mercoledì 29 giugno 2016

Qualcuno che sta peggio.

Cento, 29/06/2016
Guardo la porta di casa, guardo il divano, guardo la porta di casa, guardo il divano.
Dovrei svuotare un armadio a casa di mio padre nel mirabolante "gioco delle tre case" che precede ogni qualsivoglia movimento di persone e/o cose di chi ricco non è e nemmeno vuole sembrarlo ma poi per un qualche motivo decide che è meglio muoversi lo stesso.
Lo svuotamento non può aspettare: ma aspetterà.
Non che non abbia fatto nulla: i miei 7km di corsa sotto il sole più esercizi vari me li sono fatti, è che fino a poco tempo fa avrei avuto anche le energie per uscire di casa alle 21.50 infrasettimana, nonostante lo sport. Che poi, c'era caldo, ma mica ho fatto un Ironman.
Boh? Che ho? Come mai il divano assorbe tutte le mie energie (e da un po' a questa parte)? Mi servono degli integratori? Devo ancora finanziare le case farmaceutiche con scatolini inutili dal costo di 20 euro?
O il problema è un altro?
Scivolando dal canale 67 (MTV Music, Music Television Music, come a dire "oh rega ma qui c'è davvero la music eh!") fino al 58 mi fermo su Raisport.
La finale campionato nazionale allievi under 15, Atalanta-Roma, dove i bergamaschi conducono 2 a 0 sui capitolini alla fine del secondo tempo supplementare.
Ah, quanti talentini di colore, quanto bel meltin' pot dalle ripartenze fulminanti e dai piedi precisi e potenti, quanti nuovi Balotelli (ma anche no).
Poi, ecco, all'improvviso, il dubbio.
Che cosa sto facendo?
1) Non tifo Atalanta
2) Non tifo Roma
3) In campo sono tutti del 2001, e io nel 2001 ero comunque più vecchio di loro.
Perché sono qui?
Cambio canale, TG Com, attacco all'aeroporto Ataturk a Instabul.
Cambio canale, Rainews24, attacco all'aeroporto Ataturk a Instabul.
(eh non è che mi fidassi molto di TG Com, scusate)

E alla fine trovo sempre qualcuno che sta peggio di me.

giovedì 9 giugno 2016

La fine dei trent'anni



Avrei potuto avere la casa
la morosa
la macchina
il lavoro
e la vita tranquilla
certo, l'appartamento in affitto
la morosa, la macchina da poco
il lavoro sottopagato ma abbastanza sicuro
in una vita che sicura non era ma lo pareva
in una vita che sicura non era ma pareva tranquilla
e invece no
ora sono a Londra
la stanchezza, il malditesta, la tube che tra 78 minuti chiude
la tipa di Tinder di Hong Kong che neanche mi piace
la condivisione dei malesseri e dei disagi
gli amici che stanno a un'ora da qui ma non vedo mai
la nostalgia di casa, del cibo, degli amici, della famiglia
di cose che da lontano sembrano sempre meglio di quello che sono realmente
ma quanto mi manca una domenica, una sola
e poi ci penso e ho 35 anni e ho preso un'altra strada
un'altra vita
tanto io una famiglia qui non la vorrei
tanto io una famiglia non so dove la vorrei
tanto io una famiglia non la vorrei
la sensazione che non abbia raggiunto niente
la sensazione che non riesca a raggiungere niente
sentirsi sempre fuori dal recinto di dove batte il sole
e sempre questa stanchezza, di fondo
e questo malessere che non riesco mai a monetizzare
come un eterno e continuo zero a zero
eppure io sognavo
eppure io credevo
che prima degli aperitivi
ci fosse stato, o ci possa essere stato
un momento in cui poter scegliere
la gioia
la felicità
qualunque cosa voglia dire
qualunque cosa sia
lontano da questo macchinino dal bancomat
da Hong Kong, dal vino pastoso
dal beep della Oyster
e che in quel momento, lontano nel tempo
io potessi tornare
così, magicamente
e con sequenze di movimenti imparate a memoria
potessi mettere la freccia a destra
controllare che dietro non ci fosse nessuno
accostare
fare manovra
e tornare indietro
e riprendere tutto dal suo punto esatto.
E forse è ancora così
ma la consapevolezza del vino pastoso
e dei minuti che passano
mi porta a sperare che possa chiudere la giornata su Uber
e rimandare a domani
ogni cosa
qualunque.
Ma il vento delle scelte arriverà
e sarà mio compito essere pronto.
Al limite uno prende il bus.