venerdì 23 novembre 2018

Stanno tornando i Giardini di Mirò e ho molta paura.


C'è stato un tempo, nell'epoca dell'indie che ho vissuto prevalentemente da spettatore marginale, in cui quasi sembrava che potessimo fare qualcosa nel mondo.
Noi ascoltatori, le band, il movimento (quale?), i movimenti (quali?), e tutto quanto... come se potessimo cancellare il berlusconismo, e riprendere in mano tutto. Quando guardavamo "Vieni via con me" con Fazio e Saviano (io no però), quando facevamo i V-day e le manifestazioni del popolo viola (no nemmeno queste cose), quando ascoltavamo album bellissimi e riempivamo le arene, le piazze, i locali...
...e c'erano i Giardini di Mirò.
Con il loro post-rock, italiano ma cantato in inglese, con brani lunghissimi, con code eterne, a volte brani strumentali, ascoltati da molti o da pochi ma stimati da tutti.
Nel 2012 "Good Luck", poi nel 2014 una colonna sonora per un film muto (e non era la prima) e poi il silenzio.
...ma visto che nel 2014 "Rapsodia satanica" era una colonna sonora per un film muto... era un album senza cantato: quindi il silenzio di parole durava da 6 anni.
Nel 2012 l'indie italiano c'era ancora.
Per parlare di questo, dovrei definire l'indie, e definire l'indie italiano.
Aprirei decine e decine di parentesi.
Forse posso semplicemente dire che l'indie italiano è morto a maggio 2016, quando è uscito Oroscopo di Calcutta.
Ma anche prima non se la passava troppo bene, forse.

Hai presente quando ti sembra che tornino quelle cose di quando eri giovane, o un po' più giovane, ma non sei più quello di allora, e le cose ti sembra che non abbiano più senso fatte adesso?
Una specie di teatrino fuori tempo ed imbarazzante.
Nella canzone "Bagliore" degli Spartiti (scritta e recitata da Max Collini e musicata da Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò, guardacaso) si racconta di un amore estivo, che arrivato all'autunno, diventa "una di quelle cose che hanno senso solo nell'attimo in cui accadono".


E certe cose, anche se durano anni, probabilmente finiscono di avere senso.
Ripenso a tante persone di quegli anni, quello che hanno detto e fatto, e quello che stanno facendo ora. Chi ha fatto famiglie, figli, carriere, viaggi... chi è rimasto, chi si è trasferito... ma quanti in questi anni ci hanno deluso, o tradito?
Com'è possibile che siamo finiti qui con la Lega e i Cinque Stelle? Con questi memacci su facebook e instagram? Con tutta la robazza che passa su Indie Italia di Spotify, con gli ultimi album di Calcutta e dei Thegiornalisti? Com'è possibile che gli Amari fossero sulla bocca di tutti e ora non ne parli più nessuno?
Possibile che tutta questa roba sia finita solamente sull'account Instagram del Nonno Indie, epitaffio virtuale di quello che fu?

Tornano i Giardini di Mirò - e tutto il resto non tornerà.
E mi fa paura, perché io sento come loro, e non so come fare a tornare, ma soprattutto, a restare, quando tutto scompare.


P.S. non fosse chiaro, e forse non lo è, a me questi due nuovi singoli piacciono veramente molto.

mercoledì 17 ottobre 2018

Le canzoni delle estati

Ex-Otago nel 2011, con Pernazza, in versione estiva

E' da un po' che non scrivo, da prima dell'estate: e ora l'estate è finita. Certo, da calendario finisce il 21 settembre, ma in realtà, da queste parti, l'estate è sempre finita a inizio settembre, quando passano la Festa dei Giovani di Pieve, la Fiera di Cento, si fa l'asta del fantacalcio, riaprono le scuole, si tornano a dare gli esami all'università o riprende a studiare (o nessuna delle due, ma comunque lo fanno i tuoi amici) e gli uffici e aziende tornano nel pieno della loro fase produttiva.
Ne ho parlato un po' qui, qualche anno fa.

Quindi, volutamente e ostinatamente e forzatamente in ritardo, oggi vi racconterò i miei pezzi dell'estate. Di tutte le estati. I più rappresentativi, o forse no, in una sorta di top ten, che in realtà è solo un pretesto per elencarli, non c'è veramente una classifica. Forse ne sono restati fuori tanti.


10) Lo Stato Sociale - Vado al mare
(estate 2012)


Non vorrei mettermi a parlare del mio complicato rapporto con Lo Stato Sociale, perché non gliene frega niente a nessuno (né tantomeno allo Stato Sociale, e colgo l'occasione per salutare Checco se mai erroneamente finisse su questa pagina).
Avevo cominciato l'estate a Londra, e avevo consumato "Turisti della democrazia" sul mio iPod. ("consumare i dischi" è un bellissimo modo di dire che però ormai torna buono solo per i vinili, ma ormai se compri i vinili con quello che costano ci stai attentissimo, altro che consumarli).
Comunque questa è la tipica canzone spensierata dello Stato Sociale, condita da quel velo di ironia pungente e arguzia hipster... un pezzo semplice ma riuscito, a mio avviso: ed è forse questa spontaneità e leggerezza che hanno un po' perso, nelle ultime canzoni.
Comunque poi sono tornato in Italia, e continuavo ad ascoltare questo pezzo.
Comunque lei non c'era, e io andavo al mare. Lei non c'era, e io scrivevo bene. Lei non c'era, e avevo qualcosa a cui pensare. Lei non c'era. Avrei voluto che tornasse - e in effetti sarebbe poi ritornata - ma in realtà, forse il senso di quello che rappresenta questo pezzo è una serena e spensierata convivenza estiva con l'assenza, se non altro quella fisica.



9) David Guetta feat. Akon - Sexy Bitch
(estate 2009)



Non lo so se fosse per una certa insoddisfazione della mia vita in generale, o forse per una certa insoddisfazione tipica dei vent'anni, ma cos'hanno poi di tipico i vent'anni? So solo che questo pezzo era la mia estate degli altri, e poi è diventato, negli anni a venire, l'estate mia. Perché forse, anche quando c'ho provato, il totale disimpegno non mi è mai appartenuto, nel bene e nel male.
Alla fine, cosa resta? Resta un pezzone incredibile, forse uno dei più potenti di David Guetta, uno di quelli che quando parte mani al cielo e violenza nel dancefloor, oggi come ieri... bagni di Marina di Ravenna, sabbia nelle scarpe, vodka redbull che sono diventati cumuli di ghiaccio, e su_le_mani.
P.S. la versione del video fu censurata in "Sexy Chick", che una decina di anni fa ancora dire Bitch non stava bene.

8) Raphael Gualazzi - L'estate di John Wayne
(estate 2016)


Questa l'ho scoperta due anni fa, su Radio 2, a estate ormai finita... ma comunque ha finito per rappresentare bene la vacanza che avevo fatto poche settimane prima, tra i balcani e la Croazia.
Questo testo scritto e cantato alla Battiato, mi ha ricordato quando ci siamo spostati da Lubiana a Sarajevo, ascoltando appunto il buon Maestro... e chiedendoci cosa mai ci fosse di divertente nel raccogliere ortiche, o di quanto potesse essere irriverente il preferire l'insalata a Beethoven e Sinatra.
Comunque, al di là questo, il ritornello mi piace perché non è il solito inno al divertimento estivo senza pensare al domani: certo, c'è da divertirsi fino al mattino, ma poi c'è questo sole "da portare a casa", seppure a pezzi.
E anche se all'epoca non avevo poi in realtà nessuno a cui portare niente, questa idea mi piaceva, perché comunque a 32 anni al fatto di portare a casa qualcosa, anche fosse solo la tua pelle, ci pensi.


7) Piotta - La Grande Onda
(estate 2002)


Sono parecchi i brani che mi riportano alla mente tanti estate della mia giovinezza/gioventù/passato, ma li ho quasi tutti esclusi. Vuoi perché non mi sembrano pezzi estivi, mi sembrano solamente canzoni che associo all'estate perché erano lì in quel momento, perché erano passati in TV o per radio in quei precisi mesi.
Vale la stessa cosa anche per questo pezzo di Piotta (di certo non uno dei suoi migliori) ma mi ricorda la nostra prima vacanza al mare, con gli amici, al Lido degli Estensi, nel luglio 2002.
Di surfing surfing non avevamo proprio un cazzo, tendenzialmente ci facevamo delle paste al sugo, dei wurstel, scatoloni di Moretti da 66, giocavamo a calcio e a beach volley in spiaggia, e via così.
Ho comprato una maglia tarocca del Barcellona, di Litmanen. Ce l'ho ancora.
Riponevo speranza nel futuro. Di quella ne ho meno. Ma ne ho ancora.
E niente, fu una di quelle vacanza che "comunque vada è già un successo". Ed è un bel ricordo.


6) Neffa - Aspettando il sole
(estate 1996)



Avevo dodici anni, per me l'estate era giocare a calcio con gli amici o i cugini, e nelle ore più calde rintanarmi a giocare sul 386. Questo pezzone (il debutto solista di Neffa, dopo l'esperienza con i Sangue Misto) passava sulla neonata TMC2 (ex Videomusic) che ascoltava mio fratello, davanti al Grundig con tubo catodico che dal 1982 trasmetteva imperterrito.
Essendo estate in realtà il sole non c'era da aspettarlo, era quasi sempre già fuori dalla finestra a spaccare le pietre, in contrapposizione con il beat crepuscolare e le sonorità malinconiche del pezzo.
Non so bene se il pezzo riguardi esattamente la depressione, o una sua forma minore, magari semplicemente di solitudine, o una mancanza di affetto... a 12 anni non percepivo tutto questo. O meglio: non lo percepivo nelle canzoni, non ero in grado di leggerne le metafore.
E ora a me questo pezzo, che in fondo un pezzo estivo non sarebbe, continua a ricordare l'estate, quando fuori il sole brucia e tu dovresti essere a vivere l'estate come se tu fossi nella California dei film anni '90, e invece sei chiuso in casa con le tapparelle basse, e anche se hai deciso di alzarle perché hai il condizionatore e fregasega del sole che picchia sui vetri... il sole ti picchia addosso, dentro, e forse il sole che cerchi non è quello che c'è fuori, e alla fine, anche tu ogni tanto sei lì ad aspettare il sole.


5) Friendly Fires - Jump in the pool
(estate 2009)


Eh ecco, mica erano tutte italiane. Questa non mi ricordo come l'ho scoperta, forse sulla Panda di Saccolo, forse avevo scoperto i Friendly Fires da qualche nastrone notturno su MTV, orfana di Brand:New... boh?
Sta di fatto che arrivò nel mio iTunes l'omonimo primo album di questi inglesacci di St. Albans. Questo sulla carta dovrebbe essere un pezzo stile "nessun rimpianto - nessun rimorso" che, a differenza dello stile passivo-aggressivo di Pezzali (che poi sappiamo essere quasi più un dirselo a sé stessi) qui lascia spazio ad una malinconia di fondo, del tipo "cosa sarebbe successo se..." come nelle migliori puntate de Il Bivio condotte da Enrico Ruggeri.
...ma poi alla fine chissenefrega? Alla fine un po' questo pezzo mi ricordo quelle immense piscine metaforiche dei vent'anni, dove tutto può succedere, e dove non succede niente, forse perché il primo a non buttarmi ero sempre e solo io.
Comunque, mi sono divertito anche da bordo vasca, in un certo senso, e come i Friendly Fires, posso dire che quel rimpianto si colma, per un attimo alla volta, come l'acqua della piscina che è più bassa del bordo, eppure ciaffete!, esce fuori, in quel mistero che è sempre stata la fisica, per me ignorante.
Che poesia.
Per uno come me a cui l'acqua, in fondo, non è mai piaciuta.


4) The Killers - Smile like you mean it
(estate 2007)



Avevo 23 anni e andavo spesso al mare con la mia morosa, ascoltavo i The Killers e mi piaceva molto questo pezzo di Sam's Town (che era uscito l'anno prima, ok, ma in autunno).
Cosa dire? Niente, copincollo una cosa che trovato su songmeanings.com che mi sento di sposare pienamente:
"According to an inteview with Brandon Flowers (the lead singer/song writer) it's about looking back and smiling and accepting the choices that you made. And even though there were bad and hard times you get through them and eventully can smile again even if the pain is still there. It's not NOT about a relationship. He was really specific about that."


3) Ex-Otago - Giorni Vacanzieri (Fare Soldi CCVAALIHH rmx)
(estate 2007)


La mia proverbiale memoria fa un po' cilecca, e onestamente, anche se questo pezzo era uscito nel 2007, sono qui a chiedermi se sia stato pezzo della mia estate quell'anno o il successivo.
O forse semplicemente entrambe.
Tralasciamo la genialità del video de I Ragazzi della Prateria, che vanno a ritroso citando Vacanze di Natale '83, associando la vacanza invernale ad un pezzo estivo, che meriterebbe un post a parte per la sua bellezza.
Qui resta un capolavoro di sonorità e atmosfere, tra lo scanzonato e il malinconico, brillantemente remixato dai Fare Soldi, e ricoperto di ironia contro le vacanze estive dei giovani (veri o finti), delle coppie, delle coppie giovani, dove l'importante è il mostrare divertimento e generare un bell'album di 100 foto da mettere su Facebook... mentre noi siamo quelli tristi, a casa, in vacanza, o semplicemente in vacanza a casa.
Pernazza (che fa rima con Lavazza) è ancora a rappare, regalando perle che entreranno nel linguaggio parlato mio e dei miei amici, per le successive estati, fino ad oggi.
Tipo quella volta che nell'estate 2008 aggiunsi Pernazza su Myspace e gli dissi "Ciao! Lo sai che abbiamo passato tutto il nostro interrail ascoltando Giorni Vacanzieri? Colonna sonora ufficiale!"
Lui mi risposte "Wow, dev'essere stata una bellissima vacanza".



2) Luca Carboni - Mare Mare
(estate 1992)


Qui scomodo una pietra miliare. Ok, quando uscì avevo 8 anni, e a ora a distanza di anni rimpiango di come potessi passare in mezzo a tutta quella malinconia, uscendone indenne.
Apparentemente, indenne.
Ora, a distanza di anni, sto pagando tutto con gli interessi.
Perché Mare Mare è questo... il mare triste, il mare struggente, il caldo insopportabile, l'estate degli altri, l'estate che c'è ma non c'è, cameriere un altro caffè, le ragazze sghignazzano, io volevo andare al mare a scopare, ho anche fatto il pieno nella moto, e te neanche ci sei, e mi scende l'amarezza che cosa ci vado da solo a provare a caso con una, non ho neanche l'energia per tornare a casa.
E sono triste triste triste triste.
Se penso all'estate in Italia negli anni '90, penso a questo... anche se in fondo è un evergreen.
Questo pezzo è un calcio alla bocca dello stomaco, ma di quelli da film, di quelle sconfitte tremendamente violente, da risultare belle.
Il mare, ma quello triste.


1) Ex-Otago - The rythm of the night
(estate 2008)



Nel 2008, in quella primissima epoca indie che in fu in Italia quello che fu il brit-pop in UK a metà anni 90 (ma per pochi) (vedasi il nonno_indie su Instagram), uscì una compilation bomba ad opera de La Valigetta Dischi.
L'idea alla base di questa compilation era molto semplice e al tempo stesso molto efficace: fare cover di vecchi successi dance. Titolo minimale e ammiccante al mondo indie: Post-Remixes vol. 1

L'idea come detto non era niente di rivoluzionario, eppure non ci hanno provato in tanti, e ci sono riusciti ancora meno (vedi lo stesso Vol. 2 uscito nel 2015, che non ha cover alla stessa altezza di questa prima uscita).
L'idea che poi è la stessa sulla quale è nata la festa revival Dance Mania Party, di cui sono fondatore ideatore selecter vocalist ecc... ovvero: ci sono tante canzoni dance che sono davvero belle, anche se arrangiate in maniera zarra, e comunque abbiamo tutti tanta nostalgia di quegli anni lì, dove le canzoni da ballare imperavano.
Perché l'house non è da ballare, perché la musica indie a volte è da ballare ma non la mettono su nelle discoteche.

Gli Ex-Otago, con ancora Pernazza, calano l'asso e si prendono la briga di restaurare la famosissima Rythm Of The Night di Corona, ancor prima dei Bastille e degli eterni remix che ritornano e ritorneranno ad ogni estate.
Ci aggiungiamo un video stile "sapore di sale" (sempre ad opera de I Ragazzi della Pratera, che vanno quasi a scrivere un "prequel" di Giorni Vacanzieri dell'estate precedente), e l'opera di nostalmagia è fatta.
Forse nel 2008 avevo ancora veramente poco di cui essere nostalgico o forse c'era già qualcosa, fosse anche solo di pochi anni prima, ma questa versione, che suona sempre come se fosse l'ora del tramonto e l'ora del secondo spritz a stomaco vuoto in spiaggia (e ho anche praticamente smesso di bere spritz), riesce sempre a lasciarmi lì, tra il bagnasciuga e il mare, tra la strada e le stelle, tra il treno e la piattaforma.
Ero lì e allora. Ora e allora. Come ci fosse un filo logico che parte dal 1994, passasse per il 2008 e arrivasse ad oggi.
Come se potessi fare tutto, e in quel momento, già mi accorgessi che per fare tutto bisogna fare qualcosa, e fare qualcosa, è solo qualcosa, e già non è più tutto.
(ma questo purtroppo non l'ho capito nell'estate 2008, ci ho messo qualche mese in più. ma questa è un'altra storia. e non è che detto che non venga raccontata, prima o poi.)



*** Menzione Speciale - Fuori Concorso ***

Cranio Randagio - Estate (e sto qua)


Questo pezzo in realtà è uscito il 23 agosto 2016, ma io l'ho scoperto solo qualche mese dopo, quando il povero Cranio Randagio è morto.
Forse questo è il pezzo estivo per eccellenza, o perlomeno, quello che sento più vicino a me. E infatti, l'ho scoperto a novembre.

Rievocare i brani dell'estate diventa per forza una rassegna di malinconia, in un modo o nell'altro, e così è stato.
Io e l'estate forse non saremo mai migliori amici, ma continueremo a frequentarci e a passare delle belle vacanze.

lunedì 11 giugno 2018

Dieci, cento, mille... random facts about Cento.


1 giugno 2000, Cento
Sono in Piazza Guercino, sotto al portico del bar Uno Più, insieme a mezza Cento, a guardare Ovito Scafati - Baltur Cento, finale playoff di B, valevole per la Serie A2 di basket.
Io ho 16 anni, indosso una polo rossa, non griffata Benedetto XIV... intorno a me qualche maglia dei tifosi (la vecchia Fossa dei Leoni biancorossa), ma più che altro gente in borghese... in serie B non va ancora molto il merchandising e la vendita di abbigliamento griffato, ed è troppo caldo per le sciarpe.

Il Comune di Cento ha allestito un maxischermo in cui viene proiettata la partita, trasmessa da Rai Sport... siamo a pochi secondi dalla fine e stiamo vincendo di tre.
I secondi passano... il cronometro sta per segnare zero no? Abbiamo vinto, no? Adesso uno tira ma va fuori, no?
No.
Rossi, numero 8 di Scafati, mette una tripla. Parità. Supplementari.
Ma come ti riprendi da una botta così? Sei a pochi decimi di secondo dalla A2. E bum, ti si allontana, così.
E ovviamente ai supplementari abbiamo perso.

E dire che i ragazzi si erano ossigenati i capelli come andava di moda all'epoca, come avevano fatto anche i calciatori della Romania, per esultare per essere nei playoff invece che nei playout.
E invece, da numero 8 avevamo buttato fuori gli storici rivali di Ferrara, che arrivò prima nella regular season, vincendo a casa loro, con una bomba di Carchia a due secondi dalla fine. Che notte quella notte.
Dopo un cammino così, da outsider, devi andare su.
Addirittura un pullman di 51 impavidi era andato fino a Scafati. Scafati è in là, eh... poi con i pullman che si sceglieva la Fossa...

...insomma, era una favola, a cui all'ultimo secondo è mancato il lieto fine.
"Se non è successo quest'anno, non succede più..." mormoravano i vecchi in piazza, tra una bestemmia e l'altra.

Da 00'22" , l'azione che ci ha tolto l'A2.


Quando ripenso a quel giorno, di solito mi viene da pensare a tutto quello che c'è stato dopo... ma oggi mi viene da pensare anche a tutte quelle cose che ci sono stati prima.
Si, si parte ovviamente da Mons. Baviera e dall'oratorio di San Biagio... da sempre acerrima "nemica di campanile", per me che sono penzalino, ma a cui va dato questo merito. E anche dall'altrettanto indimenticato Don Bruno.
E poi ci hanno già fatto un libro sui 54 anni che ci dividono dal 1964 e dalla fondazione della Benedetto XIV, quindi non ha senso andare ad aprirlo per leggere tutti i nomi.
(Ma lo farò lo stesso per evitare di fare errori ed essere poi corretto e cazziato da Maretti, come se fosse Antani, per due).

La mia storia con la Benedetto comincia prima che io nascessi,  praticamente fin dall'inizio, perché mio padre l'ha seguita da sempre... come tifoso, collaboratore, bigliettaio, e... manovale, quando nell'81 c'era da ristrutturare in fretta e furia la Palestra della Giovannina perché la palestra delle medie non era pronta per la serie C.
(Mi ricorda qualcosa... la storia si ripete.)
(La Palestra della Giovannina è più o meno la stessa dal 1981).
E insomma, non ricordo la prima volta che andai al Palazzetto, ma i primi ricordi sono di me da bimbo che scorrazzavo per il bordo campo insieme ai figli degli altri tifosi genitori... esattamente come accade ancora oggi.

I primi ricordi che ho sono quelli di Pol Bodetto, che per me era una cosa mitologica, al pari di un Roby Baggio... e della prima promozione in B, che poi era B2, ma B2 è B, no? (Anche questo mi ricorda qualcosa... qualcosA.)
La società regalò come gadget il portachiavi rettangolare smussato biancorosso tagliato a metà, che se lo giravi... diventava un cuore. Un cuore biancorosso.
Poi ce ne sono stati tanti, di giocatori. Da Bobicchio fino a Di Monte, passando da Carchia e Masieri (entrambi miei vicini di casa... potrei raccontare tanti aneddoti sul cane di Carchia e su come parcheggiava Masieri, ma sono cose che serbo morbosamente nel mio cuore), Moffa e Binelli... ma anche Rorato, Binetti, Beghelli... o gente come Raggi, Bossi, o i fratelli Bretta, Frenchu Malaguti... ognuno di quelli che è entrato in campo, anche se per pochi secondi, fa parte di una squadra, e di una storia.

Quindi penso anche al 2011, quando ero ancora a Londra, e qualcuno si mise in testa di rimettere in piedi tutta questa baracca. Allora c'era un certo Michele Manni, e c'è anche oggi. Perché non ci sono solo quelli in campo... a metttere il loro mattoncino, ci sono anche quelli fuori dal parquet.
(Anche se Manni tecnicamente è spesso sopra il parquet, seppur seduto.)
Tutti i volontari a vario titolo, tutti i collaboratori, tutti quelli che molte volte gratuitamente, hanno dato qualcosa, per questa squadra.
Io e mio fratello abbiamo giocato nelle giovanili (in realtà io mi sono fermato con risultati scarsissimi al mini-basket), per poi diventare collaboratori... mio nipote si è dedicato al baby-basket, per un po'. E sono già tre generazioni... come la mia famiglia ce ne sono tante altre, a Cento, che hanno un sangue biancorosso.

Ci sono poi i tifosi, quelli come mio fratello e tanti altri... come diceva Maretti, quelli che si sono sempre fatti un sacco di trasferte lontanissimo, in palasport che più che altro erano palestre con tribune, in posti dove i piccioni cagavano dentro (tutto vero), trasferte "inutili" che non contavano nulla per la classifica, ma se le sono fatte... in pullman, in auto, in aereo, anche migliaia di chilometri in giornata... mentre morose, mogli, amici, colleghi erano dietro a chiedere "ma chi te lo fa fare?".
(Uh, anche morosi, mariti, amiche, colleghe... c'è anche una bella quota rosa, in curva).
Ma loro, c'erano.
Io non ci sono sempre stato, ho avuto le mie fasi, diciamo, legate ad età, impegni, lavori... e anche spostamenti. Ma l'ho sempre seguita. Anche quando ero a Londra, e dopo il terremoto, siamo saliti dalla C alla B.
C'ero a mio modo, se vogliamo dirla così.

Sabato, a Montecatini non erano i 10 (che poi ormai sono diventati 12) del referto.
Non era 100, intesa come città.
Non erano i 1000 e più tifosi.
Era un'onda lunga, di decine di migliaia di persone... e tante non ci sono nemmeno più. Se credi nel paradiso, o nell'inferno, puoi immaginartele lì, a sporgersi dalla balaustra di nuvole dal terzo anello del PalaTerme, a cantare, battere le mani, lanciare fulmini agli arbitri e applaudire i giocatori... non so, a me piace pensare a Zimmer che guarda il presidente Gianni Fava, mentre circondato dai giocatori festanti, batte le mani al ritmo di "E ieri sera" (!!!) ... chi l'avrebbe mai detto?

9 giugno 2018, Cento
Ci sono voluti 18 anni, ora ne ho 34... e sono seduto nello stesso portico di diciotto anni fa, sempre con una maglia rossa indosso, stanco, spossato e sudato... ma stavolta felice. L'abbiamo vendicata, abbiamo stroncato una maledizione.

Se potessimo tornare indietro, chi vorrebbe fare entrare quella tripla di Rossi? Nessuno, credo.
Ma se non fosse entrata... questa promozione, sarebbe stata vissuta con la stessa sofferenza? Avremmo avuto la stessa gioia all'ultima sirena? Non credo.
Le sconfitte possono insegnarti a vincere. A noi ne sono servite molte. Si ironizza sempre sulle finali perse dalla Juve in Champions, ma... conoscete tutte quelle perse dalla Benedetto? Nel 2009, ai tempi della fase "Pallacanestro Cento", ci si fece addirittura una maglietta.
Siamo quello che siamo per tutto quello che ci ha costruiti, per il tutto il passato che ci ha temprati, forgiati, appassionati. Per tutte le delusioni che "no basta, non ci vengo più al palazzo" e invece a settembre si era lì a rifare l'abbonamento.
Perché c'è una passione prima di tutto, perché una canotta non è una roba sintetica che puzza di sudore, è qualcosa di più.
Anche per me, che non ne capisco un cazzo di basket, e che so a malapena palleggiare.

E allora perché? Chi ce l'ha fatto fare?
Perché si vive anche per cercare di realizzare i sogni.
Perché era un sogno, e ogni tanto, qualche sogno, si avverA.


martedì 8 maggio 2018

Gilles, la bottiglia non si tiene così

Sono nato nel 1984, Gilles Villeneuve è morto nel 1982: va da sé che il mito di Gilles per me è arrivato dopo, dai servizi Rai, dai racconti di Andrea De Adamich, da quello che mi diceva mio padre... che "era un mezzo matto, ma andava molto veloce".

E questo post potrebbe chiudersi qui, non ho molto altro da raccontare che non sia già stato detto su Gilles... da chi l'ha conosciuto veramente, o da chi semplicemente l'ha vissuto davvero, accompagnato dalle telecronache flemmatiche di Mario Poltronieri.

Ma siccome ho visto che i morti tirano un sacco nel mio blog... no vabbè, non è questo il motivo. Cioè intendiamoci: parlare di morti tira sempre (sarà perché siamo sempre un po' incuriositi da quello che non possiamo comprendere, cioè la non-vita), ma Gilles è morto da un bel po', quindi, soprattutto nel giorno del 36° anniversario della sua scomparsa, in cui l'argomento è trito e ritrito.... perché?

Qualche settimana stato sono stato a visitare il Museo Enzo Ferrari di Modena e il Museo Ferrari di Maranello, e mi ha colpito questa foto.



E' una foto famosissima, e l'avevo già vista centinaia di volte... ma per la prima volta l'ho osservata bene.
C'è Enzo Ferrari, con la sua indiscutibile "eleganza da umarell"... braga a vita alta, cravatta che toccia sui maroni, occhiale da sole per non dare confidenza... che poi in realtà cosa non volevi, dargli confidenza? A Enzo Ferrari, Gilles, piaceva davvero un sacco.

Perché era uno di quelli che nascono ogni cinquant'anni o giù di lì, un matto vero, uno a cui piaceva vincere... al costo di perdere.
Per Gilles, era meglio finire a muro lottando per la vittoria, che accettare un secondo posto.

In Formula 1, oggi come allora, ogni piazzamento alla fine significa soldi... e anche alla Ferrari, dove magari i soldi contano fino a un certo punto, un secondo posto è un tassello importante per arrivare a vincere il titolo, piloti o costruttori che sia.
Enzo Ferrari questo lo sa bene, tuttavia... non riesce a negare il debole per uno che incarna lo spirito della corsa... alla fine cos'è un titolo mondiale, se non un mero calcolo matematico? Le corse, i Gran Premi, sono le gare vere, di piloti e di macchine... sono quelle che si vincono o si perdono.

E allora di uno così, sportivamente parlando, ti innamori. Se sei Enzo Ferrari, se sei ferrarista, o se semplicemente segui la Formula 1. Lo odi perché ti disfa le macchine, ti sputtana il mondiale... ma lo ami perché ti emoziona.

E gli perdoni anche il fatto che no, cazzo, no, la bottiglia non si tiene in mano così, che sennò si scalda. Ma cosa vuoi che ne capisca di vino, è un canadese.
Può capirne di motoslitte. O al limite, di corse.

Arnoux vs. Gilles, commentato da Poltronieri. "Un coraggio leonino."

venerdì 16 febbraio 2018

Calcutta e il Frosinone: il Dorian Grey dell'indie

Calcutta, all'anagrafe Edoardo D'Erme
16 maggio 2015, 41° giornata del campionato di Serie B. Allo stadio Matusa di Frosinone sono le ore 16:47 e l'arbitro Maresca da Napoli fischia tre volte: il Frosinone sconfigge il Crotone 3 a 1 con il gol di Ciofani e la doppietta di Dionisi, ed è matematicamente promosso in Serie A, per la prima volta nella sua storia centenaria.
Può esserci un momento più bello di questo? Quando tutto è in potenza, quando tutto è in divenire? Il Frosinone è in serie A, ed è ancora imbattuto, intonso, non ancora macchiato da nessuna (prevedibile) goleada.



90 chilometri più in là, a Latina (sarebbe meno in linea d'aria, ma con tutte quelle curve...) Calcutta, al secolo Edoardo D'Erme, comincia a fare aperitivo. Ha appena compiuto 26 anni, e dopo un primo album uscito nel 2012 per la Geograph Records ("Forse...", che all'epoca si riesce ad ascoltare solo dal sito di Rockit), godendo di un buon riscontro da parte della critica di nicchia, sta scrivendo i pezzi per un nuovo album.
Ci sono già parecchie idee, ci sono già alcuni pezzi, ma manca ancora qualcosa. Cosa? Una bionda media, grazie. Anzi, due. Tre? Facciamo tre.
Insomma, una birra tira l'altra, figurati gli amari, alla fine si finisce a sbafarsi una pizza in casa, da soli, bevendo un bicchiere per pensare meglio. E capita tra le mani un giornale: c'è Papa Francesco, Dj Francesco, e il Frosinone in Serie A.

Qui comincia la storia parallela di Calcutta e del Frosinone. I tifosi gialloazzurri si svegliano in hangover ma galvanizzati per un traguardo storico: Edoardo si sveglia in hangover e basta. Eppure, nell'anticamera del suo cervello, risuona quel motivetto di pianoforte... quella pizza divorata... quel bicchiere di vino che non ci stava per un cazzo... quel film guardato sul divano, con la televisione ancora accesa su Rai Movie... Edo mette insieme i pezzi e nasce "Frosinone".


Il Frosinone Calcio, invece, deve affrontare il calciomercato: è necessario rinforzare la squadra senza snaturarla, perché se da un lato c'è da fare subito la serie A, bisogna tenersi pronti anche alla possibilità di rifare la serie B in appena 12 mesi. Le società serie lo sanno: e il Frosinone è serio.
Confermati molti dei giocatori della stagione precedente, arrivano Samuele Longo in prestito dall'Inter, Tonev dall'Aston Villa, Leali dalla Juve, Gomis dal Torino, Diakité in uscita dal Cagliari, e... no, onestamente nessun nome che possa valere la pena di appuntarsi per l'asta del Fantacalcio. A meno che non lo paghiate 1.

Edoardo, invece, ripresosi dai fasti, contatta Niccolò Contessa, alias I Cani, uno dei progetti più interessanti del panorama italiano, che dopo aver consolidato il proprio successo con l'ultimo album Glamour, è anch'egli in cerca di ispirazione per un nuovo lavoro.
E così, visto che da Latina a Roma ci sta appena un'oretta, per un mesetto tutti i giorni Edo e Niccolò si vedono, si fanno qualche birretta, magari qualche cannetta, e lavorano sugli arrangiamenti. Edo vuole passare dal suono scarno del primo lavoro a un suono più contemporaneo, in un certo senso più radiofonico, ma sì diciamolo: più MAINSTREAM.
E Niccolò è la persona giusta per il giusto equilibrio, per quel right balance che possa portarti alle orecchie del più vasto pubblico possibile, preservando però le tue peculiarità artistiche.
E' un'estate molto calda, tra Latina e Frosinone.

Estate molto calda a Latina con Calcutta
23 agosto 2015: al 7' minuto di Frosinone-Torino, Daniele Soddimo segna il primo gol in Serie A per i gialloazzurri. Tutto il Matusa è in festa, ma la gioia dura poco: il Torino rimonterà e vincerà per 2 reti a 1.
Questo resterà l'unico gol del Frosinone nella massima serie per un mese esatto: dopo 3 sconfitte maturate contro Atalanta, Roma e Bologna, il Frosinone arriva a Torino, allo Juventus Stadium (non ancora Allianz Stadium).

Nonostante la Juventus stia attraversando una crisi nera, con una media punti da retrocessione, pare comunque impensabile che il Frosinone possa uscirne indenne.
E invece.
E invece al 92' Leonardo Blanchard, che a discapito del cognome è italianissimo, trafigge Norberto Neto (Buffon è in panchina) e regala al Frosinone il primo punto in Serie A, ottenuto nella tana dei campioni d'Italia.


Intanto, a Latina, è tutto pronto per il nuovo singolo di Calcutta: "Cosa mi manchi a fare" esce il 27 settembre, per Bomba Dischi. Nel video, sotto la regia di Francesco Lettieri, un bambino bangla si aggira per Torpignattara, quartiere un po' ingiustamente screditato di Roma.
Da subito il brano non convince i fan storici di Calcutta... che poi non è che siano chissà quanti, al momento dell'uscita del brano, Calcutta pagina di (il simpatico nome della pagina facebook di Edo) conta appena 2mila like, per intenderci.

Ma Edo se ne frega, giustamente: prosegue nel suo intento... l'album viene reso acquistabile in pre-order con tanto di sciarpa rossoblù da stadio in regalo, con sopra scritto MAINSTREAM: che è appunto il titolo dell'album.
Nel mentre, il singolo entra in rotazione su Radio Deejay.



Il Frosinone ottiene subito una vittoria sull'Empoli e poco dopo un altro insperato 2-0 casalingo sulla Sampdoria, uscendo dalla zona retrocessione. Siamo al 18 ottobre, e tutto è ancora possibile. Dionisi si è sbloccato, e promette grandi cose anche nella massima serie.

Su youtube escono 3 video, versioni piano e voce di "Cosa mi manchi a fare" e degli inediti "Gaetano" e "Del verde". Al piano si narra che ci sia proprio Niccolò Contessa, ma verosimilmente è impegnato nell'ultimazione del suo "Aurora".
Il singolo ha raggiunto qualcosa come 30mila views in pochissimo tempo, e in un'epoca in cui l'indie è ancora di nicchia, sono cifre veramente importanti. (Sembra di parlare di una vita fa, e lo é, in un certo senso.)


Il sorpasso, il momento in cui Calcutta inizia a stare meglio del Frosinone Calcio, avviene a fine novembre: il 29 il Frosinone vince 3-2 sul Verona, e per l'ultima volta uscirà dalla zona retrocessione.
Il 30, finalmente esce Mainstream.
Da qui in poi, comincia la parabola ascendente di Calcutta si inerpica verso l'alto: e allo stesso tempo, comincia quella discendente per gli uomini di mister Stellone.

La promozione di Mainstream è a dir poco geniale: Calcutta annuncia alcuni in-store nelle principali città d'Italia, comunicando gli indirizzi dei luoghi su internet. Peccato che a quegli indirizzi corrispondano altrettanti "bangla", ignari di tutti, davanti ai quali mini market Edo suonerà chitarra e voce tutti i pezzi dell'album (di soli 27 minuti).
Nel mentre, esce anche il video di Frosinone, in cui probabilmente si fa il verso a Grande Raccordo Anulare di Venditti-Guzzanti. E anche qui, condivisioni a go-go.


Con l'anno nuovo, Roberto Stellone resta saldo sulla panchina del Frosinone, anche se fino ad una vittoria sul Bologna, il Frosinone otterà solamente 1 vittoria e 2 pareggi in 9 giornate... la salvezza è sempre più difficile, servirebbe un mercato invernale rivoluzionario... che non arriverà. Il Frosinone si prepara alla Serie B, anche se in campo non si arrende, assolutamente.

Calcutta comincia un tour con parecchi sold out in piccoli club, ormai è esploso a tutti gli effetti, e il problema è diventato come rimpolpare un live che più che suonare tutto il suonabile tra primo e secondo album, non sa più cosa inventarsi. Edo a volte sale sul palco ubriaco, a volte lucido, a volte modifica i testi, a volte scende ad abbracciare il pubblico: è un vero e proprio fenomeno VIRALE, qualunque cosa voglia dire.
A un certo punto regala ai suoi fan l'inedito "Fari", inviandolo in formato MP3 via Whatsapp a chiunque gliene faccia richiesta.

Il Frosinone racimola qualche altra vittoria, con Udinese, e di nuovo con Empoli e Verona... l'ultimo modo d'orgoglio arriva il 1 maggio, con un 3-3 ottenuto a San Siro, contro il Milan di Brocchi (e di brocchi, potete anche togliere la maiuscola) dopo essere stati addirittura in vantaggio per 3 a 1. Purtroppo non basta, perché l'1 a 0 subito contro il Sassuolo appena 7 giorni dopo condanna i gialloazzurri alla Serie B.


Il Frosinone non è più in Serie A: ma Calcutta continuerà a cantare il suo pezzo.
Nota di merito: mister Stellone è sempre rimasto al suo posto, nessun esonero, a dimostrare la serietà della società che crede nei suoi uomini e nel progetto (il Frosinone sfiorerà la Serie A nel 2017, e al momento in cui scrivo è 2°, in piena lotta promozione).

Calcutta, invece, è in rampa di lancio: dal cassetto degli inediti dimenticati esce fuori Oroscopo, un brano già suonato dal vivo qualche anno prima... per l'occasione, ci mettono le mani Takagi & Ketra, duo di produttori che negli ultimi anni hanno azzeccato parecchi singoli con diversi frontman: il brano esce il 12 maggio 2016.


Ed è qui che Calcutta si distacca definitivamente dal mondo dell'indie: mentre il Frosinone abbandona la Serie A due giorni dopo, con appena 31 punti (troppo pochi per aver seriamente mai messo in dubbio la retrocessione), Calcutta abbandona l'indie... anzi: comincia la trasformazione dell'indie in mainstream, lasciando a Tommaso Paradiso e i suoi Thegiornalisti il compito di completare l'operazione, in appena 12 mesi.

Gli stessi 12 mesi in cui è durato questo sogno, da maggio 2015 a maggio 2016, e in cui per un attimo due piccole realtà di provincia sono andato a braccetto, nei televisori e negli smartphone di tutta Italia, prima che una delle due prendesse il sopravvento... forse questo Frosinone è invecchiato al posto di Calcutta, come una sorta di ritratto di Dorian Grey calcistico: forse no, ed è stato tutto un mio viaggio un pochino romanzato, pur usando come basi interviste e informazioni acquisite in rete.
Sta di fatto che un po' mi manca il Calcutta di una volta, e un po' se vogliamo anche il Frosinone, perché il Benevento, nonostante il gol di Brignoli, non è mica la stessa cosa.

"E allora dimmi, cosa mi manchi a fare?"