domenica 23 dicembre 2012

Il mio regalo

Scusate l'assenza, ma nemmeno troppo, ma anche no. Ho anche avuto da fare. A tratti, parecchio.
Ci sarebbero tante cose da aggiungere e da dire (e lo farò, anche) ma per il momento vorrei comunicarvi che "Anche se a Londra piove" sta piacendo e sta anche vendendo qualcosina... e un po' per festeggiare, un po' perchè è Natale tra poco, vorrei premiare la vostra fiducia e la vostra perseveranza nel seguirmi anche se non scrivevo niente da oltre due mesi...
Ecco, quindi, il mio regalo: IL MIO REGALO. No, non è un rafforzativo, è che si chiama proprio così: è il mio racconto di Natale. Agratis, qui, per tutti voi e tutto internet.
Attenzione che Natale non è per forza baci baci amore amore felicità piccipiccipoccipocci. Io vi avviso...
Buona lettura, e Buon Natale.

P.S. nel caso non vi piacesse... che cacchio volete, è gratis! Tornate a leggervi fabio volo e le sfumature di grigio. Ah, una trentina di voi fedelissimi del "Blogorroico fan club" lo ricevettero anche nel 2009... ma è stato leggermente modificato nel mentre. E così mi piace di più.


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Enrico Atti

IL MIO REGALO


Un altro Natale di merda, e io non lo volevo nemmeno. Non lo volevo così, perlomeno. Non volevo un altro Natale così.
No, ma diciamola tutta: io il Natale non lo volevo proprio e basta. Solo che tra tutti i Natali che potevo avere, mi sono scelto uno dei peggiori.
C'è un freddo incredibile, e cerco di infilarmi il più possibile dentro la mia sciarpa. Ogni respiro è una fumana bianca davanti a me. Si, è vero, ho sentito freddi peggiori di questo, ma dopo che uno sta due ore fuori... mi sono completamente ghiacciato.
Anche se non credo abbia il diritto di lamentarmi del freddo: ho la fortuna di avere un tetto, potrei tornarmene a casa, ed andare anche a letto. Al caldo. Anche se ho la caldaia che si spegne di continuo, sicuramente c'è più caldo che qui.
Ma è la viglia di Natale: non posso certo stare chiuso in casa. Devo darti il mio regalo...
Le cuffiette dell'iPod iniziano a darmi fastidio alle orecchie. Sarà il freddo. Non è certo un buon motivo per tirare fuori le mani dalle tasche.
Non so perché, oggi avevo voglia dell'ultimo album degli Arctic Monkeys. Non tutto, solo qualche canzone. Un paio. Il resto dell'album fa cagare, ma quelle due li, suonano bene. Suonano esattamente come oggi.
Ho voglia di una paglia: e questo si, è un buon motivo per tirare fuori una mano da una tasca.  Anche se avevo detto che smettevo di fumare. Avevo anche detto che smettevo di farmi le seghe, di bere, di prendere il caffè, di arrivare in ritardo agli appuntamenti, di addormentarmi a scuola, di fare la pipì con la tavoletta abbassata.
Adoro l'odore che la nicotina lascia sulle mani, adoro l'odore che mi lascia nei vestiti. Dovrei smettere, lo so. Ma non ce la faccio. Anzi: se volessi ce la potrei fare, è proprio che non ne ho voglia. Non voglio. Voglio fumare. E lo faccio.
Mi sono seduto su un muretto, è parecchio scomodo, oltre che essere freddissimo è anche bagnato. Umidità.
Sono davanti a casa tua e tu non ci sei. Sarai a fare il cenone con la tua famiglia. O alla messa di mezzanotte.
Non so nemmeno perché sono qui davanti a casa tua, non tornerai sicuramente adesso. Non ho la minima idea di quando tu possa tornare. Ma non ti sto aspettando, in fondo, e lo so benissimo.
La verità è che neanche dovevo essere qui. Dovevo essere a Brighton. “Perché Brighton è la nuova Londra”. Pensa te, io credevo fosse Bristol.
C'era già un progetto, una casa discografica emergente, facciamo tutto con myspace itunes facebook e twitter, che figata, poi si va la sera a sbronzarsi nei pub e a scoparsi le fighette british. Wow, bellissimo, preparo le valigie.
Poi, i soldi sono finiti. Come l'album dei Ministri. I soldi sono finiti, si, ma nelle tasche di uno dei soci. Quando hai 300mila euro di debiti accumulati ovunque, può bastare rubarne qualche migliaio per pensare di scappare fuori dal mondo e rifarti una vita. Magari facendo davvero il musicista, invece che truffare gli altri. L'altro socio, quello truffato, ha tentato il suicidio, ora è in clinica. E io, sono qua. Disoccupato. Odio questa parola. Farò le vacanze di Natale come una normale persona in ferie, poi cercherò un altro lavoro. Qualcosa troverò. Se non altro per pagarmi le sigarette, i caffè, e le birre.
Beata te che almeno ce l'hai una famiglia, che hai qualcuno con cui passare il Natale. Che non ti ritrovi a un passo da mezzanotte, con i piedi freddi, ghiacciati e bagnati, in mezzo alle foglie secche. Bagnate. Foglie secche bagnate. Mi fa ridere pensare a questo realissimo ossimoro, è quasi paradossale. Ascoltando sempre gli Arctic Monkeys, ma stavolta le canzoni nuove brutte.
E potrebbe nevicare da un momento all'altro, ma sono convinto che non lo farà.
Perché sarebbe magico se iniziasse a nevicare, se tu arrivassi da sola, con la tua graziosa cuffia bianca, con il tuo giubbotto delle stesso colore, un paio di stivaletti ingenui quanto te, e mi corressi incontro abbracciandomi. E mi facessi gli auguri di Natale, sorridendomi.
Sarebbe bellissimo, davvero. Guarda, non chiedo neanche un bacio, neanche un bacio su una guancia, sarebbe troppo anche per me le mie fantasie. Un sorriso, almeno.
E invece no. Non nevicherà, e non arriverai in tempo.
In fondo è giusto così: sono venuto qui da solo e non me l'ha chiesto nessuno. Adoro guardare la finestra della tua camera, anche se so che ora è vuota.
Non volevo un altro Natale da solo, no. Però mi piace stare qui. Non ho una famiglia, però devo dire che mi sento a casa mia. Davanti alla tua.
L'ultimo tiro alla sigaretta, che getto in mezzo alla strada. Mi alzo in piedi, mi sistemo il cappotto figo, e tiro fuori il mio regalo.

Un colpo secco e sordo, e il mondo ha un'altra prospettiva. Un sapore caldo e metallico mi riempie  immediatamente la bocca. Tornerai a casa, e troverai i tuoi giocattoli che hai sempre sognato da bambina... l'ambulanza, la macchina della polizia, e il Mercedes nero. Con un bagagliaio grande. Molto grande.
Certo che la paglia potevo lanciarla più in la, a momenti ci sono caduto sopra con la faccia.
Buon Natale, amore mio.

sabato 20 ottobre 2012

Anche se a Londra piove

Ora posso dirvelo: il 10 novembre esce il mio primo libro, e si intitola "Anche se a Londra piove", edito da Tempo al Libro di Faenza.



Anche se a Londra piove

il primo romanzo di Enrico Atti

prima presentazione
sabato 10 novembre, ore 17
cinema teatro Don Zucchini
(via Guercino 19 - Cento FE)


Acquistando questo libro doni 1 euro ad Emilia LìveT per la ricostruzione delle scuole nei paesi terremotati

sabato 29 settembre 2012

La Grande Scossa

dal diario di Giulio

Mi sveglio scosso.
Non capisco bene cosa è successo. E che ore siano.
Ah, è pomeriggio. Tra poco dovrò cenare. Il mio letto sta scossando. Il legno della stanza mi ricorda che si, probabilmente questa è davvero un'altra scossa di assestamento. La testata del letto continua a muoversi. Anche se è tutto tranquillo. Mi alzo infreddolito. E' davvero tutto tranquillo. Controllo facebook. Altre due notifiche, sono stato invitato a due live. Uno è quello di Gritty e BREERAA!! ma lo sapevo già.
Vado a pisciare. Mia madre dovrebbe già sapere che non cenerò a casa. Scendo a dirglielo.
Torno al computer. Controllo i tweet di INGV ma la scossa che ho sentito deve ancora apparire. Forse me la sogno sognata anche stavolta. E' davvero ora di fare la doccia e uscire. Fuori il cielo si prepara al tramonto. E' pieno di nuvole e di una luce strana che neanche in Donnie Darko ce l'avevano una fotografia così.
Mentre faccio la doccia non penso a niente. Esco fuori che è già buio.
Mi vesto - e lo faccio come se fosse figo vestirmi, o il modo in cui mi vesto - perchè mi resta solo quello.
La Punto è sempre nella stessa posizione davanti casa - e non volevo soffermarmi su questo - la prendo e ingrano prepotentemente. Le transenne, il semaforo giallo lampeggiante, le macerie della chiesa di Santo Stefano di Stopasso sono ancora li.
Qui non verrà mai il terremoto - vedrai che se ti impegni alla fine lo trovi il lavoro che vuoi - qui alla fine una casa, una ragazza da sposare, una bella famiglia, li trovano tutti.
Già.
La Punto romba rumorosa sotto il mio culo, e anche se il motore è davanti a me, percepisco la sua malsana natura. Forse la Punto ha fatto i suoi anni ma non posso cambiarla ora.
Il buio inghiotte la strada e i miei pensieri sul fatto che ci sia sempre da fare tutta sta cazzo di strada e non ce ne ho voglia.
Son già scomparso per anni... inhiottito dal buio di Ferrara se sono qui, forse la soluzione è un'altra.

Il buio di Bologna.

Potevo anche finirla così, ma magari il buio è Modena. Mooooodna.
No, è Ferrara un'altra volta il buio che affronterò, sennò l'avrei presa più positiva. Non pensi. Oh ma io dovevo restare in un'angolo di mondo ormai dimenticato, invece mi tocca andare alla presentazione del mio libro.
Ma se ne parlassi ora non si capirebbe.
E poi è presto.

Anche se sono già in ritardo.
I terremoti non sono mai in ritardo. Hanno quella prepotenza che li fa sempre puntuali. E che si inculino tutti i pipponi moralistici sugli orologi del wu ming, non conta mica quali siano i tempi del terremoto della nostra società consumistica dell'iPhone e delle macchine a rate.
Quando viene il terremoto l'iPhone ce lo mettiamo in tasca e la macchina la lasciamo i prendersi i sassi addosso.
E ai Wu Ming non ci pensa nessuno.
Il terremoto è sempre in orario.
Anche se qui sono cent'anni che aspettiamo il Big One, la Grande Scossa. I vecchi si ricordano ancora quella del 1908, anche se di viva c'era solo la nonna Lina che è morta il mese scorso e quindi neanche lei se la può ricordare. Pace all'anima sua. E a tutte le nostre che aspettano sta cazzo di scossa.
Che nemmeno sarà oggi, chiedo a BREERAA!! di controllare sul suo iPhone i tweet di INGV e la scossa non c'è stata, me la sono sognata di nuovo, come sempre, sembra che in testa abbia un cazzo di Inception dove imperano la protezione civile, i campi accoglienza, i certificati di inagibilità e i servizi di TGCom.
Non so chi sia l'architetto di sto scempio ma un'idea ce l'ho.

Di tutte le cose che mi hanno sempre raccontato, quella che mai avrei creduto possibile era questa: e mi hanno mentito, un sacco di volte, mi han mentito su tutta la linea.
Ma non me ne frega poi molto. E' solo il constatare di quanto sia fragile tutta questa roba, dentro e fuori di me, nella testa e nei muri, e di quanto in fondo io sia sempre sospeso tra più sogni. A più livelli. Non saprei nemmeno dire se davvero sto sognando, e in quale sogno mi trovo. Non so se sia un gran bel sogno, a essere sincero.
Spengo una sigaretta con il piede - così son sicuro di non sposarmi - o di morire prima - o non mi ricordo. Potrebbe essere il mio totem, se non fosse che non capisco cosa dovrebbe succedere. Dovrebbe rimanere accesa la sigaretta? Quale cazzo di sigaretta non si spegnerebbe? E in quale cazzo di architettura avverrebbe?
BREERAA!! mi guarda. Siamo pronti. E non lo siamo mai.
L'aria è ferma, non tira un filo d'aria, e gli uccellini stanno tutti volando via. Un paio di cani nel cortile della casa di fianco puntano il naso e le orecchie verso lontano. Poi si voltano. Verso di me.
Siamo in un parcheggio. BREERAA!! tace e mi guarda ancora. Gritty deve ancora arrivare.
E io ho capito.
(non so cosa posso ferirmi e cosa possa ripararmi - ma è la perfetta sintesi di tutti i miei 2X anni di vita)
La Grande Scossa è qui e arriva ora.

lunedì 24 settembre 2012

IPSE DIXIT

Ciao ragazzi, sono contento di presentarvi "Senza te tutto è piccolo", il singolo che ho scelto per prolungare la coda di questa fine estate 2012.
E' una canzone che contiene tante verità, verità legate alle mie giornate, alla persona che al mio fianco la condivide.
Mi auguro sia anche la storia di tanti altri perchè osservare la propria quotidianità dallo spiraglio di una porta socchiusa ed essere felici di ciò che accade è come essere il regista del film della propria vita.
Vivo questa canzone un po' come lo spaccato di un viaggio, come gli attimi che ti fanno rendere conto di quanto siano importanti le piccole cose.
Non ho dovuto pensare tanto al testo, è uscito quasi spontaneamente mentre ero in treno per tornare a casa.
Particolarmente in questo periodo metto spesso in discussione il mio viaggio musicale e questo non dipende dal fatto di ricevere o meno consensi dalla gente ma dalla voglia e, soprattutto, dal bisogno di cercare quello che mi fa ascoltare e comprendere me stesso. Questo è uno dei motivi per cui ritengo che un artista non debba mai sedersi e farsi un applauso da solo.
Vi dirò di più, che le scelte che sto per fare non sono legate al mondo pop attuale, non ritorneranno ad affacciarsi al musical, ma proprio per questo consideratemi un "istrione", un camaleontico cantante innamorato di un'emozione che indossa tutti i colori della musica. Buon ascolto a tutti!


(Matteo Setti, cantante)

mercoledì 12 settembre 2012

L'importanza dei "no"

Ho cominciato a lavorare come "media social strategist" per Tempo al Libro.
In realtà nessuno mi ha detto "ehi ciao da oggi sei un media social strategist"... ma ho scoperto che quello che faccio, in inglese, si chiama così. In italiano non c'è un nome. In realtà mi occuperò anche di altre cose, ma devo dire che principalmente la mia attività sarà questa. Non mi sfamerà, intendiamoci.
Anzi, tecnicamente non verrò nemmeno pagato... o perlomeno, non in euro. Ma questa è un'altra storia. E anche un altro lavoro. E ve ne parlerò a tempo debito.

E insomma, la conoscevo già, ma sono ricapitato su questa pagina. L'importanza dei "si" e dei "no".
Che un "si" sia importante, quando proponiamo un inedito, lo capiamo facilmente tutti. Che un "no" sia altrettanto importante, forse è difficile da capire.
Ma vi assicuro, che anche nella mia piccola esperienza, è stato importante.

E mi è tornato alla mente un discorso sempre attuale. Quello su tutti i no che ci hanno formato. Ne parlavo con Waco Guzman, mio amico londinese che in realtà ha un altro nome... ne parlavo pochi mesi fa, ma in realtà ricordo ne parlammo anche anni prima.
Parlavamo di quando questa ragazza dal nome petrarchiano del quale lui si era perdutamente invaghito si rifiutava di rifiutarlo.
Il gioco di parole può deviare dalla questione, ma la questione stessa è davvero chiara, in sè.
Se una non ci sta, deve dirtelo.

Stavo anche scrivendo troppo aulico per i miei standard, nemmeno un cazzo o un vaffanculo. Ma non voglio disperdermi.
Se una non ci sta, deve dirtelo. Una ragazza deve prendersi la responsabilità di rifiutarti, di sbatterti un NO in faccia, di farti male. Una ragazza deve prendere in mano quel coltello e piantartelo nel cuore. E deve farlo. Ti ucciderà, ma poi ti farà bene. E servirà anche a lei: si sentirà in colpa a morte, ma poi ci si abituerà (a volte anche troppo).
Bisogna sapersi prendere le responsabilità delle proprie azioni. Bisogna saper fare le cose che bisogna fare, anche quando questo vuol dire ferire a morte.
Le ragazze, e anche i ragazzi.

E poi va beh, all'epoca Waco aveva 18 anni o giù di li, era poco più che cazzetto.
Ma il discorso resta valido.
Ho 28 anni... dagli ultimi esami paio sano come un pesce. A parte un leggero accenno di stempiatura camuffato benissimo, e qualche capello bianco camuffato altrettanto bene, sono perfettamente in saluto e ho tutti i miei capelli ovunque e del colore giusto. L'erezione c'è ancora tutta con tutto quello che ne consegue, la pancetta è solamente dovuta a troppa birra e riesco a farla sparire rapidamente dopo ogni viaggio londinese, e le mie prestazioni di corsa e bicicletta rimangono inalterate. Se mi ci applicassi come all'epoca potrei persino migliorarle ampiamente.
Non ho VENTANNI, ma sono nei "ventanni".
Nonostante tutto sono andato venuto e tornato più volte (?) (va beh il doppiosenso non troppo voluto è a uso e consumo dell'immaginazione e serve a riproiettarci nel passato, come una banconota da 10 dollari finita nei jeans di Martin McFly dentro la lavatrice e risvegliatasi nel 1955) e riesco a percepire un certo distacco dalla mia epoca dei no.
Perché i SI, all'epoca, erano davvero pochi. E anche guardandomi a ritroso, nonostante non mi lamenti certo, non posso che notare una "carriera" basata più sulla quantità, inteso come "long relationships" e "big illusions".
Dove tutto è ricordato e narrato a dovere per ricostruire una sorta di percorso continuato... quando invece so che i momenti di nulla furono parecchi.
E fondamentali.

Ebbene si, a distanza di anni posso dirlo, ma potevo già dirlo anche 5-6 anni fa... credo che una volta si passi la boa dei 20, che per me resti la campanella dell'ultimo giro della ragione (l'ultimo momento per arrivare nella Q2 della vita, come in formula1, o restare nella mediocrità della Q3 in compagnia di D'Ambrosio, Grosjean, Takumoto, Kovalainen, Karthikeyan... e mettiamoci anche Liuzzi dai) alla fine si capisca rapidamente cosa ci ha formato.
Uno che ho conosciuto diceva "a ventanni devi soltanto sdraiarne il più possibile". E per "sdraiare" intende non solo l'atto di stenderle, ma anche quello di copularci.
Si, forse è un po' così.
Però come sostenevo anche in un'altro post (che appena trovo linko) quelle serate da single post-adolescente sfigato, insieme agli amici, mi hanno formato, e non vorrei scambiarle per niente al mondo.
...beh oddio forse una o due le baratterei...
Ma la sostanza resta quella.
(e poi dai, magari ti becchi anche quella con cui va bene... poi comincia a cagarti il cazzo... quante sere ti saresti perso per lei? se sono quello che sono è anche per aver rifiutato o respinto ragazze rompicoglioni che pretendevano di estraniarmi di fatto dai miei amici... senza peraltro volerlo ammettere)
L'importanza dei NO.
Quante volte? No meglio non cerchi di rispondere perché son stati davvero tanti. Anche recentemente.
"Certo, io stasera ho preso la mia merda" mi confidò Waco, dopo una serata in discoteca "ma tu ne hai presa veramente un sacco".
Probabilmente presi più NO in quella sera che qualcun altro che conosco in tutta una vita.
Ma questi sono NO recenti... vorrei tornare ai no del passato, quelli che forse non c'era l'euro.
Era ancora il tempo in cui ero in grado di fare pazzie in bicicletta, anche ero ancora minorenne, e vivevo in un limbo gestionale in cui mio padre mi lasciava fare quello che mi pareva come se ne avessi 27.
Quindi era normale prendersi su a mezzanotte (all'epoca era tardissimo!) e andarsene fino a Pieve di Cento.
Ad esempio, ci fu Mariangela*... si palesò nella mia vita senza un motivo ben preciso. Non che mi piacesse particolarmente, ma pareva che ci stesse. Mi ricordo comprammo insieme un regalo per un qualcuno. Quando ancora c'erano quelle pizzate nelle pizzerie per festeggiare i compleanni... lei sul momento non mi diede i soldi. Io contavo mi desse la lingua, in compenso.
In realtà scoprii che andava dietro ad un altro. E che probabilmente avrebbe dato la lingua a lui.
Ormai c'avevo dato a mucchio sia con lei sia con le settemilalire che mi doveva... se non che me la ritrovai a carnevale con tutti i soldi in una mano.
In moneta, però. Tutte monete da 1000 e 500 lire. "E io che cazzo ci faccio con tutte ste monete in tasca per tutto il carnevale? Son già ubriaco" dissi a Diego.
Erano solo le 14.30, tra l'altro.

Cosa imparai da quel no?
1.  non darti troppo da fare se una non ti piace tanto, soprattutto se è cessa
2. non mettere mai fuori dei soldi per una figa. oppure, se li devi mettere fuori, valutalo come investimento in funzione del risultato.
(7milalire all'epoca potevo permettermele, comunque) 
3. non farti mai ridare qualcosa durante il carnevale (tranquilli, le mie 7milalire in monete non le persi in giro per il porfido di Cento)

Adesso l'ho rivista su facebook, è un po' diventata una puttanazza, ed è inoltre stupida come una campana. Come allora. Però è proprio che ha lo stesso cervello di quando era minorenne, ecco.
Oppure Emmanuela*. Non ricordo molto di lei, se non che ogni tanto la vedevo, e un mio amico si mise insieme alla sua amica. Io le "uscite a 4" le ho sempre toppate. Quelle che avrei voluto non son mai riuscito a farle. Quelle che ho fatto son state sempre tristissime.
Anche quella fu un fallimento: semplicemente lei non ne voleva. Lo fece sapere attraverso la sua amica. Continuammo a salutarci. Poi smisi di vederla in giro. La rividi qualche anno dopo quando discuteva con il suo moroso riguardo un televisore 32 pollici, in un negozio di hi-fi.
"Ma ti dico che non ci sta!" - "Oh, ci sta, vuoi scommettere?" - "Ah, voglio proprio vedere quando lo porti a casa!" - "Bene, arriviamo a casa poi vedrai che ci sta!"
Mi ha messo una tristezza incredibile questa scena.
Lei avrà avuto si e no venti anni in numero, a me questa scena di convivenza mi ha messo tristezza. Mi sembrava che questa si fosse infilata direttamente nella casa di questo tizio qui senza neanche passare dal via. Dai SI e dai NO. E anche se non conviveva, forse era ancora più triste pensare che a soli ventanni avesse acquisito il diritto di cagarti il cazzo su un televisore che dovevi mettere a casa tua.
Con che diritto? E con quali conoscenza tecnologiche? E con quali misure del mobile? Comunque non la rividi più da allora. La rivedessi ora forse non la riconoscerei. (l'ho vista cercata ora su facebook, si è un po' imbruttita, anche se forse è leggermente dimagrita. peccato aveva delle belle tette.)

Cosa imparai?
1. le ragazze che non si prendono la briga di dirti le cose in faccia non sono da considerare tali... anche se fino ai 18 anni puoi fare una deroga
2. il tuo televisore sceglitelo sempre da solo
3. non far entrare mai una donna nelle decisioni importanti che riguardano casa tua... e se convivete, fai credere a lei di aver scelto la decisione che in realtà hai compiuto tu

E poi ci fu anche Gessica*. Giusto per citarne tre. Anche con lei non parlai mai direttamente. Ma andai avanti a salutarla per anni. Ora abbiamo smesso ma in giro ci vediamo ancora.
(è stranissima quella cosa dello smettere di salutarti. a volte non ti ricordi mai chi è che comincia per primo. molto spesso non c'è nemmeno un motivo. sai solo che ad un certo punto è passato troppo tempo per salutare l'altro... e in realtà ti dispiace pure. e sai che anche l'altro pensa la stessa cosa. vi guardate, da lontano, non incrociate apposta lo sguardo, e non vi salutate, ma è come vi steste salutando. le convenzioni sociali son parecchio strane a volte...)
Anche qui fu la sua amica a dirmi di no. Mi disse "sai, tu non sei al suo livello"... al che, come era mio solito fare (e forse per certe cose non son cambiato troppo) risposi solo con un "ah, ok".
In realtà mi sfogai alcuni giorni dopo con frasi tipo "io non sono al tuo livello perché ti sto cento metri sopra" seguito da "quella che tu vedi è soltanto la mia ombra!".
Mi sa che avevamo guardato troppo Matrix.
Comunque anche queste cose le riferii solo ai miei amici, lei non venne mai a sapere nulla, anche perchè dubito che altrimenti mi avrebbe salutato successivamente.

Cosa imparai?
1. forse è il caso di cancellare la deroga di prima per le minorenni, e davvero il caso di farmi dare il numero di cellulare delle ragazze invece di mandare avanti l'amica (ho smesso con le minorenni, il fatto in questione si riferito a quando ero minorenne anche io, si sa mai che la polizia postale si imbatta in tutto ciò)
2. le frasi da figo sono da figo solo le dici a chi devi dirle, sennò sono solo seghe mentali da nerd

3. le cose bisogna dirle in faccia

Poi ci furono tanti altri no e furono belli importanti, alcuni fondamentali dai quali imparai davvero un sacco. Alcuni erano giustificati, alcuni con motivazioni valide, altre con motivazioni del cazzo, altre volte proprio potevano essere dei si e forse anche per colpa mia son diventati no.
Ma chissenefrega, ho già scritto troppo, volevo fare un post di un tipo, e ne ho fatto un altro, molto simile, comunque.
Ma poi vi siete fatti i cazzi miei e mi siete divertiti lo stesso, mi sa.

* nomi di fantasia che non corrispondono alla realtà. cosa credevate? :)

sabato 18 agosto 2012

nelle puntate precedenti - nella prossima puntata

Utilizzo anche questo blog in maniera personale... d'altronde questo non si tratta di un servizio pubblico.

Nelle puntate precedenti...
Mi ero trasferito a Londra.
Lì avevo trovato lavoro in un ostello.
Ho ricevuto una proposta lavorativa interessante e al tempo stesso un po' avventurosa di cui parlerò prima o poi. In Italia.
Ho lasciato l'ostello. Ho lasciato Londra.
Sono tornato in Italia. A Cento.

Ed entro la fine dell'anno pubblicherò il mio primo romanzo, con Tempo al Libro (che già mi aveva pubblicato un racconto nella Giovane Antologia Faentina).
Se vi interessa... seguitemi da qualche parte (tipo qui), vi saprò aggiornare.

Ecco, poi ci sarebbero tante tante altre cose da raccontare, o narrare, di questo agosto. Che mi ha strappato da una triste scrivania per portarmi su un'altra scrivania (ma molto meno triste).
Un agosto che finalmente, in un qualche modo, sa di estate, anche senza Olimpiadi, che anche se è cominciata in ritardo, ha già il suo perché. O forse è cominciata quando doveva cominciare anche se ho fatto fatica ad accorgermene.

Il sole tramonta tutti i giorni, e tutti i giorni rinasce (a parte quando c'è molto nuvoloso e molta nebbia, e so che tornerà a succedere).
L'estate mi sorride furbescamente, anche se so che arriverà l'autunno e non sarà così cordiale.
E per una volta gli aerei e i treni non sono qui a mettere distanze, ma solamente a scandirmi le settimane.

Nella prossima puntata:
- che lavoro andrò a fare?
- resterò a Cento?
- quando uscirà il libro?
- come si chiamerà?
- di cosa parlerà? (parlerà di Giulio, ndr)
- e poi?

...ma forse non proprio proprio nella prossima. ma tanto cosa avete da fare di meglio?

mercoledì 20 giugno 2012

Sarebbe bello

IO CRED(ev)O - 17 maggio
Credo nelle rovesciate di Gattuso, e nei riff di Beppe Maniglia.
Credo nello sbrinamento del freezer, anche se effettuato da me stesso con la collaborazione inesistente di tre donne.
Credo che i soldi spesi si possano a tornare a guadagnare, mentre il tempo speso male non torna più indietro.
Credo nell'SMS del padrone di casa, che ogni due settimane mi ricorda di pagargli l'affitto.
Credo che si possa trovare lavoro. Sempre e comunque.
Credo che le capacità di una persona prima o poi da qualche parte devono venire fuori.
E credo che se questo alla fine non debba succedere, non abbia nemmeno più di tanto senso vivere.


NON E' UN PAESE NORMALE - 6 giugno
E' come se mi avessero tolto qualcosa.
Non so "chi" e "cosa"... potrebbe essere comodo uscirsene con un "loro mi hanno tolto il sorriso" ma poi bisognerebbe specificare chi sono "loro" e quand'è che effettivamente mi hanno tolto questo presunto "sorriso".

Certo, non è stato il terremoto.

Certo, non può essere colpa di un terremoto, che per quanto abbia segnato un territorio, ha colpito solo parzialmente la mia città, distruggendo veramente poco.
Certo, ci sono un sacco di danni.
Molti dei quali riparabili.

In un paese normale.

E sta qui il problema: non c'è più un paese normale. Non lo è più l'Italia, non lo è più Cento, se mai lo è stato. E se mai c'è Stato.


ANIDRIDE CARBONICA - 16 giugno
"Messi è il più grande giocatore di sempre, ha il calcio nella testa."
Mavvaffanculo.
Non so cos'è peggio, se la la rappresentativa del Portogallo che ho nei dintorni.. o me stesso.

L'ubriaco attacca bottone, la tipa da corda, l'altra tipa risponde, il tipo viene svegliato per confermare un'improbabile verità su qualcosa di vagamente calcistico. L'altra tipa dorme, e si sveglia per telefonare ad un'amico fintogay a cui raccontare la serata.
Io sono già sveglio e ascolto Le Luci della Centrale Elettrica.

E si schianteranno in volo ancora su di noi le freccie tricolori come quella sera, anche se tu tipa numero uno ti volti e l'aumento di volume ti impaurisce delle mie cuffiette ti impaurisce, quasi.

E' stato quasi come avere ventanni ancora, ma invecchiamo sempre di più, se c'era una campanella è già suonata, e questi sono solo tempi supplementari insperati...


HOT TEA - 20 giugno
Il giorno che riuscirai a trasformare insuccessi e fallimenti in successi e realizzazioni, otterrai successo e realizzazione... o forse no.

(Una volta queste frasi le pensavo alla sesta birra, adesso mi basta un the caldo. Sto invecchiando...)

Ho appena realizzato un collage di interventi: non c'è qualcosa che voglio dire di specifico, è che mi da fastidio buttare via tutta questa roba, un po' come mi da fastidio buttare via la roba dal frigo... sono come un maiale, non butto via niente. 
Voi direte "ma no il detto è: del maiale non si butta via niente" e vi dico "ma perché avete mai visto un maiale buttare via qualcosa? ah si? e che cosa? e ditemi, fa anche la differenziata? e paga la TARSU anche?"

Che poi già questo fa parte del collage di vecchi interventi ma è nuovo. Quindi... dove voglio arrivare?


Non ci avevo mai pensato, ma Leo Messi all'Emirates Stadium sarebbe bello da vedere.


sabato 26 maggio 2012

Un terremoto. (Ferri cade e io mi sento scosso)

Riccardo Ferri, classe 1963, ex difensore di Inter e Sampdoria, nazionale italiano ai mondiali di Italia 90. Dopo un'intera carriera a fare gli autogol in serie A, e a farsi citare da Ligabue in catastrofistiche cover dei REM, è finito sulla mia libreria IKEA con le ante in vetro.
Li, plastificato, altezza 9 cm, con la maglia dell'Italia numero 5, con sopra scritto Ferri. Una cosa che non è mai esistita, nè il nome Ferri sulla maglia dell'Italia, nè lui con il numero 5, se non al Mondiale Under 20 del 1981. E ringraziamo Wikipedia per tutte queste informazioni.
Comunque lui è li, fiero, eretto, appoggiato sul piede sinistro, mentre con il destro a girare ha appena spazzato fuori area un pallone spiovente mancato da Van Basten. O da Stefano Borgonovo.

Ma non sto assolutissimamente pensando a tutto questo, soprattutto in questo momento, alle 4.03 di una qualunque notte di maggio, che poi qualunque non è perché ho scelto questo weekend per tornare a casa dai miei cari e dai miei cani, dai miei amici e dai miei mici.
Sono le 4.03, e nella vita uno raramente si rende conto delle 4.03, di solito sono altri gli orari che ci restano impressi, tipo le 8.30 di mattina, le ore 18.00 di sera, al limite le 20.45... le 4.03 non se le caga nessuno, e nemmeno io, in quel momento.

E poi, le 4.03, o 4.04 a seconda della interpretazione, si nobilitano. E diventano un orario storico, da restare impresso sugli orologi. Specialmente quelli dei campanili della provincia. Il rumore è violentissimo, sa di legno, mura, terra, plastica, e praticamente è come se un furgoncino dell'Ikea impattasse in un fosso. (questo spiegherebbe un po' anche il fango a San Carlo, peraltro)
E Ferri, cade. E' la prima cosa che cade, mentre dietro di lui tutti i libri di Fabio Volo, oltre agli altri della libreria, si accasciano di lato.
(Dovevo aspettare ad estrarre l'autobiografia di Perry McCarthy e l'ultimo di Palanhiuk. Il vuoto di cultura è stato fatale all'equilibrio del ripiano.)

Magnitudo 5.9. Venti secondi, hanno detto. A me sono sembrati due. Alla faccia di chi "sono sembrati interminabili"... si vede che non avevate un cazzo da fare, io in quei venti secondi ho fatto un casino di roba, e per me sono volati.

E poi si ferma tutto. La scena è al limite tra il pacchiano, il ridicolo e il surreale, perché sono le 4.04 del 20 maggio 2012, ed è in fondo una sceneggiatura talmente banale che non la vedreste mai in nessun film. A meno che.

Fuori i cani abbaiano, tranne il mio. Gli antifurti delle macchine e delle case suonano, tranne i miei. La gente scende in strada. Tranne me.

- Ok ho fatto una perizia a usta dell'entità del terremoto, forse l'ho un po' sottovalutato, d'altronde ero impegnato, e credo che gli effetti alcolici del matrimonio al quale ero stato invitato si siano stati prolungati, c'erano anche altre priorità di sicurezza, e in ogni modo non ero solo in casa, e credo che sarei stato avvertito se una crepa avesse minacciato una qualche trave portante e/o importante -

Iniziano le scosse di assestamento. Perché il terremoto è così, neanche il tempo di arrivare e già si deve sistemare. Noi invece restiamo scossi molto più a lungo. E per assestarci ci mettiamo molto di più.
O forse no, o forse si, o forse non importa, a un certo punto arriva anche "la seconda", che non è forte come la prima, ma è forte come la prima. Cioè non è esattamente forte come la prima, ma è dello stesso raggruppamento di intensità. In che senso? Insomma non mi sembra il caso di litigare a magnitudo 4.9. Forse non è il caso di fare nemmeno altre robe, ma vabbè.
Non pare nemmeno il caso di uscire di casa un'altra volta.
Nel mentre mio padre aveva raccolto i cocci di non si sa che cosa, penso a quella bellissima ed enorme lampada spenta da una vita. O forse un quadretto.

Poi finisce tutto, e tutto continua, proprio come un romanzo, probabilmente in uscita nel 2012, ma questa è un'altra storia.

Apro il mobiletto delle grappe, dove erano state spostate di recente per essere messe in salvo dal cane: ha funzionato benissimo, solo una grappa della Val D'Aosta è crollata di lato, ma è rimasta all'interno. Intatta. Mobiletto pensato per proteggerle dalle (dis)grazie del cane, ma utile contro il terremoto: sempre natura era.
La prevenzione ha vinto sulla natura: e per ultimo, l'alcolismo potrà tornare a trionfare su tutti noi.
A proposito, il mio cane dorme beato, e viene svegliato con violenza (e qui mi chiedo se sa essere più violenta la natura o l'uomo) per essere portato in giro per Cento, mentre io mi mangio beatamente i miei biscotti al cioccolato inglesi osservando come la città si sia già animata così presto. Cioè a dir la verità son nemmeno le 7 di mattina e in giro non c'è ancora un cane, a parte il mio, ma già andando verso piazza c'è un sacco di... un sacco di pezzi di intonaco sotto i portici, dai quali scelgo di deviare. In piazza è tutto un proliferare di protezione civili e sanbiagini, a volte addirittura contemporaneamente nello stesso corpo.
E di cani.

Nel mentre il mio cellulare è un incasinatissimo bollettino di guerra, si rincorrono notizie di chiese e campanili crollati, persino roba che non ho idea che fosse esistita prima. Pare persino che i cocci buttati via da mio padre fossero di un angioletto. Quando mai un angioletto si è fermato a casa mia?
Oh, davvero tanti "angioletti" ci hanno gravitato, forse anche si sono fermati per qualche momento, di solito prima di essere etichettate "puttane di merda", quindi per quanto mi riguarda quell'angelo può solo essere piovuto dal cielo.
Eh, ma quanta negatività e odio! Che cazzo volete, sta pure piovendo, terzo giorno di Cento, e oltre ad un sisma, è il terzo giorno che becco la pioggia, e ho lasciato l'ombrello dove deve stare (a Londra). Mi pare che un po' d'incazzo sia giustificato.
No, per una volta non ce l'ho con delle donne, a parte Madre Natura, che è sempre incinta. Ho soltanto sonno, e sono stanco.

Poi viene anche ora di tornare a casa, io il mio dovere di cittadino l'ho fatto - cioè non ho rotto il cazzo a nessuno, ho lasciato che tutti facessero il loro lavoro, e ho informato il minimo indispensabile di parenti/amici che stavo bene in modo da lasciare libere le linee ad eventuali soccorsi.

Mia nonna sta bene, due o tre omaretti di legno dal Perù hanno diverse fratture alle gambe, e anche se forse potrebbero cavarsela, temo che per loro saranno fatali. Probabilmente saranno cestinati da mio zio, come cavalli infortunati soppressi da una pistolettata dopo il Palio di Siena. O di Ferrara. C'è anche del vetro per terra, e se per un attimo penso a come della fibra di vetro possa essersi infilata e poi sfilata in uno stabile degli anni 50, in breve realizzo che deve per forza venire da un oggetto.
Tra me e mia nonna abbiamo oltre cent'anni e pochi minuti di sonno, e sono le 7 di mattina: è durissima saltarci fuori, per fortuna lei ha gli apparecchi acustici e io un istinto minimo, e individuo un vasettino di vetro scheggiato. Uno più uno, il caso è risolto.
(Il mattino dopo scoprirà anche che le tazzine del caffè han cambiato posto tra di loro, ma li non si sa mai se sia il sisma o l'età).

Torno a casa mia, e risolvo anche il mistero dell'angioletto. Si trattava di un "putto" in ceramica (vedi che allora il binomio angioletto-puttana non era così blasfemo e così fuoriluogo?) alto una trentina di centimetri, che ora svetta dal cestino dei rifiuti.
Tutto sembra a posto: mi metto finalmente a letto e sono le 8 di mattina (per fortuna che ieri sera ho preso il caffè a mezzanotte), è una mattinata terribile, le scosse continuano e io le sento tutte, così come sento un terribile malditesta da hangover post-sbronza. Alle 11:13 arriva una magnitudo 4.2, una scossa da "top ten": a me basta per svegliarmi, e al mio sorrisone :asd: giallo in cartone, disegnato e attaccato sul muro per il carnevale delle grotte 2008, basta per staccarsi e infilarsi dietro il comodino.
Un'immagine simbolica, la caduta del sorrisone asd.
Ancora più simbolico è che non l'abbia raccolto, e sia rimasto lì, così come i libri piegati.
(Ferri no, lui ho deciso di rialzarlo subito, era il simbolo della rinascita, del rialzarsi)

Da qui in poi è un calvario di ipersensibilità da secondo piano e da malditesta dell'hangover, da accorgersi di tutte ma proprio TUTTE le scosse (anche le magnitudo 2.0), e di una terribile e tristissima domenica, anche sotto la pioggia.

E in mezzo a tutte le voci, c'è gente che dice che è prevista una scossa tra le 19 e le 19.30 e quando realizzi che alle 19.37 arriva davvero, l'unica cosa che dici è...
"beh... però è in ritardo"


(però il mio ha la maglia dell'Italia, non dell'Inter)

giovedì 26 aprile 2012

160 milioni di euro per sbagliare due rigori

160 milioni di euro per sbagliare due rigori. Il calcio poi è anche questo. Ma ce n'era bisogno?

Ho mal di schiena: è ora di comprare una scrivania, ovvero di trovare un lavoro. E se ho mal di schiena è perchè lo sto ancora cercando. Figurati quando lo troverò.

Quand'è stato che ho iniziato ad iniziare dei post e... no aspetta, con sto italiano del cazzo non mi spiego neanche a me stesso.
Quand'è che ho cominciato a iniziare i post e lasciarli li, senza finirli? E' o non è una brutta tendenza? E soprattutto... un bel chissenefrega no?
Ma questo non finirà perso nell'etere e nell'internet e nell'eternit del mio vicino di casa. Del mio ex vicino di casa.

Quant'è potente sta cosa dell'ex, due lettere, una sillaba sola, un suono solo... è latino? E' diventato anche inglese. O italiano.
Ex.

Ex ragazzo. Ex lavoro. Ex vicino di casa. Ex coinquilino. Ex macchina. Ex macchina? Qualcuno ha mai detto "la mia ex macchina" ?

Credo che stavolta sia un po' diverso. Oh - direte voi - è sempre diverso.  Oppure - è sempre diverso. Ma stavolta, per forza, è diverso davvero.

Ripenso anche a quella storia di quanto sia assurdo conoscere una persona a Londra, che avevi già indirettamente conosciuto una vita fa. Quando tu non stavi a Londra, ma eri completamente e magnificamente inserito nel binario centese come la Overground. E invece, quest'altra persona se ne stava in giro per il mondo.
Coincidenze. Statisticamente non sarebbero rilevanti.
Si, ma anche statisticamente dovrei trovare lavoro.

La disoccupazione è un mostro terribile - anche la sottoccupazione - anche tutto il resto che circonda questi mondi.

E poi - ma cos'è? Ho 5 anni? E chiudiamo tutto così.

Brindiamo all'eterno ritorno. E un pochino anche al mal di schiena.


P.S. non so se ve ne siete accorti, ma non ho detto assolutamente nulla e ci ho pure fatto un post. Inutile come un rigore sbagliato. Però utile tanto quanto un rigore di Cristiano Ronaldo, a quanto pare.

giovedì 5 aprile 2012

dovrò anche comprare una moka

E ho pure un po' di freddo.
Non si capisce perché, anzi, si capisce benissimo, ma questa è la stanza più fredda della casa. C'è una enorme simil bow window, dal quale entra tutto il freddo di Londra. Tipo anche i 6 gradi di stamattina.
Solito cielo grigio londinese, ma dopo una settimana di quasi sole continuo è anche giusto così. Non è mica la California, qui.
Solo che c'è freddo, il termo è acceso ma è freddo, e non capisco se quell'acqua che ogni tanto entra è giusto per non farlo intasare di calcare. Spero la temperatura esterna migliori, non mi va di cagare subito la minchia al landlord per far alzare il termo quando, evidentemente, in tutte le altre stanze va bene così, compresa quella di sopra che è simile alla mia come estensione della finestra.
Io, e il mio tavolino basso, che è l'unico posto per mangiare visto che il cucinotto è nello stile "ti fai da mangiare poi vai nella tua stanza".
E io devo mangiare come un cristiano, cioè seduto. Seduto ma non troppo piegato, sennò con sto cazzo di tavolino basso c'ho un angolo tra la schiena e le gambe di tipo 70 gradi invece dei 90 canonici, e senti la cintura delle braghe che ti spinge nello stomaco con quell'effetto "sto vomitando e sto talmente male che nemmeno mi posso slacciare la cintura".
Sennò, di tavolino alto, c'è la cassettiera. Che però non ti permette di infilare le gambe sotto, perchè in fondo è una cassettiera, e o togli i cassetti e resta comunque l'intelaiatura, e poi dove li metti i cassetti? E allora ti rassegni e ti limiti ad usarla come scrivania, con il risultato opposto, ovvero scrivi da gobbo perché non hai da mettere le gambe sotto.
Mi verrà a breve il mal di schiena.
La stanza è bellissima e grandissima, certo, e andrà anche arredata un minimo in più: ma prima, un lavoro. Un lavoro per pagarla, un lavoro per arredarla.
E invece sono qui con a fianco questo tavolino con un piatto ancora sporco di risotto pseudoindiano scaldato al microonde con un riso pure insipido... (cazzo, che è pure difficile che un riso sia insipido, vuol proprio dire che era fatto di gomma) e la tazza vuota.
E dentro al piatto sporco, la busta del the, e cucchiao e forchetta. Dovrò lavare tutto, ma prima dovrò comprare la roba per lavare. Che scena di degrado. E da questa bellissima finestra, sporca, e comprerò anche un similglassex, se serve, perchè non so se lo sporco sia fuori o tra i due vetri, vedo sto cielo grigissimo, e qualche passante, perchè siamo ad Acton, e se passa qualcuno alla mattina sono solo mamme e pensionati.
Forse è davvero nel "dolore bohemienne" che gli scrittori danno il loro meglio. Perché alla fine, sintetizzando grezzamente, se uno avesse "da scopare" (anche in senso metaforico) forse non perderebbe tempo a scrivere. O forse non avrebbe niente da scrivere.
O forse no, ma voglio andare a fondo a sta cosa, almeno capire "cosa c'è dall'altra parte".
Perché comunque quando sei troppo dentro al dolore bohemienne forse non hai nemmeno il tempo o la voglia di metterti li a scrivere.
E quanto costa scrivere? Quanto costa un mio romanzo? Nel senso di quanto mi costa? Quanto guadagnerò? E' un investimento che vale la pena?
Ma è giusto che uno rinunci a una cosa solo perché non ne vale la pena? E' giusto che l'arte o presunta tale venga fermata dai meccanismi del mercato?
E' giusto che il successo di uno scritto dipenda molto dal prezzo di copertina?
E poi non potrò andare avanti sempre così, a fare investimenti su presunti spostamenti che non tornano mai.
Quando devo caricarmi mi dico "che ho scritto una bomba", ma senza bisogno di cariche obiettivamente ho scritto un buon libro, e non so quanto possa valere un buon libro in una vita intera.
Ora che il tempo libero si ridurrà vistosamente, ora che mi vedrò costretto anche a smettere di seguire da lontano alcune realtà (ma non tutte), ora che dovrò fare le mie scelte ed essere pronto alle conseguenze.
Ora che sarò solo in maniera diversa, e se arriverà qualcuno, sarà una storia di bus, metro, treni e caffè. Caffè, caffè, caffè.
Dovrò anche comprare una moka.


In realtà io sto bene, nel complesso sono anche di buon umore, anche le mattine uggiose ce le hanno tutti soprattutto i meteropatici come me con la pressione bassa. E' che avevo voglia di raccontare questa cosa qui. Mi dicono che in realtà si può anche scrivere di cose un po' soleggiate, e ci credo.
Penso anche di essere pronto per smettere. O per iniziare. ;)
E l'unico raggio di sole che sbuca ora, è nella mia testa. Per fortuna.



mercoledì 21 marzo 2012

tre post che non ne fanno uno (e sono per giunta vecchi)

CITAZIONI

"Yeah you bleed just to know you're alive" (Goo Goo Dolls - Iris)

"A heart that hurts, is a heart that works" (Placebo - Bright Lights)

"E' meglio una delusione vera di una gioia finta" (Neffa - Il mondo nuovo)


MI SONO ROTTO IL CAZZO
Mi sono rotto il cazzo delle indie-girl da pianerottolo, provinciali come la porchettata parrocchiale di Santostefanodistocazzo.
Mi sono rotto il cazzo delle ragazze che siamo amici il giorno che l'han stabilito loro, ma chi cazzo l'ha detto?
Mi sono rotto il cazzo di chi ha dimenticato che prima di essere me stesso sono un uomo e ho un cazzo tra le gambe, e prima di avere un cazzo tra le gambe, sono una persona.
Mi sono rotto il cazzo dei poteri antidemocratici di facebook.
Mi sono rotto il cazzo delle persone che hanno paura, paura di loro stesse prima di tutto, e sono le persone che sorridono sempre da tutte le parti e poi chiudono facebook e iniziano a piangere. Mi sono rotto il cazzo delle falsità, dei teatrini, del "è così che deve andare", del buonismo, del politically correct.
Mi sono rotto il cazzo di questo Paese. E anche di questo paese.
Mi sono rotto il cazzo degli artisti, o presunti tali, per i quali tutto è arte.
Mi sono rotto il cazzo delle polemiche sugli arbitri, delle polemiche sulla rubentus, della juventus e del milan. E soprattutto mi sono rotto il cazzo di quelli che le fanno.
Mi sono rotto il cazzo di Ed Sheeran ancora prima che inondi questo Paese.
Mi sono rotto il cazzo anche di essere ignorato da un paese e da un Paese.



BERLIN CALLING
- Berlin Calling è un film cult. Nel senso che non è un bel film, intendiamoci, ma è un film cult.
- Il protagonista è DJ Ickarus (Paul Kalkbrenner, famoso DJ tedesco, ancor più famoso dopo questo film), un silenzioso DJ a cui piace indossare le magliette vintage delle nazionali di calcio, accompagnato da una morosa-assistente che balla di fianco a lui dietro la consolle. Già si intuisce dove saranno i problemi. Non nelle magliette, nella morosa.
- Il film è farcito da diverse paia di tette ignude (ne ho contate 5) (5 paia) e diversi rapporti sessuali (anche lesbo e a 3).
- Gira anche parecchia droga, ma va beh, quello era scontato.
- L'ambientazione berlinese è minima e minimal, tanto che il maggior punto che vi permette di identificarvi con la città è la stazione della metro di Alexanderplatz (la parte sotterranea, ovviamente).
- Tra le magliette di DJ Ickarus possano annoverare quelle di Germania, Argentina, Francia, Olanda, Inghilterra, Portogallo, Uruguay, Brasile, Hertha Berlino, Milan (sponsor Mediolanum), Juventus (sponsor Upim) e Inter (sponsor Misura). Inoltre possiede anche una felpa del Milan (bianca, sempre epoca Mediolanum).
- Mentre è nella metro (la U-Bahn), DJ Ickarus registra con il suo iPhone il cicalino di avvertimento di chiusura porte e poi decide di riprodurlo sulla tastiera per crearne una melodia in un suo pezzo. Il "jingle" è talmente semplice e famoso che non c'era alcun bisogno di registrarlo per ricordarselo, soprattutto per un berlinese (e lo dico io che dopo 3 giorni di vacanza l'ho imparato a memoria e ancora me lo ricordo).
- L'album che DJ Ickarus tenta di far pubblicare dovrebbe essere intitolato "Titten, techno e trumpeten" (Tette, techno e trombe), ma viene cambiato dalla casa discografica in "Berlin Calling".
- Era decisamente meglio Tette, techno e trombe. O al limite trombette.


domenica 26 febbraio 2012

quando apri lo scatolone dei ricordi

Succede, anche a non volerlo. Succede che cerchi un biglietto. Un vecchio biglietto. Ma il motivo è un altro discorso.
Però lo cerchi e sai che è li. Nello scatolone.

(Intendo, il biglietto di un concerto.) (Lo so che è strano cercare il biglietto usato di un concerto, ma davvero, questa è un'altra storia)

Non gli ho mai dato un nome. Lo scatolone. E' li da una vita. Una vita sono due anni e mezzo: da quanto ho cambiato stanza.
Lo scatolone è un cubo di 40cm di lato, una roba che neanche Easyjet imbarcherebbe come bagaglio a mano.
Dentro c'è il contenuto della mia scrivania, prima che la trasferissi nell'altra stanza. Esattamente, nemmeno io ricordo cosa ci sia all'interno, in tutti quei cm cubi di polvere. Non l'ho quasi mai aperto, negli ultimi due anni e mezzo.
Ma posso dire con certezza che non l'ho mai svuotato. Non so più, esattamente, cosa contenga.
Infatti, la mia scrivania (prima del trasloco) era un aggregato stratificato per data di fogli, oggetti, biglietti, scontrini, e quant'altro. A loro volta, raggruppati in cestini e cestelli.

Ma mi serve quel biglietto. E per quanto quello scatolone colorato (conteneva un mobilino portaoggetti in plastica) sia ormai diventato un vero e proprio mobiletto, che più di una volta ho utilizzato per appoggiare i miei vestiti, è ora che esca dalla mia stanza.

Di solito faccio queste cose con un bel cd vecchio, tipo gli Oasis, e sono quei momenti in cui fai un po' il bilancio della tua vita, o ti prepari a chiudere un periodo per riaprirne un altro, e mi faccio un sacco di pare e pensieri su me che cresco, che invecchio, e i ricordi, e il passato, ecc ecc blablabla...
Stavolta, un cazzo. Prima lo faccio in silenzio, poi metto su l'iTunes DJ e vado di Subsonica, John Mayer, Gorillaz, e tutto quel che capita. Nuova era? Chiudere col passato? Ricordi? Nostalgia?

Io e lo scatolone. Appena ribattezzato "lo scatolone dei ricordi". Uno di fronte all'altro.
Tre, due, uno. SVRAAAN. Aperto e svuotato sul tappeto.

La prima cosa è polvere, polvere, polvere, ma tanta di quella cazzo di polvere che per fortuna che devo ancora fare la doccia e ho già indosso dei vestiti sporchi.
Poi spuntano subito gli oggetti più grandi: una pistola (a pallini), un salvagente (ancora da gonfiare), un foglio di pluriboll, un cartoncino, e una cartina di Ferrara. O di Faenza? Ah no son due: una di Ferrara e una di Faenza.

Ho occupato un intero tappeto (140 cm x 130 cm) di polvere, e principalmente, fogli e foglietti. C'è di tutto, e quando dico di tutto, intendo... di tutto. Dal 2002 al 2009. Non è tanto un best of della mia vita, quanto una sorta di highlights.
L'elenco iscritti del campo parrocchiale superiori di Segonzano 2004.
Lo scontrino della prima volta che sono stato al bar Edda con Sorio, nel 2008.
Biglietti di treni: Trento, Cesenatico, Venezia... compreso quello per andare a La Spezia con Diago e quelli per tornare da Torre Pedrera (famosi per un episodio passato ai posteri come "La controllora").
Biglietti di concerti. Subsonica, Oasis, Ligabue, Coldplay, U2... ma anche Dave Matthews, Tre Allegri Ragazzi Morti, Ben Harper, Francesco Renga, Apres la Classe. E altro: Oblivion, Alessandro Bergonzoni, Bologna-Juventus.
Abbonamenti alla Benedetto, rigorosamente in Fossa (che si chiama "Parterre"). Tessere Akkademika e tessere ARCI.
La trascrizione originale della Scala Sessuale Sacchi in 13 punti, che gli fu dettata dal cielo sotto l'effetto alcolico della birra durante l'intervallo di Real Madrid-Juventus nell'aprile 2003.
La cartina di Lloret de Mar, di quando sempre nel 2003 mi persi sotto la pioggia (anche io sotto l'effetto di birre. e non solo.)
Biglietti di autobus, metro, aerei, di viaggi, da solo, con amici, con ex. La lettera di una ex. (che poi cosa ci faceva li? di solito sono tutti da un'altra parte)
Il mio finto compleanno alla GMG di Colonia nel 2005 con tutti gli auguri sotto un sottobicchiere. La lettera che fece piangere l'Ilaria Rondini al campo di Fontanelice 2004 (dopo di me ci riuscì solo Giovanni Paolo II, ma per farla piangere gli toccò morire. Sono l'unico vivente riuscito nell'impresa). La lettera di Suor Francesca dopo il campo di Fontanelice 2004.
Qualche foto.
Guide turistiche Etiopi. Una bottiglia d'acqua etiope. Vuota, ovviamente.
Documenti dell'assicurazione della macchina. E delle mie due banche. (quella vecchia, e quella nuova).
Fogli di giornali. Miei vecchi articoli. Playlist degli Alpha Alpha. Poesie. (POESIE? giusto un paio, ma ci sono anche quelle, oh yes.)
Santini. I messaggi dei miei ragazzi dei campi del 2009. Un paio di spille, compresa quella di Tempo al Libro e degli Ex-Otago.
Gli elastici usa e getta di un apparecchio. (quelli non usati e non gettati). Il mio preservativo portafortuna. (scaduto e ancora chiuso).
Un credito di 2,60 euro presso una cartolibreria di Cento. Un paio di biglietti dell'autobus non utilizzati ma ormai scaduti.
Gli abbonamenti dell'autobus dell'epoca universitaria. Il biglietto da visita del Bagno Marte 21.
Quattro buste paga del 2008 (che avevo date per disperse).

Una buona parte di questi oggetti sta venendo cestinata, direi circa un 50%... il resto lo sto archiviando, tra portadocumenti, scatole di ricordi, album di biglietti e foglietti. E poi comprerò un mobiletto più serio, forse. O forse no.

Nuova era? Chiudere col passato? Ricordi? Nostalgia?

Sinceramente niente di tutto questo. Non saprei spiegare questa sensazione, e visto che nessuno me l'ha chiesto, non vedo neanche perché dovrei spiegarla.

Abbiamo tutti 26-27 anni, internet, e i voli ryanair, e se davvero vuoi vedermi, chiedimi di uscire.

(ma che cazzo di finale è?)


P.S. poi mi fan notare che qualcuno me l'ha chiesto... ed è vero. beh, a chi me lo chiede però rispondo sempre. a domanda rispondo. chiedere è lecito, rispondere è cortesia, e non ci son più le mezze stagoni. :)

mercoledì 8 febbraio 2012

Non si può morire a Ferrara

16 marzo 2009, Ferrara

Non è un bel posto l'obitorio. Già il nome fa un po' cagare. Obitorio.
La madre di Giulio percorreva il corridoio con quella disperazione che solo una madre può avere in quel climax di tensione che precede il formale riconoscimento del cadavere. Ma c'è poco da riconoscere quando il defunto è morto con la carta d'identità in tasca.
"Salve signora. Perfavore, mi segua"
La stanza è molto più brutta di tutte quelle viste su Canale 5. C'è molto più giallo di quello che si possa pensare. Pare già un'impresa di pompe funebri. Anche se quella generalmente arriva dopo, poco dopo.
Uno scatto secco e dalla cella frigorifera esce il cassettone. Con dentro tuo figlio.
Glom.
Silenzio.
"Ommioddio..."
"Mi dispiace, signora... abbiamo fatto tutto il possibile per suo figlio ma era già in coma... e arrivati all'ospedale..."
"Questo non può essere mio figlio... non è così..."
"Lo so, il collasso a volte rende irriconoscibile il corpo..."
"No no, lei non sta capendo: questo non è mio figlio. Perfavore, vi siete sbagliati, fatemi vedere mio figlio."
"Signora... mi piacerebbe dirle che si tratta di un errore... ma questo è suo figlio, non abbiamo confuso il corpo."
"Senta, le dico che questo non è mio figlio."
"Signora... l'abbiamo trovato con i suoi documenti indosso... se non è suo figlio, chi è?"
"Non lo so! E con tutto il rispetto... non m'interessa! Piuttosto, voi mi dovete dire: dov'è mio figlio?"

Suo figlio, che si chiama Giulio, non è certo il gatto di Schrodinger: va da sè, che se non è morto, è vivo.
Giulio è vivo.

"Nella vita si può anche morire, e va beh, mi stava anche bene, ma cazzo, morire a Ferrara... neanche Vasco Brondi ci morirebbe a Ferrara." (Giulio, 16 marzo 2009)

domenica 29 gennaio 2012

Annulla - Riprova - Ignora - Tralascia - Perdi - Lascia - Ritrova

Non si pianifica un viaggio se non si è abbastanza sani per farlo.

Non si cerca lavoro se non si è abbastanza sani per farlo. Non si fa un cazzo se non si è abbastanza sani per farlo, se è per questo, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare, finché non c'è qualcun altro a pensarci. E finché va così, non ci sarà mai un altro a pensarci. Mai.

Kate Nash. La polvere sulle cuffie che non funzionano più bene, e forse anche 5 anni fa non funzionavano più di tanto bene ma non ci facevo caso perché le attaccavo allo stereo invece che direttamente al macbook. E poco altro.

Discorsi di italiani che più che altro mi annoiano, persone in un supermercato che mi rendono comunista ancor prima di arrivare alla cassa. Incontri spiacevoli e/o sconvenienti in pochissimi scaffali. Non sono più fatto per tante cose, e il fatto di essere in un posto non implica più il fatto che tu l'abbia scelto.

Magari l'hai scelto prima, ma non ora.

Ma chi è causa del suo mal pianga sè stesso. E chi non è causa del suo male pianga e basta. Al limite, si ascolti Kate Nash.

Era ora che raccontassi qualcosa di più divertente... si, sarebbe ora che lo facessi. Davvero, però.



16 novembre 2010 - Prima di scrivere

"Quello che lasci, perdi." (I Serpenti - Se lascio perdo)

Il Millennium Bridge l'hanno inaugurato in ritardo rispetto al 1 gennaio 2000, ma nonostante questo resta una splendida passerella tra il TATE Modern e la cattedrale di St. Paul. O giù di li. 

A sinistra mezza Londra, e a destra l'altra mezza, con lo skyline della city. Sotto di te il Tamigi. Sopra di te un cielo già buio alle 5 di pomeriggio, ma stranamente roseo. Rosa. Chissà che cazzo avrà da stare rosa. 
Le luci, sono sempre le luci, le luci, quelle che prendono e rapiscono. Che comunque le Luci della Centrale Elettrica una canzone sui camerieri l'aveva già fatta... si chiamava "Fare i camerieri". Parlava di fare i camerieri in giro per il mondo, si, ma non a Londra.

Ma non è che sia diverso.

I turisti a Londra sono una razza strana. Di giorno attaccano senza pietà ogni forma di elemento turistico. E alla sera sono stanchi. Si rinchiudono nei loro alberghi. Cenano, si lavano, e poi scopano. Poi forse si lavano di nuovo. 

Se sono giovani, invece, si rifugiano negli ostelli. A volte cenano, a volte si lavano, a volte vanno fuori a ballare, e a volte scopano. E se non trombi tu, scopa quello sopra di te nel letto a castello. In ogni modo, che sia tu a scopare o meno, non dormi tanto bene. 
Ma in ogni modo, gli elementi turistici di massa alla sera non se li caga nessuno. Specialmente se è freddo. Il Big Ben, e tutti i suoi parenti, restano li. Chiusi. Soli. Solitari, anche. 
Come se fossero un qualunque campanile di Renazzo, una qualunque chiesa di Penzale, o un qualunque Palazzo del Governatore di Cento, o statua del Guercino. Certo, passata la notte torneranno ad avere la loro gloria quotidiana. 
Ma li - in quel momento notturno - chi se li caga? 
Sono inerti ed inermi, come ognuno di noi nel sonno, come anche il premier Silvio Berlusconi, che quando dorme, è solamente uno che dorme. 
Dormirà quelle 3-4 ore per notte, no? Ecco. Il quelle 3-4 ore è un vecchio che dorme. Che se la russa. Che se La Russa fosse li, forse in fondo sarebbe concorde con me. 
Magari fa anche dei sogni, dei sogni banali, e infantili, perchè sono sogni, e quelli non li puoi controllare.

Qui sembra che Londra faccia cagare a tutti. Qui non c'è nessuno di normale. 

"Perchè sei nuovo" mi dicono "vedrai che cambi idea. Adesso ti piace perché è nuova." 
...se devo iniziare a cambiare idea, mi chiedo quando inizierò a cambiarla. Son qui da quasi tre mesi è da quasi tre mesi che me lo dicono. Ed è quasi tre mesi che non cambio idea. 
Certo non nego il fatto che io stesso condivida buona parte dei motivi per cui non dovrebbe piacermi ma... mi piace. L'amore è irrazionale, forse. Boh. Non è certo un problema da aggiungere alla lista di cose da risolvere che già ho.

Più vado avanti più le cose si complicano. E più vado avanti, meno ho idea di come andranno avanti le cose a breve termine. Facciamo progressi, eh? Alla faccia dell'età, la maturità, il futuro. 

La verità è anche che più vado avanti più faccio fatica a spiegare le cose. Alla fine credo e spero saranno talmente evidenti e ovvie che non dovrò più spiegare niente a nessuno.

E spero anche che le persone che rimarranno sapranno capire senza bisogno di chiedere. Riceveranno e basta.

Ripasso davanti a tutti questi posti - già visti in momenti diversi tra il 2000, il 2001 e il 2009 - e mi soffermo su quando li vidi l'anno scorso. Quasi 18 mesi fa. Un anno e mezzo. 

Ho ripensato intensamente a questi 18 mesi e mi sono reso conto che se potessi prendere la De Lorean, e dispondendo di plutonio potessi raggiungere le 88 miglia orari e tornare indietro nel tempo e raccontarmeli tutti, sarei davvero sorpreso.

Ma mi verrebbe una gran voglia di viverli tutti.

Quindi, per estrapolazione, mi aspetto lo stesso dai prossimi 18 mesi. Per non parlare dei prossimi 36... nei prossimi 3 anni non ho la minima idea di cosa possa accadermi. 

Ma non che di fatto abbia molte certezze in più anche solo nei prossimi 3 mesi. This is London. This is me. Cosa vuoi farci, mi dovrò adeguare. 
Più viene freddo, più viene buio, più viene il cielo grigio, più la pioggia, più la nebbia e più l'umidità, più tutto questo mi piace. Non so perché, ma per fortuna è meglio così.

Ci sono giusto due o tre cose da sistemare. E in fondo non sono poche.

Si questo è uno di quegli interventi un po' banalotti e in fondo provincialissimi (nonostante sia scritto in una metropoli, ma forse il fatto è che sono provinciale io) che dice "oh quant'è figo stare a londra" il cui sottotitolo sottinteso è "si si ci rivediamo alla cassa del bennet tra qualche anno".

Ed è proprio così amici. Ci rivedremo alla cassa del Bennet.

Ma ancora non sapete come. (Nemmeno io ok, però un'idea, o se non altro una speranza, da qualche parte la conservo. Anche se non mi ricordo dove).

 

In fondo, non c'è nulla di nuovo. E' come se avessi già previsto tutto. Tutta la prima metà. Aspettiamo la seconda.



mercoledì 25 gennaio 2012

andavo in Croazia

Lo sapevo già: più complicato del prenotare un traghetto via internet, poteva essere solo il prenderlo.
Insomma: dopo 75 minuti spesi per la prenotazione, sapevo che quel viaggio non sarebbe stato così semplice.
Ma ancora, non immaginavo come.

A dir la verità il viaggio comincia da casa mia, ma posso tralasciare il passaggio di mio padre fino alla stazione di Bologna Centrale. E in fondo anche il viaggio nel regionale veloce fino ad Ancona, è trascurabile.
(In realtà davanti avevo una sorta di studentessa fuorisede, con tanto di libri in mano, e avevo tanto voglia di farmela in un bagno, ma va beh era solo una fantasia. I bagni son sempre fuoriservizio, non sarebbe stato possibile)
Uscito dalla stazione di Ancona, cominciano i primi problemi. Innanzitutto: che merda la zona vicino alle stazioni. In generale. In Italia. A parte qualche eccezioni, le zone di città vicino alle stazioni fanno veramente cagare. E pullulano di malavita, facce losche, persone invornite (o imbornite? per me è tipo supercazzola/supercazzora, sono accettate entrambe le definizioni) e scene pacchiane delle "coppiette turistiche".
Per non parlare dell'architettura che spesso circonda queste zone.
Ma non mi interessa: io me ne vorrei andare al più presto, al porto. E qui sbucano un paio di cartelli, malposti e mal indicati, che parlano genericamente e senza distinzioni di "bus biglietteria zona porto" invertendo anche l'ordine della parole.
Dove portano? Al bus? Alla biglietteria? Alla biglietteria del bus? Alla zona porto? Nel mentre faccio un bancomat, giusto perché avere in tasca del contante mi pare sempre una buona idea. Guardandomi le spalle.
Insomma, individuo l'autobus che mi pare giusto e salgo. "Va al porto?" La risposta è una roba in marchigiano che non si capisce ma pare un si.
C'è anche da fare un biglietto, con una macchinetta. Il biglietto costa 1.40, io ho due euro, e la macchinetta non da resto. Amen.
A un certo punto l'autobus parte. Da un lato sono contento perché non avrei mai saputo fare quella strada a piedi, e perché passa per rotonde e zone poco confacenti ad un pedone, dove sarei rimasto tutto solo e al buio, in balia della malavita marchigiana. Dall'altro... si mi sta ancora sui coglioni i 60 centesimi buttati.
E in appena un minuto arriviamo al porto. O perlomeno, vicino al porto.
Il porto di Ancona è come il circuito cittadino del porto di Valencia disegnato da un architetto ubriaco di Genova. E l'autista al volante della navetta mi ricorda molto Vitantonio Liuzzi sotto l'effetto dell'Amaretto di Saronno.
Arrivo alla biglietteria, dove devo scambiare la mia email e ritirare il mio biglietto. La biglietteria è vuota e loschissima.
Davanti a me ci sono tre persone. Due sono slavi. Sti slavi sembrano sempre tutti criminali sul punto di sgozzarti... magari poi son persone onestissime. Ma l'impressione resta questa.
Il terzo invece è un italiano, sui 55 anni, che al limite ha la faccia da schiaffi da furbetto del quartierino. Decido di seguire questo. Mal che vada cosa mi può succedere? Che mi inculi 20mila euro dal conto corrente. Tanto non ce li ho neanche, 20 mila euro.
Insomma trovo un bagno, piscio, e all'uscita saliamo tutti in un free-bus che ci porta alla zona imbarco. Perché il porto di Ancona, è grande. Fa cagare ed è grande. Ancona è un po' una città di merda.
Nel bus c'è anche una comitiva di operai olandesi, o almeno paiono tali. Insomma, dopo aver rischiato di sbagliare le fermate (ma che fermate dovrà fare una navetta gratuita all'interno del porto di Ancona alle 8 di sera di dicembre?) si scende.
E c'è l'ufficetto della polizia per il controllo documenti.
Il controllo documenti è una cosa che tipo controlla che la mia carta d'identità sia rosa. A questo punto mi chiedo perché negli aeroporti ci mettano il triplo di tempo.
In ogni modo, potrei portarmi dietro anche una bomba nella valigia che andrebbe bene: non c'è alcun scan/metal detector.
Entro nella sala d'attesa e faccio fuori il primo panino. Non ho cenato. Ne ho altri 3. Devono durarmi fino al giorno dopo.
E' l'ora di imbarcarsi. Esco sul molo insieme ad un'altra decina di persone. Pienone, eh.
Mi rendo subito conto che l'educazione non è il forte degli slavi. E nemmeno il multilingua.
Insomma si entra dentro.
Il traghetto è una pensione a 2 stelle degli anni '60 (garage incluso). C'è anche l'ascensore nel quale riescono a infilarmi. Il tutto parlandomi in croato.
Scendo al piano, sbagliato, risalgo, e inizio a girare. Non ci sono le indicazioni, quando ci sono sono poco chiare, a volte in italiano, a volte in croato, a volte in inglese.
Arrivo nella sala delle poltrone. Una TV da 20" dove trasmettono "Bravo Bravissimo" su Canale 5, con tanto di Jerry Scotti. E una sfilza di sedili reclinabili vuoti. I sedili sembrano quelli di un aereo, sono vecchi come quelli di una corriera, e sono sporchi come quelli di un treno.
Ci sono resti di cartacce, e insetti. Uno vivo, e uno morto.
Arriva qualche persona, qualcuno anche con dei cani. Siamo in 4 gatti e 2 cani.
Un mega annuncio in tre lingue, e il traghetto parte.
Sembra di stare su un treno diesel in folle. E sarà così per altre 9 ore.
Dopo due minuti, dai finestrini non si vede più un cazzo. Mare nero mare nero mare nè... ora capisco dove ha preso l'ispirazione Mogol.
Nel mentre una bambina a Bravo Bravissimo canta "Caruso" davvero molto bene, e anche se in linea di massima io odio questi programmi di sfruttamenti dei minori, devo riconoscere che la bimba meriti.
Finisco di leggere "Nessuno lo saprà" di Enrico Brizzi, che ho preso in prestito da mio fratello tre anni fa mentre gli sgombravo la camera.
C'è anche un po' troppo fresco per i miei gusti. Mangio un altro panino. Mi appoggio la giacca sopra e dormo qualche ora. Sono ancora stanco dal viaggio di Londra.
Mi sveglio con una voce che parla insistemente. C'è luce. C'è terra. Sono arrivato nel porto di Zara. Cazzo, che palle, una volta che uno dorme.
Mi vesto, prendo zaino e valigia, scendo, passo l'ennesimo controllo dogana, e sono a Zara. In Croazia. E non so che cazzo fare. Vorrei fare colazione.
Cerco un bar, il primo che trovo c'è scritto che apre alle 7. Sono le 7:08, la porta è chiusa e c'è una donna delle pulizie che pulisce. Sembra l'ACLI Corporeno ai tempi di Atti.
Una stangona cavallona mi dice qualcosa in croato e mi fa il gesto di un caffè. Poi mi fa il gesto di seguirla. Poi capisce che forse non sono del tutto rincoglionito, sono semplicemente straniero, nonostante la mia faccia da rissaiolo slavo, e l'inglese lo parlo.
"Speak english?" Certo che si. "Eh, quel bar è chiuso, se mi segui ti faccio vedere un altro bar che è già aperto."
Premesso che quel bar avrebbe già dovuto essere aperto, non voglio fare il polentone del nord che va a polemizzare, anche perché io stesso sono sempre stato molto elastico sui miei orari... la seguo. La seguo a fatica perché lei è più alta che me e corre a passo spedito di una che è in ritardo per andare al lavoro. Io invece non sono in ritardo per nessuna parte, solamente mi devo portare dietro una valigia che tra macbook e vestiti per 10 giorni pesa almeno una dozzina di chili.
Mi porta questo barrettino, con tanto di veranda esterna. Sono le 7 di mattina, c'è un certo fresco, e c'è qualcuno che è seduto fuori, incurante di tutto.
Entro e sento una canzone croata. E mi immagino Taddo e Sorio mentre piegati in avanti come se stessero sgabberando ballano questi balli slavi, tutti contenti e convinti, ballando in cerchio. Un po' come se fossero personaggi dei Looney Toones. Tutti dentro la mia testa. Alle 7 di mattina. Loro lo farebbero anche alle 7 di mattina.
Il mio corpo invece è statico in maniera incredibile. Infatti è la mia testa è formulare il primo pensiero.
"Accettate gli euro?"
Sono in Croazia, e non ho ancora Kune, la moneta locale.
"Si, solo se hai dei piccoli tagli."
"...venti euro?"
Non ci sarebbe bisogno di risposta, mi faccio indicare un bancomat, che si trova ad appena 50 metri, e mi rifornisco di Kune.
Torno dentro: bombolone alla marmellata e caffè espresso. Adesso si comincia a ragionare.
La prima canzone italiana che sento è "Ciao Mamma" di Jovanotti. A Londra, la prima canzone italiana che ho sentito è stata "Tiger" degli Amari, in un sushi bar di Queensway. Qui siamo in un bar del cazzo di Zara, non è che possa pretendere più di tanto.
Mentre con la moleskine aperto subisco l'effetto della caffeina e prendo appunti, mi rendo conto di aver fatto la pirlata e non essermi segnato i dati dei taxi economici. che mi dovranno portare all'hotel. E mi rendo conto che in effetti è la prima imprecisione notevole del viaggio.
Devo dire che comunque, aver prepararato il viaggio in 28 ore, con tanto di tempo extra per visite, mangiare, dormire, lavare, ed altro, essere arrivato qui con il collo intatto mi rende un figo.
E poi alla radio passa "All I have to do is dream" degli Everly Brothers, e il mio pensiero va a Waco Guzman, che ubriaco di refosco e sambuca mi invita a ballare con lui nella sua stanza parigino-londinese, sulle note del vinile degli Everly Brothers.
Vado in bagno: ovviamente non c'è una serratura, ma ho visto bagno molto peggiori a Londra. Il bagno funge anche da magazzino delle birre. Ovviamente, delle birre vuote. Ci sono tre-quattro pile altezza uomo di cassette in plastica con sparse bottiglie in vetro vuote, tra cui la Karlovacko che diverrà il simbolo dei 10 giorni successivi.
Ma io, ancora, non potevo saperlo. E dopo aver pagato con una banconota di grosso taglio (è inutile mi guardiate male, il bancomat mi ha dato queste) uscivo, pronto per Zara, che li si chiama Zadar, e per tutta la Croazia.
Una cosa che non racconterò qui. Perlomeno non ora.

Comunque poi sono anche tornato. E anche il tornare meriterebbe una storia, magari. Magari no, basterebbe twittassi "TRENITALIA MERDA".

venerdì 20 gennaio 2012

la tragedia della capitaneria di porto del giglio

Non sta cominciando niente: volevo che tu lo sapessi. Oddio, con sta storia di questo "tu" generico ed immaginario sto diventando un po' patetico come Vasco Brondi. E anche citare Vasco Brondi è un po' patetico. Nemmeno lui lo farebbe.

Non sta cominciando niente: ma è già cominciato, se vuoi saperlo. No, non lo volevi sapere, ma va beh, te lo dico lo stesso. Poi neanche esisti, di cosa ti lamenti? Chi non esiste non ha diritti. Oddio, sembra lo slogan di un comitato per la tutela degli embrioni.

La verità è che non ne posso più di tutte le cose brutte e che non mi piacciono di questo mondo. E con questo mondo intendo il territorio nazionale nel quale vivo e risiedo attualmente.
Non che al di fuori sia un mondo migliore: è che al di fuori è anche un mondo migliore. Non ovunque, certo. Non in tutte le cose, certo.
Ripeto: il rumore dei maccheroni nel piatto non è lo stesso da nessun'altra parte (eh beh, il chilo di pasta Sainsbury's a 89p ha una densità differente) e poter uscire di casa in bicicletta senza mani e fermarti a parlare con 3-4 persone... beh quello non esiste da nessun'altra parte nel mondo se non qui.
Mmh, forse c'è una qualche isola croata che ha qualcosa di simile. Ma le mani, a meno che non te le abbia amputate un qualche turco stereotipato dipinto da un italiano ignorante, è meglio portartele dietro. Magari, in tasca.

Allora parlerò di cose belle. Delle cose belle. E ce ne sono, sapete? Non tante, magari. Ma ce ne sono.

...ma devo cominciare proprio oggi?

Continuo ancora a pensare che le cose migliori che scrivo siano necessariamente triste, o depresse, o malinconiche. Perché se fossi allegro e felice...
...ma andrei a correre nei prati, o me starei a contemplare il mondo fuori dalla finestra, ma ti pare che mi metterei a scrivere se fossi felice?

Verrà il giorno in cui qualcuno mi intervisterà...
"Perché ha cominciato a scrivere?"
"...perché non avevo da scopare! Ma ti pare che se avessi avuto da scopare mi sarei messo a scrivere?"

Che poi lo sai che non è la verità, però fa ridere, un po' tipo #daicazzo e #vadaabordocazzo e siamo tutti contenti.

Contenti, ma non felici. Verrà il giorno che scriverò anche con felicità di cose felici? Se si, cosa salterà fuori? Una Mocciata? O una roba più sul genere indie romantico? Ma esiste poi? O una roba più alla Baricco?
Non riesco a immaginarmi a scrivere cose felici: e forse non riesco ancora ad immaginarmi felice.
D'altronde non riesco nemmeno ad immaginarmi... che ne so, il 1 agosto 2012, eppure sono convinto che arriverà lo stesso. Così come l'album degli Afterhours. Che arriverà il 17 aprile.
Salvo guerre nucleari, arriverà tutto questo.
Magari arriverà anche la mia felicità. Salvo guerre nucleari.
Ovviamente è implicito che nel mentre io debba fare tutto il possibile per raggiungerla. Salvo guerre nucleari.

Oh ma non è poi che nel mentre stia poi così male eh... c'è un po' sta cosa che se uno non è felice, è per forza depresso. Si può anche stare relativamente bene senza per forza doversi dire felici...

C'è anche un po' sta cosa dello scrittore. Cioè, LO SCRITTORE.
La gente pensa che LO SCRITTORE sia questa figura un po' strana, intellettuale, un po' vintage e un po' retrò. Uno che si ascolta De Andrè e Tchaikovsky (si ho aperto Google per scriverlo giusto).
Uno che guarda i film di Pasolini. Uno che ama la bellezza. Uno che odia internet, le tecnologie e la mondanità. Uno che gira su una BMW serie 5 del 1989, quando non usa la bicicletta. Uno che si mette delle gran sciarpone, delle giacche, degli occhiali. Uno che ama la poesia. Una persona un po' disordinata, sognante e sognatrice. Uno che ama il vino e i liquori. Uno che fuma, un po'.
Che se vai nella sua stanza è piena di quadri, libri e di appunti, e dalla finestra vedi un panorama bellissimo. Uno un po' squattrinato che però si tratta bene. Un galantuomo che sa come amare le donne. Un uomo con il cuore perennemente spezzato. Un uomo dalla bella voce, lo sguardo intrigante, anche se però obiettivamente è un po' bruttino.

Sembra quasi l'identikit del mio amico Waco Guzman, che guardacaso è pure lui scrittore anche se non lo vuole dire. Ma non è proprio così: questo identikit è stereotipato. Oltre che, chiaramente, falso.
Per quanto esistano personaggi così (ad esempio Waco Guzman vi assomiglia parecchio, ma la differenza - basilare - è che Waco è un uomo vero, mentre molti altri esistono ma sono falsi) io, nel mio non essere scrittore, scrivo.
Che differenza c'è? Non lo so.
Io, si, sono un po' strano, questo si sa e si capisce, ma il mio essere intellettuale si riduce ad una cultura sopra la media: e questo perché è la media ad essere bassa. Il gusto per il vintage ed il retrò si limita alle magliettine indie e ad pochi altri elementi (forse la mia Micra del 1999, che ormai è già vintage).
Riguardo alla musica ascolto di tutto o quasi: De Andrè e "Ceicoschi" li stimo ma no, non li ascolto. Stimo anche Pasolini, ma preferisco di gran lunga Quentin Tarantino, Guy Ritchie, Michel Gondry e Wes Anderson. Uso la bicicletta, la sciarpa la uso solo 3 mesi d'inverno quando stiamo intorno agli zero gradi, e gli occhiali quando guido la notte fuori città. Non mi piace molto la poesia, tendo al disordine come tutto l'universo ma amo l'ordine ed è una battaglia che combatto con discreta costanza e che spesso vinco. Sono sognante e sognatore, ma ho sempre bene gli occhi aperti e so essere organizzatissimo nel mondo reale. Ho una memoria da nerd preoccupante, a volte. Mi piace il vino e i liquori, ma sono cresciuto a bere i peggiori superalcolici che anche nei peggior bar di Caracas avrebbero svuotato nel cesso: e non ho perso quest'abitudine. In camera mia in questo momento c'è anche un po' di casino, ci sono le impegnative per degli esami in ospedale, dei curriculum, fogli della banca, cavi, penne USB, tutta roba che uno scrittore non dovrebbe cagarsi nemmeno. Generalmente non fumo, e non amo nè le poesie nè i quadri. Non sono un galantuomo, non ho un gran successo con le donne, e anche se ho il cuore spezzato tendenzialmente restano cazzi miei. Non ho nemmeno una bella voce, nessuno sguardo intrigante, ho un naso che sembra un musetto della McLaren danneggiato da Hamilton in un tamponamento ai danni di Felipe Massa, e si, sono anche un po' bruttino, magari. Magari ho un fascino mio, ma non è certo quello DELLO SCRITTORE.
E per campare, vivo dei miei risparmi, non certo di un magnate che mi finanzia, di introiti di precedenti opere (e nemmeno successive, mi sa), o di una famiglia facoltosa che mi sostiene. Dei miei risparmi.
Però una BMW del 1989 mi piacerebbe. Solo che consuma un casino di benzina... magari la mettiamo a GPL.

Ah, dimenticavo... comandante Schettino. Adesso l'ho scritto.