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sabato 18 agosto 2012

nelle puntate precedenti - nella prossima puntata

Utilizzo anche questo blog in maniera personale... d'altronde questo non si tratta di un servizio pubblico.

Nelle puntate precedenti...
Mi ero trasferito a Londra.
Lì avevo trovato lavoro in un ostello.
Ho ricevuto una proposta lavorativa interessante e al tempo stesso un po' avventurosa di cui parlerò prima o poi. In Italia.
Ho lasciato l'ostello. Ho lasciato Londra.
Sono tornato in Italia. A Cento.

Ed entro la fine dell'anno pubblicherò il mio primo romanzo, con Tempo al Libro (che già mi aveva pubblicato un racconto nella Giovane Antologia Faentina).
Se vi interessa... seguitemi da qualche parte (tipo qui), vi saprò aggiornare.

Ecco, poi ci sarebbero tante tante altre cose da raccontare, o narrare, di questo agosto. Che mi ha strappato da una triste scrivania per portarmi su un'altra scrivania (ma molto meno triste).
Un agosto che finalmente, in un qualche modo, sa di estate, anche senza Olimpiadi, che anche se è cominciata in ritardo, ha già il suo perché. O forse è cominciata quando doveva cominciare anche se ho fatto fatica ad accorgermene.

Il sole tramonta tutti i giorni, e tutti i giorni rinasce (a parte quando c'è molto nuvoloso e molta nebbia, e so che tornerà a succedere).
L'estate mi sorride furbescamente, anche se so che arriverà l'autunno e non sarà così cordiale.
E per una volta gli aerei e i treni non sono qui a mettere distanze, ma solamente a scandirmi le settimane.

Nella prossima puntata:
- che lavoro andrò a fare?
- resterò a Cento?
- quando uscirà il libro?
- come si chiamerà?
- di cosa parlerà? (parlerà di Giulio, ndr)
- e poi?

...ma forse non proprio proprio nella prossima. ma tanto cosa avete da fare di meglio?

giovedì 5 aprile 2012

Dovrò anche comprare una moka

E ho pure un po' di freddo.
Non si capisce perché, anzi, si capisce benissimo, ma questa è la stanza più fredda della casa. C'è una enorme simil bow window, dal quale entra tutto il freddo di Londra. Tipo anche i 6 gradi di stamattina.
Solito cielo grigio londinese, ma dopo una settimana di quasi sole continuo è anche giusto così. Non è mica la California, qui.
Solo che c'è freddo, il termo è acceso ma è freddo, e non capisco se quell'acqua che ogni tanto entra è giusto per non farlo intasare di calcare. Spero la temperatura esterna migliori, non mi va di cagare subito la minchia al landlord per far alzare il termo quando, evidentemente, in tutte le altre stanze va bene così, compresa quella di sopra che è simile alla mia come estensione della finestra.
Io, e il mio tavolino basso, che è l'unico posto per mangiare visto che il cucinotto è nello stile "ti fai da mangiare poi vai nella tua stanza".
E io devo mangiare come un cristiano, cioè seduto. Seduto ma non troppo piegato, sennò con 'sto cazzo di tavolino basso c'ho un angolo tra la schiena e le gambe di tipo 70 gradi invece dei 90 canonici, e senti la cintura delle braghe che ti spinge nello stomaco con quell'effetto "sto vomitando e sto talmente male che nemmeno mi posso slacciare la cintura".
Sennò, di tavolino alto, c'è la cassettiera. Che però non ti permette di infilare le gambe sotto, perchè in fondo è una cassettiera, e o togli i cassetti e resta comunque l'intelaiatura, e poi dove li metti i cassetti? E allora ti rassegni e ti limiti ad usarla come scrivania, con il risultato opposto, ovvero scrivi da gobbo perché non hai da mettere le gambe sotto.
Mi verrà a breve il mal di schiena.
La stanza è bellissima e grandissima, certo, e andrà anche arredata un minimo in più: ma prima, un lavoro. Un lavoro per pagarla, un lavoro per arredarla.
E invece sono qui con a fianco questo tavolino con un piatto ancora sporco di risotto pseudoindiano scaldato al microonde con un riso pure insipido... (cazzo, che è pure difficile che un riso sia insipido, vuol proprio dire che era fatto di gomma) e la tazza vuota.
E dentro al piatto sporco, la busta del the, e cucchiaio e forchetta. Dovrò lavare tutto, ma prima dovrò comprare la roba per lavare. Che scena di degrado. E da questa bellissima finestra, sporca, e comprerò anche un similglassex, se serve, perchè non so se lo sporco sia fuori o tra i due vetri, vedo sto cielo grigissimo, e qualche passante, perché siamo ad Acton, e se passa qualcuno alla mattina sono solo mamme e pensionati.
Forse è davvero nel "dolore bohémien" che gli scrittori danno il loro meglio. Perché alla fine, sintetizzando grezzamente, se uno avesse "da scopare" (anche in senso metaforico) forse non perderebbe tempo a scrivere. O forse non avrebbe niente da scrivere.
O forse no, ma voglio andare a fondo a sta cosa, almeno capire "cosa c'è dall'altra parte".
Perché comunque quando sei troppo dentro al dolore bohémien forse non hai nemmeno il tempo o la voglia di metterti lì a scrivere.
E quanto costa scrivere? Quanto costa un mio romanzo? Nel senso di quanto mi costa? Quanto guadagnerò? E' un investimento che vale la pena?
Ma è giusto che uno rinunci a una cosa solo perché non ne vale la pena? E' giusto che l'arte o presunta tale venga fermata dai meccanismi del mercato?
E' giusto che il successo di uno scritto dipenda molto dal prezzo di copertina?
E poi non potrò andare avanti sempre così, a fare investimenti su presunti spostamenti che non tornano mai.
Quando devo caricarmi mi dico "che ho scritto una bomba", ma senza bisogno di cariche obiettivamente ho scritto un buon libro, e non so quanto possa valere un buon libro in una vita intera.
Ora che il tempo libero si ridurrà vistosamente, ora che mi vedrò costretto anche a smettere di seguire da lontano alcune realtà (ma non tutte), ora che dovrò fare le mie scelte ed essere pronto alle conseguenze.
Ora che sarò solo in maniera diversa, e se arriverà qualcuno, sarà una storia di bus, metro, treni e caffè. Caffè, caffè, caffè.
Dovrò anche comprare una moka.

In realtà io sto bene, nel complesso sono anche di buon umore, anche le mattine uggiose ce le hanno tutti soprattutto i meteoropatici come me con la pressione bassa. E' che avevo voglia di raccontare questa cosa qui. Mi dicono che in realtà si può anche scrivere di cose un po' soleggiate, e ci credo.
Penso anche di essere pronto per smettere. O per iniziare. ;)
E l'unico raggio di sole che sbuca ora, è nella mia testa. Per fortuna.

No, non è quella di casa mia, ma ci assomiglia.


mercoledì 25 gennaio 2012

andavo in Croazia

Lo sapevo già: più complicato del prenotare un traghetto via internet, poteva essere solo il prenderlo.
Insomma: dopo 75 minuti spesi per la prenotazione, sapevo che quel viaggio non sarebbe stato così semplice.
Ma ancora, non immaginavo come.

A dir la verità il viaggio comincia da casa mia, ma posso tralasciare il passaggio di mio padre fino alla stazione di Bologna Centrale. E in fondo anche il viaggio nel regionale veloce fino ad Ancona, è trascurabile.
(In realtà davanti avevo una sorta di studentessa fuorisede, con tanto di libri in mano, e avevo tanto voglia di farmela in un bagno, ma va beh era solo una fantasia. I bagni son sempre fuoriservizio, non sarebbe stato possibile)
Uscito dalla stazione di Ancona, cominciano i primi problemi. Innanzitutto: che merda la zona vicino alle stazioni. In generale. In Italia. A parte qualche eccezioni, le zone di città vicino alle stazioni fanno veramente cagare. E pullulano di malavita, facce losche, persone invornite (o imbornite? per me è tipo supercazzola/supercazzora, sono accettate entrambe le definizioni) e scene pacchiane delle "coppiette turistiche".
Per non parlare dell'architettura che spesso circonda queste zone.
Ma non mi interessa: io me ne vorrei andare al più presto, al porto. E qui sbucano un paio di cartelli, malposti e mal indicati, che parlano genericamente e senza distinzioni di "bus biglietteria zona porto" invertendo anche l'ordine della parole.
Dove portano? Al bus? Alla biglietteria? Alla biglietteria del bus? Alla zona porto? Nel mentre faccio un bancomat, giusto perché avere in tasca del contante mi pare sempre una buona idea. Guardandomi le spalle.
Insomma, individuo l'autobus che mi pare giusto e salgo. "Va al porto?" La risposta è una roba in marchigiano che non si capisce ma pare un si.
C'è anche da fare un biglietto, con una macchinetta. Il biglietto costa 1.40, io ho due euro, e la macchinetta non da resto. Amen.
A un certo punto l'autobus parte. Da un lato sono contento perché non avrei mai saputo fare quella strada a piedi, e perché passa per rotonde e zone poco confacenti ad un pedone, dove sarei rimasto tutto solo e al buio, in balia della malavita marchigiana. Dall'altro... si mi sta ancora sui coglioni i 60 centesimi buttati.
E in appena un minuto arriviamo al porto. O perlomeno, vicino al porto.
Il porto di Ancona è come il circuito cittadino del porto di Valencia disegnato da un architetto ubriaco di Genova. E l'autista al volante della navetta mi ricorda molto Vitantonio Liuzzi sotto l'effetto dell'Amaretto di Saronno.
Arrivo alla biglietteria, dove devo scambiare la mia email e ritirare il mio biglietto. La biglietteria è vuota e loschissima.
Davanti a me ci sono tre persone. Due sono slavi. Sti slavi sembrano sempre tutti criminali sul punto di sgozzarti... magari poi son persone onestissime. Ma l'impressione resta questa.
Il terzo invece è un italiano, sui 55 anni, che al limite ha la faccia da schiaffi da furbetto del quartierino. Decido di seguire questo. Mal che vada cosa mi può succedere? Che mi inculi 20mila euro dal conto corrente. Tanto non ce li ho neanche, 20 mila euro.
Insomma trovo un bagno, piscio, e all'uscita saliamo tutti in un free-bus che ci porta alla zona imbarco. Perché il porto di Ancona, è grande. Fa cagare ed è grande. Ancona è un po' una città di merda.
Nel bus c'è anche una comitiva di operai olandesi, o almeno paiono tali. Insomma, dopo aver rischiato di sbagliare le fermate (ma che fermate dovrà fare una navetta gratuita all'interno del porto di Ancona alle 8 di sera di dicembre?) si scende.
E c'è l'ufficetto della polizia per il controllo documenti.
Il controllo documenti è una cosa che tipo controlla che la mia carta d'identità sia rosa. A questo punto mi chiedo perché negli aeroporti ci mettano il triplo di tempo.
In ogni modo, potrei portarmi dietro anche una bomba nella valigia che andrebbe bene: non c'è alcun scan/metal detector.
Entro nella sala d'attesa e faccio fuori il primo panino. Non ho cenato. Ne ho altri 3. Devono durarmi fino al giorno dopo.
E' l'ora di imbarcarsi. Esco sul molo insieme ad un'altra decina di persone. Pienone, eh.
Mi rendo subito conto che l'educazione non è il forte degli slavi. E nemmeno il multilingua.
Insomma si entra dentro.
Il traghetto è una pensione a 2 stelle degli anni '60 (garage incluso). C'è anche l'ascensore nel quale riescono a infilarmi. Il tutto parlandomi in croato.
Scendo al piano, sbagliato, risalgo, e inizio a girare. Non ci sono le indicazioni, quando ci sono sono poco chiare, a volte in italiano, a volte in croato, a volte in inglese.
Arrivo nella sala delle poltrone. Una TV da 20" dove trasmettono "Bravo Bravissimo" su Canale 5, con tanto di Jerry Scotti. E una sfilza di sedili reclinabili vuoti. I sedili sembrano quelli di un aereo, sono vecchi come quelli di una corriera, e sono sporchi come quelli di un treno.
Ci sono resti di cartacce, e insetti. Uno vivo, e uno morto.
Arriva qualche persona, qualcuno anche con dei cani. Siamo in 4 gatti e 2 cani.
Un mega annuncio in tre lingue, e il traghetto parte.
Sembra di stare su un treno diesel in folle. E sarà così per altre 9 ore.
Dopo due minuti, dai finestrini non si vede più un cazzo. Mare nero mare nero mare nè... ora capisco dove ha preso l'ispirazione Mogol.
Nel mentre una bambina a Bravo Bravissimo canta "Caruso" davvero molto bene, e anche se in linea di massima io odio questi programmi di sfruttamenti dei minori, devo riconoscere che la bimba meriti.
Finisco di leggere "Nessuno lo saprà" di Enrico Brizzi, che ho preso in prestito da mio fratello tre anni fa mentre gli sgombravo la camera.
C'è anche un po' troppo fresco per i miei gusti. Mangio un altro panino. Mi appoggio la giacca sopra e dormo qualche ora. Sono ancora stanco dal viaggio di Londra.
Mi sveglio con una voce che parla insistemente. C'è luce. C'è terra. Sono arrivato nel porto di Zara. Cazzo, che palle, una volta che uno dorme.
Mi vesto, prendo zaino e valigia, scendo, passo l'ennesimo controllo dogana, e sono a Zara. In Croazia. E non so che cazzo fare. Vorrei fare colazione.
Cerco un bar, il primo che trovo c'è scritto che apre alle 7. Sono le 7:08, la porta è chiusa e c'è una donna delle pulizie che pulisce. Sembra l'ACLI Corporeno ai tempi di Atti.
Una stangona cavallona mi dice qualcosa in croato e mi fa il gesto di un caffè. Poi mi fa il gesto di seguirla. Poi capisce che forse non sono del tutto rincoglionito, sono semplicemente straniero, nonostante la mia faccia da rissaiolo slavo, e l'inglese lo parlo.
"Speak english?" Certo che si. "Eh, quel bar è chiuso, se mi segui ti faccio vedere un altro bar che è già aperto."
Premesso che quel bar avrebbe già dovuto essere aperto, non voglio fare il polentone del nord che va a polemizzare, anche perché io stesso sono sempre stato molto elastico sui miei orari... la seguo. La seguo a fatica perché lei è più alta che me e corre a passo spedito di una che è in ritardo per andare al lavoro. Io invece non sono in ritardo per nessuna parte, solamente mi devo portare dietro una valigia che tra macbook e vestiti per 10 giorni pesa almeno una dozzina di chili.
Mi porta questo barrettino, con tanto di veranda esterna. Sono le 7 di mattina, c'è un certo fresco, e c'è qualcuno che è seduto fuori, incurante di tutto.
Entro e sento una canzone croata. E mi immagino Taddo e Sorio mentre piegati in avanti come se stessero sgabberando ballano questi balli slavi, tutti contenti e convinti, ballando in cerchio. Un po' come se fossero personaggi dei Looney Toones. Tutti dentro la mia testa. Alle 7 di mattina. Loro lo farebbero anche alle 7 di mattina.
Il mio corpo invece è statico in maniera incredibile. Infatti è la mia testa è formulare il primo pensiero.
"Accettate gli euro?"
Sono in Croazia, e non ho ancora Kune, la moneta locale.
"Si, solo se hai dei piccoli tagli."
"...venti euro?"
Non ci sarebbe bisogno di risposta, mi faccio indicare un bancomat, che si trova ad appena 50 metri, e mi rifornisco di Kune.
Torno dentro: bombolone alla marmellata e caffè espresso. Adesso si comincia a ragionare.
La prima canzone italiana che sento è "Ciao Mamma" di Jovanotti. A Londra, la prima canzone italiana che ho sentito è stata "Tiger" degli Amari, in un sushi bar di Queensway. Qui siamo in un bar del cazzo di Zara, non è che possa pretendere più di tanto.
Mentre con la moleskine aperto subisco l'effetto della caffeina e prendo appunti, mi rendo conto di aver fatto la pirlata e non essermi segnato i dati dei taxi economici. che mi dovranno portare all'hotel. E mi rendo conto che in effetti è la prima imprecisione notevole del viaggio.
Devo dire che comunque, aver prepararato il viaggio in 28 ore, con tanto di tempo extra per visite, mangiare, dormire, lavare, ed altro, essere arrivato qui con il collo intatto mi rende un figo.
E poi alla radio passa "All I have to do is dream" degli Everly Brothers, e il mio pensiero va a Waco Guzman, che ubriaco di refosco e sambuca mi invita a ballare con lui nella sua stanza parigino-londinese, sulle note del vinile degli Everly Brothers.
Vado in bagno: ovviamente non c'è una serratura, ma ho visto bagno molto peggiori a Londra. Il bagno funge anche da magazzino delle birre. Ovviamente, delle birre vuote. Ci sono tre-quattro pile altezza uomo di cassette in plastica con sparse bottiglie in vetro vuote, tra cui la Karlovacko che diverrà il simbolo dei 10 giorni successivi.
Ma io, ancora, non potevo saperlo. E dopo aver pagato con una banconota di grosso taglio (è inutile mi guardiate male, il bancomat mi ha dato queste) uscivo, pronto per Zara, che li si chiama Zadar, e per tutta la Croazia.
Una cosa che non racconterò qui. Perlomeno non ora.

Comunque poi sono anche tornato. E anche il tornare meriterebbe una storia, magari. Magari no, basterebbe twittassi "TRENITALIA MERDA".

mercoledì 24 marzo 2010

Conoscere gente sul treno?

e alla fine aprile è anche un bel mese.
quelle pioggie, quel sole, quelle mattine strane, quei pomeriggi lunghi.
Meno bello è il vetro, sul quale sbatti la testa da almeno un paio di chilometri, senza riuscire ad appogiarti perfettamente, e dormire.
Saranno un paio di chilometri, a giudicare dalla velocità del Freccia Rossa.
E poi anche fossero meno chissenefrega, pensare ai chilometri passati zuccando la testa contro un vetro del Freccia Rossa, è proprio uno stupido hobby per chi non riesce a prendere sonno alle 6 di pomeriggio.

Che poi non capisci perchè non sei rimasto ancora, perchè sei partito venerdì invece che sabato, e perchè stai tornando sabato invece che domenica, e...


Basta con le domande, se nessuno riesce a dormire ora, può essere solo il momento per spararsi uno shuffle con l'ipod.

La pallina della roulette cade sugli Straylight Run, che li conosci tu e basta, più o meno. Chissà forse in america c'è un altro mondo per queste cose, una sorta di realtà parallela in cui la gente ascolta la Dave Matthews Band e gli Straylight Run invece che Vasco e Ligabue. Una paese migliore, dove la gente rispetta le file per prendere le birre, e dove la gente non si fa le canne ai concerti.
Non credi sia l'America, e nemmeno L'AMERICA, semplicemente, non esiste.

Tutta la vita sembra passare per questo treno...


Le metropoli nemmeno ti piacciono troppo, anche se sogni di vivere in una di quelle, forse per quell'illusione di tornare a casa da un lavoro figo che ti piace, fare aperitivi-cene-doccie-disc
orock in ordine sparso, e risvegliarti magari in un letto che non è il tuo.
Che poi sai che succede? che fuori è freddo e buio ed è tutto chiuso, l'ape te lo fai da solo e sei carico, ceni da solo e ti si dilatano i tempi, è tardi chi è rimasto in casa resta in casa chi è fuori è già fuori, e poi devi ancora farti la doccia, sei stanco e depresso, e alla fine non c'hai nemmeno voglia di fartela la doccia, e ti svegli nel tuo letto. da solo. sudato. e puzzi.

Si, lo sai che va a finire così, poche scuse: è che sei giovane, e hai tempo per mettere la testa a posto. Per ora, ti limiti a sbatacchiarla contro un vetro trenitalia.


Informiamo i gentili viaggiatori... perchè poi gentili? E se sono degli stronzi maleducati? Tu sei uno stronzo maleducato, non sei gentile, non vuoi sentirti dare del gentile quando non lo sei, ti basterebbe essere trattato da persona.

Egregio signore,
Gentile cliente,
quante falsità in questo mondo. I clienti raramente sono mai gentili, e gli egregi a volte sono anche pezzi di merda.

Ce n'era bisogno? Voglio dire... di fare questo viaggio?

Forse si, forse si davvero.

All'improvviso mancano tutte le parole, e stringe solo la vescica, e questo basterà a spingerti a breve verso il primo bagno aperto e funzionante, distogliendoti dai pensieri di sonno e dalle note dolenti degli Straylight.

C'è solo un vago sapore di stanchezza, e, fondamentale, un vaghissimo senso di poter fare ancora qualcosa. Tipo, tornare indietro nel tempo, e cambiare il corso di tutti gli eventi.
Ma sei un genissimo, questa non ci avrebbe mai pensato nessuno. Dovrebbero darti un premio, o pagarti, meglio la seconda.

E sia chiaro - lo sfattone del cazzo è meglio che tolga i piedi dal corridoio sennò non passi - non hai voglia di trascinare le tue gambe sopra le sue, che le tolga direttamente, che si evita una rissa, e lascia che ti trascini senza troppi sforzi verso il primo cesso - non hai alcuna intenzione di utilizzare gli strumenti che ti hanno consegnato.


Ti ricordi l'ultima volta che sei stato felice?


lunedì 6 aprile 2009

A cosa stai pensando?

Sto pensando che ho il letto pieno di vestiti, come se dovessi fare una valigia di roba sporca, per andare non so su quale treno.
Sto pensando che mi piacciono i treni, forse perché da piccolo non li prendevo mai, forse perché li lego all'idea di viaggio, forse perché li lego e li ho sempre legati all'idea di libertà e di fuga, forse perché non mi è mai toccato prenderli tutte le cazzo di mattine.
Sto pensando che è la prima nota-blog che scrivo su facebook, e forse pure l'ultima, però mi sembrava giusto scriverla su facebook perché "a costa sto pensando" me l'ha chiesto facebook e non il windows live spaces.
Sto pensando che ho ancora i pantaloni slacciati da dopo che sono stato in bagno, ma non ho alcuna voglia di allacciarmeli. Tanto tra un po' me li cavo per andare a letto.
Sto pensando che sarebbe ora che iniziassi a fare le cose per bene, o che iniziassi proprio a farle male, o una delle due, bene o male.
Sto pensando che è una figata avere 16 anni mentali e le responsabilità di quando ne avevi 24. Anche se forse sarebbe più comodo averne 24 mentali e le responsabilità di quando ne avevi 16.
Sto pensando che ne ho davvero 24, ancora per poco, che il 16, ne farò 25, e sarà importante.
Sto pensando che l'aria che c'è fuori è già diversa, ed è buona, ed è ora di respirarla davvero.
Sto pensando che è scomparsa tutta la magia che c'era una volta, e se c'è ancora, non so dove sia finita, dato che sembra sia stata catalogata e racchiusa in tutti i vostri gruppi "quelli che amano baciarsi sotto la pioggia" (sottotitolo: quelli che pagano un bacio con un mese di tosse polmonitica), "quelli che si sente ancora il suo profumo" (sottotitolo: verrà il momento in cui ti farai una fottutissima doccia per levartelo di dosso insieme al senso di colpa, inutilmente), "quelli che almeno una volta hanno aspettato un sms con ansia" (sottotitolo: quelli che poi l'sms è arrivato, ma dalla persona sbagliata) e così via.
Sto pensando che devo chiedere scusa a mio figlio.
Sto pensando che vorrei che mia figlia si emozionasse per le canzoni di Niccolò Fabi.
Sto pensando che domani mattina dovrei andare a lavorare.
Sto pensando che ci andrò.
Sto pensando che stamattina mi sono fatto un graffio sul naso per mettermi la felpa per vestirmi per guardare un gran premio per vedere qualche idiota che ha mandato fuori Raikkonen con le gomme da bagnato estremo mentre gli altri giravano sull'asciutto. Oh, l'avrebbe capito anche il mio gommista che era una cagata.
Sto pensando che ho taggato un po' di persone a cui magari fa piacere leggere questo, ma non si offendano gli altri lettori non taggati. Anzi se me lo dicono la prossima volta taggo anche loro.
Sto pensando che come al solito ho già scritto troppo.
Sto pensando che le cose cambiano e succedono, e che ora, è ora.

domenica 13 agosto 2006

Parpadella, stazione di Parpadella!

La verità è che è tutta una partenza e un arrivo!
Mah si, è una grande stazione. Chi torna, e poi in realtà sembra sia ancora via, chi c'è ma è sempre via, chi torna prima, chi torna dopo, chi parte, chi parte che non doveva partire, chi parte che doveva partire e deve ancora tornare e allora cosa cazzo rompi i coglioni che sei partita prima e torni dopo?
E poi come sempre c'è chi resta, perché c'è sempre qualcuno che deve restare per salutarti. Perché sono quelli che restano che fanno si che tu parta. E' il silenzio che fa distinguere le parole. E' chi resta che fa distinguere il tuo viaggio.
Quelli con il fazzoletto bianco, spesso per fare i pirla, quelli con la mano, quelli con il dito medio, quelli con il culo di fuori (rarissimi!), le file di genitori dal fianco dei pullman, la gente che saluta dal finestrino del treno (che culo! si vede che ha trovato da sedere appena entrato in treno. no perché a me non capita mai...)
E poi quelli che si saluta prima, perché è patetico alla partenza, poi a Cento abbiamo una sola stazione che è quella delle corriere che usano solo gli studenti e gli extracomunitari ed è diventata un presidio di kamikaze musulmani, e allora se devo venire fino a Bologna... non mi chiamo mica... Diego... Lego... Gallego... Montego... va beh, insomma un nome a caso che finisca per ego...
Parpadella, stazione di Parpadella!
Attenzione! L'interregionale Parpadella-Santo Stefano di Sto Cazzo è in partenza sul binario 4...

mercoledì 12 luglio 2006

Torinoidi

Sabato è in programma un bell'event: il concerto degli Strokes al Traffic Festival di Torino. E fin qua, ok. La cosa bella è che è GRATIS. Ah, eh, la musica cambia! Allora cosa si fa? Ci si va... se non che forze governanti spingono per imporci la via ferroviaria invece che quella stradale.

CRONACA ANTICIPATA DI UNA GIORNATA DI DISAGIO (che spero di non dover vivere): 15 Luglio 2006

Sono le due e un quarto di pomeriggio, un caldo terribile, e si parte da Cento di Atti e Sacchi, in Micra. Direzione: San Pietro in Casale, la stazione, si attende il treno, ci si sale sopra, via a Bologna. A Bologna si cambia. Gag varie in treno di vario tipo, con tanto lol e asd. Arrivo a Piacenza, e cambio treno.
Ovviamente non si capisce un cazzo, ci si perde due o tre volte prima di capire il binario giusto e ogni volta che arriva un treno non si sa mai se è quello giusto o no. Alla fine si riesce a prendere (impediti si ma mica pirla del tutto!) e si arriva a Torino.
E qui, massimo disagio: alla ricerca di una corriera che porti al luogo del concerto. Da dove partono? A che ora partono? Dove vanno? E' questa? Mah... E qui si inizia a fare conoscenza con i "torinoidi".
Un pericolosissimo sottinsieme dei sinistroidi. Dicesi sinistroide persona che si professa di sinistra (seppur non capendone un cazzo di politica e disinteressandone assolutamente), e si atteggia in maniera sfattona, tuttavia comportandosi in maniera assolutamente conformistica e continuando a dare denaro alle multinazionali che in teoria dovrebbe boicottare. In più fa uso pesante di droghe leggere, rovinando un cervello che già di sua natura partiva un con una penalizzazione di 3000 neuroni in meno per illecito sportivo. E già questo tipo di persone sarebbe da evitare assolutamente. Immaginate un sottoinsieme di queste della provincia di Torino o dintorni, o semplicemente simpatizzante della provincia di Torino, si sia messo in testa che Torino sia la capitale della creatività e dell'arte, e che tutto quello che viene dalle provincie (Torino in primis) debba essere supervalutato e idolatrato, soprattutto se di gente giovane, sconosciuta e dichiaratamente comunista. I Torinoidi adorano i Subsonica. E questo di per se nulla di male, li adoro pure io, il problema è che li adorano anche in tutti i loro consigli e tutte le loro scelte... per carità, i Subs si impegnano giustamente per i giovani... ma da qui a supervalutare tutto quello che viene prodotto, ne passa. Sta sparendo la cultura del saper fare, ora solo perché si è giovani e sconosciuti si crede di "dover avere diritto ai proprio spazi e ad esprimersi". Vuoi il tuo spazio? Fatti un sito, supereva ti da 50 mega gratis.
E mi dispiace che i Subs si sbattono per questo: il Traffic festival bello si, ma evitiamo di chiamare sempre cani e porci a suonare a Torino. Comunque dicevo, io e Sacchi ci ritroveremo in compagnia di Torinoidi e delle loro droghe dalla stazione dei treni fino al concerto, e per tutta la notte. Ebbene si: il treno parte alle 6 di mattina. Quindi ci sarà una notte di disagio in compagnia dei peggiori amici torinoidi, quelli che dormiranno svaccati in stazione. E dire che il giorno dopo si voleva andare al mare... magari a bologna invece che prendere il treno per s. pietro in casale prendiamo il diretto per comacchio...e poi la corriera per i lidi...e via alla supergubbiata in spiaggia...

Senza giornata. Ma spero che non abbia un'alba.