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mercoledì 24 marzo 2010

Conoscere gente sul treno?

e alla fine aprile è anche un bel mese.
quelle pioggie, quel sole, quelle mattine strane, quei pomeriggi lunghi.
Meno bello è il vetro, sul quale sbatti la testa da almeno un paio di chilometri, senza riuscire ad appogiarti perfettamente, e dormire.
Saranno un paio di chilometri, a giudicare dalla velocità del Freccia Rossa.
E poi anche fossero meno chissenefrega, pensare ai chilometri passati zuccando la testa contro un vetro del Freccia Rossa, è proprio uno stupido hobby per chi non riesce a prendere sonno alle 6 di pomeriggio.

Che poi non capisci perchè non sei rimasto ancora, perchè sei partito venerdì invece che sabato, e perchè stai tornando sabato invece che domenica, e...


Basta con le domande, se nessuno riesce a dormire ora, può essere solo il momento per spararsi uno shuffle con l'ipod.

La pallina della roulette cade sugli Straylight Run, che li conosci tu e basta, più o meno. Chissà forse in america c'è un altro mondo per queste cose, una sorta di realtà parallela in cui la gente ascolta la Dave Matthews Band e gli Straylight Run invece che Vasco e Ligabue. Una paese migliore, dove la gente rispetta le file per prendere le birre, e dove la gente non si fa le canne ai concerti.
Non credi sia l'America, e nemmeno L'AMERICA, semplicemente, non esiste.

Tutta la vita sembra passare per questo treno...


Le metropoli nemmeno ti piacciono troppo, anche se sogni di vivere in una di quelle, forse per quell'illusione di tornare a casa da un lavoro figo che ti piace, fare aperitivi-cene-doccie-disc
orock in ordine sparso, e risvegliarti magari in un letto che non è il tuo.
Che poi sai che succede? che fuori è freddo e buio ed è tutto chiuso, l'ape te lo fai da solo e sei carico, ceni da solo e ti si dilatano i tempi, è tardi chi è rimasto in casa resta in casa chi è fuori è già fuori, e poi devi ancora farti la doccia, sei stanco e depresso, e alla fine non c'hai nemmeno voglia di fartela la doccia, e ti svegli nel tuo letto. da solo. sudato. e puzzi.

Si, lo sai che va a finire così, poche scuse: è che sei giovane, e hai tempo per mettere la testa a posto. Per ora, ti limiti a sbatacchiarla contro un vetro trenitalia.


Informiamo i gentili viaggiatori... perchè poi gentili? E se sono degli stronzi maleducati? Tu sei uno stronzo maleducato, non sei gentile, non vuoi sentirti dare del gentile quando non lo sei, ti basterebbe essere trattato da persona.

Egregio signore,
Gentile cliente,
quante falsità in questo mondo. I clienti raramente sono mai gentili, e gli egregi a volte sono anche pezzi di merda.

Ce n'era bisogno? Voglio dire... di fare questo viaggio?

Forse si, forse si davvero.

All'improvviso mancano tutte le parole, e stringe solo la vescica, e questo basterà a spingerti a breve verso il primo bagno aperto e funzionante, distogliendoti dai pensieri di sonno e dalle note dolenti degli Straylight.

C'è solo un vago sapore di stanchezza, e, fondamentale, un vaghissimo senso di poter fare ancora qualcosa. Tipo, tornare indietro nel tempo, e cambiare il corso di tutti gli eventi.
Ma sei un genissimo, questa non ci avrebbe mai pensato nessuno. Dovrebbero darti un premio, o pagarti, meglio la seconda.

E sia chiaro - lo sfattone del cazzo è meglio che tolga i piedi dal corridoio sennò non passi - non hai voglia di trascinare le tue gambe sopra le sue, che le tolga direttamente, che si evita una rissa, e lascia che ti trascini senza troppi sforzi verso il primo cesso - non hai alcuna intenzione di utilizzare gli strumenti che ti hanno consegnato.


Ti ricordi l'ultima volta che sei stato felice?


giovedì 9 ottobre 2008

Eternal sunshine of the spotless mind

In Italia l'hanno chiamato "Se mi lasci ti cancello", come se fosse una delle solite commedie blockbuster americane tutte da ridere che alla fine fanno poco ridere, ma almeno "beh oh tanto l'ho scaricata da internet, non ho mica perso dei soldi".

Il titolo originale è "Eternal sunshine of the spotless mind", tratto da una poesia di Alexander Pope, che in italiano è qualcosa del tipo "Infinita letizia della mente candida". Ben diverso, quindi, da "se mi lasci ti cancello".
Comunque, è un film del 2004, e la regia è di Michel Gondry, noto per videoclip di Bjork (questo), Daft Punk (questo), White Stripes (questo) e tanti altri famosi.
La storia è semplice, ma non per questo banale: lei lascia lui, e decide di cancellare tutti i ricordi legati a lui dalla sua mente, tramite la società Lacuna Inc. che tramite processi neuronali ti spistolla il cervello e ti cancella i ricordi. Lui, decide di fare altrettanto con i ricordi legati a lei. Ma ovviamente qualcosa non va per il verso giusto...
Jim Carrey nel ruolo di lui, Kate Winslet (quella di Titanic) nel ruolo di lei, Kirsten Durnst (quella di Spiderman) e Elijah Wood (quello del Signore degli Anelli) completano un cast di bravissimi attori.
Un film che è una commedia ma impegnata, un film che fa ridere e riflettere, un film sentimentale che parla di fantascienza, una storia d'amore che parla d'amore senza parlare d'amore, un film che fa pensare ai ricordi e a come li consideriamo. Il tutto condito dalla solita regia visionaria di Gondry, che senza voler stravolgere lo spettatore, lo porta in braccio in giro per la sua creatura, e alla fine del film lo riporta sul letto di casa sua, tranquillo tranquillo. Con almeno un pensiero in più in testa. (si, come gli album degli Straylight Run)
Imperdibile se vi è piaciuto The Butterfly Effect, consigliatissimo comunque a tutti dai 12 ai 99 anni.

Qui c'è la pagina di wikipedia del film

e qui c'è la pagina su Michel Gondry, il regista (...che è lo stesso di Be Kind Rewind - Gli acchiappafilm, con Jack Black)

domenica 26 novembre 2006

Giulio e LA MAGIONE

13 Aprile 2006
Immerso in una bellissima ed enorme vallata, ricoperte di nebbie, coscie e zanzare e locali a cui dai del tu, c’era appunto un locale a cui qualcuno dava del tu. Giulio, tuttavia, no. Eh ammisci… a Giulio quel posto non è che poi piacesse troppo. Sai, era uno di quei pub in pò scazzati nel loro contesto, con la musica alta.
Diomio quanto mi stanno sul cazzo i pub con la musica alta. Porcatroia, se voglio ballare o ascoltare musica sto a casa mia con i miei 16giga di mp3 e 400 CD, oppure mi metto un iPod nelle orecchie, o vado in un discopub. In un pub vorrei poter parlare con quello che ho di fianco senza parlare o perdere l’udito.
Va beh, Giulio la pensa uguale, ma quella sera è un po’ stanco
(cambio di tempo verbale, passato dal passato prossimo al presente, questo serve per coinvolgere maggiormente il lettore.
no, in realtà lo faccio perché mi va di usare il tempo verbale che mi tira senza farci troppa attenzione, quindi c’è caso che ritorni al passato anche.)
Si, Giulio era proprio stanco. Era stata l’ennesima lunga giornata bella ma pesante, difficile, nel quale ti svegli che le cose sono in un certo modo, si modificano, cambiano completamente, e poi quando vai a letto sono le stesse di prima. Con lo stomaco sottosopra. Si, come l’album degli Straylight Run. Titolo? Straylight Run, è il primo, si chiama uguale.
E Giulio è li, con dei suoi amici, che non sono però nè amici nè nemici. Sono pochi: se fossero molti, sarebbe molti amici, molti nemici, e anche Panino.
Ognuno ha il proprio personalissimo Panino, cioè l’amico Jolly che non c’entra un cazzo da nessuna parte ma ci sta bene in tutte le situazioni. Il mio personalissimo Panino è Bisaccia, ad esempio. Anche il Panino di Giulio, è Bisaccia.
(iniziamo ad avere troppe cose in comune io e sto Giulio.)Il Panino degli 87 è Ga. La Piadina di Orsi è cotto-fontina-cremadifunghi.
Ma Panino manca, manca quindi Bisaccia, manca Ga, manca Orsi (Giulio poi neanche li conosce Ga e Orsi). E ci sono sti qua, che parlano delle loro cose, che ridono, mangiano e bevono, magari parlano anche del Bologna. E’ "Palle Vaganti", praticamente. Con la musica che copre le parole, però. Tra l’altro, musica del cazzo, un po’.
Ma Giulio non è come loro, non è come l’oro, non come è l’argento, non è come la gente. L’altra, gente. Lui sta un po’ li, beve e non beve, mangia e non mangia, ride e non ride, parla e non parla. E del Bologna proprio gliene frega poco. Tanto finisce che si parla sempre e solo di Bellucci. Anzi, Belucci.
E allora manda messaggi con il cellulare. Ma non a caso, non è che Giulio si sveglia la mattina e fa "oh! mando messaggi a caso con il cellulare!". Giulio li manda perché li deve mandare. Uno di questi viene inviato in un posto molto particolare…

Seguiamo il viaggio del messaggino, immaginandoti che non passi per nessuna centrale: si alza, esce dal locale (mandando a fanculo la musica alta, il Bologna e pure Belucci) e si libra in volo. Che freddo, che nebbia. Dove cazzo devo andare? (qui la narrazione entra in prima persona sempre per gli stessi motivi di prima: ufficialmente per avvicinare il lettore… blablabla… in realtà perché mi tira il culo).
Ah si, devo in nella magione. Nella magione. NELLA MAGIONE. :-O


LA MAGIONE

Allora sto messaggino vola vola, rischia di spataccarsi contro due o tre piccioni, sfiora i cavi dell’alta tensione tre-quattro volte (e 12mila volt) e finalmente, in un territorio inarrivabile dall’uomo, eccola: la magione. LA MAGIONE.
Oddio! Già per entrare nella magione, per chi non vola, c’è un viale alberato lungo 4 km. Una volta hanno diviso la strada in due corsie, andata e ritorno, e ci hanno fatto il cronoprologo del Tour. E credo abbia vinto Paolo Savoldelli.
Però il messaggino vola e va oltre il viale…arriva al cancello. Il cancello è tipo quelli della FAAC, ma al posto del leone c’è un cerbero a tre teste, e il marone non è tanto che se ti prende e ti da un morso te ne da tre, il marone grosso è che abbaia il triplo. E’ un triplorompicoglioni.
Poi, se dopo aver suonato al campanello, quelle del centralino ti fanno entrare, esce fuori una nonna cinese di 147 anni che con un solo dito indica al cerbero di rientrare nella sua gabbia. Si, il cerbero ha una gabbia, ogni tanto vengono quelli di MTV, o quelli dell’isola dei famosi, e ci girano della roba… la struttura dello show è sempre la stessa: buttano dentro un pirla che deve stare attento a non farsi sbranare. Si narra che gli unici usciti vivi siano stati Ciccio Graziani e l’Elena Rossi.
Ma va beh, se ti aprono il cancello (e quindi la nonnina cinese t’aveva già mandato il cerbero in gabbia) dopo puoi entrare. Se sei in macchina c’è pure il posteggiatore. E’ un simpatico giovine. Però se vuoi puoi anche parcheggiarla da solo, vedi te. Sulla destra c’è la corsia dei box, a volte c’è un po’ di casino perché fanno delle prove private. Si, ovviamente se imbocchi la corsia dei box dopo esci direttamente in pista ad Imola. Questo non vuol dire che LA MAGIONE sia ad Imola. Vuol dire quello che ho detto: se esci dalla corsia dei box ti ritrovi in pista nell’ "Enzo & Dino Ferrari".
Va beh, comunque se poi metti giù la macchina o sei a piedi puoi entrare. All’ingresso c’è la sentinella. E’ un soldato tedesco ibernato nel ’45 durante la ritirata dei crucchi, che è stato scongelato solo l’anno scorso. Devi dire la parola d’ordine. In realtà puoi dire quello che ti pare che ti fanno entrare comunque. Diciamo che è stato messo li solo per fare scena.
Appena entri, devi stare attento, non sai mai in cosa ti ritrovi. Una volta nel corridoio-ingresso-salone (si perché è uno spaziounico modificabile tipo la pandurera) avevano organizzato i Mondiali di Spazzolone. C’erano tutte le tribune, gli spogliatoi, la cabina di commento… si si era proprio una bella cosa.
Comunque a volte capita che non c’è niente, e ti puoi avviare verso il luogo che ti interessa. Se devi andare in salotto o in cucina, fai presto, ci metti appena un minuto a piedi. Se devi andare alle scale… eh li te ne vogliono almeno 10. Infatti ci sono sempre un paio di bici di servizio, per fare prima, tutte belle nuove e tenute bene (ma con sempre le ruote sgonfie).
Le scale poi sono maestose a dire poco. 8547 gradini ad assetto variabile, senza rampa per disabili. Le vallette di Sanremo a gennaio fanno sempre una settimana di ritiro li per allenarsi.
E poi dopo se sali c’è tutto il resto ma vabbé, LA MAGIONE è un posto segreto e non si può dire tutto.
Una cosa che si può dire è che LA MAGIONE è una delle sede distaccate della loggia massonica dei cinque tagli. /////
E infatti ci vive, abita e decide il mondo, un membro importante. Donna. :-O
Va beh, non commentiamo, sappiamo tutti che le donne dovrebbero stare sotto le scrivanie e non dietro, ma nella loggia massonica dei cinque tagli il sesso ha poca importanza. Anche proprio nel senso di sesso inteso come atto sessuale. Nella loggia massonica dei cinque tagli le cose più importanti sono il controllo, il potere, e il denaro. Anche il danaro. Coppe, bastoni e spade contano poco. Ma i DANARI di più.
Ecco, il messaggino, dopo aver visto e pensato tutte queste cose, arriva sul telefonino. Di una donna. E’ la membra della loggia massonica dei cinque tagli? (che per comodità ora indicheremo semplicemente con il simbolo /////).
No, è la figlia. Anni? Abbastanza per non essere arrestati (maggiore o uguale 18, quindi). Com’è? Carina. Buona, anche dai. Però è un tipo particolare. Se vuoi te la presento… no ma veramente, se era un cesso ti dicevo simpatica. Si, è anche simpatica, ma è anche buona.
E’ al telefono di costei (ma esiste la parola costei?). Diego esce dal mobiletto della cucina con in mano un dizionario e ci guarda. Diego vede che esiste, se ne dispiace, e rientra un po’ amareggiato nel mobiletto della cucina.
Dicevo, è al telefono di costei che arriva il messaggino spedito di Giulio. E che cosa ci sarà scritto?
I cazzi vostri mai?
Comunque, non lo sappiamo cosa c’è scritto, perché la figlia non lo legge. Non se ne accorge. E’ in cucina. Sta discutendo con la madre. Sta DISCUTENDO con LA MADRE. :-O
NELLA MAGIONE.
Oddio.
Tuoni, lampi, fulmini, tempesta, brivido, terrore, raccapriccio, annulla, riprova, tralascia. E anche un po’ gulp, gasp, glosh. E brundle brundle! Si, seduto in salotto c’è anche Martin Brundle che guarda la tv. Diego esce dal mobiletto, cercando di non farsi notare. Inevitabilmente lo notano, chiede scusa, e umilmente va sul divano con Martin Brundle a guardare la tv. Con umiltà, senza rompere i coglioni a nessuno.
La madre guarda la figlia con occhi di fuoco. "Ti hanno cercato oggi, lo sai?"
La figlia lo sa. "Lo so."
La madre: "Cosa hai intenzione di fare?"
La figlia: "Non lo so… non lo so."
La madre: "Devi prendere una decisione."
La figlia: "Lo so."
La madre (rivolta a un tizio con un taccuino in mano, che sta sulla porta della cucina): "Scusi, lei ha intenzione di trascrivere tutto?"
Il tizio con il taccuino: "Finché parlate come se foste dentro una fiction di raiuno, si, così domani ho già pronto il copione da mandare alla produzione."
La madre: "Se ne vada."
Il tizio: "Grazie, ottimo finale. Arrivederci!"
Ecco, ora non abbiamo più nessuno che ci trascriva i dialoghi, ma sappiamo cosa si sono dette. Qualcuno scoreggia. Questa la riconosco, non è di Martin Brundle, è una scoreggia di Diego. E tu Martin Brundle smetti di ridere.
La madre si incazza. Non con Diego e Martin Brundle, con la figlia. Urla, tuona, impreca, piange, insomma ha più funzioni di sbrodolina. La figlia reagisce. E fa le stesse cose. Si non è che c’abbia avuto una gran fantasia, o una gran creatività.
Infatti la madre le fa "si ma queste cose le ho già fatte io prima, non vale copiare."
Allora la figlia canta "Mahna Mahna". E’ una bella idea. Arrivano anche Diego e Martin Brundle. Si tutti! Anche le donne del centralino, la cinese di 147 anni, il posteggiatore. Anche Felipe Massa e Luca Badoer che erano ai box che collaudavano la nuova Ferrari. Il soldato no, sta li alla porta. Da lui non esisteva ancora il manha manha.
Dura qualche minuto poi tutti ai loro posti. C’è in atto uno scontro di culture, idee e civilità, arti, immagine musica e spettacolo, immagine emozione. Sarebbe contenta la prof. Rossetti. Infatti vorrebbe entrare Marc Augè ma viene crivellato di colpi sull’uscio dal soldato. Che, in perfetto italiano (e nessuno si spiega come lo sappia) gli sussurra nell’orecchio. "Oggi hai viaggiato troppo, stronzo." E lo finisce a suon di usciate.
Ma torniamo alla madre figlia: si gioca il destino del mondo. La madre è una specie di Panino d’Italia. E in quanto membra della ///// è coinvolta in tutti i segreti di stato degli ultimi 750 anni. Circa. E non solo d’Italia.
Allora si va a parlare di Ustica, della strage del 2 agosto a Bologna, dell’11 settembre, del congresso di Vienna, dell’omicidio di JFK. La figlia non demorde, (a demordere ci pensa il decerbero, che è nei sotterranei sperimentali di modifiche genetiche degeneri) e risponde con la legge di Ohm, la bizona di Canà, il teorema di Ruffini e Kant.
La madre va un po’ in crisi, a essere sinceri. Proprio Kant no. Zio kant! Non l’aveva proprio studiato Kant…
Sono momenti di tensione. La madre si inalbera, urla, sbotta, piange, discute, si agita, si muova che sembra Stan il venditore di navi di Monkey Island. Paura. Terrore.
Dal televisore esce Lucarelli (e a dir la verità Diego e Martin Brundle prendono un po’ paura perché non se l’aspettavano) e inizia a raccontare di un omicidio a caso. Forse il suo. Poi arriva Lucarelli e chiede "Scusate, ma avete bisogno di me o di lui? No perché io sono Cristiano Lucarelli, quello del Livorno, lui è Carlo, lo scrittore giallista…"
Silenzio.
"Avevate bisogno di lui vero? Non di me… ecco lo sapevo… solo Livorno mi vuole…" e sconsolato torna in TV.
Carlo Lucarelli, intanto, viene accoltellato dalla madre. E’ stato quasi premonitore. Si è autonarrato il proprio omicidio in diretta. Geniale. Sarebbe da farci un video e metterlo su youtube.
La figlia comunque non è certo sconfitta dalla madre, perché alla fine la madre si inalbera, urla, sbotta, piange, discute, si agita, si muove ok, ma in tutti questi verbi non ce n’è uno che implichi il fatto che la madre abbia detto una parola una.
"Mamma, hai finito di fare casino? O dici qualcosa di sensato o vado a letto, che sarei anche un po’ stanca. E domani devo andare via."
"Di nuovo? Sei già stata via tutt’oggi… dove vai domani?"
"Eh ma è diverso… oggi ero via per gli affari miei, domani invece devo andare affanculo."
"Ah. Forse dovremmo parlare proprio di questo."
E parlano anche di quello. Ma la cosa va avanti, e si fa più seria. Allora arrivano specialisti, psicologi, scienziati, economi, ingengneri, comunicatori, sociologi, insomma tutti. Tranne Marc Augè e Carlo Lucarelli che sono appena stati uccisi. Ci sono pure le infermiere della sale operatorie. Ovviamente sono li, girano intorno al tavolo, guardano e non fanno un cazzo.
Passa così tutta notte. E alla fine, alle sei di mattina, viene impostato un piano di risoluzione sociale. Madre e figlia giungono all’accordo, si stringono la mano mentre fanno le foto per i giornali. Gli specialisti vanno via, vanno a lavorare (e smadonnano perché non hanno dormito quella notte li). Martin Brundle e Diego vengono svegliati, erano ancora li che dormivano sul divano.
La madre e la figlia vanno a letto. La figlia va a letto senza leggere il messaggino.
Quella notte il mondo è cambiato. /////
Nel mentre, dall’altra parte del mondo, c’è un canguro.
E nella bellissima ed enorme vallata, qualche ora prima, Giulio, era ancora li, ignaro di tutto. E’ dura la vita se ti chiami Giulio.
Per fortuna che non sono nato Giulio.


martedì 19 settembre 2006

Un post alla Cotolino, ma fatto alla Atti

Premessa: questo è un post un po' fatto alla Cotolino, di quelli dove racconta le sue giornate, ma è fatto alla Atti. E' da prendere come un tributo a Cotolino, anche. Non è certo una parodia.

Oggi è stato un giorno particolare. Diverso dal solito. Di quelli che ti svegli la mattina in un modo, e vai a letto la sera in un altro. Certo, "this change I've been feeling doesn't make the rain fall". Gli altri si sveglieranno allo stesso orario. Io no.
Eh no, qualche minuto prima o dopo, ma mi sveglierò a un orario diverso.

Voglio raccontarvi della cosa più inutile e più normale che dovevo fare oggi. Quella che mi ha cambiato di meno la vita, e che allo stesso forse me la cambierà di più.
Sono stato al Bennet. Ci vado ogni tanto. Da solo, faccio la mia spesa da single. Mi piace. Però sono il single mantenuto, si capisce perché non compro il cibo. La scena migliore è quando ci vado la mattina vestito male con cappello e barba lunga. Tipo Keanu Reeves. Mi manca solo la mazza da baseball, il gippone o il fucile. Oh, sto dicendo il gippone perché Keanu Reeves usa un gippone, non perché voglia fare riferimenti particolari a SUV prodotti da case automobilistiche tedesce. Ho smesso. Ciao Betsy, benvenuta tra i lettori del mio blog. E scusa. Però "was not alright with me..."

Si da oggi mi sentirò un po' di più come Adam...

Va beh, oggi però ci sono andato di pomeriggio, quindi niente cappello e niente barba, nè tantomeno mazza da baseball, fucile e gippone. Dovevo prendere:
- cornice 40 x 50
- post-it
- 2 deodorante Axe diversi

Cornice 40 x 50: mi serve per incorniciare la prima pagina della gazzetta del 10 luglio 2006. Tutto vero. Veramente l'ho già incorniciata per mio fratello in camera sua. Non volevo metterla anche in camera mia, almeno non subito, ma mio fratello mi fa "dopo si rovina... cosa aspetti?"
Io ho risposto "ma cos'è, una gazzetta per ogni stanza? ne mettiamo una anche in bagno?".
La soluzione poteva essere incorniciarla ma tenerla nell'armadio. Solo che c'ho l'armadio già pieno di roba, se ci vado anche a mettere gazzette incorniciate...
Post-it: questi mi servono. Servono sempre dei post-it no? Metti che abbia bisogno di attaccarli sulla macchina di qualcuno... :asd:
2 deodorante Axe diversi: in genere ne tengo sempre due, per diversi motivi. innanzitutto, perché è funzionale, se me ne finisce uno, ne ho un altro di scorta. e poi, per variare un po', se mi stanco di uno uso l'altro. e poi, last but not least, perché da un po' di tempo tengo un "beauty-case" di emergenza, dove dentro ci sono sempre medicine, dentifricio, spazzolino, gel, docciaschiuma, e quant'altro. sempre pronto per partire.
Si, anche gli uomini hanno un beauty case... insomma si lavano pure loro, da qualche parte dovranno tenere sta roba no?

E niente... innanzitutto arrivo al Bennet ascoltandomi gli Straylight Run... si potrei inserire il loro album in quelli da macchina, per viaggi lunghi notturni... un po' tipo "Meds" dei Placebo. Ma mentre "Meds" ti stravolge sempre un po', ti prende che sei li e ti molla che sei da un'altra parte, "Straylight Run" (è il loro primo album ha lo stesso titolo del gruppo) ti prende, ti fa girare, e ti molla dov'eri prima. Solo che c'hai lo stomaco come se ti fossi svegliato sbronzo.
Beh, arrivo, parcheggio, entro. E vado dai deodoranti. Senza carrello, e senza cestino. Il cestino lo prendo sempre dopo se ho troppa roba. Direi che è questo lo spartiacque tra il single che vive da solo e il single che convive con qualcuno che lo mantiene (vedi mio padre). Il single ha bisogno del carrello per il cibo, il single mantenuto gli bastano le mani. O al massimo il cestino.
Prendo i deodoranti. Axe. La cosa che mi fa ridere è che c'è sempre scritto "supersex afrodisiac fragranza irrestibile sexy". Io volevo solo puzzare di meno. Non è che ogni volta che mi lavi e mi deodori debba anche trombare. Va beh.
Poi cerco i post-it. Sono le sette di sera e la corsia del materiale scolastico-cartoleria-ufficio è un presidio di extracomunitari. Giro, a fatica, avanti e indietro, in mezzo a bimbi di colore di pochi anni che parlano l'italiano meglio dei loro padri e madri, bimbe tignose, madri stressate, studenti delle superiori centesi ma terroni nell'animo, e non li trovo. E poi c'è anche una biondina ricciolina con la coda. Con sua madre. Non sembra piccola. Secondo me ha più di 16 anni. Si, ha l'aria di essere nata negli anni 80. E' una soddisfazione morale, almeno non mi prendo del pedofilo da un qualche amico sempre più moralista nelle considerazioni ma non altrettanto nei fatti. Vero? Eh non dico il tuo nome che è meglio va.... si è meglio così, meglio che tu faccia il moralista ma poi alla fine stia dalla nostra parte. /////
Non si trovano i post-it. Saranno finiti. Li avranno comprati tutti. Chi sarà mai che nella vita compra così tanto post-it? Eh?
Chi sarà mai? :asd:
Allora cerco e trovo la mia cornice. Che è 40 x 50. Mica piccola subito. Poi torno a cercare i post-it. Oltre a tutta la gente di prima, si aggiunge la mia cornice. Che occupa come un bimbo.
E i post-it continuo a non trovarli. Mucchio.
Vado alla cassa. La cassa veloce è chiusa. Tanto ci sarebbe stato sicuramente un qualche problema a farla diventare una cassa più lenta delle altre, come succede sempre. Soprattutto quando compri della roba scomoda.
Mi metto in fila.
E mi accorgo che davanti a me c'è la madre della biondina! Con figlia che arriva poco dopo. Io avevo già messo la mia roba li sul rullo. Anche a fatica, tra l'altro, la cornice 40 x 50 l'ho dovuta incolonnare bene bene dritta dritta come il cell nella pubblicità che Sacchi tiene a sottolineare.
La cassiera, roita e antipatica, caratteristiche troppo spesso presenti contemporaneamente nelle cassiere del bennet, è indecisa se segnare o meno anche i due deodoranti e la cornice. "No" dice la madre, tra l'altro una bella donna, tutta tirata, "sono dell'altro signore."

:-O

Io signore? E' un event... è la prima volta nella vita che mi danno del signore e non del ragazzo... escludendo i posti in cui sono obbligati per formalità, tipo quando chiamiano il tuo nome da qualche parte e non c'è scritta la tua età o c'è scritta ma non la guardano.
Mi sto stempiando davvero così tanto? Signore?
Da una madre così sarei accettato se andassi con sua figlia? Non mi ritiene forse troppo grande? Anzi, troppo vecchio? Signore... minchia... e dire che fino a ieri ogni tanto mi chiedevano ancora se ero maggiorenne... si, questa parte di riflessione è un po' un tributo a Cotolino e ai suoi "Cotolinismi". Dovrei fare un post con i cotolinismi, le saccate, le cosine di orsi, le sorianate, e la dieghite. Forse lo farò.
Comunque la madre paga con la carta di credito. Ottimo, hanno anche dei soldi. Forse, alla fine non vuol dire.
E se ne va, con la figlia dietro... la cassiera brutta e stronza mi serve, la pago, mi da il resto e non mi saluta nemmeno. E siccome esito a prendere su la mia cornice (dovevo mettermi i deodoranti nella tasca della felpa, di pagare una sportina non se ne parla) lei inizia a buttarci sopra i prodotti comprati dalla famiglia dopo. OH! LA MIA CORNICE! DEVO METTERCI LA GAZZETTA! Un po' d'usta cazzo.
Me ne vado, cornice alla mano... ma la biondina dov'è andata? Non c'è a destra... nè a sinistra? Sparita? Infilata in qualche negozio? Mah, non se ne vede traccia...
Esco un po' triste... alt, c'è una canzone che conosco. Che conosco bene. E' dei Counting Crows. Si, è Four Days.
Vi rendete conto? Il Bennet che mette su i Counting Crows... ma non Accidentally in Love o Big Yellow Taxi... e nemmeno Mr. Jones... e neanche Round Here.... ma Four Days!!! Una canzone che non è stata mai nemmeno un singolo, che io ricordi. Cioè vi rendete? E' come lo Yoga alla pera... non una canna o una birra, uno Yoga alla pera. Four days. Orbo!
L'ho preso come un segno del destino... dovevo cercare la bionda. E allora in macchina mi sono girato tutto il parcheggio del Bennet cercando la biondina... ma niente. Scomparsa. Sparita. Un'altra occasione persa, lasciata andare...
Certo era solo una biondina carina... e le mie erano solo cazzate.
Queste cose non si fanno più... cazzate! Non si fanno più perché la gente non le fa più. Si certo sono cazzate, sono rimaste cose da film o da libro di Moccia, ma perché no? Perché bisogna rassegnarsi a queste cose?
Credo che ogni tanto bisognerebbe lasciarsi andare un po'.
E niente poi sono tornato a casa, a continuare la mia giornata particolare, "il mio personalissimo giorno dei giorni", che alla fine non è oggi forse, ma è un giorno come questo. un giorno talmente normale da non esserlo, o talmente anormale da diventare normale.
Oggi pensavo a una cosa.

Why not?