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mercoledì 18 settembre 2013

541200000 €

541200000 €
...son tanti eh... ci vengono, a scelta:

2 Inter FC
5 Gareth Bale (calciatore)
13 Gonzalo Higuain (calciatore)
180 Sergio De Gregorio (senatore)
416 Ferrari FXX
903mila e rotti iPhone 5C
oltre 54milioni di biglietti per "Musica per Adwa"
492 milioni di caffè
imprecisate IMU
illimitati va**nculo


giovedì 5 aprile 2012

Dovrò anche comprare una moka

E ho pure un po' di freddo.
Non si capisce perché, anzi, si capisce benissimo, ma questa è la stanza più fredda della casa. C'è una enorme simil bow window, dal quale entra tutto il freddo di Londra. Tipo anche i 6 gradi di stamattina.
Solito cielo grigio londinese, ma dopo una settimana di quasi sole continuo è anche giusto così. Non è mica la California, qui.
Solo che c'è freddo, il termo è acceso ma è freddo, e non capisco se quell'acqua che ogni tanto entra è giusto per non farlo intasare di calcare. Spero la temperatura esterna migliori, non mi va di cagare subito la minchia al landlord per far alzare il termo quando, evidentemente, in tutte le altre stanze va bene così, compresa quella di sopra che è simile alla mia come estensione della finestra.
Io, e il mio tavolino basso, che è l'unico posto per mangiare visto che il cucinotto è nello stile "ti fai da mangiare poi vai nella tua stanza".
E io devo mangiare come un cristiano, cioè seduto. Seduto ma non troppo piegato, sennò con 'sto cazzo di tavolino basso c'ho un angolo tra la schiena e le gambe di tipo 70 gradi invece dei 90 canonici, e senti la cintura delle braghe che ti spinge nello stomaco con quell'effetto "sto vomitando e sto talmente male che nemmeno mi posso slacciare la cintura".
Sennò, di tavolino alto, c'è la cassettiera. Che però non ti permette di infilare le gambe sotto, perchè in fondo è una cassettiera, e o togli i cassetti e resta comunque l'intelaiatura, e poi dove li metti i cassetti? E allora ti rassegni e ti limiti ad usarla come scrivania, con il risultato opposto, ovvero scrivi da gobbo perché non hai da mettere le gambe sotto.
Mi verrà a breve il mal di schiena.
La stanza è bellissima e grandissima, certo, e andrà anche arredata un minimo in più: ma prima, un lavoro. Un lavoro per pagarla, un lavoro per arredarla.
E invece sono qui con a fianco questo tavolino con un piatto ancora sporco di risotto pseudoindiano scaldato al microonde con un riso pure insipido... (cazzo, che è pure difficile che un riso sia insipido, vuol proprio dire che era fatto di gomma) e la tazza vuota.
E dentro al piatto sporco, la busta del the, e cucchiaio e forchetta. Dovrò lavare tutto, ma prima dovrò comprare la roba per lavare. Che scena di degrado. E da questa bellissima finestra, sporca, e comprerò anche un similglassex, se serve, perchè non so se lo sporco sia fuori o tra i due vetri, vedo sto cielo grigissimo, e qualche passante, perché siamo ad Acton, e se passa qualcuno alla mattina sono solo mamme e pensionati.
Forse è davvero nel "dolore bohémien" che gli scrittori danno il loro meglio. Perché alla fine, sintetizzando grezzamente, se uno avesse "da scopare" (anche in senso metaforico) forse non perderebbe tempo a scrivere. O forse non avrebbe niente da scrivere.
O forse no, ma voglio andare a fondo a sta cosa, almeno capire "cosa c'è dall'altra parte".
Perché comunque quando sei troppo dentro al dolore bohémien forse non hai nemmeno il tempo o la voglia di metterti lì a scrivere.
E quanto costa scrivere? Quanto costa un mio romanzo? Nel senso di quanto mi costa? Quanto guadagnerò? E' un investimento che vale la pena?
Ma è giusto che uno rinunci a una cosa solo perché non ne vale la pena? E' giusto che l'arte o presunta tale venga fermata dai meccanismi del mercato?
E' giusto che il successo di uno scritto dipenda molto dal prezzo di copertina?
E poi non potrò andare avanti sempre così, a fare investimenti su presunti spostamenti che non tornano mai.
Quando devo caricarmi mi dico "che ho scritto una bomba", ma senza bisogno di cariche obiettivamente ho scritto un buon libro, e non so quanto possa valere un buon libro in una vita intera.
Ora che il tempo libero si ridurrà vistosamente, ora che mi vedrò costretto anche a smettere di seguire da lontano alcune realtà (ma non tutte), ora che dovrò fare le mie scelte ed essere pronto alle conseguenze.
Ora che sarò solo in maniera diversa, e se arriverà qualcuno, sarà una storia di bus, metro, treni e caffè. Caffè, caffè, caffè.
Dovrò anche comprare una moka.

In realtà io sto bene, nel complesso sono anche di buon umore, anche le mattine uggiose ce le hanno tutti soprattutto i meteoropatici come me con la pressione bassa. E' che avevo voglia di raccontare questa cosa qui. Mi dicono che in realtà si può anche scrivere di cose un po' soleggiate, e ci credo.
Penso anche di essere pronto per smettere. O per iniziare. ;)
E l'unico raggio di sole che sbuca ora, è nella mia testa. Per fortuna.

No, non è quella di casa mia, ma ci assomiglia.


mercoledì 25 gennaio 2012

andavo in Croazia

Lo sapevo già: più complicato del prenotare un traghetto via internet, poteva essere solo il prenderlo.
Insomma: dopo 75 minuti spesi per la prenotazione, sapevo che quel viaggio non sarebbe stato così semplice.
Ma ancora, non immaginavo come.

A dir la verità il viaggio comincia da casa mia, ma posso tralasciare il passaggio di mio padre fino alla stazione di Bologna Centrale. E in fondo anche il viaggio nel regionale veloce fino ad Ancona, è trascurabile.
(In realtà davanti avevo una sorta di studentessa fuorisede, con tanto di libri in mano, e avevo tanto voglia di farmela in un bagno, ma va beh era solo una fantasia. I bagni son sempre fuoriservizio, non sarebbe stato possibile)
Uscito dalla stazione di Ancona, cominciano i primi problemi. Innanzitutto: che merda la zona vicino alle stazioni. In generale. In Italia. A parte qualche eccezioni, le zone di città vicino alle stazioni fanno veramente cagare. E pullulano di malavita, facce losche, persone invornite (o imbornite? per me è tipo supercazzola/supercazzora, sono accettate entrambe le definizioni) e scene pacchiane delle "coppiette turistiche".
Per non parlare dell'architettura che spesso circonda queste zone.
Ma non mi interessa: io me ne vorrei andare al più presto, al porto. E qui sbucano un paio di cartelli, malposti e mal indicati, che parlano genericamente e senza distinzioni di "bus biglietteria zona porto" invertendo anche l'ordine della parole.
Dove portano? Al bus? Alla biglietteria? Alla biglietteria del bus? Alla zona porto? Nel mentre faccio un bancomat, giusto perché avere in tasca del contante mi pare sempre una buona idea. Guardandomi le spalle.
Insomma, individuo l'autobus che mi pare giusto e salgo. "Va al porto?" La risposta è una roba in marchigiano che non si capisce ma pare un si.
C'è anche da fare un biglietto, con una macchinetta. Il biglietto costa 1.40, io ho due euro, e la macchinetta non da resto. Amen.
A un certo punto l'autobus parte. Da un lato sono contento perché non avrei mai saputo fare quella strada a piedi, e perché passa per rotonde e zone poco confacenti ad un pedone, dove sarei rimasto tutto solo e al buio, in balia della malavita marchigiana. Dall'altro... si mi sta ancora sui coglioni i 60 centesimi buttati.
E in appena un minuto arriviamo al porto. O perlomeno, vicino al porto.
Il porto di Ancona è come il circuito cittadino del porto di Valencia disegnato da un architetto ubriaco di Genova. E l'autista al volante della navetta mi ricorda molto Vitantonio Liuzzi sotto l'effetto dell'Amaretto di Saronno.
Arrivo alla biglietteria, dove devo scambiare la mia email e ritirare il mio biglietto. La biglietteria è vuota e loschissima.
Davanti a me ci sono tre persone. Due sono slavi. Sti slavi sembrano sempre tutti criminali sul punto di sgozzarti... magari poi son persone onestissime. Ma l'impressione resta questa.
Il terzo invece è un italiano, sui 55 anni, che al limite ha la faccia da schiaffi da furbetto del quartierino. Decido di seguire questo. Mal che vada cosa mi può succedere? Che mi inculi 20mila euro dal conto corrente. Tanto non ce li ho neanche, 20 mila euro.
Insomma trovo un bagno, piscio, e all'uscita saliamo tutti in un free-bus che ci porta alla zona imbarco. Perché il porto di Ancona, è grande. Fa cagare ed è grande. Ancona è un po' una città di merda.
Nel bus c'è anche una comitiva di operai olandesi, o almeno paiono tali. Insomma, dopo aver rischiato di sbagliare le fermate (ma che fermate dovrà fare una navetta gratuita all'interno del porto di Ancona alle 8 di sera di dicembre?) si scende.
E c'è l'ufficetto della polizia per il controllo documenti.
Il controllo documenti è una cosa che tipo controlla che la mia carta d'identità sia rosa. A questo punto mi chiedo perché negli aeroporti ci mettano il triplo di tempo.
In ogni modo, potrei portarmi dietro anche una bomba nella valigia che andrebbe bene: non c'è alcun scan/metal detector.
Entro nella sala d'attesa e faccio fuori il primo panino. Non ho cenato. Ne ho altri 3. Devono durarmi fino al giorno dopo.
E' l'ora di imbarcarsi. Esco sul molo insieme ad un'altra decina di persone. Pienone, eh.
Mi rendo subito conto che l'educazione non è il forte degli slavi. E nemmeno il multilingua.
Insomma si entra dentro.
Il traghetto è una pensione a 2 stelle degli anni '60 (garage incluso). C'è anche l'ascensore nel quale riescono a infilarmi. Il tutto parlandomi in croato.
Scendo al piano, sbagliato, risalgo, e inizio a girare. Non ci sono le indicazioni, quando ci sono sono poco chiare, a volte in italiano, a volte in croato, a volte in inglese.
Arrivo nella sala delle poltrone. Una TV da 20" dove trasmettono "Bravo Bravissimo" su Canale 5, con tanto di Jerry Scotti. E una sfilza di sedili reclinabili vuoti. I sedili sembrano quelli di un aereo, sono vecchi come quelli di una corriera, e sono sporchi come quelli di un treno.
Ci sono resti di cartacce, e insetti. Uno vivo, e uno morto.
Arriva qualche persona, qualcuno anche con dei cani. Siamo in 4 gatti e 2 cani.
Un mega annuncio in tre lingue, e il traghetto parte.
Sembra di stare su un treno diesel in folle. E sarà così per altre 9 ore.
Dopo due minuti, dai finestrini non si vede più un cazzo. Mare nero mare nero mare nè... ora capisco dove ha preso l'ispirazione Mogol.
Nel mentre una bambina a Bravo Bravissimo canta "Caruso" davvero molto bene, e anche se in linea di massima io odio questi programmi di sfruttamenti dei minori, devo riconoscere che la bimba meriti.
Finisco di leggere "Nessuno lo saprà" di Enrico Brizzi, che ho preso in prestito da mio fratello tre anni fa mentre gli sgombravo la camera.
C'è anche un po' troppo fresco per i miei gusti. Mangio un altro panino. Mi appoggio la giacca sopra e dormo qualche ora. Sono ancora stanco dal viaggio di Londra.
Mi sveglio con una voce che parla insistemente. C'è luce. C'è terra. Sono arrivato nel porto di Zara. Cazzo, che palle, una volta che uno dorme.
Mi vesto, prendo zaino e valigia, scendo, passo l'ennesimo controllo dogana, e sono a Zara. In Croazia. E non so che cazzo fare. Vorrei fare colazione.
Cerco un bar, il primo che trovo c'è scritto che apre alle 7. Sono le 7:08, la porta è chiusa e c'è una donna delle pulizie che pulisce. Sembra l'ACLI Corporeno ai tempi di Atti.
Una stangona cavallona mi dice qualcosa in croato e mi fa il gesto di un caffè. Poi mi fa il gesto di seguirla. Poi capisce che forse non sono del tutto rincoglionito, sono semplicemente straniero, nonostante la mia faccia da rissaiolo slavo, e l'inglese lo parlo.
"Speak english?" Certo che si. "Eh, quel bar è chiuso, se mi segui ti faccio vedere un altro bar che è già aperto."
Premesso che quel bar avrebbe già dovuto essere aperto, non voglio fare il polentone del nord che va a polemizzare, anche perché io stesso sono sempre stato molto elastico sui miei orari... la seguo. La seguo a fatica perché lei è più alta che me e corre a passo spedito di una che è in ritardo per andare al lavoro. Io invece non sono in ritardo per nessuna parte, solamente mi devo portare dietro una valigia che tra macbook e vestiti per 10 giorni pesa almeno una dozzina di chili.
Mi porta questo barrettino, con tanto di veranda esterna. Sono le 7 di mattina, c'è un certo fresco, e c'è qualcuno che è seduto fuori, incurante di tutto.
Entro e sento una canzone croata. E mi immagino Taddo e Sorio mentre piegati in avanti come se stessero sgabberando ballano questi balli slavi, tutti contenti e convinti, ballando in cerchio. Un po' come se fossero personaggi dei Looney Toones. Tutti dentro la mia testa. Alle 7 di mattina. Loro lo farebbero anche alle 7 di mattina.
Il mio corpo invece è statico in maniera incredibile. Infatti è la mia testa è formulare il primo pensiero.
"Accettate gli euro?"
Sono in Croazia, e non ho ancora Kune, la moneta locale.
"Si, solo se hai dei piccoli tagli."
"...venti euro?"
Non ci sarebbe bisogno di risposta, mi faccio indicare un bancomat, che si trova ad appena 50 metri, e mi rifornisco di Kune.
Torno dentro: bombolone alla marmellata e caffè espresso. Adesso si comincia a ragionare.
La prima canzone italiana che sento è "Ciao Mamma" di Jovanotti. A Londra, la prima canzone italiana che ho sentito è stata "Tiger" degli Amari, in un sushi bar di Queensway. Qui siamo in un bar del cazzo di Zara, non è che possa pretendere più di tanto.
Mentre con la moleskine aperto subisco l'effetto della caffeina e prendo appunti, mi rendo conto di aver fatto la pirlata e non essermi segnato i dati dei taxi economici. che mi dovranno portare all'hotel. E mi rendo conto che in effetti è la prima imprecisione notevole del viaggio.
Devo dire che comunque, aver prepararato il viaggio in 28 ore, con tanto di tempo extra per visite, mangiare, dormire, lavare, ed altro, essere arrivato qui con il collo intatto mi rende un figo.
E poi alla radio passa "All I have to do is dream" degli Everly Brothers, e il mio pensiero va a Waco Guzman, che ubriaco di refosco e sambuca mi invita a ballare con lui nella sua stanza parigino-londinese, sulle note del vinile degli Everly Brothers.
Vado in bagno: ovviamente non c'è una serratura, ma ho visto bagno molto peggiori a Londra. Il bagno funge anche da magazzino delle birre. Ovviamente, delle birre vuote. Ci sono tre-quattro pile altezza uomo di cassette in plastica con sparse bottiglie in vetro vuote, tra cui la Karlovacko che diverrà il simbolo dei 10 giorni successivi.
Ma io, ancora, non potevo saperlo. E dopo aver pagato con una banconota di grosso taglio (è inutile mi guardiate male, il bancomat mi ha dato queste) uscivo, pronto per Zara, che li si chiama Zadar, e per tutta la Croazia.
Una cosa che non racconterò qui. Perlomeno non ora.

Comunque poi sono anche tornato. E anche il tornare meriterebbe una storia, magari. Magari no, basterebbe twittassi "TRENITALIA MERDA".

mercoledì 23 febbraio 2011

A me quella storia dei cucchiaini di zucchero di Kate Nash mi è piaciuta un sacco, davvero

I'd like to get up late and see your text of 3 hrs before.
I'd like to have a date with you and arrive 20 minutes late telling a lie about the DLR.
I'd like to eat with you a normal pasta, that you'll enjoy 'cause you are not italian and I'm enjoy just 'cause I'm hungry. (and maybe inside of you, you are thinking that it's not so special, and I would agree, but you won't tell me just 'cause I made it).
I'd like to walk with you in all the parks of London, even the more awful and sad in a unknown zone just 'cause we saw it on gmaps.
I'd like to stay with you till the moment we won't have anything to say, and we'll not feel embarassed for this... or till the moment we really feel awkward, who knows.
I'd like you could take enough coffee and tea with me till the moment you know when I say 2 spoon of sugar I mean 3, like Kate Nash's song.
I'd like you could walk with me on the Millennium Bridge.
And on the top of Primrose Hill, just to say "Nothing special at all".
I'd like you'll be the first I call when I'll be in the hospital with a broken nose.
I'd like you could see how good am I driving my car. Getting scared everytime I try to be a pilot.
I'd like to listen to your music, understanding just a few words.
I'd like to learn "la tua lingua" (nothing naughty) and that you could learn "el mi idioma".
I'd like to hear from you just a few words, nothing special, but just the ones that could turn me to you saying "Really?" with a 32 teeth and 64 GB smile.
I'd like to let you know about my family, my dog, my house, my city (my town?), and most of all, me and everything that made me. (even the smell of fried fish that my father usually do on sunday that I keep in my jacket till monday evening).
I'd like to be able to write in a better english, you see.
But I'd like to see your smile.
And I'd like to see you, now, in a year, in three, or just when could happen.

And see what we could be. In the real life...

- Giulio -

...ma non era
morto?

martedì 7 luglio 2009

Cokers outside the hospital doors

31/08/201X
Sai? E' quel senso di impotenza, a rendermi, per la prima volta, nervoso. Agitato. Proprio l'unica volta che non devo e non posso fare nulla.
E' tutto così strano. E' il momento più importante della mia vita, o perlomeno, la sensazione è questa.
Proprio mio figlio, poteva esserci solo di mezzo mio figlio, perché succedesse questo.
Io (Giulio?) che me ne sono sempre fregato di tutto e di tutti, che me ne sono sbattuto passivamente di tutta la mia vita, ora sono qui, a snervarmi. Per qualcosa in cui non posso fare nulla.
Volevo essere con te in sala parto, a stringerti la mano forte. E magari a prenderti per culo... "amore, è il momento più bello della tua vita..."
"Giulio... VAI A CAGARE!"
Però volevo essere li.
No, non si può, in sala parto qui non fanno più entrare. Pazienza.
Forse, tra il caldo, la bassa pressione, la tensione, e il sangue, sarei anche svenuto. Non ti sarei stato certo di aiuto, allora.
Forse è meglio così.
Non volevi partorire in agosto. Nemmeno in settembre. Figuriamoci il 31 agosto, che è pure a metà. Volevi partore in aprile. In primavera... eh ma si sa come vanno queste cose. Mica si può programmare tutto. C'abbiamo provato, no? Ma il colpo buono è venuto solo in inverno... e aggiungi 9 mesi...
Ed eccoci qua.
C'è umido, c'è caldo, non si respira, eppure sono solo le 9 di mattina. Sarebbe un buon momento per una paglia, se fumassi. O per una birra. Nonostante il caffè, e la colazione, e il fatto che sia sveglio dalle 4.30.
Ma ti farei schifo se entrassi in sala parto con l'alito che sa di birra. Poi me lo ricorderesti per tutta la vita. "Mentre io ero li che facevo nascere nostro figlio lui era a bere... AH!" e allora niente birra. Poi alle 9 di mattina. Che figura.
Allora Coca-Cola. Con la caffeina. Per stare un po' più sveglio. Fuori dall'ospedale. A scrutare questo cielo che non promette nulla di buono.
Cokers outside the hospital doors.
Yes.
Mi viene su un ruttino. Spero di non farlo in sala parto. Quando mi faranno entrare. Per vedere mio figlio. E la sua splendida mamma.
L'umido, il caldo, il malditesta, l'ansia, il sudore, l'agitazione, la polo che mi si attacca alla pelle, il sole che picchia sulla fronte. E la mia famiglia che nasce.
Non credevo che la Coca-Cola potesse avere un sapore così buono. Non credevo che potessi essere ancora qui con te dopo tanti anni. Non credevo a tutto questo.
Ho messo la macchina dove non dovevo - mi faranno una multa.
Ora devo rientrare, mi sa che sono padre.
Grazie.

dedicato a te

martedì 17 febbraio 2009

il sorrisino indie

Il sole, le giornate che si allungano, la misura delle gomme, la piccola chimica, l'Etiopia lontana, i caffè e i the, gli aperitivi, le email, l'insonnia, le medicine, le serate, gli amici, Round Here, la capitale, 15 kg, il 20, aprile, i bloc party, il sorrisino indie, e tutto questo è solo una piccola e incomprensibile parte di ciò che noi da RadioScoziaLibera osserviamo.
Ora inizio il nostro silenzio stampa: offesi, indignati e delusi, ci stringiamo intorno al nostro amico Giulio, e gli facciamo tanto coraggio. Che anche lui ce ne ha da basta per i cazzi suoi, di paura, e di tutto il resto.
Vi potremmo passare un altro bel pezzo odioso e fastidioso come "Eppure mi hai cambiato la vita" di Fabrizio Moro, ma no, noi, stasera, vi mettiamo su questa... e sono solo cazzi vostri.

LIGABUE - La porta dei sogni
E mi attacco alle stelle che altrimenti si cade
e poi alzo il volume di questo silenzio
che fa stare bene
e mi sa che sei quella che fa luce pian piano
chissà come ci vedi e chissà come ridi
di quello che siamo
e mi attacco alla buccia di questa notte
e salto, salto ma rimango giù...
la porta dei sogni,
la porta dei sogni,
la porta dei sogni chiudila tu.
E mi attacco alle stelle tiro un po' a indovinare
mi predico un presente in cui non c' niente
se non respirare
e se proprio sei quella fatti almeno guardare
non sai quanto ci manchi non tornano i conti
a doverti trovare
e mi attacco alla luce di questa notte
e salto, salto ma rimango giù
la porta dei sogni,
la porta dei sogni,
la porta dei sogni chiudila tu.


RadioScoziaLibera: oh, si... abbiamo il microfono dalla parte giusta. E per un po', ci limiteremo a sorriderci davanti. Il nostro miglior sorrisino indie rock.

domenica 15 febbraio 2009

Giulio "write it down"

dal diario di Giulio
Ciao, mi chiamo Giulio, lo sapevi già, ora ti ho detto che sono io.
Mi hanno detto: scrivi. They told me: write it down (suona meglio).
Di solito me le scrivono gli altri le cose, non so chi, forse il regista che scrive la mia vita. Chi? Dio? No, credo sia Ken Loach, ma non gliel'ho mai chiesto.
Scrivi. Cosicché la gente ne possa godere.
Cosicché la gente si possa svegliare, prendere il caffè, andare al lavoro, e aprire il Blogorroico. E dire "oh, vediamo se c'è qualcosa di nuovo".
Così. Una piacevole lettura di 5 minuti. Così. Magari fa riflettere. Magari fa pensare. Magari dite "oh ma come scrive bene". Poi chiudete la pagina, e aprite la Gazzetta. Il Corriere. L'Ansa. E poi iniziate a lavorare.
O aprite il libro di elettrotermica anatolica e studiate per il parziale da 7 crediti.
Vi bevete un bicchierino distillato del mio dolore. Ogni mattina. O pomeriggio. O sera. Correggete il vostro caffè con il mio dolore. Vi prendete una piccola dose del mio dolore, la assaporate, e ve la prendete pure gratis. Cazzo.
Beh certo, potrei mettervela a pagamento, e non escludo che qualcuno stia già pensando a un libro su di me (illusi), ma continuo a darvela gratis. Perché? Perché mi hanno detto: scrivi. Mi hanno detto: write it down.
Vomita sulla carta. Vomita sulla tua tastiera. Tanto sono Giulio, e ho un PC. Si ho un fottutissimo PI-CI portatile scassato. Da formattare. Ma chi ha tempo? Chi ha voglia?
Io no: non posso. Io devo scrivere. Al massimo, vomitare sulla tastiera. Parole.
E cosa devo scrivere? Di cosa devo scrivere? Voglio proprio vedere se tornerete a dirmelo, domani.
Mi chiamo Giulio e sono uno smidollato. Che parola di merda - smidollato - fa tanto cartone animato primi anni '90. Sono uno smidollato perché vedo tutta la vita e me la lascio scorrere addosso senza reagire per un cazzo. Mi faccio doccie di sofferenze e di acquaragie. E tutto mi scorre addosso come acqua. A volte magari brucia - l'acquaragia - ma non mi lamento. Sbuffo solo un po'. Sospiro solo un po'.
Sono una sorta di Henry Miller post-moderno, sono una sorta di Massimo Coppola infelice. Non vivo, vivacchio, galleggio, in tutta la vostra merda.
Oh perché sia chiaro, io sarò uno smidollato, ma voi siete delle merde. Non tutti, ma molti.
Tanto per offendervi a gratis tutti e indistamente. Sento che il vostro caffè inizia ad andarvi un po' di traverso. Meglio di traverso in gola che dritto in culo, diceva Ken Loach. Nel sonno. E' per questo che nessuno gliel'ha mai sentito dire. Ho dormito con Ken Loach? No, è Ken Loach che dorme nella mia testa, ha affittato un trilocale. Così fa meno strada alla mattina per venire a dirigermi.
Nessuno mi aveva mai fatto tutto questo. Nessuno aveva mai fatto tutto questo. Beh, semplicemente, forse altre persone avevano fatto altre cose, e semplicemente erano diverse ma forse erano altrettanto belle. O forse, migliori.
Ma niente era mai riuscito a spegnermi, signori... ma come, non eri già spento, direte voi?
Spento no, forse solamente in stand-by.
O forse non ero io. O forse non sono io, ora. Chi è Giulio?
Voglio dire - attenzione perché non mi capirete - l'unica paura che sento è veramente, è quella di non riuscire più a sentire niente. Jovanotti ha anche dei bei testi, a volte.
Ma fin qua, voi direte, e non avete torto, dove sta la novità Giulio? L'hai detto tu stesso che ti sei fatto passare addosso di tutto senza reagire mai...
...è che io, Giulio, ho pianto.
E non è tanto per due lacrime in croce, è perché chi piange soffre, e non è un soffrire in silenzio, è un soffrire che viene fuori. Un soffrire che si lamenta più di te. Insomma... una ribellione.
E allora - allora - allora non ci sto più. Certo, non so come fare, a riaccendermi, dopo tutto questo spegnermi.
Ve l'avevo detto, no, da qualche parte... ve l'avevano scritto, che Giulio soffre di depressione. Che Giulio aveva scelto di conviverci.
Sai, se può servire come speranza, forse ora questa è una partita che non si pareggia. Non vorrei giocarla, ma non voglio perderla. Posso solo vincerla.
Mi chiamo Giulio, il caffè di oggi è meno buono del solito, vero? Ma io devo scrivere, non è colpa mia.
Forse uscirò da tutte le dipendenze. O loro uccideranno me. Una delle due. A sto giro, è una sfida finale.
Mi chiamo Giulio, è questa è la più grossa di tutte.
Oggi il caffè faceva cagare, vero? Su, tornate a studiare, il prof di elettrotermica anatolica potrebbe chiedere la parte sulla compensazione tecnopilifera e voi potreste non saperla.

giovedì 23 ottobre 2008

Forse cercavo...

Oggi ero in ufficio, come (quasi) tutti i giorni. Oggi è venuto (sono venuti) due tizi per mettere a posto gli scuri delle finestre. L'altro giorno ne è saltato giù uno nel bel mezzo di via malagodi, di grazia che sotto non c'erano nè macchine nè persone... è caduto esattamente sulle striscie pedonali.
Comunque, mentre passava questo tizio, ho avuto un flash.
Sono loro.
Quelli che vengono nel nostro ufficio. Sono tanti, molteplici, disparati e diversi. Sono neodiplomati, trentenni, quarantenni, sessantenni. Belli, brutti, fighi, sfigati, vecchi. Sono quelli che ti riparano la macchina del caffè, che ti portano gli scatoloni con le penne, che ti portano i boccioni dell'acqua, che ti riparano la centralina dell'Enel. Ma soprattutto, sono quelli che ti guardano.
Che ti guardano, e pensano che sei un culattone raccomandato paraculato fancazzista, che passi la tua giornata attaccato a internet, che non sai fare un cazzo, che prendi un casino di soldi per fare niente. Mentre loro, che si fanno il culo da mattina a sera, sanno fare qualcosa di pratico e concreto che sia più reale di registrare e tutelare la "proprietà intellettuale", prendono meno soldi di te, nonostante abbiano più esperienza, e un titolo di studio in meno.

Beh, hanno ragione. In linea di massima, ma hanno ragione.
Non prendo molto più di loro, anzi, prendo meno di qualcuno di loro. Non cazzeggio dalla mattina alla sera, e ogni mio momento di "bassa produttività" dovrà essere prima o poi compensato da un momento di "alta produttività". Però mi sento inferiore a loro, a loro che fanno qualcosa, che sanno fare veramente qualcosa, che fanno un lavoro che non gli piace facendosi veramente il culo per pochi soldi e per mantenere una famiglia.

Ecco, io li stimo. E mi sento inferiore a loro. Io, la mia laurea del cazzo, e la mia seggiolina in plastica rossa, davanti al mio schermo piatto da 17", con la pagina di google aperta. Come se google si usasse solo per cazzeggiare.
Magari.

E poi oggi ho avuto la mia solita giornata da metereopat... meterop... meteor...

Forse cercavi: meteoropatico

la mia solita giornata da meteoropatico, con tanto di depressione e svogliatezza, e in più la sensazione di disagio e di essere fuori posto. Ma non credo sarebbero bastate una doccia, un pasto sano e completo, e un adeguato abbigliamento, per sentirmi meglio.

Ho guardato fuori, questo cielo grigio, e tutto il resto, avevano già il sapore di un lungo inverno, che non ho la minima voglia di affrontare. Non si stava male in questi giorni, anche se odio i giorni che sembrano d'autunno con temperature da settembre, e viceversa.

Non ho voglia dell'inverno.


Forse cercavi: felicità

Eh, esatto. Cerchiamola.

La ricerca di - felicità - non ha prodotto risultati in nessun documento.

Suggerimenti:

  • Assicurarsi che tutte le parole siano state digitate correttamente. (tutte? tutte quelle del blog? ma se è pieno di errori ed orrori di ogni tipo...)
  • Provare con parole chiave diverse. (gioia gaiezza spensieratezza gaudiezza)
  • Provare con parole chiave più generiche. (figa cibo dormire tette culo soldi sesso droga)
  • Piantarla con le proprie pare leoparidane (Forse si scrive: leopardiane)
  • Uscire da Google, tornare al proprio database o file di Excel e proseguire il proprio lavoro
  • Uscire da Google, aprire una nuova finestra, e gettarsi sulla Peugeot 206 sottostante
  • Andare alla macchinetta del caffè e rinforzare la propria dipendenza dalla caffeina
  • Contattare il proprio fornitore
  • Calcolare i minuti medi giornalieri che impiegate per calcolare i minuti medi giornalieri che impiegate per tutte le vostre mansioni
  • Riavviare
  • Spegnere il computer, e andare a dormire


BLOGORROICO: no Google, mica cercavo la felicità.


P.S. so già dove si trova

martedì 16 settembre 2008

ma è uscito dal gruppo? o non ci è mai entrato?

Certo che quest'anno c'è proprio un proliferare di post sulla fine dell'estate e sull'inizio dell'inverno. Poteva mancare anche il mio? Si, poteva mancare, sarebbe quasi sicuramente mancato
se non che
(oh ma sai che è divertente scrivere come Enrico Brizzi in Jack Frusciante è uscito dal gruppo?)

(Una volta una persona mi ha detto che dovevo troppo leggere quel libro perché il protagonista mi assomigliava troppo. Una volta me l'ha detto anche un'altra persona. Una volta alla fine mi sono deciso a farmelo prestare e a leggerlo)
(Fa molto Jack Frusciante anche l'aneddoto tra parentesi)

se non che
arriva il solito temporale di fine estate, che finisce il caldo grosso (ma torneremo a metterci le mezze maniche, promesso), iniziano le vostre scuole, finisce la fiera, insomma tutte le cose indicate nei commenti a questo post di Diego.
E vi dirò, mentre a tutti voi dispiace... a me no.

(Certo non ho avuto l'estate dei miei sogni, ma almeno ho avuto un'estate, seppur corta, seppur con soli 10 giorni di ferie, ma l'ho avuta, a differenza dell'estate 2007 di solo studio e lavoro, e dell'estate 2006 di sola depressione)

E sono contento. Certo, questo freddo un po' da ottobre, ha i suoi lati problematici. Ad esempio la mia insonnia. (E' l'1.57 e non accenno a prendere sonno) (e domani la sveglia implacabile suonerà alle 8.00) (e certo potrei prendermi quando voglio una mattina di ferie, anche domani volendo, ma non voglio sprecarle) (ci sono certi viaggi che mi attendono) (bisogna vedere se prima o poi si stancano di attendermi) (ma è un altro discorso).

La mia insonnia si presenta tutti gli anni, verso ottobre-novembre. In genere predilige novembre, novembre mese del cazzo (anche se c'è il compleanno di Gotti, mi dispiace per lui!), per tutta una serie di motivi elencati in questo post già mesi addietro. Ora c'è un freddo un po' fuori stagione, e c'è una insonnia un po' in anticipo.

Ho comprato all'Ikea per 5 euro e rotti un vassoio per fare colazione a letto.

- di ma ho la faccia di uno che fa colazione a letto? -
(figurati, per guadagnare 5 minuti sulla mia giornata ogni mattina mi infilo una pastina in tasca e faccio colazione alle 9.30 mentre sto lavorando) (si, la mano sinistra con la pastina e la destra sul mouse) (e quando suona il telefono qualche collega ha la grazia di prendere la telefonata al posto mio) (ma una volta ero da solo e ho ingoiato un morso) (ed era la Vodafone che voleva venderci una qualche tariffa) (fanculo voi e il vostro spam telefonico)

No, non faccio colazione a letto. Ci appoggio sopra il mac. E' pure della misura giusta. E scrivo. Stando a letto. Geniale, no? Oltretutto è in legno non lavorato, di quello che fa tanto artigianato sudtirolese, e ha la base in plastica pseudofòrmica (fòrmica, mìca formìca) (quindi fòrmica for-mìca) (chissà se avete capito il gioco di parole) comunque ha la base di colore bianco come il mac.
Fa tanto niuiorchino e indiroc, prima o poi dovrò fare un post per spiegarvi.

per spiegarvi cosa poi, cosa ve ne frega

Beh comunque sono già passate le due, non mi viene sonno, e non capisco se sia colpa del caffè che ho preso 10 ore fa, o se ho dei pensieri per la testa ma non me li ricordo. O forse hanno manomesso le Splugen di Radio Nebbia con caffeina.
Penso che le Splugen le ho comprate io.
Penso che se gli altri stanno messi uguali il principale indiziato sono io.
Penso che sia l'unico pirla.
A pensarlo.

(Non è che devo scrivere tutto come Brizzi in Jack Frusciante, io faccio un po' come cazzo mi pare)

(ma non è una figata avere un blog? pensa una volta, quando la gente non solo aveva internet ma aveva il duplex, eppure si trombava lo stesso)

E dire che sto diventando dipendente del caffè pomeridiano (alla mattina no faccio senza), e dire che non volevo diventarlo, e dire che oltre a essere una piccola spesa, si inizia con il caffè e si finisce con la cocaina. Eppure oggi sto effetto qua. Forse il caffè non c'entra niente, forse è solo novembre, ma siamo solo a settembre.

Certo che voi potete dormire sui banchi di scuola, e io non posso dormire al lavoro. Certo che posso permettermi di fare il mio lavoro come cacchio mi pare, e non è poco.

(va bene, preferiremmo tutti stare a letto domani, ma in fondo è il 16 settembre, e forse per voi non vuol dire niente, ma per me si)
(ed è bello vedere che dopo 7 anni gli Alpha Alpha esistono ancora)
(lascia perdere la storia del terzo album, Chinese Democracy quanti anni sono che deve uscire? e allora non rompere)

Certo, avrei bisogno di un cuscino migliore per la schiena
ma giuro
questo vassoio porta mac è spettacolare
dovrebbe venderlo direttamente la Apple
fa molto fighetto Apple uno che usa il mac dal letto
si ma i veri fighetti Apple mica sono come me con un pigiama prodotto nei primissimi anni 90 con l'elastico sfondato, un lenzuolo una copertina e un panarino uno sopra l'altro, e un cuscino in orizzontale a separarmi dalla testata in ferro del letto (e dalla testata mia contro il muro)
(ora ho girato il cuscino in verticale, va meglio)

certo che sembro comunque un malato
se guardo anche sola la mia camera c'è molto indiroc che va d'accordo con il mac, ma poco niuiorchino, e si sa che la Apple pensa in niuiorchino.

ma è uscito dal gruppo? o non ci è mai entrato?
non Jack Frusciante, dico. E nemmeno John Frusciante.
Forse una volta era dentro. Forse il gruppo non è mai esistito. Forse si è creato dopo e lui non è mai entrato. Forse era dentro, ed è uscito talmente lentamente ed in silenzio e non se n'è accorto nessuno.
ma no, non Alex D.
no, nemmeno Giulio
nemmeno io

no, non siamo la stessa persona io e Giulio

e cos'è poi quella storia dell'alter ego

ma ti pare che...?

no

si e no

comunque no

No, basta, non siamo la stessa persona, e prima di parlare di alter ego, dovremmo metterci d'accordo per capire di cosa stiamo parlando, perché un conto è Jacopo Ortis, che poi è morto suicidato, e un conto è.
(oh questo era proprio un Brizzismo, eh)

(comunque è un po' drammatico che mi sia ridotto a scrivere stronzate sul mac, un paio d'anni fa sarei sceso a guardare i telefilm anni '90 su Italia 1)
(oppure quelli di Micheal J. Fox, sempre su Italia 1)
(oppure Zanzibar - su Italia 1) (ah già ma rientrava nella categoria dei telefilm anni 90, anche se era una sitcom)
ah gli anni 90.

Ora provo di nuovo a dormire.
(credevo di aver scritto di più)

(ah, e comunque mi piace settembre. l'avevo già detto, è il mio mese preferito)

lunedì 8 settembre 2008

Non è un bel giorno, Gritty!

Beh, puoi anche dirlo. Se è perché non gli va di mettersi le scarpe eleganti, e preferisce i pantaloni corti e le magliettine. Se è perché ha amato rotolarsi su un modulo sporco. Forse voleva solo uno che pensasse al futuro in maniera diversa, ma non è mica questione di quando uno è nato. Siamo nati tutti negli anni '80, amore. Forse chi volevi era con lui. E allora non è mica questione di chi sei, di cosa fai, di come ti vesti... è proprio questione di cosa pensi.
Chissà come fai ad averlo capito. Chissà, è che proprio non l'hai capito. Non te lo sei neanche chiesto. Sei andata a caso. Perché certe cose si vedono dalla camicia e le scarpe, giusto. A parte che poi in inverno se pigli i giorni giusti ce le ha pure lui, quelle scarpe li.
Vabbè, ma tanto non sarebbe andata oltre.
...oltre i soliti due anni.
Ma cos'è, certe cose hanno la scadenza?

"Ma allora vi siete lasciati definitivamente o temporaneamente?"
"Ma che cazzo di domanda è?"
"Nel senso: è una cosa definitiva o temporenea?"
"Ma che cazzo ne so! Ci siamo lasciati e basta. Mica è un contratto, porcaputtana. Mica mi ha mandato in prestito al Bolton FC. Mica l'ho ceduta a titolo definitivo al Palermo. Ci siamo lasciati, fine. E' così difficile da capire?"


Gritti si allontana a mani vuote dal parcheggio. Però ha le chiavi in tasca. C'è un leggero senso di desolazione in tutto questo. Come se fosse tutto troppo piccolo, per contenere una realtà così grande.

La vita è esattamente come un film, e quello di Gritti dev'essere girato dallo stesso regista del film di Giulio, perché hanno entrambi lo stesso sapore di birra che hanno quelli di Ken Loach. A questo punto, forse il regista è proprio Ken Loach.
Di certo c'è che il finale non è quelli che uno vorrebbe, a volte. A volte i film più belli sono quelli degli altri. Gritti è solo come uno che va a lavorare da solo. Ed è bello, se il lavoro ti piace. Ma se è il giorno sbagliato, c'è poco da fare. Tutte le mattine sono buone per rimanere a letto, ma alcune più delle altre. Tipo quelle in cui hai dormito meno di 5 ore, ed è già pomeriggio, per precisione le 14, di un giorno nuvoloso.
Quelli in cui hai caldo, sudi, hai un cerchio alla testa, vorresti un caffè, anche se poi è peggio. Il malditesta. La caffeina. Il bagno. La faccia che sfiora le sigarette e lo sporco del tavolo del mixer. La luce che filtra nel buio. La puzza di sigarette e di casa chiusa.

Non è un bel giorno, non c'è niente di figosamente indie-rock-alternative in tutto questo. Non è sempre così figo stare male.

C'è un CD con sopra i MOP, ma chi sono?, poi c'è quello dei Blur, e lo metto da parte a portata di mano, poi il singolo dei Maccabees, oh, e poi i Perturbazione:

Perturbazione - Nel Mio Scrigno
si certe canzoni si passano due volte.

domenica 27 luglio 2008

Everybody (parola dell’anno 1987 e 1992)

Amo guardare verso ovest, e vedere il sole quando sorge.
Mi piace osservare il tramonto, a est.

"Se tutto questo cielo stesse in una cartolina vorrei spedirla a chi ho lasciato solo"


Adoro odorare l’odore di caramelle dentro i bicchieri pieni di birra.
Sono contento quando torno a casa e scopro che qualcuno ha messo su un bell’album dei Coldplay, tra i quasi 1200 brani che aveva a disposizione.
Gradisco il caffè amaro quando posso risparmiare un cucchiano e il metterci lo zucchero.

"Bere il caffè con la sambuca è come sterilizzare l’ago dell’iniezione letale"


So che quando uno ha sete la cosa migliore è l’acqua, ma anche un the alla pesca va bene, quando il rapporto quantità-prezzo non sconviene troppo.
Ho la certezza che per due cose non è mai troppo tardi: per una partita a minigolf, e per un buon tonno con i grissini.
Non disdegno fare il bagno in acqua, ma preferisco ancora di più farlo in ceramica, e farlo fare al mio muratore di fiducia.
Anche se al bagno di mezzanotte preferisco la doccia delle 19.
Anche se al bagno Tequila preferivo il bagno Marte.

Uno può essere in pedalò, in risciò, in biciclò, in bigul, ma se la sensazione è quella di avere di fianco uno stanco, uno con una pedalata quadrata, uno che va su del suo passo, uno che sta per scoppiare, e tutti questi hanno la tua faccia, allora puoi solo fare una cosa. Li devi guardare tutti e dire "e io mi alzo sui pedali".


"The dreams in which i’m dying are the best I’ve ever had"


C’è un solo modo per riparare a tutto questo: ballare in discoteca con gli occhiali da sole "I don’t feel like dancing" (come la balla Diego) .

"Certo… è come un gatto che si morde la coda…"
"Magari si mordesse la coda… è che morde i maroni. I miei…"

E poi siamo stati tre giorni ai Lidi, ma vabbé, non gliene fregherebbe niente a nessuno, se vi foste tagliati le vene per la lunga. E la gente va avanti a non saperlo e a sbagliare i suicidi.

BLOGORROICO: everybody, summertime love.