martedì 8 maggio 2018

Gilles, la bottiglia non si tiene così

Sono nato nel 1984, Gilles Villeneuve è morto nel 1982: va da sé che il mito di Gilles per me è arrivato dopo, dai servizi Rai, dai racconti di Andrea De Adamich, da quello che mi diceva mio padre... che "era un mezzo matto, ma andava molto veloce".

E questo post potrebbe chiudersi qui, non ho molto altro da raccontare che non sia già stato detto su Gilles... da chi l'ha conosciuto veramente, o da chi semplicemente l'ha vissuto davvero, accompagnato dalle telecronache flemmatiche di Mario Poltronieri.

Ma siccome ho visto che i morti tirano un sacco nel mio blog... no vabbè, non è questo il motivo. Cioè intendiamoci: parlare di morti tira sempre (sarà perché siamo sempre un po' incuriositi da quello che non possiamo comprendere, cioè la non-vita), ma Gilles è morto da un bel po', quindi, soprattutto nel giorno del 36° anniversario della sua scomparsa, in cui l'argomento è trito e ritrito.... perché?

Qualche settimana stato sono stato a visitare il Museo Enzo Ferrari di Modena e il Museo Ferrari di Maranello, e mi ha colpito questa foto.



E' una foto famosissima, e l'avevo già vista centinaia di volte... ma per la prima volta l'ho osservata bene.
C'è Enzo Ferrari, con la sua indiscutibile "eleganza da umarell"... braga a vita alta, cravatta che toccia sui maroni, occhiale da sole per non dare confidenza... che poi in realtà cosa non volevi, dargli confidenza? A Enzo Ferrari, Gilles, piaceva davvero un sacco.

Perché era uno di quelli che nascono ogni cinquant'anni o giù di lì, un matto vero, uno a cui piaceva vincere... al costo di perdere.
Per Gilles, era meglio finire a muro lottando per la vittoria, che accettare un secondo posto.

In Formula 1, oggi come allora, ogni piazzamento alla fine significa soldi... e anche alla Ferrari, dove magari i soldi contano fino a un certo punto, un secondo posto è un tassello importante per arrivare a vincere il titolo, piloti o costruttori che sia.
Enzo Ferrari questo lo sa bene, tuttavia... non riesce a negare il debole per uno che incarna lo spirito della corsa... alla fine cos'è un titolo mondiale, se non un mero calcolo matematico? Le corse, i Gran Premi, sono le gare vere, di piloti e di macchine... sono quelle che si vincono o si perdono.

E allora di uno così, sportivamente parlando, ti innamori. Se sei Enzo Ferrari, se sei ferrarista, o se semplicemente segui la Formula 1. Lo odi perché ti disfa le macchine, ti sputtana il mondiale... ma lo ami perché ti emoziona.

E gli perdoni anche il fatto che no, cazzo, no, la bottiglia non si tiene in mano così, che sennò si scalda. Ma cosa vuoi che ne capisca di vino, è un canadese.
Può capirne di motoslitte. O al limite, di corse.

Arnoux vs. Gilles, commentato da Poltronieri. "Un coraggio leonino."

venerdì 16 febbraio 2018

Calcutta e il Frosinone: il Dorian Grey dell'indie

Calcutta, all'anagrafe Edoardo D'Erme
16 maggio 2015, 41° giornata del campionato di Serie B. Allo stadio Matusa di Frosinone sono le ore 16:47 e l'arbitro Maresca da Napoli fischia tre volte: il Frosinone sconfigge il Crotone 3 a 1 con il gol di Ciofani e la doppietta di Dionisi, ed è matematicamente promosso in Serie A, per la prima volta nella sua storia centenaria.
Può esserci un momento più bello di questo? Quando tutto è in potenza, quando tutto è in divenire? Il Frosinone è in serie A, ed è ancora imbattuto, intonso, non ancora macchiato da nessuna (prevedibile) goleada.



90 chilometri più in là, a Latina (sarebbe meno in linea d'aria, ma con tutte quelle curve...) Calcutta, al secolo Edoardo D'Erme, comincia a fare aperitivo. Ha appena compiuto 26 anni, e dopo un primo album uscito nel 2012 per la Geograph Records ("Forse...", che all'epoca si riesce ad ascoltare solo dal sito di Rockit), godendo di un buon riscontro da parte della critica di nicchia, sta scrivendo i pezzi per un nuovo album.
Ci sono già parecchie idee, ci sono già alcuni pezzi, ma manca ancora qualcosa. Cosa? Una bionda media, grazie. Anzi, due. Tre? Facciamo tre.
Insomma, una birra tira l'altra, figurati gli amari, alla fine si finisce a sbafarsi una pizza in casa, da soli, bevendo un bicchiere per pensare meglio. E capita tra le mani un giornale: c'è Papa Francesco, Dj Francesco, e il Frosinone in Serie A.

Qui comincia la storia parallela di Calcutta e del Frosinone. I tifosi gialloazzurri si svegliano in hangover ma galvanizzati per un traguardo storico: Edoardo si sveglia in hangover e basta. Eppure, nell'anticamera del suo cervello, risuona quel motivetto di pianoforte... quella pizza divorata... quel bicchiere di vino che non ci stava per un cazzo... quel film guardato sul divano, con la televisione ancora accesa su Rai Movie... Edo mette insieme i pezzi e nasce "Frosinone".


Il Frosinone Calcio, invece, deve affrontare il calciomercato: è necessario rinforzare la squadra senza snaturarla, perché se da un lato c'è da fare subito la serie A, bisogna tenersi pronti anche alla possibilità di rifare la serie B in appena 12 mesi. Le società serie lo sanno: e il Frosinone è serio.
Confermati molti dei giocatori della stagione precedente, arrivano Samuele Longo in prestito dall'Inter, Tonev dall'Aston Villa, Leali dalla Juve, Gomis dal Torino, Diakité in uscita dal Cagliari, e... no, onestamente nessun nome che possa valere la pena di appuntarsi per l'asta del Fantacalcio. A meno che non lo paghiate 1.

Edoardo, invece, ripresosi dai fasti, contatta Niccolò Contessa, alias I Cani, uno dei progetti più interessanti del panorama italiano, che dopo aver consolidato il proprio successo con l'ultimo album Glamour, è anch'egli in cerca di ispirazione per un nuovo lavoro.
E così, visto che da Latina a Roma ci sta appena un'oretta, per un mesetto tutti i giorni Edo e Niccolò si vedono, si fanno qualche birretta, magari qualche cannetta, e lavorano sugli arrangiamenti. Edo vuole passare dal suono scarno del primo lavoro a un suono più contemporaneo, in un certo senso più radiofonico, ma sì diciamolo: più MAINSTREAM.
E Niccolò è la persona giusta per il giusto equilibrio, per quel right balance che possa portarti alle orecchie del più vasto pubblico possibile, preservando però le tue peculiarità artistiche.
E' un'estate molto calda, tra Latina e Frosinone.

Estate molto calda a Latina con Calcutta
23 agosto 2015: al 7' minuto di Frosinone-Torino, Daniele Soddimo segna il primo gol in Serie A per i gialloazzurri. Tutto il Matusa è in festa, ma la gioia dura poco: il Torino rimonterà e vincerà per 2 reti a 1.
Questo resterà l'unico gol del Frosinone nella massima serie per un mese esatto: dopo 3 sconfitte maturate contro Atalanta, Roma e Bologna, il Frosinone arriva a Torino, allo Juventus Stadium (non ancora Allianz Stadium).

Nonostante la Juventus stia attraversando una crisi nera, con una media punti da retrocessione, pare comunque impensabile che il Frosinone possa uscirne indenne.
E invece.
E invece al 92' Leonardo Blanchard, che a discapito del cognome è italianissimo, trafigge Norberto Neto (Buffon è in panchina) e regala al Frosinone il primo punto in Serie A, ottenuto nella tana dei campioni d'Italia.


Intanto, a Latina, è tutto pronto per il nuovo singolo di Calcutta: "Cosa mi manchi a fare" esce il 27 settembre, per Bomba Dischi. Nel video, sotto la regia di Francesco Lettieri, un bambino bangla si aggira per Torpignattara, quartiere un po' ingiustamente screditato di Roma.
Da subito il brano non convince i fan storici di Calcutta... che poi non è che siano chissà quanti, al momento dell'uscita del brano, Calcutta pagina di (il simpatico nome della pagina facebook di Edo) conta appena 2mila like, per intenderci.

Ma Edo se ne frega, giustamente: prosegue nel suo intento... l'album viene reso acquistabile in pre-order con tanto di sciarpa rossoblù da stadio in regalo, con sopra scritto MAINSTREAM: che è appunto il titolo dell'album.
Nel mentre, il singolo entra in rotazione su Radio Deejay.



Il Frosinone ottiene subito una vittoria sull'Empoli e poco dopo un altro insperato 2-0 casalingo sulla Sampdoria, uscendo dalla zona retrocessione. Siamo al 18 ottobre, e tutto è ancora possibile. Dionisi si è sbloccato, e promette grandi cose anche nella massima serie.

Su youtube escono 3 video, versioni piano e voce di "Cosa mi manchi a fare" e degli inediti "Gaetano" e "Del verde". Al piano si narra che ci sia proprio Niccolò Contessa, ma verosimilmente è impegnato nell'ultimazione del suo "Aurora".
Il singolo ha raggiunto qualcosa come 30mila views in pochissimo tempo, e in un'epoca in cui l'indie è ancora di nicchia, sono cifre veramente importanti. (Sembra di parlare di una vita fa, e lo é, in un certo senso.)


Il sorpasso, il momento in cui Calcutta inizia a stare meglio del Frosinone Calcio, avviene a fine novembre: il 29 il Frosinone vince 3-2 sul Verona, e per l'ultima volta uscirà dalla zona retrocessione.
Il 30, finalmente esce Mainstream.
Da qui in poi, comincia la parabola ascendente di Calcutta si inerpica verso l'alto: e allo stesso tempo, comincia quella discendente per gli uomini di mister Stellone.

La promozione di Mainstream è a dir poco geniale: Calcutta annuncia alcuni in-store nelle principali città d'Italia, comunicando gli indirizzi dei luoghi su internet. Peccato che a quegli indirizzi corrispondano altrettanti "bangla", ignari di tutti, davanti ai quali mini market Edo suonerà chitarra e voce tutti i pezzi dell'album (di soli 27 minuti).
Nel mentre, esce anche il video di Frosinone, in cui probabilmente si fa il verso a Grande Raccordo Anulare di Venditti-Guzzanti. E anche qui, condivisioni a go-go.


Con l'anno nuovo, Roberto Stellone resta saldo sulla panchina del Frosinone, anche se fino ad una vittoria sul Bologna, il Frosinone otterà solamente 1 vittoria e 2 pareggi in 9 giornate... la salvezza è sempre più difficile, servirebbe un mercato invernale rivoluzionario... che non arriverà. Il Frosinone si prepara alla Serie B, anche se in campo non si arrende, assolutamente.

Calcutta comincia un tour con parecchi sold out in piccoli club, ormai è esploso a tutti gli effetti, e il problema è diventato come rimpolpare un live che più che suonare tutto il suonabile tra primo e secondo album, non sa più cosa inventarsi. Edo a volte sale sul palco ubriaco, a volte lucido, a volte modifica i testi, a volte scende ad abbracciare il pubblico: è un vero e proprio fenomeno VIRALE, qualunque cosa voglia dire.
A un certo punto regala ai suoi fan l'inedito "Fari", inviandolo in formato MP3 via Whatsapp a chiunque gliene faccia richiesta.

Il Frosinone racimola qualche altra vittoria, con Udinese, e di nuovo con Empoli e Verona... l'ultimo modo d'orgoglio arriva il 1 maggio, con un 3-3 ottenuto a San Siro, contro il Milan di Brocchi (e di brocchi, potete anche togliere la maiuscola) dopo essere stati addirittura in vantaggio per 3 a 1. Purtroppo non basta, perché l'1 a 0 subito contro il Sassuolo appena 7 giorni dopo condanna i gialloazzurri alla Serie B.


Il Frosinone non è più in Serie A: ma Calcutta continuerà a cantare il suo pezzo.
Nota di merito: mister Stellone è sempre rimasto al suo posto, nessun esonero, a dimostrare la serietà della società che crede nei suoi uomini e nel progetto (il Frosinone sfiorerà la Serie A nel 2017, e al momento in cui scrivo è 2°, in piena lotta promozione).

Calcutta, invece, è in rampa di lancio: dal cassetto degli inediti dimenticati esce fuori Oroscopo, un brano già suonato dal vivo qualche anno prima... per l'occasione, ci mettono le mani Takagi & Ketra, duo di produttori che negli ultimi anni hanno azzeccato parecchi singoli con diversi frontman: il brano esce il 12 maggio 2016.


Ed è qui che Calcutta si distacca definitivamente dal mondo dell'indie: mentre il Frosinone abbandona la Serie A due giorni dopo, con appena 31 punti (troppo pochi per aver seriamente mai messo in dubbio la retrocessione), Calcutta abbandona l'indie... anzi: comincia la trasformazione dell'indie in mainstream, lasciando a Tommaso Paradiso e i suoi Thegiornalisti il compito di completare l'operazione, in appena 12 mesi.

Gli stessi 12 mesi in cui è durato questo sogno, da maggio 2015 a maggio 2016, e in cui per un attimo due piccole realtà di provincia sono andato a braccetto, nei televisori e negli smartphone di tutta Italia, prima che una delle due prendesse il sopravvento... forse questo Frosinone è invecchiato al posto di Calcutta, come una sorta di ritratto di Dorian Grey calcistico: forse no, ed è stato tutto un mio viaggio un pochino romanzato, pur usando come basi interviste e informazioni acquisite in rete.
Sta di fatto che un po' mi manca il Calcutta di una volta, e un po' se vogliamo anche il Frosinone, perché il Benevento, nonostante il gol di Brignoli, non è mica la stessa cosa.

"E allora dimmi, cosa mi manchi a fare?"


martedì 23 gennaio 2018

2 km di Ex-Otago


Gli Ex-Otago, oggi.
Come nasce il cambiamento di Blogorroico?
(cambiamento del quale dovete ancora rendervi conto)
(e che, chissà, forse non percepirete mai, o forse no - o forse non lo avreste mai percepito se non l'avessi palesemente annunciato)

Era il novembre scorso, e avevo appena dato un passaggio alla mia ragazza.
Una volta, quando scrivevo più spesso su questo blog, non parlavo spesso delle mie ragazze. Questa cosa generava spesso due reazioni... la prima era quella del "non parli mai di me, sembra che mi vuoi nascondere".
Reazione molto comprensibile, e umana: a nessuno piace sentirsi nascosto. Ovviamente l'intento non era quello, anche se di fatto, poteva sembrarlo.
La seconda reazione era quella dell'immedesimazione: ogni volta che in un racconto di Giulio, o in generale, capitava di delineare un personaggio femminile, capitava che qualcuna cercasse di immedesimarsi in questa.
E insomma, alla fine prendevo sempre dei nomi, perché tanto non ci si azzecca mai. Ma d'altronde non deve essere semplice stare insieme a una testa di cazzo come me, e nemmeno stare insieme a uno scrittore o presunto tale: figurati quando i due fenomeni si presentano contemporaneamente.

Comunque, non volevo parlare della mia ragazza (perlomeno, non ora): volevo dire che appena è scesa dalla macchina ho alzato l'autoradio e stavo ascoltando Marassi, l'ultimo album degli Ex-Otago. E mentre passava "I giovani d'oggi" ho ripensato a tutta la carriera degli Ex-Otago, a quando avevano cominciato cazzonissimi, quando c'era ancora Pernazza (successivamente inglorosiamente noto come "il coniglio di Chiambretti"), i tempi di The Chestnuts Time e di Tanti Saluti, quando erano dominati dal lo-fi e uscivano per la Riotmaker, in quegli splendidi anni 2000 che già comincio a rimpiangere... e non tanto per quegli anni in sé e per sé, ma per tutti quei piccoli rimpianti che ho di quegli anni. Ora sono felice: anzi, no, ma le mie infelicità non sono legate al mio ieri, o forse si.

(vedi questa è una di quelle frasi che le morose potrebbero leggere malissimo, e invece è semplicemente che la mia vita lavorativa è abbastanza insoddisfacente)

(e una morosa non sarebbe sicuramente contenta di aver fatto questa specifica, perché sembra che lei sia una rompicoglioni che cerca di influire anche sulla mia vita privata pseudo-artistica e pseudo-giornalistica e io sia moralmente obbligato a smentire tutto ciò)

(ma vi assicuro che non è così.)

(perlomeno, non con la mia ragazza con cui sto ora.)
(che non vuol dire per forza ce ne saranno altre.)

Maurizio e Simone degli Ex-Otago, anno 2009, in partenza per Oslo.

E insomma, mentre era già arrivata "Cinghiali Incazzati", che è la seconda traccia, ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare due chiacchiere con loro. In particolare con Maurizio e Simone, Mauri e Simmi per gli amicissimi, rispettivamente cantante e chitarrista, gli unici invariati nella formazione dal 2002. E parlare di quel video di Pronti Al Peggio dove Simone mostra che in realtà di lavoro fa l'autista, e chiedergli se lo fa ancora... o farmi da raccontare da Maurizio come sono nate le gag della ghost track di Tanti Saluti, o quelle dello skit "Radio Scapolo D'Oro"... e vedere come sono arrivati ad oggi, passando per gli anni della produzione tramite "crowdfunding" dei fan. Di come questo Marassi mostri degli Ex-Otago diversi, forse maturati, forse invecchiati, che possono piacere o non piacere (a me Marassi piace, lo avete già capito) ma che comunque hanno fatto un percorso rispettabile e portano un pop di qualità, con contenuti e arrangiamenti di livello.


E poi ho pensato che... posso farlo.

Ai tempi di Radio Nebbia (nel lontano 2007) ho realizzato come internet avesse effettivamente avvicinato gli artisti agli ascoltatori, e che con la scusa di una piccola web radio potevi veramente avere udienza da chiunque. Ora è ancora meglio, se mandi un messaggio nella pagina facebook di un gruppo ti risponde dopo qualche ora il cantante in prima persona, per dire.
E quindi ho pensato che posso farlo, che se leggermente modifico questo blog, orientandolo alla musica, che comunque in fondo è sempre stato uno dei temi ricorrenti, allora posso diventare una sorta di blogger musicale, a modo mio, e avere questa scusa per attaccare bottone e avere udienza da tutti quelli che sono stati i miei miti della giovinezza. Magari con una intervista, tipo, o qualcosa del genere. Sempre come pare a me. Quando pare a me.

Avevo pensato diverse volte a come modificare questo blog. Non ho mai pensato di chiudere Blogorroico, quello no, ma a volte ho pensato a trasformarlo in una sorta di blog di opinioni, o in un blog di racconti, e magari coinvolgere altri autori/redattori.
Ma è inutile: Blogorroico, è il blog di Atti. E Atti sono io, e soltanto io. E questo blog è cazzone come me. Non può diventare una sorta di "testata" ( [...] ai sensi della legge di sta ceppa del 09/07/2006 questo blog non è una testata di informazione, in quanto esce con cadenza a cazzo di cane").
E l'unico cambiamento possibile, può essere questo. Se mai ci riuscirò.

E tutto questo l'ho pensato in appena 2 km di strada, mentre tornavo al lavoro da me. Saranno su per giù 5 minuti di macchina, e 12 anni di vita.


martedì 16 gennaio 2018

Dolores, t'è caduto il vassoio



E' morta Dolores O'Riordan, cantante dei The Cranberries.
E' morta Dolores O'Riordan e i morti su internet tirano sempre un casino. Ma... perché poi dovrei parlarne? La reach organica delle mie pagine facebook non è un motivo sufficiente.


I Cranberries entrano nella mia vita nel 1994, tramite mio fratello, e mi fanno cagare. Dai, avevo 10 anni, non è possibile che a 10 anni ti piaccia quella roba. Poi già il nome... CRAN-BER-RIS. Suona già male. Suona come un vassoio di argento che ti cade per terra. Magari con sopra dei biscotti buoni. CRANBERRIS! Ti è caduto il vassoio? Si. C'erano sopra i biscotti? Si. Ma cazzo.


Poi, nel 1999 è uscito Bury The Hatchet. Ed ecco, che a 15 anni, inizio ad avere le orecchie per apprezzarlo. E così piano piano recupero tutti gli album... e nel 2002 arrivano a Bologna, all'Arena Parco Nord, per l'MTV Day: e io sono lì.
Sono le ore 15, l'evento deve ancora iniziare, e l'area del concerto si sta riempiendo. A fine giornata MTV annuncerà 60mila persone, ma in quel momento probabilmente non sono nemmeno 10mila. I maxischermi mandano a ciclo continuo la pubblicità degli sponsor, e ogni tanto passano i pezzi dei gruppi che suoneranno in quella giornata... Meganoidi, Daniele Silvestri, Subsonica, Articolo 31... a un certo punto arriva "Zombie".
Ci sono oltre 30 gradi, sono le 3 di pomeriggio, il palco è vuoto: e comunque, ci sono 10mila persone che tutte, da sole, all'improvviso cantano in coro "In your head..."
Era un festival, molti erano lì per vedere gli Articolo 31 o per vedere Piero Pelù... ma Zombie la cantavano tutti. TUTTI. Senza che ci fosse bisogno di un veejay a dare il via.


E poi direi che la nostra relazione si chiude qui, anche perché i Cranberries fanno uscire un best of e poi si prendono un periodo di pausa. Quando tornano, nel 2009, io ascolto altre cose. E gli album successivi (due, uno del 2012 e uno uscito l'anno scorso) non me li filo proprio. Non li ho proprio mai ascoltati, non saprei neanche dire se mi sto perdendo qualcosa.
Ma va bene così. Bastano quei 5 album della prima fase 1993-2002... tutte quelle canzoni, tutte quelle parole... tutti quegli urli. Perché certo, a 10 anni non puoi apprezzare No Need To Argue, con 'sta qui che grida... anche questa stava male. Ma c'è da capirla, all'epoca non c'era tanta tranquillità tra l'ex Jugoslavia e l'Irlanda del Nord... Europa Europa, Europa un cazzo. Lei usava parole diverse, ma il senso era quello, dai.
C'è poi un motivo se lei scriveva canzoni e io scrivo solo stronzate, a ognuno il suo lavoro: e il mio non è nemmeno quello di scrivere stronzate, tra l'altro.


E fine, non ho molto altro da dire in realtà: no, non è la stessa cosa di Chester Bennington, non ha segnato così tanto la mia adolescenza. Anche se per inserire "Free to decide" nella mia colonna sonora dell'Interrail 2008 ho dovuto discutere con Saccolo, che ovviamente non apprezzava.


E' solo che anche stavolta ci si sente un po' più soli, anche se non ci cagavamo dal 2003, per dire. La morte fa parte della vita, no?
Non so, forse le morti degli altri fanno sentire più vecchio me, e forse alla fine è solo un po' di egoismo, quello che c'è dietro tutto questo. Che alla fine a sua volta non è nient'altro che istinto di sopravvivenza, di volersi attaccare a tutta la vita che resta, che in questo caso è la mia, perché la sua già non c'è più.
Perché Johnny Cash è morto da vecchio, perché David Bowie è morto prima del previsto ma almeno era arrivato ai 69, perché 46 sono pochi, dai.
Quarantasei sono pochi.
Dolores, t'è caduto il vassoio d'argento. CRANBERRIS!

And I miss you, when you're gone
That is what I do, baby, baby
And it's going to carry on
That is what I do, hey, baby


lunedì 8 gennaio 2018

I miei dischi del 2017

Mi è sempre piaciuto fare classifiche e pagelle. E' una cosa che, ciclicamente, torna anche di moda. Ovviamente la cosa ha spesso riguardato anche la musica. Ed è così che, dopo non averlo fatto per un po' di anni, tiro fuori "i miei dischi dell'anno".
Che significa: i miei dischi preferiti tra quelli che sono usciti nel 2017. Perché se estendessi, dovrei dirvi che quest'anno ho ascoltato anche un sacco anche il primo album dei The XX, ma è del 2009, per dire.
E un po' per tempo, un po' per voglia, non ho di certo ascoltato tutte le maggiori uscite di quest'anno. Potrei aver lasciato fuori album che magari vado a riscoprire tra qualche anno.
Altra premessa: come sapete, non sono un esperto di musica né un musicista, sono solo un appassionato che ne ha ascoltata molta, ne ascolta ancora tanta, e ha un iTunes con 93 giga di mp3.
Ultima premessa: la sensazione generale è che il livello medio, da una decina d'anni a questa parte, si sia un po' abbassato (anche se stiamo parlando di un macro universo), mentre in controtendenza, la situazione italiana mi pare in miglioramento. 
Bando alle ciance: cominciamo.


*** ALBUM STRANIERO ***
Hater - "You tried"


Negli ultimi anni le nuove uscite che ascolto sono prevalentemente italiane, quindi c'è solo un album straniero.
Gli Hater sono quattro ragazzi svedesi di Malmö, e suonano un pop finto disimpegnato e molto low-fi. Un po' per le tematiche, un po' per il suono, a me sembra che abbiano pescato tantissimo dai The Smiths, con una voce femminile.
Questo disco l'ho scoperto tramite Polaroid, autore di una bellissima recensione a riguardo. A me ha subito ricordato gli anni di Londra, dello "scazzo pomeridiano", quando la luce del sole filtrava nella stanza passando attraverso un vetro sporco, in una stanza che puzzava sempre di fumo, dove su un divano impolverato, davanti a un tappeto sporco, bevevo birre in lattina e vini scarsi, ascoltando vecchi vinili segnati e guardando video nostalgici su youtube, insieme al mio amico scrittore. Momenti in cui pensavamo a tutto e in mano non avevamo niente, in cui tutto il mondo era contro di noi (forse non di tutto, ma di certo ci sembravano avversi sia l'Italia che il Regno Unito) e sognavamo donne lontane o vicine, o forse donne e basta (si è sempre pescato pochissimo) e speravamo di fare i soldi... almeno ammucchiare quelli che bastassero per arrivare pagare l'affitto e arrivare a fine mese.
"You tried" non parla di niente di tutto questo, ma è impregnato di quella "malinconia splendente" (Polaroid cit.), tipica di una certa fase della giovinezza, del poter avere tutto ma non avere niente, se non pochi rimpianti e rimorsi... che sono pochissimi, ma già sembrano eterni ed enormi.
Probabilmente, ho passato questo, e poterlo rivivere per un attimo, in questi disco di soli 26 minuti, è come farsi bersi un grappino: un bel distillato di tutto quello che fu.


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*** EP STRANIERO ***
The Steady Letters - "The Steady Letters EP"


Non vorrei essere ripetitivo, ma devo dirlo: anche loro vengono da Londra... e portano un rock a metà tra l'indie dei primissimi Arctic Monkeys e un garage rock secco ed efficace. L'EP, ad essere sincero, suona un po' troppo "pulito": i brani sono molto efficaci, ma pagano un po' lo scotto di un arrangiamento in studio che non rende piena giustizia. Tuttavia, se li ho messi in questo resoconto è perché sono convinto del fatto che abbiano un grandissimo potenziale (e dal vivo lo dimostrano già ampiamente). Se passate dalle parti di Londra date un'occhiata alla loro pagina facebook, si sa mai che facciano un live proprio il weekend in cui siete lì voi.


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*** EP ITALIANO ***
Spartiti (Max Collini + Jukka Reverberi) - "Servizio d'ordine EP"


Veniamo alle cose di casa nostra... se per gli Steady Letters era quasi un premio per il debutto, più che per l'EP in sé, anche gli in realtà il premio è più "alla carriera", se non addirittura alle carriere, quelle di Collini e Reverberi, negli Offlaga Disco Pax e nei Giardini di Mirò. Su queste non si discute: da sole potrebbero farmi scrivere post e post (e non è detto che non lo faccia, prima o poi).
Penso che il progetto "Spartiti", nato come spettacolo di reading musicale e alla lunga divenuta una "band" a tutti gli effetti, merita un riconoscimento per il lavoro svolto. Quattro anni di tour, 1 EP live, 1 album in studio e ora questo "Servizio d'ordine EP" che va a chiudere il percorso (non definitivamente, spero) mettendo Spartiti di fatto in pausa e chiudendo di fatto una prima era del gruppo (lo ripeto: vi prego, andate avanti).
Lo "spoken word" in Italia non ha mai preso piede più di tanto, così come i reading e le letture accompagnate da un sottofondo musicale, che sono ancora viste come uno svago da noiosi cinquatenni snob radical chic o giovani hipster... ma ahimé, siamo in Italia. E forse è proprio per questo che è una bella notizia sapere che pur navigando controcorrente, gli OfflagaDiscoPax sono riusciti a ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto nella scena indie dell'epoca, ed inizia ad essere così anche per Spartiti. Ne meriterebbero molta di più, ma cominciamo ad apprezzare quella che c'è... in questo Paese, in questo momento, tutto questo è fonte di speranza.
E' ora che parli anche dell'EP, è vero... anche in questo lavoro, come nei precedenti i testi interpretati (a volte suoi, a volte presi in prestito) da Max si sposano alla perfezione con le basi preparate da Jukka, senza che mai una delle due sovrasti l'altra. Il suono arricchisce la parola, e la parola riempie il suono... perdonatemi se scomodo frasi fatte, ma ad ascoltare il duo reggiano quasi non si percepisce il grossissimo lavoro che c'è alle spalle di tutto questo: è molto difficile partire da brani di altri o racconti già scritti e arrivare a raggiungere una tale alchimia musicale. Eppure, ce l'hanno fatta.
Questo EP di cinque tracce aggiunge al repertorio del duo chicche come "Elena e i Nirvana" e "Ida e Augusta" che da sole valgono il disco.
Ok, forse non siete abituati all'idea del "concerto con le sedie", ma appena tornano dalle vostre parti, andateli a sentire. Nel mentre, c'è Spotify/Youtube/iTunes.


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*** TERZO POSTO ***
Dutch Nazari - "Amore Povero"


Alla fine ho deciso di fare anche una top 3: e al terzo posto c'è Dutch Nazari, che avrebbe quasi potuto vincere anche il "miglior debutto" non fosse che nel 2016 era già uscito un EP, "Diecimila lire". Nel suo primo long playling il buon Duccio (nome di battesimo) tiene altissima la bandiera del cosiddetto "cantautorap", quelli dei giocolieri di parole (per intenderci, tipo Dargen D'Amico e Willie Peyote, due con cui tra l'altro ha collaborato in diversi brani).
E' un tipo di rap che adoro: la ricerca continua del gioco di parole, ma non fine a sé stessa, bensì al servizio del contenuto e del messaggio, con la metrica che a volte quasi sembra sconfinare nel parlato, pur restando indiscutibilmente rap.
I brani sono racconti di vita, di vita "normale" (se il normale esiste), ma Dutch Nazari potrebbe essere un amico di tutti, quello un po' depresso, quello a cui capita di sbronzarsi, quello che fa fatica a trovare da lavorare, quello un po' cinico e disilluso, che ogni tanto trova anche da far bene, ma sempre pronto a cercare un sorriso, anche finto, ma pur sempre un sorriso per fare buon viso al cattivo gioco, che è un po' la società in cui ci ritroviamo.
L'ho visto recentemente al Locomotiv Club (apriva il concerto di Frah Quintale) e mi è piaciuto molto, anche se un po' penalizzato dal trovarsi in un contesto euforico con un album che di euforia ne ha ben poca.
Bravo Dutch, avanti così.


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*** SECONDO POSTO ***
Amari - "Polverone"


Lo ammetto senza troppi problemi: sono di parte e questo secondo posto potete tranquillamente considerarlo un furto, o un favoritismo, o un regalo. Intendiamoci: non ho mai avuto regali dagli amari, a parte un paio di ingressi gratuiti ai tempi degli amari street member e una magliettina che ora mi sta anche stretta. Di certo non mi hanno mai pagato come promoter: sono un semplice fan, e come tale, non posso essere obiettivo, per quanto mi sforzi.
Comunque cerco di esserlo: e penso che obiettivamente questo sia un bel disco. Non tutti i brani forse sono ciambelle uscite con il buco, come si suol dire, ma la ricerca continua di questi simpatici friulani ha dato i suoi frutti, e sono da apprezzare.
C'è chi resta volontariamente fuori dalle dinamiche di mercato e delle scene, e comunque ne viene rispettato (vedi OfflagaDiscoPax e Spartiti, per dirne due sopra) e chi invece viene un po' ingiustamente messo in disparte. Perché? Boh, non lo so. So che gli Amari sono spesso considerati molto meno di quello che meritano.
In questo disco si percepisce benissimo come gli Amari siano sulla scena da vent'anni, hanno suonato tantissimo ma ancora di più hanno ascoltato un botto di dischi di ogni genere, continuano a farlo, e sono in grado di affittare con calma un casolare in Umbria e provare a suonare, a campionare, a comporre, a scrivere. Con molta esperienza, e tanto coraggio. Perché per fare certe cose in Italia e in italiano, ci vuole coraggio. In questo disco torna il rap (lasciato un po' in disparte negli ultimi album), si sentono tante influenze oltreoceano di moltissimi generi diversi, mentre i testi mescolano riflessioni, ironia ed autoironia, con una versatilità che è veramente da pochi (in Italia forse solo Daniele Silvestri e Max Gazzè, ovviamente in maniera diversa e in altri generi).
In questo l'album ho la sensazione del tempo che passa, del vivere il presente con la difficoltà del barcamenarsi facendo musica in tanti modi diversi (Dariella è autore di jingle pubblicitari e colonne sonore, il Pasta gira i club con i Fare Soldi) senza però avere la promozione e i passaggi radiofonici di Ligabue, ma la volontà di cantare l'amore vero senza strumentalizzazioni. Ci sono i traslochi, i viaggi, gli amici che vanno e vengono, ma sempre tornano alla provincia, anche solo per una birra, o per ricordare i tempi universitari in cui si era "punkabbestia", c'è spazio per ricordare Ken il Guerriero citandolo... ho un po' la sensazione che quest'album sia quasi una "prova di forza": sì, si può invecchiare senza diventare vecchi. Si può restare fermi a fare sì che la polvere che si depositi lentamente, a patto che poi al momento ci giusto si sappia come alzarsi di scatto e fare un gran polverone.
Tre brani tre: Punkabbestia, L'amore si prova e Dinosauro (ma in rete i fan degli Amari hanno apprezzato parecchio anche "Tu Tramonto")
Anche gli skit in questo album sono chicche gustose: in "Italian Smemorato" c'è un audio tormentone di Whatsapp campionato ad hoc, in "Telefonata con mia mamma"... una telefonata con la mamma di Dariella, che arriva a cantare Endrigo con l'autotune.
Se tutte le volte che vi alzate di scatto fate uscire un polverone così, allora lasciatevi cadere addosso pure tutta la polvere che volete.


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*** MENZIONI SPECIALI ***

Ok, prima di arrivare al vincitore del mio "miglior disco 2017", vorrei lasciare un po' di premi minori.  Tipo quando al Carnevale di Cento si assegna il premio per il miglior costume o il miglior gettito.
L'ho ascoltato poco, ma mi è sembrato validissimo il debutto di Giorgio Poi ("Fa niente"), dove c'è molto Battisti ma sotto forma di synth pop.
Molto validi anche i Coma_Cose, usciti con un EP e qualche traccia sparsa, anche qui a metà tra Battisti e la trap... attendo con curiosità un album.
Molto bello "Nebbia" dei Gazebo Penguins, un lavoro maturo, quasi un concept album sulla presenza/assenza, per una "indie alternative rock band" (come li definisci, i Pinguini?) che matura senza invecchiare (anche loro, sì).
Ho ascoltato molto anche Coez... beh, ormai ha virato decisamente sul pop, ma mi è piaciuto. E' un bel disco. E mi piace come ancora mantenga una vena rap, nemmeno troppo nascosta. Insomma, per me "Faccio un casino" è promosso, senza dubbio. Si può fare anche un buon disco pop senza che debba essere un capolavoro del cantautorato italico. Oh, accendete una qualunque radio generalista e ditemi qual'è il livello medio, dai...
Ah, un'altra cosa: voglio ascoltare i dischi con calma e con tutto il tempo che meritano e di cui necessitano: quindi mi riservo il diritto di ascoltare più avanti il nuovo dei The XX (di cui ho sentito solo i singoli, molto bene) o St. Vincent (che conosco poco, ma ha fatto uscire dei bei singoli).
Non è assolutamente il loro miglior lavoro, ma "Ti Amo" dei francesissimi Phoenix mi ha rasserenato dopo il mezzo passo falso di "Bankrupt!".
Bene, ora tocca al vincitore...

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*** PRIMO POSTO ***
Le Luci della Centrale Elettrica - "Terra"


No, stavolta non sono di parte: pur essendo un fan di Vasco Brondi (per ancora chi non lo sapesse, è colui che sta dietro al one-man-project Le Luci della Centrale Elettrica), non ho con lui un rapporto di cui posso dirmi musicalmente succube. Non avrei problemi a stroncarlo con ferocia, se inciampasse in un mezzo passo falso, a maggior ragione dopo aver sfornato una serie di album a mio avviso eccezionali, tra cui appunto quest'ultimo "Terra".
Vasco è un tipo strano. Meglio così. Non so dire se il successo gli abbia dato alla testa... non penso, a dire la verità. Certo che il successo cambia: se non altro, solo per la tranquillità di poter arrivare serenamente a fine mese, e poter viaggiare, e poter guardare ed ascoltare il mondo. Soprattutto ascoltare, perché in questo lavoro ci sono davvero tanti suoni, da tutti i continenti... c'è l'Africa, l'Asia, il Messico, i Balcani... il tutto accompagnato da un diario di lavorazione, in cui aneddoti di vita si mescolano con il diario di lavorazione del disco, con la produzione di Fede Dragogna dei Ministri.
Questo disco è una miscela incredibile, ci sono film, libri, canzoni, citazioni di filosofi, suoni ascoltati in giro per il mondo, strumenti comprati in mercatini dispersi... ma se pensate se sia un disco "esterofilo" o una sorta di Lonely Planet in musica, siete fuori strada. Il disco è l'amplificazione della periferia di Milano, del Veneto, di quella società multietnica che faticosamente sta venendo fuori, che lo si voglia o meno. Tutto il casino di questa Terra, è lo stesso che c'è già qui, fuori dalla nostra finestra. E' un disco di speranza, in un certo senso, anche nell'affrontare dinamiche come quelle di migranti e scafisti... c'è sempre un alone di positivismo, in un certo senso, alla faccia della nomea depressa che si era costruito Brondi con i primi lavori.
Mi sembra che voglia dire: tutti insieme, ce la possiamo fare. Io, te, io e te, noi, loro... sembra quasi di essere in una guerra in cui Vasco ci sta spoilerando che c'è un lieto fine, dobbiamo solo essere forti e decisi a terminare questo binge watching a cui siamo forzatamente costretti quotidianamente.
O forse no: ma ce la possiamo fare. E ti prego Vasco, capisco la multietnicità, ma tagliati la barba che stai malissimo.