mercoledì 1 ottobre 2014
I gatti che amano la vita
in un paese di ciechi e di sordi - che speri
si rivelino
più cechi e più Sordi quello che credi,
o di quello che vedi
in città dormitorio dove nemmeno trovi da parcheggiare
eppure ci vivi - ci credi?
in quelle tre vie triangolari dove ogni sonno si sembra fermare.
Saranno i gatti che voglion morire
- ma no -
ma la tua vita si svolge su strade molto più lontane,
da dire, da fare
come neanche potessi sentire
il rumore del mare, o una farfalla volare
o semplicemente un treno merci partire.
Che esempi di merda, poi, mica viviamo nelle città Lego
eppure qui l'ego
che nemmeno lego
ci porterà altrove, su ali fatate, o semplicemente datate
a rincorrere eterne chimere
qui, 40 km dalla ciminiere
che luci della centrale elettrica non sono
e non saranno mai
ognuno a rincorrere i suoi guai,
oppure non ci incontreremo mai, ma saremo comunque pronti
anche a non essere amici di Vasco, né Rossi, né Brondi.
Ma le strade davvero qui vanno lontano,
molto oltre questa mano
in un sogno che passa per ogni distributore
nel giorno, nella notte, nell'amore
di chi, di cosa, di che, oh
è passato un cartello, guarda te
come si cambia in fretta provincia, regione, credo e religione
pur di trovare una sola ragione.
Che si vive per raccontare tutto a 40, 30, 20 persone
o anche forse solo una
che i momenti per cui vale la pena vivere non sono quelli in cui respiri
ma quelli che il fiato te lo tolgono
però devi respirare subito dopo, e te lo devi ricordare
sennò è un momento indimenticabile - si ma perché è un infarto
e allora su certe cose non ci dobbiamo scherzare.
Non si scherza sui morti, sui santi, sui fanti,
sugli alfieri e sui re, guai a chiedere perché, su questa scacchiera
e intanto si fa sera
sulle nostre case in affitto, sui sogni emiliani pagati con rate di mutui
e con cartellini quotidiani.
La mia sera giunge al termine, ma non
mai e poi mai
la mia voglia di credere che possiamo
e dobbiamo
arrivare a qualcosa di diverso
perché in fondo lo possiamo avere, un finale migliore
se non altro per trovare un cazzo di parcheggio più vicino a casa.
mercoledì 10 settembre 2014
Score or die tryin' (nell'anno dei mondiali spesso vincono i check-in online)
Ma non sarebbe stato quello il problema, ci sarebbero stati euro a sufficienza. Credo che alla fine mi avrebbe pesato tutto un sacco, così come l'umidità.
Sentire di aver orientato la vita in una direzione e trovarsi con niente in mano, per colpe nemmeno tue.
Sarei sceso dall'autobus con due valigie in mezzo alla polvere.
Però forse ne sarebbe valsa la pena.
Forse avrei concepito un figlio alle 14:58 (che è anche quell'orario un po' dopopranzo che raramente hai voglia di fare qualcosa, figurati fare un figlio) e penso che comunque sarebbe stata la cosa migliore.
Comunque.
Alla fine, figlio a parte, non sarebbe poi molto diversa da adesso. O anche figlio incluso.
O forse no.
Ma come si fa? Come avrei fatto?
E allora è meglio così, e dev'essere sempre meglio così perché non c'è mai un'alternativa a quello che abbiamo.
E' che mi sembra di aver sbagliato un altro rigore. Di averlo tirato fuori. Peraltro cosa rara, di solito me li paravano: che è anche peggio se uno ci pensa bene, ma non so, sembra quasi che sia stato bravo il portiere, per quanto tu lo possa tirare male. In fondo il più rigore è più difficile pararlo, di quanto sia più facile sbagliarlo.
E tra l'altro è una brutta partita lunga in cui forse non dovevo nemmeno giocare, ma magari qualcuno ha pensato "potessi fare la differenza". Differenza de che. Onorato del pensiero, per carità, ma purtroppo la realtà è questa.
A Gotti che legge piacciono sempre tanto i miei paragoni calcistici: anche a me, evidentemente, sennò non li utilizzerei. Meno mi piacciono le situazioni che a volte li generano: ma tant'è. Ce ne sono, di cose che non mi piacciono. Ora ce n'è una in più.
Oh, poi non è mica successo niente eh, come sempre. A volte le cose potrebbero anche andare un po' meglio, eh. A volte poi le cose vanno bene davvero.
Perché la vera tragedia è Gaza, gli aerei abbattuti per errore, Ustica, la gente morta nella Costa Concordia, le guerre in Africa, i clandestini che annegano. Queste sono le tragedie.
Questa è solo tristezza. Soltanto bellissima tristezza, poeticissima tristezza, come il male di vivere, i panorami terribili dell'Emilia, e poc'altro.
Ma non la tristezza che ho, o che non ho, è solo la tristezza delle cose, che non è mia, e nemmeno tua, è delle cose, appunto. E può anche essere bellissima.
E poi lo sappiamo. Gli anni dei Mondiali portano sempre risultati strani. Spesso vince la squadra dei check-in online.
Però noi stiamo rinforzando la squadra. E giocheremo fino alla fine. Abbiamo un pubblico che merita il massimo. E se il massimo è stata la permanenza in A, allora ci sarà perdonato lo scarso spettacolo che abbiamo offerto.
Ma la gente vuole il gol. O perlomeno, che la si emozioni provandoci.
lunedì 25 agosto 2014
Sul viaggiare da soli
1) Quello che sto per condividere è un estratto di un post più lungo, e non ha un direct link (anche se poi vi consiglio la lettura di tutto il post)
2) Questo è il mio blog e come sapete ci faccio quello che mi pare.
Quindi ecco una bellissima riflessione di Andrea Girolami, autore e giornalista di Wired (tra le altre cose, creatore di "Pronti al Peggio") ... sul viaggiare da soli.
domenica 29 gennaio 2012
Annulla - Riprova - Ignora - Tralascia - Perdi - Lascia - Ritrova
Non si cerca lavoro se non si è abbastanza sani per farlo. Non si fa un cazzo se non si è abbastanza sani per farlo, se è per questo, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare, finché non c'è qualcun altro a pensarci. E finché va così, non ci sarà mai un altro a pensarci. Mai.
Kate Nash. La polvere sulle cuffie che non funzionano più bene, e forse anche 5 anni fa non funzionavano più di tanto bene ma non ci facevo caso perché le attaccavo allo stereo invece che direttamente al macbook. E poco altro.
Discorsi di italiani che più che altro mi annoiano, persone in un supermercato che mi rendono comunista ancor prima di arrivare alla cassa. Incontri spiacevoli e/o sconvenienti in pochissimi scaffali. Non sono più fatto per tante cose, e il fatto di essere in un posto non implica più il fatto che tu l'abbia scelto.
Magari l'hai scelto prima, ma non ora.
Ma chi è causa del suo mal pianga sè stesso. E chi non è causa del suo male pianga e basta. Al limite, si ascolti Kate Nash.
Era ora che raccontassi qualcosa di più divertente... si, sarebbe ora che lo facessi. Davvero, però.
16 novembre 2010 - Prima di scrivere
"Quello che lasci, perdi." (I Serpenti - Se lascio perdo)
Il Millennium Bridge l'hanno inaugurato in ritardo rispetto al 1 gennaio 2000, ma nonostante questo resta una splendida passerella tra il TATE Modern e la cattedrale di St. Paul. O giù di li.
A sinistra mezza Londra, e a destra l'altra mezza, con lo skyline della city. Sotto di te il Tamigi. Sopra di te un cielo già buio alle 5 di pomeriggio, ma stranamente roseo. Rosa. Chissà che cazzo avrà da stare rosa.
Le luci, sono sempre le luci, le luci, quelle che prendono e rapiscono. Che comunque le Luci della Centrale Elettrica una canzone sui camerieri l'aveva già fatta... si chiamava "Fare i camerieri". Parlava di fare i camerieri in giro per il mondo, si, ma non a Londra.
Ma non è che sia diverso.
I turisti a Londra sono una razza strana. Di giorno attaccano senza pietà ogni forma di elemento turistico. E alla sera sono stanchi. Si rinchiudono nei loro alberghi. Cenano, si lavano, e poi scopano. Poi forse si lavano di nuovo.
Se sono giovani, invece, si rifugiano negli ostelli. A volte cenano, a volte si lavano, a volte vanno fuori a ballare, e a volte scopano. E se non trombi tu, scopa quello sopra di te nel letto a castello. In ogni modo, che sia tu a scopare o meno, non dormi tanto bene.
Ma in ogni modo, gli elementi turistici di massa alla sera non se li caga nessuno. Specialmente se è freddo. Il Big Ben, e tutti i suoi parenti, restano li. Chiusi. Soli. Solitari, anche.
Come se fossero un qualunque campanile di Renazzo, una qualunque chiesa di Penzale, o un qualunque Palazzo del Governatore di Cento, o statua del Guercino. Certo, passata la notte torneranno ad avere la loro gloria quotidiana.
Ma li - in quel momento notturno - chi se li caga?
Sono inerti ed inermi, come ognuno di noi nel sonno, come anche il premier Silvio Berlusconi, che quando dorme, è solamente uno che dorme.
Dormirà quelle 3-4 ore per notte, no? Ecco. Il quelle 3-4 ore è un vecchio che dorme. Che se la russa. Che se La Russa fosse li, forse in fondo sarebbe concorde con me.
Magari fa anche dei sogni, dei sogni banali, e infantili, perchè sono sogni, e quelli non li puoi controllare.
Qui sembra che Londra faccia cagare a tutti. Qui non c'è nessuno di normale.
"Perchè sei nuovo" mi dicono "vedrai che cambi idea. Adesso ti piace perché è nuova."
...se devo iniziare a cambiare idea, mi chiedo quando inizierò a cambiarla. Son qui da quasi tre mesi è da quasi tre mesi che me lo dicono. Ed è quasi tre mesi che non cambio idea.
Certo non nego il fatto che io stesso condivida buona parte dei motivi per cui non dovrebbe piacermi ma... mi piace. L'amore è irrazionale, forse. Boh. Non è certo un problema da aggiungere alla lista di cose da risolvere che già ho.
Più vado avanti più le cose si complicano. E più vado avanti, meno ho idea di come andranno avanti le cose a breve termine. Facciamo progressi, eh? Alla faccia dell'età, la maturità, il futuro.
La verità è anche che più vado avanti più faccio fatica a spiegare le cose. Alla fine credo e spero saranno talmente evidenti e ovvie che non dovrò più spiegare niente a nessuno.
E spero anche che le persone che rimarranno sapranno capire senza bisogno di chiedere. Riceveranno e basta.
Ripasso davanti a tutti questi posti - già visti in momenti diversi tra il 2000, il 2001 e il 2009 - e mi soffermo su quando li vidi l'anno scorso. Quasi 18 mesi fa. Un anno e mezzo.
Ho ripensato intensamente a questi 18 mesi e mi sono reso conto che se potessi prendere la De Lorean, e dispondendo di plutonio potessi raggiungere le 88 miglia orari e tornare indietro nel tempo e raccontarmeli tutti, sarei davvero sorpreso.
Ma mi verrebbe una gran voglia di viverli tutti.
Quindi, per estrapolazione, mi aspetto lo stesso dai prossimi 18 mesi. Per non parlare dei prossimi 36... nei prossimi 3 anni non ho la minima idea di cosa possa accadermi.
Ma non che di fatto abbia molte certezze in più anche solo nei prossimi 3 mesi. This is London. This is me. Cosa vuoi farci, mi dovrò adeguare.
Più viene freddo, più viene buio, più viene il cielo grigio, più la pioggia, più la nebbia e più l'umidità, più tutto questo mi piace. Non so perché, ma per fortuna è meglio così.
Ci sono giusto due o tre cose da sistemare. E in fondo non sono poche.
Si questo è uno di quegli interventi un po' banalotti e in fondo provincialissimi (nonostante sia scritto in una metropoli, ma forse il fatto è che sono provinciale io) che dice "oh quant'è figo stare a londra" il cui sottotitolo sottinteso è "si si ci rivediamo alla cassa del bennet tra qualche anno".
Ed è proprio così amici. Ci rivedremo alla cassa del Bennet.
Ma ancora non sapete come. (Nemmeno io ok, però un'idea, o se non altro una speranza, da qualche parte la conservo. Anche se non mi ricordo dove).
In fondo, non c'è nulla di nuovo. E' come se avessi già previsto tutto. Tutta la prima metà. Aspettiamo la seconda.
venerdì 23 dicembre 2011
rumori SW (rumori familiari)
Il rumore di una Fiat Punto prima serie un po' smarmittata.
Italia Uno alle 8 di sera.
Il rumore di una Formula1 alla TV o su youtube.
Il rumore di una macchina rally WRC (vera o finta che sia).
E poi c'è un'isola, un posto distante dal mondo ad appena pochi minuti dal mondo stesso. E ci sono i pescatori, ci sono i moli e i porticcioli, c'è la gente che passeggia annoiata (ma d'estate è pieno di figa, dicono) e ci sono tante luci la sera. C'è la genuinità, c'è l'odore del mare, che la gente che migra da un caffè all'altro come nei paesi di montagna (solo che li d'estate è pieno di figa, dicono). Ci sono le famiglie, con le nonne che sembrano le tue, e parlano come le tue. C'è una ragazza che è alta come te, forse più di te, con quel viso carino e una voce da transessuale (che comunque poi se ti stufi... esatto, li d'estate è pieno di figa. dicono.) Ci sono le macchine vecchie, guidate come si deve. Ci sono le case basse, i tramonti bassi, la terra bassa, e anche tu sei basso, e tutto il resto è alto ma chi cazzo se ne frega. Poi ci sono i mezzi pubblici e il metano, c'è una vita da prendere e spendere sopra, c'è tutto un qualcosa di bello e genuino, e c'è anche un sacco di figa (d'estate) (dicono).
Ma tutto questo con me non c'entra niente, so solo che le mie valigie non sono mai impolverate.
domenica 24 luglio 2011
tutto questo non esiste
Faceva molto figo ascoltare il primo album degli Stone Roses, poi ho pensato che il primo album è dell'89, e che io "mi sono scopato ragazze che nell'89 dovevano ancora nascere".
Anche pensare questo fa molto figo, ma subito dopo averlo pensato ho svoltato a destra, e mi sono reso conto che in realtà sono un grandissimo coglione.
Non solo perché dovevo svoltare a sinistra, e quindi ho dovuto fare inversione in un parcheggio, ma proprio perché in realtà sono un grandissimo coglione e basta, anche quando prendo la strada giusta.
Una sera mi sono ascoltato anche Beatles e U2, con album del 67 e dell'81, roba che è pure più vecchia di me.
Ma era molto più di un anno fa, non che non facesse testo, ma era quasi un periodo diverso. Anche senza quasi.
Voglio dire: in fondo non c'entra.
Ma in fondo faceva figo, per quei 21 km che forse non sono 21 poteva bastarmi, il sole, gli Stone Roses, quel pensiero che poi in fondo gli Oasis non ci somigliano poi molto, una curva a destra, e un'altra a sinistra, come se fossi in macchina con Kimi Raikkonen e Ken Block.
E poi, niente.
Sarebbe il preludio di un'incidente stradale, ma l'ho già evitato. Di un ottimo racconto, ma quello l'ho già scritto. Anche se poi non era ottimo forse, ma l'ho già scritto comunque.
Il preludio di una vita cambiata, ma l'ho già cambiata. Il preludio di... che cazzo ne so, il preludio di qualcosa, e invece è il preludio di niente, di solo un'altra curva a destra, e un'altra a sinistra, e chi cazzo l'ha disegnata sta strada, poteva almeno buttarci li un paio di cordoli, avrei guadagnato una ventina di secondi e all'intertempo sarei davanti a Sebastian Loeb. E tu Ken non ridere, che a parte sgomazzare in giro non sei capace di fare un cazzo.
E alza un po' sti Stone Roses, che non si sente niente.
Niente. Non si sente niente, il preludio di niente, un cordolo di niente, un che palle di palle di niente. Sinistra. Destra. Traccia numero 5.
No no, ma non aspettatevi che cambi qualcosa in questa storiella. Questa storiella del cazzo. Sennò non perderei tempo a raccontarla. Arriverei al sodo. E' che di sodo non c'è niente. Forse il mio culo sul sedile. Ma per star su un sedile, neanche ce n'è bisogno.
Finiscono le curve. La strada continua. E non succede niente.
Visto che non c'era nulla di figo in tutto quello che pensavo? Forse era meglio se non pensavo a niente, davvero a niente, che in fondo non è successo niente, e non succede (appunto) niente.
domenica 3 aprile 2011
pupum
"E' tornato" diceva sua nonna guardandolo dalla finestra. (Ma sua nonna non era morta?)
"Già" commentava sua madre.
"Non sta molto bene." aggiungeva. Chi? Sua madre o sua nonna? Ma non era morta?
...ma soprattutto, non era morto, Giulio?
Era una scena tristissima, uno che scalciava un pallone, di quelli duri che rimangono stragonfi a prescindere, neanche per passarsi veramente il tempo... ma solamente per manifestare un proprio disagio. E per sfogare due o tre pensieri.
Che cosa altro c'era da fare?
Pum. Pum. Pu-pum, pum.
"E ora cosa pensa di fare?"
"Non lo so."
"Gliel'hai chiesto?"
"Non me la sento."
"Non sta bene, lo sai, vero?"
"Lo so."
Pum. Pum. Pu-pum. Pum. Pu.
PUM! - crash.
Anche Giulio rompe un vetro ogni tanto.
...ma non era morto? Forse si.
domenica 17 ottobre 2010
Ritorno a casa
Non ho mai capito chi sia la voce.
Non ho mai capito di chi sia la storia.
Non ho mai capito se siano la stessa persona.
Non ho mai capito se la storia sia un racconto a sè o se venga da un libro o altro.
Però mi ha sempre affascinato. Se non altro per tutte le cose che non ho mai capito.
Sono quasi due mesi che non scrivevo - e nessuno ne ha sentito la mancanza, a partire da me stesso.
O forse si, qualcuno ne ha sentito la mancanza, ma nessuno me l'ha detto. A partire da me stesso. Probabilmente mi mancava scrivere ma non avevo il coraggio di dirmelo.
D'altronde avere il coraggio di dirsi le cose vuol poi dire parlarsi da solo - e l'unico risultato di parlarsi da soli di solito è farsi prendere il culo da chi ascolta - quindi ora posso farmi prendere in culo da 600 persone o giù di li.
Anche se, che leggeranno, saranno 22 persone, che cliccheranno "mi piace" 6, e che commenteranno, 4.
(e scrivendolo, ho già contaminato la vostra reazione, quindi il risultato non sarà attendibile).
Erano quasi due mesi che ero via.
Quasi due mesi che vivevo fuori da Cento.
Quasi due mesi che vivevo fuori dall'Italia.
Quasi due mesi che vivevo fuori da casa mia.
E quasi due mesi che non guidavo, che non andavo in bici, che non vedevo amici e familiari, il mio cane, e via così, per un sacco di altre cose.
E un po' a sorpresa, devo dire che mi mancavano davvero.
Ma la sorpresa più grande è stato tornare a casa. E sentire l'odore di casa mia.
Tutte le case hanno un loro odore. Tutte. TUTTE. Tutte. Anche casa tua.
Ma quando ci passi 26 anni della tua vita, non lo riconosci più. Forse bastano davvero appena 50 giorni per poter sentire un odore nuovo, intonso, mai sentito prima. Un odore che annusavi da 26 anni, senza mai accorgertene. Mai. L'odore di casa tua.
Poi va beh. Trovi il tuo cane che all'inizio non ti riconosce, perchè ormai è mezzo cieco e mezzo sordo. Ma che poi ti riconosce.
Scopri che sono morte due persone della tua via. E un altro della via di fianco. E un altro che non conoscevi, o forse si ma solo di vista, che abitava sempre li intorno.
Poi che hanno messo su uno spazio pubblicitario nuovo in via Giovannina.
E poco altro... d'altronde, sono solo passati 50 giorni.
Forse è strano sapere di essere a casa, in vacanza. A casa si sta a casa. In vacanza si sta in vacanza. Inizio a chiedermi quale sia veramente la mia casa. E' non è solo una domada di un qualunque ente/ufficio/persona/istituzione londinese, con il quale rispondi con la solita cantilena (appena modificata) "flat 31..." ma è proprio una domanda che ha un che di futurista/esistenziale.
Qualunque cosa succeda, ora, this is london, e io mi sento londinese.
Centese, italiano, e londinese. Perlomeno, fino a quando vivo, lavoro, faccio la spesa e pago le tasse li.
Ma inglese no. E allora, simpaticamente, "andiamo a fargli il culo a questi inglesi".
Qualcuno, che c'è chi definisce eroe e chi no, una volta disse "ora vi faccio vedere come muore un italiano" (era Quattrocchi, su Wikipedia più informazioni, ndr).
Io mi accontento di molto meno. A me basta fare vedere come vive un italiano. E non un italiano a caso. Io.
C'è ancora così tanta bellezza da contemplare... talmente tanta, che prima o poi andrà condivisa. Oh... yeah. Really.
...e poi alla fine il tipo nella canzone degli Afterhours torna nella sua camera e ritrova tutti i soldatini esattamente come quando era bambino.
Io nella mia ci ho trovato la McLaren MP4/6 di Senna ancora li, esattamente dove l'avevo lasciata 50 giorni prima. E non lo so, ma sono belle soddisfazioni.
mercoledì 24 marzo 2010
Conoscere gente sul treno?
quelle pioggie, quel sole, quelle mattine strane, quei pomeriggi lunghi.
Meno bello è il vetro, sul quale sbatti la testa da almeno un paio di chilometri, senza riuscire ad appogiarti perfettamente, e dormire.
Saranno un paio di chilometri, a giudicare dalla velocità del Freccia Rossa.
E poi anche fossero meno chissenefrega, pensare ai chilometri passati zuccando la testa contro un vetro del Freccia Rossa, è proprio uno stupido hobby per chi non riesce a prendere sonno alle 6 di pomeriggio.
Che poi non capisci perchè non sei rimasto ancora, perchè sei partito venerdì invece che sabato, e perchè stai tornando sabato invece che domenica, e...
Basta con le domande, se nessuno riesce a dormire ora, può essere solo il momento per spararsi uno shuffle con l'ipod.
La pallina della roulette cade sugli Straylight Run, che li conosci tu e basta, più o meno. Chissà forse in america c'è un altro mondo per queste cose, una sorta di realtà parallela in cui la gente ascolta la Dave Matthews Band e gli Straylight Run invece che Vasco e Ligabue. Una paese migliore, dove la gente rispetta le file per prendere le birre, e dove la gente non si fa le canne ai concerti.
Non credi sia l'America, e nemmeno L'AMERICA, semplicemente, non esiste.
Tutta la vita sembra passare per questo treno...
Le metropoli nemmeno ti piacciono troppo, anche se sogni di vivere in una di quelle, forse per quell'illusione di tornare a casa da un lavoro figo che ti piace, fare aperitivi-cene-doccie-disc
Che poi sai che succede? che fuori è freddo e buio ed è tutto chiuso, l'ape te lo fai da solo e sei carico, ceni da solo e ti si dilatano i tempi, è tardi chi è rimasto in casa resta in casa chi è fuori è già fuori, e poi devi ancora farti la doccia, sei stanco e depresso, e alla fine non c'hai nemmeno voglia di fartela la doccia, e ti svegli nel tuo letto. da solo. sudato. e puzzi.
Si, lo sai che va a finire così, poche scuse: è che sei giovane, e hai tempo per mettere la testa a posto. Per ora, ti limiti a sbatacchiarla contro un vetro trenitalia.
Informiamo i gentili viaggiatori... perchè poi gentili? E se sono degli stronzi maleducati? Tu sei uno stronzo maleducato, non sei gentile, non vuoi sentirti dare del gentile quando non lo sei, ti basterebbe essere trattato da persona.
Egregio signore,
Gentile cliente,
quante falsità in questo mondo. I clienti raramente sono mai gentili, e gli egregi a volte sono anche pezzi di merda.
Ce n'era bisogno? Voglio dire... di fare questo viaggio?
Forse si, forse si davvero.
All'improvviso mancano tutte le parole, e stringe solo la vescica, e questo basterà a spingerti a breve verso il primo bagno aperto e funzionante, distogliendoti dai pensieri di sonno e dalle note dolenti degli Straylight.
C'è solo un vago sapore di stanchezza, e, fondamentale, un vaghissimo senso di poter fare ancora qualcosa. Tipo, tornare indietro nel tempo, e cambiare il corso di tutti gli eventi.
Ma sei un genissimo, questa non ci avrebbe mai pensato nessuno. Dovrebbero darti un premio, o pagarti, meglio la seconda.
E sia chiaro - lo sfattone del cazzo è meglio che tolga i piedi dal corridoio sennò non passi - non hai voglia di trascinare le tue gambe sopra le sue, che le tolga direttamente, che si evita una rissa, e lascia che ti trascini senza troppi sforzi verso il primo cesso - non hai alcuna intenzione di utilizzare gli strumenti che ti hanno consegnato.
Ti ricordi l'ultima volta che sei stato felice?
martedì 29 settembre 2009
...e se facevamo digiuno e bevevamo solo il tinto de verano?
Non ho più voglia del Natale, di Pasqua, di Ferragosto, di Capodanno e di Halloween. Non ho più voglia di farmi la barba, di tagliarmi i capelli da solo, di mettermi la crema solare. Non ho più voglia di lavare i piatti e di lavare la macchina. Non ho addirittura più voglia di fare la valigia. Di viaggiare, quello ancora si. Ma la valigia no.
Ora: è chiaro che a 25 anni uno ha fatto queste cose già tantissime volte. 25 natali e capodanni etc, centinaia di barbe, decine e decine di tagli di capelli con la macchinetta, decine e decine di spalmamenti di creme, così come di lavaggi di piatti. E decine e decine di lavaggi macchina, e valigie.
Ma si presuppone, per una vita in fondo normale come la mia, che la voglia di fare queste cose "normali" sparisca verso i 60-70-80 anni, cioè quando più o meno si presuppone che tu inizi ad essere in odore di morte.
A 25, questa dovrebbe essere ancora lontana. Tuttavia, la domanda che mi sorge diventa questa: se io non ho più voglia di fare queste cose normali della vita... ho ancora voglia di vivere?
E intendiamoci, una domanda del genere, posta in maniera pressoché lucida e obiettiva (per quanto possa essere io stesso nel mentre analizzo la mia vita e contemporaneamente la vivo anche), non si riferisce certo a manie suicide: e proprio per questo è più preoccupante di qualunque depressione suicida.
Ho ancora voglia di vivere?
C'è, ovviamente, un altro grande pezzo da considerare. Tutto quello che fino ad ora è stato citato ovviamente non è tutta la vita, ed esistono un sacco di altre cose per il quale provo ancora piacere.
Sportitalia, Sportitalia24, viaggiare, dormire, correre, e ho anche riscoperto il piacere di addominali e flessioni. Questa primavera non li avevo mai ripresi del tutto. Forse non li riprenderò del tutto nemmeno ora. Ma intanto ci provo.
E poi tante altre cose, mi piacciono, sembra che sia uno sportivo sennò. Il nuovo album dei Muse, la luce della finestra della mia camera nuova, la mia camera nuova, le mie scarpe vecchie, ogni tanto anche i miei capelli, e le cose che dice Saccolo. Pure le sue gif animate.
Mi piace anche scrivere, ancora.
Però tipo non ho più voglia di taggarvi tutti.
Come ci insegna Pinmennone, grande filosofo greco, che se cercherete su Wikipedia non troverete poiché l'ho inventato io ora (alcuni di voi ci stavano per cascare lo so) "il suicida non è colui che odia la vita, ma colui che la ama tanto quanto gli altri, anzi forse pure di più, e proprio per questo si uccide. il suicida odia la propria vita, ma non la vita in se e per sè".
Si credo dicesse circa così, il nostro amico Pinmennone.
Non sono suicida - sennò non sarei qua a scrivere, non ho intenzione di esserlo - sennò non verrei a scriverlo - i suicidi sono quelli inannunciati, però volevo instaurare questo paragone del "odiare la propria vita" o perlomeno di non farsela piacere.
So che non sto usando bene l'italiano stasera, ma come sempre me ne frega pressoché nulla.
Probabilmente, non sono io che non ho più voglia di vivere: è che non ho più voglia di vivere in questo modo. Probabilmente, sto lavorando da parecchi mesi per cambiare le cose.
Ci sono persone che sono passate nella mia vita in un attimo, e hanno dato molto più di altre che sono rimaste anni.
Tidusfinal, per esempio. Uno sconosciuto conosciuto una sera in chat - credo fosse il settembre 2001, mese tristemente noto per l'incidente di Zanardi - che con poche ma ragionate perle di saggezza, nemmeno poi tanto perle e nemmeno poi tanto saggie, mi ha illuminato. Grazie Tidusfinal ovunque e comunque tu sia.
Oppure i due scacchisti inglesi ubriachi di Granada. Sono stati loro a illuminarmi. A farmi capire che io non DOVEVO fare niente, ma POTEVO fare tutto.
Semplicemente continuando a dirsi a vicenda "i take the black..so you take the white...no i'm the white...so you take the black..." oppure nemmeno questo, semplicemente mi sono immaginato questo dialogo, ma dopo due ore avevano seccato un'altra birra da 66 a testa (o era sempre la stessa?) e sembravano essere allo stesso punto di prima, accasciati su quella panchina, mentre io dovevo fare la cacca, e Sacchi e Orsi compravano il pane. Per cenare con dei panini.
Per cenare con dei panini. Cioè è successo tutto questo perché abbiamo deciso di cenare con dei panini. Ma pensa te la vita. Cioè, se avessimo deciso "stasera tonno", magari avrei conosciuto la donna della mia vita in un supermercato e ora vivrei a Granada. Oppure, avremmo potuto mangiare la paella, e la mia vita sarebbe perfettamente identica a un anno fa. Pensa cosa poteva succedere con della pizza, sennò.
Ma è geniale tutto questo, oddio, potrei perderci una giornata intera a immaginarmi mondi possibili.
E se facevamo digiuno e bevevamo solo il tinto de verano? Oddio, che figata, credo di non voler più smettere.
Vi taggherò qualcuno a cazzo, qua e la.
Ah, non c'entra un cazzo, però a 25 anni viene fuori anche un po' l'esperienza. E ho capito che quando uno si sente in mezzo al buio, e non vede bene l'uscita, e si sente un po' perso nella (radio)nebbia, quello è il momento in cui sbuca una luce nuova.
E io quella luce nuova non la vedo ancora, ma so che arriverà presto, proprio perché ora non sa da dove possa arrivare. E il bello è potersi immaginare come sarà. E' ancora tutto così in potenza.
Credo di aver di nuovo voglia.
PS. perdonatemi, mi era tornata voglia di taggarvi tutti miei fansss, però facebook fa le bizze come da settimane a questa parte, quindi alcuni mi da errori... magari metto a posto domani...
lunedì 6 aprile 2009
A cosa stai pensando?
Sto pensando che mi piacciono i treni, forse perché da piccolo non li prendevo mai, forse perché li lego all'idea di viaggio, forse perché li lego e li ho sempre legati all'idea di libertà e di fuga, forse perché non mi è mai toccato prenderli tutte le cazzo di mattine.
Sto pensando che è la prima nota-blog che scrivo su facebook, e forse pure l'ultima, però mi sembrava giusto scriverla su facebook perché "a costa sto pensando" me l'ha chiesto facebook e non il windows live spaces.
Sto pensando che ho ancora i pantaloni slacciati da dopo che sono stato in bagno, ma non ho alcuna voglia di allacciarmeli. Tanto tra un po' me li cavo per andare a letto.
Sto pensando che sarebbe ora che iniziassi a fare le cose per bene, o che iniziassi proprio a farle male, o una delle due, bene o male.
Sto pensando che è una figata avere 16 anni mentali e le responsabilità di quando ne avevi 24. Anche se forse sarebbe più comodo averne 24 mentali e le responsabilità di quando ne avevi 16.
Sto pensando che ne ho davvero 24, ancora per poco, che il 16, ne farò 25, e sarà importante.
Sto pensando che l'aria che c'è fuori è già diversa, ed è buona, ed è ora di respirarla davvero.
Sto pensando che è scomparsa tutta la magia che c'era una volta, e se c'è ancora, non so dove sia finita, dato che sembra sia stata catalogata e racchiusa in tutti i vostri gruppi "quelli che amano baciarsi sotto la pioggia" (sottotitolo: quelli che pagano un bacio con un mese di tosse polmonitica), "quelli che si sente ancora il suo profumo" (sottotitolo: verrà il momento in cui ti farai una fottutissima doccia per levartelo di dosso insieme al senso di colpa, inutilmente), "quelli che almeno una volta hanno aspettato un sms con ansia" (sottotitolo: quelli che poi l'sms è arrivato, ma dalla persona sbagliata) e così via.
Sto pensando che devo chiedere scusa a mio figlio.
Sto pensando che vorrei che mia figlia si emozionasse per le canzoni di Niccolò Fabi.
Sto pensando che domani mattina dovrei andare a lavorare.
Sto pensando che ci andrò.
Sto pensando che stamattina mi sono fatto un graffio sul naso per mettermi la felpa per vestirmi per guardare un gran premio per vedere qualche idiota che ha mandato fuori Raikkonen con le gomme da bagnato estremo mentre gli altri giravano sull'asciutto. Oh, l'avrebbe capito anche il mio gommista che era una cagata.
Sto pensando che ho taggato un po' di persone a cui magari fa piacere leggere questo, ma non si offendano gli altri lettori non taggati. Anzi se me lo dicono la prossima volta taggo anche loro.
Sto pensando che come al solito ho già scritto troppo.
Sto pensando che le cose cambiano e succedono, e che ora, è ora.
mercoledì 11 marzo 2009
La luce della centrale giulieca - Del colore che vuoi tu
sanno di Bloc Party e primavere e gite e discoteche, eppure hanno il sapore di te,
che è lo stesso del succo al pompelmo, degli integratori, dei 4 salti in padella, del caffè, del cappucciok e del mokkakkcheck,
lo stesso del Martini e dello spritz...
Tutto quello che ha la piega delle camicie stirate nell'armadio, e la piega di tutto il resto della vita,
i voli Ryanair, i viaggi,
i giorni di ferie per stare chiusi in casa, e le vacanze passate al lavoro,
la crisi che non esiste, e tu che non hai i soldi per rispondermi ai messaggi.
Tu che ascolti gli Afterhours, chissà se conosci Vasco Brondi,
vorrei tu ascoltassi anche gli Useless Wooden Toys, e qualcosa degli Oasis e dei Ministri... io sarò pronto per ascoltare te e la musica che fai quando ridi...
Svegliarsi con l'imbianchino che ti spegne la sveglia, andare in bagno e salutare un uomo sopra al tuo davanzale,
tu che hai il sole dentro, vieni a dipingermi la vita, e vieni a dipingermi la camera, del colore che vuoi tu.
Questo giallo un po' più giallo meno giallo, il bandone un po' marrone meno marrone, il cane che non riconosce casa sua, tu che neanche hai mai saputo dove sto... chissà se vivrò qui anche domani... chissà se vivrò vicino a te...
E se sai chi è, salutami Giulio... che non saprà chi siamo noi...
I segreti del lavoro, e i segreti sul lavoro, quello che non si può dire perché di no e quello che non si può dire perché nessuno ci crederebbe, tu che neanche sai che lavoro faccio, e potrei essere un agente della CIA, o un agente e basta, e potrei essere quello che voglio, e potrei essere quello che non sono, e sono tutto tranne ciò che vorrei.
Questa crisi ci mangerà, questa crisi non finirà, questa crisi che è soltanto dentro di noi, andiamo via insieme dove la crisi non esiste.
Tu che hai il sole dentro, vieni ad accendere i pomeriggi tra le 18 e le 19.30. Tu che hai il sole dentro, vieni ad accendere i sabati e le domeniche, quando non dovrai studiare per le tue scuole e per le tue università.
Ti aspetterò, perché ne varrà la pena, ti aspetterò, perché non mi serve il tuo nome completo, ti aspetterò, mentre scrivo il romanzo, che parlerà di me, e parlerà di te...
Non mi vedi in giro per i social network, tu che neanche sei iscritta, e come faccio a dirti tutto questo, io che non ho il tuo msn, e tu che neanche mi rispondi ai messaggi...
Ho le gomme nuove apposta per i tuoi desideri, convertirò il mio conto in benzina, ti porterò dove tu vorrai, o dove vorranno i tuoi, tanto per noi sarà uguale... aspetterò per le mie responsabilità, ho già pagato le mie colpe.
Ma tu, tu che hai il sole dentro, vieni a dipingermi la vita, e vieni a dipingermi la camera, del colore che vuoi tu... del colore che vuoi tu... del colore che vuoi tu...
...pagherò con la mia vita.
lunedì 23 febbraio 2009
Veramente vivo in tempi bui...
Forse mi cambierò nome, ora che i nomi non valgono niente.
Sai, uno a volte pensa di non avere certezze: e quella è già una certezza. Beh certo, una sola certezza, ma è sempre una: quella di non averne. Sai che non hai niente, perlomeno.
E allora forse è peggio quando di certezze davvero non sai se ne hai, perché sei pieno di dubbi e basta, perché dici di continuo "boh" e di continuo "non lo so" e vai avanti a non farti delle domande che cazzo, che dovresti fartele, perché non puoi vivere (o non vivere) così.
Beh certo, stiamo parlando della differenza tra chi ha zero certezze e di chi ne ha una, mica molta differenza, ma fossimo in binario, tra uno e zero ci passerebbe il mondo. Ma non siamo in binario. Forse.
Sono Giulio?
Veramente vivo in tempi bui. Anche se arriveranno giorni molto più brutti di questi, e rimpiangerò questi giorni di sole e di dubbi. E di surfin' surfin' USA su tutto questo. Surfin' surfin' un bel cazzo perché poi sto bevendo un sacco di acqua di mare. E' arrivata la marea, e tu la scambi per entusiasmo.
E non è per rovinarti il pranzo. Anche se credo l'appetito qui ci sia già passato da un pezzo. Qui non si dorme più, qui non si mangia più. E magari fosse anoressia. E' proprio voltastomaco. E' che tutto ci fa talmente schifo che lo stomaco si rifiuta.
Ci fanno schifo le nostre home page di facebook, piene di foto di discoteche, pieno di status vuoti come vuote sono tutte le vite in esso contenute, ci fanno schifo tutte le canzoni dei OneRepublic e dei The Scripts e di tutti quelli li che da dove cazzo vengono fuori, questi EXTRACOMUNITARI, che se tornino nel loro paese di merda (cioè gli USA) e non ci vengano a rompere i coglioni. E ci fanno schifo tutte le pubblicità, e tutte le vostre vite. Superficialità. Che cos'hai tu da brillare tanto?
Oh, ma certo, la fuori ci sono ancora delle cose bellissime, come le canzoni de Le Luci della Centrale Elettrica, o come I'm Outta Time degli Oasis, o come... beh ok non c'è molto. Almeno, questo è quello che vedo io. Forse a volte appena un raggio di sole, come una canzone dei Bloc Party che ti suona in testa, come un biglietto Ryanair, o come una birra, o forse due, che ti aspettano, e non sai ancora dove, ma sai che sono già li. Però cazzo ti aspettano davvero da un pezzo, spero che sia come ho sempre sognato: che non si sgasino mai.
E allora mi cambierò nome, per passar le dogane e gli inverni.
E andrò sempre più giù, dove non serve tenere gli occhi aperti.
Sono Giulio?
Se si, allora posso fare quello che voglio. Anche se non c'è, ci sarà una via d'uscita. O morirò cercandola.
Video.
sabato 17 gennaio 2009
Adwa (Etiopia)
Andrò nella missione Kidane Mehret, dove l'associazione Amici di Adwa fa le sue adozioni a distanza... ah si, dimenticavo, è in Etiopia. Tornerò l'8 febbraio... ci sentiamo! seguite le mie notizie tra il blog/facebook/altri canali di informazione vari ed eventuali... vi cagherò quando potrò, e soprattutto se vorrò! a presto!
sabato 23 agosto 2008
Il club di chi ammira il cielo
E ora effettivamente inizio a essere un po' stanco. Dopo essermi stancato poco di tante cose, ma anche solo appena un po', ora sento una stanchezza. Giusta, normale, condivisa, sacrosanta, serena, rilassata, e a suo modo, felice.
So che c'è un futuro, dietro un calendario vuoto che si riempie in fretta. So che c'è un futuro, in un conto corrente che vedrà tante uscite. So che c'è un futuro, nelle camere di casa mia.
Non mi è mai piaciuto il detto "si viaggia sempre per tornare a casa", e non mi piace nemmeno ora. Inizia però a trovarmi concorde il detto "si viaggia per andare a casa". Perché tornare, presuppone di essere partiti da casa. Non è detto che tu sia partito da casa.
Casa dolce casa. Casa mia, per piccina che tu sia, resti sempre casa mia. Con la mia macchina con la batteria scarica, il mio mac con la batteria carica, il mio cane. E tutto il resto.
Probabilmente nella vita cambierò macchina, mac e cane. E forse cambierò anche morosa, lavoro, città, chi sa. Di certo non cambierò mai. Cambierò per rimanere me stesso, e rimarrò me stesso per cambiare sempre. Change is the challenge, the show must go on, fasten your seat belt, please do not open the door until the train stopped.
Non è finito niente, e non è nemmeno iniziato qualcosa. Perlomeno, non ora. E' finito un interrail poche ore fa, ho avuto il tempo per lavarmi bene nella mia doccia e mettermi dei vestiti puliti (di lavatrice, non di lavaggio a mano in lavandino) e stirati (con il ferro, non lasciati asciugare appesi a un filo) che vengono da un cassetto (e non da uno zaino fetido).
E mi sono pure fatto due pizze dalla piastra.
Ma sento che qualcosa, in un qualche modo e in una sua piccola forma, è inevitabilmente cambiato. Sarebbe bello, e forse pure meglio, che tutto fosse uguale a prima: ma non è così.
Oggi, il club di chi ammira il cielo, ha un nuovo socio.
venerdì 8 agosto 2008
EMOTRONIK
EMOTRONIK.
I Dari hanno inquinato le purissime falde acquifere dell'elettronica con l'emo (tarocco, perché il vero emo in Italia non è mai arrivato, ed è una cosa rispettabilissima di chitarre elettriche rispettabilissime di gente depressissima ma che fa musica rispettabilissima. Senza tagliarsi le vene, senza coprirsi di trucco nero, senza piastrarsi i capelli. Poi magari da un giorno all'altro muore, ma in maniera rispettabilissima).
Sarà in lizza per il titolo di parola dell'anno 2008. EMOTRONIK. Sembra una sottomarca anni '80 della Grundig, come dice Saccolo.
Domani mattina mi sveglierò tardi, e ci sarà l'inaugurazione delle Olimpiadi. E me la perderò. Come quasi tutte le Olimpiadi. Le leggerò di striscio da qualche giornale spagnolo. Un po' mi dispiace, è bello il clima olimpico in cui ti interessi di sport che neanche cagavi, prima. E poi c'è ogni 4 anni.
Magari tra 4 anni sarò a Londra. Che brutto che è il logo di Londra 2012...
Il giorno prima di partire. E' un po' anomalo perché finire di lavorare al giovedì, e partire alla sera, scombussolano. In genere il giorno prima di partire si prepara, e il giorno della partenza, si parte e basta. Niente preparativi... da piccolo era così: sveglia-the (con pochi biscotti sennò vomiti)-e dentro in macchina. Il tutto alle 7 di mattina. Anche 6.30. Le partenze intelligenti. Con il bagagliaio che si chiudeva la sera prima alle ore 21, e con mio padre che dopo aver fatto tetris per mezz'ora con borsoni e valigie, sentenziava "bon: l'abbiamo chiuso a Cento, lo riapriamo in montagna".
Ho notato che siete sempre meno alla sera su MSN: brutti maialoni, andate tutti via eh? Ah ma adesso vado anche io. Dopo 14 mesi di lavoro... era ora. Beh qualche giorno di ferie o qualche mini-vacanza l'ho fatta. Ma è venuto il meritato e atteso momento dell'agognato interrail. Così lo cancello dalla lista a sinistra.
Anche Sella è risultato positivo all'antidoping. Da quando Paolo "Falco" Savoldelli ha annunciato il suo ritiro, era il mio ciclista preferito. Va detto che io Sella l'avevo già scoperto nel 2004, mica ieri l'altro.
Ecco come è andata:
- Giro 2008, Sella e Riccò hanno qualche scaramuccia (tu scatti solo per riprendermi, tu tiri apposta quando sono in fuga io, te pensa a pedalare, te dici così perché hai finito le gambe, bla bla bla)
- Tour 2008: Riccò risulta positivo. Riccò pigliava dell'Epo di terza generazione, il problema è che la casa farmaceutica (la Roche, credo) che l'ha prodotto ha messo una molecola nascosta e l'ha detto solo all'Uci... così ora li sgamano uno per uno.
- Sella dichiara "la positività di Riccò è una sconfitta per il ciclismo". Chissà cos'ha detto veramente, chissà cosa voleva dire.
- Riccò, che è uno con un carattere di merda (tipo Simoni) però il carattere ce l'ha, si è fatto due conti in mano. Si è detto "sono un fenomeno anche senza Epo, ho 24 anni e tutto il tempo per recuperare... sai che faccio? confesso, mando nella merda tutti, tanto io sono forte e un contratto torno a trovarlo quando voglio, e poi sono giovane, posso rifarmi tutta la carriera. Ah, e già che ci sono faccio il nome di quella faccia da culo di Sella, che comprava la roba dal mio stesso pusher"
- Sella risulta positivo a un "controllo mirato" antidoping. Ora si capisce che quando parlava di sconfitta per il ciclismo forse intendeva "cazzo ora che hanno preso Riccò prendono anche me"
"'E' complicato".
Compilavo il mio nuovo profilo su Facebook (che sarà più carino di MySpace, e ci vuole anche poco, in compenso è completamente inutile) e tra le voci da selezionare per la propria situazione sentimentale c'era "è complicato". Click. Subito. E' il mio status. A prescindere. Io dentro di me sono una persona complicata. Fuori, no. Mangiare-dormire-trombare-pipì-pupù e poco altro e sono una persona felice. Il problema è che manca sempre qualcosa. Trombare? Dormire? In verità in verità vi dico, è il poco altro, che anche se è poco, è la cosa più difficile. Difficile capire qual'è, e difficile averla. Il resto, beh, ci si adatta.
"'E' complicato".
Me l'ha detto ieri l'altro anche un amico. Sta uscendo da un po' con una, da un bel pò, e mi fa "è complicato". E chi ci sarà mai di complicato... due escono... si piacciono... chissà che complicazioni!
... e invece ci dev'essere un meraviglioso universo di complicazioni, di quelle cose da scriverci un romanzo, un romanzo bello.
Credo mi manchino un po' tutte queste cose.
BLOGORROICO: emotronik, Pechino, Londra, 1990, interrail, MSN, Sella, Riccò, doping, Facebook, complicazioni.
martedì 10 giugno 2008
VolaGratis.it TRUFFA
Ovviamente converrebbe andare direttamente alla fonte… tipo Ryanair e simili… sta di fatto che in preda alla noncuranza (ma Orsi pensava ancora di no), i nostri tre pirla che stanno cercando di decollare per la Spagna, hanno prenotato li i loro voli.
Argh! L’avessimo mai fatto!
Sulle prime i voli sembravano prenotati, tanto che i soldi dalla carta mi erano stati addebitati subito. Ma appariva la scritta "prenotazione in sospeso: attendere email di conferma".
Questo al giovedì: sabato pomeriggio, dopo due giorni arrivano due email (una per volo) che ci informano che "le tariffe sono cambiate" e "si può procedere ad una integrazione, cambiamento, annullamento". E fin qua, potrebbe starci. E cosa dobbiamo fare, quindi?
Ovvio: telefonare ad un numero 892 entro 24 ore. Ovvero, sono le 16.29 di sabato pomeriggio, dovremmo telefonare entro le 16.29 di domenica pomeriggio. Ad un 892, costo max 1,50 euro al minuto. E chissà quanti minuti dobbiamo stare li…
Ovviamente, lasciamo che la prenotazione "scada". Dopo qualche ora ci arrivano due email, una per prenotazione, che ci informano di aver perso le prenotazioni, e che ci vedremo annullate gli addebiti sulla carta di credito.
Immediatamente, ci arriva anche la prima email che ci dice che "il nostro addebito è stato annullato sulla vostra carta".
Oggi è martedì, sono passati già due giorni, ma la mia carta è ancora come prima… e della mail per la seconda prenotazione, tra l’altro, ancora nessuna traccia.
Ora: credo sia palese che questo sia un servizio truffaldino. Mi sta bene di farmi inculare se sono un consumatore pirla e poco attento, come in questo caso: ovvero magari spendere il doppio, anche, ma in maniera legale. Questa mi pare un’inculata illegale. Una truffa. E allora non mi sta bene.
VolaGratis è una truffa.
Vola Gratis è una truffa.
Volagratis è una truffa.
volagratis.it è una truffa.
www.volagratis.it è una truffa.
E questo blog arriva fino a 130 visite al giorno. Tiè, stronzi.
EDIT:
Diversi commenti a mio favore li trovate a questo indirizzo nella vecchia piattaforma di Blogorroico: http://attiblogorroico.wordpress.com/2008/06/10/volagratis-it-truffa/
domenica 13 agosto 2006
Parpadella, stazione di Parpadella!
Mah si, è una grande stazione. Chi torna, e poi in realtà sembra sia ancora via, chi c'è ma è sempre via, chi torna prima, chi torna dopo, chi parte, chi parte che non doveva partire, chi parte che doveva partire e deve ancora tornare e allora cosa cazzo rompi i coglioni che sei partita prima e torni dopo?
E poi come sempre c'è chi resta, perché c'è sempre qualcuno che deve restare per salutarti. Perché sono quelli che restano che fanno si che tu parta. E' il silenzio che fa distinguere le parole. E' chi resta che fa distinguere il tuo viaggio.
Quelli con il fazzoletto bianco, spesso per fare i pirla, quelli con la mano, quelli con il dito medio, quelli con il culo di fuori (rarissimi!), le file di genitori dal fianco dei pullman, la gente che saluta dal finestrino del treno (che culo! si vede che ha trovato da sedere appena entrato in treno. no perché a me non capita mai...)
E poi quelli che si saluta prima, perché è patetico alla partenza, poi a Cento abbiamo una sola stazione che è quella delle corriere che usano solo gli studenti e gli extracomunitari ed è diventata un presidio di kamikaze musulmani, e allora se devo venire fino a Bologna... non mi chiamo mica... Diego... Lego... Gallego... Montego... va beh, insomma un nome a caso che finisca per ego...
Parpadella, stazione di Parpadella!
Attenzione! L'interregionale Parpadella-Santo Stefano di Sto Cazzo è in partenza sul binario 4...
venerdì 14 luglio 2006
14 Luglio
Oggi invece è il 14 Luglio. E anche oggi c'è chi festeggia!
Chi la presa della Bastiglia (quella la prendono sempre i francesi... mica come la coppa del mondo... questa è una cotolinata nazionalista... :asd:), c'è chi festeggia la presa della pastiglia (anche se c'è poco da festeggiare... :asd: triste), chi la presa delle pastiglie (nel mondo ci sarà qualcuno che oggi ha cambiato le pastiglie dei freni, no?).
E poi magari c'è chi non festeggia. Magari chi vive il primo giorno da disoccupato dopo essersi licenziato, magari chi ha l'ennesimo giorno di lavoro tra i cerchioni di trattori o tra i bimbi solari (bimbi solari... FUORI!), magari chi studia, magari chi non fa un cazzo dalla mattina alla sera, magari chi è malato (come si fa poi ad ammalarsi in luglio... me lo sono sempre chiesto e continuo a chiedermelo...).
Poi c'è tutta la gente che si prepara per partire, quella che sta per partire, quella che partirà, quella che non tornerà, quella che partirà ma non sa dove, quella che non sa quando, quella che non sa nemmeno se partirà...
E poi c'è chi scassa il cazzo, sempre, ovunque, comunque. Ma questa è un'altra storia.
Comunque, c'è chi prende la Bastiglia, e c'è chi prende la Coppa del Mondo. Fate Vobis.
mercoledì 12 luglio 2006
Torinoidi
CRONACA ANTICIPATA DI UNA GIORNATA DI DISAGIO (che spero di non dover vivere): 15 Luglio 2006
Sono le due e un quarto di pomeriggio, un caldo terribile, e si parte da Cento di Atti e Sacchi, in Micra. Direzione: San Pietro in Casale, la stazione, si attende il treno, ci si sale sopra, via a Bologna. A Bologna si cambia. Gag varie in treno di vario tipo, con tanto lol e asd. Arrivo a Piacenza, e cambio treno.
Ovviamente non si capisce un cazzo, ci si perde due o tre volte prima di capire il binario giusto e ogni volta che arriva un treno non si sa mai se è quello giusto o no. Alla fine si riesce a prendere (impediti si ma mica pirla del tutto!) e si arriva a Torino.
E qui, massimo disagio: alla ricerca di una corriera che porti al luogo del concerto. Da dove partono? A che ora partono? Dove vanno? E' questa? Mah... E qui si inizia a fare conoscenza con i "torinoidi".
Un pericolosissimo sottinsieme dei sinistroidi. Dicesi sinistroide persona che si professa di sinistra (seppur non capendone un cazzo di politica e disinteressandone assolutamente), e si atteggia in maniera sfattona, tuttavia comportandosi in maniera assolutamente conformistica e continuando a dare denaro alle multinazionali che in teoria dovrebbe boicottare. In più fa uso pesante di droghe leggere, rovinando un cervello che già di sua natura partiva un con una penalizzazione di 3000 neuroni in meno per illecito sportivo. E già questo tipo di persone sarebbe da evitare assolutamente. Immaginate un sottoinsieme di queste della provincia di Torino o dintorni, o semplicemente simpatizzante della provincia di Torino, si sia messo in testa che Torino sia la capitale della creatività e dell'arte, e che tutto quello che viene dalle provincie (Torino in primis) debba essere supervalutato e idolatrato, soprattutto se di gente giovane, sconosciuta e dichiaratamente comunista. I Torinoidi adorano i Subsonica. E questo di per se nulla di male, li adoro pure io, il problema è che li adorano anche in tutti i loro consigli e tutte le loro scelte... per carità, i Subs si impegnano giustamente per i giovani... ma da qui a supervalutare tutto quello che viene prodotto, ne passa. Sta sparendo la cultura del saper fare, ora solo perché si è giovani e sconosciuti si crede di "dover avere diritto ai proprio spazi e ad esprimersi". Vuoi il tuo spazio? Fatti un sito, supereva ti da 50 mega gratis.
E mi dispiace che i Subs si sbattono per questo: il Traffic festival bello si, ma evitiamo di chiamare sempre cani e porci a suonare a Torino. Comunque dicevo, io e Sacchi ci ritroveremo in compagnia di Torinoidi e delle loro droghe dalla stazione dei treni fino al concerto, e per tutta la notte. Ebbene si: il treno parte alle 6 di mattina. Quindi ci sarà una notte di disagio in compagnia dei peggiori amici torinoidi, quelli che dormiranno svaccati in stazione. E dire che il giorno dopo si voleva andare al mare... magari a bologna invece che prendere il treno per s. pietro in casale prendiamo il diretto per comacchio...e poi la corriera per i lidi...e via alla supergubbiata in spiaggia...
Senza giornata. Ma spero che non abbia un'alba.