guardano di traverso le droghe e chi lo usa. Già. Come se uno che è felice si svegliasse decidesse "oh oggi mi drogo". Certo. Certamente. Uno felice, uno che gli va tutto bene, si sveglia e si droga. Certamente.
Oh, voi direte, è uno che ha cercato la risposta sbagliata a un problema.
Ah. Quindi si, è stato lui.
Oppure, ve la farete con lo spacciatore. Si, quello che gli ha venduto il pastiglino. Perché, certamente, qualcuno gliel'avrà venduto quel pastiglino. Ed è colpa sua. Certo. Già, perché se l'è scelto lui di fare lo spacciatore. E' così? Se non lo faceva lui, l'avrebbe fatto qualcun altro. Venditore di morte, dite. Io dico, studente universitario disperato che non sa come pagarsi gli studi, per una laurea che è stato costretto a prendere, per fare un lavoro per cui non ce n'è bisogno, per leggi assurde votate da politici assurdi a loro volta votati da... VOI. Anni fa, quando lui, era un ragazzetto che giocava al pallone. E le siringhe... erano per bucare le vesciche dei piedi.
Oppure è stata una fatalità. Così non è colpa di nessuno. Succede, può succedere.
NO.
Siete voi. Giulio, l'avete ucciso voi.
Ccccshpop! (birra aperta).
Tu, che stai leggendo, hai commesso un omicidio. Tu, hai ucciso Giulio. Con la tua indifferenza, con il tuo voto sbagliato alle elezioni, con il tuo silenzio, con la tua omertà, con il tuo passivismo.
Noi quella sera non c'eravamo. Io e BREERAA!! quella sera stavamo lavorando. Avevamo capito che stava succedendo qualcosa. Abbiamo cercato di aiutarlo. Dio solo sa quanto ci siamo sentiti in colpa. Ne siamo usciti dicendo "beh, di più non avremmo potuto fare", e nossignore, non è tanto per lavarci le mani. E' più che altro per riuscire a guardarci allo specchio, e poter fare qualcosa ora.
Perché non ci sia più un altro Giulio.
Giulio era solo, tutto quello che abbiamo detto e fatto non serviva, forse, avremmo dovuto farlo tutti prima.
Cccsh (paglia spenta nel posacenere, vuoto).
Oh, ma noi siamo ancora qua, abbiamo passato un sacco di roba anni 70, tipo Jimi Hendrix, che è una figata per noi DJ, perché quando lanci Jimi Hendrix devi solo dire mettere su un suo pezzo a caso e dire "ah! il grande Jimi!" e basta. Neanche devi sapere chi è, fa tutto il marchio Jimi.
Che poi diciamocelo, Jimi Hendrix è una palla. Non lo ascolta nessuno. Nessuno chi sia veramente, o che faccia abbia, tanto che se la gente davvero vede com'è fatto ride. Dai... Jimi Hendrix è una favola post-moderna. Non è mai esistito. E' come le religioni, inventati per coprire il bisogno dell'uomo. Tipo: ho paura della morte. Soluzione: inventiamo un Dio della morte che mi salvi dalla morte e mi garantisca la vita eterna.
Tipo: devo andare a pisciare. Soluzione: inventiamo un mito, tipo Jimi Hendrix, che si possa annunciare in radio rapidamente, di cui si possa evocare il nome con un brano a caso per garantirsi 5 minuti di assenza giustificati.
Ah, Jimi! E la dedichiamo a Giulio... che magari sono nello stesso posto. Chissà se in cielo ci sta un posto per gli omosessuali, e se ci sta un posto per gli indie rocker.

RadioScoziaLibera plays
Phoenix - Everything Is Everything
(non lo so se in paradiso ci sta un posto per gli omosessuali, non conosco i locali della zona, ma di sicuro c'è un bel club. E fanculo Jimi Hendrix!)