Da qualche parte, altrove, Lacetti...
"Ancora 8mila, forse 10mila miglia, ma poi è questo ferro è da buttare" mi fece Greg, con le mani sporche di olio.
"Quanto mi costerà?"
"Ah, non meno di una Escort al centro di Soho" si mise a ridere.
"Cosa intendi con Escort, esattamente?"
"Quando parlo di Escort parlo di una RS Cosworth, niente di meno. Roba da 200 cavalle."
"Cavalle?"
"Cavalle, hp di razza."
"E 200mila pound?"
"Non meno di 200, ci puoi giurare."
"E ci posso girare?"
"Di sicuro più che su questa Lacetti. Comunque già al sud di Matera conosco gente che ancora pagherebbe qualche pezzo per avere questo ferro sotto il culo."
"Qualche pezzo?"
"Si, hai capito."
"E perché?"
"Non fare domande di cui non ti serve la risposta. Se ti interessa fammi sapere. Sei Lacetti anche senza Lacetti."
E aveva fottutamente ragione. Sputai tabacco sul marciapiede. Sono Lacetti anche senza la mia Chevy Lacetti a farmi venire il tetano.
Così me ne pensavo mentre accendevo il ferro e spingevo allegramente verso Ovest.
Venivo da un lungo periodo lontano dalle bottiglie, dopo i fasti infausti dell'est. La mia Topolina di San Pietroburgo era scomparsa, o forse non era nemmeno mai esistita, e così aveva dovuto capire il da farsi.
E fu sul viaggio di ritorno, che la vidi, muoversi come una gattina incuriosita. Era la mia Charlotte Gainsbourg, e fanculo l'est, avrei dovuto seguire quel profumino francese.
Vieni a Parigi, mi disse.
Con cosa cazzo ci pago l'aereo, le risposi.
Non ce l'hai una macchina, osò ribattere.
Mi piaceva il suo cazzo di caratterino francese, avvolto in un trench come un manichino di H&M quando arriva settembre.
Non avevo bigliettoni per quei voli della minchia, ad essere onesto, ma sapevo che avrei inventato qualcosa con il mio ferro. Probabilmente mi avrebbe abbandonato di fronte ad un casello, con una saccoccia di monetine nella mano per il pedaggio, ma dovevo tentare a tutti i costi questa trasferta.
Dovevo seguirne la scia, e tentare di guadagnare un metro alla volta. Solo così potevo pensare di arrivare a lei. Non sarebbe stato assolutamente facile, ma era l'unico modo per garantirmi un futuro. I bigliettoni cominciavano a terminare, e a Parigi c'era un qualche lavoro dei marsigliesi pronto ad aspettarmi.
Forse John si sarebbe deciso a venirmi a trovare, anche se non sopportava l'idea di trovare tutte quelle BMW ad aspettarlo.
Mi sarebbe piaciuto tornare a lavorare con lui, era un cazzone di prim'ordine, ma di quello che sanno come fare un lavoro fatto bene.
Mi sistemai per bene i gioielli sul sedile, e buttai la quinta, inserendomi nella carreggiata, verso Ventimiglia, la Mille Miglia, e tutte le altre corse che mi avrebbero atteso al traguardo.
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martedì 19 gennaio 2016
lunedì 21 settembre 2015
Di nuovo Lacetti - La peregrinazione europea
da un'altra parte, dall'altra parte, sempre qualcun altro, Lacetti...
Ero fermo davanti a un autogrill ungherese, uno di quei posti dove puoi aspettarti di carpire il segreto della vita dalle labbra di un autotrasportatore polacco, o perdere un rene.
Una birra fredda da 50 cl mi scorreva lungo la gola, mentre attendevo il da farsi. Sapevo che presto mi sarei fatto una zuppa calda.
L'autostrada era bloccata da quei cazzo di migranti, e per le strade basse era meglio non addentrarsi di notte. Avrei aspettato l'indomani, dormendo sul sedile passeggero, con una coperta che profumava di cane, camporelle e libertà.
Ancora parecchia strada mi separava dalla mia meta... ma dove ero? Dove mi trovavo? Dove era colei che avrei dovuto raggiungere? Mi sentivo come Max Pezzali in uno dei suoi più conclamati successi, quella Nord Sud Ovest Est che casualmente avevo sentito per radio l'ultima volta in Italia, poco prima di Trieste.
Starò cercando lei o forse me? E forse quel che cerco neanche c'è.
Tirai fuori il mio pene rattrappito dal freddo e pisciai lungo un palo della luce. Non c'era veramente un cazzo, da queste parti. E pensare a tutte le vittime degli abusi edlizi, che in Italia si accoltellano alle assemblee di condominio per un posto auto. O quelli che si ammazzano per gli affitti nelle periferie di Londra. Qui c'è tutto il posto che vogliono.
Perché non venite qua a cagare il cazzo?
Qui che non c'è niente.
Sarei arrivato da qualche parte, prima o poi? Perché mi ero imbarcato in questo viaggio? La Lacetti era fredda ghiacciata, ferma e inutile, come questa bottiglia di birra ormai vuota.
Mi rassegnai ad entrare in quella bettola puzzolente e ordinare una zuppa calda.
In televisione davano le immagini dei siriani, proprio quelli che a fianco a me percorrevano l'autostrada. Dove cazzo andate? Restate qui. Popoliamo questa landa desolata insieme. Non lasciatemi da solo anche io.
Perché devo sempre rincorrere tutti e nessuno si ferma mai da me?
Fanculo.
Il mio destino è quello di cacciatore. Non c'è nulla che possa fare se non continuare a cacciare. Ti troverò. Viva o morta, ti troverò.
Ero fermo davanti a un autogrill ungherese, uno di quei posti dove puoi aspettarti di carpire il segreto della vita dalle labbra di un autotrasportatore polacco, o perdere un rene.
Una birra fredda da 50 cl mi scorreva lungo la gola, mentre attendevo il da farsi. Sapevo che presto mi sarei fatto una zuppa calda.
L'autostrada era bloccata da quei cazzo di migranti, e per le strade basse era meglio non addentrarsi di notte. Avrei aspettato l'indomani, dormendo sul sedile passeggero, con una coperta che profumava di cane, camporelle e libertà.
Ancora parecchia strada mi separava dalla mia meta... ma dove ero? Dove mi trovavo? Dove era colei che avrei dovuto raggiungere? Mi sentivo come Max Pezzali in uno dei suoi più conclamati successi, quella Nord Sud Ovest Est che casualmente avevo sentito per radio l'ultima volta in Italia, poco prima di Trieste.
Starò cercando lei o forse me? E forse quel che cerco neanche c'è.
Tirai fuori il mio pene rattrappito dal freddo e pisciai lungo un palo della luce. Non c'era veramente un cazzo, da queste parti. E pensare a tutte le vittime degli abusi edlizi, che in Italia si accoltellano alle assemblee di condominio per un posto auto. O quelli che si ammazzano per gli affitti nelle periferie di Londra. Qui c'è tutto il posto che vogliono.
Perché non venite qua a cagare il cazzo?
Qui che non c'è niente.
Sarei arrivato da qualche parte, prima o poi? Perché mi ero imbarcato in questo viaggio? La Lacetti era fredda ghiacciata, ferma e inutile, come questa bottiglia di birra ormai vuota.
Mi rassegnai ad entrare in quella bettola puzzolente e ordinare una zuppa calda.
In televisione davano le immagini dei siriani, proprio quelli che a fianco a me percorrevano l'autostrada. Dove cazzo andate? Restate qui. Popoliamo questa landa desolata insieme. Non lasciatemi da solo anche io.
Perché devo sempre rincorrere tutti e nessuno si ferma mai da me?
Fanculo.
Il mio destino è quello di cacciatore. Non c'è nulla che possa fare se non continuare a cacciare. Ti troverò. Viva o morta, ti troverò.
mercoledì 2 settembre 2015
Lacetti colpisce ancora - Alla ricerca del pezzo incantato
Non sopportavo come i ragazzi laggiù in Romagna avessero preso a chiamarmi Lacetti. Voglio dire, ero pronto a rottamare quel ferro arrugginito in cambio di una bionda ghiacciata, se solo fosse bastato a farmi chiamare con il mio cazzo di nome.
Ma era inutile, Aziz, Basano e Mapez amavano scherzare all'europea, e in quel genere di questioni era meglio non addentrarsi, se volevo evitarmi un pippone spezzapalle di 45 minuti. Volevo solo un cazzo di burrito caldo, ma in tasca non avevo spicci, né per la broda della Lacetti né per saldare il conto della serata.
I miei debiti si facevano troppo alti, e rischiavo di fare la fine della Grecia in un poker assassino con Berlino e Londra.
Decisi di stare seduto sul dondolo nella mia veranda a fumarmi un paio di paglini, mentre attendevo qualche idea sul da farsi.
Avevo un sacco di lavori da terminare qui, e l'indomani mi sarei svegliato presto per cominciare a terminarli, ma non riuscivo a schiodare la testa da quella topolina dell'est.
Cosa era successo? Mai mi era capitato di perdere la testa per un pezzo di carne, neanche fosse una fiorentina servita sotto al Mugello. Qui c'era qualcosa di più grosso sotto. Questa tipina nascondeva dei segreti, sotto quelle gemme che aveva al posto degli occhi, e iniziavo a esserne sicuro. Dovevo scoprire quale mistero si portava dietro. Quel fascino di eterna bambina innocente, mischiato al carattere della peggior stronza dell'ufficio postale, e alla freddezza di un killer in area di rigore. Ma aveva un tocco, un raggio di sole, una brezza tiepida, che a tratti, le uscita dalle labbra, dalle mani, dal cuore.
Dovevo andare a scoprirlo al più certo, ne ero sicuro. Cercai gli stivali antifango e li trovai ancora sporchi di fango, perfetti per immergermi nel fango fin da subito. Ma nel fango dovevo andarci domani.
Dovevo andare a prendere quella bimba. Ed ero sicuro ci sarebbero voluti almeno una decina di caricatori, 4 taniche di benzina, un bel giubbottone con l'interno ben foderato, e soprattutto un paio di stivali puliti.
Sarei partito l'indomani con le luci dell'alba, avrei fatto il pieno da Grisù (di soldi e di broda) e poi avrei schiacciato il gas di quel cesso mobile fino a farla bruciare dopo il confine.
Sentivo l'odore della rincorsa più lunga di tutto l'ovest civilizzato, ma sentivo anche il suo profumo tenue nell'aria, e sapevo che non sarei tornato da solo da questa cavalcata.
La luna piena mi sorrise sorniona, io la mandai a farsi inculare, e mi buttai sul dondolo, per dormire con il fresco della sera.
Ma era inutile, Aziz, Basano e Mapez amavano scherzare all'europea, e in quel genere di questioni era meglio non addentrarsi, se volevo evitarmi un pippone spezzapalle di 45 minuti. Volevo solo un cazzo di burrito caldo, ma in tasca non avevo spicci, né per la broda della Lacetti né per saldare il conto della serata.
I miei debiti si facevano troppo alti, e rischiavo di fare la fine della Grecia in un poker assassino con Berlino e Londra.
Decisi di stare seduto sul dondolo nella mia veranda a fumarmi un paio di paglini, mentre attendevo qualche idea sul da farsi.
Avevo un sacco di lavori da terminare qui, e l'indomani mi sarei svegliato presto per cominciare a terminarli, ma non riuscivo a schiodare la testa da quella topolina dell'est.
Cosa era successo? Mai mi era capitato di perdere la testa per un pezzo di carne, neanche fosse una fiorentina servita sotto al Mugello. Qui c'era qualcosa di più grosso sotto. Questa tipina nascondeva dei segreti, sotto quelle gemme che aveva al posto degli occhi, e iniziavo a esserne sicuro. Dovevo scoprire quale mistero si portava dietro. Quel fascino di eterna bambina innocente, mischiato al carattere della peggior stronza dell'ufficio postale, e alla freddezza di un killer in area di rigore. Ma aveva un tocco, un raggio di sole, una brezza tiepida, che a tratti, le uscita dalle labbra, dalle mani, dal cuore.
Dovevo andare a scoprirlo al più certo, ne ero sicuro. Cercai gli stivali antifango e li trovai ancora sporchi di fango, perfetti per immergermi nel fango fin da subito. Ma nel fango dovevo andarci domani.
Dovevo andare a prendere quella bimba. Ed ero sicuro ci sarebbero voluti almeno una decina di caricatori, 4 taniche di benzina, un bel giubbottone con l'interno ben foderato, e soprattutto un paio di stivali puliti.
Sarei partito l'indomani con le luci dell'alba, avrei fatto il pieno da Grisù (di soldi e di broda) e poi avrei schiacciato il gas di quel cesso mobile fino a farla bruciare dopo il confine.
Sentivo l'odore della rincorsa più lunga di tutto l'ovest civilizzato, ma sentivo anche il suo profumo tenue nell'aria, e sapevo che non sarei tornato da solo da questa cavalcata.
La luna piena mi sorrise sorniona, io la mandai a farsi inculare, e mi buttai sul dondolo, per dormire con il fresco della sera.
martedì 30 giugno 2015
Lacetti
Qualche tempo fa, nel vecchio continente...
Il sapore di caffè caldo mi correva ancora lungo le gengive, in una corsa infinita, come i fari della notte sulla A14.
Che poi non era vero caffè, lo sapevo, me lo aveva detto Lucia, una puttana italiana mi ero fatto in un viaggio a Milano, qualche anno fa.
Senza nemmeno pagarla.
Bah, laggiù, le studente universitarie fanno una sorta di tirocinio gratuito presso i cazzi a stelle e strisce, anche se a quanto pare prediligono quelli del sudamerica.
Ma non mi interessava più di tanto, non volevo farmi distogliere dal pensiero di quelle gambe, ancora fresco nella mia mente, di un colore perfettamente a metà tra l'ebano e l'avorio, che si contorcevano calde e sudate in un vestito nero apparentemente un po' troppo corto.
Avrei avuto voglia di interrompere ogni scialba conversazione e mostrare un po' del materiale che mi porto sempre appresso, ma a quanto pare c'era una procedura da rispettare, e le mie maniere sarebbero risultate una eccezione non consentita dal sistema.
Ho qualche dubbio sulla sanzione che mi sarebbe stata commissionata, ma decisi di non forzare la situazione, e lasciare che le mie attenzioni si dirigessero temporaneamente sulla destra, dove in un lungo tessuto si contorcevano un'anima bisognosa di punizioni.
Non mi sarei sottratto al mio dovere, ma prima, avrei bagnato le labbra in un paio di bicchieri, come si conviene ad un uomo che ha sete per davvero.
Prima di tutto questo, avrei dovuto affrontare "the white runner", così lo chiamavano. Non mi interessava l'origine di quel nomignolo, conoscevo bene il mio avversario. E sapevo che con lui era come una partita a scacchi: ti avrebbe portato dove voleva, per poi sconfiggerti. Riuscii a uscirne vivo, ma non certo vincitore, e mi allontanai con le luci della sera, sulla mia Chevy rossa.
Le valvole urlavano come dannate sotto quel cofano bollente, a rammentarmi che non poggiavo il culo sul sedile di una muscle car, ma sul deprecabile telaio di una Lacetti, rimediata chissà dove dopo un lavoro a Piacenza.
Ricordo bene quella notte e quello che mi portò a recuperare questo volante, giurai sotto una bottiglia di JD che non ne avrei mai parlato, e per la buonanima di Josh Beneguzzi, non lo farò certo ora.
Le luci della cispadana mi correvano sulla fronte, a ricordarmi gli anni che passavano e le radure che si aprivano tra i miei capelli, mentre l'umido della grande pianura bussava dai finestrini per entrarmi fin dentro le mutande.
Scesi lungo la strada a mangiare un boccone, e trovai riparo alla tavola calda di Aziz, Basano e Mapez, tre giovani del posto.
Li conoscevo bene, li avevo salvati in più di una occasione dalle calde notti di Cuba, ma forse erano stati più loro a salvare me. Mi fermavo volentieri a scucirgli qualche euro per il burrito più buono di tutta la statale, anche se con Aziz non ci dicevano molto altro che non fosse "scipola" o "picanto" o che so io.
E non ho mai capito se tutte le volte che mi diceva "bella macchina" mi stesse prendendo in giro o davvero apprezzasse quel vecchio ferro rosso prossimo alla ruggine. Sono stato indeciso più di una volta se sfoderare il mio fodero nascosto, ma nel dubbio, ho sempre preferito tenermi buono un acquirente nel caso necessitassi di liberarmi di un usato scomodo.
Basano e Mapez, invece, mi accolsero come sempre, con una pinta fredda e un cestino di pretzel che non centravano proprio un cazzo, ma sapevo che faceva parte del loro modo di avvicinarsi ad un americano di origine europea.
D'altronde, le loro origini italoamericane avrebbero fatto presagire un'accoglienza più localizzata, ma anni passati a rischiare l'osso del collo nelle atenei più rinominati del pianeta, avevano reso loro un miscela priva di senso di usanze e tradizioni.
Usciii sulla soglia, a respirare un filo di vento, a cercare di cogliere la brezza dell'estate che arriva, che fa mille promesse e che poi alla fine ti sodomizza a tradimento, proprio come feci io con Paulina, nonostante avessi tentato di utilizzare un po' di vaselina prima che mi scivolasse la confezione sul suo tappeto del discount.
Stavolta sarei stato io a prostrarmi al vento della vita, e sarei stato pronto a farlo... ma quei 1400 bigliettoni che mi aspettavano su a Manchester mi ringalluzzivano parecchio, e non avrei certo potuto fermarmi davanti a quella prospettiva.
Misi tutto sul conto di Basano (un vecchio gioco di scambi, quando alla cassa trovavo Basano ovviamente facevo mettere tutto sul conto di Mapez) e uscii, ebbro di Bavaria gassata all'inverosimile, respirando l'odore di GPL appena riempito, e pronto a perdermi nuovamente sui ponti ultimati di recente.
Sapevo che avevo un paio di gambe da conquistare di un colore perfettamente a metà tra l'ebano e l'avorio, e nessuno avrebbe potuto staccare la mia destra dal pedale del gas.
Il sapore di caffè caldo mi correva ancora lungo le gengive, in una corsa infinita, come i fari della notte sulla A14.
Che poi non era vero caffè, lo sapevo, me lo aveva detto Lucia, una puttana italiana mi ero fatto in un viaggio a Milano, qualche anno fa.
Senza nemmeno pagarla.
Bah, laggiù, le studente universitarie fanno una sorta di tirocinio gratuito presso i cazzi a stelle e strisce, anche se a quanto pare prediligono quelli del sudamerica.
Ma non mi interessava più di tanto, non volevo farmi distogliere dal pensiero di quelle gambe, ancora fresco nella mia mente, di un colore perfettamente a metà tra l'ebano e l'avorio, che si contorcevano calde e sudate in un vestito nero apparentemente un po' troppo corto.
Avrei avuto voglia di interrompere ogni scialba conversazione e mostrare un po' del materiale che mi porto sempre appresso, ma a quanto pare c'era una procedura da rispettare, e le mie maniere sarebbero risultate una eccezione non consentita dal sistema.
Ho qualche dubbio sulla sanzione che mi sarebbe stata commissionata, ma decisi di non forzare la situazione, e lasciare che le mie attenzioni si dirigessero temporaneamente sulla destra, dove in un lungo tessuto si contorcevano un'anima bisognosa di punizioni.
Non mi sarei sottratto al mio dovere, ma prima, avrei bagnato le labbra in un paio di bicchieri, come si conviene ad un uomo che ha sete per davvero.
Prima di tutto questo, avrei dovuto affrontare "the white runner", così lo chiamavano. Non mi interessava l'origine di quel nomignolo, conoscevo bene il mio avversario. E sapevo che con lui era come una partita a scacchi: ti avrebbe portato dove voleva, per poi sconfiggerti. Riuscii a uscirne vivo, ma non certo vincitore, e mi allontanai con le luci della sera, sulla mia Chevy rossa.
Le valvole urlavano come dannate sotto quel cofano bollente, a rammentarmi che non poggiavo il culo sul sedile di una muscle car, ma sul deprecabile telaio di una Lacetti, rimediata chissà dove dopo un lavoro a Piacenza.
Ricordo bene quella notte e quello che mi portò a recuperare questo volante, giurai sotto una bottiglia di JD che non ne avrei mai parlato, e per la buonanima di Josh Beneguzzi, non lo farò certo ora.
Le luci della cispadana mi correvano sulla fronte, a ricordarmi gli anni che passavano e le radure che si aprivano tra i miei capelli, mentre l'umido della grande pianura bussava dai finestrini per entrarmi fin dentro le mutande.
Scesi lungo la strada a mangiare un boccone, e trovai riparo alla tavola calda di Aziz, Basano e Mapez, tre giovani del posto.
Li conoscevo bene, li avevo salvati in più di una occasione dalle calde notti di Cuba, ma forse erano stati più loro a salvare me. Mi fermavo volentieri a scucirgli qualche euro per il burrito più buono di tutta la statale, anche se con Aziz non ci dicevano molto altro che non fosse "scipola" o "picanto" o che so io.
E non ho mai capito se tutte le volte che mi diceva "bella macchina" mi stesse prendendo in giro o davvero apprezzasse quel vecchio ferro rosso prossimo alla ruggine. Sono stato indeciso più di una volta se sfoderare il mio fodero nascosto, ma nel dubbio, ho sempre preferito tenermi buono un acquirente nel caso necessitassi di liberarmi di un usato scomodo.
Basano e Mapez, invece, mi accolsero come sempre, con una pinta fredda e un cestino di pretzel che non centravano proprio un cazzo, ma sapevo che faceva parte del loro modo di avvicinarsi ad un americano di origine europea.
D'altronde, le loro origini italoamericane avrebbero fatto presagire un'accoglienza più localizzata, ma anni passati a rischiare l'osso del collo nelle atenei più rinominati del pianeta, avevano reso loro un miscela priva di senso di usanze e tradizioni.
Usciii sulla soglia, a respirare un filo di vento, a cercare di cogliere la brezza dell'estate che arriva, che fa mille promesse e che poi alla fine ti sodomizza a tradimento, proprio come feci io con Paulina, nonostante avessi tentato di utilizzare un po' di vaselina prima che mi scivolasse la confezione sul suo tappeto del discount.
Stavolta sarei stato io a prostrarmi al vento della vita, e sarei stato pronto a farlo... ma quei 1400 bigliettoni che mi aspettavano su a Manchester mi ringalluzzivano parecchio, e non avrei certo potuto fermarmi davanti a quella prospettiva.
Misi tutto sul conto di Basano (un vecchio gioco di scambi, quando alla cassa trovavo Basano ovviamente facevo mettere tutto sul conto di Mapez) e uscii, ebbro di Bavaria gassata all'inverosimile, respirando l'odore di GPL appena riempito, e pronto a perdermi nuovamente sui ponti ultimati di recente.
Sapevo che avevo un paio di gambe da conquistare di un colore perfettamente a metà tra l'ebano e l'avorio, e nessuno avrebbe potuto staccare la mia destra dal pedale del gas.
giovedì 6 marzo 2014
Femminile Singolare
Ok che questo blog vive di vita propria, o di non vita propria, dipende: però è anche vero che è giusto dirvi che a volte capita che le cose scritte in questo blog prendano vita propria ed escano da questo blog. #Escidaquestoblog, direbbe Renzi.
Ed è anche giusto dirvi che è la prima volta da quasi un anno e mezzo (da quando è uscito "Anche se a Londra piove") che faccio un qualcosa di nuovo a livello letterario.
Questo.
C'è anche il suo bello evento FB con tutte le altre info che vi servono. E' una cosa che sta cominciando a piacermi parecchio, ci saranno un paio di estratti da "Anche se a Londra piove", ci sarà anche "Il mio regalo" già pubblicato qui, e tutto il resto sarà nuovo ed inedito.
Oh, fate voi, se vi piace, sono li. E pagate solo quello che consumate.
Ed è anche giusto dirvi che è la prima volta da quasi un anno e mezzo (da quando è uscito "Anche se a Londra piove") che faccio un qualcosa di nuovo a livello letterario.
Questo.
Oh, fate voi, se vi piace, sono li. E pagate solo quello che consumate.
domenica 23 dicembre 2012
Il mio regalo
Scusate l'assenza, ma nemmeno troppo, ma anche no. Ho anche avuto da fare. A tratti, parecchio.
Ci sarebbero tante cose da aggiungere e da dire (e lo farò, anche) ma per il momento vorrei comunicarvi che "Anche se a Londra piove" sta piacendo e sta anche vendendo qualcosina... e un po' per festeggiare, un po' perchè è Natale tra poco, vorrei premiare la vostra fiducia e la vostra perseveranza nel seguirmi anche se non scrivevo niente da oltre due mesi...
Ecco, quindi, il mio regalo: IL MIO REGALO. No, non è un rafforzativo, è che si chiama proprio così: è il mio racconto di Natale. Agratis, qui, per tutti voi e tutto internet.
Attenzione che Natale non è per forza baci baci amore amore felicità piccipiccipoccipocci. Io vi avviso...
Buona lettura, e Buon Natale.
P.S. nel caso non vi piacesse... che cacchio volete, è gratis! Tornate a leggervi fabio volo e le sfumature di grigio. Ah, una trentina di voi fedelissimi del "Blogorroico fan club" lo ricevettero anche nel 2009... ma è stato leggermente modificato nel mentre. E così mi piace di più.
-->
Ci sarebbero tante cose da aggiungere e da dire (e lo farò, anche) ma per il momento vorrei comunicarvi che "Anche se a Londra piove" sta piacendo e sta anche vendendo qualcosina... e un po' per festeggiare, un po' perchè è Natale tra poco, vorrei premiare la vostra fiducia e la vostra perseveranza nel seguirmi anche se non scrivevo niente da oltre due mesi...
Ecco, quindi, il mio regalo: IL MIO REGALO. No, non è un rafforzativo, è che si chiama proprio così: è il mio racconto di Natale. Agratis, qui, per tutti voi e tutto internet.
Attenzione che Natale non è per forza baci baci amore amore felicità piccipiccipoccipocci. Io vi avviso...
Buona lettura, e Buon Natale.
P.S. nel caso non vi piacesse... che cacchio volete, è gratis! Tornate a leggervi fabio volo e le sfumature di grigio. Ah, una trentina di voi fedelissimi del "Blogorroico fan club" lo ricevettero anche nel 2009... ma è stato leggermente modificato nel mentre. E così mi piace di più.
-->
Enrico Atti
IL MIO REGALO
Un altro Natale di
merda, e io non lo volevo nemmeno. Non lo volevo così, perlomeno. Non volevo un
altro Natale così.
No, ma diciamola
tutta: io il Natale non lo volevo proprio e basta. Solo che tra tutti i Natali
che potevo avere, mi sono scelto uno dei peggiori.
C'è un freddo
incredibile, e cerco di infilarmi il più possibile dentro la mia sciarpa. Ogni
respiro è una fumana bianca davanti a me. Si, è vero, ho sentito freddi
peggiori di questo, ma dopo che uno sta due ore fuori... mi sono completamente
ghiacciato.
Anche se non credo
abbia il diritto di lamentarmi del freddo: ho la fortuna di avere un tetto,
potrei tornarmene a casa, ed andare anche a letto. Al caldo. Anche se ho la
caldaia che si spegne di continuo, sicuramente c'è più caldo che qui.
Ma è la viglia di
Natale: non posso certo stare chiuso in casa. Devo darti il mio regalo...
Le cuffiette
dell'iPod iniziano a darmi fastidio alle orecchie. Sarà il freddo. Non è certo
un buon motivo per tirare fuori le mani dalle tasche.
Non so perché, oggi
avevo voglia dell'ultimo album degli Arctic Monkeys. Non tutto, solo qualche
canzone. Un paio. Il resto dell'album fa cagare, ma quelle due li, suonano
bene. Suonano esattamente come oggi.
Ho voglia di una
paglia: e questo si, è un buon motivo per tirare fuori una mano da una
tasca. Anche se avevo detto che
smettevo di fumare. Avevo anche detto che smettevo di farmi le seghe, di bere,
di prendere il caffè, di arrivare in ritardo agli appuntamenti, di
addormentarmi a scuola, di fare la pipì con la tavoletta abbassata.
Adoro l'odore che la
nicotina lascia sulle mani, adoro l'odore che mi lascia nei vestiti. Dovrei
smettere, lo so. Ma non ce la faccio. Anzi: se volessi ce la potrei fare, è
proprio che non ne ho voglia. Non voglio. Voglio fumare. E lo faccio.
Mi sono seduto su un
muretto, è parecchio scomodo, oltre che essere freddissimo è anche bagnato.
Umidità.
Sono davanti a casa
tua e tu non ci sei. Sarai a fare il cenone con la tua famiglia. O alla messa
di mezzanotte.
Non so nemmeno perché
sono qui davanti a casa tua, non tornerai sicuramente adesso. Non ho la minima
idea di quando tu possa tornare. Ma non ti sto aspettando, in fondo, e lo so
benissimo.
La verità è che
neanche dovevo essere qui. Dovevo essere a Brighton. “Perché Brighton è la nuova Londra”. Pensa te, io credevo fosse
Bristol.
C'era già un
progetto, una casa discografica emergente, facciamo tutto con myspace itunes facebook
e twitter, che figata, poi si va la sera a sbronzarsi nei pub e a scoparsi le
fighette british. Wow, bellissimo, preparo le valigie.
Poi, i soldi sono
finiti. Come l'album dei Ministri. I soldi sono finiti, si, ma nelle tasche di
uno dei soci. Quando hai 300mila euro di debiti accumulati ovunque, può bastare
rubarne qualche migliaio per pensare di scappare fuori dal mondo e rifarti una
vita. Magari facendo davvero il musicista, invece che truffare gli altri.
L'altro socio, quello truffato, ha tentato il suicidio, ora è in clinica. E io,
sono qua. Disoccupato. Odio questa parola. Farò le vacanze di Natale come una
normale persona in ferie, poi cercherò un altro lavoro. Qualcosa troverò. Se
non altro per pagarmi le sigarette, i caffè, e le birre.
Beata te che almeno
ce l'hai una famiglia, che hai qualcuno con cui passare il Natale. Che non ti
ritrovi a un passo da mezzanotte, con i piedi freddi, ghiacciati e bagnati, in
mezzo alle foglie secche. Bagnate. Foglie secche bagnate. Mi fa ridere pensare
a questo realissimo ossimoro, è quasi paradossale. Ascoltando sempre gli Arctic
Monkeys, ma stavolta le canzoni nuove brutte.
E potrebbe nevicare
da un momento all'altro, ma sono convinto che non lo farà.
Perché sarebbe magico
se iniziasse a nevicare, se tu arrivassi da sola, con la tua graziosa cuffia
bianca, con il tuo giubbotto delle stesso colore, un paio di stivaletti ingenui
quanto te, e mi corressi incontro abbracciandomi. E mi facessi gli auguri di
Natale, sorridendomi.
Sarebbe bellissimo,
davvero. Guarda, non chiedo neanche un bacio, neanche un bacio su una guancia,
sarebbe troppo anche per me le mie fantasie. Un sorriso, almeno.
E invece no. Non
nevicherà, e non arriverai in tempo.
In fondo è giusto
così: sono venuto qui da solo e non me l'ha chiesto nessuno. Adoro guardare la
finestra della tua camera, anche se so che ora è vuota.
Non volevo un altro
Natale da solo, no. Però mi piace stare qui. Non ho una famiglia, però devo
dire che mi sento a casa mia. Davanti alla tua.
L'ultimo tiro alla
sigaretta, che getto in mezzo alla strada. Mi alzo in piedi, mi sistemo il
cappotto figo, e tiro fuori il mio regalo.
Un colpo secco e
sordo, e il mondo ha un'altra prospettiva. Un sapore caldo e metallico mi
riempie immediatamente la bocca.
Tornerai a casa, e troverai i tuoi giocattoli che hai sempre sognato da
bambina... l'ambulanza, la macchina della polizia, e il Mercedes nero. Con un
bagagliaio grande. Molto grande.
Certo che la paglia
potevo lanciarla più in la, a momenti ci sono caduto sopra con la faccia.
Buon Natale, amore mio.
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