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martedì 20 aprile 2010

Ho 26 anni

Ho 26 anni, e volevo sbronzarmi, ma dopo la prima birra avevo già acidità di stomaco.

Ho 26 anni, son più vicino ai 30 che ai 20, e in realtà lo era già dai 25, solo che non se ne accorgeva nessuno.

Ho 26 anni, ma a me poi cosa cazzo me ne frega dei marchi. E di Wanna Marchi.

Ho 26 anni, cosa faccio per dare un senso alla mia vita?

Ho 26 anni, uè, non sono mica vecchio!

Ho 26 anni e Massimo Coppola no.

Ho 26 anni e dovrei essere una persona seria, anzi forse lo sono già, solo che non ho voglia di pensarci troppo.

Ho 26 anni e dimmi che non finirà in un mattino di nuvole.

I'm 26 years old e vaffanculo che poi in inglese mica è la stessa cosa.

Ho 26 anni e sono vittima di questa società.

Ho 26 anni e sono uno sfigato come tutti gli altri (ma in una maniera che mi rende unico) (unico come tutti gli altri).

Ho 26 anni e zlastavap ll'ndinian ddeys.

Ho 26 anni e devo cambiare la lampada dell'anabbagliante sinistro.

Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre alla mia età.

Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre quando si è sposato. Alla mia età.

Ho 26 anni, e qualcuno nemmeno ci è mai arrivato.

Ho 26 anni, il sole è grande e i fiori sono gialli. E la penna è sul tavolo.

Ho 26 anni e Amsterdam dei Coldplay.

Ho 26 anni e non sono mai stato ad Amsterdam.

Ho 26 anni e "quelli che quando trovano una macchina lenta urlano DAI CAZZO! come il padre di Gianluca ne I soliti idioti".

Ho 26 anni e DAI CAZZO!

Ho 26 anni e se voglio mi comporto come se ne avessi 14 perchè di si.

Ho 26 anni e constato con dispiacere che a volte non è per nulla una questione di età.

Ho 26 anni e vorrei averne meno.

Ho 26 anni già da qualche giorno.

Ho 26 anni e ancora me ne dimentico.

Ho 26 anni, e nonostante tutto credo ancora al CCNL del Commercio.

Ho 26 anni e ho perso fiducia nel futuro, nella politica, nel sesso opposto, nello stesso sesso, nel sesso, nei sentimenti, nell'Italia, negli italiani, negli USA, nella famiglia, nel lavoro, negli Arctic Monkeys, negli Editors, nei Bloc Party, e nel CCNL del Commercio.

Ho 24 ore e negli ultimi 26 anni... no aspetta.

Ho 26 anni e nelle ultime 24 ore non ho mangiato frutta. E un bel chi se ne frega, no?

Ho 26 anni, e voi potreste tutti donare gli organi, il sangue, e il midollo osseo, invece che perdere tempo con le cose che scrivo.

Ho 26 anni, e devo migliorare ancora un bel po', e credo di poter iniziare chiudendo questo post, andando a letto, e preparandomi per un'altra giornata. Come farebbe, semplicemente, ogni persona di 26 anni.

Anche di 27.

lunedì 20 luglio 2009

Un popolo di pensatori perverso, spietato e cinico (certe notti il cane va lasciato dormire fuori)

Mi sveglio, in un bagno di sudore. A fianco a me il solito muro bianco, sporcato da uccisioni di zanzare e altri insetti, e macchiato da lenzuola acquistate al supermercato. La luce del giorno entrà già con decisione, perché se la tua giornata lavorativa comincia in trenta minuti, la giornata del sole è partita almeno un paio d'ore fa, ed è già bella carica.

Tutto comincia appena qualche ora prima, non sai nemmeno dire quante, forse solo 8, più realisticamente 6, magari 48, o forse molto di più e si parla di giorni.
Stavolta non c'è una ragazza (ma come, c'è sempre una ragazza!) o qualcun altro. Eravate solo tu e il tuo cane.
Se giri di notte lo sai. C'è sempre qualcuno che gira con il suo cane. Decine, centinaia, migliaia di persone con problemi. Insonnia, alcolismo, depressione, reumatismi, obesità, artististimo, malattie sconosciute, o semplici perversioni, o fughe dalla frustrazione della vita quotidiana. Persone che condividono questa loro "passione" (in senso Gesucristico) con il proprio animale, che si vede costretto a seguire il padrone. Fuori. Dove? Non si sa. Non è importante. Fuori a passeggiare.
Quelli che di notte girano con il cane... non è solo un gruppo su facebook. E' un popolo pericolosissimo.
E' un popolo di pensatori perverso, spietato, cinico, che analizza in maniera socioantropologica paesi, città, persone, abitazioni, strade, automobili, locali, usi e costumi. E li cataloga nel proprio cervello. E poi lascia che il cane caghi liberamente sul tuo marciapiede. Cosicché tu la possa pestare, ancora bella morbida, appena qualche ora dopo.
Ok, più che un gruppo di Facebook inizia a sembrare una canzone di Napo dei Uochi Toki.
Comunque... cari amici... saltuariamente faccio parte del club anche io. Avevate forse dei dubbi a riguardo?
Cento è diversa a una certa ora di notte. Finestre aperte, e silenzi, e infermiere che cominciano il turno in ospedale, e donne delle pulizie. Ed operai che cominciano il primo turno in fabbrica.
Cento è una bella città poco dopo l'alba, si.
Quando ancora è vuota, vuota dai suoi abitanti di merda, quando i suoi governanti di merda ancora dormono. E allora puoi sognare, stanco morto, a occhi aperti.
Sei il padrone di una città deserta.
Puoi sognare un posto felice, dove convivere con la tua moglie inglese e i tuoi 3 figli bilingui (hanno già detto tutti e 3 però che vogliono giocare nella nazionale inglese, cacchio, però non ti dispiace nemmeno troppo). Tutti caricati sulla Vauxhall Meriva. Che però hai venduto. Per una Opel Meriva. Cosa cambia? Nulla, solo la guida. Che è a sinistra, finalmente.
Poi è possibile lavorare felicemente a Ferrara, Bologna, o a cavallo di questi posti, magari girando anche un po' con la tua macchina. Con una moglie traduttrice. E felice.
E tre bambini, che invece che sognare Beckham sognano Rooney, Gerrard e Owen (eh va beh d'altronde qualcuno avrà preso dal padre). E comunque tifano Chelsea.
E poi si ascolta "A Weekend In The City" dei Bloc Party mentre si fanno le gite fuori porta. E toh, mah si, viva l'Italia, qualcosa di Battisti, magari o gli 883. Di una volta.

Poi ti svegli tutto sudato, e nel tuo letto vuoto, nessuna moglie bionda e pallida, nessun bambino con una cresta bionda e una maglia bianca. Solo, nessuno al tuo fianco. Un muro bianco sporco segnato dalle morti accidentali di zanzare. Il sole che è già sorto da un pezzo. La tua giornata lavorativa che sta per cominciare. Giusto un po' di sangue al naso che fa tanto indie rock a variare la tua monotonia.
Forse la questione è semplicemente un'altra, per fortuna che l'ho capito in tempo.
Gli alcolici non vanno bene con i medicinali, nossignore.

E soprattutto, certe notti il cane va lasciato dormire fuori.

mercoledì 17 giugno 2009

another sixteen

...potrei parlare della storia del 16, che ogni 16 del mese mi succede qualcosa in questo 2009.
potrei parlare di questo 2009.
potrei dire che credevo che i Marcello Martini fossero morti, o per meglio dire: mi ero completamente dimenticato dei Marcello Martini, evidentemente pensavo incosciamente si fossero estinti, come i gabber. E invece, evidentemente, qualche esemplare resta in circolazione, come certo europop che ti ritrovi nelle radio che mettono su nei negozi spagnoli.
potrei parlare della Spagna. ma che cazzo ne so io della Spagna.
potrei parlare di Cento, delle zanzare (vi devo un post sulle zanzare di casa Atti da anni), potrei giustappunto parlare di casa Atti.
potrei parlare degli Atti, della famiglia Atti estesa che include anche il cane, di come non si capisce di chi abbia preso da chi.
potrei parlare di quel sesto senso che ci dice "non entrare in casa stasera... dormi fuori che è meglio".
potrei parlare di come... beh il mio letto è dentro casa mia.
potrei...
dovrei...

"Le cose, per fortuna o purtroppo, bisogna dirle."
lo dicevo io, nel 2002, appena maggiorenne. e non ho cambiato idea. non capisco perché quel "per fortuna o purtroppo". per fortuna. non mi ricordo quale fortuna trovassi nel dire le cose a 18 anni.

sto guardando Qoob, ho scoperto che posso vederla, che nella tv nuova ho integrato il digitale terreste. è piena di cortometraggi inquietanti e psicotici. dimmi te se alle 8.15 di mattina uno possa guardare della gente in tuta bianca con mascherina davanti alla bocca che fa inieizioni alla gente e uno assediato da Audi e da fucili di precisione... io preferivo YOS. oppure FLUX. ma insomma - voglio dire - dei bei video indie, inframezzati da dei filmati divertenti. i cortometraggi inquietanti non possiamo lasciarli alla notte?

Buck l'aveva capito, era meglio stare fuori e basta.

ma poi sembra che sia successo chissà cosa. no, non è successo proprio un cazzo, e anche se in neanche 6 mesi di 2009 è già successo di tutto, forse non succede mai abbastanza.
non parte mai la fuga giusta.
sicuramente ho sbagliato qualcosa, vorrei capire esattamente quando, e cosa. giusto per curiosità, mica per altro.

Vi lascio una playlist:
Eskobar - She's Not Here
Counting Crows - All My Friends
Bloc Party - Signs (Armand Van Helden RMX)
Manic Street Preachers - My Little Empire
Hugh Wilson - Falling Away (spot Sprite 2009)

e poi ascoltatevi quello che cazzo vi pare, siete già grandi.

mercoledì 11 marzo 2009

La luce della centrale giulieca - Del colore che vuoi tu

Queste notti, che viste qui, hanno già il profumo di Londra,
sanno di Bloc Party e primavere e gite e discoteche, eppure hanno il sapore di te,
che è lo stesso del succo al pompelmo, degli integratori, dei 4 salti in padella, del caffè, del cappucciok e del mokkakkcheck,
lo stesso del Martini e dello spritz...
Tutto quello che ha la piega delle camicie stirate nell'armadio, e la piega di tutto il resto della vita,
i voli Ryanair, i viaggi,
i giorni di ferie per stare chiusi in casa, e le vacanze passate al lavoro,
la crisi che non esiste, e tu che non hai i soldi per rispondermi ai messaggi.
Tu che ascolti gli Afterhours, chissà se conosci Vasco Brondi,
vorrei tu ascoltassi anche gli Useless Wooden Toys, e qualcosa degli Oasis e dei Ministri... io sarò pronto per ascoltare te e la musica che fai quando ridi...
Svegliarsi con l'imbianchino che ti spegne la sveglia, andare in bagno e salutare un uomo sopra al tuo davanzale,
tu che hai il sole dentro, vieni a dipingermi la vita, e vieni a dipingermi la camera, del colore che vuoi tu.
Questo giallo un po' più giallo meno giallo, il bandone un po' marrone meno marrone, il cane che non riconosce casa sua, tu che neanche hai mai saputo dove sto... chissà se vivrò qui anche domani... chissà se vivrò vicino a te...
E se sai chi è, salutami Giulio... che non saprà chi siamo noi...
I segreti del lavoro, e i segreti sul lavoro, quello che non si può dire perché di no e quello che non si può dire perché nessuno ci crederebbe, tu che neanche sai che lavoro faccio, e potrei essere un agente della CIA, o un agente e basta, e potrei essere quello che voglio, e potrei essere quello che non sono, e sono tutto tranne ciò che vorrei.
Questa crisi ci mangerà, questa crisi non finirà, questa crisi che è soltanto dentro di noi, andiamo via insieme dove la crisi non esiste.
Tu che hai il sole dentro, vieni ad accendere i pomeriggi tra le 18 e le 19.30. Tu che hai il sole dentro, vieni ad accendere i sabati e le domeniche, quando non dovrai studiare per le tue scuole e per le tue università.
Ti aspetterò, perché ne varrà la pena, ti aspetterò, perché non mi serve il tuo nome completo, ti aspetterò, mentre scrivo il romanzo, che parlerà di me, e parlerà di te...
Non mi vedi in giro per i social network, tu che neanche sei iscritta, e come faccio a dirti tutto questo, io che non ho il tuo msn, e tu che neanche mi rispondi ai messaggi...
Ho le gomme nuove apposta per i tuoi desideri, convertirò il mio conto in benzina, ti porterò dove tu vorrai, o dove vorranno i tuoi, tanto per noi sarà uguale... aspetterò per le mie responsabilità, ho già pagato le mie colpe.
Ma tu, tu che hai il sole dentro, vieni a dipingermi la vita, e vieni a dipingermi la camera, del colore che vuoi tu... del colore che vuoi tu... del colore che vuoi tu...
...pagherò con la mia vita.

martedì 17 febbraio 2009

il sorrisino indie

Il sole, le giornate che si allungano, la misura delle gomme, la piccola chimica, l'Etiopia lontana, i caffè e i the, gli aperitivi, le email, l'insonnia, le medicine, le serate, gli amici, Round Here, la capitale, 15 kg, il 20, aprile, i bloc party, il sorrisino indie, e tutto questo è solo una piccola e incomprensibile parte di ciò che noi da RadioScoziaLibera osserviamo.
Ora inizio il nostro silenzio stampa: offesi, indignati e delusi, ci stringiamo intorno al nostro amico Giulio, e gli facciamo tanto coraggio. Che anche lui ce ne ha da basta per i cazzi suoi, di paura, e di tutto il resto.
Vi potremmo passare un altro bel pezzo odioso e fastidioso come "Eppure mi hai cambiato la vita" di Fabrizio Moro, ma no, noi, stasera, vi mettiamo su questa... e sono solo cazzi vostri.

LIGABUE - La porta dei sogni
E mi attacco alle stelle che altrimenti si cade
e poi alzo il volume di questo silenzio
che fa stare bene
e mi sa che sei quella che fa luce pian piano
chissà come ci vedi e chissà come ridi
di quello che siamo
e mi attacco alla buccia di questa notte
e salto, salto ma rimango giù...
la porta dei sogni,
la porta dei sogni,
la porta dei sogni chiudila tu.
E mi attacco alle stelle tiro un po' a indovinare
mi predico un presente in cui non c' niente
se non respirare
e se proprio sei quella fatti almeno guardare
non sai quanto ci manchi non tornano i conti
a doverti trovare
e mi attacco alla luce di questa notte
e salto, salto ma rimango giù
la porta dei sogni,
la porta dei sogni,
la porta dei sogni chiudila tu.


RadioScoziaLibera: oh, si... abbiamo il microfono dalla parte giusta. E per un po', ci limiteremo a sorriderci davanti. Il nostro miglior sorrisino indie rock.

martedì 6 gennaio 2009

Il capodanno di Giulio

Queste sono le frequenze digitali di RadioScoziaLibera.
Mi scuso per gli auguri di natale fatti dal nostro affittuario, come ben sapete non condividiamo assolutamente. Qui per noi il natale è soltanto panettone, limoncello, grappe, sigari, cibo da asporto, e tanto sporco da pulire, dentro e fuori i water.
Ma ci siamo divertiti, un po'. C'è sempre qualcosa che manca, chissà se riusciremo a riempirlo con un po' di buona musica e una bella storia del cazzo. Perché da questa bettola, da queste sede fetida, non possiamo far altro che ridere amaramente, e dire che quest'anno Gesù Bambino è un po' ritardo. Si si, è proprio in ritardo. Vogliamo fargli un cesareo a questa povera ragazza?
Beh, la storia che sto per raccontarvi è del nostro amico Giulio. Dove l'avevamo lasciato? Non lo so, però questo è il suo capodanno.


31/12/2008
Giulio si veste come si deve. Per uscire con la Valentina Pozzato.
Ora: Giulio sa benissimo che la Valentina Pozzato avrebbe dovuto cancellarla dalla sua vita. Ma un conto è la Valentina Pozzato, un conto è la Valentina Pozzato travestita da donna della sua vita. Voglio dire: capiamolo, sto povero Giulio.
Capiamolo si, ma giustifichiamolo no.
Mangiano cibo da asporto anche loro, quella sera, e Giulio inizia la serata in piedi, sotto la pioggia ghiacciata, con in mano una sporta di birre semifredde e cibo semicaldo. La sta aspettando, lei gli ha detto esci fuori che sono già qui, e ovviamente ancora deve partire.
Ma Giulio sopporta. A lavorare per così tanto in un posto così brutto ha sviluppato un livello di sopravvivenza che è tutto ancora da scoprire, signori.
Insomma, poi lei arriva, cenano, e sembra che tutto vada bene, poi lei si cambia, e sembra quasi che magari anche gliela dia, ma "no no dopo".
Dopo cosa? A lui lei non gliel'ha mai data, e mai la darà. Dopo cosa? Dopo che Giulio avrà segnato 4 gol al Bernabeu con la maglia del Barcellona? No perché basta dirlo, Giulio sarebbe in grado di farlo.
Insomma, alla fine si parte sulla Punto smarmittata di Giulio per un cazzo di spettacolo pirotecnico, un qualche cosa da prendere freddo, stipati tra ombrelli e petardi, nell'attesa di sentire il fatidico "andiamo a casa tua?".
Solo che piove troppo, e piove questa cazzo di acqua ghiacciata, perché maledetto, fuori c'è 1 grado, e non zero. E allora, niente neve, niente spettacolo, si resta in macchina, a guardare qualche fuoco, sparato da qualche contadino, in mezzo alla campagna, senza neanche il countdown, giusto così, guardando l'orologio della Punto smarmittata che resta sempre indietro e non segna nemmeno neanche i secondi. Insomma, sarebbe un perfetto capodanno indie rock, se lei potesse capirlo. E invece no. Lei è fredda, distaccata come sempre, assente, e stavolta anche di più, e Giulio non capisce che cazzo deve aver visto di tanto speciale in quei 60 chili scarsi di materiale organico, perlopiù acqua.
E allora parte una litigata, un po' una di quelle solite, di quelle in cui Giulio sbotta fuori il suo disappunto, e lei sensibile come un lunotto posteriore, risponde si / no o poc'altro.
E allora si va a casa veramente, solo che si va a casa di lei.
E finisce tutto di nuovo. Com'era giusto che fosse no? Come Giulio voleva, no?
Sembra una canzone di Vasco Brondi. Questi scenari agricoli post industriali, questa merda di vita, questo faticare ad arrivare alla fine del mese, questa società consumistica di merda. Solo che lui, cazzo, ha l'amore. E allora cosa gliene frega a Vasco Brondi, se pesta una merda, se respira i fumi della montedison, se gli si scarica la batteria della macchina, se lo mettono in cassa integrazione, se suo fratello si droga. Lui ha l'amore. Soffre, ma ha l'amore.
Giulio, no. Ed è una fottutissima differenza che fa serata.
Il cielo continua a ostinarsi su questa pioggia ghiacciata, che è persino odiosa per chi deve guidare. Lei scende senza neanche dire un ciao. Ed entra in casa.
Giulio sgomma via, incazzato, deluso, rabbioso, quasi con le lacrime, ma non abbastanza da non accorgersi che nel retrovisore spunto il profilo di una macchina che va in direzione opposta. Una Y a fari spenti. Anche Giulio spegne i suoi.
Ora: a fari spenti guidavano Battisti e Nuvolari, e sono morti entrambi giovani.
Probabilmente la Valentina Pozzato deve aver pensato questa stessa cosa perché li accende e prosegue per il vialone della magione di casa sua. Giulio li tiene spenti, e fa inversione.
Ma fanculo, va. Portami a casa... portami a casa il cazzo. Ora te ne esci e dove vai? Tanto Giulio ti segue.
Ti segue fino a che la Punto ce la fa, perché alla fine del vialone si spegne.
E qui Giulio bestemmia. Si può essere d'accordo o meno, ma è meglio lasciare che Dio e Giulio e se la vedano e si chiariscano tra di loro.
Dopo un minuto la Punto riparte, ma ciao ciao pedinamento.
Allora Giulio si ricorda di Gritty e BREERAA!! che sono due che nel momento del bisogno ci sono sempre.
E infatti ci sono. E allora riesce un po' a passare un finale di serata decente, un inizio di anno accettabile, nella speranza che qualcosa cambi. E' pieno di bambini e bimbe, quel posto, di sfigati e gente assurda, e poi c'è pure un buttafuori che ti fa delle storie per un cazzo di birra che era rimasta dalla cena. Neanche una cazzo di birra! Che poi a Giulio neanche gliene fregava un cazzo di guardarsi quei fuochi. L'incendio del mausoleo, li. Ma che si dessero fuoco tutti quello che ci vivono lo sotto.
E a un certo punto passano "Big Mouth Strikes Again" degli Smiths, e vuol proprio dire che è l'ora di andare a casa a piangere. Infatti la pista si svuota. Anche Gritty e BREERAA!! capiscono che si è già fatta serata.
E nel mentre Dio ha deciso che era il momento di far partire la neve.
Giulio si ritrova così a fare testacoda in giro per i parcheggi. Fino a che la Punto si spegne di nuovo.
Giulio. La punto. La neve. Il sapore dell'alcol in bocca. Le lacrime lungo la faccia. I fari accesi. Le razzate per terra. Il freddo. Gli Smiths. Il sonno. Buon anno, Giulio.


Beh a me tutto sto racconto non fa ridere per un cazzo. Se c'è una regia in tutto questo, boh, vorrei parlargli e dirgliene 4. Perché tutto questo dare e togliere, a noi di RadioScoziaLibera, non ci piace di certo. Non ne capiamo il senso.
A noi questa storia di Giulio non ci piace.
BREERAA!! metti su una merda migliore di questa.


Bloc Party - Like Eating Glass

e andiamo avanti fino a piangere con tutta la discografia.

giovedì 31 luglio 2008

Amichevole pre interrail (ma tu lo sapevi che luglio ha 31 giorni?)

Non è la prima volta, non sarà l’ultima.
Sullo sfondo una festa universitaria… il 30 luglio? Mi sento come l’uomo sulla finestra di fronte. Sulla finestra? Ma sul davanzale, proprio?
La domanda è: sono io che sono troppo ambizioso, o sono gli altri che si accontentano di troppo poco? No perché, così a me non mi torna. Dico… ma come si fa?
Ho passato un piccolo pezzo di pomeriggio di fronte a 4-5 tubetti di gel diversi. A cercare di capire quale costasse di più o di meno, in quale ve ne fosse di più o di meno. Va detto che al bennet non sanno mettere i cartellini dei prezzi. Va detto che alla garnier, alla l’oreal, e alla taft, non sanno dare i nomi ai prodotti, e a fare dei packaging decenti che descrivano le caratteristiche.
E allora ci sono solo io, che mi metto a fare riflessioni sociologiche di marketing di fronte a uno scaffale.
Del tipo: probabilmente il comportamento della clientela di questi prodotti ricorda molto l’elettorato. Esiste quindi una fascia affezionata a un certo prodotto e a una certa marca. Si può solo far leva sugli indecisi, o lanciare un nuovo prodotto "rivoluzionario". Forse molte persone amano cambiare spesso il proprio gel e i propri capelli.
Io volevo solo del gel che tenesse, che non incollasse, e che avesse un buon rapporto-qualità prezzo. Forse chiedo troppo. Dovevo comprare la scatolina più bella, e basta. Si, allora è vero, ho troppe ambizioni.
Sono io che non sono capace, allora. Devo andare a fanculo, allora. Si. Sono io che sono uno sfigato. Si.
Perché non è possibile… che io non ci riesca. A circondarmi delle persone giuste. E in verità, in verità vi dico, è quello il segreto del successo. Non potrai mai seguire tutto di persona… dovrai sempre delegare qualcosa a qualcuno. E il segreto è scegliere le persone giuste.
E io non sono capace.
E allora niente…
C’è gente che si diverte qui ai piani alti, qui giù da basso un po’ meno, e abbiamo sempre paura di una paletta di troppo. Mannaggia.
Come fanno gli altri? Io non ci riesco.
Stavo pensando alla mia ragazza ideale… che non esiste. La mia ragazza ideale è quella che prende la mia ragazza ideale e la manda a fanculo senza aprire bocca, la mia ragazza è quella che mi mette a sedere come se fossi Gigi Buffon, senza che lei sia per forza Alena Seredova. Quella che riesce a intendersi con me, a essere sulla stessa lunghezza d’onda, che riesca a capirmi, che riesca a essere in sintonia, che riesca a guardare nella mia stessa direzione senza che stia guardando un culo e senza che lei sia Orsi (questa la capiamo solo io e Orsi, ma lui non è la mia ragazza ideale).
La mia ragazza è tutto questo e il contrario di questo.
La mia ragazza ideale ha i capelli lisci, perché di capelli del cazzo che non si pettinano ne ho già da basta dei miei.
La mia ragazza ideale ha almeno 18 anni, perché così vuole la legge, e ha le sue ragioni.
La mia ragazza ideale ha già la patente, perché ne ho già sentite da basta di persone che fanno le guide.
Stesso discorso vale per la maturità: la mia ragazza ideale ha finito le superiori.
La mia ragazza ideale ha la pelle bianca, ma mica perché sono razzista ("io? behn ma se stavo con una negra!") ma perché se me la devo immaginare me la immagino così.
Ma poi, alla fine, la mia ragazza ideale è quella che non è così.
…beh, si, e poi cosa vuoi, che ascolti pure i Bloc Party e gli Ok Go?
…no ti prego dimmi che non gli ascolta, ti prego dimmi di no, di prego di no, perché… perché è troppo, e basta…
Che poi, tornando a prima, potrebbero regalarmelo un cazzo di gel. Sorveglio tutti i cazzi di giorni 280 marchi diversi. Vuoi che non ce ne sia uno che faccia gel? No, c’è sicuro, so anche qual’è. Fa anche altri prodotti di bellezza che usate voi. E non me lo regalano?
No. Clienti spilorci? Anche… la verità è che i nostri clienti magari fanno dei regali, ma i regali si fermano nella sede del veneto… dove ci sono quelli che sanno fare i commerciali e trattare con i clienti… eh già… noi siamo solo degli impiegati di merda… e il gel ce lo dobbiamo comprare da soli.
Stessa cosa per il vino dei nostri clienti, per l’abbigliamento, e tante altre cose. Marx era un comunista di merda e aveva molti torti, ma certe cose le diceva giuste… non ha senso che uno lavori per qualcosa che poi non può neanche comprarsi. Vabbè, l’operaio della Lamborghini è un conto. Però, non ha nemmeno senso che io protegga un marchio, e poi me lo debba pure comprare. Senza neanche un cazzo di sconto.
E non mi piace lamentarmi del mio lavoro, nemmeno. Ho tanto lavoro impiegatizio da sbrigare, di quello brigoso e ripertitivo, di quei file da fare uno uguale all’altro… ma non mi piace lamentarmi, me lo sto scegliendo io. Posso licenziarmi quando voglio. Certo, non ho più un padre alle spalle che mi mantiene. Ma potrei trovarmi mille altri lavori. Se credo in me.
In che cosa credo? In poche cose, ormai, e ogni tanto anche in me.
Niente. Lo so. Quando ero ancora a meno otto esami dalla laurea, che sembra ieri, e sembra una vita fa, pensavo che l’interrail, il mio sogno post-laurea, dovesse passare anche da Stuart Mill. E dall’esame di Storia delle Istituzioni Politiche.
E piano piano è passato. Sembra passato in un attimo. E sai perché? Perché una volta che ti fai un anno e mezzo con la testa bassa sul maubrio, quando ti alzi e scopri che è finita dici "di già?". E lo sai perché? Perché ti sei dimenticato di tutto quello che hai sudato prima. Ma non è che non l’hai sudato, solo perché ora non lo ricordi più.
E ora il futuro passa da Valencia. Da Madrid. E da Cento. E da OpenOffice. Perché è da li che deve passare per forza. Perché è li che sto scrivendo. E da li uscirà il mio primo libro. Almeno, questa la volta, la tappa è molto più piacevole rispetto all’esame di Storia delle Istituzioni Politiche. Ma è da fare, e da vincere, e non è facile.
Perché… cos’ho da perdere? Cos’ho da perdere? Ho tutto, e niente, e quel tutto che ho non lo perderò certo per causa mia. Perchè chi mi ama mi segue. O al massimo mi aspetta. O forse, mi sta aspettando.
Classe 3°S, marzo 2001
Prof. Padovani: "… e allora, in quel momento, si sentirà il sentimento di una mancanza!"
Atti: "Prof, ma è il sentimento di una mancanza, o la mancanza di un sentimento?"
Prof. Padovani: "… allora… già mi giungono voci che io sia uguale a Marzullo… se poi mi fate queste domande…"
Però non avevo torto. Dopo 7 anni la domanda è la stessa. E’ il sentimento di una mancanza, o la mancanza di un sentimento?