venerdì 31 dicembre 2010

DiaroDelloScrittore: #1 destorisofà

Inizio questa sorta di diario perché magari, mentre scrivo un libro, e ne penso un secondo, e ne ho in sospeso almeno altri 3, e ho pronti soggetti per almeno altri 10, si sa mai che ne possa produrre un sedicesimo, su tutti questi pensieri.

In realtà, questa sorta di diario parte già incompleta, perché non è che ho cominciato a scrivere oggi, ma 12 anni fa, nel 1998.
E ciò a cui sto lavorando ora, è partito nel 2006. E per dirla tutta, in realtà avevo in mente il soggetto da almeno un paio d'anni prima...

Ma diamo un nome alle cose, cacchio, perché le cose van chiamate con il loro nome.

Stiamo parlando del progetto Kooks, e già questo non è il vero titolo del romanzo, ma un nome di lavorazione... quindi già chiamiamo le cose con un nome che non è il loro.

C'è qualche attinenza tra il nome Kooks e la band The Kooks?
Beh, direi di si.

Quale?
Sono gli stessi.

E quale attinenza c'è nel romanzo?
C'entra con la canzone Naive.

Ah... cosa, in particolare?
Il sound, credo.

Quindi non c'è un legame con il testo?
Ma cos'è un diario o un'autointervista?

Entrambe? Comunque te la stai scrivendo da solo...
Si, in effetti hai ragione. Ho ragione. Abbiamo ragione. Tra l'altro erano domande pessime.

Veniamo alla situazione attuale: Kooks era pronto al 70%, ma è stato vittima di una restauro sostanziale, quasi una ricostruzione, e ora è pronto al 30%. Un 30% che a sua volta è vittima di continue correzioni e revisioni, quindi si tratta un po' del solito progetto all'italiana, modello ospedale di Cona: investimenti enormi, risultati tangibili zero.

Prime impressioni positive: nonostante l'impegno poco profuso di questi giorni, direi che agli stimoli di scrittura c'è una buona risposta.
A volte forse sarebbe necessario disattivare l'Airport, ma è anche vero che per le condizioni di vita attuali mi è necessario un contatto tramite Facebook, MSN, Skype, e quant'altro... certo in alcuni momenti l'isolamento forzato sarebbe utile, ma come fai a discernere i momenti in cui sarebbe utile e quelli in cui sarebbe utile avere la connessione internet?

Prime impressioni negative: LA PERDITA DEL CINISMO.
Va spiegata un po' la situazione: abbiamo un protagonista, che chiameremo JJ, già in passato protagonista di racconti. L'intera opera Kooks costituisce una sorta di enorme prequel a questi racconti... che va collocato circa 2-3 anni prima dei racconti stessi.

Per quanto sicuramente JJ debba risultare quindi per forza diverso da questi racconti, rimane poi la stessa persona.

E in questo momento, mi è difficile scrivere nel modo in cui questa persona sarebbe.
Cos'è successo? Dove ho perso queste caratteristiche? Quelle che tra il 2006 e il 2008 mi hanno permesso di scrivere questi racconti?

Non lo so, e in fondo non è che a sapere dove le ho perse le ritroverò, è un po' come quando perdi il portafoglio per strada. Forse a fare la strada a ritroso lo ritrovo subito, ma se passi dopo due anni, col cazzo che è ancora li ad aspettarti.

La situazione è, in qualche modo, ricrearlo in maniera artificiosa.

1) il ricordo. Ah, questa grande cosa che tentiamo di annullare attraverso l'alcol, ma che resta perpetua nelle nostre sinapsi neurali... per fortuna.

2) Uochi Toki. BUM! Con Napo si va sempre sul sicuro.

3) Così come Napo, possiamo aggiungere Amari, Massimo Coppola, Vasco Brondi, e tanti altri profeti del nostro tempo, un po' maestri di vita di JJ (e anche miei, tra le altre cose).

4) i precedenti racconti di JJ. Dove andare a pescare se non proprio dove il cinismo regnava sovrano?

E poi direi che basta così, per ora.

Ma sai che a nessuno gliene frega niente di queste cose?
Eh beh perché, le vostre serate del cazzo in discoteca, sono forse più utili alla comunità?

Siamo tutti inutili. La specie non progredisce. Ed è colpa anche mia.

sabato 18 dicembre 2010

Vado via e resto qui

Vado via perché non ho visto la trasmissione di Fazio e Saviano.

Resto qui, perché posso vederla da internet.

Vado via perché "e tu vuoi far qualcosa che serva"

Resto qui perchè "è anche per te che il tuo paese è una merda"

Vado via perché qui ci sono gli studenti che manifestano.

Resto qui, perché anche la ci sono gli studenti che manifestano.

Vado via perché c'è la neve.

Resto qui, se c'è troppa neve.

Vado via perché svegliarsi alle 5.30 di mattina... restano sempre le 5.30 di mattina.

Resto qui, perché si può dormire solo 3 ore per notte e svegliarsi con un sorriso bellissimo, anzi due.

Vado via perché voglio avere una vita sociale.

Resto qui, perché avrò una vita sociale.

Vado via perché se davvero nella vita vuoi fare una cosa devi andarci incontro e prenderla.

Resto qui, perché se davvero nella vita vuoi fare una cosa, devi farla nel modo giusto.

Vado via perché voglio rivedere dei posti e delle persone.

Resto qui, perché i soldi, per ora, sono quel che sono.

Vado via perché ho voglia di rivedere la mia città.

Resto qui, perché sono già nella mia città.

Vado via perché sono disoccupato.

Resto qui, perché perché esistono forme di approccio lavorativo difficilmente comprensibili alla popolazione media.

Vado via perché non voglio sentirmi come Saviano.

Resto qui, perché spero di sentirmi come Fazio.

Vado via perché ho già il biglietto di andata.

Resto qui, perché poi ho anche quello di ritorno.

Vado via perché sono al centro di tutte le partenze.

Resto qui, perché è il posto da dove voglio ricominciare ancora.

Vado via perché me ne sono già andato.

Resto qui, per ora, per un po' ancora, e un po' per sempre.


domenica 14 novembre 2010

DOMENICA(li) (stefa)NO


La cosa più sconvolgente forse è soltanto il fatto di guardarti un gran premio in streaming. Senza commento tecnico. Solo il rumore dei motori. E i collegamenti radio.
In cui distingui subito la voce di quel... di quell'incapace, con il suo inglese da prima media. Lo stesso che quella volta disse a Massa "ALONSO-IS-FASTER-ZEN-IU. Did iu risivd ze messag?".
Gli unici che nel fare gioco di squadra si fanno sgamare da milioni di telespettatori in tutto il mondo.
Oggi solo motori... in un silenzioso giorno, in una silenziosa casa. Un cielo grigio in una grigia giornata. Di una desolazione immensa.
Mi viene in mente Angelo Pintus, quando in "Sfighe" a Colorado Caffè imitava Cesarone Maldini. "Nella vita si vince o si perde... ma perdere così è proprio da coglioni."
Molto meglio spegnere il motore in griglia (Schumacher, Suzuka '98). O ritirarsi, per paura della pioggia (Lauda, Fuji '76). O sbagliare completamente la partenza e il primo giro (Hamilton, Interlagos 2007). E poi si può sempre finire sconfitti dopo una collisione con il rivale (Hill, Adelaide '94) (oppure ancora Schumacher, Jerez '97) (per non citare tutti i vari Senna-Prost...)
Insomma di modi per perdere ce ne sono tanti. E tanti davvero meritano stima e rispetto.
Ma questo... Un madornale errore strategico (purtroppo non il primo) che consegna la vittoria a chi forse se l'è meritata leggermente di più degli altri, in fondo. Ma proprio di quel poco.
In una stagione in cui tutti (piloti e scuderie) han fatto troppi errori.
Stefano Domenicali è il direttore della gestione sportiva della Ferrari dal 2008, quando ha preso il posto di Jean Todt.
Nel primo anno della sua gestione è riuscito a perdere il Mondiale piloti, consegnandolo ad Hamilton a due curve dalla fine. In compenso, la Ferrari è riuscita a conquistare il titolo Costruttori... ma per questo bisogna ringraziare più che altro il buon Kovalainen, che con la McLaren girava dai 5 ai 9 decimi più lento di Hamilton. (Insomma, un po' la figura che sta facendo Massa quest'anno).
Nel 2009, invece, la Ferrari è riuscita a sbagliare completamente:
- la macchina (a inizio anno solo la Toro Rosso era più lenta della F60)
- 4 piloti su 5 (a parte Massa che andava bene fino all'incidente dell'Hungaroring... Raikkonen ha dormito 3/4 di stagione, Schumacher è stata un'idea sbagliata, Badoer altrettanto sbagliata, così come Fisichella... non so, forse a questo punto il quarto collaudatore Genè sarebbe stato peggio?)
- strategie (anche qui, gli errori sono stati diversi, ma poco influenti in una stagione già persa dopo poche gare)

In compenso, la Ferrari interruppe lo sviluppo della F60 per pensare alla macchina 2010. Che avrebbe dovuto essere una bomba. E invece, è stata spesso più lenta delle RedBull e delle McLaren. Almeno, è stata affidabile, quello si.
Ma se si continuano a sbagliare le strategie... e diciamolo: Alonso ha fatto qualche errore di troppo ma anche tanti miracoli... ma Massa è stato il fantasma di sè stesso. Ha fatto la figura del Kovalainen alla McLaren. Anzi, del JJ Lehto alla Benetton.
Senza contare il peso che la Ferrari ricopre in federazione ora, e le decisioni ridicole che continua a subire.
Insomma i 3 anni di Domenicali sono stati abbastanza deludenti. La Ferrari non deve essere competitiva: la Ferrari deve vincere. E' quello che chiedono i tifosi, è quello che è intrinseco nel marchio Ferrari. La Ferrari non corre per fare del suo meglio, la Ferrari corre per vincere. Sempre.
Per carità: Domenicali è stato un uomo Ferrari nel periodo Schumacher, merito delle tante vittorie è anche suo. Forse, semplicemente, il direttore della gestione sportiva non è il ruolo in cui rende al meglio.
Che fosse meglio Nigel Stepney? Colui che per vendetta passò le informazioni alla McLaren, dopo aver imparato che l'erede di Todt non sarebbe stato lui, ma proprio Domenicali.
Ma non si può perdere così. Infilati dietro la Renault di Petrov. Neanche Kubica, che è un gran pilota (sicuramente non ha niente da inviare a Vettel, e forse gli è pure superiore), ma Petrov.
E Alonso che ce l'ha messa tutta per oltre un'ora, a respirargli gli scarichi. Mentre Webber, dietro, si gustava tutta la scena. Webber ha già avuto tanto nella vita, molto più di quello che sperava e che si sarebbe augurato lui stesso... si è regalato anche questo felice siparietto.
Alonso. Che doveva vincere il Mondiale. Bloccato dietro alla Renault. Di Petrov. Ridicolo. Imbarazzante. Desolante. O come ha titolato la Gazzetta, "atroce".
Due anni fa era stato Timo Glock a farsi passare da Hamilton. Ma li Massa non poteva farci niente... ora è stato Petrov direttamente a non far passare la Ferrari.
E ok, Alonso ha fatto i suoi errori, ha le sue colpe, ma ripeto di miracoli ne ha fatti fin troppi. E anche se oggi la partenza è stata scarsa, e non è riuscito a passare Petrov, ci ha provato per un'ora.
Ho trovato una foto della Ferrari di Alonso sul "London Evening Standard", il giornale gratuito che danno all'entrata della tube, e l'ho attaccata in camera mia. Perchè in fondo se lo merita. Perchè è un esempio di come andare avanti a provarci sempre. Un esempio di come anche se ce la metti tutta a volte le cose non vanno lo stesso, e non è colpa tua. Di come ritrovarti in una situazione in cui vorresti solo nasconderti, e invece restare a testa alta.
Sarà per l'anno prossimo... forza, Fernando.

mercoledì 3 novembre 2010

C'è gente che sta male.

Oggi al lavoro si è presentata una nuova collega.
"Ciao, mi chiamo XXXXXXXX (e non è che stia censurando il nome, è proprio che non me lo ricordo), mi piace la musica, mi piace ballare, a volte non riesco a prendere sonno e vado in strada con il mio iPod e mi metto a ballare"
Mmh, mi pare di averla già vista 'sta cosa.
http://www.youtube.com/watch?v=2Dnkc_-7tHo
A proposito di Vasco Brondi (il cantante ed unico membro de Le Luci della Centrale Elettrica), leggiamo insieme un po' delle sue cose che scrive nel suo blog.

"E nelle valli di Comacchio G. stava fotografando degli aironi infreddoliti."

No aspetta aspetta. Cioè qui abbiamo un cantante, presunto poeta, o presunto cantante, comunque uno che gode di una certa (in)credibilità, che parla delle VALLI DI COMACCHIO. Cioè, LE VALLI DI COMACCHIO. LE. VALLI. DI. COMACCHIO.Non ho parole.

"In cosa consiste questa cosa di scoparsi."

Questa è una bella domanda.

"E T. che mi vede stanco e insicuro mi dice di andarmene a Londra a tagliare e a lavare delle insalate in un mc donald che vedrai che poi va meglio."

Già. Ce lo vedrei bene Vasco Brondi a lavorare con/come me. Come me e come tutti gli altri migliaia che fanno lavori simili. A sbarbarsi tutti i giorni. A tagliarsi i capelli corti. A tagliarsi le dita tagliando i limoni. (Cioè, questo gli altri, io le mie ditina le me devo ancora tagliare). A fumare le sigarette sulle scale antincendio senza nemmeno togliersi il grembiule.Chissà che canzoni salterebbero fuori.
Quello si che sarebbe un album strepitoso... chissà quello che uscirà a breve, invece, chissà.

"Non serviva il preservativo con te che meraviglia pensavo ogni volta."

Questa si commenta da sola.

"Quando ti avevo vicino poi purtroppo mi addormentavo sempre per primo anche se mi svegliavo alle due di pomeriggio e tu alle otto di mattina. Ma sarà stata questione di metabolismi di non preoccuparsi."

Questa invece è bellissima. Ma sarà stata solo questione di metabolismi, in fondo, mica altro.
Caro Vasco, Cara Catastrofe, io spero che nel nuovo album tu parli anche un po' del digitale terrestre, dei voli ryanair a basso costo, della gente che ha 26 anni, e dei 15 kg. Mi farebbe molto piacere.
Ma se poi hai un metabolismo diverso, fa lo stesso... fa solo attenzione quando tagli le insalate e i limoni.
Che non ti ricordi ma ci siamo presentati, a Faenza, ed era il 30 novembre 2008. (e questo è un finale nel tuo stile, si).

domenica 17 ottobre 2010

Ritorno a casa

C'è una canzone degli Afterhours che non ho mai capito. Si chiama "Ritorno a casa". Praticamente è un pezzo strumentale dove uno racconta/narra/legge/una sorta di racconto.

Non ho mai capito chi sia la voce.
Non ho mai capito di chi sia la storia.
Non ho mai capito se siano la stessa persona.
Non ho mai capito se la storia sia un racconto a sè o se venga da un libro o altro.

Però mi ha sempre affascinato. Se non altro per tutte le cose che non ho mai capito.

Sono quasi due mesi che non scrivevo - e nessuno ne ha sentito la mancanza, a partire da me stesso.
O forse si, qualcuno ne ha sentito la mancanza, ma nessuno me l'ha detto. A partire da me stesso. Probabilmente mi mancava scrivere ma non avevo il coraggio di dirmelo.

D'altronde avere il coraggio di dirsi le cose vuol poi dire parlarsi da solo - e l'unico risultato di parlarsi da soli di solito è farsi prendere il culo da chi ascolta - quindi ora posso farmi prendere in culo da 600 persone o giù di li.
Anche se, che leggeranno, saranno 22 persone, che cliccheranno "mi piace" 6, e che commenteranno, 4.
(e scrivendolo, ho già contaminato la vostra reazione, quindi il risultato non sarà attendibile).

Erano quasi due mesi che ero via.
Quasi due mesi che vivevo fuori da Cento.
Quasi due mesi che vivevo fuori dall'Italia.
Quasi due mesi che vivevo fuori da casa mia.
E quasi due mesi che non guidavo, che non andavo in bici, che non vedevo amici e familiari, il mio cane, e via così, per un sacco di altre cose.
E un po' a sorpresa, devo dire che mi mancavano davvero.

Ma la sorpresa più grande è stato tornare a casa. E sentire l'odore di casa mia.
Tutte le case hanno un loro odore. Tutte. TUTTE. Tutte. Anche casa tua.
Ma quando ci passi 26 anni della tua vita, non lo riconosci più. Forse bastano davvero appena 50 giorni per poter sentire un odore nuovo, intonso, mai sentito prima. Un odore che annusavi da 26 anni, senza mai accorgertene. Mai. L'odore di casa tua.

Poi va beh. Trovi il tuo cane che all'inizio non ti riconosce, perchè ormai è mezzo cieco e mezzo sordo. Ma che poi ti riconosce.
Scopri che sono morte due persone della tua via. E un altro della via di fianco. E un altro che non conoscevi, o forse si ma solo di vista, che abitava sempre li intorno.
Poi che hanno messo su uno spazio pubblicitario nuovo in via Giovannina.
E poco altro... d'altronde, sono solo passati 50 giorni.

Forse è strano sapere di essere a casa, in vacanza. A casa si sta a casa. In vacanza si sta in vacanza. Inizio a chiedermi quale sia veramente la mia casa. E' non è solo una domada di un qualunque ente/ufficio/persona/istituzione londinese, con il quale rispondi con la solita cantilena (appena modificata) "flat 31..." ma è proprio una domanda che ha un che di futurista/esistenziale.

Qualunque cosa succeda, ora, this is london, e io mi sento londinese.
Centese, italiano, e londinese. Perlomeno, fino a quando vivo, lavoro, faccio la spesa e pago le tasse li.
Ma inglese no. E allora, simpaticamente, "andiamo a fargli il culo a questi inglesi".
Qualcuno, che c'è chi definisce eroe e chi no, una volta disse "ora vi faccio vedere come muore un italiano" (era Quattrocchi, su Wikipedia più informazioni, ndr).
Io mi accontento di molto meno. A me basta fare vedere come vive un italiano. E non un italiano a caso. Io.

C'è ancora così tanta bellezza da contemplare... talmente tanta, che prima o poi andrà condivisa. Oh... yeah. Really.

...e poi alla fine il tipo nella canzone degli Afterhours torna nella sua camera e ritrova tutti i soldatini esattamente come quando era bambino.

Io nella mia ci ho trovato la McLaren MP4/6 di Senna ancora li, esattamente dove l'avevo lasciata 50 giorni prima. E non lo so, ma sono belle soddisfazioni.


lunedì 23 agosto 2010

David Guetta - GETTING OVER YOU (ovvero la quinta ed ultima puntata di Tutte le volte che io mi chiamo Mertesacker)

(riassunto delle puntate precedenti: in realtà, per quanto abbia fatto finta di crearci un nesso, l'unico nesso tra tutti i post è che me ne sto per andare per Londra, e questi sono i deliri annessi e connessi. ed è già comunque un discreto nesso)

Mi sono svegliato con poche ore di sonno, e ho fatto colazione con del gnocco avanzato: ecco, a metà del primo pezzo di gnocco... mi stava anche piacendo. E proprio in quel momento, appare su MTV il video di David Guetta: Getting Over You.

Praticamente il video è questo: David Guetta deve registrare la sua canzone e chiama nel suo studio tutti quanti. Ovviamente Fergie è vestita come se dovesse andare in discoteca a fare una serata e/o a prendere cazzi, ma va beh. Iniziano tutti a cantare, e David Guetta, cosa fa? Sta li a guardarli? D'altronde lui la canzone l'ha già fatta. No, sta dietro il mixer a fare il fonico. Da solo. Beh è ovvio, David Guetta fa il fonico da solo dei suoi dischi. Ma va beh. Andiamo oltre.

Nella stessa stanza cantano Fergie, Chris Willis, e i due reppettoni nerd: una cosa che non succede neanche quando registrano i dischi tipo USA 4 Haiti. Da che mondo è mondo ognuno fa la sua parte per conto suo, per evitare anche di prendere su magari i rumori degli altri che stan li, ma va beh, a fare il fonico c'è David Guetta, capiamoci.

All'improvviso, arriva uno per strada ed entra dentro lo studio di registrazione. E' chiaro, è come Radio Nebbia: David Guetta deve aver aperto lo studio da solo, ed essersi dimenticato la porta aperta. E fin qua, nonostante abbiamo passato il confine del reale da un pezzo, siamo ancora all'interno di un videoclip accettabile (tanto quanto il gnocco madone che sto ingoiando).

Ma quando sto tipo, oltre ad essere entrato di nascosto infila due jack in due uscite alla cazzo, e se ne esce di nascosto (senza farsi notare da David Guetta, cazzo è così impegnativo toccare a cazzo due manopoline del mixer per non accorgersi di estranei?) già entriamo in una dimensione diversa. Una dimensione dove posso infilare due jack a cazzo, e uscirmene fuori con cavi della lunghezza di 25 metri, e posizionare casse 7-8 da 500 watt in giro per i tetti dei palazzi.Mah si, al giorno d'oggi tutti i giovani d'oggi hanno cavi jack-jack di 25 metri, un'armamento di casse da concerto, e le collegano l'un l'altra con modalità che sfidano le regole dell'elettronica posizionandole su palazzi antistanti (per la gioia degli inquilini e degli amminsitratori di condominio).

La gente per strada ovviamente crede che all'improvviso sia scoppiato il carnevale di Cento, e quando qualcuno grida (perchè cazzo può solo essere successo così) "oh quel pirla di Guetta ha lasciato la porta aperta dello studio, andiamo a fargli del casino dentro" lo studio si riempie di giovani festanti.

David Guetta e i suoi colleghi cantanti, ovviamente, non si fanno prendere dal terrore, magari chiamando il 911: no, escono a finire di registrare la canzone per strada (l'ho detto che Guetta è un fonico di merda).

Anzi, già che c'è, il nostro buon David si porta dietro una tastierina, tanto ormai alla qualità del lavoro deve averci dato a mucchio.

Ed è qui, che tra la gente festante, sbucano dei breakers con delle maschere bianche a metà tra l'hockey e il carnevale di venezia: e questa è la roba più inquietante di tutte. A me fanno paura. Chi sono? Cosa vogliono?

Io sono contrario ad ogni tipo di copertura del viso: voglio vivere in un mondo dove ci si possa tutti guardare in faccia a volto scoperto.

Perchè chi è a favore del burqa integrale, non ha mai subito una rapina.

O non ha mai visto questo video di David Guetta.

C'è ancora tanto altro da dire: la cosa importante è sapere che verrà detto, prima o poi. E questo basterà.

(fine) (della favola di Mertesacker, ma io le mie puttanate vado avanti a scriverle)

venerdì 13 agosto 2010

Tutte le volte che io mi chiamo Mertesacker (puntata#4: L'Epersone)


(riassunto delle puntate precedenti: sto scrivendo cose a cazzo senza un benchè minimo nesso tra loro, eppure da bravo comunicatore arrampicatore sugli specchi ce lo sto trovando. Estate-ascolto Matthew Bellamy e i Muse-bevo il succo di frutta aperto-vado alle sagre e prenoto a nome Mertesacker-anche se non era poi vero-uso l'antizanzare-e mi sparo i miei viaggi. Insomma la solita estate del cazzo, ma questo non giustificherebbe una serie di note su facebook numerate. A meno che...)

Oh, veh. Si scrive così veh? Beh, veh, the. Boh?

Hanno cambiato le note. Ora somigliano più a un blog. Immaginavo succedesse prima o poi, la parte "scritta" era l'ultima cosa che mancava a facebook per avvicinarlo a un blog.

Ci avete fatto caso? Fino a un paio di anni fa avevamo tutti i blog, ora abbiamo tutti facebook. Riportando i blog ai veri blogger. Che di fatto hanno meno "audience".

Tipo, io che non sono un blogger ma il blog ce l'ho, il mio non se lo caga più nessuno. Ma è normale: da me veniva la gente perché mi conosceva, a parte qualche raro caso...

So come si tiene un blog di successo: e sono convinto potrei tenerlo anche io. Ma non sto a fare il culo giornalmente o quasi per una cosa che non mi porta soldi... si, so anche come potrei guadagnarci. Ma ora non mi va. Sono incostante in tutte le mie cose, compresa questa.

Per almeno un altro po' di mesi non sarò ne blogger, ne scrittore.

Hanno cambiato le note, ora sarà più semplice anche per chi non ha nemmeno un minimo di base di html o simili riuscire a mettere un grassetto. E poi ora che vedo, si leggono anche più in grande.

Ma non è un buon motivo per scrivere, se non si ha niente da dire.

Su oltre 3mila chilometri, puoi concederti qualche chilometro di crisi? Anche se questi possono essere decisivi? Anche se possono farti perdere dei minuti?

Si? O no?

La risposta corretta é: anche se non puoi concederteli, devi imparare a poterteli concedere lo stesso. Quando un fiume è troppo grosso, da qualche parte si rompe l'argine e lo si fa esondare nelle campagne. Nelle campagne, non nel centro delle città.

Impara a crearti delle campagne pronte da esondare. Diventeranno delle risaie. Non farà ridere, eppure la qualcuno avrà tanto riso.

(Beh a me non mi fa ridere, però me la rimiro: è una battuta costruita bene, che nasce oltretutto da una riflessione seria. E' come fare un bel gol al campetto. Non se lo caga nessuno, ma lo puoi raccontare lo stesso agli amici.)

Non avevo mai pensato che mente e corpo potessero realmente viaggiare a velocità diverse... e non parlo di quando tipo uno fisicamente a pezzi ma ha il cervello che va a manetta.

No proprio... due velocità diverse, che non capisci nemmeno qual'è dei due che va più veloce dell'altro.

Non so neanche bene di cosa sto parlando.

Che poi non credo a niente di soprannaturale, credo che tu abbia una sua logica e segua regole "scientifiche": semplicemente, a volte queste logiche e queste regole non le conosciamo, o non siamo ancora in grado di comprenderle.

Però sono sempre più convinto di quanto l'uomo sia un animale sociale, che lo voglia o meno, e di quanto l'allontanarsi dalla società stessa possa portare ad un distacco della persona su più piani... che, in un circolo vizioso, sfociano tutti con la definitiva "esclusione" dalla società.

Insomma, niente di diverso da quello che diceva l'odiato Zygmunt Bauman.

Poi mi ricordai di una cosa: delle persone.

Sono le persone che fanno un posto brutto o bello. Le città, da sole, non sono nulla: sono le persone. Sono le persone che rendono belle le piazze, i locali, le case, i negozi. Le persone che scelgono la musica nelle discoteche. Le persone che girano per strada. Le persone che creano modi, abitudini, usi e costumi.

Sono le persone.

San Valentino, senza le persone, è solo un giorno del calendario. Un matrimonio, senza le persone, è soltanto una messa. Un compleanno, senza le persone, è solo una serata in discoteca. Beh cazzo, se organizzi un compleanno in discoteca, è solo una serata in discoteca anche con le persone. Ma comunque, sono le persone ad organizzare i compleanni in discoteca.

Le persone.

Tutto ciò che amiamo od odiamo, in ogni modo, è legato a delle persone. Perchè senza persone neanche esisteremmo. Perchè anche se esistessimo, mancherebbe un punto di vista esterno a noi che certificasse la nostra esistenza.

Abbiamo tutti bisogno degli altri. Per forza. Anche queste note, senza persone che leggono, sarebbe solo cazzate senza senso.

Invece, ora... sono ancora delle cazzate senza senso. Ma almeno ci siete voi a certificarlo.

(...continua ancora per un pochino...)


giovedì 29 luglio 2010

Tutte le volte che io mi chiamo Mertesacker (puntata#3: VAPEnsiero)

(riassunto delle puntate precedenti: ho bevuto del succo aperto e Matthew Bellamy, leader dei Muse, si è lasciato con la sua storica ragazza. Poi qualcuno si chiederà il nesso tra le due cose, qualcuno dove voglia andare a parare, qualcuno si chiede cosa c'entri Mertesacker, qualcuno mi chiede di parlare della torta sacher: cacchio, c'è tempo no? con calma...)

Summer... are you waiting for your summer?


Le giornate si svolgono nell'arco di pochi metri quadrati, avvolto e circondato da un sole che troppo spesso non ha alcuna pietà della tua temperatura corporea. Gli unici sprazzi di motricità psicofisica avvengono in 13", tra la tastiera e lo schermo. Ovviamente qui le distanze percorse, tra quelle reali e immaginarie, davvero sono tali da poter dire davvero "il giro del mondo".

Per il resto, ci sono uno o più telegiornali pronti a parlare di culi al mare, calciomercati scadenti, presunte logge massoniche di perfetti sconosciuti, forzati tormentoni estivi, e quant'altro possa tirarti fuori dalle labbra la frase "siamo un paese allo scatafascio".
"L'Italia che muore", ha ragione Moltheni, è solo "l'Italia che muore", tranquilli.
Tra l'altro in meno di un mese avrai un'altra casa, un'altra stanza, un altro letto, un altro lavoro, forse anche un altro nome. E volendo altri amici, magari un'altra ragazza (anche senza "altra"), altre abitudini e modi dire, e tutto quanto possa essere necessario per una nuova vita.

Ma tutto questo non te lo darà nessun'altro posto.

L'afa umidissima e irrespirabile, quella cappa di calore e umido che è il marchio registrato di questa terra dal clima di merda. Che è lo stesso che d'inverno ha la nebbia, il ghiaccio, la neve, e ancora l'umido...
(mia nonna si lamenta sempre dell'umidità, io le dico che abbiamo un clima di merda e lei dovrebbe trasferirsi, lei mi dice che tra poco la trasferiscono a Camposanto. senza maiuscola però: proprio il cimitero. e io le dico che prima o poi dobbiamo andarci tutti, ma visto che è l'unica cosa che nella vita fanno gli altri per te, lei non dovrebbe preoccuparsi.)
E poi il fatto che puoi girare in bici di notte... e incontrare amici, a caso. O, ogni tanto, uscire a piedi e andare a un concerto. O trovarti con amici di vario tipo in vari luoghi. Uscendo in maglietta e braghini, tipo.

Ed è inutile illuderti: queste cose non le troverai da nessun'altra parte.

Ma ne troverai altre, almeno belle altrettanto, in posti diversi...

La mia estate fatta di succhi aperti, la mia estate fatta di Matthew Bellamy, la mia estate fatta di prenotazioni a nomi di calciatori tedeschi, la mia estate fatta di vuoti e sudori, la mia estate che non finirà qui.


Perché, va detto, non finirà qui.

Nel senso che non finirà ora o che non finirà in questo luogo? Nel senso che è più buona la torta sacher o la tenerina?

Stavo pensando tutto questo, quando improvvisamente mi ricordai che il respiro faticoso, il mal di testa, i pensieri sconnessi, i colpi di tosse, e soprattutto (indizio fondamentale) la presenza di zanzare ferme sui muri, erano riconducibili alla presenza di un Vape accesso in ambiente semichiuso.

Feci in tempo a spegnerlo e scrivere tutto questo, prima di cadere nel letto in un sonno profondo.

(non so perché, e nemmeno quando, ma continua a continuare, sta roba)


lunedì 19 luglio 2010

Tutte le volte che io mi chiamo Mertesacker (puntata#2: una stella di neutroni in collisione)


(riassunto delle puntate precedenti: ho iniziato a fare un post diviso in un puntate, e ho bevuto del succo di frutta già aperto.)

Ne avevo già parlato una volta, nel mio blog, precisamente qui:

http://attiblogorroico.blogspot.com/2006/10/le-morose-degli-artisti.html

E' successo che si sono lasciati. Matthew Bellamy (il cantante dei Muse) e Gaia Polloni (la sua morosa italiana dal 2001) si sono lasciati.

Come tante altre centinaia, se non migliaia, di coppie, che quel giorno li si sono lasciate. Pure loro. Cosa sarà stato? Ottobre 2009, o giù di li. Forse Novembre. Novembre mese del cazzo, vediamo di ricordarcelo per tutta la vita.

Si sono lasciati. Split up. Puff. Cioè, lei ha lasciato lui. Sembra per l'ennesima crisi di gelosia, di foto dove lui ballava con ragazze in una discoteca.

Forse ha ragione lui, forse lei, forse non è vero nulla, forse non sappiamo e non sapremo mai la verità, forse non siamo nessuno per giudicare, forse dovremmo solo farci i cazzi nostri invece che stare a guardare la vita di due ragazzi di ventanni. Che poi lui ne ha già 30.

E' che... si sono lasciati.

E... beh, mi dispiace, sei una normale ragazza, ma quando ti metti con un artista, condividi con lui anche la sua celebrità. E ti becchi i post di Atti.

Quindi... Lui, che ha cantato L'Amore per Lei, l'ha persa. TRAGEDIA.

Ma Lui è Lui, e ci mette l'anima per riconquistarla.

A lei piaceva Twilight. A lui di sicuro no.

Quindi, cosa fare? Una canzone per la colonna sonora. Neutron star collision. Una stella di neutroni in collisione. Non credo esista un'immagine fisicamente più potente di questa, in questo universo.

Lui poi deve aver pianto un sacco quando ha visto che non è servito. Ma... davvero un sacco. E sentirsela tutti i giorni per radio dev'essere una sorta di coltello nel costato.


Però ha trovato da consolarsi con Kate Hudson. Intendiamoci: lui non la ama - non può amarla - lui ama ancora Gaia Polloni. Però se la tromba.

Si tromba Kate Hudson mentre ama Gaia Polloni.
Non dico che un uomo possa essere corretto o coerente nel fare queste cose, di sicuro posso dire che un uomo riesce a essere sincero. Soprattutto se si tratta di Matthew Bellamy.

Giulietta Capuleti sarebbe stata libera di fuggire, che ne so, a Ferrara, e rifarsi una vita, no? Ma non l'ha fatto. Lei era l'amore, e ha scelto di morire. A Verona. Pure città di merda, un pochino.

Tu Gaia Polloni non sei solo una psicologa. Rappresenti l'amore. E Matthew ti aspetta ancora, nelle sue lenzuola sporche di mestruazioni di Kate Hudson.

Perchè non potete lasciarvi. C'è gente che crede in voi. Siete l'amore. Dovete tornare insieme. Per darci qualcosa in cui credere, in cui sperare. La gente ha bisogno di voi.


Perchè se si può amare tanto una persona tanto da farci una canzone per un film di vampiri, allora l'amore può davvero essere per sempre.

Che tra l'altro, vampiri che succhiano sangue alla ragazze, è proprio un'immagine disgustosa.

A proposito: tranquilla Gaia, se torni da Matthew ti fa trovare le lenzuola pulite.


(...continua...)

venerdì 9 luglio 2010

Tutte le volte che io mi chiamo Mertesacker (puntata#1: il succo)

Se ci fosse un solo modo per tornare indietro, lo faresti?

Questa storia comincia molto tempo prima di ogni umano ricordo.

Questa storia ha il sapore del succo di frutta. Del succo di frutta aperto.
Bisogna prestare attenzione a quando si inizia a scrivere come Carlo Lucarelli - bisogna prestare attenzione ai succhi di frutta aperti.

Mi è sempre piaciuto, quando a casa degli altri, mi si diceva "se vuoi c'è del succo di frutta già aperto". Che bello. Che buono. Il succo di frutta aperto.
Che pace. Che ospitalità. Mi dava l'idea di entrare nell'intimo di quella casa. Mi si offriva del succo - il loro - già aperto. Come dire "ehi, l'abbiamo aperto per noi, ma ne diamo anche a te". Sei dei nostri, insomma.
Magari il succo non era buonissimo - già, era già aperto - ma era ospitale.

Casa mia non è mai stata così. Casa mia non è mai stata pronta per gli ospiti. Andava preparata.

Il succo non c'era mai. Figurati le birre.
Andava comprato prima. E poi aperto davanti all'ospite. Che si imbarazzava pure. "Aprite un succo per me? Addirittura?" - "Certo l'abbiamo comprato apposta!"
Che stava quasi a dire "se non venivi, evitavamo di dover andare a spendere dei soldi per comprarne uno".
Certo ok, che onore il succo nuovo. Ma quanto sapeva di finto... e di falso... un succo costruito, un succo che esisteva in casa solo perchè lui era ospite, un succo presente in una realtà alternativa, in una casa di finta perfezione di succhi di frutta sempre presenti e sempre pronti.
Una casa che non era nemmeno casa mia.
Non siamo mai stati bravi a ospitare la gente, a casa mia.

E poi già non avevamo i succhi, figurati le birre. Certo che le birre aperte...

"Se vuoi c'è una birra aperta..."
"Sto cazzo!"

(continua)


domenica 9 maggio 2010

Per non prendere dei sassi...

Domanda numero 1: perchè per scrivere apro le note di facebook? Sono come Baricco, quando scrivo so già che sarò pubblicato.
La differenza sostanziale è che io lo faccio gratis.

Sono arrivato a un punto in cui si può ufficialmente parlare di sfiga, si, perchè va bene uno e due e tre, ma da un certo punto in poi questa è obiettivamente sfiga, ed è proprio riconoscibile come sfiga. Cioè, se ci fosse un comitato, proprio, credo sarebbero concordi nell'affermarlo... non dico unanimi, qualche dissidente ci sarebbe, ma si troverebbero d'accordo.

Non fumo, ed è un peccato, o forse no: quanti soldi avrei buttato in fumo? Quanti soldi butto in caffè? Sono sempre dipendenze.
Certo che una bella paglia ci starebbe bene. Se fumassi.

Andiamo tutti via, abbiamo tutti voglia di andare via, e nemmeno i vulcani islandesi possono fermarci: è un dato di fatto, è meglio prenderne atto prima che sia troppo tardi.
Qui ci sono solo ingranaggi che girano a vuoto, qui c'è qualcosa che grippa, qui il rumore è malsano e non lascia presagire nulla che non sia un guasto.
Io, sono guasto.

A maggio si inizia già a pensare all'estate: il fatto che i gradi fuori rasentino i 10, non è un buon motivo per non pensarci come tutti gli altri anni. Arriva l'estate e io sono sempre indietro, e inizio a pensare di non volere LA VOSTRA estate.
Che poi non è nemmeno la vostra, è LA LORO, ma voi credete sia vostra. Con le loro canzoni di merda, che diventano vostre. Cheppalleeee!!! direbbe il bimbo di "mamma esco".

E può capitare di avere paura, o di essere scoraggiati, ma sempre con tanta dignità, e tanto rispetto.
Il cammino della vita è pieno di difficoltà e irto di insidie, e l'ultimo volta che ho detto irto in realtà forse volevo dire mirto. E in realtà era davvero buono.

Ma non voglio essere polemico, la vita è piena di belle cose, tipo il mirto, basta saperle coglierle. E se si tratta del mirto, è proprio meglio non farlo nemmeno cadere.

E' sbagliato il posto? O la compagnia? O entrambe? O io? O cosa?
Che cose riempie i vuoti? Una persona? Le serate? Il lavoro? Il resto?
In cosa vedi il tuo futuro?

Mi sto un po' iniziando a rompere il cazzo (ah non si può dire cazzo, dovevo dire minchia) di quella storia che "quando brancoli nel buio senza via d'uscita, è il momento buono in cui vedi la luce".
Perchè non c'è buio. E nemmeno luce. E' una di quelle mattine del cazzo di novembre, dove tutto è grigio, e a un certo punto sbuca anche un po' di vaga luce.

Ma che pessimismo, direte voi. Ma no, dirò io. Non credo sia pessimismo, certo riconosco che è una visione alquanto negativa, però mi pare abbastanza realistica de "le cose come stanno".
Non nego di avere le mie colpe, anzi, sicuramente tra le cose che non vanno ci sono anche io, a prescindere.
E ripeto: ci sono un sacco di cose belle.
Insomma, non son qui a lamentarmi e basta per dei cacchiacci miei, volevo esprimere una sorta di disagio generazionale condiviso, condiviso da una sorta di generazione/classe sociale alternativa/alternative.

Oh, non so, forse a 30 è anche più difficile, ma già a 26, questa è una salita del cazzo. Vorrei parlare con chi ha disegnato questa tappa.
Ma si può?

Chiudo con un dialogo immaginario, ma avvenuto realmente (?) (è possibile?) (evidentemente si) (oppure no) (ma soprattutto chisseneincula)
... anzi no. Oh, mica son Baricco, io faccio un po' come cazzo mi pare, tanto nessuno mi paga per questo.

Però, prima di lasciarvi, ci tenevo a dirvi una cosa: non ho la minima idea di come andrà a finire tra un mese, tra due, tra tre, tra quattro, ma poi forse non ve ne frega molto, avete poi voi anche la vostra vita da portare avanti, e non è che i miei cazzi siano migliori dei vostri.

martedì 20 aprile 2010

Ho 26 anni

Ho 26 anni, e volevo sbronzarmi, ma dopo la prima birra avevo già acidità di stomaco.

Ho 26 anni, son più vicino ai 30 che ai 20, e in realtà lo era già dai 25, solo che non se ne accorgeva nessuno.

Ho 26 anni, ma a me poi cosa cazzo me ne frega dei marchi. E di Wanna Marchi.

Ho 26 anni, cosa faccio per dare un senso alla mia vita?

Ho 26 anni, uè, non sono mica vecchio!

Ho 26 anni e Massimo Coppola no.

Ho 26 anni e dovrei essere una persona seria, anzi forse lo sono già, solo che non ho voglia di pensarci troppo.

Ho 26 anni e dimmi che non finirà in un mattino di nuvole.

I'm 26 years old e vaffanculo che poi in inglese mica è la stessa cosa.

Ho 26 anni e sono vittima di questa società.

Ho 26 anni e sono uno sfigato come tutti gli altri (ma in una maniera che mi rende unico) (unico come tutti gli altri).

Ho 26 anni e zlastavap ll'ndinian ddeys.

Ho 26 anni e devo cambiare la lampada dell'anabbagliante sinistro.

Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre alla mia età.

Ho 26 anni, esattamente gli stessi anni che aveva mio padre quando si è sposato. Alla mia età.

Ho 26 anni, e qualcuno nemmeno ci è mai arrivato.

Ho 26 anni, il sole è grande e i fiori sono gialli. E la penna è sul tavolo.

Ho 26 anni e Amsterdam dei Coldplay.

Ho 26 anni e non sono mai stato ad Amsterdam.

Ho 26 anni e "quelli che quando trovano una macchina lenta urlano DAI CAZZO! come il padre di Gianluca ne I soliti idioti".

Ho 26 anni e DAI CAZZO!

Ho 26 anni e se voglio mi comporto come se ne avessi 14 perchè di si.

Ho 26 anni e constato con dispiacere che a volte non è per nulla una questione di età.

Ho 26 anni e vorrei averne meno.

Ho 26 anni già da qualche giorno.

Ho 26 anni e ancora me ne dimentico.

Ho 26 anni, e nonostante tutto credo ancora al CCNL del Commercio.

Ho 26 anni e ho perso fiducia nel futuro, nella politica, nel sesso opposto, nello stesso sesso, nel sesso, nei sentimenti, nell'Italia, negli italiani, negli USA, nella famiglia, nel lavoro, negli Arctic Monkeys, negli Editors, nei Bloc Party, e nel CCNL del Commercio.

Ho 24 ore e negli ultimi 26 anni... no aspetta.

Ho 26 anni e nelle ultime 24 ore non ho mangiato frutta. E un bel chi se ne frega, no?

Ho 26 anni, e voi potreste tutti donare gli organi, il sangue, e il midollo osseo, invece che perdere tempo con le cose che scrivo.

Ho 26 anni, e devo migliorare ancora un bel po', e credo di poter iniziare chiudendo questo post, andando a letto, e preparandomi per un'altra giornata. Come farebbe, semplicemente, ogni persona di 26 anni.

Anche di 27.

mercoledì 24 marzo 2010

Conoscere gente sul treno?

e alla fine aprile è anche un bel mese.
quelle pioggie, quel sole, quelle mattine strane, quei pomeriggi lunghi.
Meno bello è il vetro, sul quale sbatti la testa da almeno un paio di chilometri, senza riuscire ad appogiarti perfettamente, e dormire.
Saranno un paio di chilometri, a giudicare dalla velocità del Freccia Rossa.
E poi anche fossero meno chissenefrega, pensare ai chilometri passati zuccando la testa contro un vetro del Freccia Rossa, è proprio uno stupido hobby per chi non riesce a prendere sonno alle 6 di pomeriggio.

Che poi non capisci perchè non sei rimasto ancora, perchè sei partito venerdì invece che sabato, e perchè stai tornando sabato invece che domenica, e...


Basta con le domande, se nessuno riesce a dormire ora, può essere solo il momento per spararsi uno shuffle con l'ipod.

La pallina della roulette cade sugli Straylight Run, che li conosci tu e basta, più o meno. Chissà forse in america c'è un altro mondo per queste cose, una sorta di realtà parallela in cui la gente ascolta la Dave Matthews Band e gli Straylight Run invece che Vasco e Ligabue. Una paese migliore, dove la gente rispetta le file per prendere le birre, e dove la gente non si fa le canne ai concerti.
Non credi sia l'America, e nemmeno L'AMERICA, semplicemente, non esiste.

Tutta la vita sembra passare per questo treno...


Le metropoli nemmeno ti piacciono troppo, anche se sogni di vivere in una di quelle, forse per quell'illusione di tornare a casa da un lavoro figo che ti piace, fare aperitivi-cene-doccie-disc
orock in ordine sparso, e risvegliarti magari in un letto che non è il tuo.
Che poi sai che succede? che fuori è freddo e buio ed è tutto chiuso, l'ape te lo fai da solo e sei carico, ceni da solo e ti si dilatano i tempi, è tardi chi è rimasto in casa resta in casa chi è fuori è già fuori, e poi devi ancora farti la doccia, sei stanco e depresso, e alla fine non c'hai nemmeno voglia di fartela la doccia, e ti svegli nel tuo letto. da solo. sudato. e puzzi.

Si, lo sai che va a finire così, poche scuse: è che sei giovane, e hai tempo per mettere la testa a posto. Per ora, ti limiti a sbatacchiarla contro un vetro trenitalia.


Informiamo i gentili viaggiatori... perchè poi gentili? E se sono degli stronzi maleducati? Tu sei uno stronzo maleducato, non sei gentile, non vuoi sentirti dare del gentile quando non lo sei, ti basterebbe essere trattato da persona.

Egregio signore,
Gentile cliente,
quante falsità in questo mondo. I clienti raramente sono mai gentili, e gli egregi a volte sono anche pezzi di merda.

Ce n'era bisogno? Voglio dire... di fare questo viaggio?

Forse si, forse si davvero.

All'improvviso mancano tutte le parole, e stringe solo la vescica, e questo basterà a spingerti a breve verso il primo bagno aperto e funzionante, distogliendoti dai pensieri di sonno e dalle note dolenti degli Straylight.

C'è solo un vago sapore di stanchezza, e, fondamentale, un vaghissimo senso di poter fare ancora qualcosa. Tipo, tornare indietro nel tempo, e cambiare il corso di tutti gli eventi.
Ma sei un genissimo, questa non ci avrebbe mai pensato nessuno. Dovrebbero darti un premio, o pagarti, meglio la seconda.

E sia chiaro - lo sfattone del cazzo è meglio che tolga i piedi dal corridoio sennò non passi - non hai voglia di trascinare le tue gambe sopra le sue, che le tolga direttamente, che si evita una rissa, e lascia che ti trascini senza troppi sforzi verso il primo cesso - non hai alcuna intenzione di utilizzare gli strumenti che ti hanno consegnato.


Ti ricordi l'ultima volta che sei stato felice?


giovedì 21 gennaio 2010

Giulio e il grande disagio

Era febbraio, era freddo, e ogni tanto c'era il sole.
Giulio fa la cosa più difficile della sua vita: si sveglia. Manca esattamente un mese alla sua morte, lui questo ancora non lo sa, ma si alza lo stesso.
Sapesse di dover morire a breve, voglio dire, se ne starebbe a letto.
Chissà cosa farebbe una persona normale se sapesse di dover morire. Figuriamoci Giulio.
Si tira in piedi, ha dormito una manciata d'ore, è sporco, sudato, malato, anche leggermente ferito. Avrebbe bisogno di ripigliarsi un po', soprattutto di una doccia, ma non farà niente di tutto questo. Passa davanti a un lavandino, giusto per darsi un tono, senza però variare la sua barba lunga e capelli ancor più lunghi e scompigliati... una sorta di Baudelaire dei giorni nostri. Che poi non si sa se Baudelaire fosse conciato così male, forse era solo gay.
Prende il completo e la camicia del giorno prima, sono sporchi, ci sono chiazzettine di fango e di vomito sul fondo dei pantaloni, e la camicia ha diverse aloni da birra e di sporco. Che se uno ci guarda bene si vedono, al lavoro se ne accorgeranno.

E' stato il lavoro, a cercare Giulio. Se lo sono ripresi, letteralmente. Solo la scrivania è diversa, tutto il resto è uguale. Anzi no, lo stipendio è leggermente aumentato.
Dolore, fastidio allo stomaco, terribile mal di testa, senso di vomito, acqua colazione caffè, il tutto sopra la scrivania, con il mouse nella mano destra e il resto con la sinistra.
Dopo una mezz'oretta, è quasi accettabile.

- Il collega giovane di fronte lo guarda con attenta attenzione, e non è che si ridondanza, è proprio che l'attenzione è doppia: capire perchè uno può ridursi così, e capire che anche lui può potrà ridursi così a breve -

Poi, poi, finito il lavoro, è tempo per un'altra corsa contro il tempo: un'altra lotta contro ogni tipo di mezzo di trasporto e di orologio, per trovarsi di fronte a casa sua. Oddio, casa sua, ancora... casa sua di lei.
E ora a Giulio resta solo una canzone. E' "Liar" di De Niro.
Voglio dire, poteva andare peggio, poteva restarti solo "Parachutes" dei Coldplay che sono appean 46 secondi, ma se gli capitava "Two Step - live from The Gorge" della DMB, sarebbero stati 20 minuti belli pieni.
In 20 minuti ti svegli, fai la doccia, colazione, ti vesti. E magari hai anche il tempo per sbarbarti.

Ma tutto questo tempo Giulio non ce l'ha, non ha nemmeno bisogno di bere, ruberà qualche altra ora al sonno, prima di tornare nel suo letto sfinito. Senza aver fatto la doccia, ancora. Figuriamoci darsi il disinfettante.
Che poi deve morire tra un mese, cosa sta a curarsi a fare.