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giovedì 16 maggio 2013

500 giorni di marte (500 days of One Hundred)

Finalmente, ho colmato una delle mie lacune cinematografiche. Non la più grave, per carità.
Ma a quanto pare questo 500 giorni insieme (500 days of Summer) è diventato una delle pietre miliari post-moderne del movimento niuorchino-pop.
Tanto che Marc Webb, che non è Mark Webber e nemmeno Weber, se l'è accaparrato la Sony per un inutile e non richiesto reboot della saga Spiderman. Ne avevamo bisogno? No.
Un po' come dei 700 video di band americane che aveva girato in precedenza.

E di questo film, ne avevamo bisogno?
No. Cioè, si.

Ora, quello che sto per dire probabilmente potrebbe spoilerare qualcosa di un film il cui finale è difficilmente intuibile se avete visto solo il trailer fuorviante. Nel dubbio non leggete le prossime righe. Anzi, leggetele lo stesso.
1) Lei (Sole, la protagonista) è una troia.
2) Lui è un po' un coglione.
3) Nel mondo reale di solito è il contrario, e si dice "lui è uno stronzo, ma lei è un po' ingenua".
4) Gli uomini sono tutti stronzi, e le donne sono tutte troie. (ma questo lo sapevo già senza guardare il film)
5) Zoey Deschanel è una bella figa.
6) Il finale, nonostante non sia quello che vi potreste aspettare, è banale lo stesso.
7) Il film non viene correttamente interpretato dal suo audience medio: ovvero le ragazzine 20enni fichette niuorchine (sarebbe ora di smettere di essere ragazzine a ventanni, tra l'altro) che lo trasformano in "vabbè che male c'è se la do in giro a chi cazzo mi pare quando cazzo mi pare, che cazzo vuoi, non stiamo mica insieme" - ah, quindi sei una troia - "NO! è solo che voglio essere libera, ma il giorno che troverò l'amore metterò la testa a posto. anzi in realtà sto cercando l'amore". Eh già.
8) In definitiva (ma arriverò a 10 giusto per poter stilare un decalogo) potrei dire che è un film che non riesci a capire mai quand'è il momento di guardarlo, di spegnerlo, di farlo vedere alla tua ragazza, di linkarlo alla tua ex, di consigliarlo a quella con cui ci stai provando, di citarlo, o semplicemente di farne un post sul tuo blog. Forse ora è il momento sbagliato, ad esempio.
9) E' un film pre-hipster. Potremmo quasi dire che l'hipsterismo sia una derivazione distorta del pop.
10) Se io andassi al lavoro vestito così mi direbbero "stai bene vestito così" a parte qualcuno che mi direbbe "cosa cazzo ti sei messo?"

E sapete cosa? Beh io darei retta a quel qualcuno li.

La verità è che magari nella vita ci fossero solo 500 giorni di merda.
Sono molti di più.

P.S. ebbene si, anche Miller scopava più di me.

lunedì 2 marzo 2009

perché il titolo è obbligatorio?

...è solo un flash, solo un momento, un attimo di lucidità in una vita che passa.
Oppure l'esatto opposto.
Forse, semplicemente, è che sono nato. Dopo una gestazione di 24 anni. Cazzo lunga eh? Potevano fare un cesareo, senza dubbio. Ma forse sarei nato prematuro.
...come se ora non lo fossi.
E forse è proprio così, sai. Che... ti ritrovi un attimo disorientato. Certo, alla fine non si stava mica male li dentro. Certo, gli spazi iniziavano a farsi stretti, ma mai e poi mai avresti pensato di dover uscire fuori da li dentro.
...e quando esci... un casino di gente, rumore, pianti, gente tutta vestita colorata, gente che è felice e ride (e che cos'avete voi da brillare tanto?), e poi... l'aria, l'aria nuova, respirare, e non sai come si fa, e sei tutto coperto di sangue e altri strani liquidi, e c'è freddo, e c'è tutta questa luce, e ti tengono per aria, e sto bigolo che mi penzola dall'ombelico...
...dai diciamocelo, un bambino quando nasce fa proprio schifo. Ti piace perché è il tuo, come ti piacciono le tue scorreggie. Sono fine come Henry Miller. Ma un bambino... piccolo, brutto, spettinato, sporco di sangue e altri liquidi non ben identificabili, con sto cordone ombelicale e penzoloni, che piange e strilla...
Beh sicuramente ti trovi disorientato, era più facile stare li dentro a galleggiare e ad assimilare lentamente il cibo. Fuori deve respirare. Devi bere il latte. E tante tante altre cose che piano piano imparerai.
E certo, all'inizio sei un po' disorientato. E' un qualcosa inconcepibile, nascere, la vita, vivere, ed è un qualcosa più grande di te. Quanti anni ti ci vorranno per elaborarla e capirla? Forse non basterà una vita intera. Forse è stato soltanto questo.
Certo che la sensazione è anche quella un po' di un grande orologio, e che le lancette abbiano fatto un altro giro, con il tuo stomaco legato li. Come se fosse il primo album degli Straylight Run.
Sai cos'è? Che come se fosse elastico, alla fine tira una sfioppettata, e perde tutti i suoi avvitamenti... e lascia pure che l'orologio giri.
Alla fine, bene o male, vai avanti. Strisciando, magari. Rotolando. Ma vai avanti.
Oh, forse c'è stato un momento in cui non avevo più voglia di vivere. Ma allo stesso tempo, non avevo voglia di morire. Ora, la logica suggerisce che una delle due devi farla per forza. Ma penso di essere riuscito a non fare nessuna delle due, per un po'.
Poi alla fine vai avanti... e basta. Come quando certi giorni non hai alcuna voglia di svegliarti e alzarti, oh e sono tanti quei giorni, ma lo fai lo stesso. E poi rinizi, ricominci. Bene o male. Ma lo fai. Perché è giusto così. Perché va bene così. Perché è giusto che quelle sensazioni tornino di nuovo.
Perchè, si cazzo, non tornerà la Y10 di Saccolo, non torneranno i pomeriggi al viale, non torneranno le domeniche di carnevale, non torneranno i compleanni al green park, non torneranno le serate alle ore 9 alla cabina.
No.
Ma potrebbe arrivare sempre una nissan micra, a sgommare per il maresca, sparando "carenza di basso".
Al maresca si è sciolta la neve, le giornate sono più lunghe, le camicie stanno stirate nel mio armadio, ascolto nuovi dischi, ho serate libere da occupare, tanto serbatoio da riempire, un libro da scrivere, e tanta testa e tanto cuore da usare. Aspetto una telefonata, una lettera, un sms, o tutti e tre, e sempre qualcuno, e qualcosa.
Ma ci sono. E sto andando incontro a tutto questo, ovunque sia.
Avrei voglia di svegliarmi il 16 aprile, presto, tipo per le 6, con un bel sorriso in faccia e leggere il libro di questi due mesi. E poi andare dove saprò.

"Pronto?"
Eh, che domanda. Verrebbe da riattaccare la cornetta. No, probabilmente non sono pronto, ma rispondo lo stesso. E ricomincio.

Tiromancino - Muovo le ali di nuovo

domenica 15 febbraio 2009

Giulio "write it down"

dal diario di Giulio
Ciao, mi chiamo Giulio, lo sapevi già, ora ti ho detto che sono io.
Mi hanno detto: scrivi. They told me: write it down (suona meglio).
Di solito me le scrivono gli altri le cose, non so chi, forse il regista che scrive la mia vita. Chi? Dio? No, credo sia Ken Loach, ma non gliel'ho mai chiesto.
Scrivi. Cosicché la gente ne possa godere.
Cosicché la gente si possa svegliare, prendere il caffè, andare al lavoro, e aprire il Blogorroico. E dire "oh, vediamo se c'è qualcosa di nuovo".
Così. Una piacevole lettura di 5 minuti. Così. Magari fa riflettere. Magari fa pensare. Magari dite "oh ma come scrive bene". Poi chiudete la pagina, e aprite la Gazzetta. Il Corriere. L'Ansa. E poi iniziate a lavorare.
O aprite il libro di elettrotermica anatolica e studiate per il parziale da 7 crediti.
Vi bevete un bicchierino distillato del mio dolore. Ogni mattina. O pomeriggio. O sera. Correggete il vostro caffè con il mio dolore. Vi prendete una piccola dose del mio dolore, la assaporate, e ve la prendete pure gratis. Cazzo.
Beh certo, potrei mettervela a pagamento, e non escludo che qualcuno stia già pensando a un libro su di me (illusi), ma continuo a darvela gratis. Perché? Perché mi hanno detto: scrivi. Mi hanno detto: write it down.
Vomita sulla carta. Vomita sulla tua tastiera. Tanto sono Giulio, e ho un PC. Si ho un fottutissimo PI-CI portatile scassato. Da formattare. Ma chi ha tempo? Chi ha voglia?
Io no: non posso. Io devo scrivere. Al massimo, vomitare sulla tastiera. Parole.
E cosa devo scrivere? Di cosa devo scrivere? Voglio proprio vedere se tornerete a dirmelo, domani.
Mi chiamo Giulio e sono uno smidollato. Che parola di merda - smidollato - fa tanto cartone animato primi anni '90. Sono uno smidollato perché vedo tutta la vita e me la lascio scorrere addosso senza reagire per un cazzo. Mi faccio doccie di sofferenze e di acquaragie. E tutto mi scorre addosso come acqua. A volte magari brucia - l'acquaragia - ma non mi lamento. Sbuffo solo un po'. Sospiro solo un po'.
Sono una sorta di Henry Miller post-moderno, sono una sorta di Massimo Coppola infelice. Non vivo, vivacchio, galleggio, in tutta la vostra merda.
Oh perché sia chiaro, io sarò uno smidollato, ma voi siete delle merde. Non tutti, ma molti.
Tanto per offendervi a gratis tutti e indistamente. Sento che il vostro caffè inizia ad andarvi un po' di traverso. Meglio di traverso in gola che dritto in culo, diceva Ken Loach. Nel sonno. E' per questo che nessuno gliel'ha mai sentito dire. Ho dormito con Ken Loach? No, è Ken Loach che dorme nella mia testa, ha affittato un trilocale. Così fa meno strada alla mattina per venire a dirigermi.
Nessuno mi aveva mai fatto tutto questo. Nessuno aveva mai fatto tutto questo. Beh, semplicemente, forse altre persone avevano fatto altre cose, e semplicemente erano diverse ma forse erano altrettanto belle. O forse, migliori.
Ma niente era mai riuscito a spegnermi, signori... ma come, non eri già spento, direte voi?
Spento no, forse solamente in stand-by.
O forse non ero io. O forse non sono io, ora. Chi è Giulio?
Voglio dire - attenzione perché non mi capirete - l'unica paura che sento è veramente, è quella di non riuscire più a sentire niente. Jovanotti ha anche dei bei testi, a volte.
Ma fin qua, voi direte, e non avete torto, dove sta la novità Giulio? L'hai detto tu stesso che ti sei fatto passare addosso di tutto senza reagire mai...
...è che io, Giulio, ho pianto.
E non è tanto per due lacrime in croce, è perché chi piange soffre, e non è un soffrire in silenzio, è un soffrire che viene fuori. Un soffrire che si lamenta più di te. Insomma... una ribellione.
E allora - allora - allora non ci sto più. Certo, non so come fare, a riaccendermi, dopo tutto questo spegnermi.
Ve l'avevo detto, no, da qualche parte... ve l'avevano scritto, che Giulio soffre di depressione. Che Giulio aveva scelto di conviverci.
Sai, se può servire come speranza, forse ora questa è una partita che non si pareggia. Non vorrei giocarla, ma non voglio perderla. Posso solo vincerla.
Mi chiamo Giulio, il caffè di oggi è meno buono del solito, vero? Ma io devo scrivere, non è colpa mia.
Forse uscirò da tutte le dipendenze. O loro uccideranno me. Una delle due. A sto giro, è una sfida finale.
Mi chiamo Giulio, è questa è la più grossa di tutte.
Oggi il caffè faceva cagare, vero? Su, tornate a studiare, il prof di elettrotermica anatolica potrebbe chiedere la parte sulla compensazione tecnopilifera e voi potreste non saperla.