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giovedì 17 gennaio 2019

Io & Le Luci (ovvero: lettera a Vasco) (Brondi)

"C'è questo tipo, cantautore, di Ferrara... chitarra e voce... fa cose un po' disagiate, però forti. Dovresti sentirlo, secondo me ti piace. Vorrei intervistarlo al MEI."

Ottobre 2008, nella sede di
Radio Nebbia. Siamo in mezze maniche. Nella sede di Radio Nebbia siamo sempre in mezze maniche, c'è caldo tutto l'anno, il riscaldamento è centralizzato e i termo sono bollenti da ottobre ad aprile. Quando viene spento il riscaldamento centralizzato, ormai fuori ci sono già 25 gradi quindi sei in mezze maniche lo stesso


C'è Fede che mi parla di questo Le Luci della Centrale Elettrica, che in realtà è uno da solo. Io e Fede abbiamo dei gusti molto simili, quindi il giorno dopo in ufficio apro youtube e inizio ad ascoltare.
Ci sono questi pezzi belli, forti, diretti, al limite dell'essere violenti...

"Mentre parecchi facevano l'università, e alcuni si impiccavano in garage, lasciando come ultime volontà le poesie di Vian."
(Le Luci della Centrale Elettrica - Fare i camerieri)

A volte i testi sono semplicemente un elenco di immagini, di metafore, di elementi urbani accostati ad altri poetici... uno schema bene o male ripetuto per tutto il primo album autoprodotto omonimo, che poi ha aperto la strada al primo album ufficiale, "Canzoni da spiaggia deturpata".



Nemmeno due mesi dopo, sono al MEI di Faenza. Fede ti ha contattato e convinto, e tu arrivi da solo, con quella capigliatura fuori da ogni moda.
"Enrico, ciao"
"Vasco, piacere"
E questo rimarrà il nostro unico scambio.
(A parte una volta che ti ho taggato su una foto ad un tuo live e mi hai messo un like, e una volta che ho fatto una stories su due cartelli compro oro (uno a fianco all'altro) e hai messo una reaction alla mia Instagram story.)

"COMPRO ORO! COMPRO ORO!"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Destini Generali)

Il giorno dopo ti sentirò suonare dal vivo, qualche pezzo, al MEI 2008, in un silenzio quasi surreale, di centinaia di persone in un padiglione della Fiera di Faenza rapite dai tuoi pezzi. Dalle tue grida, stonate, dalla tua rabbia, dalle tue parole taglienti.

E niente... le tue "canzoni d'amore, di merda" come avevi definito parlandone con Giorgio Canali (o una cosa simile) mi hanno tenuto parecchia compagnia in un periodo difficile (cioè la vita. La vita è un periodo difficile che si colloca tra la nascita e la morte) e mi hanno ispirato parecchio. Già dal 2009 sul mio blog comparivano parecchie tue tracce. Tracce inteso come canzoni ma anche semplicemente come segni.

E' in questo momento in cui spero il che il tuo primo album, pluripremiato, non abbia un seguito. E' una fotografia, un fermo immagine di una generazione ("una generazione di due persone", dirai tu in parecchie interviste, perché i pezzi spesso parlano di te e della tua ragazza, che poi divenne ex).
Mi chiedo come tu potresti fare un altro album, senza che sia un album fotocopia.

Ricordo anche un live, "La Tempesta sotto le stelle", ovvero il tradizionale festival della tua etichetta Tempesta Dischi all'interno della rassegna ferrarese "Ferrara sotto le stelle".
E sentirti cantare a casa tua, le tue canzoni, nella tua piazza... quando hai fatto "La domenica delle salme" è quasi sembrato un tuo pezzo.

(no, non è quel live - ma la versione che avevi suonato è questa)

E un po', va detto: "Per ora noi la chiameremo felicità"esce del 2010 e un po' risente di questo. In alcuni brani c'è il tentativo di ripetere lo schema vincente senza riuscirci pienamente, o perlomeno senza lo stesso brillante risultato del primo lavoro.
Nonostante sia il lavoro meno riuscito dei 4 album da te pubblicati, è comunque un buon disco. C'è "Anidride Carbonica", che a me piace un sacco. C'è "Cara Catastrofe", che entra a pieno titolo nel tuo repertorio (da lì in poi la suonerai in tutti i tuoi live, o quasi) insieme a "Quando Tornerai dall'estero".
Quando esce questa, come singolo, io sono a Londra.
A Londra dove facevo il cameriere, dove non ci ero andato per dimagrire, ma dimagrivo lo stesso.
A Londra dove una collega del ristorante, ad uno staff meeting dove le era stato chiesto "presentati raccontando un tuo segreto" (che poi quanto è idiota chiedere di raccontare un segreto? che segreto è poi?) lei rispose "ogni tanto mi metto le cuffiette e vado a ballare da sola in strada".
La sera prima era uscito questo.

"nelle nostre camere separate, a inchiodare le stelle"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Cara Catastrofe)

Comunque a colpirmi di più, ovviamente, fu il secondo singolo Quando tornerai dall'estero. Perché siamo sempre l'estero di qualcun altro. E c'è sempre qualcuno più all'estero di noi.

"andremo ancora a letto vestiti"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Quando Tornerai Dall'Estero)

Tutto questo fu ovviamente in un qualche modo convogliato sul mio romanzo Anche se a Londra piove, dove sei uno degli artisti più citati. Una volta ero a Cagliari, e Carlo Birocchi, nel presentare il mio libro al Caffè Savoia, se ne uscì con "il protagonista ascolta un sacco di musica... gli Strokes, gli Oasis... Le Luci della Centrale... ma qui non è solo che gli piace: è proprio che lui con Vasco Brondi CI PARLA!"
Insomma, probabilmente la platea si fece l'idea che Giulio, il protagonista del mio romanzo, fosse una sorta di psicopatico complessato che parlava al suo iPod.
E per questo comprarono il mio libro.
Spero di aver confermato la loro idea.
Se così non fosse, sappiate che a distanza di anni l'autore del romanzo comunque sta davvero scrivendo un post parlando in maniera immaginaria a Vasco Brondi.
Una volta ti ho parlato del mio romanzo in messaggio privato su Facebook, ma non mi hai cagato.
Era a fin di bene, va detto: un euro per ogni copia veniva donato ad Emilia Livet, associazione che raccoglieva fondi per l'allestimento delle scuole emiliane, nel post terremoto.

Ricordo poi un EP, qualche pezzo, qualche live... ti ho visto allo Sherwood Festival 2013 a Padova, dopo il live di Maria Antonietta, mentre appoggiato al muro parlavi con la ragazza di qualcuno. Proprio come nella canzone de I Cani.


***


E poi all'improvviso nel 2014 esce "Costellazioni". Non ricordo bene nemmeno la prima traccia che uscì, ma Costellazioni fu proprio una cosa da "porca troia!".

Qui è venuto a darti una mano Fede Dragogna dei Ministri, e si sente. Si sente che è arrivato qualcuno ad elevarti, a tirarti fuori ancora di più e ancora meglio quello che hai dentro. Non suona come un disco dei Ministri: suona come un tuo disco. Anche se diverso dai precedenti, è proprio una cosa tua.

Uno di quei pezzi che mi fece davvero stupire, sulla sedia di camera mia, a casa di mio padre (che stavo per abbandonare) fu "I Sonic Youth", che merita un post per conto suo. Ma non è nemmeno la più bella. Però quando canti "c'è un campo di calcio, regolamentare" non posso far altro che applaudire con tanto di standing ovation. E' roba da analisi semiotica.

"c'è un campo di calcio, regolamentare"
(Le Luci della Centrale Elettrica - I Sonic Youth)

Queste canzoni le ascoltate decine e decine di volte (non dico centinaia, però l'ordine di grandezza è quello). "Costellazioni" ce l'ho ancora in macchina, per intenderci. E ho cambiato 3 auto da quando è uscito.
C'è "Questo scontro tranquillo" che a me sembra raccontare di come io Fabrizio Marciante facevamo fatica ad avere i soldi per fare la spesa a Londra, e poi ci siamo trovati a presentare i nostri libri a Milano.


"parlami di tutti i miei amici, dei nostri sogni assurdi che si sono avverati"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Questo Scontro Tranquillo)

E poi "Macbeth nella nebbia", ma tante altre canzoni... e frasi... e arrangiamenti... che disco. Costellazioni è un capolavoro. Potrei parlare ancora per righe e righe.
"Blues del delta del Po" sarebbe stata perfetta come colonna sonora per il mio Anche se a Londra piove, ad esempio.
Ho visto 2 o 3 date di questo tour. Una volta, sono arrivato mezzo ubriaco da un aperitivo che si era allungato oltre modo. Mi è sembrato magico.
Questo è stato il primo disco che ho fatto partire nella mia casa di Penzale (quartiere di Cento). Mi ero trasferito in agosto, non c'era caldo, quindi ho aperto tutte le finestre e ho messo su questo disco. Così da far capire fin da subito a tutto il quartiere con chi avevano a che fare.
E poi "nella calma che hanno a notte fonda i viali di Bologna" questo album mi ha accompagnato in tante serate infruttuose in giro per Bologna, mentre "me ne andavo in una città a 40 km".

E poi io facevo l'impiegato (anche se non era un ufficio pubblico, "ero sempre il sole che scende") e spendevo i miei weekend, quando potevo, in piccoli viaggi, e generare "frammenti di discorso che finiscono prendendo un aereo".
E sostenevo che dovessimo andare in Polonia, ad esempio a Cracovia, così avremmo visto "il monumento dei cuori strappati appena fuori Cracovia" di cui gli hipster parlavano benissimo, ma che doveva ancora essere scoperta dal grande pubblico.
E alla fine ci andammo, facendo nascere un gruppo di cavalli dell'est che in pochi anni hanno esplorato buona parte dell'est conosciuto.
Anche se in realtà davanti al monumento dei cuori strappati non ci andammo, perché quel pomeriggio era già freddo, buio, e non avevamo voglia di prendere un autobus... perché in effetti a piedi è troppo in là. E' a Cracovia, ma non in centro: è appena fuori.
Però quello che mi dico sempre è che se una città ti piace devi sempre tenerti buono un motivo per ritornarci, e allora, mi dico sempre che ci ritornerò per andare davanti al monumento dei cuori strappati.

"da una finestra arriva della musica elettronica dell'Est Europa"
(Le Luci della Centrale Elettrica - La Terra, l'Emilia, la Luna)


Poi, a un certo punto, è arrivata la Maja.
Ed è arrivato "Terra", che ho comprato in vinile. Terra mi ha donato, tra i tuoi brani e il tuo libretto di accompagnamento, quella ispirazione che ormai avevo perso. E' stato "il colpo di grazia" ad un romanzo sul quale ho lavorato quasi due anni e che poi ho accantonato. (Che magari prima o poi riprenderò in mano, ma ristrutturandolo fortemente.)
E che mi ha dato spunto per cominciare a scrivere altro. E, gradualmente, a sistemare alcune cose della mia vita.
Magari è solo stata una coincidenza temporale, chissà.
Nel 2016 sono stato in Bosnia, e "dove c’era un minareto o un campanile c’è un albero in fiore tra le rovine" e questo senso di pace "come in un dopoguerra" mi ha accompagnato anche in un viaggio in Polonia con la Maja, l'estate successiva. Perché nei disastri (come l'impianto GPL che non funziona, o il motorino di avviamento che si rompe) ..."il futuro era sempre lì a sorriderci" e in fondo "non c'è alternativa al futuro".

"hai scoperto che Toronto è una Varese più grande"
(Le Luci della Centrale Elettrica - Coprifuoco)

E siamo arrivati ai giorni nostri.
E Terra è un altro disco bellissimo, anche qui c'è uno stupendo lavoro di arrangiamento e composizione insieme a Fede Dragogna dei Ministri. Si sente quell'aria quasi da "world music" nel senso di prendermi pezzi, strumenti, sonorità da tutto il mondo e portarle a casa.
A casa tua. Ferrara.
E sono venuto ad ascoltarti, spesso con la Maja, in diverse date del tuo tour. Anche in quest'ultimo tour. Volevo venire a dicembre, a Bologna o Ferrara, ma ero impegnato per lavoro. Sono venuto il 9 gennaio al Duse.
E mi hanno telefonato per lavoro mentre ero lì. Ma non ho risposto.
Ormai avevi finito, è stato giusto aspettare la fine. A teatro non si risponde al telefono, e non si scomodano quelli seduti per andare a rispondere.

***

E così siamo alla fine.
Ho lasciato fuori racconti paralleli di amici e amiche, che comunque sono esistiti e mi hanno accompagnato. Ho cercato di parlare di me e te, Vasco Brondi, come se tu fossi un personaggio lontano, e invece poi sei un ferrarese, E sei dell'84 pure tu.
Perdona aver scritto un po' in maniera confusionaria, con sicuramente un sacco di refusi, proprio come si scrive ad uno che si conosce bene di cui tanto te ne puoi fregare di errori e orrori.
Era un modo per salutarti e ringraziarti.

E in realtà sono contento che si chiuda questo "Le Luci della Centrale Elettrica", perché è e sarà una cosa bellissima. Ora sarai libero di fare tante altre cose stupende, sempre come pare a te, lasciando questi bellissimi anni raccolti nelle tue canzoni.

Grazie di tutto, e in bocca al lupo. Ci sentiamo presto.

mercoledì 18 marzo 2015

Slip out the back (nove anni fa e dopodomani ancora)


Nove anni fa.
Un amico era preoccupato per la sua ex che affrontava il primo viaggio senza di lui. A distanza di anni, non posso dargli torto. Cioé, ce l'aveva, aveva torto... ma non posso darglielo lo stesso.

A me, ripensandoci, per quel che mi posso ricordare con il mio cervello che perde pesantemente MB e MB di cluster di memoria... mancavano solo i suoi messaggi.
"Solo".
Prima dell'epoca di whatsapp, prima degli smartphone, nell'epoca delle offerte dei 100 sms al mese, andare all'estero era una sorta di condanna a 160 caratteri al giorno, o poco più.
Più o meno, una sorta di comunicato stampa al giorno, più o meno dettagliato ed efficace a seconda della persona che avevi di fronte.
E con di fronte, intendo una fronte che spaziava anche di 800 km.

E a me, mancavano i suoi sms. Cioè lei.

A distanza di nove anni ricordo quei viaggi da Cento a Ferrara, ancora ignaro di quanto sarebbero stati pesanti anche dolorosi i due anni successivi, anche se ora non mi pesano così tanto. Sarà che pesa più il futuro, sempre.
Ma allora averti lontano senza poterti sentire pesava parecchio, e mi sorprendeva anche un po'.

So che non mi stai leggendo. Questi post del cacchio li leggono si e no 30 persone, le vedo le statistiche. E tu non sei tra quei 30.
Se stai leggendo, vuol dire che non sto parlando di te.

D'altronde... prendi Saviano: in quanti hanno LETTO "Zero zero zero", ad esempio?
La gente che scrive è così: magari ti conoscono di nome, di fama, magari hanno letto qualcosa di te... ma l'ultima stronzata che hai scritto non se la incula nessuno.
Grazie a Dio, mi è restata una vita sociale, potrei anche andare a puttane se volessi.
(no, non l'ho ancora fatto, nonostante quello che si può pensare in giro... sembra strano, ma ancora no. pensa te! si può apprezzare l'est europa anche per altri motivi)

E niente, di quei viaggi di 32 km che non si inculava nessuno, e nemmeno io in fondo, non è rimasto niente, nulla, neanche questo post. Solo quel sentimento di futuro che faceva paura ma stimolava.

Faceva paura ma stimolava. Sentivo che stavo crescendo, invecchiando, maturando, e potevo chiamarlo come volevo, ma era importante e necessario.

E ora è tutto diverso, e uguale, o uguale, o diverso, o vaffanculo.

Bastava un tuo sms, una volta.

Ora di cosa abbiamo bisogno?

E' solo questione di tempo, e il tempo non va misurato in 24 ore.


sabato 26 maggio 2012

Un terremoto. (Ferri cade e io mi sento scosso)

Riccardo Ferri, classe 1963, ex difensore di Inter e Sampdoria, nazionale italiano ai mondiali di Italia 90. Dopo un'intera carriera a fare gli autogol in serie A, e a farsi citare da Ligabue in catastrofistiche cover dei REM, è finito sulla mia libreria IKEA con le ante in vetro.
Li, plastificato, altezza 9 cm, con la maglia dell'Italia numero 5, con sopra scritto Ferri. Una cosa che non è mai esistita, nè il nome Ferri sulla maglia dell'Italia, nè lui con il numero 5, se non al Mondiale Under 20 del 1981. E ringraziamo Wikipedia per tutte queste informazioni.
Comunque lui è li, fiero, eretto, appoggiato sul piede sinistro, mentre con il destro a girare ha appena spazzato fuori area un pallone spiovente mancato da Van Basten. O da Stefano Borgonovo.

Ma non sto assolutissimamente pensando a tutto questo, soprattutto in questo momento, alle 4.03 di una qualunque notte di maggio, che poi qualunque non è perché ho scelto questo weekend per tornare a casa dai miei cari e dai miei cani, dai miei amici e dai miei mici.
Sono le 4.03, e nella vita uno raramente si rende conto delle 4.03, di solito sono altri gli orari che ci restano impressi, tipo le 8.30 di mattina, le ore 18.00 di sera, al limite le 20.45... le 4.03 non se le caga nessuno, e nemmeno io, in quel momento.

E poi, le 4.03, o 4.04 a seconda della interpretazione, si nobilitano. E diventano un orario storico, da restare impresso sugli orologi. Specialmente quelli dei campanili della provincia. Il rumore è violentissimo, sa di legno, mura, terra, plastica, e praticamente è come se un furgoncino dell'Ikea impattasse in un fosso. (questo spiegherebbe un po' anche il fango a San Carlo, peraltro)
E Ferri, cade. E' la prima cosa che cade, mentre dietro di lui tutti i libri di Fabio Volo, oltre agli altri della libreria, si accasciano di lato.
(Dovevo aspettare ad estrarre l'autobiografia di Perry McCarthy e l'ultimo di Palanhiuk. Il vuoto di cultura è stato fatale all'equilibrio del ripiano.)

Magnitudo 5.9. Venti secondi, hanno detto. A me sono sembrati due. Alla faccia di chi "sono sembrati interminabili"... si vede che non avevate un cazzo da fare, io in quei venti secondi ho fatto un casino di roba, e per me sono volati.

E poi si ferma tutto. La scena è al limite tra il pacchiano, il ridicolo e il surreale, perché sono le 4.04 del 20 maggio 2012, ed è in fondo una sceneggiatura talmente banale che non la vedreste mai in nessun film. A meno che.

Fuori i cani abbaiano, tranne il mio. Gli antifurti delle macchine e delle case suonano, tranne i miei. La gente scende in strada. Tranne me.

- Ok ho fatto una perizia a usta dell'entità del terremoto, forse l'ho un po' sottovalutato, d'altronde ero impegnato, e credo che gli effetti alcolici del matrimonio al quale ero stato invitato si siano stati prolungati, c'erano anche altre priorità di sicurezza, e in ogni modo non ero solo in casa, e credo che sarei stato avvertito se una crepa avesse minacciato una qualche trave portante e/o importante -

Iniziano le scosse di assestamento. Perché il terremoto è così, neanche il tempo di arrivare e già si deve sistemare. Noi invece restiamo scossi molto più a lungo. E per assestarci ci mettiamo molto di più.
O forse no, o forse si, o forse non importa, a un certo punto arriva anche "la seconda", che non è forte come la prima, ma è forte come la prima. Cioè non è esattamente forte come la prima, ma è dello stesso raggruppamento di intensità. In che senso? Insomma non mi sembra il caso di litigare a magnitudo 4.9. Forse non è il caso di fare nemmeno altre robe, ma vabbè.
Non pare nemmeno il caso di uscire di casa un'altra volta.
Nel mentre mio padre aveva raccolto i cocci di non si sa che cosa, penso a quella bellissima ed enorme lampada spenta da una vita. O forse un quadretto.

Poi finisce tutto, e tutto continua, proprio come un romanzo, probabilmente in uscita nel 2012, ma questa è un'altra storia.

Apro il mobiletto delle grappe, dove erano state spostate di recente per essere messe in salvo dal cane: ha funzionato benissimo, solo una grappa della Val D'Aosta è crollata di lato, ma è rimasta all'interno. Intatta. Mobiletto pensato per proteggerle dalle (dis)grazie del cane, ma utile contro il terremoto: sempre natura era.
La prevenzione ha vinto sulla natura: e per ultimo, l'alcolismo potrà tornare a trionfare su tutti noi.
A proposito, il mio cane dorme beato, e viene svegliato con violenza (e qui mi chiedo se sa essere più violenta la natura o l'uomo) per essere portato in giro per Cento, mentre io mi mangio beatamente i miei biscotti al cioccolato inglesi osservando come la città si sia già animata così presto. Cioè a dir la verità son nemmeno le 7 di mattina e in giro non c'è ancora un cane, a parte il mio, ma già andando verso piazza c'è un sacco di... un sacco di pezzi di intonaco sotto i portici, dai quali scelgo di deviare. In piazza è tutto un proliferare di protezione civili e sanbiagini, a volte addirittura contemporaneamente nello stesso corpo.
E di cani.

Nel mentre il mio cellulare è un incasinatissimo bollettino di guerra, si rincorrono notizie di chiese e campanili crollati, persino roba che non ho idea che fosse esistita prima. Pare persino che i cocci buttati via da mio padre fossero di un angioletto. Quando mai un angioletto si è fermato a casa mia?
Oh, davvero tanti "angioletti" ci hanno gravitato, forse anche si sono fermati per qualche momento, di solito prima di essere etichettate "puttane di merda", quindi per quanto mi riguarda quell'angelo può solo essere piovuto dal cielo.
Eh, ma quanta negatività e odio! Che cazzo volete, sta pure piovendo, terzo giorno di Cento, e oltre ad un sisma, è il terzo giorno che becco la pioggia, e ho lasciato l'ombrello dove deve stare (a Londra). Mi pare che un po' d'incazzo sia giustificato.
No, per una volta non ce l'ho con delle donne, a parte Madre Natura, che è sempre incinta. Ho soltanto sonno, e sono stanco.

Poi viene anche ora di tornare a casa, io il mio dovere di cittadino l'ho fatto - cioè non ho rotto il cazzo a nessuno, ho lasciato che tutti facessero il loro lavoro, e ho informato il minimo indispensabile di parenti/amici che stavo bene in modo da lasciare libere le linee ad eventuali soccorsi.

Mia nonna sta bene, due o tre omaretti di legno dal Perù hanno diverse fratture alle gambe, e anche se forse potrebbero cavarsela, temo che per loro saranno fatali. Probabilmente saranno cestinati da mio zio, come cavalli infortunati soppressi da una pistolettata dopo il Palio di Siena. O di Ferrara. C'è anche del vetro per terra, e se per un attimo penso a come della fibra di vetro possa essersi infilata e poi sfilata in uno stabile degli anni 50, in breve realizzo che deve per forza venire da un oggetto.
Tra me e mia nonna abbiamo oltre cent'anni e pochi minuti di sonno, e sono le 7 di mattina: è durissima saltarci fuori, per fortuna lei ha gli apparecchi acustici e io un istinto minimo, e individuo un vasettino di vetro scheggiato. Uno più uno, il caso è risolto.
(Il mattino dopo scoprirà anche che le tazzine del caffè han cambiato posto tra di loro, ma li non si sa mai se sia il sisma o l'età).

Torno a casa mia, e risolvo anche il mistero dell'angioletto. Si trattava di un "putto" in ceramica (vedi che allora il binomio angioletto-puttana non era così blasfemo e così fuoriluogo?) alto una trentina di centimetri, che ora svetta dal cestino dei rifiuti.
Tutto sembra a posto: mi metto finalmente a letto e sono le 8 di mattina (per fortuna che ieri sera ho preso il caffè a mezzanotte), è una mattinata terribile, le scosse continuano e io le sento tutte, così come sento un terribile malditesta da hangover post-sbronza. Alle 11:13 arriva una magnitudo 4.2, una scossa da "top ten": a me basta per svegliarmi, e al mio sorrisone :asd: giallo in cartone, disegnato e attaccato sul muro per il carnevale delle grotte 2008, basta per staccarsi e infilarsi dietro il comodino.
Un'immagine simbolica, la caduta del sorrisone asd.
Ancora più simbolico è che non l'abbia raccolto, e sia rimasto lì, così come i libri piegati.
(Ferri no, lui ho deciso di rialzarlo subito, era il simbolo della rinascita, del rialzarsi)

Da qui in poi è un calvario di ipersensibilità da secondo piano e da malditesta dell'hangover, da accorgersi di tutte ma proprio TUTTE le scosse (anche le magnitudo 2.0), e di una terribile e tristissima domenica, anche sotto la pioggia.

E in mezzo a tutte le voci, c'è gente che dice che è prevista una scossa tra le 19 e le 19.30 e quando realizzi che alle 19.37 arriva davvero, l'unica cosa che dici è...
"beh... però è in ritardo"


(però il mio ha la maglia dell'Italia, non dell'Inter)

mercoledì 8 febbraio 2012

Non si può morire a Ferrara

16 marzo 2009, Ferrara

Non è un bel posto l'obitorio. Già il nome fa un po' cagare. Obitorio.
La madre di Giulio percorreva il corridoio con quella disperazione che solo una madre può avere in quel climax di tensione che precede il formale riconoscimento del cadavere. Ma c'è poco da riconoscere quando il defunto è morto con la carta d'identità in tasca.
"Salve signora. Perfavore, mi segua"
La stanza è molto più brutta di tutte quelle viste su Canale 5. C'è molto più giallo di quello che si possa pensare. Pare già un'impresa di pompe funebri. Anche se quella generalmente arriva dopo, poco dopo.
Uno scatto secco e dalla cella frigorifera esce il cassettone. Con dentro tuo figlio.
Glom.
Silenzio.
"Ommioddio..."
"Mi dispiace, signora... abbiamo fatto tutto il possibile per suo figlio ma era già in coma... e arrivati all'ospedale..."
"Questo non può essere mio figlio... non è così..."
"Lo so, il collasso a volte rende irriconoscibile il corpo..."
"No no, lei non sta capendo: questo non è mio figlio. Perfavore, vi siete sbagliati, fatemi vedere mio figlio."
"Signora... mi piacerebbe dirle che si tratta di un errore... ma questo è suo figlio, non abbiamo confuso il corpo."
"Senta, le dico che questo non è mio figlio."
"Signora... l'abbiamo trovato con i suoi documenti indosso... se non è suo figlio, chi è?"
"Non lo so! E con tutto il rispetto... non m'interessa! Piuttosto, voi mi dovete dire: dov'è mio figlio?"

Suo figlio, che si chiama Giulio, non è certo il gatto di Schrodinger: va da sè, che se non è morto, è vivo.
Giulio è vivo.

"Nella vita si può anche morire, e va beh, mi stava anche bene, ma cazzo, morire a Ferrara... neanche Vasco Brondi ci morirebbe a Ferrara." (Giulio, 16 marzo 2009)