giovedì 6 giugno 2019

Racconti sotto le stelle - Giovedì 13 giugno, i racconti sparsi del Blogorroico


Amici e amiche del Blogorroico, mi hanno tornato ad invitare a "Racconti sotto le stelle" !
Evidentemente quegli irresponsabili del Circolo Culturale Amici del Museo di Renazzo hanno dimenticato l'errore commesso 5 anni, quando mi chiamarono per inaugurare la prima edizione, e hanno deciso di ripetere l'errore.
Onorerò al meglio il palco (leggi: la tettoia dei Gorghi) insieme al musicista Emanuele Callegari (noto ai più come Call / Callega / Calleghino), che mi accompagnerà al piano.

Ci si vede giovedì 13 giugno, alle 20.45, presso il Parco dei Gorghi (via Lamborghini, Renazzo - che anche se ai renazzesi non piace scriverlo è una frazione di Cento).
Ingresso chiaramente libero e gratuito!

giovedì 16 maggio 2019

Arriverà la fine, ma non sarà la fine

End of a season.

E' passata una settimana dalla fine della stagione della Benedetto XIV.
Un anno fa, più o meno, mi ritrovai a scrivere della storica promozione in A2.
E ora, a distanza di appena 11 mesi, sono a scrivere della retrocessione.
A suo modo, anch'essa storica: se escludiamo quella del 1996 dalla B1 alla B2, dove venne disputata la stagione con i juniores causa fallimento economico, e quindi la retrocessione maturò in banca più che sul parquet... la precedente discesa di categoria è datata 1983.
36 anni fa.
Di tutto il roster biancorosso, nel 1983 solo White era già al mondo.
Nel 1983, quando ancora si giocava alla Giovannina e dalla C1 si scese in C2.
Tutta un'altra epoca. E 36 anni di distanza, per una società che ne ha 55, sono veramente un sacco di anni. Dentro ci passa di tutto.

Otto giorni fa ero lì al tavolo stampa, Ferri (numero 10 di Legnano) lancia una di quelle cose che ci provi e che non vanno mai, quando le lanci all'ultimo secondo.
E invece entra.
E invece, come a noi capita spesso, all'ultimo secondo le cose agli altri entrano, e ci fanno perdere.

Fino a pochi secondi prima ero pronto a filmare l'esultanza per la finale playout, e mi sono ritrovato a scrivere "la Baltur Cento retrocede in Serie B."
Punto.
Fine del post, fine della stagione.


E poi a chiedermi, prima di schiacciare Pubblica... "ma è vero? ma siamo sicuri? ma siamo veramente in B? Ma è proprio così? Non è meglio mandare una mail alla Lega Pallacanestro e chiedere chiarimenti?".
Penso sia stata una reazione di riflesso, il rifiuto della cosa.

Sono l'addetto stampa: molte volte la mia voce nella stagione è stata sostituita, o ha coinciso, con quella della società.
Ho scritto poco, di basket.
Ho cercato di fare del mio meglio, professionalmente parlando.
Ma si vince e si perde insieme, da chi infila la bomba decisiva all'under che fa il 12esimo e porta le borracce, dal coach all'aiuto fisioterapista, dal Presidente all'ultimo dei bigliettai.
Un anno fa abbiamo vinto tutti: la settimana scorsa, abbiamo perso tutti.
Abbiamo perso all'ultimo tiro? Negli ultimi 7 secondi? All'ultimo possesso?
La verità è che la stagione si vince o si perde in 30 partite, 35 con i playout, in questo caso.
Questo è tutto quello che siamo riusciti a fare, nel bene o nel male, con le cose buoni e con gli errori. E non è bastato.
Sono dati di fatto, c'è poco da girarci intorno.

Questo non intacca assolutamente il valore della prestazione di ognuna delle persone che hanno contribuito in questa stagione della Benedetto XIV. Ognuna di loro ci ha messo il proprio, ognuna alla sua maniera.
Non spetta a me dare giudizi o fare pagelloni.
Mi limiterò ad analizzare il mio lavoro e quello del team comunicazione messo in piedi da JustoMezzo, con l'unico obiettivo di migliorarci professionalmente ed essere pronti per una nuova stagione.
Perché non bisogna mai dimenticarsi che non è "solo sport": ci sono persone che ci lavorano, fuori dal parquet. I famosi "addetti ai lavori".
Persone cui una retrocessione a volte significa anche la perdita del lavoro.
E chi lavora in A2 è ancora una persona "normale"... di quelle con il mutuo, l'affitto, le bollette, le rate... e se e quando si guadagna "qualcosina" in più, quella serve a compensare l'incertezza di licenziamenti, retrocessioni, fallimenti.

E in ogni modo, il fatto che non si sia centrato l'obiettivo minimo della stagione, non significa che la stagione sia stata un completo fallimento: allo stesso modo in cui la stagione precedente non fu perfetta.
Smontando la stagione a pezzetti, elemento per elemento, meccanismo per meccanismo, ci sono tante cose da salvare, che hanno funzionato. Molte magari da migliorare lo stesso, certo, ma non da eliminare.
Non si deve mai ripartire da zero: vorrebbe dire cancellare tutta l'esperienza maturata.
Si riparte da dove si è arrivati. Con i propri errori, con le proprie scelte fatte, andando a valutare quali sono state giuste e quali sbagliate, e si impara. E si riparte.
Sicuramente questo è un discorso "da addetto ai lavori", ma è quello che sono, ed è quello di cui le società hanno bisogno.

Le cose a bordocampo appaiono un po' diverse, probabilmente da quelle che si vedono dagli spalti: sono anche io tifoso, però. E probabilmente, è proprio nella gioia e nel dispiacere che ci si arriva ad unire.

Non ho molto da dire come vedete, né molto da aggiungere. Ho conosciuto tante belle persone in questa stagione, ho fatto una esperienza molto bella, sia dal lato umano che dal lato professionale, nonostante la grande fatica e le grandi difficoltà.
Molte le ho già ringraziate personalmente, molte le ringrazierò.
Perché è importante vedere il bello anche dove le cose sono brutte, perché qualcosa di bello c'è sempre.

Uniti si vince, e uniti si perde.
E uniti si riparte.

martedì 12 marzo 2019

Un ammorbidente, alla fine.


Dovevo comprare l'ammorbidente.
Va detto che i supermercati mi sono sempre piaciuti. Inteso come non-luoghi. Non nel loro essere vissuti, con il caos, i bambini urlanti, i rincoglioniti con il carrello in mezzo alle balle... più che altro, la dimensione post-moderna dell'uomo alle prese con l'acquisizione di beni di necessità, prima necessità, superflui.
Un giorno forse spariranno i supermercati, resteranno solo mini market bangla e amazon flying store che ti portano la roba bussandoti alla finestra con i droni.
"Toc toc"

"Chi è?"
"Amazon"
"Non vogliamo niente!"
"Ma hai già pagato, coglione"
"Ah. Allora aspetta che apro. Aspetta, com'è possibile che un drone di Amazon mi dia del coglione?"
"Perché sto parlando io, sono un calabrese trapiantato a Piacenza e sto facendo un turno di 20 ore rinchiuso in un box nel magazzino Amazon di Piacenza."

"Ah. Ti piace, Piacenza?"
"Tanto quanto il mio lavoro come voce dei droni."

Ed è chiaro: doppiare i droni di Amazon dev'essere un lavoro bellissimo. D'altronde Amazon Prime riguarda le spedizioni come i film in seconda visione, normale ci sia un nesso tra magazzinieri e doppiatori. E Piacenza.

Ma ero al supermercato e dovevo comprare l'ammorbidente.
Facciamo un passo indietro: perché compro l'ammorbidente?
Potrei tornare a quando, nelle cucine lezze di Londra, tra una pasta al sugo e una birra in lattina, disquisivo con Fabri Marciante dell'importanza dell'ammorbidente nelle lavatrici del cameriere, perché ammorbidire il calzino prima di farti il double shift da 12 ore in piedi era fondamentale nell'economia del mantenimento del piede.
Ma in realtà dopo un paio di volte avevo smesso di comprarlo per risparmiare qualche pound, che poi spendevo in birre, mentre discutevo di lavatrici.
E allora mi fermo a quando, da borghese, iniziai a comprare l'ammorbidente. Così, per sfizio. Perché si dice che faccia bene. A chi? Ai miei vestiti? Di sicuro all'economia.

Poi arrivò la Maja, che ci teneva molto all'ammorbidente. Proprio scegliendolo in base al profumo.

In realtà, ricordo di una conversazione con qualcuno (un amico? una ex? onestamente non ricordo più, è entrata a far parte di tutte le cose che ho perso) su quanto mi piacesse l'odore del camino nei vestiti che mi lavava mia nonna.
Tutte le domeniche di carnevale, sotto al costume di carnevale, portavo gli stessi vestiti (maglia a maniche lunghe, felpa, jeans... tutta roba vecchia e logora) e li portavo a mia nonna per farglieli lavare.
Lei gli asciugava in lavanderia, vicino alla stufa, e prendevano su quell'odore di legna e camino. Non puzza: era un odore, e per era un profumo.

No, non è una di quelle cose che in realtà mi ricordano mia nonna... mi ricorda come era bello la domenica pomeriggio dopo pranzo mettersi questi vestiti puliti e profumati e andare al carnevale, e bere sambuca alle 13.50 della domenica.
Mia nonna c'entra poco in tutto in tutto questo, quel tanto che basta per ricordare con piacere quel gesto d'amore verso il nipote cazzone, ma soprattutto amore per la pulizia, presente e costante, al profumo di legna e stufa.

Ma ero al supermercato e dovevo comprare l'ammorbidente. Ho aperto un ammorbidente e non ho sentito nulla. Nessun profumo particolare. Né in positivo né in negativo.
Forse mi sono bruciato le cellule nasali? Forse il mio olfatto, che insieme al mio gusto, non sono sensi molto sviluppati, mi stanno abbandonando?
Non lo so.

Ma ero al supermercato e dovevo comprare l'ammorbidente, ho preso un ammorbidente che avrebbe dovuto piacere alla Maja, sono andato alla cassa, ho pagato, e sono uscito.

Avrei voluto parlarvi dei Kings of Leon, ma dovevo comprare l'ammorbidente.


giovedì 17 gennaio 2019

Io & Le Luci (ovvero: lettera a Vasco) (Brondi)

"C'è questo tipo, cantautore, di Ferrara... chitarra e voce... fa cose un po' disagiate, però forti. Dovresti sentirlo, secondo me ti piace. Vorrei intervistarlo al MEI."

Ottobre 2008, nella sede di
Radio Nebbia. Siamo in mezze maniche. Nella sede di Radio Nebbia siamo sempre in mezze maniche, c'è caldo tutto l'anno, il riscaldamento è centralizzato e i termo sono bollenti da ottobre ad aprile. Quando viene spento il riscaldamento centralizzato, ormai fuori ci sono già 25 gradi quindi sei in mezze maniche lo stesso


C'è Fede che mi parla di questo Le Luci della Centrale Elettrica, che in realtà è uno da solo. Io e Fede abbiamo dei gusti molto simili, quindi il giorno dopo in ufficio apro youtube e inizio ad ascoltare.
Ci sono questi pezzi belli, forti, diretti, al limite dell'essere violenti...

"Mentre parecchi facevano l'università, e alcuni si impiccavano in garage, lasciando come ultime volontà le poesie di Vian."
(Le Luci della Centrale Elettrica - Fare i camerieri)

A volte i testi sono semplicemente un elenco di immagini, di metafore, di elementi urbani accostati ad altri poetici... uno schema bene o male ripetuto per tutto il primo album autoprodotto omonimo, che poi ha aperto la strada al primo album ufficiale, "Canzoni da spiaggia deturpata".



Nemmeno due mesi dopo, sono al MEI di Faenza. Fede ti ha contattato e convinto, e tu arrivi da solo, con quella capigliatura fuori da ogni moda.
"Enrico, ciao"
"Vasco, piacere"
E questo rimarrà il nostro unico scambio.
(A parte una volta che ti ho taggato su una foto ad un tuo live e mi hai messo un like, e una volta che ho fatto una stories su due cartelli compro oro (uno a fianco all'altro) e hai messo una reaction alla mia Instagram story.)

"COMPRO ORO! COMPRO ORO!"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Destini Generali)

Il giorno dopo ti sentirò suonare dal vivo, qualche pezzo, al MEI 2008, in un silenzio quasi surreale, di centinaia di persone in un padiglione della Fiera di Faenza rapite dai tuoi pezzi. Dalle tue grida, stonate, dalla tua rabbia, dalle tue parole taglienti.

E niente... le tue "canzoni d'amore, di merda" come avevi definito parlandone con Giorgio Canali (o una cosa simile) mi hanno tenuto parecchia compagnia in un periodo difficile (cioè la vita. La vita è un periodo difficile che si colloca tra la nascita e la morte) e mi hanno ispirato parecchio. Già dal 2009 sul mio blog comparivano parecchie tue tracce. Tracce inteso come canzoni ma anche semplicemente come segni.

E' in questo momento in cui spero il che il tuo primo album, pluripremiato, non abbia un seguito. E' una fotografia, un fermo immagine di una generazione ("una generazione di due persone", dirai tu in parecchie interviste, perché i pezzi spesso parlano di te e della tua ragazza, che poi divenne ex).
Mi chiedo come tu potresti fare un altro album, senza che sia un album fotocopia.

Ricordo anche un live, "La Tempesta sotto le stelle", ovvero il tradizionale festival della tua etichetta Tempesta Dischi all'interno della rassegna ferrarese "Ferrara sotto le stelle".
E sentirti cantare a casa tua, le tue canzoni, nella tua piazza... quando hai fatto "La domenica delle salme" è quasi sembrato un tuo pezzo.

(no, non è quel live - ma la versione che avevi suonato è questa)

E un po', va detto: "Per ora noi la chiameremo felicità"esce del 2010 e un po' risente di questo. In alcuni brani c'è il tentativo di ripetere lo schema vincente senza riuscirci pienamente, o perlomeno senza lo stesso brillante risultato del primo lavoro.
Nonostante sia il lavoro meno riuscito dei 4 album da te pubblicati, è comunque un buon disco. C'è "Anidride Carbonica", che a me piace un sacco. C'è "Cara Catastrofe", che entra a pieno titolo nel tuo repertorio (da lì in poi la suonerai in tutti i tuoi live, o quasi) insieme a "Quando Tornerai dall'estero".
Quando esce questa, come singolo, io sono a Londra.
A Londra dove facevo il cameriere, dove non ci ero andato per dimagrire, ma dimagrivo lo stesso.
A Londra dove una collega del ristorante, ad uno staff meeting dove le era stato chiesto "presentati raccontando un tuo segreto" (che poi quanto è idiota chiedere di raccontare un segreto? che segreto è poi?) lei rispose "ogni tanto mi metto le cuffiette e vado a ballare da sola in strada".
La sera prima era uscito questo.

"nelle nostre camere separate, a inchiodare le stelle"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Cara Catastrofe)

Comunque a colpirmi di più, ovviamente, fu il secondo singolo Quando tornerai dall'estero. Perché siamo sempre l'estero di qualcun altro. E c'è sempre qualcuno più all'estero di noi.

"andremo ancora a letto vestiti"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Quando Tornerai Dall'Estero)

Tutto questo fu ovviamente in un qualche modo convogliato sul mio romanzo Anche se a Londra piove, dove sei uno degli artisti più citati. Una volta ero a Cagliari, e Carlo Birocchi, nel presentare il mio libro al Caffè Savoia, se ne uscì con "il protagonista ascolta un sacco di musica... gli Strokes, gli Oasis... Le Luci della Centrale... ma qui non è solo che gli piace: è proprio che lui con Vasco Brondi CI PARLA!"
Insomma, probabilmente la platea si fece l'idea che Giulio, il protagonista del mio romanzo, fosse una sorta di psicopatico complessato che parlava al suo iPod.
E per questo comprarono il mio libro.
Spero di aver confermato la loro idea.
Se così non fosse, sappiate che a distanza di anni l'autore del romanzo comunque sta davvero scrivendo un post parlando in maniera immaginaria a Vasco Brondi.
Una volta ti ho parlato del mio romanzo in messaggio privato su Facebook, ma non mi hai cagato.
Era a fin di bene, va detto: un euro per ogni copia veniva donato ad Emilia Livet, associazione che raccoglieva fondi per l'allestimento delle scuole emiliane, nel post terremoto.

Ricordo poi un EP, qualche pezzo, qualche live... ti ho visto allo Sherwood Festival 2013 a Padova, dopo il live di Maria Antonietta, mentre appoggiato al muro parlavi con la ragazza di qualcuno. Proprio come nella canzone de I Cani.


***


E poi all'improvviso nel 2014 esce "Costellazioni". Non ricordo bene nemmeno la prima traccia che uscì, ma Costellazioni fu proprio una cosa da "porca troia!".

Qui è venuto a darti una mano Fede Dragogna dei Ministri, e si sente. Si sente che è arrivato qualcuno ad elevarti, a tirarti fuori ancora di più e ancora meglio quello che hai dentro. Non suona come un disco dei Ministri: suona come un tuo disco. Anche se diverso dai precedenti, è proprio una cosa tua.

Uno di quei pezzi che mi fece davvero stupire, sulla sedia di camera mia, a casa di mio padre (che stavo per abbandonare) fu "I Sonic Youth", che merita un post per conto suo. Ma non è nemmeno la più bella. Però quando canti "c'è un campo di calcio, regolamentare" non posso far altro che applaudire con tanto di standing ovation. E' roba da analisi semiotica.

"c'è un campo di calcio, regolamentare"
(Le Luci della Centrale Elettrica - I Sonic Youth)

Queste canzoni le ascoltate decine e decine di volte (non dico centinaia, però l'ordine di grandezza è quello). "Costellazioni" ce l'ho ancora in macchina, per intenderci. E ho cambiato 3 auto da quando è uscito.
C'è "Questo scontro tranquillo" che a me sembra raccontare di come io Fabrizio Marciante facevamo fatica ad avere i soldi per fare la spesa a Londra, e poi ci siamo trovati a presentare i nostri libri a Milano.


"parlami di tutti i miei amici, dei nostri sogni assurdi che si sono avverati"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Questo Scontro Tranquillo)

E poi "Macbeth nella nebbia", ma tante altre canzoni... e frasi... e arrangiamenti... che disco. Costellazioni è un capolavoro. Potrei parlare ancora per righe e righe.
"Blues del delta del Po" sarebbe stata perfetta come colonna sonora per il mio Anche se a Londra piove, ad esempio.
Ho visto 2 o 3 date di questo tour. Una volta, sono arrivato mezzo ubriaco da un aperitivo che si era allungato oltre modo. Mi è sembrato magico.
Questo è stato il primo disco che ho fatto partire nella mia casa di Penzale (quartiere di Cento). Mi ero trasferito in agosto, non c'era caldo, quindi ho aperto tutte le finestre e ho messo su questo disco. Così da far capire fin da subito a tutto il quartiere con chi avevano a che fare.
E poi "nella calma che hanno a notte fonda i viali di Bologna" questo album mi ha accompagnato in tante serate infruttuose in giro per Bologna, mentre "me ne andavo in una città a 40 km".

E poi io facevo l'impiegato (anche se non era un ufficio pubblico, "ero sempre il sole che scende") e spendevo i miei weekend, quando potevo, in piccoli viaggi, e generare "frammenti di discorso che finiscono prendendo un aereo".
E sostenevo che dovessimo andare in Polonia, ad esempio a Cracovia, così avremmo visto "il monumento dei cuori strappati appena fuori Cracovia" di cui gli hipster parlavano benissimo, ma che doveva ancora essere scoperta dal grande pubblico.
E alla fine ci andammo, facendo nascere un gruppo di cavalli dell'est che in pochi anni hanno esplorato buona parte dell'est conosciuto.
Anche se in realtà davanti al monumento dei cuori strappati non ci andammo, perché quel pomeriggio era già freddo, buio, e non avevamo voglia di prendere un autobus... perché in effetti a piedi è troppo in là. E' a Cracovia, ma non in centro: è appena fuori.
Però quello che mi dico sempre è che se una città ti piace devi sempre tenerti buono un motivo per ritornarci, e allora, mi dico sempre che ci ritornerò per andare davanti al monumento dei cuori strappati.

"da una finestra arriva della musica elettronica dell'Est Europa"
(Le Luci della Centrale Elettrica - La Terra, l'Emilia, la Luna)


Poi, a un certo punto, è arrivata la Maja.
Ed è arrivato "Terra", che ho comprato in vinile. Terra mi ha donato, tra i tuoi brani e il tuo libretto di accompagnamento, quella ispirazione che ormai avevo perso. E' stato "il colpo di grazia" ad un romanzo sul quale ho lavorato quasi due anni e che poi ho accantonato. (Che magari prima o poi riprenderò in mano, ma ristrutturandolo fortemente.)
E che mi ha dato spunto per cominciare a scrivere altro. E, gradualmente, a sistemare alcune cose della mia vita.
Magari è solo stata una coincidenza temporale, chissà.
Nel 2016 sono stato in Bosnia, e "dove c’era un minareto o un campanile c’è un albero in fiore tra le rovine" e questo senso di pace "come in un dopoguerra" mi ha accompagnato anche in un viaggio in Polonia con la Maja, l'estate successiva. Perché nei disastri (come l'impianto GPL che non funziona, o il motorino di avviamento che si rompe) ..."il futuro era sempre lì a sorriderci" e in fondo "non c'è alternativa al futuro".

"hai scoperto che Toronto è una Varese più grande"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Coprifuoco)

E siamo arrivati ai giorni nostri.
E Terra è un altro disco bellissimo, anche qui c'è uno stupendo lavoro di arrangiamento e composizione insieme a Fede Dragogna dei Ministri. Si sente quell'aria quasi da "world music" nel senso di prendermi pezzi, strumenti, sonorità da tutto il mondo e portarle a casa.
A casa tua. Ferrara.
E sono venuto ad ascoltarti, spesso con la Maja, in diverse date del tuo tour. Anche in quest'ultimo tour. Volevo venire a dicembre, a Bologna o Ferrara, ma ero impegnato per lavoro. Sono venuto il 9 gennaio al Duse.
E mi hanno telefonato per lavoro mentre ero lì. Ma non ho risposto.
Ormai avevi finito, è stato giusto aspettare la fine. A teatro non si risponde al telefono, e non si scomodano quelli seduti per andare a rispondere.

***

E così siamo alla fine.
Ho lasciato fuori racconti paralleli di amici e amiche, che comunque sono esistiti e mi hanno accompagnato. Ho cercato di parlare di me e te, Vasco Brondi, come se tu fossi un personaggio lontano, e invece poi sei un ferrarese, E sei dell'84 pure tu.
Perdona aver scritto un po' in maniera confusionaria, con sicuramente un sacco di refusi, proprio come si scrive ad uno che si conosce bene di cui tanto te ne puoi fregare di errori e orrori.
Era un modo per salutarti e ringraziarti.

E in realtà sono contento che si chiuda questo "Le Luci della Centrale Elettrica", perché è e sarà una cosa bellissima. Ora sarai libero di fare tante altre cose stupende, sempre come pare a te, lasciando questi bellissimi anni raccolti nelle tue canzoni.

Grazie di tutto, e in bocca al lupo. Ci sentiamo presto.

martedì 18 dicembre 2018

Il grande ritorno dell'inestimabile Lacetti

(il grande ritorno dell'inestimabile Lacetti)

Riassunto delle puntate precedenti: clicca qui



Mi sembra di essermi perso.
Mi sono tradito.

Mi bruciava l'intestino, sotto quel whisky basso costo degli autogrill della Boemia. Avrei dovuto fermarmi e ordinare dieci galloni di acqua, ma se c'era una cosa che avevo imparato della Cecoslovacchia, era che di rubinetti e taxisti c'era sempre da dubitare.
Meglio una birra da 75, o addirittura una bottigliazza di plastica da lasciare a metà, con la birra che si sgasava e scaldava al solo contatto con l'aria. Nonostante fossimo già a tiro dello zero termico.
La batteria della Chevy Lacetti avrebbe sputato l'anima per farmi ripartire, e dire che aveva ancora da affrontare un altro inverno.
Avevo voglia di dare fuoco alla mia piccola e non rivederla mai più, ma non c'erano tanti altri cavalli e cavalle nelle vicinanze.
Il cane grosso era libero, e gli uomini di Scatafano non mi avrebbero permesso di avvicinarmi più di tanto. Il Sud Italia mi era vietato.
"Sotto Roma, meglio andarci accompagnato da Taffo" mi diceva sempre Jenny. Che poi non ho mai capito perché fosse un uomo e si chiamasse Jenny. "Fatti i cazzi tuoi."
E quindi non gli ho mai chiesto chi fosse Taffo.
Ma mi pare di capire fosse uno che era meglio non frequentare.

Mi serviva un motel, non potevo dormire in macchina non tutto quel freddo.
Trovai qualcosa dalle stanze che puzzano di chiuso, qualcosa che pareva abbastanza pulito, e senza cimici, o altre insetti e tecnologie derivate.
Il posto ideale per una doccia calda e buttarmi sul letto.


Non avrei mai raggiunto Scatafano, da solo. Avevo bisogno dell'aiuto di qualcuno. E io sapevo chi.


Stava tutto a me, decidere se avrei fatto partire quella chiamata. Dipendeva solo da me.