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venerdì 6 febbraio 2015

Io, te

Che cosa c'è che non va?
Che cosa c'è che ti davvero fastidio?

Ti osservi gli occhi e le occhiaie, la pupilla è dilatata di stanchezza, e la tua iride è la stessa di quando qualcuno ti ha detto ti amo, tanto tempo fa.
Ti trascini lenta e stanca fuori da un letto, dentro e fuori dal pigiama e da vestiti che non sono mai all'altezza di quello che dovresti essere, ma non fa niente, non verrà a dirti niente nessuno.
Anche i capelli, raccolti in una coda, sono trascurati. Ma non hai il tempo, e soprattutto, la voglia di tenerti dietro, di tenerti da conto, in questo lungo protrarsi.
Ti senti rassegnata, disillusa, ma ancora ti spazientisci in fretta, come se davvero tu avessi qualcosa da perdere. Quando invece, sai benissimo che non c'è: e il tuo spazientire serve soltanto a ribadire un tuo diritto, a rimarcare il territorio, a difendere un qualcosa che non c'è più.
Non solo ti senti gonfia, ti accorgi che lo sei davvero, e non sono le mestruazioni: è davvero il tuo metabolismo che è cambiato, e senza fare attività sportiva, senza prestare attenzione all'alimentazione, la tua pancia non farà altro che gonfiarsi, aumentando in maniera direttamente proporzionale lo scatolone Ikea dei vestiti che non vanno più bene, ma che potrebbero tornare ad andarti bene.
E ormai dentro c'è roba che non metti da 2-3 anni, e che forse non tornerà mai più ad andarti bene, ma non vuoi rassegnarti all'idea di essere stata sconfitta dal tempo, o peggio ancora, dalla tua stessa pigrizia.
Così come non sospetti l'idea che una volta al mese il tuo umore si guasti irrimediabilmente, e che ti senti costretta a tamponare quella tua emorragia. Ben consapevole che è normale anche quel desiderio di maternità che dovresti avere, ogni tanto.
E che invece non hai, e non sai perché. Forse vorresti avere un desiderio che non hai, e questo pensiero intricato basta a farti capire che si, le mestruazioni sono di nuovo in arrivo, con il loro maledetto maldipancia, tutone, divano, e quel sentirti brutta e inguardabile.
Che è un tuo diritto.
Le foto di quando eri giovane e splendente, ventenne ed abbronzata, si fanno beffe di te dalle pareti del tuo piccolo appartamento, insieme a quei capelli lunghi che ora non vanno più di moda.
Per fortuna.
Perché comunque nemmeno ora ci stai dietro, ai capelli.
E nemmeno alla tua abbronzatura. Sia d'inverno che d'estate. E vale lo stesso per la tua pelle. Ci sono già i segni indelebili del tempo che passa, piccoli segni ma inesorabili.
Una volta lui ti ha detto che ti davano una femminilità incredibile, che ti facevano donna, che eri ancora più bella.
Probabilmente te l'ha detto solo per scoparti.
Probabilmente però lo pensava davvero.
Probabilmente ti amava davvero.
E sicuramente è stato così.
Però adesso sorride felice in altre foto su facebook, e non ti è dato di sapere se sia felice veramente nella sua nuova vita, sai solo che è finita e basta così.
Mentre tua sorella sta per diventare madre, tuo fratello sta per laurearsi, e tu resti sempre quella di mezza, quella in mezzo, quella che non riesce mai a trovare la sua dimensione.
Eppure il lavoro è sicuro o quasi, e anche se a volte non lo sopporti, non riesci a immaginarti altrove. Non sopporti la provincia ma non riesci a immaginarti nelle metropoli.
Non riesci neanche più a uscire di casa, a volte, e preferisci un libro, un the caldo, una serie scaricata da internet, tutte cose che riempiono la tua solitudine si, ma di tristezza. Ma quale sarebbe, poi l'alternativa?
Perché di uscire non se ne parla. Uscire poi con chi? Uscire per dove? Sono sempre meno le amiche con cui poter condividere due parole vere.
Non hai più voglia di restaurarti tutta per una fintissima serata, di quelle che sembrano rievocazioni storiche, di tipe molto più vecchie di te che mollano marito e figli per sentirsi libere una sera al mese, in mezzo ad una giungla di uomini disparati e disperati.
Per trovarsi un quarantenne viscido pronto a toccare il culo. Ma che cazzo toccano poi, che lo vadano a toccare a quelle puttane la, che ce l'hanno meglio del tuo, e che con 200 euro se la cavano.
Tanto 200 euro loro ce li hanno, da spendere.
Tu no.
Sfogli con tristezza i voli low-cost, ben sapendo che non ne prenderai nessuno.
E' da tanto che non fai una vacanza.
E' da tanto che non ti ubriachi.
E' da tanto che non hai un orgasmo, che non ascolti Niccolò Fabi, che non ridi davvero, e soprattutto che non sorridi.
Non ti senti amata. Non ti ami neanche più da sola. Inizi a non provare niente riguardo tante cose, sensazioni, persone.
Dicono che stai cambiando, che stai diventando una persona grigia, ma no, no, non è così.
Forse dovresti scopare di più, dicono.
E con chi? Con il primo che passa? Per fare cosa? Per una triste serata inutile, spesso con una persona sudicia e sgodevole che non sa nemmeno scopare come si deve? Molto meglio la masturbazione, ne sei sicura.
Ma anche quella non la pratichi da parecchio. Non ti interessa. Non ne hai voglia.
Ti guardi allo specchio e non ti piaci, sai di non essere più una bella persona, ma cosa ci vuoi fare? Odi anche il tuo eccesso di pensiero, la tua incapacità di vivere la vita per quello che è, e la tua incapacità a reagire a tutto questo.
Eppure un tempo c'è stato anche qualcuno in grado di accorgersi di te, e guardarti. Guardarti davvero.
Ora il cuore è arido, il cielo è grigio, quasi bianco, e nemmeno la neve potrà cambiare il colore che ti senti addosso.
Ti senti vecchia eppure sono solo 28 anni, quasi 29, e non dovresti sentirti vecchia perché non sono trenta, o quaranta, o peggio. Eppure ti senti rimasta indietro, lasciata fuori, e non capisci neanche da cosa.
Il tuo facebook si riempie di fidanzamenti, matrimoni, bambini, e il tasto nascondi non basta mai a coprire tutto quello che non vorresti vedere.
E non sono gli anelli o i passeggini a darti fastidio: è l'idea di restare fermi al palo mentre tutti vanno avanti. Perché gli altri si e tu no? Cos'hai sbagliato?
Un'altra giornata è finita, e ora puoi tornare a sdraiarti nel tuo letto a fare scendere piano le tue lacrime.
Ti stanno per venire - ti sono venute.
Tanto non avevi dubbi, a non fare sesso non si resta incinte.
E' che a non vivere, si rischia di morire.

E se devono venirti a prendere - chiunque sia: Dio, l'angelo della morte, il principe azzurro, o semplicemente Alex Del Piero - possono venire domani, che è il giorno buono.

Eppure sei sicura di non essere da sola: deve esserci qualcuno come te con cui condividere tutto questo. E forse la tua vita avrà senso fino a che non troverai quelle persone.
Forse.
E per ora basta questo per alzarsi dal letto, asciugare le lacrime, cambiare l'assordente, e prepararti ad un'altra giornata, con la grinta che neanche Michela Cerruti quando gioca a Need For Speed Underground.

Dog days will soon be over.

mercoledì 10 settembre 2014

Score or die tryin' (nell'anno dei mondiali spesso vincono i check-in online)

Dicono che se c'è l'amore c'è tutto, ma poi l'amore sto cazzo che ti riempie il conto corrente.

Ma non sarebbe stato quello il problema, ci sarebbero stati euro a sufficienza. Credo che alla fine mi avrebbe pesato tutto un sacco, così come l'umidità.
Sentire di aver orientato la vita in una direzione e trovarsi con niente in mano, per colpe nemmeno tue.

Sarei sceso dall'autobus con due valigie in mezzo alla polvere.

Però forse ne sarebbe valsa la pena.

Forse avrei concepito un figlio alle 14:58 (che è anche quell'orario un po' dopopranzo che raramente hai voglia di fare qualcosa, figurati fare un figlio) e penso che comunque sarebbe stata la cosa migliore.
Comunque.

Alla fine, figlio a parte, non sarebbe poi molto diversa da adesso. O anche figlio incluso.

O forse no.

Ma come si fa? Come avrei fatto?

E allora è meglio così, e dev'essere sempre meglio così perché non c'è mai un'alternativa a quello che abbiamo.

E' che mi sembra di aver sbagliato un altro rigore. Di averlo tirato fuori. Peraltro cosa rara, di solito me li paravano: che è anche peggio se uno ci pensa bene, ma non so, sembra quasi che sia stato bravo il portiere, per quanto tu lo possa tirare male. In fondo il più rigore è più difficile pararlo, di quanto sia più facile sbagliarlo.

E tra l'altro è una brutta partita lunga in cui forse non dovevo nemmeno giocare, ma magari qualcuno ha pensato "potessi fare la differenza". Differenza de che. Onorato del pensiero, per carità, ma purtroppo la realtà è questa.

A Gotti che legge piacciono sempre tanto i miei paragoni calcistici: anche a me, evidentemente, sennò non li utilizzerei. Meno mi piacciono le situazioni che a volte li generano: ma tant'è. Ce ne sono, di cose che non mi piacciono. Ora ce n'è una in più.

Oh, poi non è mica successo niente eh, come sempre. A volte le cose potrebbero anche andare un po' meglio, eh. A volte poi le cose vanno bene davvero.
Perché la vera tragedia è Gaza, gli aerei abbattuti per errore, Ustica, la gente morta nella Costa Concordia, le guerre in Africa, i clandestini che annegano. Queste sono le tragedie.

Questa è solo tristezza. Soltanto bellissima tristezza, poeticissima tristezza, come il male di vivere, i panorami terribili dell'Emilia, e poc'altro.

Ma non la tristezza che ho, o che non ho, è solo la tristezza delle cose, che non è mia, e nemmeno tua, è delle cose, appunto. E può anche essere bellissima.

E poi lo sappiamo. Gli anni dei Mondiali portano sempre risultati strani. Spesso vince la squadra dei check-in online.
Però noi stiamo rinforzando la squadra. E giocheremo fino alla fine. Abbiamo un pubblico che merita il massimo. E se il massimo è stata la permanenza in A, allora ci sarà perdonato lo scarso spettacolo che abbiamo offerto.
Ma la gente vuole il gol. O perlomeno, che la si emozioni provandoci.




giovedì 17 aprile 2014

Mi ero tanto sbagliato

Fanculo...

...a quelle che devono trovare loro stesse.
...a quelle che manco staranno da sole per due weekend di fila in tutta la loro vita.
...a quelle che non capiscono le battute, e magari se ne hanno pure a male.
...a quelle che con la coda di paglia si sentiranno prese in causa, e mi chiederanno in privato "parli di me?". Si parlo di te, ma ti risponderò "no, non ti preoccupare!". Oppure no.
...a quelle che io sono una persona seria e faccio cose serie fino a che non faccio una cazzata, e forse nemmeno a quel punto mi rendo conto tardi che seria non lo sono mai stata, e che quindi potrei essere più coerente ed onesta con me stessa.
...a quelle che scopare si fa ma non si dice, oppure proprio non si fa e basta, perché di no, che non sta bene.
...a quelle che fanno le sceme, ma non sono mica sceme del tutto. Io starei attenta a giocare con certe persone perché poi è un attimo trovarti a riflettere di fronte a un blog.
...a quelle che cambiano il treno a Bologna Centrale e aprono Tinder.
...a quelle che devono sempre viaggiare. Un posto ve lo suggerisco volentieri.
...a quelle che "dai vieni a trovarmi! però non questo mese, non il prossimo, e... non lo so, improvvisiamo" che tanto io non ho mai un cazzo da fare dalla mattina alla sera, non ho mica da lavorare, a me la vita me la finanzia direttamente l'UE.
...a quelle che non rispondono ai messaggi. Non è che voglio scopare tutte quelle a cui dico "ciao". (Ok ammetto che di solito al 95% è così, però qui non è questione di sesso, rispondere è questione di educazione)
...a quelle che non si muovono da casa se non le passi a prendere in macchina con il tappeto rosso.
...a quelle che "ho scordato di dirti che non sono sola".
...a quelle che scherzano di continuo su tutto. Chissà se scherzi anche quando c'è da scopare con il tuo ragazzo. Lui forse scherzerebbe meno.
...a quelle che prima o poi ci vediamo.
...a quelle che "dai quando passo di li ci vediamo" e non passeranno mai di qui e già lo sanno. Metti almeno un "magari" davanti che almeno alleggerisci la stronzata.
...a quelle che sei troppo vecchio, sei troppo giovane, sei troppo diverso, sei troppo amico.
...a quelle che stanno vivendo un momento difficile della loro vita. Svegliati cara che la vita è tutto un momento difficile, prima lo capisci e prima cominci a vivere davvero.
...a quelle che vivono a Stocazzo Milanese per spendere meno, così hanno i soldi da spendere in taxi per tornare a casa in provincia e piangere al sicuro.
...a quelle che da ubriache è tutto un saluto, e da sobrie faticano a dire ciao.
...a quelle che diventano dottoresse per curare il tuo alcolismo. Grazie mille, ma quando ero in depressione voi eravate in ferie o lavoravate in un altro reparto?
...a quelle che non sei più figo perchè non vivi più a Londra.
...a quelle che se non hai lo scatto fisso, lo sciarpino, il camcino, la scarpa marroncina e il pantalone risvoltato da alluvionato penzalino sei un provinciale di merda.
...a quelle a cui in realtà non mi stavo riferendo davvero, ma che si sentono chiamate in causa.

Fanculo.


Questo post è una libera creazione artistica ispirata dal nuovo singolo de Lo Stato Sociale.



venerdì 20 gennaio 2012

la tragedia della capitaneria di porto del giglio

Non sta cominciando niente: volevo che tu lo sapessi. Oddio, con sta storia di questo "tu" generico ed immaginario sto diventando un po' patetico come Vasco Brondi. E anche citare Vasco Brondi è un po' patetico. Nemmeno lui lo farebbe.

Non sta cominciando niente: ma è già cominciato, se vuoi saperlo. No, non lo volevi sapere, ma va beh, te lo dico lo stesso. Poi neanche esisti, di cosa ti lamenti? Chi non esiste non ha diritti. Oddio, sembra lo slogan di un comitato per la tutela degli embrioni.

La verità è che non ne posso più di tutte le cose brutte e che non mi piacciono di questo mondo. E con questo mondo intendo il territorio nazionale nel quale vivo e risiedo attualmente.
Non che al di fuori sia un mondo migliore: è che al di fuori è anche un mondo migliore. Non ovunque, certo. Non in tutte le cose, certo.
Ripeto: il rumore dei maccheroni nel piatto non è lo stesso da nessun'altra parte (eh beh, il chilo di pasta Sainsbury's a 89p ha una densità differente) e poter uscire di casa in bicicletta senza mani e fermarti a parlare con 3-4 persone... beh quello non esiste da nessun'altra parte nel mondo se non qui.
Mmh, forse c'è una qualche isola croata che ha qualcosa di simile. Ma le mani, a meno che non te le abbia amputate un qualche turco stereotipato dipinto da un italiano ignorante, è meglio portartele dietro. Magari, in tasca.

Allora parlerò di cose belle. Delle cose belle. E ce ne sono, sapete? Non tante, magari. Ma ce ne sono.

...ma devo cominciare proprio oggi?

Continuo ancora a pensare che le cose migliori che scrivo siano necessariamente triste, o depresse, o malinconiche. Perché se fossi allegro e felice...
...ma andrei a correre nei prati, o me starei a contemplare il mondo fuori dalla finestra, ma ti pare che mi metterei a scrivere se fossi felice?

Verrà il giorno in cui qualcuno mi intervisterà...
"Perché ha cominciato a scrivere?"
"...perché non avevo da scopare! Ma ti pare che se avessi avuto da scopare mi sarei messo a scrivere?"

Che poi lo sai che non è la verità, però fa ridere, un po' tipo #daicazzo e #vadaabordocazzo e siamo tutti contenti.

Contenti, ma non felici. Verrà il giorno che scriverò anche con felicità di cose felici? Se si, cosa salterà fuori? Una Mocciata? O una roba più sul genere indie romantico? Ma esiste poi? O una roba più alla Baricco?
Non riesco a immaginarmi a scrivere cose felici: e forse non riesco ancora ad immaginarmi felice.
D'altronde non riesco nemmeno ad immaginarmi... che ne so, il 1 agosto 2012, eppure sono convinto che arriverà lo stesso. Così come l'album degli Afterhours. Che arriverà il 17 aprile.
Salvo guerre nucleari, arriverà tutto questo.
Magari arriverà anche la mia felicità. Salvo guerre nucleari.
Ovviamente è implicito che nel mentre io debba fare tutto il possibile per raggiungerla. Salvo guerre nucleari.

Oh ma non è poi che nel mentre stia poi così male eh... c'è un po' sta cosa che se uno non è felice, è per forza depresso. Si può anche stare relativamente bene senza per forza doversi dire felici...

C'è anche un po' sta cosa dello scrittore. Cioè, LO SCRITTORE.
La gente pensa che LO SCRITTORE sia questa figura un po' strana, intellettuale, un po' vintage e un po' retrò. Uno che si ascolta De Andrè e Tchaikovsky (si ho aperto Google per scriverlo giusto).
Uno che guarda i film di Pasolini. Uno che ama la bellezza. Uno che odia internet, le tecnologie e la mondanità. Uno che gira su una BMW serie 5 del 1989, quando non usa la bicicletta. Uno che si mette delle gran sciarpone, delle giacche, degli occhiali. Uno che ama la poesia. Una persona un po' disordinata, sognante e sognatrice. Uno che ama il vino e i liquori. Uno che fuma, un po'.
Che se vai nella sua stanza è piena di quadri, libri e di appunti, e dalla finestra vedi un panorama bellissimo. Uno un po' squattrinato che però si tratta bene. Un galantuomo che sa come amare le donne. Un uomo con il cuore perennemente spezzato. Un uomo dalla bella voce, lo sguardo intrigante, anche se però obiettivamente è un po' bruttino.

Sembra quasi l'identikit del mio amico Waco Guzman, che guardacaso è pure lui scrittore anche se non lo vuole dire. Ma non è proprio così: questo identikit è stereotipato. Oltre che, chiaramente, falso.
Per quanto esistano personaggi così (ad esempio Waco Guzman vi assomiglia parecchio, ma la differenza - basilare - è che Waco è un uomo vero, mentre molti altri esistono ma sono falsi) io, nel mio non essere scrittore, scrivo.
Che differenza c'è? Non lo so.
Io, si, sono un po' strano, questo si sa e si capisce, ma il mio essere intellettuale si riduce ad una cultura sopra la media: e questo perché è la media ad essere bassa. Il gusto per il vintage ed il retrò si limita alle magliettine indie e ad pochi altri elementi (forse la mia Micra del 1999, che ormai è già vintage).
Riguardo alla musica ascolto di tutto o quasi: De Andrè e "Ceicoschi" li stimo ma no, non li ascolto. Stimo anche Pasolini, ma preferisco di gran lunga Quentin Tarantino, Guy Ritchie, Michel Gondry e Wes Anderson. Uso la bicicletta, la sciarpa la uso solo 3 mesi d'inverno quando stiamo intorno agli zero gradi, e gli occhiali quando guido la notte fuori città. Non mi piace molto la poesia, tendo al disordine come tutto l'universo ma amo l'ordine ed è una battaglia che combatto con discreta costanza e che spesso vinco. Sono sognante e sognatore, ma ho sempre bene gli occhi aperti e so essere organizzatissimo nel mondo reale. Ho una memoria da nerd preoccupante, a volte. Mi piace il vino e i liquori, ma sono cresciuto a bere i peggiori superalcolici che anche nei peggior bar di Caracas avrebbero svuotato nel cesso: e non ho perso quest'abitudine. In camera mia in questo momento c'è anche un po' di casino, ci sono le impegnative per degli esami in ospedale, dei curriculum, fogli della banca, cavi, penne USB, tutta roba che uno scrittore non dovrebbe cagarsi nemmeno. Generalmente non fumo, e non amo nè le poesie nè i quadri. Non sono un galantuomo, non ho un gran successo con le donne, e anche se ho il cuore spezzato tendenzialmente restano cazzi miei. Non ho nemmeno una bella voce, nessuno sguardo intrigante, ho un naso che sembra un musetto della McLaren danneggiato da Hamilton in un tamponamento ai danni di Felipe Massa, e si, sono anche un po' bruttino, magari. Magari ho un fascino mio, ma non è certo quello DELLO SCRITTORE.
E per campare, vivo dei miei risparmi, non certo di un magnate che mi finanzia, di introiti di precedenti opere (e nemmeno successive, mi sa), o di una famiglia facoltosa che mi sostiene. Dei miei risparmi.
Però una BMW del 1989 mi piacerebbe. Solo che consuma un casino di benzina... magari la mettiamo a GPL.

Ah, dimenticavo... comandante Schettino. Adesso l'ho scritto.

venerdì 2 settembre 2011

La mia generazione sta perdendo

La mia generazione sta perdendo.

Abbiamo lauree inutilizzate o mal utilizzate. Siamo disoccupati, o sottoccupati.

Ci fidanziamo eternamente perché abbiamo paura di sposarci. Decidiamo di sposarci, e ci lasciamo prima del matrimonio. E se ci sposiamo, ci lasciamo nel viaggio di nozze. O dopo due anni. O dopo che ci siamo fatti le corna.
Oppure non troviamo nemmeno da fidanzarci, tristi e scoraggiati dall'altro sesso, e dopo aver miseramente e mestamente analizzato la situazione, finiamo per preferire la masturbazione solitaria alla prostituzione intellettuale.

Viviamo per pagare l'affitto, le rate della macchina, le rate del mutuo. I nostri nonni erano proletari, perché avevano solamente la prole a carico. Che dopo una dozzina d'anni però comincia a rendere, lavorando nei campi.
Noi siamo solamente dei mutuari, abbiamo solamente un mutuo a carico. Che grazie, agli interessi, cresce esattamente come i figli. E ti va pure a zappare. Direttamente sui tuoi piedi.

La mia generazione sta perdendo perché è infelice. La mia generazione vive su facebook. Comincia la settimana postando "Lunedi" di Vasco.
Prosegue il martedì scrivendo "che caldo! rivoglio l'inverno!"
Poi il mercoledì "proprio oggi doveva piovere? fanculo!" (le donne aggiungono "per fortuna che ho fatto shopping, comprato il vestito per andare a ballare venerdì!")
Giovedì "dai che domani comincia il weekend"
Venerdì si posta "Friday I'm in love" dei Cure
Sabato si postano le 200 foto tutte uguali e sorridendo con i drink in mano della serata precedente.
Domenica pomeriggio si scrive "mi son svegliato adesso!" weekend devasto!"
E domenica sera non si scrive un cazzo, si piange e basta, da soli, nella propria stanzetta.
Ebbene si: la mia generazione quando chiude facebook comincia a piangere.

La mia generazione si droga. Alcol, cocaina, cannabis, caffeina, taurina, nicotina, sesso, videopoker, gratta e vinci. Ma la mia generazione si droga.

Noi ci lamentiamo del prezzo della benzina ma continuano a preferire il pieno pagato 60 euro piuttosto che mettere su l'impianto a metano.

La mia generazione ha paura. E' incapace di rischiare. Si rifugia in rapporti sentimentali che garantiscono un dose minima di bumbate mensili, una dose minima di conforto psicologico, una compagnia per matrimoni, film, pizze e cene. Il tutto alla modica cifra di qualche litigata e qualche centinaio di euro. E un sacco di tempo libero e di lacrime.
La mia generazione è provinciale a manetta. Ma talmente tanto che non capirà mai di esserlo. Un pesce rosso nella boccia di vetro è meno provinciale della mia generazione.

Ci lamentiamo di tutto e di tutti. Ma non cambieremo mai nulla. Appena qualcosa è migliore, o peggiore, o semplicemente diverso da noi, lo etichettiamo e lo invidiamo, o dispregiamo, o semplicemente allontaniamo.
Tutto ciò che è diverso ci fa paura perché potrebbe essere come noi: e in realtà, il nostro noi, non lo vogliamo modificare.
Il nostro noi non ci piace per un cazzo, ci fa cagare, ci fa piangere, ma abbiamo una fottuta paura che cambiare questo voglia dire passare per qualcosa di peggio. E non lo potremmo affrontare. Perché siamo deboli come Julian Ross durante un attacco di cuore.

La mia generazione si veste figa, prende degli aperitivi fighi, e va in giro a fare la figa, e se ci pensiamo bene, è esattamente come se fossimo a carnevale. In quei bei carnevali veneziani, dove davvero tutto è concesso, solo che li erano più coscienziosi e lo tenevano solo per un giorno all'anno. Noi invece lo teniamo tutti gli altri 364, e va a finire che quando sei vestito da pirla a carnevale alle grotte è l'unico momento in cui ti mostri per quel che sei veramente, senza più status symbol, classi sociali o clichè.

La mia generazione sta perdendo. E dentro la mia generazione c'è anche chi non sa quale sia la sua generazione, o che si sente di farne parte solamente in maniera marginale, quasi un prodotto di scarto, un'anomalia sistemica, che sputasentenze dall'alto di un blog e della sua cameretta al secondo piano, non prima di essere uscita fuori e aver visto ed analizzato una percentuale considerevole di stronzi della sua generazione.

E che ormai non c'ha più un cazzo da piangere.

domenica 24 luglio 2011

tutto questo non esiste

...e sono uscito fuori un po' sporco, un po' sudato, e un po' spettinato, e ascoltando il primo album degli Stone Roses.
Faceva molto figo ascoltare il primo album degli Stone Roses, poi ho pensato che il primo album è dell'89, e che io "mi sono scopato ragazze che nell'89 dovevano ancora nascere".
Anche pensare questo fa molto figo, ma subito dopo averlo pensato ho svoltato a destra, e mi sono reso conto che in realtà sono un grandissimo coglione.
Non solo perché dovevo svoltare a sinistra, e quindi ho dovuto fare inversione in un parcheggio, ma proprio perché in realtà sono un grandissimo coglione e basta, anche quando prendo la strada giusta.
Una sera mi sono ascoltato anche Beatles e U2, con album del 67 e dell'81, roba che è pure più vecchia di me.
Ma era molto più di un anno fa, non che non facesse testo, ma era quasi un periodo diverso. Anche senza quasi.

Voglio dire: in fondo non c'entra.
Ma in fondo faceva figo, per quei 21 km che forse non sono 21 poteva bastarmi, il sole, gli Stone Roses, quel pensiero che poi in fondo gli Oasis non ci somigliano poi molto, una curva a destra, e un'altra a sinistra, come se fossi in macchina con Kimi Raikkonen e Ken Block.

E poi, niente.

Sarebbe il preludio di un'incidente stradale, ma l'ho già evitato. Di un ottimo racconto, ma quello l'ho già scritto. Anche se poi non era ottimo forse, ma l'ho già scritto comunque.
Il preludio di una vita cambiata, ma l'ho già cambiata. Il preludio di... che cazzo ne so, il preludio di qualcosa, e invece è il preludio di niente, di solo un'altra curva a destra, e un'altra a sinistra, e chi cazzo l'ha disegnata sta strada, poteva almeno buttarci li un paio di cordoli, avrei guadagnato una ventina di secondi e all'intertempo sarei davanti a Sebastian Loeb. E tu Ken non ridere, che a parte sgomazzare in giro non sei capace di fare un cazzo.
E alza un po' sti Stone Roses, che non si sente niente.

Niente. Non si sente niente, il preludio di niente, un cordolo di niente, un che palle di palle di niente. Sinistra. Destra. Traccia numero 5.

No no, ma non aspettatevi che cambi qualcosa in questa storiella. Questa storiella del cazzo. Sennò non perderei tempo a raccontarla. Arriverei al sodo. E' che di sodo non c'è niente. Forse il mio culo sul sedile. Ma per star su un sedile, neanche ce n'è bisogno.
Finiscono le curve. La strada continua. E non succede niente.

Visto che non c'era nulla di figo in tutto quello che pensavo? Forse era meglio se non pensavo a niente, davvero a niente, che in fondo non è successo niente, e non succede (appunto) niente.

giovedì 14 aprile 2011

la fuga giusta


marzo 2009. coppa aziendale di ciclismo. è un po' tipo la coppa Cobram di Fantozzi.
un'intera azienda del terziario, con tutte le sue filiali sparse per l'italia, messa sopra ad una sella e spedita a pedalare. perché "non sei obbligato a farlo, però son cose che fai brutta figura se non ci vai, e poi l'amministratore delegato ci guarda a queste cose".

E' la fiera del ciclismo della domenica, e il tripudio del ciclista amatore.

Dopo appena 15 km c'è già stato un considerevole numero di ritiri, un considerevole numero di fughe, e sintetizzando, il gruppo è spezzato in 3: quelli che tirano ad arrivare alla fine del loro passo (i ciclisti della domenica, in fondo), quelli che puntano alla vittoria (i cicloamatori, tutti davanti a darsi battaglia) e quelli che vanno e basta. A metà. Tra cui Giulio e il suo giovane collega.
(insomma, è marzo 2009, è prima che Giulio morisse)

Giulio: "Non parte mai la fuga giusta"
Collega: "Certo che se noi nemmeno ci proviamo..."
"Lascia perdere, è presto."
"Si ma intanto vanno avanti..."
"Lascia perdere, li riprendiamo..."
"Con quella faccia li non sei molto credibile..."
"Sarai messo bene te."
"Io non sono disfatto e strafatto come te"
"Hai scopato ieri sera?"
"Cosa c'entra?"
"Rispondimi: hai scopato?"
"...si. Ma cosa c'entra?"
"Quante volte?"
"Cosa c'entra?"
"Rispondimi: quante?"
"Tre."
"Tre?"
"...quattro."
"Vedi?"
"Ma cosa c'entra?"
"Ma che cazzo di gambe credi di avere? Quando è stata l'ultima?"
"Ma è stata... saranno... prima di venire qua. Ma saranno già passate 6 ore!"
"Ah, perché hai recuperato molto."
"Ma vuoi mettere come sei messo te?"
"Io non ho scopato."
"Ma hai bevuto."
"Si. Il giusto."
"Il giusto per sbronzarti. E poi ti sei fatto."
"Ma non di droghe."
"Non di droghe illegali..."
"Droga è quando legge punisce."
"Non fare il Boskov, dai. Ti sei fatto di droghe legali... sempre droghe sono."
"Cosa vuol dire droghe? Tu sei dipendente dal bumbare con la tua morosa. E' una droga?"
"Smettila. Sei strafatto di alcol e medicine, ci fosse un antidoping ti fermerebbero. E poi sei ancora in prognosi. Hai un ferita da arma da taglio. E avrai dormito 2 ore."
"Non ho alcuna prognosi. Questo finché non lo accerta un medico è solo una tua opinione, così come tutte le altre accuse che mi hai mosso."
"Sarà. Ma la mia opinione è anche che non arriviamo al traguardo."
"Zitto e pedala."
"Hai cominciato tu. E tanto è tutto piano..."
"Appunto. Appena la strada sale facciamo vedere che abbiamo ventanni."
"Si ma li hanno anche alcuni del CED. E sono la davanti."
"Sono dei nerd del cazzo, appena la pendenza sale sopra al 10% scoppiano."
"E quand'è che sale?"
"Che cazzo ne so io di pendenze, io pedalo e basta."
"Guarda che sta partendo in fuga uno del commerciale."
"Lascia che parta. Non è la fuga giusta. Non è mai la fuga giusta...

mercoledì 3 novembre 2010

C'è gente che sta male.

Oggi al lavoro si è presentata una nuova collega.
"Ciao, mi chiamo XXXXXXXX (e non è che stia censurando il nome, è proprio che non me lo ricordo), mi piace la musica, mi piace ballare, a volte non riesco a prendere sonno e vado in strada con il mio iPod e mi metto a ballare"
Mmh, mi pare di averla già vista 'sta cosa.
http://www.youtube.com/watch?v=2Dnkc_-7tHo
A proposito di Vasco Brondi (il cantante ed unico membro de Le Luci della Centrale Elettrica), leggiamo insieme un po' delle sue cose che scrive nel suo blog.

"E nelle valli di Comacchio G. stava fotografando degli aironi infreddoliti."

No aspetta aspetta. Cioè qui abbiamo un cantante, presunto poeta, o presunto cantante, comunque uno che gode di una certa (in)credibilità, che parla delle VALLI DI COMACCHIO. Cioè, LE VALLI DI COMACCHIO. LE. VALLI. DI. COMACCHIO.Non ho parole.

"In cosa consiste questa cosa di scoparsi."

Questa è una bella domanda.

"E T. che mi vede stanco e insicuro mi dice di andarmene a Londra a tagliare e a lavare delle insalate in un mc donald che vedrai che poi va meglio."

Già. Ce lo vedrei bene Vasco Brondi a lavorare con/come me. Come me e come tutti gli altri migliaia che fanno lavori simili. A sbarbarsi tutti i giorni. A tagliarsi i capelli corti. A tagliarsi le dita tagliando i limoni. (Cioè, questo gli altri, io le mie ditina le me devo ancora tagliare). A fumare le sigarette sulle scale antincendio senza nemmeno togliersi il grembiule.Chissà che canzoni salterebbero fuori.
Quello si che sarebbe un album strepitoso... chissà quello che uscirà a breve, invece, chissà.

"Non serviva il preservativo con te che meraviglia pensavo ogni volta."

Questa si commenta da sola.

"Quando ti avevo vicino poi purtroppo mi addormentavo sempre per primo anche se mi svegliavo alle due di pomeriggio e tu alle otto di mattina. Ma sarà stata questione di metabolismi di non preoccuparsi."

Questa invece è bellissima. Ma sarà stata solo questione di metabolismi, in fondo, mica altro.
Caro Vasco, Cara Catastrofe, io spero che nel nuovo album tu parli anche un po' del digitale terrestre, dei voli ryanair a basso costo, della gente che ha 26 anni, e dei 15 kg. Mi farebbe molto piacere.
Ma se poi hai un metabolismo diverso, fa lo stesso... fa solo attenzione quando tagli le insalate e i limoni.
Che non ti ricordi ma ci siamo presentati, a Faenza, ed era il 30 novembre 2008. (e questo è un finale nel tuo stile, si).

mercoledì 16 luglio 2008

Il MOM 2009

Oggi vi parlerò di un grandissimo evento, che purtroppo è stato cancellato. Si trattava del MOM 2009, ovvero il Matrimonio O*** M**** 2009. L’anno non è tanto a indicare il fatto che ve ne siano più d’uno di matrimoni, è semplicemente per indicare l’anno di questo mega evento.

L’evento doveva avere sede a Cesenatico e dintorni, interessando tutta la riviera da Cesenatico in su fino ai lidi ferraresi. Da Cesenatico in giù, niente.
La scelta dell’anno 2009 cade riempire il vuoto di un anno che, a parte la Confederations Cup, non ha nè europei nè mondiali nè olimpiadi nè GMG nè alcun altro evento di massa. Ovviamente le date del MOM non sarebbero coincise con quelle della Confederations Cup (al quale l’Italia parteciperà come detentrice della coppa del mondo, cosa che nel 2005, anno in cui fu deciso l’evento, ancora non si conosceva).

Il MOM dura sette giorni, da decidersi nell’agosto 2009. Tutti gli invitati pagano una quota di iscrizione di 100 euro, che include:
- la partecipazione al regalo collettivo ai due sposi
- vitto e alloggio (in bar-pub-ristorante-pizzerie-bagni-bettole-osterie-discoteche di tutta la riviera… ovviamente l’alloggio così come il cibo è molto spartano: vi potrà capitare di essere alloggiati in una discoteca e dormire nei sacchi a pelo per terra con la gente che vi balla sopra, per intenderci… sempre meglio di dormire sul tavolo di una birreria con la gente che vi vomita sopra)
- tessera per i trasporti (treni autobus traghetti aerei per tutta la riviera)
- il kit dell’invitato, che consiste in: cravatta ufficiale per l’uomo, giarrettiera ufficiale per la donna, borraccia ufficiale termo rinfrescante dell’evento (pensata per alcolici e superalcolici), crema solare e doposolare, accendino personalizzato, scatolina di preservativi, il tutto in un simpatico borsello che va tanto di moda.

Questo il programma previsto:
Lunedi: arrivo e sistemazione presso gli alloggi. Feste di benvenuto in tutti i locali della riviera.
Martedì: giornata a tema marino-solare. tutte le spiagge della riviera accolgono gli invitati per far prendere loro un pochino di sole. Alla sera, mega festa ufficiale di inizio settimana al Papeete. Sarà assegnato il premio ustionato del giorno, e si tenterà di battere il record di salsiccie cotta alla piastra sopra il corpo di un uomo e di una donna.
Mercoledì: giornata a tema sesso-droga-rock’n'roll. Sono previsti concerti di rock di tutti i generi in tutta la riviera, e sarà consentito utilizzare droga e avere rapporti sessuali in tutta la riviera (anche in pubblico).
Giovedì: dopo 3 giornate non stop, il MOM concede la prima e unica giornata di riposo per gli invitati e per chi li ospita. E’ occasione per disinfestare i locali, per fare una doccia, e per far riprendere il fegato. Porte aperte in tutti gli ospedali della riviera, giusto per una pillola del giorno dopo, per una flebo, per un test sull’aids, per un controllo dell’udito… Inoltre, per i pochi svegli al giovedì mattina, sarà allestito un unico e grande mercato in tutta la riviera: occasione per comprare gli indumenti per la cerimonia, dal completo alle scarpe, dalle mutande alla camicia, dalla cintura alle calze, spendendo non più di 30 euro. Il pomeriggio (essendo giovedì pomeriggio), tuttavia, sarà tutto chiuso, quindi sarà occasione per una dormita collettiva in spiaggia (e per ustionarsi un altro po’).
Venerdì: giornata dell’aperitivo. Happy hour continui a partire dalle 6 di mattina. L’evento, nel pieno rispetto della tradizione cattolica, impone digiuno e astinenza, percui sarà esclusivamente consentito bere aperitivi senza mangiare nulla e intortare le tipe senza però sfociare in rapporti sessuali.
Sabato: giornata dell’addio al nubilato e al celibato. Finalmente i due promessi sposi, che fino ad ora si sono limitati in sporadiche apparizioni salutando con la mano dal finestrino, entrano nel vivo dell’evento.
Gli invitati lasciano i propri alloggi, e anche loro si preparano al finale. In due mega feste separate (da una parte uomini, e dall’altra le donne) i due fidanzatini verranno scherzati e dilaniati da tutti gli invitati in giro per la riviera. Ogni invitato potrà effettuare un proprio scherzo a piacimento. Saranno recapitate in riviera migliaia di spogliarelliste e spogliarellisti per la gioia di invitati e inviate. Per la festa di Lui, sarà presente Zeronica Zemanova. Per quella di Lei, B**** R****. Alla fine dei festeggiamenti gli invitati dormono direttamente in spiaggia.
Domenica: già dalle ore 00.00 i due promessi sposi vengono ricoverati da due equipe di specialisti di ogni tipo, che dopo aver intubato ed esaminato i due pazienti, si occupano di ristabilirli, truccarli e vestirli per la cerimonia.
La cerimonia inizia alle ore 12.00, gli invitati sono già in spiaggia, appena svegli, completamente rincoglioniti e impastati da una settimana di delirio, tutti sporchi di sabbia, con una cassa incredibile. I più fortunati sono sulla spiaggia di Cesenatico, i più sfigati sono al Lido di Volano, dove piove, e si può seguire la cerimonia tramite maxischermo. Che però è rotto.
Lo sposo arriverà su una F2004 triposto guidata da me, Enrico Atti (che sono il direttore artistico della manifestazione). Come pilota sostitutivo c’è pronto Micheal Schumacher.
La S. Messa è celebrata da Papa Benedetto XVI Joseph Ratzinger e concelebrata da Don Remo (Parroco di Penzale) e dal Parroco di Cesenatico. Tra i tanti artisti invitati a suonare alla funzione, ci saranno gli U2 e i Led Zeppelin al gran completo.
Terminata la cerimonia, avrà inizio il banchetto, a buffet per ovvie esigenze di spazi, che si protrarrà per tutta la giornata di domenica.
Sarà distribuita una fetta di torta a
tutti gli invitati: a quello del Lido di Volano arriverà squagliata e
sporca di sabbia, ma sarà garantita.
Nel mentre, tutti i locali apriranno a partire dal lancio del riso e chiuderanno solo alle 8 della mattina seguente, in maniera tale da poter festeggiare degnamente il matrimonio. Dopo i festeggiamenti casti del sabato e del venerdì, è occasione per bumbarsi gli altri invitati/invitate, come da miglior tradizione dei matrimoni.
Sarà effettuato il lancio del boquet: l’invitata che riuscirà ad accapparrarsi il mazzo vincerà un matrimonio tutto spesato a cura dell’organizzazione, e nel caso non abbia un uomo, le sarà consentito sceglierne uno tra gli altri invitati (indipendemente dal fatto che lui sia o meno consenziente).
Lunedì: dopo un’altra nottata sotto equipe, gli sposi partono in elicottero per la luna di miele. Partono anche tutti gli invitati, ognuno con mezzi propri. Personale medico e paramedico, militare e paramilitare, si occuperà dello sgombero dei cadaveri, dei territori, della loro disinfestazione e del ripristino della normalità. Bertolaso vigilerà sul ripristino della situazione di tutta la riviera. Saranno pronti provvedimenti di espulsione con rimpatrio immediato per chi soggiornerà oltre le ore 12.

Ecco, volevo solo omaggiarvi di questo evento che purtroppo non vedrà mai la luce. Ma volendo, ne posso organizzare di simili, se me li chiedete. Il mio cachet è di 2000 euro netti al mese (adeguamenti all’inflazione esclusi), e ci metto 4 anni per organizzare una manifestazione del genere…

… un saluto a O*** e alla M**** sempre nei nostri cuori!

venerdì 20 giugno 2008

Giulio si è dimenticato

dal diario di Giulio
XX/06/200X
Stamattina mi sono svegliato. Ed è già qualcosa. Mi sono svegliato sveglio. Ed è già qualcosa. Ma con quella secchezza negli occhi, nei muscoli, e nelle ossa, che ti senti tutto stirato, che basterebbe riappoggiarti sul letto per riaddormentarti e dormire altre 24 ore. Eh no. Non si può. Non ti pare?
Allora mi sono tirato su, lavato e vestito come il solito automa che recito da ormai quasi o un anno. O più di un anno. Non ricordo nemmeno.
Ecco, è stato proprio in quel momento, che mi sono ricordato di ciò di cui mi ero dimenticato.
Hai presente quelle cose che hai li sulla punta del cervelletto e non ti vengono?
Ecco… mi è saltata fuori all’improvviso, mentre scendevo le scale per salire in macchina.
Quelle cose che ci pensi e dici "acc avevo in mente quella cosa…".
Ecco, mi è tornata in mente.
Trombare.
Trombare! Mi ero dimenticato di trombare. Come se uno si dimenticasse di mettere l’antilarve antizanzare nelle fognature. Completamente dimenticato! Quanti mesi saranno che non trombo? Conto i mesi sulle mie dita e forse le dita non bastano. Ma poi ho mai trombato io?
Sono un automa, ho una prontezza di riflessi che quasi rasenta la veggenza (come i ragni di Spiderman 1), e mi ero completamente dimenticato di trombare. Ah, mi viene quasi da ridere. Anche senza quasi. Mi viene da ridere. Mentre torno su per lavarmi i denti. Rido e sputazzo fuori tutto il dentifricio schiumoso. Che schifo. Che ridere. Che pirla.
Tanto tra poco mi licenzio. E’ questa la chiave. Da quando so che ho un termine a questo lavoro, riesco ad affrontare serenamente anche gli straordinari. Negli ultimi 5 giorni abbiamo fatto il turno di 12 ore… soliti problemi al flash cooler. Da oggi tornano 8 ore. Potrò dormire un pochino in più.
Non mi sono accorto che sono già arrivato. Parcheggio. Scendo. C’è già il sole. C’è già caldo. Odio il turno di mattina. Odio il caldo. Odio il lunedì.


Up on a hill, here’s where we begin

This little story, long time ago
Stop to pretend, stop pretending
It seems this game is simply never ending

…e questo non è dedicato a nessuno…

venerdì 24 novembre 2006

Sono vergine.

L’altro giorno ho visto un trailer di un film, del quale chiaramente non ricordo il nome. A un certo punto una delle protagoniste femminili, ovviamente una gnocca incredibile, dice:
"Sono vergine."
Dio mio quanto odio questa frase!!! Da comunicatore, intendo. Cioé lui è li… e questa qua gli fa "sono vergine".
Ok. …quindi? Sono vergine… e? …cosa?
Sono vergine…
"… e non me la sento di perdere la mia verginità con te."   ?
"… e intendo rimanerlo fino al matrimonio. " ?
"… e voglio perdere la mia verginità con te, ma dato che sarebbe la prima volta ti prego usa un po’ d’usta."  ?
"… e prima di farlo vorrei sapere anche il tuo segno zodiacale."  ?
"… e quindi ti voglio far sapere che sei il primo a penetrarmi e quindi dovresti sentirti onorato perché siccome sono una gnocca incredibile sai in quanti me l’hanno chiesta e io no eh proprio no si sono stata brava e l’ho tenuta li al caldo solo solo per te quindi vuol dire che ti amo veramente un casino"  ?

Cazzo, completa la frase!
Poi va a finire che lei fa "Sono vergine" e lui risponde "Io Giulio, piacere."
Ora capisco perché "lui era pieno di piacere…" a forza di incontrare ragazze del genere… piacere di qua, piacere di la… uno va a finire che esce di casa con la borsa piena. Di piacere. E magari non solo di quello. :asd:
Povero Giulio… dai, diventerà il protagonista di una saga di racconti gag bloggistici e situazioni surreali.

Giulio! Lo Step dei poveri, l’harry potter senza poteri, la versione sfigata di Ryan di OC, l’uomo senza qualità, un povero ragazzo sfigatissimo alle prese con la difficilissima vita di tutti i giorni. L’anti Marcello Martini per eccellenza. Uno di quelli che zitti zitti fanno girare il mondo. Senza lamentarsi mai.
ALLA PROSSIMA PUNTATA DELLE AVVENTURE DI GIULIO!!! Molto presto… ce n’è da dire… c’è sempre qualcosa da dire…

martedì 21 novembre 2006

Dai 16 in poi (e anche prima)


Ripensavo (il che implica il fatto di averci già pensato) al mio "passato" (e come dice Kama, artista semisconosciuto, bisogna innanzitutto capire se è davvero passato o se è ancora li).E riflettevo (come uno specchio) sul modo in cui ho speso il mio tempo.
Cioè, io sabato sera ero fuori con i miei amici e non a trombare, per dire. Ed ero contento, non me pentivo. Questo non vuol dire che preferisca in assoluto i miei amici al trombare, e non voglio dire nemmeno il contrario: sono due cose diverse, con tempi modalità e persone diverse, che dovrebbero convivere in maniera parallela nella vita di ognuno. Poi c’è chi le vuole far convivere e chi no. Ma cazzi altrui.E allora ho pensato anche alle scelte. Le scelte che si fanno. Cioè, ho passato buona parte della mia adolescenza e post-adolescenza prevalentemente da solo o con gli amici. Magari altri hanno passato lo stesso tempo a intortare ragazze.
Forse a suo tempo avrei preferito intortare ragazze, tuttavia se lo avessi fatto ora non avrei i fantastici amici che ho, e chissà quante cazzate di Sacchi mi sarei perso, quante lollate con Diego, quanti ragionamenti sulla vita con Sorio, quante minchiate con Orsi, quanti discorsi con Cotolino.
Ora ho tantissimi aneddoti su di loro, e sulle nostre serate, e magari un po’ con delle ragazzine. Sono scelte: non esiste "ho fatto bene" o "ho fatto male", alla fine le ho fatte e baste, e ora sono contento. E se avessi fatto scelte diverse, sarei contento in un modo diverso, perché sarei diverso.
O sarei scontento. Dipende dai momenti. Ma quello che voglio dire è che alla fine è tutto relativo.
Voglio dire: ora potrei essere tranquillamente completamente ubriaco a vomitare tequila in uno sporco cesso in un appartamento di Londra, dopo aver passato una notte a bere merda con i miei amici londinesi di cui uno pakistano, uno gay, e uno che tifa Manchester United. E potrei essere contentissimo anche così. Poi perché adesso è un lunedì sera, ma magari il sabato poi ero stato in una qualche disco alternative a sentire i Franz Ferdinand e poi a ballare break’n'beat e drum’n'base e Prodigy, Depeche Mode, e Chemical Brothers. E magari avevo anche rimediato una bumbata con una inglesina. O una inglesetta. O una inglesona. Oh si, magari dopo che ti sei bevuto chissà cosa non è che giri con un calibro in mano per misurare la vita (inteso come girovita) delle ragazze. Mica sono Orsi, il leader del partito del culo… io voto per la tetta! :asd:
Oppure potevo ritrovarmi in uno scenario simile, ma molto più terra terra, economico e sfattone, a girare tra l’Estragon e i portici di Bologna in compagnia di BS e Podda. Con tanto di felpa con cappuccio e birra da 66 in mano.
E ragazzi, a questo scenario c’ero vicino tanto così… 80° classificato a Scienze della Comunicazione su 1400 iscritti. Poi ho scelto Comunicazione Pubblica a Ferrara.
Ed eccomi qua.
E forse un giorno me ne andrò via davvero, andrò a vomitare a Londra, o a spillare birre a Edinburgo, o non lo so, chissà, forse, può essere, credo e spero di avere ancora tanta vita da vivere, "a modo mio", ovunque la vada a vivere, e tanta voglia di divertirmi, ma in senso "buono sano e pulito" (il che potrebbe cozzare con alcune descrizioni drogalcoliche fatte poche righe sopra, ma in realtà no, e prima o poi ne parlerò in un post).
Ma per ora no. But not today. Ora sto bene qua. Sono contento qua.


lunedì 4 settembre 2006

Moccia? Mocciao!

Io scrivo. E non solo in questo momento su questo blog, ma anche in altri momenti della mia vita e in altre forme narrative. Racconti. Tentativi di romanzi. Ogni tanto poesie alternative. Ma quelle sono rarissime.
Cmq, dicevo, scrivo. E l'altro giorno sono andato a rileggermi uno dei miei racconti. Uno di quelli un po' lasciati li, senza titolo, che penso di riutilizzare per un possibile futuro romanzo. Titolo provvisorio: LT. Last Time. L'ho scritto verso febbraio, non me ne ricordavo quasi più.
E niente, senza entrare nei dettagli del racconto, ci sono questi due, ragazzo e ragazza che praticamente si stanno lasciando, e hanno il loro ultimo rapporto sessuale. Disquisizioni morali a parte (se non avete ancora letto il racconto fareste bene a non farle... chi giudica senza conoscere non ha nè stima nè rispetto da parte mia, soprattutto ultimamente), è sempre difficile raccontare di un rapporto sessuale.
Qualcuno potrà obiettare che non ce n'è per forza bisogno, e sono d'accordo, ma in questa storia il loro rapporto sessuale è parte integrante del racconto e va per forza raccontato. Se mai un giorno avrete l'occasione di leggere capirete.
Stavo dicendo, è veramente difficile... descrivere un amplesso trovando il giusto equilibrio tra la pornografia, l'eroticità e l'anatomia, tra il romanticismo e il patetico, e così via.
Non stavo andando male, diciamo che il racconto mi stava piacendo, e anche il pezzo sulla loro trombata. E poi, all'improvviso, una frase.

"Lui è pieno di piacere."

:-|

LUI E' PIENO DI PIACERE??? Dio mio, cosa sono diventato, Federico Moccia? Ma cos'è, tre metri sopra il cielo? Ma cosa avevo bevuto per scrivere una minchiata del genere? Niente, ero sobrio, ma non mi spiego proprio come mi sia uscita...
LUI E' PIENO DI PIACERE? In che senso? Nel senso che va a presentarsi in giro a destra e a sinistra dicendo "Piacere, Giulio" "Piacere, Giulio" "Piacere, Giulio" ?
Ma dio mio... si può essere pieni di rabbia, di amore, di odio, di alcol, di botte, di sburra (citando Elio) ma di piacere no!!!
Ora vi chiederete, cabinari miei, perché alla fine siete solo voi che leggete i miei sproloqui, perché ve lo dico? Perché vi racconto delle mie minchiate che ho scritto per le quali mi farò sputtanare?
Innanzitutto per regalarvi un sorriso, perché vi assicuro che nonostante il racconto fosse un po' drammatico, mi sono sbigattato dalle risate, e poi perché io mi faccio prendere per il culo... E IO LE COSE CHE DEVO DIRE LE DICO!!! E NON ME LE TENGO PER ME!!!

:asd:

mercoledì 21 giugno 2006

Notti prima degli esami

Eh... che dire! Sono notti prima degli esami queste...
Notti prima degli esami di maturità, per fortuna non dei miei che ho già dato, ma di quelli di tanti amici e amiche importanti di tante scuole diverse... è bello pensarli tutti su un banco ognuno diverso, in un corridoio diverso, in una scuola diversa, ma a scegliere tra gli stessi 5 temi... e pensarli la sera prima a ripassare le ultime cose, o a cercare di dormire in preda all'insonnia e agli incubi, o a farsi bumbare dal proprio moroso... (mmh questa non credo però faceva molto Venditti ed era bello pensarlo... :asd: )
E ripenso alla mia maturità, o a quella di mio fratello, e ai suoi riti... per la precisione due: la passeggiata con il cane (che quando capitò al guinzaglio con mio fratello si stupì tantissimo, non gli pareva vero... era la prima volta che lo cagava in un anno di vita!) e l'ascolto forzato di "Notte prima degli esami" di Venditti.
Ricordo anche il pomeriggio prima: venne uno scroscio incredibile di acqua e si allagò mezza casa, ma io stavo scrivendo la tesina ascoltando Elio e le Storie Tese e quasi non me ne accorsi... e alla sera era venuto talmente tanto fresco che feci la passeggiata con il cane con un felpino indosso. E incontrai Soli in piazza.

Notti prima degli esami... ma di esami non ci sono mica solo quelli di maturità delle mie amiche. Ci sono anche quelli dell'università, quelli da svegliarsi presto per andare a Ferrara, quelli che la sera prima invece di studiare mi faccio un film e una birra... oppure quelli dove cerco di ripassare qualcosa... anzi, proprio di studiacchiarla, perché magari i libri non li ho mai letti. Per il semplice motivo che non li ho mai comprati.
Ma la vita è piena di esami... e allora anche quelli medici, quelli del sangue, quelli che "ma posso bere almeno una birra?" "da che ora devo iniziare il digiuno?", quelli che la mattina devi essere la alle 7... ma per quale motivo? Che fretta c'è?

Notti prima degli esami... sono notti un po' così.