venerdì 20 gennaio 2012
la tragedia della capitaneria di porto del giglio
Non sta cominciando niente: ma è già cominciato, se vuoi saperlo. No, non lo volevi sapere, ma va beh, te lo dico lo stesso. Poi neanche esisti, di cosa ti lamenti? Chi non esiste non ha diritti. Oddio, sembra lo slogan di un comitato per la tutela degli embrioni.
La verità è che non ne posso più di tutte le cose brutte e che non mi piacciono di questo mondo. E con questo mondo intendo il territorio nazionale nel quale vivo e risiedo attualmente.
Non che al di fuori sia un mondo migliore: è che al di fuori è anche un mondo migliore. Non ovunque, certo. Non in tutte le cose, certo.
Ripeto: il rumore dei maccheroni nel piatto non è lo stesso da nessun'altra parte (eh beh, il chilo di pasta Sainsbury's a 89p ha una densità differente) e poter uscire di casa in bicicletta senza mani e fermarti a parlare con 3-4 persone... beh quello non esiste da nessun'altra parte nel mondo se non qui.
Mmh, forse c'è una qualche isola croata che ha qualcosa di simile. Ma le mani, a meno che non te le abbia amputate un qualche turco stereotipato dipinto da un italiano ignorante, è meglio portartele dietro. Magari, in tasca.
Allora parlerò di cose belle. Delle cose belle. E ce ne sono, sapete? Non tante, magari. Ma ce ne sono.
...ma devo cominciare proprio oggi?
Continuo ancora a pensare che le cose migliori che scrivo siano necessariamente triste, o depresse, o malinconiche. Perché se fossi allegro e felice...
...ma andrei a correre nei prati, o me starei a contemplare il mondo fuori dalla finestra, ma ti pare che mi metterei a scrivere se fossi felice?
Verrà il giorno in cui qualcuno mi intervisterà...
"Perché ha cominciato a scrivere?"
"...perché non avevo da scopare! Ma ti pare che se avessi avuto da scopare mi sarei messo a scrivere?"
Che poi lo sai che non è la verità, però fa ridere, un po' tipo #daicazzo e #vadaabordocazzo e siamo tutti contenti.
Contenti, ma non felici. Verrà il giorno che scriverò anche con felicità di cose felici? Se si, cosa salterà fuori? Una Mocciata? O una roba più sul genere indie romantico? Ma esiste poi? O una roba più alla Baricco?
Non riesco a immaginarmi a scrivere cose felici: e forse non riesco ancora ad immaginarmi felice.
D'altronde non riesco nemmeno ad immaginarmi... che ne so, il 1 agosto 2012, eppure sono convinto che arriverà lo stesso. Così come l'album degli Afterhours. Che arriverà il 17 aprile.
Salvo guerre nucleari, arriverà tutto questo.
Magari arriverà anche la mia felicità. Salvo guerre nucleari.
Ovviamente è implicito che nel mentre io debba fare tutto il possibile per raggiungerla. Salvo guerre nucleari.
Oh ma non è poi che nel mentre stia poi così male eh... c'è un po' sta cosa che se uno non è felice, è per forza depresso. Si può anche stare relativamente bene senza per forza doversi dire felici...
C'è anche un po' sta cosa dello scrittore. Cioè, LO SCRITTORE.
La gente pensa che LO SCRITTORE sia questa figura un po' strana, intellettuale, un po' vintage e un po' retrò. Uno che si ascolta De Andrè e Tchaikovsky (si ho aperto Google per scriverlo giusto).
Uno che guarda i film di Pasolini. Uno che ama la bellezza. Uno che odia internet, le tecnologie e la mondanità. Uno che gira su una BMW serie 5 del 1989, quando non usa la bicicletta. Uno che si mette delle gran sciarpone, delle giacche, degli occhiali. Uno che ama la poesia. Una persona un po' disordinata, sognante e sognatrice. Uno che ama il vino e i liquori. Uno che fuma, un po'.
Che se vai nella sua stanza è piena di quadri, libri e di appunti, e dalla finestra vedi un panorama bellissimo. Uno un po' squattrinato che però si tratta bene. Un galantuomo che sa come amare le donne. Un uomo con il cuore perennemente spezzato. Un uomo dalla bella voce, lo sguardo intrigante, anche se però obiettivamente è un po' bruttino.
Sembra quasi l'identikit del mio amico Waco Guzman, che guardacaso è pure lui scrittore anche se non lo vuole dire. Ma non è proprio così: questo identikit è stereotipato. Oltre che, chiaramente, falso.
Per quanto esistano personaggi così (ad esempio Waco Guzman vi assomiglia parecchio, ma la differenza - basilare - è che Waco è un uomo vero, mentre molti altri esistono ma sono falsi) io, nel mio non essere scrittore, scrivo.
Che differenza c'è? Non lo so.
Io, si, sono un po' strano, questo si sa e si capisce, ma il mio essere intellettuale si riduce ad una cultura sopra la media: e questo perché è la media ad essere bassa. Il gusto per il vintage ed il retrò si limita alle magliettine indie e ad pochi altri elementi (forse la mia Micra del 1999, che ormai è già vintage).
Riguardo alla musica ascolto di tutto o quasi: De Andrè e "Ceicoschi" li stimo ma no, non li ascolto. Stimo anche Pasolini, ma preferisco di gran lunga Quentin Tarantino, Guy Ritchie, Michel Gondry e Wes Anderson. Uso la bicicletta, la sciarpa la uso solo 3 mesi d'inverno quando stiamo intorno agli zero gradi, e gli occhiali quando guido la notte fuori città. Non mi piace molto la poesia, tendo al disordine come tutto l'universo ma amo l'ordine ed è una battaglia che combatto con discreta costanza e che spesso vinco. Sono sognante e sognatore, ma ho sempre bene gli occhi aperti e so essere organizzatissimo nel mondo reale. Ho una memoria da nerd preoccupante, a volte. Mi piace il vino e i liquori, ma sono cresciuto a bere i peggiori superalcolici che anche nei peggior bar di Caracas avrebbero svuotato nel cesso: e non ho perso quest'abitudine. In camera mia in questo momento c'è anche un po' di casino, ci sono le impegnative per degli esami in ospedale, dei curriculum, fogli della banca, cavi, penne USB, tutta roba che uno scrittore non dovrebbe cagarsi nemmeno. Generalmente non fumo, e non amo nè le poesie nè i quadri. Non sono un galantuomo, non ho un gran successo con le donne, e anche se ho il cuore spezzato tendenzialmente restano cazzi miei. Non ho nemmeno una bella voce, nessuno sguardo intrigante, ho un naso che sembra un musetto della McLaren danneggiato da Hamilton in un tamponamento ai danni di Felipe Massa, e si, sono anche un po' bruttino, magari. Magari ho un fascino mio, ma non è certo quello DELLO SCRITTORE.
E per campare, vivo dei miei risparmi, non certo di un magnate che mi finanzia, di introiti di precedenti opere (e nemmeno successive, mi sa), o di una famiglia facoltosa che mi sostiene. Dei miei risparmi.
Però una BMW del 1989 mi piacerebbe. Solo che consuma un casino di benzina... magari la mettiamo a GPL.
Ah, dimenticavo... comandante Schettino. Adesso l'ho scritto.
sabato 17 settembre 2011
Il paese è reale
dici sempre le preghiere, conti sempre fino a dieci e
inseguivi una cazzata
era splendida e dorata
fresca e avvelenata
Ma il paese sa affondare
tutto intorno a te a ballare
bestemmiando disprezzare
e riderci un po’ su
E tu vuoi fare qualcosa che serva
e farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più!
SE TI HAN DETTO "RESTA A CASA!"
"SE DISPREZZI, PUOI COMPRARE. "
Adesso fa qualcosa che serva
che è anche per te se il tuo paese è una merda
piena e vuota della gente
e non porta fino a casa
se non ci vai tu
fammi far solo una cosa che serva.
Dir la verità è un atto d’amore
fatto per la nostra rabbia che muore.
sabato 18 dicembre 2010
Vado via e resto qui
Resto qui, perché posso vederla da internet.
Vado via perché "e tu vuoi far qualcosa che serva"
Resto qui perchè "è anche per te che il tuo paese è una merda"
Vado via perché qui ci sono gli studenti che manifestano.
Resto qui, perché anche la ci sono gli studenti che manifestano.
Vado via perché c'è la neve.
Resto qui, se c'è troppa neve.
Vado via perché svegliarsi alle 5.30 di mattina... restano sempre le 5.30 di mattina.
Resto qui, perché si può dormire solo 3 ore per notte e svegliarsi con un sorriso bellissimo, anzi due.
Vado via perché voglio avere una vita sociale.
Resto qui, perché avrò una vita sociale.
Vado via perché se davvero nella vita vuoi fare una cosa devi andarci incontro e prenderla.
Resto qui, perché se davvero nella vita vuoi fare una cosa, devi farla nel modo giusto.
Vado via perché voglio rivedere dei posti e delle persone.
Resto qui, perché i soldi, per ora, sono quel che sono.
Vado via perché ho voglia di rivedere la mia città.
Resto qui, perché sono già nella mia città.
Vado via perché sono disoccupato.
Resto qui, perché perché esistono forme di approccio lavorativo difficilmente comprensibili alla popolazione media.
Vado via perché non voglio sentirmi come Saviano.
Resto qui, perché spero di sentirmi come Fazio.
Vado via perché ho già il biglietto di andata.
Resto qui, perché poi ho anche quello di ritorno.
Vado via perché sono al centro di tutte le partenze.
Resto qui, perché è il posto da dove voglio ricominciare ancora.
Vado via perché me ne sono già andato.
domenica 17 ottobre 2010
Ritorno a casa
Non ho mai capito chi sia la voce.
Non ho mai capito di chi sia la storia.
Non ho mai capito se siano la stessa persona.
Non ho mai capito se la storia sia un racconto a sè o se venga da un libro o altro.
Però mi ha sempre affascinato. Se non altro per tutte le cose che non ho mai capito.
Sono quasi due mesi che non scrivevo - e nessuno ne ha sentito la mancanza, a partire da me stesso.
O forse si, qualcuno ne ha sentito la mancanza, ma nessuno me l'ha detto. A partire da me stesso. Probabilmente mi mancava scrivere ma non avevo il coraggio di dirmelo.
D'altronde avere il coraggio di dirsi le cose vuol poi dire parlarsi da solo - e l'unico risultato di parlarsi da soli di solito è farsi prendere il culo da chi ascolta - quindi ora posso farmi prendere in culo da 600 persone o giù di li.
Anche se, che leggeranno, saranno 22 persone, che cliccheranno "mi piace" 6, e che commenteranno, 4.
(e scrivendolo, ho già contaminato la vostra reazione, quindi il risultato non sarà attendibile).
Erano quasi due mesi che ero via.
Quasi due mesi che vivevo fuori da Cento.
Quasi due mesi che vivevo fuori dall'Italia.
Quasi due mesi che vivevo fuori da casa mia.
E quasi due mesi che non guidavo, che non andavo in bici, che non vedevo amici e familiari, il mio cane, e via così, per un sacco di altre cose.
E un po' a sorpresa, devo dire che mi mancavano davvero.
Ma la sorpresa più grande è stato tornare a casa. E sentire l'odore di casa mia.
Tutte le case hanno un loro odore. Tutte. TUTTE. Tutte. Anche casa tua.
Ma quando ci passi 26 anni della tua vita, non lo riconosci più. Forse bastano davvero appena 50 giorni per poter sentire un odore nuovo, intonso, mai sentito prima. Un odore che annusavi da 26 anni, senza mai accorgertene. Mai. L'odore di casa tua.
Poi va beh. Trovi il tuo cane che all'inizio non ti riconosce, perchè ormai è mezzo cieco e mezzo sordo. Ma che poi ti riconosce.
Scopri che sono morte due persone della tua via. E un altro della via di fianco. E un altro che non conoscevi, o forse si ma solo di vista, che abitava sempre li intorno.
Poi che hanno messo su uno spazio pubblicitario nuovo in via Giovannina.
E poco altro... d'altronde, sono solo passati 50 giorni.
Forse è strano sapere di essere a casa, in vacanza. A casa si sta a casa. In vacanza si sta in vacanza. Inizio a chiedermi quale sia veramente la mia casa. E' non è solo una domada di un qualunque ente/ufficio/persona/istituzione londinese, con il quale rispondi con la solita cantilena (appena modificata) "flat 31..." ma è proprio una domanda che ha un che di futurista/esistenziale.
Qualunque cosa succeda, ora, this is london, e io mi sento londinese.
Centese, italiano, e londinese. Perlomeno, fino a quando vivo, lavoro, faccio la spesa e pago le tasse li.
Ma inglese no. E allora, simpaticamente, "andiamo a fargli il culo a questi inglesi".
Qualcuno, che c'è chi definisce eroe e chi no, una volta disse "ora vi faccio vedere come muore un italiano" (era Quattrocchi, su Wikipedia più informazioni, ndr).
Io mi accontento di molto meno. A me basta fare vedere come vive un italiano. E non un italiano a caso. Io.
C'è ancora così tanta bellezza da contemplare... talmente tanta, che prima o poi andrà condivisa. Oh... yeah. Really.
...e poi alla fine il tipo nella canzone degli Afterhours torna nella sua camera e ritrova tutti i soldatini esattamente come quando era bambino.
Io nella mia ci ho trovato la McLaren MP4/6 di Senna ancora li, esattamente dove l'avevo lasciata 50 giorni prima. E non lo so, ma sono belle soddisfazioni.
mercoledì 11 marzo 2009
La luce della centrale giulieca - Del colore che vuoi tu
sanno di Bloc Party e primavere e gite e discoteche, eppure hanno il sapore di te,
che è lo stesso del succo al pompelmo, degli integratori, dei 4 salti in padella, del caffè, del cappucciok e del mokkakkcheck,
lo stesso del Martini e dello spritz...
Tutto quello che ha la piega delle camicie stirate nell'armadio, e la piega di tutto il resto della vita,
i voli Ryanair, i viaggi,
i giorni di ferie per stare chiusi in casa, e le vacanze passate al lavoro,
la crisi che non esiste, e tu che non hai i soldi per rispondermi ai messaggi.
Tu che ascolti gli Afterhours, chissà se conosci Vasco Brondi,
vorrei tu ascoltassi anche gli Useless Wooden Toys, e qualcosa degli Oasis e dei Ministri... io sarò pronto per ascoltare te e la musica che fai quando ridi...
Svegliarsi con l'imbianchino che ti spegne la sveglia, andare in bagno e salutare un uomo sopra al tuo davanzale,
tu che hai il sole dentro, vieni a dipingermi la vita, e vieni a dipingermi la camera, del colore che vuoi tu.
Questo giallo un po' più giallo meno giallo, il bandone un po' marrone meno marrone, il cane che non riconosce casa sua, tu che neanche hai mai saputo dove sto... chissà se vivrò qui anche domani... chissà se vivrò vicino a te...
E se sai chi è, salutami Giulio... che non saprà chi siamo noi...
I segreti del lavoro, e i segreti sul lavoro, quello che non si può dire perché di no e quello che non si può dire perché nessuno ci crederebbe, tu che neanche sai che lavoro faccio, e potrei essere un agente della CIA, o un agente e basta, e potrei essere quello che voglio, e potrei essere quello che non sono, e sono tutto tranne ciò che vorrei.
Questa crisi ci mangerà, questa crisi non finirà, questa crisi che è soltanto dentro di noi, andiamo via insieme dove la crisi non esiste.
Tu che hai il sole dentro, vieni ad accendere i pomeriggi tra le 18 e le 19.30. Tu che hai il sole dentro, vieni ad accendere i sabati e le domeniche, quando non dovrai studiare per le tue scuole e per le tue università.
Ti aspetterò, perché ne varrà la pena, ti aspetterò, perché non mi serve il tuo nome completo, ti aspetterò, mentre scrivo il romanzo, che parlerà di me, e parlerà di te...
Non mi vedi in giro per i social network, tu che neanche sei iscritta, e come faccio a dirti tutto questo, io che non ho il tuo msn, e tu che neanche mi rispondi ai messaggi...
Ho le gomme nuove apposta per i tuoi desideri, convertirò il mio conto in benzina, ti porterò dove tu vorrai, o dove vorranno i tuoi, tanto per noi sarà uguale... aspetterò per le mie responsabilità, ho già pagato le mie colpe.
Ma tu, tu che hai il sole dentro, vieni a dipingermi la vita, e vieni a dipingermi la camera, del colore che vuoi tu... del colore che vuoi tu... del colore che vuoi tu...
...pagherò con la mia vita.
venerdì 17 ottobre 2008
E' solo...
Hai una morosa. E' una bella ragazza. Con lei ti ci trovi benissimo insieme, ci parli benissimo, e sessualmente va benissimo. Poi, va beh, non sarà una maiala, non avrà una quinta di tette, ma bisogna sapersi accontentare. Già, e poi nemmeno tu sei Brad Pitt, no?
E' una ragazza d'oro. Ti ama davvero tanto. Basta solo ricambiare il suo amore. Basta solo darle le giuste attenzioni. Due-tre smessaggiate al giorno. Vedersi ogni tanto. Non tutti i giorni, però, sennò sai che palle.
Quasi, tutti i giorni. Sicuramente nel weekend. E poi durante la settimana almeno 2-3 volte.
Basta darle le giuste attenzioni. Dolcezza, quando ne ha bisogno. Affetto, spesso. Cazzo, spesso. Ogni tanta portarla dove vuole lei. In compenso te la puoi portare dietro dove vuoi te. Non si lamenta, troppo. Beh, forse non è troppo compatibile con il resto della tua vita, ma sa sopportarla bene. Se sai stare attento a non invaderla. A lasciare che sia la numero 1 di tutta la tua vita. E a garantirle sempre tutto quello di cui ha bisogno. E poi ogni tanto qualche viaggiettino insieme. Senza spendere troppo, eh, quando c'è l'amore c'è tutto. Davvero, non è una da grossi regali, né da grosse spese. Giusto qualche parola, e tante attenzioni.
Ma davvero, non è una tipa difficile, no. Basta solo seguire queste basilari regole. E poi è già grande e indipendente, ormai quasi non chiede più ai suoi genitori. E' una piccola adulta. Si può impostare un rapporto serio, una storia davvero stabile, dopo tanto che state insieme.
E poi hai un bellissimo e comodissimo lavoro. Puoi andarci in bici. E' il paradiso dell'impiegato. Oh, beh, la paga non è alta. Ma in fondo è giusta. E poi se vuoi è anche un lavoro figo, puoi anche andare in giro a vantartene e a fare il figo, se vuoi. Ogni tanto ti vesti anche in giacca e cravatta, ma puoi anche vestirti normale, quasi. Sei a tempo indeterminato, hai il lavoro garantito. Oh, beh, forse non farai carriera, ma perché poi dovrebbe interessarti? E' tutto così perfetto, basta non avere delle grosse ambizioni.
In famiglia tutto è perfetto. E' così comodo fare quello che ti pare, senza dare un euro in casa, e avere affitto-luce-acqua-gas pagati, la cena pronta (il pranzo no ma vabbè), i vestiti lavati e stirati. E poche pulizie da fare in casa.
Beh, certo, il resto te lo paghi da te, ma puoi permettere di mantenere te stesso e la tua macchina. Una onesta utilitaria, oh ma in fondo va bene, eh.
La salute c'è. E non è poco.
Gli amici sono sempre li. Pronti per una birra e una risata. Sempre li nel weekend. Li puoi vedere al venerdì, al sabato. Al venerdì. Al sabato. Al venerdì O al sabato. Insomma, devi anche uscire con la tua morosa. Non è mica più come quando avevi 20 anni. Ora ne hai qualcuno in più.
Ma basta, da solo tutto questo?
...no, certo che no. Ci vuole altro nella vita. Un bell'hobby, ad esempio. La parrocchia? Ma no, che hobby è? E' da sfigato... stare con quei cinni, o fare incontri con il prete... a perdere tutte quelle serate... ma perfavore, dai, erano cose da fare quando eri giovane. Ora lavori. Magari le hai fatte... beh, hai fatto bene. Ma ora è tempo di qualcosa di più serio. E poi non hai tempo, mica puoi rubare tempo alla tua morosa. Qualcosa di più serio. Ecco, magari una cosa tipo quella li della radio. Una sera a settimana. Va beh, ogni tanto c'è qualche riunione, qualche serata, ma dai, lei lo può sopportare. In fondo ognuno ha le sue cose. E poi è solo ogni tanto, va bene. Poi lei è contenta quando tu sei felice (e ancor di più quando è felice lei) (e rimane la numero 1)
E poi puoi anche scrivere qualcosa se ti piace... tanto quello te lo fai da solo, nel tuo tempo libero. Quando trovi dei buchi, senza rubare spazio a tutto il resto.
Poi se vuoi, se riesci, puoi fare sport. Nella pausa pranzo. Ecco, tipo correre. Così non devi andare in piscina e puoi fare tutto uscendo di casa. Poi mica devi correre delle ore. Mica devi fare una maratona... anche quello? Cos'è, oltre che la radio anche quella? Saresti come Linus, solo che lei non te lo direbbe mai, perché non lo sa.
Dai, una mezz'oretta di corsa. Magari in pausa pranzo, così non togli tempo a niente. A niente, a parte che a te. Ma non è tempo tolto (a lei), è tempo per te (che togli) e per stare in forma.
Che poi non ce n'è neanche bisogno, basta che tu duri giusti quei 10-15 minuti, che poi di più ci si annoia. Lei, si annoia. Ma dai, va poi bene, no? Bisogna sapersi accontentare.
E poi basta così... serve altro? Se vuoi condire con qualche extra, qualche cena di ex compagni ogni tanto, qualche partita di calcetto (ma non troppe sennò poi ti fai male e dopo non riesci più a garantire quei 15 minuti), qualche vecchio amico, qualche uscita a 4, e tutte le occasioni di jet-set che si presentano. Di coppia, ovviamente.
Sei anche giovane, e sei già a posto... puoi anche iniziare a pensare al matrimonio... tra qualche anno, con calma. E' così bello fare un giro all'Ikea guardando le cucine... e poi la tua famiglia ti ha già destinato un pezzo della casa. Forse, addirittura, ne riescono a trovare pure una tutta per voi... non sei felice?
Non credi che vada tutto perfettamente bene, in fondo?
Giulio si sveglia tutto sudato. 38,9°. E' solo febbre.
Doppio zerinol, bicchiere d'acqua, e buonanotte di nuovo.
Afterhours - E' solo febbre
domenica 31 agosto 2008
Dove si va da qui? (Bisogna essere dei begli arroganti)
Londra, Edinburgh, Granada, Adwa, Santiago, Cento.
Dove si va da qui?
Certo che bisogna essere dei begli arroganti per pensare di scrivere.
Voglio dire: un conto è fare il medico. O il calciatore. O il chitarrista. O l'elettricista. Insomma, ci sono determinate qualità, riscontrabili obiettivamente, nel fare queste professioni... operare un cuore, tirare una punizione all'incrocio dei pali, suonare l'assolo di Starway To Heaven, riparare un quadro elettrico, sono cose che non tutti sanno fare. E se le sai fare bene, oppure no, oppure non le sai fare proprio, beh, si vede, e salta fuori subito.
Ma scrivere... tutti sanno scrivere. Si impara in prima elementare. Poi, ci sarà chi scrive bene, chi scrive male... ma suvvia, tutti scriviamo. Tutti sappiamo comunicare qualcosa. Tutti mandiamo emai. E poi figurati, al giorno d'oggi, siamo pieni di blog... tutti scrivono. Tutti sanno scrivere.
Pensare di poter fare scrivere vuol dire confrontarsi con milioni e milioni di persone, e pensare di poter essere migliori di loro. Bisogna essere dei begli arroganti.
Perché poi uno dovrebbe scrivere meglio degli altri? E perché quello che scrive uno, dovrebbe interessare di più di quello che scrivono gli altri?
Non c'è dubbio, bisogna essere dei begli arroganti.
Se la vita è una grande corsa a tappe, ci sono momenti in cui tutti ti lasciano solo.
E se hai spinto sui pedali come un forsennato, e tutti sono dietro a oltre un minuto, quello è il momento migliore.
martedì 26 settembre 2006
Fobia del sociale
L'altro giorno, per caso, sono entrato al bloom. Più che per caso, per andare in bagno. Va beh ma forse sarei entrato anche se non dovevo pisciare... giusto per farci un giro. In fondo l'ultima volta ci ero entrato a giugno, o forse addirittura maggio, insomma la scorsa stagione. E per stagione intendo il senso calcistico, da settembre a giugno. Lo stesso senso di anno scolastico. Ma anno scolastico lo si usava ai tempi delle superiori. Ora c'è l'anno accademico, ma non è la stessa cosa... l'anno accademico ha la pausa estiva ma dura da ottobre a settembre... dura 12 mesi...
Beh comunque al bloom c'è un palco nuovo ancora più grande e più bello. E più alto. C'è anche meno posto per i tavoli per la gente. Quindi la gente ci sta ancora più stricata.
Ma la questione è che quando sono entrato... ho provato fastidio. Entrare dentro un posto, e sentirmi osservato da tante persone in maggioranza più piccole di me, e sfigate, mi ha dato fastidio.
Non lo so, per me è stato strano, non mi era mai capitato di provare fastidio in questo modo... si diverse volte magari non mi ero sentito a mio agio ma vabbè quello capita, spesso anche con una camicia indosso non è che sono a mio agio come con una maglietta però la camicia non mi da certo fastidio.
Bah.
Ma la questione è che oggi entrando al mcdonald ho riprovato la stessa situazione, in un contesto simile. Fastidio. Cinni e cinne ancora più piccoli, ancora più sfigati, e ancora più ferraresi.
Avevo voglia di leggermi un po' il mio "Oceano Mare" imprestatomi da Soli... ma li dentro sarei stato a disagio, non ce l'avrei fatta.
Alché ho anche pensato: oddio... mi da fastidio entrare al bloom con tutta sta gente... mi stanno sulle palle i cinni e anche le cinne delle superiori... ho voglia di stare da solo per i cazzi miei e leggermi Baricco... sto diventando come Soli! :asd:
Poi ci ho riflettutto e ho detto: calma, no. O perlomeno non ancora. Perché anche se provo disagio con tutti queste "cinni" e "cinne", devo dire che di cinne me ne bumberei almeno un quarto. E in alcuni momenti potrei toccare punte percentuali del 50%.
In fondo, c'è gente che fa la superiori che c'ha poi i suoi 18-19 anni... alla faccia dei cinni e delle cinne...
Ma la questione non se io stia diventando come Soli oppure no ( :asd: ). Non è questione se divento come Soli, come Diego o come Sacchi... è questione che sto diventando qualcosa non sono più io! Questa "paura del sociale" o meglio "fobia del sociale" non è da me e mi preoccupa un po'.
Quando sarò sopra un palco e la sentirò di nuovo allora vorrà dire che c'è qualcosa che non va. Anzi, che c'è qualcosa che va. Qualcosa che va via. Un po' di me, ad esempio.
Sarà solo un po' di me che se ne va. Solo un po' di me che se ne va. "Solo". Come se fosse poco. Io tremo, te lo dico, io tremo. Non sono mica Manuel Agnelli.
Counting Crows - "Have you seen me lately?"
Get away from me, just get away from me
This isn't gonna be easy
But I don't need you, believe me
You got a piece of me
But it's just a little piece of me
And I don't need anyone
And these days I feel like I'm fading away
Like sometimes when I hear myself on the radio
Have you seen me lately?
Have you seen me lately?
Have you seen me lately?...
I was out on the radio starting to change
Somewhere out in America,
it's starting to rain
Could you tell me the things you remember about me
And have you seen me lately?
I remember me
And all the little things that make up a memory
Like she said she loved to watch me sleep
Like she said: "It's the breathing,
it's the breathing in and out and in and..."
Have you seen me lately?
Have you seen me lately?
Have you seen me lately?...
I was out on the radio starting to change
Somewhere out in America
it's starting to rain
Could you tell me the things you remember about me
And have you seen me lately?
I guess I thought
that someone would notice
I guess I thought
somebody would say something
If I was missing
Can't you see me?
Come on color me in
Come on color me in
Give me your blue rain
Give me your black sky
Give me your green eyes
Come on give me your white skin
Come on give me your white skin
Come on give me your white skin
I was out on the radio starting to change
Somewhere out in America, it's starting to rain
Could you tell me the things you remember about me
And have you seen me lately?
Have you seen me lately?
Have you seen me lately?...
Altra canzone "a tema" (stile saccolo :asd: ): Afterhours - Bye Bye Bombay
sabato 26 agosto 2006
La teoria del ritardo
Ieri alla fine mi sono dimenticato di dire che, se la cassiera del negozio di libri è molto carina, beh allora comprare libri è tutta un'altra cosa. A me la cultura non m'interessa, la figa si.
Ma non c'entra niente con il mio pensiero di oggi. No, non è l'unico pensiero che ho fatto oggi. Ne faccio più di quanti si creda. Anche più di quanti mi possa ricordare. A volte sarebbe bello avere un registratore neuronale. Ma dove lo trovo poi il tempo per riascoltarmi tutte le cazzate che penso? Alla fine si fa prima ad ascoltarsi gli Afterhours. Che poi a me nemmeno piacciono tanto, a Ferrara sono andato a vederli perché erano gratis.
Dicevo, anzi pensavo, e ora scrivevo, o per meglio dire scrivo, che è tutto una questione di punti di vista.
E così sto dicendo tutto e niente, mi spiego meglio. No, non sto dicendo nulla di nuovo, sono un po' come i Counting Crows, non hanno inventato niente, ma lo fanno meglio di altri che c'erano prima. Io non so cosa stia facendo meglio di quelli che c'erano prima. Chi c'era prima? Su questa seggiola, mio padre, ma non se io pensi meglio di lui. Non credo.
Quindi che cazzo di paragoni faccio? Che poi mi perdo nel discorso.
E' una questione di punti di vista... la stessa cosa può apparire vista da un modo bella, come suicidante. Esiste la parola suicidante? No? Zanichelli prendi nota, da stasera un vocabolo in più.
Dicesi suicidante ciò che è talmente deprimente da portare al suicidio.
Ha ragione Sacchi, non è la prima volta, e ultimamente avviene sempre più spesso. Nulla di preoccupante, è la natura che fa il suo corso. Potrei parlarne ora ma poi mi divago troppo e mi perdo di nuovo.
Di cosa stavo parlando? Ah, dei punti di vista... beh Sacchi ha ragione perché dice che il mondo visto da un innamorato ricambiato, da un innamorato non ricambiato, e da uno che non è innamorato, sono tre realtà diverse.
Dice che quella più vera è quella di uno che non è innamorato. Boh... bruttino il mondo allora, eh?
Che poi qualcuno viene a dirmi che sembra che mi faccia schifo la vita da come scrivo sul blog... ma no, è semplicemente che ci sono cose belle e cose brutte, e magari ora il mio punto di vista va sulle brutte che a lamentarsi delle belle siamo sempre in tempo.
Che poi io sia smaronato-depresso-logorroico-sinestesico-diastolico-invasato e altre parole a caso (le può mettere il mio paroliere Mogol-Diego) è un altro discorso.
Sacchi è uno della grande teoria del ritardo. Lo dovevo mettere in un altro post ma mi è venuto da scriverlo ora.
E qui fanculizzo (ma con amor di simpatia) chi ora mentalmente mi fanculizza dicendo "chi arriva in ritardo è solo un gran sfigato, perché fa perdere tempo agli altri, non rispetta gli altri, e bla bla bla..."
Premesso che la parola rispetto è una di quelle parole che al giorno d'oggi si usano senza sapere cosa vogliano dire, perché io provo rispetto per la parola rispetto, adesso spiego di cosa sto parlando.
Credo di avere già aperto 28 discorsi diversi senza chiuderne nemmeno uno.
La teoria del ritardo va ben oltre l'arrivare in ritardo una singola volta... chi mi fanculizza non ha proprio capito una nerchia di cosa sto parlando. Quando il saggio indica la luna, lo stolto vede solo il dito. E soprattutto, l'essenziale è invisibile agli occhi (Piccolo Principe rulez! W Renon 2005 e i partecipanti al campo estivo delle medie).
E spesso è così... quando cerco il costume per andare al mare non lo trovo mai. L'essenziale è invisibile agli occhi. Lo cerco a occhi chiusi ma non lo trovo lo stesso. L'essenziale è invisibile anche al tatto. Gusto, olfatto e udito sono pressochè nulli in questa ricerca. L'essenziale è invisibile a tutti i 5 sensi.
Poi scopri che il tuo costume l'ha messo da lavare la Karima. L'essenziale è a lavare dalla Karima. In compenso il superfluo lo puoi vedere, toccare, annusare, ascoltare e leccare.
E allora non stiamo parlando di arrivare in ritardo una sera, e vaffanculo, stiamo parlando di una metafora ben più ampia... di quelli che arrivano "dopo". Nella vita. A cui spuntano i primi denti "dopo" gli altri, che dicono la prima parola "dopo" gli altri, che crescono in altezza e peso "dopo" gli altri, che iniziano a uscire "dopo" gli altri... che hanno la prima ragazza "dopo" gli altri... eccetera.
Ecco, io, come credo Sacchi e non sia il solo, mi sento facente parte di questo grande gruppo. E ritengo che sia un bene, per tanti motivi. Perché chi arriva in ritardo, molto spesso fa le cose di fretta, e non gli vengono benissimo. Però, arriva dopo, ed è più fresco. Quando arriviamo noi, gli altri sono già stanchi... hanno già preso il vento, la pioggia, sono li da mezz'ora...
E Sacchi è uno che sta arrivando adesso, come tanti altri... e si deve ancora fermare, sia chiaro. Onore e stima a Saccolo.
E la teoria dei punti di vista? Beh, secondo me in giro c'è un po' di merda (si anche cose belline, tipo l'asfalto di piazzale Maresca che ti scirlano le ruote sull'asciutto e sul bagnato razzi, ma non ne voglio parlare stasera delle cose belle. nè tantomeno dell'asfalto di piazzale Maresca che poi quel nome gliel'abbiamo dato noi chissà come cazzo lo hanno chiamato all'anagrafe perché poi il nome delle vie deve darlo l'anagrafe ma lo da veramente l'anagrafe che mettere un punto o una virgola o un qualunque segno di punteggiatura dite che è un'idea? Si, era da fare, direi.)
E queste merde che sono in giro, se viste da un punto di vista diverso, non sono niente male.
La questione è trovare la soluzione, il centro di gravità permanente, che possa permettere di avere un'idea fissa reale e precisa su tutto. Ma trovala, la soluzione.
E per finire, come se di cazzate non ne avessi messo già da basta io, il monologo tratto da Brand:new.
Avevo litigato con la mia ragazza. Ero in casa. Ero solo. Guardavo una televendita di pentole sul satellite. A un certo punto squillo il telefono. Non era lei. Però era una donna.
"Buonasera", mi dice.
"Buonasera", dico io.
"Sono Miranda Rossi della F&T Marketing. Sto cercando una donna tra i 18 e i 35 anni per farle alcune domande".
"Ma va? Che combinazione, anch'io".
"Ah,anche lei fa ricerche di mercato?"
"No, no è un'altra storia. Buonanotte".
tratto da Brand:new di Massimo Coppola
mercoledì 16 agosto 2006
Le cose che mi colpiscono
Ci sono quelle cose che ti colpiscono, che ti rimangono impresse e ti lasciano il segno, anche solo per qualche giorno...
Ieri sera mi ha colpito la chitarra di Soli: davvero bella, color nero lucido, robusta, resistente, ha un suono bellissimo. Soprattutto a contatto con la mia testa, quando Sacchi cerca di passarla alla Linda ma sotto effetto alcolico sbaglia un po' le misure... ecco questo mi ha colpito veramente molto. Ho ancora un bel bernoccolo.
E poi mi ha colpito lo stipite di camera mia. Rientro in casa alle 5 e un quarto, che uno forse vuole solo dormire, apro la porta ed eccolo li! In tutto il suo splendore, che atterra sulla mia spalla destra!
Per carità, tutte banalità, non che per queste cose mi sia svegliato a un orario diverso la mattina, ma sono tutte cose che ti colpiscono. E che a volte ti lasciano un po' il segno.
Riguardo la bella giornata passata ieri, ricordando i momenti di ringraziamenti del guestbook degli Alpha Alpha di un tempo, si ringraziano nell'ordine:
-Diego e il suo best moment (la corsa in mutande e calzini tipo hooligan inglese)
-Soli e la sua iperirritazione schienale
-Sacchi e il suo gesto "che neanche Manuel Agnelli!" ROCK!
-Orsi e la Madda (con gavettone a sorpresa di Nedo!)
-Cotoselly
-ElisaG, ElisaF, SaraB (e i biscottini), SaraC (in acquacontrovoglia), Fre (non in acqua ma prima o poi ci finisce), CateG e le sue verdure, AnnaRom (ospite internazionale a sorpresa) e la padrona di casa Linda!
Ah, dimenticavo la splendidissima Rana Bue AndreaSilvestri... :asd:
16 agosto 1996 - 16 agosto 2006 : 10 anni di ATTILANTA!