Caro Babbo Natale,
saranno giusto quella ventina d'anni che non ti scrivo. Come stai?
Che domanda paraculo: ti ho sempre scritto per ottenere qualcosa, e anche oggi è così.
Lontani i tempi in cui mi domandavo come tu facessi a entrare in casa mia, da me che non c'era il camino, e mio fratello A.A. mi rispondeva che tu eri abilissimo a smontare la finestra, entrare, e rimontare il tutto alla perfezione.
Un topo d'appartamento specializzato, insomma, ma in versione Robin Hood.
Che dire... non ho quasi mai ottenuto quello che ti chiedevo, a parte forse una eccezione, e sono stato contento lo stesso. Credo di averne fatto tesoro, se non altro a livello di esperienza: nella vita non ho quasi mai ottenuto quello che volevo, ma sono stato contento lo stesso.
Quindi, cosa ti chiederò quest'anno, consapevole che non lo riceverò?
Ti scrivo con 30 giorni di anticipo, un anticipo un po' inusuale soprattutto per me che amo sempre più le cose improvvisate e fatte a scazzo, ma che allo stesso tempo cerco di pianificare con sempre più anticipo tutto ciò che mi potrebbe causare disagio.
Ne deduco che tu faccia parte delle cose che mi potrebbero causare disagio.
E perché poi, in fondo sei solo un simpatico panzone, praticamente un Adam Duritz un po' più giovane e un po' più allegro.
Però sai cosa ho realizzato? Che arrivare in orario per far finta di essere una persona puntuale, è una bella forma di disonestà intellettuale. Che infatti non riservo ai miei amici più cari.
E tu dirai: a me che cazzo me ne frega? Niente. Ma tranquillo, adesso ti dico cosa davvero vorrei per Natale.
Mi piacerebbe un bel Natale: che è anche un regalo parecchio consumistico, dato che si esaurisce in poche settimane.
Ma sia, per una volta: un Natale fatto di luci, neve, the caldi, atmosfere, divani, Lucy Rose, Ben Howard, Bon Iver. Tranquillità e plaid (in realtà non ho un panarino nella mia nuova casa, regalami anche un plaid già che ci sei, magari di quelli Ikea, sempre che esistano).
Di coccole. E biscotti. E magari anche qualche film in divx.
Ma non i classiconi di natale eh, basta, che palle. Neanche robe alla Gondry che poi uno sta male. Ecco, forse l'Arte del Sogno. Che ha un bel finale. (non sto facendo uno spoiler, non sto dicendo che finisca bene o che finisca male, dico che ha un finale BELLO, e le cose belle a me piacciono e mi mettono di umore migliore, a prescindere che siano bene male o non sa non dice).
Un Natale non giorni di ferie che si riescano a combinare. Senza gente che rompa i maroni, o ansie da regalo, o cose da fare che uno non voglia fare.
Non mi va -> non lo faccio.
So che suona come un pesante scarico di tutte le mie responsabilità, ma cazzo, ti sto chiedendo che sia così per due settimane, anzi, togliendo qualche giorno di lavoro che comunque farò, saranno si e no 10 gg di calendario. In un anno, mi pare potresti concedermeli.
Giorni fatti di pensieri e parole, qualche opera, e perché no qualche omissione.
Che tanto tutto torna buono prima o poi, per un altro giorno, o un altro romanzo.
Non l'ho neanche scritto che ci starebbe bene una ragazza in tutto questo, anzi, che ci vorrebbe.
Posso chiedere anche questo?
Non capisco perché all'interno di questo desiderio il plaid dell'Ikea si e la ragazza no. Cos'è, ha forse meno ragione di esistere del film in divx, la mia ragazza.
Tanto anche lei non c'è, e andare a Natale, non ci sarà.
Come il plaid dell'Ikea. Come le atmosfere. Forse ci sarà un po' di neve, a cazzo. Forse Lucy Rose. Forse Ben Howard. Bon Iver no, non è ancora ora di rispolverarlo.
Ecco, Babbo Natale, ti ho chiesto il mio regalo.
Mi arriverà altro. Lo so. Va bene. E' sempre andato bene. Andrà bene anche quest'anno.
Non devo neanche dirti quando sono stato bravo e quando no. Penso tu sappia già tutto.
Bene, ti ringrazio come sempre per l'attenzione. Mi ricordo che a volte mettevo un regalo di riserva. Se proprio non riesci a farmi questo regalo, allora puoi regalarmi una Volkswagen Golf ultima serie (a benzina+metano, cerchi in lega, condizionatore, fendinebbia, autoradio USB, almeno un centinaio di CV, grigio metalizzato) o un tremila euro a scazzo. Saprò apprezzare.
Buon Natale.
mercoledì 26 novembre 2014
giovedì 20 novembre 2014
DIVANO (già Jocelyn Pulsar)
PREMESSA: come sapete questo è il mio blog più o meno personale con deliri più o meno pseudonarrativi. La caratteristica fondamentale, è sempre stata quella di essere "a scazzo": ovvero scrivere più o meno quando volevo, più o meno di quello che volevo.
E' così che ho rinunciato a notorietà e fama come un Francesco Sole qualunque, ma anche alla saggezza e al successo di bancarella come Alessandro D'Avenia, e sono uno sfigato qualunque proprio come Enrico Atti.
Ma ai miei 35 lettori di media sta bene lo stesso.
Quindi, oggi parlo di DIVANO. E non del noto protagonista del salotto per cui ho una predilezione (ben prima delle scopate sul divano di Radio Nebbia... è nato tutto da Massimo Coppola e Brand:New), bensì la nuova band di Francesco Pizzinelli, precedentemente noto come Jocelyn Pulsar.
Chiusa ad inizio 2014 l'esperienza con il precedente progetto* (non senza sassolini delle scarpe), arriva ora il nuovo singolo "Il pezzo è bello se lo canta mia nonna". La band che accompagna Pizzinelli è sempre la stessa (Davide Zozzi alla batteria, Mario Ingrassia al piano e chitarre, Davide Ponti al basso) ma pare che diverse cose siano cambiate.
Il brano, fortemente carico di ironia sin dal titolo, è una sorta di manifesto canzonatorio del panorama indie italiano, del quale lo stesso Pizzinelli ha fatto parte (anche se parecchio ignorato dal resto della scena), e che dal quale ora prende le distanze. Una sorta di "io non ci sto", o perlomeno, non ci sto più: se l'indie è diventato mainstream, DIVANO non ne vuole più far parte.
Il pezzo è un reggae leggero ed orecchiabile, volutamente privo della malinconia che ha caratterizzato il precedente Jocelyn Pulsar, che continuare a ricordare alcune produzioni della Garrincha Dischi (ex etichetta di Jocelyn Pulsar).
Quello che forse più caratterizza la nuova strada intrapresa è il video, realizzato pressoché a costo zero, nel quale Pizzinelli mostra una serie di cartelli, ringraziando addirittura uno ad uno i suoi fan che hanno prestato la propria voce registrando la parola "giovane", creando un coro duepuntozero (ormai tutto quello che si fa con internet viene definito 2.0 anche dove il 2.0 non c'entra nulla, ho scritto duepuntozero solo per aver l'occasione di fare questa critica, ndr).
Se con Jocelyn Pulsar c'era una continua ricerca di un equilibrio vincente tra i delicatissimi e malinconici brani e le "dinamiche del mercato indipendente", qui DIVANO prende completamente le distanze, puntando sul "noi facciamo come ci pare, e chi ci ama ci seguirà".
Funzionerà? Ai posteri l'ardua sentenza... comunque per ora Pizzinelli sembra soddisfatto e per nulla pentito.
L'album uscirà a gennaio 2015, e Pizzinelli anticipa che rispetto allo stile acustico-cantautorale di Jocelyn Pulsar avrà una maggiore importanza la sezione ritmica, ed è l'ennesima dimostrazione che non si tratta solo di un cambio di moniker (anche qui, ho scritto moniker solo per potervi dire che odio la parola moniker e mi sembra ridicolo trovarla scritta negli articoli in italiano, ndr) ma proprio di una nuova fase per Pizzinelli e "i suoi ragazzi", che ci tengono a definire DIVANO un gruppo a tutti gli effetti: il "progetto" Jocelyn Pulsar è definitivamente chiuso.
* avevo postato qui "Arkanoid", ultima traccia di "Frutta fresca nel backstage", ultimo EP di Jocelyn Pulsar, in anteprima assoluta per Blogorroico. Ovviamente in gentile concessione gratuita da parte di Jocelyn Pulsar.
Questo articoletto è una mia spontanea iniziativa, da lui non prendo un euro, spero solo di dargli la visibilità (la nuova moneta degli anni '10, presto pagheremo tutto con la visibilità, altro che i bitcoin) che penso si meriti. Poi se vi piace, se volete ascoltarlo, o comprarlo, quello lo decidete voi. Io vi ho detto che esiste e che penso meriti almeno un ascolto (già che ci siete, ascoltatevi anche qualche pezzo vecchio come Jocelyn Pulsar!)
E' così che ho rinunciato a notorietà e fama come un Francesco Sole qualunque, ma anche alla saggezza e al successo di bancarella come Alessandro D'Avenia, e sono uno sfigato qualunque proprio come Enrico Atti.
Ma ai miei 35 lettori di media sta bene lo stesso.
Quindi, oggi parlo di DIVANO. E non del noto protagonista del salotto per cui ho una predilezione (ben prima delle scopate sul divano di Radio Nebbia... è nato tutto da Massimo Coppola e Brand:New), bensì la nuova band di Francesco Pizzinelli, precedentemente noto come Jocelyn Pulsar.
Chiusa ad inizio 2014 l'esperienza con il precedente progetto* (non senza sassolini delle scarpe), arriva ora il nuovo singolo "Il pezzo è bello se lo canta mia nonna". La band che accompagna Pizzinelli è sempre la stessa (Davide Zozzi alla batteria, Mario Ingrassia al piano e chitarre, Davide Ponti al basso) ma pare che diverse cose siano cambiate.
Il brano, fortemente carico di ironia sin dal titolo, è una sorta di manifesto canzonatorio del panorama indie italiano, del quale lo stesso Pizzinelli ha fatto parte (anche se parecchio ignorato dal resto della scena), e che dal quale ora prende le distanze. Una sorta di "io non ci sto", o perlomeno, non ci sto più: se l'indie è diventato mainstream, DIVANO non ne vuole più far parte.
Il pezzo è un reggae leggero ed orecchiabile, volutamente privo della malinconia che ha caratterizzato il precedente Jocelyn Pulsar, che continuare a ricordare alcune produzioni della Garrincha Dischi (ex etichetta di Jocelyn Pulsar).
Quello che forse più caratterizza la nuova strada intrapresa è il video, realizzato pressoché a costo zero, nel quale Pizzinelli mostra una serie di cartelli, ringraziando addirittura uno ad uno i suoi fan che hanno prestato la propria voce registrando la parola "giovane", creando un coro duepuntozero (ormai tutto quello che si fa con internet viene definito 2.0 anche dove il 2.0 non c'entra nulla, ho scritto duepuntozero solo per aver l'occasione di fare questa critica, ndr).
Se con Jocelyn Pulsar c'era una continua ricerca di un equilibrio vincente tra i delicatissimi e malinconici brani e le "dinamiche del mercato indipendente", qui DIVANO prende completamente le distanze, puntando sul "noi facciamo come ci pare, e chi ci ama ci seguirà".
Funzionerà? Ai posteri l'ardua sentenza... comunque per ora Pizzinelli sembra soddisfatto e per nulla pentito.
L'album uscirà a gennaio 2015, e Pizzinelli anticipa che rispetto allo stile acustico-cantautorale di Jocelyn Pulsar avrà una maggiore importanza la sezione ritmica, ed è l'ennesima dimostrazione che non si tratta solo di un cambio di moniker (anche qui, ho scritto moniker solo per potervi dire che odio la parola moniker e mi sembra ridicolo trovarla scritta negli articoli in italiano, ndr) ma proprio di una nuova fase per Pizzinelli e "i suoi ragazzi", che ci tengono a definire DIVANO un gruppo a tutti gli effetti: il "progetto" Jocelyn Pulsar è definitivamente chiuso.
* avevo postato qui "Arkanoid", ultima traccia di "Frutta fresca nel backstage", ultimo EP di Jocelyn Pulsar, in anteprima assoluta per Blogorroico. Ovviamente in gentile concessione gratuita da parte di Jocelyn Pulsar.
Questo articoletto è una mia spontanea iniziativa, da lui non prendo un euro, spero solo di dargli la visibilità (la nuova moneta degli anni '10, presto pagheremo tutto con la visibilità, altro che i bitcoin) che penso si meriti. Poi se vi piace, se volete ascoltarlo, o comprarlo, quello lo decidete voi. Io vi ho detto che esiste e che penso meriti almeno un ascolto (già che ci siete, ascoltatevi anche qualche pezzo vecchio come Jocelyn Pulsar!)
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mercoledì 29 ottobre 2014
Dopo gli Smiths
E' un po' come essere arrivato dopo Morrissey, dopo "Please please please let me get what I want this time".
Cioè, hai passato anche una canzone che durava più il titolo che la canzone stessa, hai rotto i coglioni a Dio chi per esso (o per Esso, in una questa società controllata ancora dai petrolieri), hai avuto quel cazzo che volevi, o forse te lo sei andato a prendere da solo e pure portato a casa come fosse una pubblicità della Nike (che i vestiti no, ma le pubblicità, ah, come le facevano loro...), e adesso, che cazzo vuoi?
Sarà anche finito tutto, ma nel mentre tu hai voluto quello che volevi, no?
E ora che cazzo ci vieni a rompere i coglioni?
Mi dispiace, è il turno di un altro, per piangere al cielo, e invocare pietà sulle note dei The Smiths.
A te resta Heaven knows I'm a miserable now.
Che palle.
Ti resta solo da cambiare la discografia, e partire da capo.
Hello.
Du maron.
Pensavi che 30 anni fossero serviti a qualcosa.
E forse forse, sono solo serviti ad aggiornare iTunes una decina di volte. E di più.
Hello. Whatever people say I am, that's what I'm not. What's the story, morning glory?
Cioè, hai passato anche una canzone che durava più il titolo che la canzone stessa, hai rotto i coglioni a Dio chi per esso (o per Esso, in una questa società controllata ancora dai petrolieri), hai avuto quel cazzo che volevi, o forse te lo sei andato a prendere da solo e pure portato a casa come fosse una pubblicità della Nike (che i vestiti no, ma le pubblicità, ah, come le facevano loro...), e adesso, che cazzo vuoi?
Sarà anche finito tutto, ma nel mentre tu hai voluto quello che volevi, no?
E ora che cazzo ci vieni a rompere i coglioni?
Mi dispiace, è il turno di un altro, per piangere al cielo, e invocare pietà sulle note dei The Smiths.
A te resta Heaven knows I'm a miserable now.
Che palle.
Ti resta solo da cambiare la discografia, e partire da capo.
Hello.
Du maron.
Pensavi che 30 anni fossero serviti a qualcosa.
E forse forse, sono solo serviti ad aggiornare iTunes una decina di volte. E di più.
Hello. Whatever people say I am, that's what I'm not. What's the story, morning glory?
mercoledì 1 ottobre 2014
I gatti che amano la vita
E poi dove vivo, una città dormitorio dalla quale scrivo
in un paese di ciechi e di sordi - che speri
si rivelino
più cechi e più Sordi quello che credi,
o di quello che vedi
in città dormitorio dove nemmeno trovi da parcheggiare
eppure ci vivi - ci credi?
in quelle tre vie triangolari dove ogni sonno si sembra fermare.
Saranno i gatti che voglion morire
- ma no -
ma la tua vita si svolge su strade molto più lontane,
da dire, da fare
come neanche potessi sentire
il rumore del mare, o una farfalla volare
o semplicemente un treno merci partire.
Che esempi di merda, poi, mica viviamo nelle città Lego
eppure qui l'ego
che nemmeno lego
ci porterà altrove, su ali fatate, o semplicemente datate
a rincorrere eterne chimere
qui, 40 km dalla ciminiere
che luci della centrale elettrica non sono
e non saranno mai
ognuno a rincorrere i suoi guai,
oppure non ci incontreremo mai, ma saremo comunque pronti
anche a non essere amici di Vasco, né Rossi, né Brondi.
Ma le strade davvero qui vanno lontano,
molto oltre questa mano
in un sogno che passa per ogni distributore
nel giorno, nella notte, nell'amore
di chi, di cosa, di che, oh
è passato un cartello, guarda te
come si cambia in fretta provincia, regione, credo e religione
pur di trovare una sola ragione.
Che si vive per raccontare tutto a 40, 30, 20 persone
o anche forse solo una
che i momenti per cui vale la pena vivere non sono quelli in cui respiri
ma quelli che il fiato te lo tolgono
però devi respirare subito dopo, e te lo devi ricordare
sennò è un momento indimenticabile - si ma perché è un infarto
e allora su certe cose non ci dobbiamo scherzare.
Non si scherza sui morti, sui santi, sui fanti,
sugli alfieri e sui re, guai a chiedere perché, su questa scacchiera
e intanto si fa sera
sulle nostre case in affitto, sui sogni emiliani pagati con rate di mutui
e con cartellini quotidiani.
La mia sera giunge al termine, ma non
mai e poi mai
la mia voglia di credere che possiamo
e dobbiamo
arrivare a qualcosa di diverso
perché in fondo lo possiamo avere, un finale migliore
se non altro per trovare un cazzo di parcheggio più vicino a casa.
in un paese di ciechi e di sordi - che speri
si rivelino
più cechi e più Sordi quello che credi,
o di quello che vedi
in città dormitorio dove nemmeno trovi da parcheggiare
eppure ci vivi - ci credi?
in quelle tre vie triangolari dove ogni sonno si sembra fermare.
Saranno i gatti che voglion morire
- ma no -
ma la tua vita si svolge su strade molto più lontane,
da dire, da fare
come neanche potessi sentire
il rumore del mare, o una farfalla volare
o semplicemente un treno merci partire.
Che esempi di merda, poi, mica viviamo nelle città Lego
eppure qui l'ego
che nemmeno lego
ci porterà altrove, su ali fatate, o semplicemente datate
a rincorrere eterne chimere
qui, 40 km dalla ciminiere
che luci della centrale elettrica non sono
e non saranno mai
ognuno a rincorrere i suoi guai,
oppure non ci incontreremo mai, ma saremo comunque pronti
anche a non essere amici di Vasco, né Rossi, né Brondi.
Ma le strade davvero qui vanno lontano,
molto oltre questa mano
in un sogno che passa per ogni distributore
nel giorno, nella notte, nell'amore
di chi, di cosa, di che, oh
è passato un cartello, guarda te
come si cambia in fretta provincia, regione, credo e religione
pur di trovare una sola ragione.
Che si vive per raccontare tutto a 40, 30, 20 persone
o anche forse solo una
che i momenti per cui vale la pena vivere non sono quelli in cui respiri
ma quelli che il fiato te lo tolgono
però devi respirare subito dopo, e te lo devi ricordare
sennò è un momento indimenticabile - si ma perché è un infarto
e allora su certe cose non ci dobbiamo scherzare.
Non si scherza sui morti, sui santi, sui fanti,
sugli alfieri e sui re, guai a chiedere perché, su questa scacchiera
e intanto si fa sera
sulle nostre case in affitto, sui sogni emiliani pagati con rate di mutui
e con cartellini quotidiani.
La mia sera giunge al termine, ma non
mai e poi mai
la mia voglia di credere che possiamo
e dobbiamo
arrivare a qualcosa di diverso
perché in fondo lo possiamo avere, un finale migliore
se non altro per trovare un cazzo di parcheggio più vicino a casa.
lunedì 22 settembre 2014
Autointervista: il vero motivo per cui sono tornato da Londra (tutta la verità!)
Non sarò breve: e lo dico fin da subito. Perché dovete sapere che a volte le cose non si possono sempre semplificare, o sintetizzare, sennò si perdono le sfumature, i dettagli... e le cose assumono un senso diverso.
Volete la verità? Beh, non dico sia complicata, ma di certo è lunga.
Ah, quindi in questi anni ci hai mentito?
No, mai. Oppure, si, ma non mi ricordo che balla vi ho detto. Di sicuro vi ho detto una piccola parte della verità. Non vi ho mentito, ho semplicemente omesso alcuni dettagli. Fatemi cominciare.
Vai...
Riassunto delle puntata precedenti: ho vissuto a Londra dall'agosto 2010 a marzo 2011 (e in seconda battuta da marzo 2012 a luglio 2012, ma oggi non parlerò di questo).
Lo sapevamo già, vai al dunque.
No, non tutti, e comunque era importante ricordarvi questa cosa dei due periodi. Parlerò solo del primo. Fatemi andare avanti.
Ero a Londra, mi piaceva la città (e mi piace ancora... ma con il tempo, forse l'età, forse le naturali cose che cambiano della vita ora forse ho imparato a conoscere bene i suoi difetti. E il fatto di conoscerli bene, a volte vuol dire anche prevenirli, o sopportarli. Prima forse ero più... incosciente/passionale), iniziavo ad avere degli amici, a migliorare con l'inglese, e così via. Avrai potuto trovare un altro lavoro che mi piacesse di più che fare il cameriere, pagato meglio, meno stressante e faticoso, e con orari più "sociali"... e che mi permettesse qualche weekend l'anno per tornare a Cento. Avrei dovuto migliorare parecchio il mio inglese, e mettermi in cerca. Una cosa sicuramente a sua volta stressante e parecchio impegnativa (come si dice, cercare lavoro è un lavoro) soprattutto a Londra, ma fattibile.
Atti... taglia corto... abbiamo capito... volevi restare a Londra... perché sei tornato?
Ecco, ci sono: io volevo fare lo scrittore. E scrivo in italiano. Ho sempre scritto in italiano, in inglese ho scritto qualche breve pensiero, ma non possedevo (e non possiedo ancora) un livello tale di inglese da avere la stessa prosa che ho in italiano. E inevitabilmente (per quello che riguarda il mio stile) la lingua che usi influenza la tua prosa, e anche leggermente i tuoi contenuti.
E a me piace l'italiano. Gli italiani meno, ma l'italiano si. E io volevo scrivere in italiano. Anche per parlare agli italiani. A voi (miei lettori / follower), innanzitutto.
Ok, vabbè. Ma non potevi continuare a scrivere in italiano, e nel mentre vivere a Londra?
Si e no. Si, Anche se a Londra piove (e altri racconti, credo) sono stati scritti mentre ero a Londra. Quindi si, si può tranquillamente scrivere dall'estero (anzi per certe cose è sicuramente più di ispirazione, sarà la distanza).
Però... no, non è possibile farsi pubblicare dall'estero. A meno che tu non sia seguito (e soprattutto lanciato) da una grossa casa editrice.
Ma tu hai provato a farti pubblicare da una grossa casa editrice?
In realtà questa domanda non me la fate di solito. Ma vi rispondo lo stesso: no. Sono andato dritto su Tempo al Libro perché la conoscevo. Mi piaceva come lavoravano, mi piacevano le loro opere, e mi fidavo di loro. E sono contentissimo della mia scelta.
(In ogni modo, le grosse case editrici è molto difficile che anche solo leggano veramente il tuo romanzo... forse prima o poi proverò, comunque.)
Tempo al Libro... e quindi? Dicci, dovevi per forza tornare in Italia per farti pubblicare da Tempo al Libro?
No, non per forza. Ovviamente non me l'hanno chiesto loro. L'ho deciso io. Credo che, perché un buon "prodotto artistico" abbia successo, ci vogliano tre cose.
1) Qualità: al di là dei gusti, credo ci sia. D'altronde un minimo di presunzione ci vuole per fare gli scrittori, no?
2) Diffusione: intendo l'abilità di mettersi in mostra, attraverso tutti i canali possibili. Ritengo di averne le capacità e di avere fatto qualcosa di buono, ma ancora di non essermi giocato tutte le carte.
3) Culo: un po' di fortuna ci vuole sempre. Ne ho avuta forse un po', può essere... di sicuro, botte di culo epocali ancora no.
Si ma non hai ancora detto...
...che palle! Fammi arrivarci! Allora, tornando ai tre punti di prima... qualità e culo li puoi avere anche da Londra, ma per come funziona il mercato letterario/artistico, sapendo già di avere un buon bacino di lettori/fan a Cento e dintorni, per me era fondamentale tornare sul territorio. Se volevo fare lo scrittore, in italiano, facendomi pubblicare, e vendendo, io dove stare qui. A Cento/Bologna/Ferrara.
E così ho fatto.
Quindi sei tornato per fare lo scrittore. Ma ora fai altro...
Si e no. Si: è vero, la mia principale fonte di reddito è un altro lavoro, che se vogliamo può anche avere qualcosa in comune con lo scrivere, ma di certo non è nell'editoria o nel giornalismo. (Mi occupo di comunicazione e business process management... che non voglio fare il figo, ma in italiano è troppo lungo, e comunque non è il post e nemmeno il posto in cui parlarne).
Ma devo anche dire che in questo momento storico, fare lo scrittore in Italia spesso vuol dire questo: tenere la scrittura come hobby/secondo lavoro. Statistiche alla mano, ci sono una decina (10!) scrittori in Italia che vivono di soli romanzi (Baricco, Fabio Volo, ecc...) e altri 60-70 che vivono dei romanzi di attività correlate (giornalismo, sceneggiature, radio, autori per comici, ecc).
Io non rientro nemmeno in questi 60-70, ma faccio parte degli altri circa 30mila scrittori in Italia che vendono almeno 50 copie l'anno... e sono comunque nella parte alta della classifica: ci sono altri 30mila scrittori che sono pubblicati ma vendono meno di 50 copie l'anno.
Quindi... si, mi sento di dire che sono uno scrittore. E faccio lo scrittore, anche. Non solo quello.
E io che pensavo che fossi tornato perché ti mancava Cento... però, da quel che ho letto in Anche se a Londra piove, pensavo che Londra ti avesse un po' nauseato...
Per carità, di sicuro Londra mi ha anche nauseato, come ho sempre detto c'è una forte ispirazione autobiografica in quel romanzo. Ma al tempo stesso ho anche sempre detto che IO NON SONO GIULIO!
Sicuro? No, sono sicuro che una volta hai detto "Io sono Giulio"...
Si, Giulio è una sorta di alter-ego della mia personalità, se vogliamo. E abbiamo tanto in comune, così come la mia e la sua esperienza londinese possono definirsi davvero simili.
Simili, ma non uguali! Quello che pensa o fa Giulio non è esattamente quello che ho pensato o fatto io. Abbiamo due vite diverse e due età diverse (io a Londra ero 26enne, Giulio è 19enne).
Ad esempio, Giulio si ritrova spesso solo, nel romanzo (non svelo niente sul finale, no spoiler). Anche io ho passato molti momenti in solitudine, ma a differenza di Giulio ho conosciuto più amici e trovato più persone. Ero meno solo di lui, anche in questo caso l'alter-ego di Giulio mi è servito per estremizzare una situazione (che comunque a sprazzi e fasi alterne vivevo anche io) e renderla più romanzata.
Anche qui: nessuna bugia, la solitudine di Giulio è la stessa mia e di tanti altri (anche tra voi lettori, siete stati in molti a dirmi che vi siete riconosciuti), semplicemente è stata messa in una forma "da romanzo". E se Giulio pensa certe cose di Londra... non le penso esattamente tutte nello stesso modo. Più di così non posso dire sennò spoilero chi ancora deve leggere.
Si si, ho capito. Vabbè. Eh, allora sei tornato per scrivere e scrivi... beh cacchio, sarai contento, no?
Si, di sicuro lo scrivere è una delle cose più belle della mia vita e avere cominciato a 28 anni (di certo non presto, ma neanche tardi) mi fa molto contento. Oltretutto il fatto di avere la scrittura come hobby mi permette di non avere pressioni sui tempi e sui contenuti di quello che scrivo. Continuo a scrivere quello che mi pare, quando mi pare, e se verrà pubblicato, tanto meglio.
Poi, è un po' limitante sapere che molto probabilmente la scrittura non sarà mai il mio unico lavoro... ma vabbè... mai dire mai, no? Se capita... tanto meglio.
Però poi forse avresti delle pressioni sui tempi e sui contenuti...
Eh, infatti. E' ben per quello che a volte ci penso e preferisco avere questo tipo di "pressioni" nel mio lavoro principale come dipendente, piuttosto che nel mio hobby/secondo lavoro artistico.
Si, capisco. Senti ma... poi però ci sei tornato a Londra... perché? E poi perché sei ri-ritornato qui? Che poi in realtà il libro l'avevi pubblicato dopo la seconda volta......ma saranno anche un po' cazzi miei, o no? Comunque quello che ho scritto sopra è la verità. Se ci sono altri parti di cielo che non ho voluto illuminare, sarà che forse ci stanno solo delle nuvole, o che nascondono delle stelle che voglio tenere solo per me.
Eh tutta 'sta poesia così all'improvviso... ma forse vuoi dirci che...
No, era solo un preambolo romantico per dirvi che... ma no, non voglio essere volgare. Lo faccio dire ai The Pills. Non saprei dirlo meglio.
Volete la verità? Beh, non dico sia complicata, ma di certo è lunga.
Ah, quindi in questi anni ci hai mentito?
No, mai. Oppure, si, ma non mi ricordo che balla vi ho detto. Di sicuro vi ho detto una piccola parte della verità. Non vi ho mentito, ho semplicemente omesso alcuni dettagli. Fatemi cominciare.
Vai...
Riassunto delle puntata precedenti: ho vissuto a Londra dall'agosto 2010 a marzo 2011 (e in seconda battuta da marzo 2012 a luglio 2012, ma oggi non parlerò di questo).
Lo sapevamo già, vai al dunque.
No, non tutti, e comunque era importante ricordarvi questa cosa dei due periodi. Parlerò solo del primo. Fatemi andare avanti.
Ero a Londra, mi piaceva la città (e mi piace ancora... ma con il tempo, forse l'età, forse le naturali cose che cambiano della vita ora forse ho imparato a conoscere bene i suoi difetti. E il fatto di conoscerli bene, a volte vuol dire anche prevenirli, o sopportarli. Prima forse ero più... incosciente/passionale), iniziavo ad avere degli amici, a migliorare con l'inglese, e così via. Avrai potuto trovare un altro lavoro che mi piacesse di più che fare il cameriere, pagato meglio, meno stressante e faticoso, e con orari più "sociali"... e che mi permettesse qualche weekend l'anno per tornare a Cento. Avrei dovuto migliorare parecchio il mio inglese, e mettermi in cerca. Una cosa sicuramente a sua volta stressante e parecchio impegnativa (come si dice, cercare lavoro è un lavoro) soprattutto a Londra, ma fattibile.
Atti... taglia corto... abbiamo capito... volevi restare a Londra... perché sei tornato?
Ecco, ci sono: io volevo fare lo scrittore. E scrivo in italiano. Ho sempre scritto in italiano, in inglese ho scritto qualche breve pensiero, ma non possedevo (e non possiedo ancora) un livello tale di inglese da avere la stessa prosa che ho in italiano. E inevitabilmente (per quello che riguarda il mio stile) la lingua che usi influenza la tua prosa, e anche leggermente i tuoi contenuti.
E a me piace l'italiano. Gli italiani meno, ma l'italiano si. E io volevo scrivere in italiano. Anche per parlare agli italiani. A voi (miei lettori / follower), innanzitutto.
Ok, vabbè. Ma non potevi continuare a scrivere in italiano, e nel mentre vivere a Londra?
Si e no. Si, Anche se a Londra piove (e altri racconti, credo) sono stati scritti mentre ero a Londra. Quindi si, si può tranquillamente scrivere dall'estero (anzi per certe cose è sicuramente più di ispirazione, sarà la distanza).
Però... no, non è possibile farsi pubblicare dall'estero. A meno che tu non sia seguito (e soprattutto lanciato) da una grossa casa editrice.
Ma tu hai provato a farti pubblicare da una grossa casa editrice?
In realtà questa domanda non me la fate di solito. Ma vi rispondo lo stesso: no. Sono andato dritto su Tempo al Libro perché la conoscevo. Mi piaceva come lavoravano, mi piacevano le loro opere, e mi fidavo di loro. E sono contentissimo della mia scelta.
(In ogni modo, le grosse case editrici è molto difficile che anche solo leggano veramente il tuo romanzo... forse prima o poi proverò, comunque.)
Tempo al Libro... e quindi? Dicci, dovevi per forza tornare in Italia per farti pubblicare da Tempo al Libro?
No, non per forza. Ovviamente non me l'hanno chiesto loro. L'ho deciso io. Credo che, perché un buon "prodotto artistico" abbia successo, ci vogliano tre cose.
1) Qualità: al di là dei gusti, credo ci sia. D'altronde un minimo di presunzione ci vuole per fare gli scrittori, no?
2) Diffusione: intendo l'abilità di mettersi in mostra, attraverso tutti i canali possibili. Ritengo di averne le capacità e di avere fatto qualcosa di buono, ma ancora di non essermi giocato tutte le carte.
3) Culo: un po' di fortuna ci vuole sempre. Ne ho avuta forse un po', può essere... di sicuro, botte di culo epocali ancora no.
Si ma non hai ancora detto...
...che palle! Fammi arrivarci! Allora, tornando ai tre punti di prima... qualità e culo li puoi avere anche da Londra, ma per come funziona il mercato letterario/artistico, sapendo già di avere un buon bacino di lettori/fan a Cento e dintorni, per me era fondamentale tornare sul territorio. Se volevo fare lo scrittore, in italiano, facendomi pubblicare, e vendendo, io dove stare qui. A Cento/Bologna/Ferrara.
E così ho fatto.
Quindi sei tornato per fare lo scrittore. Ma ora fai altro...
Si e no. Si: è vero, la mia principale fonte di reddito è un altro lavoro, che se vogliamo può anche avere qualcosa in comune con lo scrivere, ma di certo non è nell'editoria o nel giornalismo. (Mi occupo di comunicazione e business process management... che non voglio fare il figo, ma in italiano è troppo lungo, e comunque non è il post e nemmeno il posto in cui parlarne).
Ma devo anche dire che in questo momento storico, fare lo scrittore in Italia spesso vuol dire questo: tenere la scrittura come hobby/secondo lavoro. Statistiche alla mano, ci sono una decina (10!) scrittori in Italia che vivono di soli romanzi (Baricco, Fabio Volo, ecc...) e altri 60-70 che vivono dei romanzi di attività correlate (giornalismo, sceneggiature, radio, autori per comici, ecc).
Io non rientro nemmeno in questi 60-70, ma faccio parte degli altri circa 30mila scrittori in Italia che vendono almeno 50 copie l'anno... e sono comunque nella parte alta della classifica: ci sono altri 30mila scrittori che sono pubblicati ma vendono meno di 50 copie l'anno.
Quindi... si, mi sento di dire che sono uno scrittore. E faccio lo scrittore, anche. Non solo quello.
E io che pensavo che fossi tornato perché ti mancava Cento... però, da quel che ho letto in Anche se a Londra piove, pensavo che Londra ti avesse un po' nauseato...
Per carità, di sicuro Londra mi ha anche nauseato, come ho sempre detto c'è una forte ispirazione autobiografica in quel romanzo. Ma al tempo stesso ho anche sempre detto che IO NON SONO GIULIO!
Sicuro? No, sono sicuro che una volta hai detto "Io sono Giulio"...
Si, Giulio è una sorta di alter-ego della mia personalità, se vogliamo. E abbiamo tanto in comune, così come la mia e la sua esperienza londinese possono definirsi davvero simili.
Simili, ma non uguali! Quello che pensa o fa Giulio non è esattamente quello che ho pensato o fatto io. Abbiamo due vite diverse e due età diverse (io a Londra ero 26enne, Giulio è 19enne).
Ad esempio, Giulio si ritrova spesso solo, nel romanzo (non svelo niente sul finale, no spoiler). Anche io ho passato molti momenti in solitudine, ma a differenza di Giulio ho conosciuto più amici e trovato più persone. Ero meno solo di lui, anche in questo caso l'alter-ego di Giulio mi è servito per estremizzare una situazione (che comunque a sprazzi e fasi alterne vivevo anche io) e renderla più romanzata.
Anche qui: nessuna bugia, la solitudine di Giulio è la stessa mia e di tanti altri (anche tra voi lettori, siete stati in molti a dirmi che vi siete riconosciuti), semplicemente è stata messa in una forma "da romanzo". E se Giulio pensa certe cose di Londra... non le penso esattamente tutte nello stesso modo. Più di così non posso dire sennò spoilero chi ancora deve leggere.
Si si, ho capito. Vabbè. Eh, allora sei tornato per scrivere e scrivi... beh cacchio, sarai contento, no?
Si, di sicuro lo scrivere è una delle cose più belle della mia vita e avere cominciato a 28 anni (di certo non presto, ma neanche tardi) mi fa molto contento. Oltretutto il fatto di avere la scrittura come hobby mi permette di non avere pressioni sui tempi e sui contenuti di quello che scrivo. Continuo a scrivere quello che mi pare, quando mi pare, e se verrà pubblicato, tanto meglio.
Poi, è un po' limitante sapere che molto probabilmente la scrittura non sarà mai il mio unico lavoro... ma vabbè... mai dire mai, no? Se capita... tanto meglio.
Però poi forse avresti delle pressioni sui tempi e sui contenuti...
Eh, infatti. E' ben per quello che a volte ci penso e preferisco avere questo tipo di "pressioni" nel mio lavoro principale come dipendente, piuttosto che nel mio hobby/secondo lavoro artistico.
Si, capisco. Senti ma... poi però ci sei tornato a Londra... perché? E poi perché sei ri-ritornato qui? Che poi in realtà il libro l'avevi pubblicato dopo la seconda volta......ma saranno anche un po' cazzi miei, o no? Comunque quello che ho scritto sopra è la verità. Se ci sono altri parti di cielo che non ho voluto illuminare, sarà che forse ci stanno solo delle nuvole, o che nascondono delle stelle che voglio tenere solo per me.
Eh tutta 'sta poesia così all'improvviso... ma forse vuoi dirci che...
No, era solo un preambolo romantico per dirvi che... ma no, non voglio essere volgare. Lo faccio dire ai The Pills. Non saprei dirlo meglio.
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