Il rumore dei maccheroni crudi dentro al piatto vuoto.
Il rumore di una Fiat Punto prima serie un po' smarmittata.
Italia Uno alle 8 di sera.
Il rumore di una Formula1 alla TV o su youtube.
Il rumore di una macchina rally WRC (vera o finta che sia).
E poi c'è un'isola, un posto distante dal mondo ad appena pochi minuti dal mondo stesso. E ci sono i pescatori, ci sono i moli e i porticcioli, c'è la gente che passeggia annoiata (ma d'estate è pieno di figa, dicono) e ci sono tante luci la sera. C'è la genuinità, c'è l'odore del mare, che la gente che migra da un caffè all'altro come nei paesi di montagna (solo che li d'estate è pieno di figa, dicono). Ci sono le famiglie, con le nonne che sembrano le tue, e parlano come le tue. C'è una ragazza che è alta come te, forse più di te, con quel viso carino e una voce da transessuale (che comunque poi se ti stufi... esatto, li d'estate è pieno di figa. dicono.) Ci sono le macchine vecchie, guidate come si deve. Ci sono le case basse, i tramonti bassi, la terra bassa, e anche tu sei basso, e tutto il resto è alto ma chi cazzo se ne frega. Poi ci sono i mezzi pubblici e il metano, c'è una vita da prendere e spendere sopra, c'è tutto un qualcosa di bello e genuino, e c'è anche un sacco di figa (d'estate) (dicono).
Ma tutto questo con me non c'entra niente, so solo che le mie valigie non sono mai impolverate.
venerdì 23 dicembre 2011
giovedì 15 dicembre 2011
O.D.I.O. (Odio Dover Iniziare Odiando)
Odio l'inverno, odio l'inverno qui, odio il Natale, odio Masini e le sue ansie, odio Eros Ramazzotti, odio Micheal Bublè, odio il cielo grigio, odio star con me un altro inverno a Pordenone, odio il maldigola, odio il sistema, odio i miei jeans, odio questo post, odio il sistema dei social network, odio me stesso, odio la gente, odio i concerti che non ho potuto vedere, odio i baci che non ho potuto dare, odio tutte le cose che mi sono perso, odio tutte le volte che mi sono perso, odio il fatto di non saper suonare la chitarra, odio tutte le volte che posso cambiare qualcosa e non lo faccio, odio la mia incapacità di reazione, odio me stesso, odio quando mi ripeto, odio i brani dei Crystal Castles che non si ascoltano, odio dover aspettare senza poter far nulla, odio dover cercare una giustificazione da dare a me stesso, odio dover cambiare le lenzuola, odio la mia pancetta, odio non piangere, odio il cane che mi sporca i jeans, odio il freddo, odio tante persone, odio Cento, odio Londra, odio Milano e Bologna, odio la mia macchina, odio il mio conto corrente, odio la disoccupazione degli altri, odio il mondo del lavoro italiano, odio la distanza, odio la ryanair, odio gli autobus, odio i treni, odio i traghetti, odio i taxi, odio l'irish english, odio le scarpe che costano troppo, odio tutti i sogni che non riesco a raggiungere.
E odio tutto il mio odiare.
E odio tutto il mio odiare.
martedì 13 dicembre 2011
Oggi non è mai domani
"Stanco di ste raschiate di barile" pensava lui.
Le luci basse, e i bassi, erano già diffusi nella sala. E andava avanti a muoversi come se fosse niente, come se fosse il solito, il solito drink o la solita birra.
E la solita storia.
Lui, tu, lei, chiunque, non fa importanza, o non fa differenza.
E' un lavoro di monotonia e piedi bassi.
Mentre si avvicina, avvolgendosi, passando sotto e attraverso i tuoi mille coltelli senza mai tagliarsi, senza prendere il veleno, andando avanti nel suo farsi male.
Voleva cambiare qualcosa e invece no: voleva risolvere il mondo, o perlomeno il proprio e invece no. Andrà sempre avanti così.
Prima o poi le cose cambieranno, e se c'è un giorno in cui cambieranno davvero quello è domani, sempre domani, il giorno in cui cambiano le cose è sempre domani e domani non arriva mai. Oggi non è mai domani.
E' un gioco di luci e di silenzi, di poche fonti luminose, di fango e controsterzo... il respiro conta più di ogni altra cosa e fumare o non fumare fa davvero la differenza.
Sempre più fatica per arrivare a casa, per arrivare sul proprio materasso sani e salvi.
Per sopravvivere ai danni della comunità europee e delle monete uniche, dei passaporti e delle dogane, dei linguaggi universali e dell'acidità di stomaco, dei vini sottocosto e delle bottiglie convenienza.
E' quasi un'attesa ebraica, o forse semplicemente cattolica, o forse la religione non c'entra davvero nulla con tutto questo. Con questo vuoto che terribilmente avanza senza alcuna pietà verso niente e nessuno... il mondo va avanti e tu hai svoltato alla prima laterale, ormai sei da un'altra parte senza che gli altri se ne siano veramente accorti.
Restano solamente i suoi occhi fissi. Come due fari accesi con le luci di posizione. E il silenzio che entra da tutte le parti, capace di riempire anche i vuoti dei bassi della dubstep.
Ci saranno ancora da prendere un sacco di aerei e di autobus, e ho già il mal di testa solo a pensarci.
La fine è vicina. E suona dubstep.
Radioscozialibera plays Massive Attack - Paradise Circus (Zeds Dead Remix)
Le luci basse, e i bassi, erano già diffusi nella sala. E andava avanti a muoversi come se fosse niente, come se fosse il solito, il solito drink o la solita birra.
E la solita storia.
Lui, tu, lei, chiunque, non fa importanza, o non fa differenza.
E' un lavoro di monotonia e piedi bassi.
Mentre si avvicina, avvolgendosi, passando sotto e attraverso i tuoi mille coltelli senza mai tagliarsi, senza prendere il veleno, andando avanti nel suo farsi male.
Voleva cambiare qualcosa e invece no: voleva risolvere il mondo, o perlomeno il proprio e invece no. Andrà sempre avanti così.
Prima o poi le cose cambieranno, e se c'è un giorno in cui cambieranno davvero quello è domani, sempre domani, il giorno in cui cambiano le cose è sempre domani e domani non arriva mai. Oggi non è mai domani.
E' un gioco di luci e di silenzi, di poche fonti luminose, di fango e controsterzo... il respiro conta più di ogni altra cosa e fumare o non fumare fa davvero la differenza.
Sempre più fatica per arrivare a casa, per arrivare sul proprio materasso sani e salvi.
Per sopravvivere ai danni della comunità europee e delle monete uniche, dei passaporti e delle dogane, dei linguaggi universali e dell'acidità di stomaco, dei vini sottocosto e delle bottiglie convenienza.
E' quasi un'attesa ebraica, o forse semplicemente cattolica, o forse la religione non c'entra davvero nulla con tutto questo. Con questo vuoto che terribilmente avanza senza alcuna pietà verso niente e nessuno... il mondo va avanti e tu hai svoltato alla prima laterale, ormai sei da un'altra parte senza che gli altri se ne siano veramente accorti.
Restano solamente i suoi occhi fissi. Come due fari accesi con le luci di posizione. E il silenzio che entra da tutte le parti, capace di riempire anche i vuoti dei bassi della dubstep.
Ci saranno ancora da prendere un sacco di aerei e di autobus, e ho già il mal di testa solo a pensarci.
La fine è vicina. E suona dubstep.
Radioscozialibera plays Massive Attack - Paradise Circus (Zeds Dead Remix)
mercoledì 16 novembre 2011
Io, disoccupato (per scelta)
Premetto: non sto cercando "attivamente" lavoro. Se vedo un qualcosa di interessante, mando il CV, ma non sto cercando lavoro in maniera attiva.
E' un po' la differenza che c'è tra vedere dei jeans in vetrina mentre passeggi ed entrare per comprarli, e prendersi su e andare al centro commerciale con l'intento di fare shopping.
Ma mio padre, forse compassionevole del fatto che le ore che non passavo dietro al bancone del bar (dal quale mi sono licenziato) le passavo tra il letto (letto vuoto: evidentemente chi non lavora non fa l'amore, e chi lavora non ha nemmeno il tempo per masturbarsi) e il macbook, si prodiga per trovarmi lavoro.
Quindi mi appoggia sulla scrivania annunci che trova sui giornali. E mi parla di "il mio ex collega che..."
Lui è in pensione, ma esisterebbero questi suoi "ex colleghi che..."
...che in realtà non stanno cercando nessuno da assumere, questa è la grande realtà. Però lui "è rimasto in buoni rapporti" e quindi si sa mai che tengano in considerazione il mio CV.
Per carità; a casa mia le raccomandazioni non esistono. Esiste un uomo (mio padre) che si è fatto il mazzo per tutta la vita lavorativa, che è stato riconosciuto nel suo posto di lavoro come una persona affidabile e in gamba, che conosce un giovane (io) che ritiene altrettanto affidabile e in gamba, avendogliene dato prova in anni di convivenza. Qui non si regala niente.
Il problema è appunto che... le raccomandazioni non esistono.
Quindi, mio padre mi segnala ad una sua ex collega, che a sua volta mi segnala ad una responsabile di una agenzia interinale.
Io, per riconoscenza verso mio padre, la contatto. E poi, voglio essere ottimista, si sa mai che salti furoi qualcosa che mi ispiri. Lei è molto gentile, e si fa inviare il mio CV.
Mi telefona una ragazza dalla filiale di Granarolo, una certa G. La responsabile le ha girato il mio cv.
C'è una filiale anche a Cento, ma lei collabora più spesso con quella li. E questa G. mi ha chiesto di andare a fare un colloquio li, a Granarolo.
Praticamente, invece che fare questo normale colloquio in bici, a Cento, mi faccio 70 km e vado a farlo a Granarolo. A casa mia le raccomandazioni funzionano al contrario.
Ma va beh, se mi han chiamato così in fretta, dopo aver letto il mio colloquio, e su suggerimento di una responsabile, avranno qualcosa da propormi.
Parto di casa: un quarto d'ora di ritardo, causa un paio di imprevisti. Candidato in ritardo, -10 punti.
Guida racing, evitando tutti i velox, e rispettando il codice della strada entro la tolleranza: driving skills +10 points, problem solving skills +10 points.
Arrivo, ore 14.29. Parcheggio la macchina, mi volto, e c'è la sede. Entrerò alle 14.30 in punto, orario esatto del mio appuntamento. Mai stato così puntuale.
Sto per attraversare la strada, e guardo a destra. Mi fermo un attimo. Devo guardare a sinistra. Non sono più a Londra. Sarà stato lo spartitraffico in mezzo alla strada, così inglese, e farmi venire in mentre le strade londinesi. Però questa coincidenza, proprio poco prima di un colloquio.
Entro dentro. "Sono E.A., ho un colloquio con..."
"Con me, Giulia, piacere."
La tipa è anche carina, capello corto con meches bionde, pettinato un po' eightes un po' stile fighetta di Camden Town (e 2...), con un'occhiale nerd stile Arisa. Probabilmente è più giovane di me.
Il problema è che si trova dietro la reception. E deve farmi un colloquio. C'è qualcosa che...
"Ecco, se mi compili questo modulo..."
...c'è qualcosa che non va, appunto.
Io, che sono un disoccupato signor nessuno, ti ho mandato un CV per email. Ce l'hai già sul computer. Mi hai detto di averlo letto. E mi hai chiamato per un colloquio.
Ora, io, invece, devo ricopiarlo tutto (e son 3 pagine, che a forza di fare i precari, a soli 27 anni hai già una barca di esperienze) su un modulo. Che poi, sarà ricopiato a computer da un altro precario come me. Se quel precario potesse avere direttamente il mio CV in formato PDF, ci metteremmo 5 minuti invece di 45, e avremmo dei dati più corretti.
E invece, io, con il mio giaccone da londoner, seduto allo sgabellino in plastica, che trema tutto mentre scrivo, mentre mi fa male la mia contusione alla mano destra (rimediata in maniera poco consona alla ricerca di un lavoro). E dire che mi ero anche messo una camicia.
Avevo anche un cazzo di camicia indosso.
Mi son sentito umiliato, trattato come il primo extracomunitario di passaggio per strada che volentieri si lascia sottoporre a tutto questo.
Io sono stato straniero, io mi sono fatto il mio mazzo tra la burocrazia londinese. Ho fatto lavoro poco qualificati sempre con il sorriso sulle labbra, ho fatto volontariato tra le lamiere, l'eternit e le mucche etiopi, e ci fosse un motivo, andrei anche a pulire i cessi, e mi sentirei orgoglioso nel farlo. Mi sono fatto anni di gavetta, anni di "stai zitto e intanto fai quel che devi fare", anni di "sei appena entrato, aspetta". So cosa vuol dire lavorare, so cosa vuol dire farsi il culo. In Italia e all'estero.
Non è la fatica, è lo spreco. Così cantano i Perturbazione in "Del nostro tempo rubato".
Non è la fatica di compilare un modulo, è lo spreco di tempo. E' lo spreco di me.
E dopo un quarto d'ora circa, siccome è lungo compilare tutto e ricordarmi tutto a memoria (anche se devo dire che la mia ottima memoria mi salva sempre), mi sento dire "come va? tutto bene?". Un po' come se fossi io rincoglionito a non farcela in fretta.
Finisco di compilare, e ci spostiamo in questa postazione ricavata dalle pareti di vetro e cartongesso. Inizia a leggere il mio modulo, poi lo sottolinea, cerchia, integra, e mi fa domande come se il mio CV non l'avesse mai letto. Perché... si, non l'ha mai letto. Mi ha preso per il culo.
Poi alla fine lo leggicchia, prende qualche riga di spunto, poi gira, e tralascia completamente tutta la parte "non profit".
Ma dio mio, puttanella, c'è anche qualcuno che nel suo tempo libero fa cose un po' più edificanti che fare la zoccolina radical chic all'Estragon.
E poi legge i lavori che vorrei fare. Ho scritto comunicazione, pubblicità, marketing. Che sono le cose per cui ho studiato, poi.
"Eh... come sai, ora è un periodo molto difficile per questi lavori, e in questo momento non ne abbiamo."
Sono 3 anni che è un periodo molto difficile per questi lavori. E lo era anche prima, solo che io dovevo ancora laurearmi e non mi riguardava direttamente.
"Saresti disposto a lavorare anche in ufficio, come impiegato magari, nel settore amministrativo? Ho visto che qui hai fatto un corso di contabilità..."
In realtà la mia risposta è NO!!! STO CAZZO!!! però mi dimostro sensibile e dico "Si, certo" e aggiungo anche che sarei disposto a lavorare nel raggio di 40 km.
"Andata e ritorno?"
"No no, anche 40 andata e 40 ritorno, 80 chilometri al giorno".
"Ah, bene. Comunque, ora non abbiamo niente da offrire nemmeno per questo settore, però comunque ora il tuo profilo entra nella nostra banca dati, quindi nelle provincie di Bologna, Ferrara e Modena... ci fosse qualcosa, ti contattiamo noi."
Esattamente come mi hanno detto le altre 6-7 agenzie interinali di Cento nelle quali mi sono iscritto nel 2007, in cui ho riaggiornato i miei dati nel 2009, e che non mi hanno mai contattato. A parte un paio di casi. E i (2) lavori che mi hanno offerto erano sempre lontani, malpagati, e diversi dal mio titolo di studio.
E così le stringo la mano, saluto anche l'altra passera che nel mentre s'era accomodata in reception (quella si che era una passerona!) e me ne esco, con i miei occhiali da sole in faccia, i miei segni alla Tyler Durden che iniziano a spargersi per il resto del viso, a riattraversare la stessa strada di prima.
Probabilmente G. si era laureata con ottimi propositi, probabilmente era una che sognava Londra ascoltando i dischi dei The Smiths, poi alla fine ha trovato un moroso che la accompagnasse ai concerti di Dente, e uno stipendio sicuro con il quale comprare le borsette da Scout.
E allora chissenefrega di Londra. E anche se pensa che tutto quel posto di lavoro sia una gran cazzata, lei resta li e li resterà. Quella non è la strada provinciale ** , quella è un'altra Revolutionary Road, il film.
E io invece no, io non dico no ai miei sogni e a quello che sono, io non mi arrendo a queste cose, io preferisco morire sotto un ponte dopo aver provato a essere quello che sono piuttosto che sprecarmi, che arrendermi, che farmi umiliare e sfruttare.
E non è mica che sono un comunistoide, o un rivoluzionario utopico, o un Alex Supertramp... io ci fosse un partito decente forse voterei anche centrodestra, vivrei molto a fatica senza il mio macbook, e anche se vivo ancora come un 19enne allo sbaraglio non vedo l'ora di prenotare i posti ai concerti e sedermi nelle tribune con mia moglie (e tempo che capisca, portarci mio figlio in braccio).
Si forse delle due sono conservatore, ma col cazzo che vi regalo la mia vita. Io, nella Revolutionary Road, non ci vado.
E cara G., ricordati che stai lavorando con delle persone. Sarà anche un lavoro di merda sottopagato il tuo, che nemmeno ti piace, ma siamo delle persone. Non prenderci per il culo.
E poi si sa mai, un giorno qualcuno potrebbe pubblicare la tua storia su di un blog, o ancora peggio, su un libro, e allora forse metterti a piangere a dirotto e aver capito di essere una fallita a tre settimane dalle nozze potrebbe diventare un problema. Un problema che non risolverai all'Estragon con la playlist di DJ Scandella.
Quanto a me... davvero, non ho voglia di entrare nel mondo del lavoro. Perlomeno, non in questo. Ho voglia di lavorare, si. Ma non in questo mondo e a queste condizioni.
Sono malato, forse? Sono da mandare da uno psicologo?
Non credo. Non mandatemi uno psicologo... offritemi un lavoro. Serio. Dove esista meritocrazia, rispetto.
Non esistono? In Italia non ci sono più?
Pazienza... andrò all'estero. Perché qui, davvero, mi è passata la voglia di lavorare.
E' un po' la differenza che c'è tra vedere dei jeans in vetrina mentre passeggi ed entrare per comprarli, e prendersi su e andare al centro commerciale con l'intento di fare shopping.
Ma mio padre, forse compassionevole del fatto che le ore che non passavo dietro al bancone del bar (dal quale mi sono licenziato) le passavo tra il letto (letto vuoto: evidentemente chi non lavora non fa l'amore, e chi lavora non ha nemmeno il tempo per masturbarsi) e il macbook, si prodiga per trovarmi lavoro.
Quindi mi appoggia sulla scrivania annunci che trova sui giornali. E mi parla di "il mio ex collega che..."
Lui è in pensione, ma esisterebbero questi suoi "ex colleghi che..."
...che in realtà non stanno cercando nessuno da assumere, questa è la grande realtà. Però lui "è rimasto in buoni rapporti" e quindi si sa mai che tengano in considerazione il mio CV.
Per carità; a casa mia le raccomandazioni non esistono. Esiste un uomo (mio padre) che si è fatto il mazzo per tutta la vita lavorativa, che è stato riconosciuto nel suo posto di lavoro come una persona affidabile e in gamba, che conosce un giovane (io) che ritiene altrettanto affidabile e in gamba, avendogliene dato prova in anni di convivenza. Qui non si regala niente.
Il problema è appunto che... le raccomandazioni non esistono.
Quindi, mio padre mi segnala ad una sua ex collega, che a sua volta mi segnala ad una responsabile di una agenzia interinale.
Io, per riconoscenza verso mio padre, la contatto. E poi, voglio essere ottimista, si sa mai che salti furoi qualcosa che mi ispiri. Lei è molto gentile, e si fa inviare il mio CV.
Mi telefona una ragazza dalla filiale di Granarolo, una certa G. La responsabile le ha girato il mio cv.
C'è una filiale anche a Cento, ma lei collabora più spesso con quella li. E questa G. mi ha chiesto di andare a fare un colloquio li, a Granarolo.
Praticamente, invece che fare questo normale colloquio in bici, a Cento, mi faccio 70 km e vado a farlo a Granarolo. A casa mia le raccomandazioni funzionano al contrario.
Ma va beh, se mi han chiamato così in fretta, dopo aver letto il mio colloquio, e su suggerimento di una responsabile, avranno qualcosa da propormi.
Parto di casa: un quarto d'ora di ritardo, causa un paio di imprevisti. Candidato in ritardo, -10 punti.
Guida racing, evitando tutti i velox, e rispettando il codice della strada entro la tolleranza: driving skills +10 points, problem solving skills +10 points.
Arrivo, ore 14.29. Parcheggio la macchina, mi volto, e c'è la sede. Entrerò alle 14.30 in punto, orario esatto del mio appuntamento. Mai stato così puntuale.
Sto per attraversare la strada, e guardo a destra. Mi fermo un attimo. Devo guardare a sinistra. Non sono più a Londra. Sarà stato lo spartitraffico in mezzo alla strada, così inglese, e farmi venire in mentre le strade londinesi. Però questa coincidenza, proprio poco prima di un colloquio.
Entro dentro. "Sono E.A., ho un colloquio con..."
"Con me, Giulia, piacere."
La tipa è anche carina, capello corto con meches bionde, pettinato un po' eightes un po' stile fighetta di Camden Town (e 2...), con un'occhiale nerd stile Arisa. Probabilmente è più giovane di me.
Il problema è che si trova dietro la reception. E deve farmi un colloquio. C'è qualcosa che...
"Ecco, se mi compili questo modulo..."
...c'è qualcosa che non va, appunto.
Io, che sono un disoccupato signor nessuno, ti ho mandato un CV per email. Ce l'hai già sul computer. Mi hai detto di averlo letto. E mi hai chiamato per un colloquio.
Ora, io, invece, devo ricopiarlo tutto (e son 3 pagine, che a forza di fare i precari, a soli 27 anni hai già una barca di esperienze) su un modulo. Che poi, sarà ricopiato a computer da un altro precario come me. Se quel precario potesse avere direttamente il mio CV in formato PDF, ci metteremmo 5 minuti invece di 45, e avremmo dei dati più corretti.
E invece, io, con il mio giaccone da londoner, seduto allo sgabellino in plastica, che trema tutto mentre scrivo, mentre mi fa male la mia contusione alla mano destra (rimediata in maniera poco consona alla ricerca di un lavoro). E dire che mi ero anche messo una camicia.
Avevo anche un cazzo di camicia indosso.
Mi son sentito umiliato, trattato come il primo extracomunitario di passaggio per strada che volentieri si lascia sottoporre a tutto questo.
Io sono stato straniero, io mi sono fatto il mio mazzo tra la burocrazia londinese. Ho fatto lavoro poco qualificati sempre con il sorriso sulle labbra, ho fatto volontariato tra le lamiere, l'eternit e le mucche etiopi, e ci fosse un motivo, andrei anche a pulire i cessi, e mi sentirei orgoglioso nel farlo. Mi sono fatto anni di gavetta, anni di "stai zitto e intanto fai quel che devi fare", anni di "sei appena entrato, aspetta". So cosa vuol dire lavorare, so cosa vuol dire farsi il culo. In Italia e all'estero.
Non è la fatica, è lo spreco. Così cantano i Perturbazione in "Del nostro tempo rubato".
Non è la fatica di compilare un modulo, è lo spreco di tempo. E' lo spreco di me.
E dopo un quarto d'ora circa, siccome è lungo compilare tutto e ricordarmi tutto a memoria (anche se devo dire che la mia ottima memoria mi salva sempre), mi sento dire "come va? tutto bene?". Un po' come se fossi io rincoglionito a non farcela in fretta.
Finisco di compilare, e ci spostiamo in questa postazione ricavata dalle pareti di vetro e cartongesso. Inizia a leggere il mio modulo, poi lo sottolinea, cerchia, integra, e mi fa domande come se il mio CV non l'avesse mai letto. Perché... si, non l'ha mai letto. Mi ha preso per il culo.
Poi alla fine lo leggicchia, prende qualche riga di spunto, poi gira, e tralascia completamente tutta la parte "non profit".
Ma dio mio, puttanella, c'è anche qualcuno che nel suo tempo libero fa cose un po' più edificanti che fare la zoccolina radical chic all'Estragon.
E poi legge i lavori che vorrei fare. Ho scritto comunicazione, pubblicità, marketing. Che sono le cose per cui ho studiato, poi.
"Eh... come sai, ora è un periodo molto difficile per questi lavori, e in questo momento non ne abbiamo."
Sono 3 anni che è un periodo molto difficile per questi lavori. E lo era anche prima, solo che io dovevo ancora laurearmi e non mi riguardava direttamente.
"Saresti disposto a lavorare anche in ufficio, come impiegato magari, nel settore amministrativo? Ho visto che qui hai fatto un corso di contabilità..."
In realtà la mia risposta è NO!!! STO CAZZO!!! però mi dimostro sensibile e dico "Si, certo" e aggiungo anche che sarei disposto a lavorare nel raggio di 40 km.
"Andata e ritorno?"
"No no, anche 40 andata e 40 ritorno, 80 chilometri al giorno".
"Ah, bene. Comunque, ora non abbiamo niente da offrire nemmeno per questo settore, però comunque ora il tuo profilo entra nella nostra banca dati, quindi nelle provincie di Bologna, Ferrara e Modena... ci fosse qualcosa, ti contattiamo noi."
Esattamente come mi hanno detto le altre 6-7 agenzie interinali di Cento nelle quali mi sono iscritto nel 2007, in cui ho riaggiornato i miei dati nel 2009, e che non mi hanno mai contattato. A parte un paio di casi. E i (2) lavori che mi hanno offerto erano sempre lontani, malpagati, e diversi dal mio titolo di studio.
E così le stringo la mano, saluto anche l'altra passera che nel mentre s'era accomodata in reception (quella si che era una passerona!) e me ne esco, con i miei occhiali da sole in faccia, i miei segni alla Tyler Durden che iniziano a spargersi per il resto del viso, a riattraversare la stessa strada di prima.
Probabilmente G. si era laureata con ottimi propositi, probabilmente era una che sognava Londra ascoltando i dischi dei The Smiths, poi alla fine ha trovato un moroso che la accompagnasse ai concerti di Dente, e uno stipendio sicuro con il quale comprare le borsette da Scout.
E allora chissenefrega di Londra. E anche se pensa che tutto quel posto di lavoro sia una gran cazzata, lei resta li e li resterà. Quella non è la strada provinciale ** , quella è un'altra Revolutionary Road, il film.
E io invece no, io non dico no ai miei sogni e a quello che sono, io non mi arrendo a queste cose, io preferisco morire sotto un ponte dopo aver provato a essere quello che sono piuttosto che sprecarmi, che arrendermi, che farmi umiliare e sfruttare.
E non è mica che sono un comunistoide, o un rivoluzionario utopico, o un Alex Supertramp... io ci fosse un partito decente forse voterei anche centrodestra, vivrei molto a fatica senza il mio macbook, e anche se vivo ancora come un 19enne allo sbaraglio non vedo l'ora di prenotare i posti ai concerti e sedermi nelle tribune con mia moglie (e tempo che capisca, portarci mio figlio in braccio).
Si forse delle due sono conservatore, ma col cazzo che vi regalo la mia vita. Io, nella Revolutionary Road, non ci vado.
E cara G., ricordati che stai lavorando con delle persone. Sarà anche un lavoro di merda sottopagato il tuo, che nemmeno ti piace, ma siamo delle persone. Non prenderci per il culo.
E poi si sa mai, un giorno qualcuno potrebbe pubblicare la tua storia su di un blog, o ancora peggio, su un libro, e allora forse metterti a piangere a dirotto e aver capito di essere una fallita a tre settimane dalle nozze potrebbe diventare un problema. Un problema che non risolverai all'Estragon con la playlist di DJ Scandella.
Quanto a me... davvero, non ho voglia di entrare nel mondo del lavoro. Perlomeno, non in questo. Ho voglia di lavorare, si. Ma non in questo mondo e a queste condizioni.
Sono malato, forse? Sono da mandare da uno psicologo?
Non credo. Non mandatemi uno psicologo... offritemi un lavoro. Serio. Dove esista meritocrazia, rispetto.
Non esistono? In Italia non ci sono più?
Pazienza... andrò all'estero. Perché qui, davvero, mi è passata la voglia di lavorare.
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martedì 15 novembre 2011
oggi, niente
RadioScoziaLibera plays Incubus - Monument and melodies
Bah, e qualcuno neanche capito cos'è sta roba. RadioScoziaLibera, dico. Siamo ancora qui. Non ce ne andiamo. C'è puzza di fumo, e fumare non farà altro che peggiorare la situazione.
Io son Gritty, lui è BREERAA!! e siamo sempre noi. Sempre noi due. Sempre le solite cose.
Se aveste visto un po' del suo sangue forse credereste a cose diverse. Forse vi preoccupereste di più, o forse no. Non vi annoia questa cosa? A me si. Anche quello che sto dicendo. Infatti ho smesso di ascoltarmi. Magari sto dicendo cagate. E non mi faccio più ridere.
Ma in fondo sono solo 5 minuti di noia, come 40 secondi di niente, spesi in un attimo tra un'onda e l'altra, tra una città e un'altra ancora. E se siamo qua è solo di passaggio.
Voi e le vostre cose, noi e le nostre cose. E c'è solo il tempo di una canzone, una canzone come un'altra, che passa così, come se fosse pioggia, come se ancora non fosse tempo, come se fosse così che deve andare e basta, che non si può chiedere a BREERAA!! certo di cambiarla.
In fondo Vasco Brondi ci ha già frantumato le palle, e rispettiamo il dolore di chi soffre insieme a lui. A un certo punto anche le parole finiscono, anche le situazioni sfioriscono, e ci sarà qualcuno capace di guardare avanti e sorridere ancora. Ma non oggi. D'altronde è novembre. E' che è ancora presto per sorridere, e non è ancora tempo di piangere.
E' solo un altro giorno così, e tu non ci sei. E nemmeno tu, tu e tu. E siamo tutti soli. E? E niente, va bene così in fondo.
Arriverai? Arriveremo? Arriverò? A fare tutte le persone singolari e plurali, non credo cambi nulla. Non cambierai tu. E nemmeno io...
Chi è che sta vivendo, ora?
E nessuno ha mai capito niente, a parte chi non è qui. Un giorno accenderemo la luce e ce ne andremo senza spegnerla. Ci penserà un timer.
Ma adesso voglio farvi male. Prendetevi questa.
RadioScoziaLibera plays Perturbazione - Primo
Bah, e qualcuno neanche capito cos'è sta roba. RadioScoziaLibera, dico. Siamo ancora qui. Non ce ne andiamo. C'è puzza di fumo, e fumare non farà altro che peggiorare la situazione.
Io son Gritty, lui è BREERAA!! e siamo sempre noi. Sempre noi due. Sempre le solite cose.
Se aveste visto un po' del suo sangue forse credereste a cose diverse. Forse vi preoccupereste di più, o forse no. Non vi annoia questa cosa? A me si. Anche quello che sto dicendo. Infatti ho smesso di ascoltarmi. Magari sto dicendo cagate. E non mi faccio più ridere.
Ma in fondo sono solo 5 minuti di noia, come 40 secondi di niente, spesi in un attimo tra un'onda e l'altra, tra una città e un'altra ancora. E se siamo qua è solo di passaggio.
Voi e le vostre cose, noi e le nostre cose. E c'è solo il tempo di una canzone, una canzone come un'altra, che passa così, come se fosse pioggia, come se ancora non fosse tempo, come se fosse così che deve andare e basta, che non si può chiedere a BREERAA!! certo di cambiarla.
In fondo Vasco Brondi ci ha già frantumato le palle, e rispettiamo il dolore di chi soffre insieme a lui. A un certo punto anche le parole finiscono, anche le situazioni sfioriscono, e ci sarà qualcuno capace di guardare avanti e sorridere ancora. Ma non oggi. D'altronde è novembre. E' che è ancora presto per sorridere, e non è ancora tempo di piangere.
E' solo un altro giorno così, e tu non ci sei. E nemmeno tu, tu e tu. E siamo tutti soli. E? E niente, va bene così in fondo.
Arriverai? Arriveremo? Arriverò? A fare tutte le persone singolari e plurali, non credo cambi nulla. Non cambierai tu. E nemmeno io...
Chi è che sta vivendo, ora?
E nessuno ha mai capito niente, a parte chi non è qui. Un giorno accenderemo la luce e ce ne andremo senza spegnerla. Ci penserà un timer.
Ma adesso voglio farvi male. Prendetevi questa.
RadioScoziaLibera plays Perturbazione - Primo
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