mercoledì 23 febbraio 2011

A me quella storia dei cucchiaini di zucchero di Kate Nash mi è piaciuta un sacco, davvero

I'd like to get up late and see your text of 3 hrs before.
I'd like to have a date with you and arrive 20 minutes late telling a lie about the DLR.
I'd like to eat with you a normal pasta, that you'll enjoy 'cause you are not italian and I'm enjoy just 'cause I'm hungry. (and maybe inside of you, you are thinking that it's not so special, and I would agree, but you won't tell me just 'cause I made it).
I'd like to walk with you in all the parks of London, even the more awful and sad in a unknown zone just 'cause we saw it on gmaps.
I'd like to stay with you till the moment we won't have anything to say, and we'll not feel embarassed for this... or till the moment we really feel awkward, who knows.
I'd like you could take enough coffee and tea with me till the moment you know when I say 2 spoon of sugar I mean 3, like Kate Nash's song.
I'd like you could walk with me on the Millennium Bridge.
And on the top of Primrose Hill, just to say "Nothing special at all".
I'd like you'll be the first I call when I'll be in the hospital with a broken nose.
I'd like you could see how good am I driving my car. Getting scared everytime I try to be a pilot.
I'd like to listen to your music, understanding just a few words.
I'd like to learn "la tua lingua" (nothing naughty) and that you could learn "el mi idioma".
I'd like to hear from you just a few words, nothing special, but just the ones that could turn me to you saying "Really?" with a 32 teeth and 64 GB smile.
I'd like to let you know about my family, my dog, my house, my city (my town?), and most of all, me and everything that made me. (even the smell of fried fish that my father usually do on sunday that I keep in my jacket till monday evening).
I'd like to be able to write in a better english, you see.
But I'd like to see your smile.
And I'd like to see you, now, in a year, in three, or just when could happen.

And see what we could be. In the real life...

- Giulio -

...ma non era
morto?

sabato 5 febbraio 2011

Primavera.

...e poi all'improvviso arriva.

Così, dal nulla.
Lo sapevi che sarebbe arrivata. Come sempre. Lo sai sempre che arriva.

Ma non sai mai quando. E' questo che ti frega - o la figata, punti di vista - è che alla fine nemmeno puoi dire che l'aspetti veramente.

E poi neanche sai esattamente quando arriva. A un certo punto ti accorgi che c'è, e basta.
Però ti ricordi della prima volta - la prima volta che l'hai vista. Che l'hai sentita.

E allora ripensi a quel momento (assurdo, se ci ripensi per bene) in cui, nel tardo pomeriggio, a gennaio, magari nel buio di un paese europeo di medio-bassa importanza, due uccellini hanno fischiato, e nel bagliore del crepuscolo, hai sentito un filo di vento. Leggermente più caldo. E lei era li, a salutarti.

La primavera. 2011.

Benvenuta.

E certo, avremo ancora il freddo, i sottozero, e forse la neve fuori stagione, e ancora raffreddori, tossi e maldigola, ma lei era già li. Ed è ancora qui. E ci sarà ancora per un bel po'.

E stavolta è una delle più importanti.

Avremo il sole negli occhi, i Rayban sul naso, i The Drums nelle orecchie, il volante nelle mani, i bermuda nelle gambe, le adidas nei piedi, e sfrecceremo tra Cento e Bologna, tra gli Estensi e Faenza, tra Milano e Milano Marittima (citando Dargen D'Amico). Sempre rispettando i limiti. Berremo gli spritz responsabilmente. Casco o caschetto in testa ben allacciato. Luci accese anche di giorno. E prudenza, sempre.

Più vado avanti più le cose si complicano, ma è un po' quella sorta di complicazione che a tutti pare complicata tranne che a te. Quindi è un problema degli altri. E figurati se mi interessano i problemi degli altri, mi bastano già da risolvere i miei.

Non sono preoccupato dalla disoccupazione, dai bruciori nella schiena, dall'aumento della benzina, dal saldo a fine mese che progressivamente diminuisce, dalla difficolta del rapportarsi con persone dall'orientamento mentale diverso dal mio. Oddio, forse l'ultima un po' mi preoccupa, ma penso che leggere la verde a 1.50 mi farà più paura nell'immediato.

Ma all'improvviso è tardi, e intanto il tempo passa e tu non passi mai, primavera.