giovedì 17 gennaio 2019

Io & Le Luci (ovvero: lettera a Vasco) (Brondi)

"C'è questo tipo, cantautore, di Ferrara... chitarra e voce... fa cose un po' disagiate, però forti. Dovresti sentirlo, secondo me ti piace. Vorrei intervistarlo al MEI."

Ottobre 2008, nella sede di
Radio Nebbia. Siamo in mezze maniche. Nella sede di Radio Nebbia siamo sempre in mezze maniche, c'è caldo tutto l'anno, il riscaldamento è centralizzato e i termo sono bollenti da ottobre ad aprile. Quando viene spento il riscaldamento centralizzato, ormai fuori ci sono già 25 gradi quindi sei in mezze maniche lo stesso


C'è Fede che mi parla di questo Le Luci della Centrale Elettrica, che in realtà è uno da solo. Io e Fede abbiamo dei gusti molto simili, quindi il giorno dopo in ufficio apro youtube e inizio ad ascoltare.
Ci sono questi pezzi belli, forti, diretti, al limite dell'essere violenti...

"Mentre parecchi facevano l'università, e alcuni si impiccavano in garage, lasciando come ultime volontà le poesie di Vian."
(Le Luci della Centrale Elettrica - Fare i camerieri)

A volte i testi sono semplicemente un elenco di immagini, di metafore, di elementi urbani accostati ad altri poetici... uno schema bene o male ripetuto per tutto il primo album autoprodotto omonimo, che poi ha aperto la strada al primo album ufficiale, "Canzoni da spiaggia deturpata".



Nemmeno due mesi dopo, sono al MEI di Faenza. Fede ti ha contattato e convinto, e tu arrivi da solo, con quella capigliatura fuori da ogni moda.
"Enrico, ciao"
"Vasco, piacere"
E questo rimarrà il nostro unico scambio.
(A parte una volta che ti ho taggato su una foto ad un tuo live e mi hai messo un like, e una volta che ho fatto una stories su due cartelli compro oro (uno a fianco all'altro) e hai messo una reaction alla mia Instagram story.)

"COMPRO ORO! COMPRO ORO!"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Destini Generali)

Il giorno dopo ti sentirò suonare dal vivo, qualche pezzo, al MEI 2008, in un silenzio quasi surreale, di centinaia di persone in un padiglione della Fiera di Faenza rapite dai tuoi pezzi. Dalle tue grida, stonate, dalla tua rabbia, dalle tue parole taglienti.

E niente... le tue "canzoni d'amore, di merda" come avevi definito parlandone con Giorgio Canali (o una cosa simile) mi hanno tenuto parecchia compagnia in un periodo difficile (cioè la vita. La vita è un periodo difficile che si colloca tra la nascita e la morte) e mi hanno ispirato parecchio. Già dal 2009 sul mio blog comparivano parecchie tue tracce. Tracce inteso come canzoni ma anche semplicemente come segni.

E' in questo momento in cui spero il che il tuo primo album, pluripremiato, non abbia un seguito. E' una fotografia, un fermo immagine di una generazione ("una generazione di due persone", dirai tu in parecchie interviste, perché i pezzi spesso parlano di te e della tua ragazza, che poi divenne ex).
Mi chiedo come tu potresti fare un altro album, senza che sia un album fotocopia.

Ricordo anche un live, "La Tempesta sotto le stelle", ovvero il tradizionale festival della tua etichetta Tempesta Dischi all'interno della rassegna ferrarese "Ferrara sotto le stelle".
E sentirti cantare a casa tua, le tue canzoni, nella tua piazza... quando hai fatto "La domenica delle salme" è quasi sembrato un tuo pezzo.

(no, non è quel live - ma la versione che avevi suonato è questa)

E un po', va detto: "Per ora noi la chiameremo felicità"esce del 2010 e un po' risente di questo. In alcuni brani c'è il tentativo di ripetere lo schema vincente senza riuscirci pienamente, o perlomeno senza lo stesso brillante risultato del primo lavoro.
Nonostante sia il lavoro meno riuscito dei 4 album da te pubblicati, è comunque un buon disco. C'è "Anidride Carbonica", che a me piace un sacco. C'è "Cara Catastrofe", che entra a pieno titolo nel tuo repertorio (da lì in poi la suonerai in tutti i tuoi live, o quasi) insieme a "Quando Tornerai dall'estero".
Quando esce questa, come singolo, io sono a Londra.
A Londra dove facevo il cameriere, dove non ci ero andato per dimagrire, ma dimagrivo lo stesso.
A Londra dove una collega del ristorante, ad uno staff meeting dove le era stato chiesto "presentati raccontando un tuo segreto" (che poi quanto è idiota chiedere di raccontare un segreto? che segreto è poi?) lei rispose "ogni tanto mi metto le cuffiette e vado a ballare da sola in strada".
La sera prima era uscito questo.

"nelle nostre camere separate, a inchiodare le stelle"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Cara Catastrofe)

Comunque a colpirmi di più, ovviamente, fu il secondo singolo Quando tornerai dall'estero. Perché siamo sempre l'estero di qualcun altro. E c'è sempre qualcuno più all'estero di noi.

"andremo ancora a letto vestiti"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Quando Tornerai Dall'Estero)

Tutto questo fu ovviamente in un qualche modo convogliato sul mio romanzo Anche se a Londra piove, dove sei uno degli artisti più citati. Una volta ero a Cagliari, e Carlo Birocchi, nel presentare il mio libro al Caffè Savoia, se ne uscì con "il protagonista ascolta un sacco di musica... gli Strokes, gli Oasis... Le Luci della Centrale... ma qui non è solo che gli piace: è proprio che lui con Vasco Brondi CI PARLA!"
Insomma, probabilmente la platea si fece l'idea che Giulio, il protagonista del mio romanzo, fosse una sorta di psicopatico complessato che parlava al suo iPod.
E per questo comprarono il mio libro.
Spero di aver confermato la loro idea.
Se così non fosse, sappiate che a distanza di anni l'autore del romanzo comunque sta davvero scrivendo un post parlando in maniera immaginaria a Vasco Brondi.
Una volta ti ho parlato del mio romanzo in messaggio privato su Facebook, ma non mi hai cagato.
Era a fin di bene, va detto: un euro per ogni copia veniva donato ad Emilia Livet, associazione che raccoglieva fondi per l'allestimento delle scuole emiliane, nel post terremoto.

Ricordo poi un EP, qualche pezzo, qualche live... ti ho visto allo Sherwood Festival 2013 a Padova, dopo il live di Maria Antonietta, mentre appoggiato al muro parlavi con la ragazza di qualcuno. Proprio come nella canzone de I Cani.


***


E poi all'improvviso nel 2014 esce "Costellazioni". Non ricordo bene nemmeno la prima traccia che uscì, ma Costellazioni fu proprio una cosa da "porca troia!".

Qui è venuto a darti una mano Fede Dragogna dei Ministri, e si sente. Si sente che è arrivato qualcuno ad elevarti, a tirarti fuori ancora di più e ancora meglio quello che hai dentro. Non suona come un disco dei Ministri: suona come un tuo disco. Anche se diverso dai precedenti, è proprio una cosa tua.

Uno di quei pezzi che mi fece davvero stupire, sulla sedia di camera mia, a casa di mio padre (che stavo per abbandonare) fu "I Sonic Youth", che merita un post per conto suo. Ma non è nemmeno la più bella. Però quando canti "c'è un campo di calcio, regolamentare" non posso far altro che applaudire con tanto di standing ovation. E' roba da analisi semiotica.

"c'è un campo di calcio, regolamentare"
(Le Luci della Centrale Elettrica - I Sonic Youth)

Queste canzoni le ascoltate decine e decine di volte (non dico centinaia, però l'ordine di grandezza è quello). "Costellazioni" ce l'ho ancora in macchina, per intenderci. E ho cambiato 3 auto da quando è uscito.
C'è "Questo scontro tranquillo" che a me sembra raccontare di come io Fabrizio Marciante facevamo fatica ad avere i soldi per fare la spesa a Londra, e poi ci siamo trovati a presentare i nostri libri a Milano.


"parlami di tutti i miei amici, dei nostri sogni assurdi che si sono avverati"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Questo Scontro Tranquillo)

E poi "Macbeth nella nebbia", ma tante altre canzoni... e frasi... e arrangiamenti... che disco. Costellazioni è un capolavoro. Potrei parlare ancora per righe e righe.
"Blues del delta del Po" sarebbe stata perfetta come colonna sonora per il mio Anche se a Londra piove, ad esempio.
Ho visto 2 o 3 date di questo tour. Una volta, sono arrivato mezzo ubriaco da un aperitivo che si era allungato oltre modo. Mi è sembrato magico.
Questo è stato il primo disco che ho fatto partire nella mia casa di Penzale (quartiere di Cento). Mi ero trasferito in agosto, non c'era caldo, quindi ho aperto tutte le finestre e ho messo su questo disco. Così da far capire fin da subito a tutto il quartiere con chi avevano a che fare.
E poi "nella calma che hanno a notte fonda i viali di Bologna" questo album mi ha accompagnato in tante serate infruttuose in giro per Bologna, mentre "me ne andavo in una città a 40 km".

E poi io facevo l'impiegato (anche se non era un ufficio pubblico, "ero sempre il sole che scende") e spendevo i miei weekend, quando potevo, in piccoli viaggi, e generare "frammenti di discorso che finiscono prendendo un aereo".
E sostenevo che dovessimo andare in Polonia, ad esempio a Cracovia, così avremmo visto "il monumento dei cuori strappati appena fuori Cracovia" di cui gli hipster parlavano benissimo, ma che doveva ancora essere scoperta dal grande pubblico.
E alla fine ci andammo, facendo nascere un gruppo di cavalli dell'est che in pochi anni hanno esplorato buona parte dell'est conosciuto.
Anche se in realtà davanti al monumento dei cuori strappati non ci andammo, perché quel pomeriggio era già freddo, buio, e non avevamo voglia di prendere un autobus... perché in effetti a piedi è troppo in là. E' a Cracovia, ma non in centro: è appena fuori.
Però quello che mi dico sempre è che se una città ti piace devi sempre tenerti buono un motivo per ritornarci, e allora, mi dico sempre che ci ritornerò per andare davanti al monumento dei cuori strappati.

"da una finestra arriva della musica elettronica dell'Est Europa"
(Le Luci della Centrale Elettrica - La Terra, l'Emilia, la Luna)


Poi, a un certo punto, è arrivata la Maja.
Ed è arrivato "Terra", che ho comprato in vinile. Terra mi ha donato, tra i tuoi brani e il tuo libretto di accompagnamento, quella ispirazione che ormai avevo perso. E' stato "il colpo di grazia" ad un romanzo sul quale ho lavorato quasi due anni e che poi ho accantonato. (Che magari prima o poi riprenderò in mano, ma ristrutturandolo fortemente.)
E che mi ha dato spunto per cominciare a scrivere altro. E, gradualmente, a sistemare alcune cose della mia vita.
Magari è solo stata una coincidenza temporale, chissà.
Nel 2016 sono stato in Bosnia, e "dove c’era un minareto o un campanile c’è un albero in fiore tra le rovine" e questo senso di pace "come in un dopoguerra" mi ha accompagnato anche in un viaggio in Polonia con la Maja, l'estate successiva. Perché nei disastri (come l'impianto GPL che non funziona, o il motorino di avviamento che si rompe) ..."il futuro era sempre lì a sorriderci" e in fondo "non c'è alternativa al futuro".

"hai scoperto che Toronto è una Varese più grande"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Coprifuoco)

E siamo arrivati ai giorni nostri.
E Terra è un altro disco bellissimo, anche qui c'è uno stupendo lavoro di arrangiamento e composizione insieme a Fede Dragogna dei Ministri. Si sente quell'aria quasi da "world music" nel senso di prendermi pezzi, strumenti, sonorità da tutto il mondo e portarle a casa.
A casa tua. Ferrara.
E sono venuto ad ascoltarti, spesso con la Maja, in diverse date del tuo tour. Anche in quest'ultimo tour. Volevo venire a dicembre, a Bologna o Ferrara, ma ero impegnato per lavoro. Sono venuto il 9 gennaio al Duse.
E mi hanno telefonato per lavoro mentre ero lì. Ma non ho risposto.
Ormai avevi finito, è stato giusto aspettare la fine. A teatro non si risponde al telefono, e non si scomodano quelli seduti per andare a rispondere.

***

E così siamo alla fine.
Ho lasciato fuori racconti paralleli di amici e amiche, che comunque sono esistiti e mi hanno accompagnato. Ho cercato di parlare di me e te, Vasco Brondi, come se tu fossi un personaggio lontano, e invece poi sei un ferrarese, E sei dell'84 pure tu.
Perdona aver scritto un po' in maniera confusionaria, con sicuramente un sacco di refusi, proprio come si scrive ad uno che si conosce bene di cui tanto te ne puoi fregare di errori e orrori.
Era un modo per salutarti e ringraziarti.

E in realtà sono contento che si chiuda questo "Le Luci della Centrale Elettrica", perché è e sarà una cosa bellissima. Ora sarai libero di fare tante altre cose stupende, sempre come pare a te, lasciando questi bellissimi anni raccolti nelle tue canzoni.

Grazie di tutto, e in bocca al lupo. Ci sentiamo presto.

martedì 18 dicembre 2018

Il grande ritorno dell'inestimabile Lacetti

(il grande ritorno dell'inestimabile Lacetti)

Riassunto delle puntate precedenti: clicca qui



Mi sembra di essermi perso.
Mi sono tradito.

Mi bruciava l'intestino, sotto quel whisky basso costo degli autogrill della Boemia. Avrei dovuto fermarmi e ordinare dieci galloni di acqua, ma se c'era una cosa che avevo imparato della Cecoslovacchia, era che di rubinetti e taxisti c'era sempre da dubitare.
Meglio una birra da 75, o addirittura una bottigliazza di plastica da lasciare a metà, con la birra che si sgasava e scaldava al solo contatto con l'aria. Nonostante fossimo già a tiro dello zero termico.
La batteria della Chevy Lacetti avrebbe sputato l'anima per farmi ripartire, e dire che aveva ancora da affrontare un altro inverno.
Avevo voglia di dare fuoco alla mia piccola e non rivederla mai più, ma non c'erano tanti altri cavalli e cavalle nelle vicinanze.
Il cane grosso era libero, e gli uomini di Scatafano non mi avrebbero permesso di avvicinarmi più di tanto. Il Sud Italia mi era vietato.
"Sotto Roma, meglio andarci accompagnato da Taffo" mi diceva sempre Jenny. Che poi non ho mai capito perché fosse un uomo e si chiamasse Jenny. "Fatti i cazzi tuoi."
E quindi non gli ho mai chiesto chi fosse Taffo.
Ma mi pare di capire fosse uno che era meglio non frequentare.

Mi serviva un motel, non potevo dormire in macchina non tutto quel freddo.
Trovai qualcosa dalle stanze che puzzano di chiuso, qualcosa che pareva abbastanza pulito, e senza cimici, o altre insetti e tecnologie derivate.
Il posto ideale per una doccia calda e buttarmi sul letto.


Non avrei mai raggiunto Scatafano, da solo. Avevo bisogno dell'aiuto di qualcuno. E io sapevo chi.


Stava tutto a me, decidere se avrei fatto partire quella chiamata. Dipendeva solo da me.


venerdì 23 novembre 2018

Stanno tornando i Giardini di Mirò e ho molta paura.


C'è stato un tempo, nell'epoca dell'indie che ho vissuto prevalentemente da spettatore marginale, in cui quasi sembrava che potessimo fare qualcosa nel mondo.
Noi ascoltatori, le band, il movimento (quale?), i movimenti (quali?), e tutto quanto... come se potessimo cancellare il berlusconismo, e riprendere in mano tutto. Quando guardavamo "Vieni via con me" con Fazio e Saviano (io no però), quando facevamo i V-day e le manifestazioni del popolo viola (no nemmeno queste cose), quando ascoltavamo album bellissimi e riempivamo le arene, le piazze, i locali...
...e c'erano i Giardini di Mirò.
Con il loro post-rock, italiano ma cantato in inglese, con brani lunghissimi, con code eterne, a volte brani strumentali, ascoltati da molti o da pochi ma stimati da tutti.
Nel 2012 "Good Luck", poi nel 2014 una colonna sonora per un film muto (e non era la prima) e poi il silenzio.
...ma visto che nel 2014 "Rapsodia satanica" era una colonna sonora per un film muto... era un album senza cantato: quindi il silenzio di parole durava da 6 anni.
Nel 2012 l'indie italiano c'era ancora.
Per parlare di questo, dovrei definire l'indie, e definire l'indie italiano.
Aprirei decine e decine di parentesi.
Forse posso semplicemente dire che l'indie italiano è morto a maggio 2016, quando è uscito Oroscopo di Calcutta.
Ma anche prima non se la passava troppo bene, forse.

Hai presente quando ti sembra che tornino quelle cose di quando eri giovane, o un po' più giovane, ma non sei più quello di allora, e le cose ti sembra che non abbiano più senso fatte adesso?
Una specie di teatrino fuori tempo ed imbarazzante.
Nella canzone "Bagliore" degli Spartiti (scritta e recitata da Max Collini e musicata da Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò, guardacaso) si racconta di un amore estivo, che arrivato all'autunno, diventa "una di quelle cose che hanno senso solo nell'attimo in cui accadono".


E certe cose, anche se durano anni, probabilmente finiscono di avere senso.
Ripenso a tante persone di quegli anni, quello che hanno detto e fatto, e quello che stanno facendo ora. Chi ha fatto famiglie, figli, carriere, viaggi... chi è rimasto, chi si è trasferito... ma quanti in questi anni ci hanno deluso, o tradito?
Com'è possibile che siamo finiti qui con la Lega e i Cinque Stelle? Con questi memacci su facebook e instagram? Con tutta la robazza che passa su Indie Italia di Spotify, con gli ultimi album di Calcutta e dei Thegiornalisti? Com'è possibile che gli Amari fossero sulla bocca di tutti e ora non ne parli più nessuno?
Possibile che tutta questa roba sia finita solamente sull'account Instagram del Nonno Indie, epitaffio virtuale di quello che fu?

Tornano i Giardini di Mirò - e tutto il resto non tornerà.
E mi fa paura, perché io sento come loro, e non so come fare a tornare, ma soprattutto, a restare, quando tutto scompare.


P.S. non fosse chiaro, e forse non lo è, a me questi due nuovi singoli piacciono veramente molto.

mercoledì 17 ottobre 2018

Le canzoni delle estati

Ex-Otago nel 2011, con Pernazza, in versione estiva

E' da un po' che non scrivo, da prima dell'estate: e ora l'estate è finita. Certo, da calendario finisce il 21 settembre, ma in realtà, da queste parti, l'estate è sempre finita a inizio settembre, quando passano la Festa dei Giovani di Pieve, la Fiera di Cento, si fa l'asta del fantacalcio, riaprono le scuole, si tornano a dare gli esami all'università o riprende a studiare (o nessuna delle due, ma comunque lo fanno i tuoi amici) e gli uffici e aziende tornano nel pieno della loro fase produttiva.
Ne ho parlato un po' qui, qualche anno fa.

Quindi, volutamente e ostinatamente e forzatamente in ritardo, oggi vi racconterò i miei pezzi dell'estate. Di tutte le estati. I più rappresentativi, o forse no, in una sorta di top ten, che in realtà è solo un pretesto per elencarli, non c'è veramente una classifica. Forse ne sono restati fuori tanti.


10) Lo Stato Sociale - Vado al mare
(estate 2012)


Non vorrei mettermi a parlare del mio complicato rapporto con Lo Stato Sociale, perché non gliene frega niente a nessuno (né tantomeno allo Stato Sociale, e colgo l'occasione per salutare Checco se mai erroneamente finisse su questa pagina).
Avevo cominciato l'estate a Londra, e avevo consumato "Turisti della democrazia" sul mio iPod. ("consumare i dischi" è un bellissimo modo di dire che però ormai torna buono solo per i vinili, ma ormai se compri i vinili con quello che costano ci stai attentissimo, altro che consumarli).
Comunque questa è la tipica canzone spensierata dello Stato Sociale, condita da quel velo di ironia pungente e arguzia hipster... un pezzo semplice ma riuscito, a mio avviso: ed è forse questa spontaneità e leggerezza che hanno un po' perso, nelle ultime canzoni.
Comunque poi sono tornato in Italia, e continuavo ad ascoltare questo pezzo.
Comunque lei non c'era, e io andavo al mare. Lei non c'era, e io scrivevo bene. Lei non c'era, e avevo qualcosa a cui pensare. Lei non c'era. Avrei voluto che tornasse - e in effetti sarebbe poi ritornata - ma in realtà, forse il senso di quello che rappresenta questo pezzo è una serena e spensierata convivenza estiva con l'assenza, se non altro quella fisica.



9) David Guetta feat. Akon - Sexy Bitch
(estate 2009)



Non lo so se fosse per una certa insoddisfazione della mia vita in generale, o forse per una certa insoddisfazione tipica dei vent'anni, ma cos'hanno poi di tipico i vent'anni? So solo che questo pezzo era la mia estate degli altri, e poi è diventato, negli anni a venire, l'estate mia. Perché forse, anche quando c'ho provato, il totale disimpegno non mi è mai appartenuto, nel bene e nel male.
Alla fine, cosa resta? Resta un pezzone incredibile, forse uno dei più potenti di David Guetta, uno di quelli che quando parte mani al cielo e violenza nel dancefloor, oggi come ieri... bagni di Marina di Ravenna, sabbia nelle scarpe, vodka redbull che sono diventati cumuli di ghiaccio, e su_le_mani.
P.S. la versione del video fu censurata in "Sexy Chick", che una decina di anni fa ancora dire Bitch non stava bene.

8) Raphael Gualazzi - L'estate di John Wayne
(estate 2016)


Questa l'ho scoperta due anni fa, su Radio 2, a estate ormai finita... ma comunque ha finito per rappresentare bene la vacanza che avevo fatto poche settimane prima, tra i balcani e la Croazia.
Questo testo scritto e cantato alla Battiato, mi ha ricordato quando ci siamo spostati da Lubiana a Sarajevo, ascoltando appunto il buon Maestro... e chiedendoci cosa mai ci fosse di divertente nel raccogliere ortiche, o di quanto potesse essere irriverente il preferire l'insalata a Beethoven e Sinatra.
Comunque, al di là questo, il ritornello mi piace perché non è il solito inno al divertimento estivo senza pensare al domani: certo, c'è da divertirsi fino al mattino, ma poi c'è questo sole "da portare a casa", seppure a pezzi.
E anche se all'epoca non avevo poi in realtà nessuno a cui portare niente, questa idea mi piaceva, perché comunque a 32 anni al fatto di portare a casa qualcosa, anche fosse solo la tua pelle, ci pensi.


7) Piotta - La Grande Onda
(estate 2002)


Sono parecchi i brani che mi riportano alla mente tanti estate della mia giovinezza/gioventù/passato, ma li ho quasi tutti esclusi. Vuoi perché non mi sembrano pezzi estivi, mi sembrano solamente canzoni che associo all'estate perché erano lì in quel momento, perché erano passati in TV o per radio in quei precisi mesi.
Vale la stessa cosa anche per questo pezzo di Piotta (di certo non uno dei suoi migliori) ma mi ricorda la nostra prima vacanza al mare, con gli amici, al Lido degli Estensi, nel luglio 2002.
Di surfing surfing non avevamo proprio un cazzo, tendenzialmente ci facevamo delle paste al sugo, dei wurstel, scatoloni di Moretti da 66, giocavamo a calcio e a beach volley in spiaggia, e via così.
Ho comprato una maglia tarocca del Barcellona, di Litmanen. Ce l'ho ancora.
Riponevo speranza nel futuro. Di quella ne ho meno. Ma ne ho ancora.
E niente, fu una di quelle vacanza che "comunque vada è già un successo". Ed è un bel ricordo.


6) Neffa - Aspettando il sole
(estate 1996)



Avevo dodici anni, per me l'estate era giocare a calcio con gli amici o i cugini, e nelle ore più calde rintanarmi a giocare sul 386. Questo pezzone (il debutto solista di Neffa, dopo l'esperienza con i Sangue Misto) passava sulla neonata TMC2 (ex Videomusic) che ascoltava mio fratello, davanti al Grundig con tubo catodico che dal 1982 trasmetteva imperterrito.
Essendo estate in realtà il sole non c'era da aspettarlo, era quasi sempre già fuori dalla finestra a spaccare le pietre, in contrapposizione con il beat crepuscolare e le sonorità malinconiche del pezzo.
Non so bene se il pezzo riguardi esattamente la depressione, o una sua forma minore, magari semplicemente di solitudine, o una mancanza di affetto... a 12 anni non percepivo tutto questo. O meglio: non lo percepivo nelle canzoni, non ero in grado di leggerne le metafore.
E ora a me questo pezzo, che in fondo un pezzo estivo non sarebbe, continua a ricordare l'estate, quando fuori il sole brucia e tu dovresti essere a vivere l'estate come se tu fossi nella California dei film anni '90, e invece sei chiuso in casa con le tapparelle basse, e anche se hai deciso di alzarle perché hai il condizionatore e fregasega del sole che picchia sui vetri... il sole ti picchia addosso, dentro, e forse il sole che cerchi non è quello che c'è fuori, e alla fine, anche tu ogni tanto sei lì ad aspettare il sole.


5) Friendly Fires - Jump in the pool
(estate 2009)


Eh ecco, mica erano tutte italiane. Questa non mi ricordo come l'ho scoperta, forse sulla Panda di Saccolo, forse avevo scoperto i Friendly Fires da qualche nastrone notturno su MTV, orfana di Brand:New... boh?
Sta di fatto che arrivò nel mio iTunes l'omonimo primo album di questi inglesacci di St. Albans. Questo sulla carta dovrebbe essere un pezzo stile "nessun rimpianto - nessun rimorso" che, a differenza dello stile passivo-aggressivo di Pezzali (che poi sappiamo essere quasi più un dirselo a sé stessi) qui lascia spazio ad una malinconia di fondo, del tipo "cosa sarebbe successo se..." come nelle migliori puntate de Il Bivio condotte da Enrico Ruggeri.
...ma poi alla fine chissenefrega? Alla fine un po' questo pezzo mi ricordo quelle immense piscine metaforiche dei vent'anni, dove tutto può succedere, e dove non succede niente, forse perché il primo a non buttarmi ero sempre e solo io.
Comunque, mi sono divertito anche da bordo vasca, in un certo senso, e come i Friendly Fires, posso dire che quel rimpianto si colma, per un attimo alla volta, come l'acqua della piscina che è più bassa del bordo, eppure ciaffete!, esce fuori, in quel mistero che è sempre stata la fisica, per me ignorante.
Che poesia.
Per uno come me a cui l'acqua, in fondo, non è mai piaciuta.


4) The Killers - Smile like you mean it
(estate 2007)



Avevo 23 anni e andavo spesso al mare con la mia morosa, ascoltavo i The Killers e mi piaceva molto questo pezzo di Sam's Town (che era uscito l'anno prima, ok, ma in autunno).
Cosa dire? Niente, copincollo una cosa che trovato su songmeanings.com che mi sento di sposare pienamente:
"According to an inteview with Brandon Flowers (the lead singer/song writer) it's about looking back and smiling and accepting the choices that you made. And even though there were bad and hard times you get through them and eventully can smile again even if the pain is still there. It's not NOT about a relationship. He was really specific about that."


3) Ex-Otago - Giorni Vacanzieri (Fare Soldi CCVAALIHH rmx)
(estate 2007)


La mia proverbiale memoria fa un po' cilecca, e onestamente, anche se questo pezzo era uscito nel 2007, sono qui a chiedermi se sia stato pezzo della mia estate quell'anno o il successivo.
O forse semplicemente entrambe.
Tralasciamo la genialità del video de I Ragazzi della Prateria, che vanno a ritroso citando Vacanze di Natale '83, associando la vacanza invernale ad un pezzo estivo, che meriterebbe un post a parte per la sua bellezza.
Qui resta un capolavoro di sonorità e atmosfere, tra lo scanzonato e il malinconico, brillantemente remixato dai Fare Soldi, e ricoperto di ironia contro le vacanze estive dei giovani (veri o finti), delle coppie, delle coppie giovani, dove l'importante è il mostrare divertimento e generare un bell'album di 100 foto da mettere su Facebook... mentre noi siamo quelli tristi, a casa, in vacanza, o semplicemente in vacanza a casa.
Pernazza (che fa rima con Lavazza) è ancora a rappare, regalando perle che entreranno nel linguaggio parlato mio e dei miei amici, per le successive estati, fino ad oggi.
Tipo quella volta che nell'estate 2008 aggiunsi Pernazza su Myspace e gli dissi "Ciao! Lo sai che abbiamo passato tutto il nostro interrail ascoltando Giorni Vacanzieri? Colonna sonora ufficiale!"
Lui mi risposte "Wow, dev'essere stata una bellissima vacanza".



2) Luca Carboni - Mare Mare
(estate 1992)


Qui scomodo una pietra miliare. Ok, quando uscì avevo 8 anni, e a ora a distanza di anni rimpiango di come potessi passare in mezzo a tutta quella malinconia, uscendone indenne.
Apparentemente, indenne.
Ora, a distanza di anni, sto pagando tutto con gli interessi.
Perché Mare Mare è questo... il mare triste, il mare struggente, il caldo insopportabile, l'estate degli altri, l'estate che c'è ma non c'è, cameriere un altro caffè, le ragazze sghignazzano, io volevo andare al mare a scopare, ho anche fatto il pieno nella moto, e te neanche ci sei, e mi scende l'amarezza che cosa ci vado da solo a provare a caso con una, non ho neanche l'energia per tornare a casa.
E sono triste triste triste triste.
Se penso all'estate in Italia negli anni '90, penso a questo... anche se in fondo è un evergreen.
Questo pezzo è un calcio alla bocca dello stomaco, ma di quelli da film, di quelle sconfitte tremendamente violente, da risultare belle.
Il mare, ma quello triste.


1) Ex-Otago - The rythm of the night
(estate 2008)



Nel 2008, in quella primissima epoca indie che in fu in Italia quello che fu il brit-pop in UK a metà anni 90 (ma per pochi) (vedasi il nonno_indie su Instagram), uscì una compilation bomba ad opera de La Valigetta Dischi.
L'idea alla base di questa compilation era molto semplice e al tempo stesso molto efficace: fare cover di vecchi successi dance. Titolo minimale e ammiccante al mondo indie: Post-Remixes vol. 1

L'idea come detto non era niente di rivoluzionario, eppure non ci hanno provato in tanti, e ci sono riusciti ancora meno (vedi lo stesso Vol. 2 uscito nel 2015, che non ha cover alla stessa altezza di questa prima uscita).
L'idea che poi è la stessa sulla quale è nata la festa revival Dance Mania Party, di cui sono fondatore ideatore selecter vocalist ecc... ovvero: ci sono tante canzoni dance che sono davvero belle, anche se arrangiate in maniera zarra, e comunque abbiamo tutti tanta nostalgia di quegli anni lì, dove le canzoni da ballare imperavano.
Perché l'house non è da ballare, perché la musica indie a volte è da ballare ma non la mettono su nelle discoteche.

Gli Ex-Otago, con ancora Pernazza, calano l'asso e si prendono la briga di restaurare la famosissima Rythm Of The Night di Corona, ancor prima dei Bastille e degli eterni remix che ritornano e ritorneranno ad ogni estate.
Ci aggiungiamo un video stile "sapore di sale" (sempre ad opera de I Ragazzi della Pratera, che vanno quasi a scrivere un "prequel" di Giorni Vacanzieri dell'estate precedente), e l'opera di nostalmagia è fatta.
Forse nel 2008 avevo ancora veramente poco di cui essere nostalgico o forse c'era già qualcosa, fosse anche solo di pochi anni prima, ma questa versione, che suona sempre come se fosse l'ora del tramonto e l'ora del secondo spritz a stomaco vuoto in spiaggia (e ho anche praticamente smesso di bere spritz), riesce sempre a lasciarmi lì, tra il bagnasciuga e il mare, tra la strada e le stelle, tra il treno e la piattaforma.
Ero lì e allora. Ora e allora. Come ci fosse un filo logico che parte dal 1994, passasse per il 2008 e arrivasse ad oggi.
Come se potessi fare tutto, e in quel momento, già mi accorgessi che per fare tutto bisogna fare qualcosa, e fare qualcosa, è solo qualcosa, e già non è più tutto.
(ma questo purtroppo non l'ho capito nell'estate 2008, ci ho messo qualche mese in più. ma questa è un'altra storia. e non è che detto che non venga raccontata, prima o poi.)



*** Menzione Speciale - Fuori Concorso ***

Cranio Randagio - Estate (e sto qua)


Questo pezzo in realtà è uscito il 23 agosto 2016, ma io l'ho scoperto solo qualche mese dopo, quando il povero Cranio Randagio è morto.
Forse questo è il pezzo estivo per eccellenza, o perlomeno, quello che sento più vicino a me. E infatti, l'ho scoperto a novembre.

Rievocare i brani dell'estate diventa per forza una rassegna di malinconia, in un modo o nell'altro, e così è stato.
Io e l'estate forse non saremo mai migliori amici, ma continueremo a frequentarci e a passare delle belle vacanze.

lunedì 11 giugno 2018

Dieci, cento, mille... random facts about Cento.


1 giugno 2000, Cento
Sono in Piazza Guercino, sotto al portico del bar Uno Più, insieme a mezza Cento, a guardare Ovito Scafati - Baltur Cento, finale playoff di B, valevole per la Serie A2 di basket.
Io ho 16 anni, indosso una polo rossa, non griffata Benedetto XIV... intorno a me qualche maglia dei tifosi (la vecchia Fossa dei Leoni biancorossa), ma più che altro gente in borghese... in serie B non va ancora molto il merchandising e la vendita di abbigliamento griffato, ed è troppo caldo per le sciarpe.

Il Comune di Cento ha allestito un maxischermo in cui viene proiettata la partita, trasmessa da Rai Sport... siamo a pochi secondi dalla fine e stiamo vincendo di tre.
I secondi passano... il cronometro sta per segnare zero no? Abbiamo vinto, no? Adesso uno tira ma va fuori, no?
No.
Rossi, numero 8 di Scafati, mette una tripla. Parità. Supplementari.
Ma come ti riprendi da una botta così? Sei a pochi decimi di secondo dalla A2. E bum, ti si allontana, così.
E ovviamente ai supplementari abbiamo perso.

E dire che i ragazzi si erano ossigenati i capelli come andava di moda all'epoca, come avevano fatto anche i calciatori della Romania, per esultare per essere nei playoff invece che nei playout.
E invece, da numero 8 avevamo buttato fuori gli storici rivali di Ferrara, che arrivò prima nella regular season, vincendo a casa loro, con una bomba di Carchia a due secondi dalla fine. Che notte quella notte.
Dopo un cammino così, da outsider, devi andare su.
Addirittura un pullman di 51 impavidi era andato fino a Scafati. Scafati è in là, eh... poi con i pullman che si sceglieva la Fossa...

...insomma, era una favola, a cui all'ultimo secondo è mancato il lieto fine.
"Se non è successo quest'anno, non succede più..." mormoravano i vecchi in piazza, tra una bestemmia e l'altra.

Da 00'22" , l'azione che ci ha tolto l'A2.


Quando ripenso a quel giorno, di solito mi viene da pensare a tutto quello che c'è stato dopo... ma oggi mi viene da pensare anche a tutte quelle cose che ci sono stati prima.
Si, si parte ovviamente da Mons. Baviera e dall'oratorio di San Biagio... da sempre acerrima "nemica di campanile", per me che sono penzalino, ma a cui va dato questo merito. E anche dall'altrettanto indimenticato Don Bruno.
E poi ci hanno già fatto un libro sui 54 anni che ci dividono dal 1964 e dalla fondazione della Benedetto XIV, quindi non ha senso andare ad aprirlo per leggere tutti i nomi.
(Ma lo farò lo stesso per evitare di fare errori ed essere poi corretto e cazziato da Maretti, come se fosse Antani, per due).

La mia storia con la Benedetto comincia prima che io nascessi,  praticamente fin dall'inizio, perché mio padre l'ha seguita da sempre... come tifoso, collaboratore, bigliettaio, e... manovale, quando nell'81 c'era da ristrutturare in fretta e furia la Palestra della Giovannina perché la palestra delle medie non era pronta per la serie C.
(Mi ricorda qualcosa... la storia si ripete.)
(La Palestra della Giovannina è più o meno la stessa dal 1981).
E insomma, non ricordo la prima volta che andai al Palazzetto, ma i primi ricordi sono di me da bimbo che scorrazzavo per il bordo campo insieme ai figli degli altri tifosi genitori... esattamente come accade ancora oggi.

I primi ricordi che ho sono quelli di Pol Bodetto, che per me era una cosa mitologica, al pari di un Roby Baggio... e della prima promozione in B, che poi era B2, ma B2 è B, no? (Anche questo mi ricorda qualcosa... qualcosA.)
La società regalò come gadget il portachiavi rettangolare smussato biancorosso tagliato a metà, che se lo giravi... diventava un cuore. Un cuore biancorosso.
Poi ce ne sono stati tanti, di giocatori. Da Bobicchio fino a Di Monte, passando da Carchia e Masieri (entrambi miei vicini di casa... potrei raccontare tanti aneddoti sul cane di Carchia e su come parcheggiava Masieri, ma sono cose che serbo morbosamente nel mio cuore), Moffa e Binelli... ma anche Rorato, Binetti, Beghelli... o gente come Raggi, Bossi, o i fratelli Bretta, Frenchu Malaguti... ognuno di quelli che è entrato in campo, anche se per pochi secondi, fa parte di una squadra, e di una storia.

Quindi penso anche al 2011, quando ero ancora a Londra, e qualcuno si mise in testa di rimettere in piedi tutta questa baracca. Allora c'era un certo Michele Manni, e c'è anche oggi. Perché non ci sono solo quelli in campo... a metttere il loro mattoncino, ci sono anche quelli fuori dal parquet.
(Anche se Manni tecnicamente è spesso sopra il parquet, seppur seduto.)
Tutti i volontari a vario titolo, tutti i collaboratori, tutti quelli che molte volte gratuitamente, hanno dato qualcosa, per questa squadra.
Io e mio fratello abbiamo giocato nelle giovanili (in realtà io mi sono fermato con risultati scarsissimi al mini-basket), per poi diventare collaboratori... mio nipote si è dedicato al baby-basket, per un po'. E sono già tre generazioni... come la mia famiglia ce ne sono tante altre, a Cento, che hanno un sangue biancorosso.

Ci sono poi i tifosi, quelli come mio fratello e tanti altri... come diceva Maretti, quelli che si sono sempre fatti un sacco di trasferte lontanissimo, in palasport che più che altro erano palestre con tribune, in posti dove i piccioni cagavano dentro (tutto vero), trasferte "inutili" che non contavano nulla per la classifica, ma se le sono fatte... in pullman, in auto, in aereo, anche migliaia di chilometri in giornata... mentre morose, mogli, amici, colleghi erano dietro a chiedere "ma chi te lo fa fare?".
(Uh, anche morosi, mariti, amiche, colleghe... c'è anche una bella quota rosa, in curva).
Ma loro, c'erano.
Io non ci sono sempre stato, ho avuto le mie fasi, diciamo, legate ad età, impegni, lavori... e anche spostamenti. Ma l'ho sempre seguita. Anche quando ero a Londra, e dopo il terremoto, siamo saliti dalla C alla B.
C'ero a mio modo, se vogliamo dirla così.

Sabato, a Montecatini non erano i 10 (che poi ormai sono diventati 12) del referto.
Non era 100, intesa come città.
Non erano i 1000 e più tifosi.
Era un'onda lunga, di decine di migliaia di persone... e tante non ci sono nemmeno più. Se credi nel paradiso, o nell'inferno, puoi immaginartele lì, a sporgersi dalla balaustra di nuvole dal terzo anello del PalaTerme, a cantare, battere le mani, lanciare fulmini agli arbitri e applaudire i giocatori... non so, a me piace pensare a Zimmer che guarda il presidente Gianni Fava, mentre circondato dai giocatori festanti, batte le mani al ritmo di "E ieri sera" (!!!) ... chi l'avrebbe mai detto?

9 giugno 2018, Cento
Ci sono voluti 18 anni, ora ne ho 34... e sono seduto nello stesso portico di diciotto anni fa, sempre con una maglia rossa indosso, stanco, spossato e sudato... ma stavolta felice. L'abbiamo vendicata, abbiamo stroncato una maledizione.

Se potessimo tornare indietro, chi vorrebbe fare entrare quella tripla di Rossi? Nessuno, credo.
Ma se non fosse entrata... questa promozione, sarebbe stata vissuta con la stessa sofferenza? Avremmo avuto la stessa gioia all'ultima sirena? Non credo.
Le sconfitte possono insegnarti a vincere. A noi ne sono servite molte. Si ironizza sempre sulle finali perse dalla Juve in Champions, ma... conoscete tutte quelle perse dalla Benedetto? Nel 2009, ai tempi della fase "Pallacanestro Cento", ci si fece addirittura una maglietta.
Siamo quello che siamo per tutto quello che ci ha costruiti, per il tutto il passato che ci ha temprati, forgiati, appassionati. Per tutte le delusioni che "no basta, non ci vengo più al palazzo" e invece a settembre si era lì a rifare l'abbonamento.
Perché c'è una passione prima di tutto, perché una canotta non è una roba sintetica che puzza di sudore, è qualcosa di più.
Anche per me, che non ne capisco un cazzo di basket, e che so a malapena palleggiare.

E allora perché? Chi ce l'ha fatto fare?
Perché si vive anche per cercare di realizzare i sogni.
Perché era un sogno, e ogni tanto, qualche sogno, si avverA.