mercoledì 22 aprile 2020

I tempi del coronavirus ai tempi del "ai tempi del Coronavirus"




Ah, da quando Baggio non gioca più, non è più domenica.
Da quando Senna non corre più, o ancora meglio, da quando la Tramec non gioca più, non è più domenica.
La domenica va ricercata in cose diverse, come il programma della Rebe su Radio Nebbia. Che poi mi perdo perché lavoravo. Che cerco in differita. Non trovo. Poi trovo. E comunque devo ancora ascoltare.

Una volta la domenica era il caffè, la grappa, Netflix, il silenzio assoluto.
O la felpona nera di BBox, lo zaino, la macchina, l'A14, la Benedetto.

Adesso la domenica te la devi costruire tu sennò non c'è, sennò non c'è niente.

Bevo il caffè, vado sul balcone, guardo lontano per tenere allenato l'occhio sennò la miopia peggiora. Me ne sono già accorto in uno dei miei pochi tragitti in auto.
Guardo lontano, la visuale è coperta dalle fronde degli alberi in primavera, riesco ad intravedere quello che penso sia un appartamento di polacchi.
Oltre al mio.
Cioè so che è in quel condominio c'è una famiglia polacca, l'altro giorno buttando il vetro mi è parso di sentire qualcosa di simile ad una disco-polo sparata a busso alle 18.00 (alla faccia dei vostri flash mob con Cutugno).
Se c'è, cerco di prendere il sole.
Mi correggo: di espormi al sole, così, giusto per, metti che mi faccia bene alla salute. Tanto non mi abbronzo, mai. Certe cose non cambiano.

Poi preparo una puntata radio. Una delle ultime. Troppo casino sulla scrivania, troppo poco tempo, troppa poca preparazione, troppo pochi gli ascolti, e troppa poca la voglia.
La verità è che sto ancora lavorando normalmente, quindi anche nel weekend, a volte anche alla sera, come prima del coronavirus.

Metto insieme tante canzoni, le spiego, parlo di Londra, di quello che ha significato per me, con aneddoti, racconti. Un punto di vista diverso.
Riascolto quelle canzoni e sono passati quasi 10 anni, e mi riguardo un po' con quello sguardo da "Il crollo del santo" di Dino Buzzati.
E mi chiedo io quale santo sia.
Il tempo ci consegna i ricordi in una maniera filtrata, quasi distillata, diventa sempre tutto un po' più bello, come se ci fosse sopra un filtro seppia di Instagram a fare un effetto vintage del tipo "si stava meglio quando si stava peggio".
L'altro aspetto che emerge è che sicuramente ho fatto quello che volevo, con risultati certamente opinabili, ma comunque "facendo le cose".

Sta passando "Use Somebody" dei Kings of Leon, quel pezzo dove le tipe londinesi, quelle che prendevano quasi 2mila pound a differenza dei mille miei (ottenuti con oltre 40 ore settimanali), quelle tipe di età 25-35, con una buona percentuale inglesi, che quasi sempre poi si accompagnavano a quelli vestiti con la camicia bianca e la cravatta slacciata nello zainetto del lavoro (o comunque "professionals") cantavano a squarciagola la canzone, dopo almeno un paio di birre e un paio di shottini.

Quando la serata saliva, per loro come per me, in un binario parallelo che ci vedono semplicemente condividere lo scenario situato nella Central London.
Quando avevo ancora tutti i capelli del mio colore (a parte quattro capelli bianchi, e sapevo esattamente dove erano). Quando pesavo meno di 60 chili. Quando portavo la S. Ed ero nei vent'anni, per quel che vuol dire. Cosa vuoi che siano.

Ecco, finisce quel pezzo e cade la diretta radio. E allora tutto finisce lì. Non c'è tempo per passare Closing Time dei Semisonic, che invece è il brano del "ragazzi la campanella è già suonata, l'ultima birra l'avete già ordinata, adesso è tempo di uscire e levarvi dal cazzo che siamo stanchi e abbiamo voglia di smettere di lavorare anche noi".

Cade la diretta radio per una storia di diritti di copyright, annoso problema del web sul quale non voglio stare a disquisire.
Da un lato è vero che le cose non devono essere tutte gratis, dall'altro va detto che ci vuole il giusto prezzo e la giusta modalità di fruizione.
Non giustifico criminalità e pirateria: ma dico che la criminalità e la pirateria nascono sempre dove ci sono piccole e grandi ingiustizie.
E prevenire è sempre meglio che curare.

Allora finisce tutto, e allora stacco il mixer, stacco il microfono, stacco i cavi, stacco questo scenario di caos che calendario alla mano mi ha tenuto compagnia proprio per quaranta giorni, come quelli di Gesù nel deserto, come quelli che una volta si facevano fare agli appestati, e che adesso sono stati ridotti a 15 giorni. Per chi li fa veramente.
Noi la chiamiamo quarantena ma in realtà quarantena vera non è.
E durerà comunque più di quaranta giorni.
Io praticamente sono già a due mesi, ad esempio.

Mettere via queste cose mi ricorda un po' la fine delle vacanze, quando si rifà la valigia per tornare a casa il giorno. E' sempre un po' triste e un po' malinconico. Anche questo periodo ha delle cose belle che finiranno.
Ma anche dalle vacanze più belle c'è sempre un minimo di voglia di tornare, di tornare alla normalità. Quando capisci che è finita, allora vuoi tornare.

Ecco, ora la sensazione diventa questa, in questa personalissima fase due.
Tornare a cosa? Tornare a casa?

Non sarà la stessa cosa, no. Non sarà la stessa casa.

Ma comunque in qualche modo ce la faremo, ci sarà un nuovo equilibrio, difficile, che creeremo. La vita è fatta di rischi, e comunque prima o poi si muore.
Dobbiamo, come abbiamo sempre fatto, trovare i migliori compromessi per tenere un rischio basso, e accettabile.

E allora, sì, in un modo o nell'altro, ce la faremo.


giovedì 2 aprile 2020

Cosa resterà di questo coronavirus



Nuovi panorami.

Cosa succederà, dopo il coronavirus? 
Ce lo stiamo chiedendo tutti, e dopo settimane di letture ed aver chiesto pareri autorevoli e non, ora ho una risposta.
Della quale non sono sicuro, chiaramente: nessuno può avere certezze, ora. Ma posso raccontarvi uno scenario verosimile.


I PROSSIMI 30 GIORNI
Rinvio dopo rinvio, la scadenza che attualmente è fissata al 13 aprile, arriverà al 4 maggio. Ma ve lo immaginate un 25 aprile al Pratello, ora come ora? Un Primo Maggio a Roma? Arriveremo a lunedì 4 maggio, almeno.
Nel mentre, calerà il numero di contagi giornalieri, si svuoteranno le terapie intensive e gli ospedali, e il coronavirus si circoscriverà a pochi casi giornalieri legati a singole aree, che probabilmente resteranno zona rossa più a lungo.
Attenzione, però: il coronavirus non sparirà. Né in Italia, né tantomeno all’estero, dove anzi in alcuni paesi sarà in fase di espansione.
Quindi lockdown fino al 4 maggio?
Più o meno sì, ma qualche timida riapertura ci sarà: utile al tessuto della PMI, e utile al nostro morale. Le ultime cose che ci hanno tolto, saranno le prime a tornare. Il jogging, le passeggiate, forse qualche piccolo parco (ma stavolta magari sarà vietata la sosta). E poi piccoli artigiani, parrucchieri e barbieri, anche piccoli negozi nei quali entrare uno alla volta, e sempre rispettando il metro di distanza.
Forse anche qualche attività di ristorazione, da asporto.
Difficile, ma magari anche qualche bar, sempre con l'obbligo di chiusura per le ore 18:00, e con i tavoli distanziati e igienizzati.


DAL 4 MAGGIO (o altra data successiva)
E poi, tutto come prima?
NO.
Ecco, mettiamoci subito in testa che non sarà tutto prima. Almeno per qualche anno.
Sì, è brutto da dire ma sarà così.

Cosa cambierà?
Potremmo dividere in due fasi, in linea di massima: l'estate-autunno 2020, e i prossimi anni. Ma si assomiglieranno molto, quindi le narrerò nella stessa suggestione che mi appresto a pennellare, come se fossi un pittore scadente che adesso dipinge un casino nella speranza che qualcuno prima o poi torni a comprare le sue croste, pur a prezzo ribassato e inflazionato.

Ecco, vi ricordate gli eventi dal vivo?
Scordateveli, almeno fino alla fine di settembre. E forse anche dopo.
Scordatevi le estati folli in riviera romagnola in mezzo a migliaia di sconosciuti, sudati e sputazzanti, a limonare cassonetti di dubbia provenienza.
(Chiaro: potrete ancora limonare bidoni a caso, ma l’approccio ricorderà più un dialogo preso da una vignetta di ZeroCalcare e sceneggiato da Charlie Brooker, quello di Black Mirror).
Ci toccherà abituarci allo sport a porte chiuse, da guardare in TV o in streaming via internet. O con i cinema con i seggiolini a un metro l’uno dall’altro. Per i concerti aspetteremo ancora parecchio. Torneranno di moda i concerti nei teatri, limitati a poche centinaia di persone. Cesare Cremonini farà un tour accompagnato da una piccola orchestra con biglietti a 68 euro a persona. E così via tanti altri.
I grandi eventi (concerti e festival in primis) saranno sempre eventi a rischio: a rischio contagio, a rischio cancellazione. In tanti non se la sentiranno più di investire in situazioni del genere.
In generale... avete presente quanto ci hanno rotto il cazzo le limitazioni nei luoghi pubblici legate al terrorismo? Dovete immaginarvele al cubo.
Il Coronavirus riuscirà dove l'Isis ha fallito.

E ci vorrà ancora parecchio prima di viaggiare serenamente all’estero. Ci saranno tanti controlli. Gli aerei saranno più costosi. O forse semplicemente costeranno uguale, ma voi avrete meno soldi.
E vi fiderete dei paesi all'estero?

La fiducia: molte persone sceglieranno sempre di più di restare in casa. Svilupperanno una sorta di ipocondria, di rifiuto verso tutte le situazioni di possibile contagio. Cioè tutte le situazioni di socialità.
Qualcuno diventerà una sorta di hikikomori, in un certo senso.

E preparatevi. Ai lockdown. Torneranno, ciclici, come fossero scosse di assestamento. In Italia, o all’estero, o in tutta Europa nello stesso momento. Potranno riguardare una città, una regione, intere nazioni o l'intera Europa geografica, appunto.
Potrebbero durare 14, 21, 28 giorni, o di nuovo mesi.

Fino a quando? Fino a quando forse non ci sarà un vaccino (ancora un anno? Due anni?) o fino a quando non avremo cure efficaci, per trasformare il coronavirus in una malattia meno letale e curabile in tempi più brevi, senza rendere necessario il ricovero. O forse quando avremo test per rilevare la positività prima di poter andare in giro ad infettare tutti gli altri… questo non lo so, ma quel che è all’orizzonte, è che per almeno un paio d’anni non avremo molti mezzi per fronteggiare tutto questo.

A livello lavorativo, avremo tutti (o quasi tutti) meno soldi in tasca. Salteranno un sacco di aziende, un sacco di posti chiuderanno. Cambierà il nostro modo di vivere e bisognerà reinventarsi in maniera diversa.
Dovremo cambiare lavoro, o inventarcelo.
Come? E’ ancora difficile. Di certo sarà sempre più importante la presenza online, con tutto quel che ne consegue. E non lo dico solo perché lavoro per JustoMezzo, per quanto, chiaramente, all’epoca decisi di aprire una realtà che voleva stare al passo con i tempi e riuscire sempre a dare una risposta adeguata. Ce la faremo? Io credo di sì. Ma sarà durissima anche per noi. E lo è già.

Comunque, si viaggerà meno anche per lavoro. Meno incontri, meeting, fiere. Molte più videoconferenze e videochiamate. Si starà a distanza, e si stringerà la mano con diffidenza.
In generale, ci toccherà stare molto più tempo sul computer con corsi online, lezioni online. E se non abbiamo dimestichezza è ora di imparare, sennò sarà facile restare a casa disoccupati. E non ci saranno più soldi per redditi di cittadinanza a cazzo di cane, temo.

Avremo alcuni aspetti fortemente negativi.
La disoccupazione salirà a dismisura. E se non ci diamo una mossa a migliorare il nostro CV e competenze non troveremo mai più alcun tipo di lavoro.
Ci sarà tanta depressione. Suicidi. Tensioni sociali.
Vedremo spesso in giro guanti e mascherine. Saremo un po’ come i giapponesi.
Il razzismo nord-sud probabilmente crescerà.
Non saremo più uniti, anzi.
Questi aspetti negativi li vedo un po' come fasi a termine, probabilmente nel giro di 4-5 anni si assesterà tutto e anche queste cose si attenueranno.



COSA FARE, QUINDI, NEL FUTURO?

E quindi?
E quindi bisogna prepararsi.
A stare in casa. Sistemate la vostra casa, comprate un divano comodo, una scrivania più grande, e rendetela un posto accogliente e funzionale. Trasformatela in un bunker, o pensate a soluzioni che possano renderla all'occorrenza un luogo adatto al telelavoro e ad una vita di quarantena per voi e per i vostri figli, nonni, animali, ecc.
Se avete la casa piccola, convertite la cantina e la tavernetta, magari comprando una stufetta. Oppure chiudete il balcone.
Acquistate subito un condizionatore, un pinguino De Longhi, quel che potete, se non ce l’avete: il lockdown potrebbe avvenire anche d’estate con 40 gradi. E ovviamente, la fibra ottica, se nella vostra città c'è. Schede SIM piene di gigabyte in 4G. E tutti i mezzi tecnologici che potrebbero rendersi necessari. Cuffiette, microfoni, webcam, scanner,s stampanti…
Allestite una zona con uno bello sfondo per videochiamate. Ne avrete bisogno.
Chiedete e pretendete il telelavoro, attivabile all'occorrenza, ma già pronto a portata di click.
E a prescindere... dematerializzare tutto e metterlo in cloud. Documenti di ogni tipo, foto, ecc... tutto su piattaforme sicuro. Ci sarà da pagare qualcosa, qualche euro al mese. Ma ne vale la pena.
E chi ha un cortile... beato lui! Lo allestisca al meglio, varrà oro nei tempi buoi. Chi è appassionato di giardinaggio/orto, tenga sempre pronto tutto il necessario.
Gli appassionati di running e ciclismo, valutino l'investimento di un tapis roulant / cyclette / rulli per bicicletta. 

Ricordate: l'Italia (in particolare l'Emilia) è territorio soggetti ad alluvioni, frane, terremoti. Molti degli accorgimenti qui sopra vi saranno utili anche nel caso, purtroppo non impossibile, si verifichino queste disgrazie.

E in linea di massima... non puntate troppo sul futuro prossimo: life is now, direbbe Totti. La vostra vacanza programmata da 18 mesi potrebbe essere cancellata un minuto prima.
Meglio poche cose, un po’ per volta.
Grandi eventi non saranno possibili a lungo tempo.
Dovremo stare sempre attenti a lavarci le mani, a metterci le mascherine, e dovremo evitare di stringere mani di sconosciuti a costo di fare brutta figura. Pulire bene dopo che ospitiamo persone in casa.
Fare molta attenzione con genitori e parenti anziani. E con bambini. E tenere conto che i virus sono mutevoli.
E quindi tutto potrà cambiare in 10-15 giorni.

E’ uno scenario negativo, distopico, apocalittico? Forse sì, forse è solo uno scenario verosimile.
Non è così terribile, cercate di vedere le cose positive.
Potremo comunque andare in giro a rimorchiare*, uscire con amici e parenti, goderci ristoranti, fare viaggi e vacanze e tornare a fare la maggior parte delle cose che facevamo prima.
Può anche essere l'occasione per cambiare lavoro, casa, città, vita e resettare alcune cose che non ci piacciono, e ricrearne di nuove. 

La razza umana è in grado di adattarsi: e lo faremo.

Non siate affamati e non siate folli: siate coscienziosi. E previdenti.



* a meno di essere sposati o fidanzati o accompagnati, chiaro. 

lunedì 16 dicembre 2019

Cinque squadre che ho portato allo scudetto (davanti ad una tastiera)


Chi come me ha passato l'infanzia e l'adolescenza (anche) davanti a un PC, ha tanti ricordi indelebili e dolcissimi di avventure avvenute nel raggio di 70 cm, in cui gravitavano un giovane player1 sfigato e speranzoso, tastiere con le lettere A S D consumate, mouse PS/2 con il filo e la pallina da pulire regolarmente sennò si intoppava, e monitor 15" con tubo catodico.

Ognuno ha i propri, di questi ricordi: e io oggi voglio condividere con voi quelli legati ai giochi di calcio, in particolare ad alcune "partite" (meglio dire: stagioni) che mi sono rimaste nel cuore.






Videogioco: Sensible Soccer 1.1
Squadra: Udinese 1996/97

Sensible Soccer era ed è un videogioco lontanissimo dalla simulazione reale del calcio, ricorda molto di più un gioco arcade. Se conoscete il mitico SWOS (sigla con cui si identificano le versioni successive) potete tranquillamente immaginarvelo come un gioco di pallamano e sono sicuro che lo apprezzereste uguale.
Ma era un gioco di calcio, e la possibilità di editare le rose (formate esclusivamente da 16 giocatori nelle prime versioni) lo ha reso immortale, giocato (e venduto) fino ad oggi.
Era perfettamente normale quindi che nel 1996 giocassi ad un gioco vecchio di qualche anno, a maggior ragione trattandosi di un evergreen.
E visto che con il gioco "me la cavavo" ormai abbastanza bene, decisi di tentare la conquista dello Scudetto con la modesta Udinese.
Udinese che avevo inserito io, chiaramente. Il videogioco aveva 7-8 squadre italiane, tra cui non erano presenti i friulani.
Le squadre più forti potevano contare alcune "stelle", cioè giocatori con qualità superiori alla media. L'Udinese che avevo inserito io, ovviamente no: quindi anche se nella Serie A reale quell'anno i friulani arrivarono quinti, nel mio gioco erano una squadra di bassa classifica come le altre.
Turci, Helveg, CaloriKozminski, Gargo, Giannichedda, Desideri, Locatelli, Bierhoff, Poggi, Hazem Emam, Marcio Amoroso... nomi che hanno fatto sognare (e qualcuno anche impallidire) lo stadio Friuli e lo studio di casa mia.
Arrivai alla penultima giornata secondo: scontro diretto con la capolista, il Milan, sotto di 2 punti.
2 a 1 per il sottoscritto, sorpasso, e con una ulteriore vittoria all'ultima giornata mi assicurai lo scudetto segnando 100 gol tondi tondi.
Quella volta scesi della sedia ed esultai sul pavimento.
Se non avete giocato non potete capire, ma sudare 34 partite di campionato dentro Sensible Soccer con Emam (detto "il Baggio delle Piramidi") in attacco, e vincere pure lo scudetto, è uno sforzo titanico. 

Questa è storia. In senso letterale: nel National Football Museum di Manchester è presente un PC in cui poter giocare a Sensible Soccer.






Videogioco: FIFA 97
Squadra: Arsenal 1996/97

La serie FIFA ha stravolto il mondo dei videogiochi di calcio (oggi si direbbe "del gaming"), e l'edizione 97 (uscita il 30 ottobre 1996) fu forse quella che portò i cambiamenti più rivoluzionari confrontati con l'edizione precedente. Certo, quella che si ricorda di maggior successo fu quella successiva del 1998 "Road To World Cup" con le qualificazioni per i mondiali di Francia '98... ma non divaghiamo.
1997, arriva in casa mia questa copia masterizzata, a pagamento. All'epoca chi aveva un masterizzatore era in automatico un ricettatore, che masterizzava i giochi per gli amici facendo la cresta sul supporto informatico (già parecchio costoso) anche raddoppiandone il costo. (Sì, Orsi, sto parlando di te.)
Così si usava, comunque: e così arrivò a casa mia Fifa 97. (Forse regalatomi per il mio compleanno? Sì, all'epoca si usava anche questo. Sì, Orsi, sto sempre parlando di te. Comunque grazie, anche a distanza di anni.)
All'epoca in quasi tutti i videogiochi era possibile giocare 1 vs. 1 contro un amico, ma Fifa utilizzava tutta la tastiera: oltre ai tasti direzionali le lettere Q W E A S D erano funzionali al gioco. Quindi, per giocare in 2 serviva una seconda periferica (joystick / joypad) che a casa mia non c'era.
Io e mio fratello decidemmo così di disputare un campionato con due squadre, dove negli scontri diretti avrebbe giocato solo la squadra di casa quella in trasferta sarebbe stata guidata dalla "intelligenza artificiale" della CPU. Il computer, per intenderci.
Se non erro mio fratello scelse il Newcastle di Shearer, io l'Arsenal, due squadre di alta classifica ma di certo non forti come il Manchester United (che quell'anno vinse la Premier League).
Entrambi vincemmo quasi tutte le partite. Lo stile di gioco era ancora poco realistico, ricordo di aver segnato la maggior parte dei gol in contropiede di Ian Wright.
Gli scontri diretti furono vinti sempre dal giocatore umano, ma il campionato si decise in una delle partite minori: da qualche parte fece una sconfitta di troppo, e così alla fine vinsi io, di un solo punto, con 36 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta.
Di certo non si può essere che ero Invincible, ma un Arsenal così Wenger non l'ha mai visto.

Ok, la intro di Fifa 97 fa un po' cagare e non rende giustizia alla rivoluzione che portò il videogioco. Il "culto" delle intro fighe nacque con il suo successore, il '98 Road To World Cup.




Videogioco: PC Calcio 5.0
Squadra: Salernitana 1996/97

Come potete intuire, non è che studiassi così tanto alle scuole medie. E ripensandoci, forse iniziò proprio qui il tracollo che mi portò da essere uno dei migliori della seconda media ad arrivare alla maturità con tre materie sotto (quando ancora si poteva).
Ma andiamo con ordine: PC Calcio fu uno dei primi giochi di calcio manageriali, ed era tutto italiano, un piccolo orgoglio tricolore in un'epoca di software house prevalentemente british (dico bene? chi lo sapeva da dove venivano...).
In realtà era la versione italiana di PC Futbol, di Dinamic Multimedia (software house spagnola). Ma in un periodo in cui si trovava a fatica una traduzione in lingua italiana dei videogiochi, avere un gioco completamente in italiano, che addirittura si comprava in edicola (a sole 35.000 lire!) dava un tocca che oggi potremmo definire... "sovranista".
La versione 5 portò tante rivoluzioni, tra cui la gestione manageriale della società e l'invecchiamento e ritiro dei giocatori. In questa maniera, unito ai giovani che uscivano dalle cantere, si poteva giocare potenzialmente in maniera perpetua (anche se mi pare il gioco fissasse un limite a 20 anni, quindi fino al 2017. Un futuro lontanissimo per l'epoca).
Presi la Salernitana, dalla Serie B, e la portai in Serie A prima, e poi in Champions League. Con quella squadra vinsi TUTTO: Scudetto, Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Champions League, Supercoppa Europea e pure la Coppa Intercontinentale, centrando pure l'en-plein di tutti e 6 i trofei nella stessa stagione.
Poi mi fece una offerta la Lazio, e passai ad allenare in biancoceleste.
Ma ricordo con piacere quella squadra con Chimenti, Del Grosso, Dell'Anno, Tudisco, Phil Masinga, ArtisticoSpinelli, al quale si aggiunse il giovanissimo canterano Jordi Ferron, un fortissimo difensore centrale spagnolo, inventato dal videogioco, che divenne perno della mia difesa a 4, e curiosamente omonimo di quello che poi ebbe una discreta carriera nella Liga.

P.S. dettaglio importante: PC Calcio dava la possibilità di giocare in prima persona le partite, ma il gameplay delle partite faceva abbastanza cagare, motivo per cui mi limitavo alla parte manageriale (che era la vera anima del gioco).

PC Calcio non aveva una vera e propria intro, ho trovato video con la colonna sonora ma onestamente faceva abbastanza cagare, motivo per cui la toglievo e giocavo ascoltando la musica che pareva a me. Qui c'è un video di game play in cui casualmente c'è proprio la mia Salernitana, e potete verificare come il "giocare le partite" facesse abbastanza schifo, e di come invece la parte manageriale fosse parecchio dettagliata per essere nel 1997. Mancava solo il tasto per fare il falso in bilancio.





Videogioco: FIFA 99
Squadra: Perugia 1998/1999

Come avete notato, nessuna squadra di Fifa 98. Curioso? In verità ho bellissimi ricordi con il Crystal Palace (nel quale acquistai Marco Negri, che insieme a Lombardo e Padovano mi diede "il Crystal Palace degli italiani), di mondiali vinti con Burundi e Isole Maldive, di campionati italiani con Sampdoria e Bologna... ma fu un gioco talmente bello, e al quale giocai talmente tanto, che non riesco a legarlo ad una squadra in particolare.
A differenza del successore, FIFA 99, che fece qualche passo avanti sul piano della giocabilità, ma al tempo stesso indietro... insomma ricordo che si segnava un casino su calcio d'angolo e da palle ferme, ma poco su azione.
Feci un bellissimo campionato con il Perugia del vulcanico Gaucci, dove allenatori e giocatori entravano come una porta girevole. Io giocai caricando gli aggiornamenti del mercato invernale, quindi mi ritrovai Mazzantini, Kaviedes, Mezzano, oltre a Bucchi, RapajicCappioli, Nakata, Olive e Pagotto.
Questo Perugia nel campionato reale lottava per salvarsi, e confermo che l'andamento della mia stagione fu molto simile. Poi però, come si usa dire, trovai la quadra e cominciai a vincere: purtroppo ormai avevo lasciato troppi punti per strada, e mi fermai ad un terzo posto.
Ok, vi ho mentito: qui non vinsi lo scudetto... ma comunque il terzo posto Gaucci se l'è sempre sognato.

Intro figosa ma dal finale vagamente insulso (quella pseudo citazione finale a Rocky IV non me la spiego) ma con Fatboy Slim come colonna sonora puoi fare quello che vuoi.




Videogioco: FIFA 2001
Squadra: Atalanta 2000/2001

Questa è la squadra che ricordo con maggior piacere. L'Atalanta all'epoca aveva allestito una buona rosa, tanto da arrivare settima in quella stagione.
Io la presi in mano, ed acquistai un giocatore per rinforzarla. Francesco Coco. COCO. Per rinforzarla.
Nel 2001 il giocatore venne ceduto in prestito dal Milan al Barcellona (sì, COCO ha giocato nel Barcellona) ed era al suo apice della forma, che gli permise di essere convocato per i disastrosi Mondiali del 2002 (sì, abbiamo mandato Coco ai mondiali).
Non so perché, e me lo chiedo ancora oggi, in Fifa 2001 fosse indicato come libero invece che terzino.
Comunque, a me serviva un libero, lui era forte e giocava libero, e così lo comprai. In quella squadra c'erano anche Pelizzoli, Siviglia, i due Zenoni, Doni, e in attacco Ganz, che divenne il mio principale terminale di riferimento, segnando numerosi reti in rovesciata, ormai marchio di fabbrica.
Vinsi lo scudetto, e l'anno dopo arrivai in semifinale di Champions League.
Non so contro chi giocai, ricordo solo che erano nettamente più forti della mia Atalanta. E in effetti all'andata, in trasferta, persi 3 a 1.
Al ritorno, in casa, avrei dovuto vincere 2-0... le cose andarono diversamente, fu una battaglia epica, e vinsi 5-3: tuttavia, per la regola dei gol in trasferta, non bastò, e fui eliminato, spegnendo così le speranze di una inspiegabile finale di Champions League.
Ogni tanto ripenso ancora a quei giorni, e oltre a chiedermi come fosse possibile di avere Coco come perno della mia difesa, ripenso a cosa sarebbe potuto succedere se avessi segnato un gol in più in quella semifinale.
Forse avrei preso la sufficienza in matematica, forse la tipa avrebbe voluto uscire con me, forse avrei segnato un gol incredibile al campetto, e da lì avrei aperto una serie di sliding doors... che mi avrebbero portato dritto nella bancarotta e/o nella tossicodipendenza.
Che ne sai, a volte forse le cose è bene che vadano così.
Non c'è sconfitta nel cuore di chi lotta, anche se lotti "solamente" su una tastiera.

La sigla di Fifa 2001. Lo so, a guardarla con gli occhi di oggi fa sorridere, ma al di là del pezzo fighissimo (Bodyrock di Moby è tanta roba) cercate di immaginarvi come se questa fosse la miglior simulazione di calcio mai uscita e che voi siate appena riusciti a farvene masterizzare una copia.

lunedì 4 novembre 2019

2022 - La Reunion degli Oasis

Ispirato dai post veggenti del Myspiace in cui si prevedeva l'ultimo album dei Thegiornalisti e la loro fine, ho deciso di raccontarvi in anticipo quello che capiterà nel 2022 o giù di lì.


A un certo punto, arriverà il 2022, e Liam Gallagher twitterà una foto con suo fratello Noel.
Così, de botto, senza senso.

Oddio, c'è la reunion?

Sì, ci sarà la reunion.

I due Gallagher si sentiranno, e consigliati dai loro manager, decideranno di sfruttare il momento più o meno buono della carriera di entrambi per rimettere in piedi la band. Tornano gli Oasis.
E torneranno anche Guigsy al basso, riappacificatosi per l'occasione (soprattutto economica), e Bonehead alla chitarra.
Alla batteria ci sarà nuovamente Alan White.
Chi si prenderà il merito di questa reunion? Entrambi: ognuno dei due Gallagher dirà che è stato lui a chiamare l'altro.
Ci sarà un album nuovo? Un singolo? Un tour.
Il tour. Solo e soltanto un tour. Ma che tour!

Il tour consisterà in una quindicina di date secche, tutte nell'arco di due mesi. I prezzi? Altissimi.
"Se non volete pagare questi soldi, nessuno vi costringe a spenderli. Potete sempre andare a guardare i nostri vecchi live su youtube, sono gratis" risponderà Liam Gallagher alle critiche.

Soldi, appunto: perché è questo il motivo. E il tour si chiamerà proprio così: "For The Money". Talmente esplicito, quasi da essere didascalico, anzi: strafottente.

"Certo, odio ancora mio fratello esattamente come 13 anni fa. Lo faccio solo per i nostri fan. E ovviamente per i fottuti soldi. Voi, lavorate gratis? Sì? Scrivete gratis sui vostri fottuti blog di musica? Beh, io no." commenterà Noel in una intervista.

La prima (o la seconda, concedetemi un po' di tolleranza) data, però, sarà trasmessa gratis in streaming su Facebook. Sarà Guinness World Record per quanto riguarda l'evento live trasmesso in diretta streaming , con oltre 100 milioni di utenti unici.
Facebook pagherà qualcosa come 20 milioni di dollari per aggiudicarsi i diritti dell'evento, che servirà per lanciare l'ultima versione della loro webTV che ingloberà IGTV, Facebook Watch e menalsobrisa.

Noel la spiegherà così:
"Ci avete tutti rotto le palle per il prezzo del biglietto, e alla fine abbiamo pensato di regalare il nostro show alla gente che non si può permettere neanche di pagare la benzina della macchina."

E del perché sarà trasmessa da Facebook, Noel dirà...
"Oh, siamo sempre tutto il giorno a guardare i gattini e ad ascoltare le stronzate dei nostri politici, almeno per una volta saremo sicuri ci sarà qualcosa di decente da guardare".

Sarà un evento incredibile, con scenografia inimmaginabile. Forse in alcuni pezzi ci sarà pure una orchestra. E ovviamente non ci saranno date in Italia.
Londra, Manchester, Parigi e qualcos'altro in Europa. E il resto negli USA, Australia, Giappone. e negli Emirati Arabi, perché alla fine la gente con i soldi la trovi là.

Niente opening band, niente ospitate sul palco (anche se non escludo un qualcosa con Gem Archer e Andy Bell) e tutti i più grandi successi della band, quindi prevalentemente i primi due album, con qualche pezzo sparso degli altri lavori.
Standing on the shoulders of giant verrà completamente ignorato (salvo Fuckin' In The Bushes, usata come intro, con cui si aprirà il live.)


E in mezzo tutto. Da Wonderwall a Don't look back in anger, da Whatever a Supersonic, da Acquiesce a Rock 'n roll star, e poi The Masterplan, Don't Go Away, Roll with it, I'm Outta Time, Slide Away, Live Forever, Cast No Shadow... e veramente tanto ancora, per oltre 2 ore di show.
Come se non fosse mai cambiato niente, come se Liam fosse ancora pronto a lanciare una banana in testa a Noel appena rientrati nel camerino.
Finale, ovviamente, con Champagne Supernova, e Liam che abbandona il palco durante una lunghissima coda rinnovata e rivisitata di 12 minuti e mezzo di durata.


E poi, esattamente come saranno tornati, spariranno. Sì, usciranno disco live e DVD delle date, ma gli Oasis torneranno ad essere solo un nome, un ricordo, un brand, e un sacco di fottuta splendida musica.
Fino alla prossima reunion.

giovedì 6 giugno 2019

Racconti sotto le stelle - Giovedì 13 giugno, i racconti sparsi del Blogorroico


Amici e amiche del Blogorroico, mi hanno tornato ad invitare a "Racconti sotto le stelle" !
Evidentemente quegli irresponsabili del Circolo Culturale Amici del Museo di Renazzo hanno dimenticato l'errore commesso 5 anni, quando mi chiamarono per inaugurare la prima edizione, e hanno deciso di ripetere l'errore.
Onorerò al meglio il palco (leggi: la tettoia dei Gorghi) insieme al musicista Emanuele Callegari (noto ai più come Call / Callega / Calleghino), che mi accompagnerà al piano.

Ci si vede giovedì 13 giugno, alle 20.45, presso il Parco dei Gorghi (via Lamborghini, Renazzo - che anche se ai renazzesi non piace scriverlo è una frazione di Cento).
Ingresso chiaramente libero e gratuito!